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martedì, 30 novembre 2004

IL FANTASTICO GIOCO DI RUOLO
DEL ROCK BOLOGNESE
Nome: Maso
Personaggio interpretato: il cantante dei New Hyronja
Location: Scandella
Town: Bologna - Italia

Sei pronto? Ok... Viaaaaaa...
"Ciao Maso come va? State registrando?"
"Si... abbiamo dei pezzi nuovi che spaccano"
"Mi piacevate di più una volta, però Ze Riflecs è un capolavoro"
"Mi dispiace, ti offro una birra, andiamo che non c'è fila..."
Stanno inaugurando il Parco di Scandellara, un luogo fantastico dove ogni anno si esibiscono le solite migliori bands bolognesi, qui ogni estate ci si incontra tutti ed insieme recitiamo il fantastico gioco di ruolo del rock bolognese.
Io vi partecipo dal lontano 1987 ed ultimamente sono un pò stanco di parlare di chitarre, distorsori, pedali, pedalini, riff, ho meno entusiasmo, mi sembra normale, ma vi assicuro che quando sono ben disposto è una figata.
Nel fantastico gioco di ruolo del rock bolognese parliamo delle nostre band, dei brani che stiamo registrando, dei concerti che abbiamo fatto durante l'anno, dei concerti che faremo e delle opportunità che questa città non ci offre, che la scena niuiorchese è un'altra storia.
Siamo tutti bravissimi, sembriamo delle vere rock star, ognuno di noi ha registrato uno o più cd, altri hanno suonato all'estero, altri sono stati prodotti da una piccola etichetta indipendente, altri stanno per firmare un contratto importante, ma non siamo niente, stiamo solo recitando la nostra parte nel fantastico gioco di ruolo del rock bolognese.
Alcuni prendono così sul serio la parte che si lamentano continuamente, dicono che a Bologna la loro "arte" non è capita, poi estendono il concetto all'Italia, al fatto che non ci sono spazi e che bisogna andare a Londra, però non ci vanno perchè chi glielo fa fare di lasciare un mestieruccio sicuro e sufficentemente retribuito.
C'è chi crede di fare della bella musica e si lamenta perchè fa successo gente come Tiziano Ferro, oppure perchè nessuno li produce e rimangono in attesa di essere notati da un produttore affidando la propria "arte" al caso, ignorando che quasi nulla avviene per caso.
Pericoloso non prendersi sul serio... ancor più pericoloso è farlo in questo fantastico gioco di ruolo.



















postato da: maso_ alle ore 23:36 | Permalink | commenti (10)
categoria:maso
martedì, 30 novembre 2004


UN AMARCORD
ALLA SVERSA

ratHorn chiede alla redazione dello spettro:
Perchè vi dilungate ancora a pensare/postare argomenti che fanno parte di una realtà passata?
Emerge palesemente che gli unici argomenti che trattate con serena positività sono legati alla BO passata.
Senza polemica (forse un filo..), la mia è solo curiosità.

INNOVARI risponde:
Nel mio caso forse perchè:
1) Ho quasi 42 anni
2) Frequento, vedo giro mi immergo nella bolognesità moderna ma mi fa cagare tutto, ed è tutto stato già visto e già detto (altro che modernità!!!)
3) Le cose nuove di ieri erano più nuove del nuovo di oggi
4) Perchè mi ricordo dell'entusuasmo dei ragazzi e adesso vedo solo la smaronatura globale
5) Perchè Bologna era quasi meglio di Londra e invece adesso sembra Berna (e comunque son quasi certo che a Berna oggi c'è più mossa)
Naturalmente i punti di cui sopra sono relativi a Bologna - se fossimo a Londra sarebbe il contrario.

Allora voi ZOVANI diteci un poco per cosa e con cosa vi esaltate oggi??
Io per quel che riguarda "il mio ieri" potrevi farvi una lunga lista di quello che mi esaltava!
Faccio questa domanda perchè ho l'impressione che i ZOVANI bolognesi siano loffi-loffi.
Un esempio pratico è la fruizione e la produzione musicale in città.
La situazione di ascolto musicale alla Scandella (e un poco dappertutto) è sconsolante: come dice il Zekkini nessuno ascolta la musica, un karaoke farebbe la stessa figura.
Sì è vero che moltissima gente suona, ma per la maggior parte sono delle cover band - manca la fantasia? Anche negli anni ottanta c'erano delle cover band, ma non suonavano in pubblico perchè se ne vergognavano proprio in quanto cover-band.
Inoltre ai locali in cui si suona possono accedere solo alcuni gruppi (come già detto in un altro post) in quanto bisogna essere allineati politicamente e/o forniti di manager o managment e/o far parte di un "circuito" di concerti che fa girare sempre gli stessi musicisti nei vari locali "alternativi" d'Italia - questa situazione censorea sarebbe stata impensabile (ed assai pericolosa) negli anni ottanta.
Oggi gruppi come i CCCP Fedeli alla Linea o i Disciplinatha non avrebbero suonato da nessuna parte - NON SAREBBERO MAI ESISTITI.
Lo stesso Zecchini - retaggio del vitalismo degli anni 80 - ha difficoltà ad esibirsi.

E QUESTO SOLO PER QUEL CHE RIGUARDA LA MUSICA, NON VI DICO IL RESTO!!

Io mi chiamo INNOVARI che vuol dire innovazione e non sono un nostalgico, ma il presente della città mi fa rimpiangere il passato a forza.
Quando ero sbarbo e vedevo che ogni anno la mossa migliorava pensavo: "cazzo! Chissà come sarà il duemila!" ora siamo nel duemila e c'è meno di quel che c'era prima.

MI DISPIACE PER I ZOVANI, CHE A ME SEMBRANO UN POCO VECCHINI PARAGONATI A ME ALLA LORO ETA' (E IN DIVERSI CASI ANCHE PARAGONATI AI MIEI ANNI DI OGGI). CHE VI HANNO FATTO? SILENZIOSINI, CALMINI E MODERATAMENTE EUFORICI CONSUMATE EXTASY PER GASARVI.
E NOI CHE ASSUMEVAMO DROGHE CHE CI CALMAVANO...

IL MIO "AMARCORD" NON VUOLE SIGNIFICARE CHE "AI MIEI TEMPI" ERA MEGLIO, MA CHE "AI VOSTRI TEMPI" E' PEGGIO, PERCHE' AVETE TUTTE LE POSSIBILITA' MA NESSUNA ENERGIA.

Termino citando un brano di un testo scritto da uno molto più vecchio (e più morto) di me, Giorgio Gaber:

"...
perché il giudizio universale
non passa per le case,
le case dove noi ci nascondiamo,
bisogna ritornare nella strada,
nella strada per conoscere chi siamo."


da La Strada

INNOVARI































postato da: innovari alle ore 11:02 | Permalink | commenti (57)
categoria:
martedì, 30 novembre 2004

PER COLPA DI QUESTO BLOG, QUALCUNO HA RISCHIATO DI PRENDERLE
(Un'altra discussa imeil giunge in redazione)

Allora, ieri sera mi reco nella mia discussa palestra al solito allenamento di thai boxe ...solito tran tran fino al momento di fare i guanti ( termine gergale con il quale si intende "lo sparring", cioè il combattimento d'allenamento). Bè dicevo...stavo facendo un po' di guantini con un tipo tamugnissimo quando, non so per quale assurda associazione mentale, mi son venute in mente 3 parole : CINNO - DEI - BRUSTULLI.
Non ce l'ho fatta, mi sono scomposto pesantemente in una fragorosa ghignata, proprio nel momento di un jab seguito da un micidiale Low kick; preso, quasi, in pieno. Il tipo si è fermato, un po' allibito chiedendomi "oh...cazzo ridi?" no no niente, faccio io dolorante....pensavo a una storia successa prima, di là negli spogliatoi. Non avrei mai potuto spiegare la verità , perchè neanche io la so bene.

Marco F.



postato da: maso_ alle ore 10:48 | Permalink | commenti (4)
categoria:maso
martedì, 30 novembre 2004

Vorrei immmmmmmmettere questo post replicando un commento che ho aggiunto poco fa al post del QBO ..... per ricordare un compagno di strada .....Si sono snob...un pò artista...e me la meno con i ricordi...soprattutto i miei...e quali sennò !!???

>>>>>>  ....Stanzani era il braccio/mente del QBo e si chiamava Maurizio....adesso non c'è più nemmeno lui...che un cancrazzo se l'è portato ingiustamente parecchi anni fà......MASSIMO RISPETTO al Tosto e Curto Maurizio che ci piaceva da matti la mia fidanzata e tutte le volte che mi vedeva me lo diceva contento.....Cavedoni...sai la cosa tua che più mi piace ???!!!.......La mia fidanza era in effetti un soggettino discretamente d'arrapo .... e le minigonne tracimavano...il QBo c'ho fatto anch'io il mio spettacolo Rock Cabaret in epoca postSkiantos e me lo ricordo davvero un bel posto pieno di buio , trasandanza e musica da sentire ....poi uscivi e stavi ai sobborghi dormitorio.... lo spettro dell' intolleranza era già lì !!!!
Mi ha fatto un gran piacere ricordare Maurizio ... porca vacca !!!!



postato da: stefano.cavedoni alle ore 00:48 | Permalink | commenti (9)
categoria:
lunedì, 29 novembre 2004

LA REPLICA DI ENZO F.
ALLE SEMPLICI DOMANDE DI MASO MARZULLO D.

Carissimi, premettendo che lo spazio è vostro e ci mettete ciò che volete e che sui commenti non avete nessuna responsabilità e che in fin dei conti è tutto relativo.....pertanto ciò che c'è sul vostro sito è sicuramente per molti innovativo e stimolante. Continuando ho trovato scritto idee e contributi....il mio pertanto non voleva essere assolutamente un giudizio, "perchè ci deve uniformare a leggere solo di cose che possano compiacerci", vi guardo e vi leggo perchè se qualcosa non mi piace parto sempre dal presupposto che una parte dell'incomprensione si trovi nei miei occhi che non sanno vedere e nella mia mente che non può o non sa capire, vabbè scusate non mi dilungo..... tornando al concreto, le domande sono:

D: Cosa trovi triste e banale, specifica
R:
Prima di tutto ho scritto un po' triste e banale...e considerato che l'ho scalpellato contando di non ricevere alcuna risposta, cercherò di essere più preciso...la tristezza mi viene soltanto dopo essermi accertato della banalità (soprattutto dei commenti, il mio per primo ovviamente....). Probabilmente perchè gli argomenti sono trattati in modo che si voglia far credere che ciò che si scrive dovrebbe andar bene a tutti ma non proprio a tutti, perchè la nostra è una nicchia non perchè abbiamo la puzza sotto il naso, ma insomma la bolognesità è già una una nicchia pertanto mica siamo snob siamo solo un po' fighi o forse vorremmo esserlo, ma se qualcuno ce lo dice neghiamo neghiamo e neghiamo e se ce la vediamo brutta ci incazziamo... La mia è soltanto una sensazione che non esplicito mai nei commenti o in altro...leggo commenti di persone incazzatissime ovviamente con problemi loro, che hanno bisogno di prendersela con qualcosa o con qualcuno... tanto li non ci si deve assumere la responsabilità di ciò che si scrive... il che può anche andare bene, ma io non ho bisogno di questo. Lo so sono stato poco preciso ma sono a vostra completa disposizione per ogni chiarificazione ulteriore.

D: cosa ti stimola a parte lo sport che non trattiamo?
Bravi... buon lavoro di investigazione, pertanto avrete visto che tra i record italiani (giovanili) i vari campionati italiani e due europei ho fatto il professionista per più di 10 anni pertanto non cerco certissimamente di leggere di sport tra le vostre righe....ma la vita non è solo sport ma è anche sesso, cibo, sesso, cinema, sesso, sesso , soldi, sesso, politica, sesso e altro... Diciamo che adoro il cinema visto senza paraocchi nicchie o preconcetti: Moretti Ozu Murnau Welles Keaton Ioselini Tarantino Hawks Sturges Lynch herzog Kubrick Ejzenstein Inarritu Cuaron Aranoa Lang Marnau Mendes e tantissimi altri... Mi stimolano altre cose ma nel caso non fossi stato esauriente chiedetemi e cercherò di togliere le nubi da ogni cosa...per ora perdonatemi ma ho una fame che non resisto...continuerò sempre a leggervi senza rompervi mai le balle con commenti inopportuni....non rileggo speriamo bene...vi abbraccio
Enzo F





postato da: maso_ alle ore 21:41 | Permalink | commenti (15)
categoria:maso
lunedì, 29 novembre 2004

RITA MI HA SGAMATO
E L'HO PAGATA CARA

In data 18 settembre 2004 sfrecciavamo a bordo del mio Scarabeo 50 stescion vegon sul ponte di Via San Donato dopo aver visionato la casa nella quale ora vivo e ci era piaciuta tantissimo. Con entusiasmo dissi "Guardiamo quanto ci si mette ad arrivare in centro", abbiamo percorso il tratto di preferenziale tra Via Ranzani e i viali, Poi la raggiante Via Irnerio. Tempo di percorrenza: maggiore uguale 5 minuti. "Speriamo che ci dia la casa..." e abbiamo respirato a pieni polmoni l'aria inquinata del centro storico di Bologna. Il sabato del villaggio.

2 mesi dopo.
Sera, freddo, apro la porta, faccio le scale, sullo stuoino un'avviso che mi dice che mi devo andare URGENTEMENTE in Posta. Ma chi è che mi scrive? La busta gialla è molto inquietante, ci sono parole tipo avviso, legale, legge...boh
La mattina dopo verso le 11 mi dirigo con determinazione nel luogo che più detesto frequentare, l'Ufficio Postale.
Solita coda piena di vecchi, lunga, interminabile come la loro esistenza.
Più avanti uno sportello deserto, il mio.
"Sono venuto a ritirare questo" e porgo il caroncino giallo all'obesa signora.
"Di sicuro è una multa" dice lei.
Cazzo..era proprio una multa, non sapevo che in Posta assumessero veggenti.
Non ringrazio, esco, scarto: 77,81 euro.
Un'istantanea, un frammento di vita immortalato e ben retribuito. Il Comune di Bologna ringrazia e ingrassa.
"Guardiamo quanto ci si mette ad arrivare in centro" si, è stato quello il momento, era sabato.
"Ma ci sono passato altre volte?" mi chiedo.
No perchè se fossi passato di lì tipo 20 giorni al mese, quello che avrebbe potuto percorrere un qualsiasi coglione che ogni mattina si reca al lavoro, avrei dovuto pagare più di 1500 euro di multa e lo avrei saputo solo dopo due mesi. Merda!
Cara Rita a volte non avere un luogo di lavoro fisso può essere vantaggioso e così è stato, mi avevano parlato molto male di te, non credevo fossi così efficente, di sabato pomeriggio poi... ma nonostante tutto hai ragione e non posso dire nulla.
Mi sono promesso che non ti voglio più vedere, e così sarà. Salutami Sirio.
La quarta T di Bologna? Telecamere.



















postato da: maso_ alle ore 12:26 | Permalink | commenti (25)
categoria:maso
domenica, 28 novembre 2004

CARTELLO APPOGGIATO SOPRA AD UN MURETTO
DI VIA SAN DONATO, POI MASO LO HA RACCOLTO
ALLE ORE 19.50 DI DOMENICA 28 NOVEMBRE 2004




postato da: maso_ alle ore 19:56 | Permalink | commenti (20)
categoria:maso
domenica, 28 novembre 2004
L'ULTIMA IMEIL CHE CI HANNO SCRITTO
Giuro vi guardo e vi leggo con attenzione, lo considero un allenamento importante... ad ogni buon conto non mi dilungo... riassumendo moltissimo trovo tutto un po' triste e banale... questo è un contributo, per quello che può contare continuerò a scrutare con attenzione... rarissimamente compare oppure scrivete qualcosa di stimolante... ciao
Enzo.F

postato da: maso_ alle ore 18:36 | Permalink | commenti (9)
categoria:maso
domenica, 28 novembre 2004


LA SCOMPARSA DEL QBO (o CUBO')...
UNA PERDITA IRREPARABILE

Qualcuno di voi ricorda il QBO?
Fondato negli anni '80 da Stanzani (Michele? non ricordo esattamente...) un imprenditore privato, fu il primo locale di Bologna fatto apposta per i concerti.
Su modello inglese, il locale era in un ex-cinema in Via Valparaiso a poche centinaia di metri dal attuale Casalone e prendeva il suo nome dal palco, che era fatto a cubo bianco con piccole finestrine quadrate.
Essendo un locale privato, non legato ai "circuiti musicali" oggi esistenti, ci potevano suonare gruppi di tutti i tipi e generi (con un minimo di qualità), e tutti ci suonarono. Spesso si esibivano gruppi stranieri che svecchiarono il panorama musicale Bolognese.
La sua chiusura, causata dai problemi di "ordine pubblico" che si erano creati (troppa gente strana stazionava tra i caseggiati popolari) fu una grave ed irreparabile perdita per la musica Bolognese, mai compensata neppure ai giorni nostri.
Passarono infatti molti anni prima che vi fossero posti in città per suonare dal vivo, ed inoltre ancor oggi, solo alcuni gruppi possono accedere a questi "locali" in quanto bisogna essere allineati politicamente e/o forniti di manager o managment e/o far parte di un "circuito" di concerti che fa girare sempre gli stessi musicisti nei vari locali "alternativi" d'Italia.

Sul web non esistono tracce del QBO, se non questa testimonianza di Freak Antoni che si riferisce proprio agli ultimi momenti del locale prima della chiusura definitiva:

Era la metà degli anni Ottanta. Stavamo facendo un concerto di sostegno per il Cubò, un locale di Bologna che era circolo culturale, teatro, luogo di ritrovo. C'erano i CCCP, i primi Litfiba. I carabinieri erano nervosi, quello per loro era un covo di facinorosi. Dopo Carabiniere blues venne Red Ronnie sul palco a bisbigliarci che ci volevano arrestare. E infatti alla fine venne da me un ufficiale e mi disse che voleva denunciarci per vilipendio all'Arma, perché nella canzone eravamo arrivati a sputare contro i carabinieri. In realtà, forse anche per via delle casse da cui non si sentiva bene, avevano inteso quel "blues" dopo "carabiniere" come l'onomatopea di uno sputo, come un "puah". Io gli ho spiegato che non era così, che quello era un pezzo sulla fatica, la depressione del carabiniere. Ci chiarimmo, il giorno dopo mi chiese di portargli il testo

Ore 18.12 di Domenica... ho trovato altre testimonianze sul QBO:

Lino e i Mistoterital

L’idea del nome è nata a un concerto di Echo & The Bunnymen al QBO. Il QBO era un posto di ritrovo fisso. Mi ricordo che qualcuno di noi ad un certo punto aveva detto ‘quando c’è il nome metà dell’opera è fatta’. Era un momento in cui tutti facevano parodie, lo stesso Freak Antoni si faceva chiamare ‘Beppe Starnazza e i Vortici’...

Fabio Merighi
Conduttore di ALTA INFEDELTA'
Su Radio citta" 103 (ogni giovedì sera dalle 21 alle 22.30)

...e cosi’ mentre i miei amici del cortile cominciavano ad andare nelle discoteche fighette di Bologna, io iniziavo la mia crociata "alternativa" fatta di Small , Art Club, Qbo, Mascotte, Slego, Kripto etc.., creando comunque un certo seguito tra i miei compagni.

Dekker
(che ha postato su it.reticiviche.bologna.polemica il 1997/03/06)

... Manetti e Agusto ve li ricordate erano i baristi che non ridevano mai del mitico QBO?

Albemuth
(che ha postato su it.arti.musica.rock.progressive il 1999/01/24)

...tuttavia, il piu' bel concerto di Verlaine l'avevo visto al QBO Bologna.

PS:
Magari Stefano "sbarbo" Cavedoni potrà aggiungere ulteriori testimonianze sul Cubò od altri paticolari al racconto di Freak...
Se altri hanno dei ricordi del Cubò contribuiscano!
















postato da: innovari alle ore 15:08 | Permalink | commenti (22)
categoria:
sabato, 27 novembre 2004

OSTERIA DEL LEGIONARIO
Prima dell'avvento dei pub irlandesi, paradisi global popolati da individui che bivaccano e deambulano per le vie del centro senza identità alcuna con in mano un bicchiere di plastica colmo di birra, Bologna era una città famosa per le sue osterie, mitici luoghi d'incontro per artisti, poeti, cialtroni, perditempo e donne di malaffare.
Ma dove sono finite le osterie? In via del Pratello? Nooooo... per scovarle spesso bisogna allontanarsi dal centro, percorrere Via San Vitale fino a che si trasforma in Via Massarenti e dopo quei 3 chilometri di passeggiata, passato il ponte della ferrovia sulla sinistra troverete un distributore API (non un distributore di insetti, ma di benzina) e pochi centimetri più avanti una microstrada.
Avvicinatevi senza paura alla luce fioca che si intravede ed entrate con decisione.
Siete arrivati all'Osteria del Legionario, piccolissimo locale gestito dal burbero Cesare detto "Il Corvo" che appena vi vedrà entrare, nel 98% dei casi vi accoglierà in malo modo. Non fateci caso, affrontate la situazione, sedetevi dove vi pare ed evitate frasi del tipo "siamo in due" oppure "c'è posto?". L'osteria è quasi sempre vuota, ma a volte può essere affollatissima, vittima insiegabili momenti di assembramento, mi raccomando, non chiedete mai analcolici perchè Cesare o il suo assistente nella migliore delle ipotesi vi manderebbero a fare in culo.
Altra domanda da evitare è "Si può avere un menu?" perchè il menu non esiste e la risposta di rito è "Sono io il menu".
L'osteria del Legionario
serve dell'ottimo vino ed il prezzo di una bottiglia va "a simpatia", nel senso che se vi dimostrate clienti snob Cesare ve la farà pagare profumatamente. Potete chiedere anche la birra, ma ve la sconsiglio, perchè in osteria non si beve birra, per quella ci sono i pabbb e poi qualsiasi vino è indicatissimo per accompagnare gli untuosi e prelibatissimi crostini preparati dalle manine di Cesare, un must. La boccia (o anche il bicchiere) di vino vi verrà servita con celerità dall'assistente, mentreda dietro al banco sentirete Cesare cantare, imprecare, bestemmiare; buon segno, Cesare sta preparando i vostri crostini. Ingannate l'attesa guardandovi intorno, il locale ha le pareti piene di foto curiose, tra le quali spiccano la gigantografia rigorosamente in bianco e nero di Cesare con un sigaro in bocca che vi guarda dritto negli occhi, la locandina di un incontro di boxe ed articoli di giornale di eventi passati. L'Osteria del Legionario di recente ha subito un restailingggg che l'ha ha resa un pò meno caratteristica e più luminosa, molte cianfrusaglie appese alle pareti sono sfrombolate nel rusco, ma nonostante questo rimane ancora un luogo particolare per stupire gli amici o per fare brutta figura con una ragazza della Bologna bene (in alcuni casi potreste anche fare un figurone... non si sa mai). Altra particolarità di questa osteria è l'incessante squillare del telefono, fateci caso. Ad ogni drin Cesare abbandona la preparazione dei crostini, alza la cornetta e si mette a urlare, impreca, bestemmia, riattacca con violenza, poi come niente fosse riprende a fare i vostri crostini. L'Osteria del Legionario è fantastica se ci andate da l'una di notte in poi dove il livello della clientela è di primissima, l'età media si aggira intorno ai 50 anni, il telefono squilla inutilmente, il fumo di sigaretta abbraccia le lampadine e l'incazzatura di Cesare con l'avanzare delle ore raggiunge picchi insostenibili. Non aggiungo altro, andateci e quando pagate prendete il bigliettino da visita che si trova vicino alla cassa. Conservate questo preziosissimo cimelio con tanto di foto del Corvo in ecscion ed un inquietante sigla posta in basso a sinistra: C.V.C.d.B. L'ultima volta che sono stato da lui gli ho chiesto "Cesare, cazzo vuol dire C.V.C.d.B. ?" e lui, interrompendo l'elaboratissima preparazione del crostino mi ha guardato con aria di sfida e con voce roca consumata dal fumo dei sigari spezzati sempre presenti sulla sua bocca mi ha risposto "Cesare Vignoli...[pausa di meditazione]... Corvo di Bologna". Spettacolare, Via Massarenti 270, chiuso di domenica.







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venerdì, 26 novembre 2004

CIAO MAMMA, VADO A VIVERE DA SOLO...

Uno dei problemi sociali che attanagliano la gioventù bolognese è sicuramente il tardivo distacco dal nucleo famigliare primario, mami, papi, sister, brazer e a volte grandma e grandpa. Ma perchè il giovane bolognese tarda ad uscire di casa? I fattori sono molteplici e di sicuro la famiglia non aiuta questo processo di autonomia atttuando tecniche di persuasione finalizzate a tenersi in casa per più tempo possibile il proprio bimbo o la propria bimba di trenta/quarantanni. Come non dare ragione al bimbetto bolognese che se ne sta in casa? E ve lo dice uno che è uscito di casa a trentanni, un vero sfigato come quelli di cui sto parlando. In primis, gli affitti sono elevatissimi e ad un bolognese non gli passa nemmeno per la testa di pagare o farsi pagare un afitto, ne tantomeno di condividere la casa con gli amichetti di sempre, tanto vale stare a casa con mamma e papà utilizzando l'abitazione genitoriale come un albergo. Contenti mamma e papà, contenti tutti. Il giovane bolognese (anche se lavora) di fronte all'argomento autonomia si concede sempre numerosi alibi e non è raro trovare trentenni che dicono frasi assurde del tipo "Chi me lo fa fare di uscire di casa... con i miei ho un rapporto bellissimo". I pochi giovani bolognesi che vivono da soli di solito di solito appartengono ai ceti più elevati e "possiedono" uno dei numerosi appartamentidi proprietà dei genitori rigorosamente al piano di sotto o una mansardina al piano di sopra, altri un fantastico bilocale nel centro storico con vista tetti antichi and similar. Appartamenti modesti. Ci sono anche quelli che vanno a vivere da soli quando la natura decreta la fine dell'esistenza di un nonno o di una nonna, alchè avviene l'occupazione della casa del defunto/a ed il restyling rigorosamente pagato dai genitori. Questi sono gli individui più pericolosi, sono quelli che cominciando ad assaporare il gusto dell'autonomia iniziano a tirarsela "Ah, sai... io ho deciso di abitare da solo e tu? Perchè a trentanni abiti ancora con i tuoi?". Poi ci sono quelli che invece di occupare la casa del nonno o della nonna defuncted continuano a stare con i genitori e la danno in affitto a cinque o sei studenti lucrando abbondantemente sull'immobile. Il vivere da soli è un esigenza che nei giovani bolognesi spesso è trascurata e se arriva, arriva tardi e si fa sentire con maggior vigore nelle ragazze, mentre è più flebile e a volte inesistente nei maschi. Nel momento in cui il giovane bolognese decide veramente di staccarsi dalla stanela (altro termine che metterò nel dizionario di slang bolognese, significa gonna) della mamma, se non è proprietario di un appartamento decide di diventarlo, a meno che un amico non gli procuri una bazza di affitto in nero. Poi papà e mammà finanziano il mutuo al 100%, mentre ai più sfortunati tocca pure pagarne una piccola quota e così potranno finalmente andare in giro a tirarsela con gli amici che sono ancora a casa con mamma e papà "Lavoro da più di un anno, ho messo qualche soldo da parte ed ho fatto il mutuo. Tu che aspetti? Non vorrai mica stare con i tuoi tutta la vita? E poi la casa è un investimento sicuro... la puoi sempre rivendere".

postato da: maso_ alle ore 10:50 | Permalink | commenti (33)
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venerdì, 26 novembre 2004



VICOLO CIECO
PER IL QUOTIDIANO

Nei giornali
tutto se n'è andato.
I titoli del passato
sono scivolati tra le colonne
e la carta giace
nel parcheggio dell'ipermercato.
Le notizie di ieri
insapori
si stendono sugli oroscopi.
Le automobili usate
osservano dal recinto del venditore
le pagine scolorirsi
e le parole inutili
impallidire.


words & picture
by INNOVARI



















postato da: innovari alle ore 01:21 | Permalink | commenti (4)
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giovedì, 25 novembre 2004


LA BOLOGNA FESSION SIC

La nostra cara vecchia Bologna, la Bologna delle osterie, sta cambiando.Nuove tendenze fusion si diffondono sotto i portici bolognesi. Primo fra tutti il NU LOUNGE. Il locale si trova nel centro di Bologna, in via de' Musei 6, adiacente a piazza Maggiore ed è il primo locale fession sic della città. I simpatici soci proprietari del locale hanno curricula di tutto rispetto che li ha visti protagonisti delle notti di Miami Beach, New York, Costa Azzurra, Principato di Monaco - ed in Italia - Milano, Roma, Forte dei Marmi (da Briatore???) e Porto Cervo. Ma io mi chiedo, ma se uno che è protagonista delle notti di Miami Beach torna a Bologna, in via de’ Musei, sotto il "portico della morte", allora davvero bologna è internescional??? Questi simpaticoni nel sito del locale (http://nu-lounge.com) lo definiscono così (giuro): NU "nuovo", LOUNGE " per una serata serena" e BAR "il bar all'italiana". Riconoscibile, facile da pronunciare e ricordare. L'obiettivo è quello di divenire il locale di riferimento per le persone di età compresa fra i 20 e i 50 anni, benestanti, alla moda, sportivi, ai quali piace un tenore di vita elevato.Come vedete sono così gentili da dare una descrizione accurata del target del locale…benestanti, alla moda, SPORTIVI. Insomma di razza ariana. Poi scusate ma a chi è che non piace un tenore di vita elevato??? Evidentemente i simpatici gestori sottointendono che frequentare il loro locale è sinonimo di tenore di vita elevato. Visto che desideravo passare una serata sentendomi benestante un venerdì sera, dopo la palestra, ho selezionato dal mio guardaroba il capo più vintage e mi son recata con falcata sportiva, nonostante i 15 cm di tacco, al ‘nuovo bar all’italiana per una serata serena’. Oh, ragazzi, il locale merita davvero! A partire dalla musica, urban contemporary niente popodimeno, l’arredamento è puro desaign. Ovviamente lo stile è quello più di moda ai giorni d’oggi, il minimalista.Da segnalare un divano dalle grandi dimensioni a forma di mezzaluna firmato Kagari, per chi non lo sapesse si tratta di un famoso desaigner giappo, e mai nome fu più appropriato. Le tovaglie sono in eco-pelle (ma potrebbe anche essere pelle umana di razza inferiore, costa meno). I cocktail seguono le ultime tendenze americane sui long drinks. Suggeriscono di provare il Cosmpolitan. Io mi son limitata a un calice di vino triste, bevuto in piedi sotto il famoso portico della morte, altro nome appropriato. Perché vedete, quando arrivate noterete che tutti i tavoli son riservati. Ma non è che siano prenotati. E’ un modo dei simpaticoni per selezionare la clientela. Devo dire che la selezione è fatta benissimo. Mai visto cotanta fitta selva di finte-bionde-barbie e brizzoli-pashiminati! Sprizzavano serenità da tutti i pori. Due chiacchiere, un vinello, due chiacchiere e ho scoperto che gran parte di essi son sposati o simili, ma son molto ‘sportivi’, in piena sintonia con lo spirito del locale! Un’ultima chicca, il posto più bello del locale è il bagno. Molto arredo desaign. Solo che a un certo punto ho avuto paura che uscisse del gas nervino dall’asciuga-mani elettrico… il cameriere mi guardava con sospetto, nonostante il mio travestimento temo che si fosse accorto che non son di razza ariana…è andata bene, son sopravvissuta per lasciare questa testimonianza ai posteri.
Buona serata.


sens

* Siete stati in un locale "particolare" scriveteci la vostra recensione che la pubblichiamo, basta inviare una discussa imeil a: spettodibologna@libero.it





postato da: maso_ alle ore 20:27 | Permalink | commenti (16)
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giovedì, 25 novembre 2004

...Allora... è davvero questa la migliore città in cui vivere ...?????...o no ?????... Mettendo a confronto Bologna con tante altre realtà in Italia e nel mondo... beh forse... onestamente... !!!!...Qui si è raggiunto un gran bel livello di reale/apparente pacificazione tra ceti ed etnie... lo si vede bene andando a spasso sul crescentone la domenica pomeriggio !!!!!
Ma potremmo anche ammettere che proprio partendo da questo punto... c'è comunque qualcuno in città che vuole di più !!!?!!!
A chi piacerebbe l'idea di conservare i privilegi e le comodità di questa grossa ed efficiente e benestante e pacificata città di provincia ... riuscendo anche a diventare nel frattempo la capitale di qualcosa ??!!
Ma capitale di cosa ???
La capitale del Tortellino ???... con la sagra della sfoglia e il lancio del matarello ...????
... Sapete che Bologna è già da un pezzo la capitale del packaging ?!!!!?
... E se Bologna si dichiarasse improvvisamente...
Città Aperta/Sbragata ...
Capitale del disagio giovanile ????? ...!!!!!!










postato da: stefano.cavedoni alle ore 17:53 | Permalink | commenti (28)
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giovedì, 25 novembre 2004


IMPRENDERE GLOBALMENTE
A BOLOGNA ALL'ALBA
DEL VENTUNESIMO SECOLO

Posto nuovamente sull'argomento "imprenditoria" perchè dopo quello che ho letto non ce la faccio a farcela:
Dopo la velenosa diatriba sulla rampante imprenditoria Bolognese Tabaccaia e Giornalaia (non tocchiamo i Taxisti per pietà del Signore), torniamo con i piedi per terra, ma sempre sull'argometo:

Definizione Imprenditore - Art.2082 del Codice Civile:
“E' imprenditore colui che esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”.

Definizione di Imprenditore artigiano - Art.2 della Legge 8 agosto 1985, n.443, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.199 del 24 agosto 1985
"E' imprenditore artigiano colui che esercita personalmente, professionalmente e in qualità di titolare, l'impresa artigiana, assumendone la piena responsabilità con tutti gli oneri e i rischi inerenti alla sua direzione e gestione e svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, nel processo produttivo".

Possibile che il massimo della fantasia imprenditorle siano i lavori sopraidincati o simili??
Eppure se guardate su internet c'è gente che fabbrica e/o vende di tutto e di più (anche da anni).
Il mercato globale non è una fantasia malata di Bill Gates e compari.
Io stesso a tempo perso in un anno ho raddoppiato il mio stipendio vendendo dei ciapini in tutto il mondo su Ebay, ho anche pensato di farlo a tempo pieno e cessare ogni altra attività, ma sono troppo pigro e vecchio e per adesso ho un lavoro che mi piace (per adesso)... e questo è solo una minchiata di esempio... un foruncolo su una supernova...
Ci vorrebe una IDEA LUMINOSA?
Non avete fantasia?
Se volete degli spunti stanno tutti là su Internet, e le banche oramai prestano diverse migliaia di Euro anche agli studenti. La mammina e il papino poi, che investirebbero su di voi un biroccio di migliaia di Euro per il vostro "posto sicuro" vuoi che non abbiano 5000 o 6000 Euro da scucire?
Vi assicuro che bastano per iniziare almeno un milione di piccole imprese diverse...
E voi?
TABACCAIOTAXIGIORNALAIOMAMMAPAPAMUTOPLURIENNALE
POVERIGIOVANIAIUTOSENZASKILLMAINCAZZATI?

Ma voi lo conoscete l'inglese vero?
VERO?
Ci vorrebbe un poco di fantasia, intraprendenza e coraggio...
Ma voi lo avete il coraggio vero?
VERO?
Basta mettersi in gioco, sbattersi e rischiare...
Ma voi avete voglia di sbattervi e rischiare vero?
VERO?

...potreste anche divertirvi a lavorare...

E NON DITE CHE NON SAPETE USARE IL COMPUTER!!!

INNOVARI

PS: Ma se vinceste mediamente (non troppo) al Superenalotto comprereste davvero una tabaccheria o similia? DAVVERO?

























postato da: innovari alle ore 01:13 | Permalink | commenti (40)
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mercoledì, 24 novembre 2004

IN-PRINTING MARE o IN-PRINTING MONTAGNA?

I bolognesi si dividono tra quelli a cui piace il mare e quelli a cui piace la montagna, non esistono vie di mezzo. Con quale habitat schierarsi viene deciso nei primi anni di vita, quando la quasi totalità dei piccoli made in bo veniva messa a contatto con la Riviera Romagnola o con l'Appennino Tosco-Emiliano. A seconda della località di vacanza frequentata da piccoli, nelle giovani menti si accumulavano emozioni, profumi, sensazioni che alla lunga condizionavano le scelte ed i gusti delle vacanze che faranno da adulti. I bimbi più sboroni venivano portati in giro per le capitali europee a vedere musei (chissà cosa capivano) e monumenti, altri venivano portati al mare altrove (tipo nell'allora incontaminata Puglia) o sulle Dolomiti, ma non è di questi che voglio parlare in questo blog popular, quindi non lo farò e parlerò solo della maggioranza silenziosa che transumava al "mare qui vicino" o in "montagna qui vicino". I pargoli marini venivano portati in Riviera ed ogni luogo della sabbiosa Romagna identificava in un certo modo lo status della famiglia di origine. Chi andava a Riccione o a Milano Marittima era visto come un fighetto, mentre chi trascorreva le proprie vacanze a Miramare, Igea Marina, Lido Adriano o a Pinarella apparteneva alla media borghesia. Episodi di razzismo di classe venivano perpetrati nei confronti degli habituè dei Lidi Ferraresi, considerati da sempre dei gran posti di merda. "Cazzo vai a fare ai lidi ferraresi... c'è un casino di zanzare" si sentivano dire i piccoli sfortunati intrisi di Autan che trascorrevano i loro giorni più spensierati a Lido di Volano o ancor peggio a Lido degli Scacchi. Ma quello che importava ai pargoli era fare gruppo, trovare nuovi amici, il luogo non aveva nessuna importanza, qualsiasi posto andava benissimo, altrimenti che cosa avrebbero dovuto dire quei poveretti che trascorrevano le loro vacanze nei lagher di Porretta, Gaggio Montano, Pietra Colora, Campolo, Traserra... veri e propri monumenti del nulla sull'Appennino Tosco-Emiliano, ideali per trascorrere gli ultimi giorni di vita. I posti "in" dei monti si contavano sulla punta delle dita e l'unica località che faceva la voce grossa in quanto a servizi era Monghidoro, la montagna della Bologna bene. Ora i pargoli sono cresciuti, il danno è stato fatto, l'in-printing è stato dato con premurosa abbondanza ed è a causa dei miei trascorsi a Castiglion dei Pepoli, più precisamente nel deserto delle Mogne di Camugnano in una casa che sembrava l'Overlook Hotel di Shinig, che non sono diventato un "tipo da spiaggia".
Sinceramente, se me lo chiedo non so cosa sono. E voi? Siete da mare o da monti?


postato da: maso_ alle ore 20:58 | Permalink | commenti (30)
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mercoledì, 24 novembre 2004

GIOVANI IMPRENDITORI CON POCO RISCHIO D'IMPRESA

La maggioranza delle famiglie benestanti bolognesi possiede uno o più figli cresciuti nella bambagia, ma anche per loro finisce l'età dell'innocenza e così i genitori, per inspiegabili motivi, da un giorno all'altro si rivolgono ai pargoli che fino all'età di 30 anni non hanno mai fatto niente e gli dicono "E' ora che tu inizi a lavorare". Il figliolo a questo punto si caga in mano e da un giorno all'altro grazie alle bazze di mamma e papà si trova di punto in bianco in un ufficio di una banca, nell'azienda di famiglia, in una multinazionale... samuer, samuan in sammertaim magari. I più adattivi grazie alla semplicità della loro materia cerebrale resistono ed iniziano il loro calvario soft nel mondo del lavoro, ma quelli più sensibili e dotati di maggiore intelletto rilettono e si ribellano "Scusa mamma, non ho fatto un cazzo fino a 30 anni, perchè devo inizare a fare qualcosa adesso così, senza preavviso? Non si fa così mami... dici sempre che mi vuoi bene e questo non è certo volermi bene". Ma il danno è stato fatto e nel giovane viene così instillato il senso di colpa che fino a qualche mese prima era inesistente. Il ragazzone comincia a colpevolizzarsi, prova a trovare una soluzione, ma capisce che senza gli aiuti di mamma non c'è posto per lui nel fantastico mondo del lavoro della grassa bologna, un mondo fatto di molte conoscenze e di pochi meriti. Il giovane soffre, desidera ardentemente sentirsi utile, vuole guadagnare tanto con il minimo sforzo (è stato educato così). Come farà ad uscire da questo casino esistenziale? Ma è semplicissimo! A Bologna esistono tre facili lavori per inetti che permettono di guadagnare bene senza bisogno di avere chissà che qualità, ma hanno un problemuccio: per avviare questo genere di attività serve un notevole esborso di capitale iniziale, centinaia di migliaia di eurini, poi una volta iniziato le cose vanno da sè, senza eccessivi sforzi... sul serio. Ed è in questo momeneto che i novelli self meid menssss si presentano da mamma e papà che li aiuteranno nell'avviamento di una delle desideratissime attività a scelta tra:

TABACCHERIA
EDICOLA
TAXI o AUTO BLU

E i giochi sono fatti, i giovani senza sacrifizio alcuno sono diventati degli imprenditori con basso rischio di impresa ed hanno trovato una loro onesta collocazione nella società bolognese che sta mutando. Maledetti genitori!




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martedì, 23 novembre 2004


BOLOGNESITA' GLOBALIZZANTE

Maso sostiene che Bologna nel mondo sia poco conosciuta, ma si sbaglia di grosso.
Se cercate su Google le parole "pasta bolognese" otterrete 154.000 risultati quasi nessuno dei quali in italiano. Forse tutti sanno che la "pasta bolognese" o gli "spaghetti bolognese" (131.000 risultati), sembrano essere il minimo comun denominatore mondiale per quello che riguarda la pasta a qualsiasi latitudine. Chi ha girato un po' il mondo avrà sicuramente trovato questo "prelibato" piatto nei ristoranti di Bali oppure in Finlandia se non anche in Canada o in Sudafrica.
Ma come è fatto in realtà questo "succulento" e misterioso sugo internazionale che porta il nome di Bologna in tutto il mondo (visto che come è noto a Bologna non esiste un piatto con questo nome)?
Il primo risultato di Google è proprio la ricetta (in inglese) della Pasta Bolognese - ecco qui la traduzione:

PASTA BOLOGNESE

INGREDIENTI

1 cipolla media affettata
2 due spicchi di aglio tritati
1 cucchiaino da tè (2g) di basilico
1 cucchiaino da tè (2g) di origano
1 cucchiaino da tè (2g) di maggiorana
1/2 cucchiaino da tè (1g) di pepe nero
1 Libbra (455g) di carne di manzo tritata cruda, molto magra, o carne di tacchino tritata
3 tazze (784g) di pomodori in scatola
2 tazze (425g) salsa di pomodori
1 libbra (455g) di spaghetti non cotti

RICETTA

Spruzzate una padella antiaderente con olio vegetale spray. Aggiungete le cipolle e l'aglio e cuocete a fuoco medio per 5/10 minuti, fino a che le cipolle non si saranno brunite ed intenerite. Aggiungete basilico, origano, maggiorana e pepe.
Mettete a fuoco alto. Aggiungete il manzo o il tacchino e cuocete fino a che la carne scurisce.
Aggiungete i pomodori e la salsa di pomodori e cuocete coperto per 45 minuti, mescolando occasionalmente. La salsa diverrà densa mentre cuoce.
Cuocete la pasta in acqua bollente fino a che è pronta. Scolate e trasferite in un grande piatto di portata.
Mettere la salsa sulla pasta e aggiungete formaggio Parmigiano.

Questa la ricetta internazionale della Pasta Bolognese... non so che dire... vedete un po'voi...
Comunque se siete all'estero e qualcuno vi chiede di spiegare dove state, dite a Bologna, quella della pasta... non ne sapranno di più, ma avranno un idea più chiara di voi...
A proposito, dimenticavo... quella che da noi si chiama Mortadella, nel resto di Italia è la Bologna (!?!)

INNOVARI





















postato da: innovari alle ore 12:20 | Permalink | commenti (16)
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lunedì, 22 novembre 2004
ANALISI DI SPETTRO DELLA BOLOGNESITA' AL 23 NOVEMBRE 2004

Dopo neanche due settimane, le visite sono lievitate a 7500 e si sta creando una piccola commiuniti di aficionados che ogni giorno leggono questo discutibile blog.
Il bolognese del 2004 non riesce a reggere emotivamente alle invasioni ed alle trasformazioni che la società impone e per difendersi abbandona la città rifugiandosi nei paesi limitrofi dove una volta c'era la campagna e adesso ci sono dei fantastici quartieri dormitorio.
Ma perchè tanto masochismo? Perchè le case a Bologna costano tantissimo.
Questo è l'alibi che spesso si forniscono gli emigranti.
Ma di chi è la colpa dei prezzi stratosferici delle case? Degli studenti che vengono qui a non fare un cazzo e gonfiano il mercato immobiliare.
Ma chi dà la casa in affitto agli studenti? I bolognesi che non fanno un cazzo e giustamente vivono di rendita affittando case a caro prezzo, soprattutto a studenti.
Grazie a questo circolo vizioso nasce il finto desiderio di andare a vivere fuori città, dove la campagna una volta c'era sul serio, ma ora ha lasciato posto a plasticosi paesi dormitorio dove il bolognese già di per sua natura chiuso ai cambiamenti si chiude ulteriormente e sfugge al confronto che la città ed i relativi cambiamenti impongono.
A parte i soldi dei genitori e dei nonni, il giovane bolognese di suo non ha niente e per questo motivo decide di fare un mutuo anche se a volte non se lo può permettere.
Troppo facile bolognese mio, ma dopo qualche anno che trascorrerai la maggior parte della tua vita nella tua monovolume tra nebbia, campagna e fossi te ne pentirai amaramente, ma non avrai mai il corraggio di ammettere tuo fallimento! Purtroppo sarà troppo tardi (o almeno tu credi questo), il debito è stato fatto, il mutuo ti ha paralizzato qualsiasi ipotesi di azione ed il tempo vola, se ti va bene invecchierai e sarai accudito da un filippino, altrimenti con molta probabilità avrai un attacco di cuore mentres stai favendo futingggg oppure un tumore che ti porterà via in poco tempo vanificando tutti i tuoi inutili sacrifici.
Per fortuna c'è ancora chi resiste alla città, ma purtroppo non si ostina a credere che il mondo è cambiato continuando ad illudersi che nonostante tutto vive in una città della cultura, ma guardandosi intorno scopre che la cultura non c'è e quando c'è stata è stata circoscritta alle mura cittadine o poco più in là.
Il bolognese crede pure che l'Università di Bologna sia conosciuta in tutto il mondo senza avere un'idea di cosa sia "tutto il mondo".
Secondo voi in Cina tutti conoscono l'Università di Bologna? E in India? E in America? E in Africa? E in Islanda? Secondo me no, però posso sbagliarmi.
Ma chi se ne frega! Qui si continua a resistere! Nel corso degli anni il bolognese si è organizzato e tra i suoi simili non parla più il dialetto, ma una sorta di linguaggio da adolescente fatto di termini che capisce solo lui e la sua balotta. Il mondo sta cambiando, Bologna sta cambiando, ma in città i pochi bolognesi che sono rimasti fanno fatica a farsene una ragione. E' forse questo il migliore dei mondi in cui vivere?















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lunedì, 22 novembre 2004


IL 4 DICEMBRE APRONO GLI IMPIANTI
DEL PARCO CORNO ALLE SCALE  

Riapriranno il prossimo 4 dicembre gli impianti sciistici del parco Corno alle Scale di Lizzano in Belvedere, in provincia di Bologna, per la stagione invernale 2005/2006.
Il complesso, per il quale sono stati ultimati i lavori di ampliamento delle piste, anche quest'anno offrira' un accesso privilegiato alle scolaresche che sceglieranno il parco come meta per la gita scolastica. Un contributo del 50% sulle spese di viaggio, fino a 140 euro per un giorno e fino a 430 euro per due o piu' giorni di pernottamento, e' l'incentivo messo in campo dalla societa' gestrice e dall'Assessorato provinciale allo Sport, per avvicinare i giovani allo sci e al territorio.
Promozioni per i bambini fino a 8 (che potranno sciare gratuitamente) e per i ragazzi fino a 13 accompagnati dai genitori, ma anche sconti sul parcheggio nei fine settimana e nei giorni festivi, riduzioni dei prezzi per le donne e per gli studenti e, infine, iniziative volte a favorire la frequentazione delle piste da parte dei disabili. Sono le scelte della societa' per un rilancio del complesso sportivo e naturalistico, che "passa anche dal progetto di messa collegamento del parco emiliano con gli altri comprensori sciistici dell'Appennino tosco-emiliano - ha spiegato ai cronisti l'assessore provinciale allo Sport, Marco Strada - in base ad un recente accordo tra la Regione Emilia Romagna e la Regione Toscana, volto a creare una rete che conta su circa 150 chilometri di piste".
[fonte Adnkronos]

Io non soporto andare a cacciare via un sacco di pilla per salire e scendere da un pendio...
INNOVARI







postato da: innovari alle ore 22:12 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 22 novembre 2004

MARIONE
Vuoi bere del buon vino, bianco o rosso?

Bologna pullula sempre più di locali ‘alla moda’, dove bevi del vino discutibile in calici fighetti (quelli che ti viene il crampo alla mano, per intenderci) su sedie fighette (quelle scomode, per intenderci) circondata da gente fighetta (quelli a proprio agio, per intenderci).
Molto lounge.

Sarà per questo che mi è presa la nostalgia di Marione.

L’osteria da Mario si trova in via San Felice 137.
Non c’è insegna ma si trova.

E’ una delle osterie più antiche di Bologna, ed entrando ci se ne rende conto.
L’arredamento è quello che ti aspetti per una vecchia osteria (lavori di ammodernamento del locale zero).
Ci sono tavoli di legno rigorosamente unti, grandi, da socializzazione.
Fa un freddo porco, il riscaldamento è enologico.
Ci son casse di vino sparse ovunque. mario arriva e in modo molto brusco ti chiede ‘bianco o rosso?’.
Ti lascia la scelta.
Consiglio il rosso.
I bicchieri sono quelli originali da osteria.
Se ti prende fame Marione ti offre del gnocco ingrassato con salumi e formaggi, che provvede a tagliare dietro banco con le sue mani già unte.
Ti conviene finire tutto che se non li mangi s’incazza ulteriormente.
Dimenticavo, Marione è misogino.
Odia le donne.
Appesi alle pareti puoi trovare ritagli di giornale su poveri mariti che a un certo punto gli è scesa la catena e han fatto fuori nei modi più disparati la moglie.

Io andavo spesso con le amiche.
Già di base facciam casino, dopo due o tre bocce di rosso sai com’è, il tono si alza…e Marione da dietro banco ‘SSSSSSSSSSSSSSSSSSSS SILENZIO!!!!’…grazie a dio si è sempre limitato a zittirci, in un paio di occasioni ha minacciato di buttarci fuori ma non l’ha mai fatto.
Credo che alla fine ci volesse bene!

Sens


















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categoria:maso
lunedì, 22 novembre 2004

PIANURA
(Cave di solito interpreta questa sua poesiuccia a Natale di fronte ai genitori in piedi sulla sedia)

Incontrastato regno di biciclette stanche
di case molto brutte, di poche buffe piante
tu vivi addormentata tra geometrie viventi
di alberi ortopedici e cereali lenti.

Pianura senza denti, non riesci a masticare
tu sei un biliardo vecchio coperto dai vapori
e dentro a queste nebbie... noi siamo palle
... oppur birilli... che schizzan verso il fato

tra camions di vitelli ed autobotti piene di gelato !!!

Dedicata a tutti i bolognesi che si accontentano.
Ci basta davvero alle soglie del >Terzo< che Bologna continui a viaggiare nelle nebbie di una immobile provincia !!?????!!
NoN c'è proprio niente da fare !!??????
Buon Natale a tutti quanti... (ci tenevo molto ad essere il primo !!!!)











postato da: stefano.cavedoni alle ore 15:39 | Permalink | commenti (8)
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lunedì, 22 novembre 2004

TRANSUMANZA BOLOGNESE

"Non ne potevo più della città" è una delle motivazioni per le quali il bolognese, spinto da un pubblicizzatisismo bisogno indotto che lo porta ad indebitarsi per tutta la vita decide di andare a vivere fuori Bologna. E così si acquistano case a Baricella, a Molinella, a Cadriano, a Lovoleto, Granarolo, Trebbo di Reno, Vedrana e si abbraccia la uei ov laif di Toto Cutugno che a San Remo cantava "Voglio andare a vivere in campagna". Non più squallide periferie, ma finalmente palazzine o villette a schiera a 15, 20, 30 chilometri dalla città. Tutte uguali, tutte belle, tutti hanno il cane (mica un bastardino, un cane di razza), tutti sono felici, tutti fanno il figlio e si comprano la monovolume. Ma che bello. Mica come quegli stronzi che abitano ancora nella città inquinata invasa da studenti, extracomunitari e spacciatori. Molto meglio svegliarsi tutte le mattine alle sei per salire in macchina, stare in colonna e raggiungere l'amato posto di lavoro per poi tornare a casa alla sera, stare in colonna e di nuovo nella reggia debito che però è un investimento. Tutti chiusi in casa silenziosamente a guardare le partite su Sky, fuori... tonnellate di nebbia, alla faccia di chi abita in centro sopra ai locali pieni di giovani che fanno casino per tutta la notte. Basta con la spesa sotto casa! Vivendo in campagna puoi godere del privilegio che per fare qualsiasi cosa devi avere la macchina sotto al culo, altro che camminare. E' meraviglioso addormentarsi nel silenzio della campagna in attesa di un week end e della bella stagione che permetterà di invitare gli amici. "Finalmente ho una casa dove posso fare le grigliate... a Bologna me la sognavo"

postato da: maso_ alle ore 12:02 | Permalink | commenti (25)
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lunedì, 22 novembre 2004


POSTFAZIONE AL RACCONTO
UN GRAN BUSSO

Quando ho letto il "DIZIONARIO DELLA BOLOGNESITA'" postato da Maso ed aggiornato da molti, l'idea di scrivere una storiella è stata immediata, e spingeva fortemente per uscire. Non avevo mai visto tutte quelle parole raccolte assieme, e penso non le abbia mai viste nessuno. Mi sono messo quindi alla tastiera immediatamente.
Per creare una storia che contenesse tutte le parole (se ne mancano vuol dire che sono state aggiunte dopo il mio post) ho proceduto così:
Come punto fisso ho messo l'incontro tra i due amici in centro che comiciano a chiacchierare. Quindi ho scelto la "gran tomella" come frase chiave d'apertura e "Mo soccia che sfiga!" come frase di chiusura.
Dopodichè ho copiato e incollato tutto il "dizionario" e man mano procedevo con la scrittura ho cancellato dal "dizionario" le parole usate.
Mentre scrivevo, la storia veniva fuori da sola guardando le parole a caso - quasi una sorta di cut-up; io mi sono limitato ad aggiungere dei dialoghi di "connessione" alle parole, pescando quà e là casualmente nella memoria situazioni banali, ma senza pensarci troppo.
La storia praticamente si è scritta da sola, mentre io ero come posseduto dalle parole: un mero "mezzo" di uno SPETTRO...
Quando ho riletto il tutto stamattina, mi sono reso conto che gli avvenimenti raccontati e il modo in cui venivano descritti erano una "summa" di bolognesità totale e le familiari situazioni parevano realmente accadute in qualche momento a qualcuno, in un periodo di tempo che andava dalla fine degli anni '70 ad oggi...

LO SPETTRO DELLA BOLOGNESITA' ESISTE VERAMENTE... NON CI SONO CAZZI... VIVE LI', IN QUELLE PAROLE, E IERI MI HA POSSEDUTO E HA SCRITTO DI SE'... ALTROCHE' "BOLOGNESITA' NO GRAZIE"!!!

INNOVARI (che è stato posseduto dallo Spettro)











postato da: innovari alle ore 11:58 | Permalink | commenti (8)
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lunedì, 22 novembre 2004
GLOSSARIO BOLOGNESE IN PROGRESS

SESSO:
-Goldone: il preservativo. Leggenda vuole che il cav. Goldoni fosse uno dei fondatori della prestigiosa ditta locale Hatù (da 'HAbeamus TUtorem'). Noto anche come 'Gavone'.
-Bocce: le tette. "Lei lì c'ha delle gran bocce!".
-Orello: come suggerisce la rotonda iniziale, trattasi di orifizio circolare, comune a maschi e femmine. Al naturale il suo diametro è di pochi millimetri, ma...

DROGA:
-Fecola: la droga dei ricchi, si diceva una volta.
-Arostina: ganja albanese di pessima qualità che manda odore simile agli aromi per arrosti.
-Plasticone: cioccolato (vedi sotto 'caccolo') di infima qualità, di solito tagliato con la 'paraffa'.
-Mappa o Cartella: una cartina, smoking o rizla o simili. La 'cartella' è anche un cazzotto. 'È partito per primo, ma l'altro ha schivato e gli ha tirato una gran cartella in musta'. La musta è la faccia. ("Lui lì c'ha una musta che non mi piace"). Sinonimo di 'cartella' nel senso di 'pugno' è anche canotta .

ROCK 'N ROLL
-Bàttero: il batterista, of course.
-Manico: musicista di grandi capacità. "Fanno cagare, ma il chitarrista è un gran manico".
-Sbanderno: gran quantità. "Al concerto dei Franz Ferdinand uno sbanderno di gente è rimasta fuori".

(continua) (forse)
postato da: enricobrizzi alle ore 10:46 | Permalink | commenti (7)
categoria:enricobrizzi
lunedì, 22 novembre 2004

UN'ALTRA DISCUTIBILE E-MAIL SULLA BOLOGNESITA' GIUNGE IN REDAZIONE
E’ diventato luogo comune ritenere che la nostra città, nell’Italia di oggi, europeizzata e metropolitana, sia rimasta indietro con i tempi, e la maggiore accusa che a Bologna viene rivolta è quella di provincialismo.
Ho detto luogo comune e non a caso. Infatti per prima cosa è doveroso ricordare che Bologna è nata , ed è sempre stata, una città di raccordo e di congiungimento tra il resto dell’Italia da una parte , e l’Europa dall’altra.
Bologna: la dotta, la grassa e la turrita, questo è l’appellativo di Bologna che tutti conoscono.
Essa, a detta di molti e per certi aspetti inconfutabilmente, non possiede la raffinatezza di città come Roma , Firenze , Napoli, ma non è mai stata , né del resto ha mai rivendicato di essere, un modello di eleganza. Non è mai stata capitale, non ha fatto l ‘Italia, come il Piemonte, ma ha sempre ospitato artisti , pensatori, uomini coraggiosi in tante epoche; ha certamente, e in questo non temo di essere smentita,elaborato gran parte della nostra cultura: grandissimi poeti, i padri della nostra letteratura, grandi giuristi, grandi studiosi della lingua e grandi maestri. Inutile fare i nomi.
Sono noti (Pascoli, Carducci, Pasolini, vissero qui, Leopardi anche; Napoleone ne fece un baluardo ).
E poi certo è anche un po’ bigotta, perché una città del Papa, sempre divisa tra cattolicesimo e giacobinismo; tra Don Camillo e Peppone.
Essa è però un pozzo di cultura e di storia: la sua Università è la più antica del mondo occidentale, insieme con quella di Parigi; la sua tradizione nello studio della Giurisprudenza , delle Lettere e della Medicina è rinomata nel mondo; poi, è una città di bottegai , ma in questo rimane fedele alla sua storia: un cittadina della pianura , uno dei primo Comuni dell’Italia settentrionale, uno dei più importanti luoghi di origine dell’Idea di Comune.
Una città pesante, forse un po’ greve, tutta rinchiusa nelle sue mura, con tradizioni storiche che tutti conoscono ; un solido impianto italico, questa è la sua caratteristica più originale, quella di un solido basamento; contadino da una parte, nobiliare e aristocratico dall’altra; una città di nobili, borghesi , artigiani con una gran voglia di lavorare; operosità che del resto è rimasta, anche in un non so che di matriarcale che ancora resiste in tutto quel fitto tessuto mercantile e mercanteggiante, che mantiene a galla questo grosso borgo; e poi , la voglia di divertirsi, ma anche questa trattenuta nei canoni un po’ carnascialeschi e goliardici del grande borgo medievale, con un clima atmosferico a volte infame, che i portici e i luoghi chiusi e raccolti aiutano a sopportare .
Non vogliamo nemmeno cercare l’ariosità delle serate romane, purtroppo queste no, è vero che non le abbiamo; non abbiamo il fiume, perché abbiamo il canale o i canali; ancora una volta un collegamento, questa volta con il mare, ma sempre per il commercio.
Ma perché fare di questo un miserevole e umiliante confronto? Ad ogni luogo i suoi pregi e i suoi difetti! Non sono mancati i grandi artisti, le grandi scuole di pittura( Carracci); evidentemente si lavora bene anche nella nebbia e nell’umidità .
Poi oggi parliamo sempre del dialetto che scompare, ma tutto sommato, che ce ne importa? Intanto, dove si studia e si fa cultura, lo si può sempre recuperare; è solo una questione di volontà; e poi Bologna non ha mai avuto una lingua bolognese veramente parlata , come il Veneziano, ad esempio; il dialetto era parlato per lo più dai nonni contadini, in sostanza dai nostri vecchi ; ma se questa è la patria del Dolce Stil Novo , e poi di Carducci, e poi di Pasolini, e Guglielmo Marconi, ed Enrico Fermi e poi , e poi e poi: di Gianni Morandi e Lucio Dalla e Guccini: sono artisti, fanno la bolognesità recuperata. Il rimboccarsi le maniche , l’operosità di cui parlavo poco fa; e poi, insomma, è la patria degli studenti, non lo dobbiamo dimenticare: qui si fanno studi, ma anche idee nuove e poi , non possiamo pensare che si debba essere una metropoli per capire come va il mondo: la bolognesità, a mio giudizio, è proprio questo, esattamente questo: il credere che da una piccola postazione si possa dettare legge, si possa osservare con minor fatica la fatica che altri fanno, dovendo essi percorrere grandi spazi e grandi distanze per fare tutto, anche amicizia; è questa la caratteristica della vera bolognesità: la presunzione di essere sempre i migliori, noncuranti del giudizio dei più. E questa, concedetemi, è anche la simpatia della bolognesità . Il non credere ai luoghi comuni, il non ascoltare gli altri, l’andare diritti per la propria strada pensando, anzi essendo certi di avere ragione, anche a rischio di essere derisi dal più vasto pubblico. E sapete che cos’è che fa girare questa ruota? Ma naturalmente il fatto che la storia non ha mai disconfermato questo complesso di superiorità.

Elisabetta Venturi
elibettaventuri@aliceposta.it













postato da: maso_ alle ore 10:09 | Permalink | commenti (9)
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domenica, 21 novembre 2004


UN GRAN BUSSO
- racconto tresc in sleng bolognese -
by INNOVARI

Ero in giro con la biga in centro quando ho incontrato Gino con una tipa. Lei si è messa a guardare i negozi sotto i portici, e a quel punto Gino ha cominciato a tirarmi una gran tomella che ho assecondato volentieri...
"La sbarba è una gran bazza" indicando la tipa.
Io la guardo meglio "A me più che altro sembra una gran babbiona, è brutta che fa i gatti dai... Ma è una sdaura, l'hai vista bene? Fa ghignare i sassi, dai..."
"Effettivamente sembra un po' zia ma è una gran verra!" dice soddisfatto Gino e prosegue "In branda ti fa dei servizi al susanello da sogno: fa delle raspe che sembrano fatte da me e delle pompe con il risucchio. Peccato che ogni tanto mentre la guzzi tira delle bronze che ti rifà il bulbo... ma con la passera!"
"Sei il solito ciccapiatti!"
"E te cosa fai in giro con la biga che non ti ho mai visto? Dove hai messo il ferro?
"Stai buono valà, che con sto bagaglio ieri ho fatto anche un cristo e ho quasi investito un cinno... il ferro è dal meccanico. Mi sono imbussato di brutto due settimane fa... guarda, ne sono successe di ogni..."
"Ti sei fatto male?"
"Guarda, un busso assurdo! Ho spaccato il parabro con la testa, ho dei gran bugni blu dappertutto, ma per il resto niente di che... più che altro la Vespa... per fortuna che sono imbazzato col meccanico che è un manico... è il fratello di mio cugino e che poi mi ha detto che mi fa bene."
"Avrai fatto il solito baggiano che fuma le tronche e risponde al cellulo mentre è in Vespa"
"Proprio te che mi fai la menata... sei il solito zanaro maronaio!"
Gino ironico: "Guardati ben a casa tua, che sei ancora un tamarro incartolato da fagiano dei Cure!"
"A proposito... ti piacciono le mie fanghe nuove di lusso? Comprate in Piazzola... venti carte..."
"Fanno zigare dai, di mucca pezzata... io non le avrei pagate neanche due brustulli... ma dimmi del busso..."
"Hai una paglia che le ho finite? Dopo ne compro un pacco..." mi accendo la paglia e proseguo...
"Niente, avevo un punta fuori dal palazzo dopo la partita - alla fine poi gli abbiamo dato tre bei gnocchi - con due fighe che poi mi hanno tirato il pacco, ho aspettato un po', poi sono andato dal tunno di fiducia a prendere del fumello - un bel caccolo. Avevo sentito gli altri della balotta che erano in un posto pieno di braga e mi hanno detto che si stavano schiodando e che poi ci vedevamo alla Linea.
Pensavo di non avere più broda e ho scosso la Vespa... a quel punto non mi salta via il pirullo delle freccie? Era finito sotto un'altra moto, e appena mi metto a rumigare vicino alla ruota naturalmente arriva il padrone. Un gran marocchino, un pilastrino che faceva una gran landra, che cazzo ne so chi era... sta di fatto che sembrava un brutto uccello, fatto duro e che pensava che gli stessi per inculare la moto.
Io non volevo trovare da dire, ma facevamo degli urli che la metà bastava... abbiamo comiciato ad infamarci, ci siamo dati due o tre cucci, io ho quasi preso una cartella in faccia e stavamo già per prenderci a cartoni, ma ci abbiamo dato un taglio in fretta perchè si era fermata una macchina dei gufi per fare delle multe quindi gliela abbiamo data sù subito, ma ho preso giù la targa."
"Sei il solito maraglio della Barca... Ma il busso poi?"
"Aspetta... ero così fuori per l'incazzatura e le pacche, che ho sono andato giù per via Zamboni in controsenso... quando arrivo all'altezza di Feltrinelli Internascional un omarello non mi attraversa la strada? Per non tirarlo sotto sono andato contro il bidone del rusco, ma non mi sono fatto niente... il vero busso è stato dopo!"
"Cioè?"
"Alla Linea non si tirava su niente e ci stavamo smaronando di prepo, allora siamo andati a fare un classico buson tur alla fiera. Dopo un po' ci siamo rotti i maroni anche di prendere in mezzo i busoni con le nerchie pelose dentro delle mutande trasparenti e degli orelli grossi come delle prugne, quindi abbiamo preso la tange - un zagno bestia - e alla fine siamo andati a San Lazzaro a casa del Tonno per pipparci il fumello in polleggio davanti alla tele... ti dico, lì dalla rotonda del Giovanni Ventitreesimo ci sono delle passere che battono da pogna... da piluccarsi le dita... comunque arrivati dal Tonno abbiamo suonato due o tre volte ma lui non ha dato neanche il tiro; o non c'era o era lì a guzzare. Comuque si era fatto tardi, ho salutato la balotta e siccome erano già le tre e avevo ancora un po'di cassa dalla Linea e non avevo neanche taffiato, ho comprato un bombolone caldo dal fornaio della Lunetta e sono andato verso casa a manetta... solo che per non ingubbiarmi in moto ho slegato due impennate sui viali... beh! Ma non c'era un masagno in mezzo alla strada all'altezza dei Giardini Margherita? E' stato lì che ho fatto il busso sul serio!"
"Mo soccia che sfiga!"


























postato da: innovari alle ore 21:53 | Permalink | commenti (7)
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domenica, 21 novembre 2004

PAROLE DI USO COMUNE A BOLOGNA
UNA SORTA DI DIZIONARIO DELLA BOLOGNESITA'
(by Maso qui ritratto davanti ad un negozio di Via D'Azeglio)

Chi si trova a contatto per la prima volta con un bolognese sentirà uscire dalla sua bocca termini incomprensibili. In questa sezione, con il vosto aiuto vorrei compilare una sorta di dizionario di questo "sleng" che non è dialettale, ma sono parole che a Bologna sono di uso comune sia tra i giovani che tra gli adultolescenti. Vi ringrazio già.

- Arostina: Ganja albanese di pessima qualità che manda odore simile agli aromi per arrosti.
- Babbiona:
Signora molto avanti con l'età che si atteggia da giovane
- Bavaglio: Vedi zavaglio
- Baggiano: Sinonimo di stupido, fessacchiotto. Si utilizza spesso anche baggianello
- Balotta:
La compagnia, il gruppo di amici. "Fare balotta" significa anche fare casino
- Barca: Amore passeggero, cotta. "Mi sono imbarcato di quella tipa lì"
- Barcaiolo: Abitante del quartiere Barca
- Bàttero:
Il batterista, of course. Alcuni dicono il bàtteraio.
- Bazza: Un'occasione. Di solito c'è sempre qualcuno che "ha la bazza" per farti acquistare qualcosa facendoti risparmiare. "Devi comprare la macchina nuova? Chiedi a me che lo dico ha un tipo che ha la bazza per pagarla 3000 euro in meno". Vedi anche Imbazzato
- Bega:
Il pene, ma anche una seccatura. "Questa qui è una gran bega!"
- Berta: Bella ragazza. "Lei lì è una gran berta". Usato anche per definire la vagina, vedi anche penna. Berta è, fra le altre cose, la pistola. "Occhio, che lui lì gira con la berta"
- Bertocco: Cuffia di lana. Quando la cuffia assume connotati ridicoli, il bertocco diventa bertocchino
- Biga:
La bicicletta
- Blé: Il colore blu
-Bocce: Le tette. "Lei lì c'ha delle gran bocce!". Le bocce sono anche le bottiglie. "Dammi una boccia di vino"
-Bona lè:
Basta! Smettila! "Bona lè... hai stracciato i maroni"
- Borazzo:
Smargiasso, burino. Dispregiativo di sborone
- Braga: Di solito viene utilizzato per dire un determinato locale è frequentato esclusivamente da maschi. "In quella discoteca c'è della gran braga"
- Branda:
Il letto
- Brevo: Chi ha pochi soldi dice "Sono al brevo". Il brevo è anche il buco del culo, "al bus dal cul"
- Broda: La benzina
- Bronza: Il peto
- Brustulli: Semi di zucca salati contenuti in buste di plastica
- Brutto uccello: Persona poco raccomandabile o persona che se si arrabbia sono caxxi
- Buccia: Tenacia, coraggio. "Hai una gran buccia..." significa che sei coraggioso
- Bugno: Brufolo
- Bulbo: Si utiliza per definire un'acconciatura molto particolare che identifica una persona. Quando uno si taglia i capelli si è sbulbato
- Busone:
Identifica l'omosessuale ma anche il transessuale. Vedi anche kira e felpa
- Buson Tour: Andare in giro con l'auto in zona fiera a vedere i trans che battono
- Busso: Esplosione, rumore. "Hai sentito che busso?". Utilizzato anche per gli incidenti stradali "Ieri ho fatto un gran busso con la vespa" o ancor meglio "Ieri mi sono imbussato". Busso è anche sinonimo di velocità. "La mia vespa va a busso!"
- Caccolo: Il pezzettino di hascisch da scaldare per farsi le canne
- Camuffa: "In camuffa" significa di nascosto, "Stai in camuffa" vuol dire: non farti troppo notare
- Canappia: Naso pronunciato. Un naso molto pronunciato diventa ovviamente una gran canappia
- Carte:
Sono i soldi. 20 carte quando equivalevano a ventimila lire, venti carte da mille.
- Cartella: Malrovescio, pugno, schiaffone dato a mano aperta, da non confondersi con il cartone. Sinonimo di cartella è anche canotta .
- Cartola: Termine utilizzato per descrivere una persona particolare. Es. "Ah si, lo conosco, è una gran cartola". Notare l'utilizzo del rafforzativo gran. Una gran catola è un cartolone. Vedi anche incartolato
- Cartone:
Pugno. Di solito il cartone lo si da in faccia
- Cassa: Ubriacatura. Quando uno è ubriaco afferma "sono in cassa" oppure "Ho una gran cassa".Quando si esagera la cassa può essere definita cassa molesta.
- Cellulo: Telefono cellulare
- Ciambella: Torta fatta in casa, alcuni dicono giambella
- Cicles:
La gomma da masticare
- Cinno: Bambino, ragazzino
- Ciocàta: Rimprovero, cazziatone. Più correttamente "cioccàta", in cui la doppia "c" viene immolata senza troppi rimorsi sull'altare della corretta pronuncia felsinea.
"Ho preso una gran ciocàta"
- Cioccapiatti: Persona che racconta frequentemente storie non credibili
- Ciozza: Menzogna, bugia. "Mi ha detto una gran ciozza... non era vero"
- Cricca: Lo sporco, da non confondersi con incriccato che significa bloccato. "Mi si è incriccata la schiena"
- Cristo: Quando si cade per terra abbastanza violentemente si dice "Ho fatto un Cristo per terra"
- Cuccio: Spinta
- Di ogni: Di tutto, di più... variegato.
- Fagiano: Così era definito il dark bolognese negli anni ottanta. Il termine fagiano lo si utilizza anche per la persona credulona
- Fanali: Sono gli occhiali
- Fanga : La scarpa
- Farsi: Drogarsi, avere un rapporto sessuale con qualcuno/a. "Ieri mi sono fatto la tipa che ti dicevo"
- Fecola:
La droga dei ricchi, si diceva una volta
- Felpa: Omosessuale, vedi anche Kira
- Ferro: Automobile. Di solito si utilizza questo termine per definire automobili di grossa cilindrata, alchè il ferro diventa un gran ferro. C'è chi utilizza questo termine anche per scooter e moto
- Fresca: Il denaro, sinonimo di pilla
- Foia: Passione spropositata, vedi anche infoiato
- Fuga:
O ancor meglio fughino. Significa assentarsi da scuola senza che lo sappiano i genitori
- Fumello: L'hascish
- Fuori:
Una persona fuori dagli schemi, un mattacchione. "Ma sei fuori?"
- Gaggia:
Mento di notevoli dimensioni e sproporzionato rispetto al resto del viso.
- Gatti: La polvere che si deposita sui pavimenti, soprattutto quella che si deposita sotto ai letti, i cosiddetti gatti della polvere
- Giandone:
Individuo molto alto e sgraziato nei movimenti del corpo. Meno diffuso giando
- Giarone:
Sasso enorme, vedi anche masagno
- Giazzo: Ghiaccio, freddo. Vedi anche zagno
- Giubino:
Con una bi sola, il golfino, il giubbino
- Ghigna: Espressione del volto, la faccia. "Gli ho dato una noce sulla ghigna" significa che gli ho dato un pugno in faccia
- Ghignata: Risata. Dal verbo ghignare, ridere
-Goldone: Il preservativo. Leggenda vuole che il cav. Goldoni fosse uno dei fondatori della prestigiosa ditta locale Hatù (da 'HAbeamus TUtorem'). Noto anche come 'Gavone'.
- Gnocca: Vagina, ma definisce anche la donna. "Soccia, lei lì è una gran gnocca"
- Gnocchi:
Termine utilizzato dagli sportivi. "Gli abbiamo dato tre gnocchi" significa che abbiamo vinto 3-0. In alternativa a gnocchi è corretto anche utilizzare la parola pere.
- Gran: La parola gran la si utilizza per esagerare e per rendere più colorita una situazione. Una gran bazza, una gran gubbiata, una gran taffiata...
- Griccio: Tirchio, tirato, che non vuole spendere soldi. Vedi anche plumone
- Gubbiata:
Significa dormita, poichè il gubbio è il sonno e gubbiare significa dormire
- Gufo: Il viglie urbano
- Guzzare: Avere un rapporto sessuale. "Ieri siamo usciti e abbiamo guzzato"
- Iazza:
Sfortuna, sfiga. "Lui lì porta una gran iazza" si usa per indicare chi porta sfortuna
- Imbazzato: Chi ha le conoscenze giuste per farti risparmiare sull'azquisto di qualcosa
- Imbertare: Significa prima di tutto rubare con destrezza: "Sono stato da Nannucci e l'ultimo dei XXX costava 21 euro, così me lo sono IMBERTATO"
- Impalugare:
Allappare, invischiare. Il giovane bolognese che estrarrà dal suo zainetto il mitico "tortino porretta" o il non meno temibile "buondì classico" (privo dell'effetto lubrificante della marmellata o della copertura di cioccolato) per la merenda si troverà irrimediabilmente impalugato e quindi bisognoso di ettolitri di liquido amalgamante.
- Incartolato: Molto elegante o eccessivamente pacchiano
- Incriccato: Significa fisicamente bloccato. "Mi si è incriccata la schiena"
- Infoiato: Esageratamente appassionato di qualcosa. "Quello lì è un gran infoiato del Bologna". Infoiato può essere sinonimo di infatuato, innamorato
- Intappo: Abbigliamento particolare, look. "Ma come ti sei intappato?"
- Intortare:
Circuire, ammansire con discorsi possibilmente lunghi e fastidiosi a fini persuasivi. La pratica dell'intorto è tipicamente attuata dal giovane che dà prova di prorompente logorrea alla fanciulla al fine palese di ottenere favori di natura sessuale.
- Kira: Omosessuale, vedi anche busone o felpa
- Landra:
Puzza
- Lavoro: Cosa che fa meravigliare molto, che crea stupore, un'oggetto o una persona strana; riferito anche a qualche brutta storia di cronaca o a fatti tipo terremoto, uragano, delitti di gelosia, ecc.
" Mo che Lavoro!!!" detto anche lavurir; "Mo che lavurir!", "Mo cosa mi dici? E' un brutto lavoro!"
- Lesso:
Tipo scarsamente sveglio. "Lui lì è un gran lesso"
- Manico:
Musicista di grandi capacità. "Fanno cagare, ma il chitarrista è un gran manico"
- Mappa o Cartella:
Una cartina, smoking o rizla o simili. La cartella è anche un cazzotto. 'È partito per primo, ma l'altro ha schivato e gli ha tirato una gran cartella in musta'.
- Maraglio: Perosona poco raccomandabile, teppista, o chi si atteggia a tale status. A tratti violento
- Marocchino: Utilizzato per definire in maniera dispregiativa chi proviene da una regione del sud e a volte anche del centro Italia
- Maronaio: Colui il quale ha sempre qualcosa da obiettare e di conseguenza pianta dei casini ad ogni occasione
- Maroni: Le castagne, ma più spesso vien utilizzato quando si sbotta "Che due maroni!" con una erre sola
- Masagno: Sasso enorme, a volte viene utilizzato questo termine per definire un oggetto molto pesante od una persona corpulenta
- Mela: La testa. Spesso si utilizza melone. "Sono fuori di mela" oppure "Sono fuori di melone"
- Musta: La faccia. "Lui lì c'ha una musta che non mi piace"
- Nerchia:
Pene. Diffuso anche il termine uccello
- Noce:
Era (è) il pugno dato in testa con le nocche delle dita. Ora desueto, ma un tempo: ''Oh, cinno ! Savut ? Na nus ?''
- Oca:
Altra parola per definire il pene. "Dare dell'oca" significa penetrare
- Omarello: Individuo anonimo, spesso un pensionato che ostenta luoghi comuni o che guarda i lavori stradali con le mani dietro alla schiena
-Orello: Come suggerisce la rotonda iniziale, trattasi di orifizio circolare, comune a maschi e femmine. Al naturale il suo diametro è di pochi millimetri, ma...
- Orzo: Orzo significa sconfitta, paga, legnata. Usatissimo ancora adesso.''Gli abbiam dato del gran orzo '' puo' significare, a seconda del contesto, li abbiamo battuti o li abbiamo menati di brutto.
- Paglia: La sigaretta
- Palazzo: Il palasport. "Domani andiamo a vedere la Virtus al Palazzo"
- Panettone:
Bulbo rigonfio o cotonato in modo eccessivo. "Guarda che panettone che hai!"
- Parabro: Il parabrezza dello scooter o della vespa
- Passera: Vagina. Di uso comune anche gnocca
- Pastella:
Termine usato dai fumatori di canna per definire la tipica bocca asciutta che viene dopo aver fumato, "ho una gran pastella, mi bevo un estatè"
- Penna: Bella ragazza."Lei lì è una gran penna"
- Piazzola: Il mercato che si tiene in Piazza VIII Agosto nei giorni di venerdì e di sabato. Alcuni dicono "Vado in Montagnola"
- Pilastrino: Di solito è un maraglio che vive al quartiere Pilastro
- Pippa: Sinoonimo di masturbazione. "Mi sono fatto una pippa". Viene utilizzato anche per mandare a quel paese qualcuno "Vai a fare delle pippe"
- Pirullo: Pallino, qulacosa di indefinito che sporge da una superfice. Sinonimo di coso
- Plasticone:
Cioccolato (vedi sotto 'caccolo') di infima qualità, di solito tagliato con la 'paraffa'.
- Pacco: Una fregatura. "Mi ha tirato il pacco" significa che mi ha fregato, oppure che non si è presentata/o ad un appuntamento dove io la/lo stavo aspettando
- Paltò: Il cappotto, detto anche paletò
- Patacco: Adesivo. A volte si utilizza patacchino o ancor meglio patachino
- Penne: Le impennate con la motocicletta "fare le penne"
-
Pezza: Vedi Tomella
- Piattola:
Persona noiosissima ed appiccicosa
- Pilla: Sono i soldi. Pillloso è chi ha tanti soldi, "Fare della pilla" significa arricchirsi
- Piluccare: Leccare. Alcuni usano anche spiluccare
- Pistolone:
Fessacchiotto
- Plumone: Tirchio, tirato, che non vuole spendere soldi. Il tirchio "ha della gran pluma". Vedi anche griccio.
- Pogna: Masturbazione maschile, vedi anche raspa
- Polleggio: Il relax. Una persona rilassata e tranquilla la si definisce polleggiata
- Pompa: Fellatio
- Porra: Spinello, vedi anche tronca
-
Prillo: Girare su se stessi, colpo da maestro, passo di danza
- Prillone: Un forte giramento di testa
- (di) Prima: Di tendenza, pregiata. "una camicia di primissima"
- Punta: Appuntamento
- Racchia: Donna molto brutta e anche un pò anticatica. Per accentuare si usa gran racchia o racchiona
- Raspa: Sinonimo di pugnetta. Quando ci si masturba ci si "tira una raspa"
- Riga:
Basta, finito. A volte si preferisce il termine raiga. Vedi anche bona lè
- Rusco: La spazzatura, l'immondizia
- San Michele: Il trasloco
- Sandrone: Un tipo grande e grosso e stupido. Ma un sandrone è anche quello che si tirano gli adolescenti maschi per calmare i bollenti spiriti (vedi raspa)
- Sbadilata: Una gran quantità, soprattutto materiale; montagna: di roba, in tutti i sensi, concreto e astratto; una montagna di roba da studiare, o da stirare
- Sbanderno: Gran quantità. "Al concerto dei Franz Ferdinand uno sbanderno di gente è rimasta fuori"
- Sbarba: Ragazzina. Le adolescenti, l'adolescente maschio è lo sbarbo. Insomma, gli sbarbi
- Sbarellare: Impazzire per una cosa o una persona simpatica "Gino mi fa sbarellare". Al posto di sbarellare, alcuni utilizzano sdraiare.
- Sborone: Persona sbruffona eccessivamente piena di sè
- Schiodare: Andarsene via. "Schiodiamo?"
- Sdaura:
Una signora di una volta, la propria consorte
- Sfrombolare: Gettare via, lanciare. Verbo che ben descrive gesti plateali e definitivi volti all'eliminazione fisica di qualsiasi oggetto divenuto inutile o comunque sgradito. Indica nache una catuta. "Sono sfrombolato per terra" oppure "Ha fatto un gran sfrombolo giù dalla finestra"
- Sgabuzzo: Ripostiglio, sgabuzzino
- Sgamato: Scaltro, furbo, che la sa lunga. "un tipo sgamato". Essere sgamati significa anche essere stati scoperti mentre facevamo qualcosa che non andava bene "Non avevamo studiato niente ed il prof ci ha sgamati"
- Sghetto (andare di):
Espressione volta all'identificazione di contesti fortunosi che hanno consentito il concretizzarsi di eventi altrimenti improbabili. "Mi è andata di sghetto"
- Slegare: Picchiare, vincere una sfida. "Li abbiamo slegati cinquanta a zero". Quando invece si ammette umilmente una sconfitta si dice "Ci hanno slegato cinquanta a zero"
- Slego:
Assolo di chitarra o generico virtuosismo
- Slumare: Guardare o essere guardati
- Smaronato: Persona annoiata. "Mi sto smaronando"
- Soccia: Lo si dice quando si è stupiti, un pò come dire accipicchia! Sovente viene sostituito dal dialettale Socmel!
- Soppa: Sostituivo di soccia o socmel, ma meno sguaiato e senza riferimenti sessuali. "Soppa che bello!"
- Sorbole: Espressione balanzoniana tipo soccia, ma non volgare
- Spada:
La siringa usata dall'eroinomane per farsi
- Spaghetto: Un'enorme paura che poi si è risolta in lieto fine. " Ho avuto una fifa bestiale" diventa "Mi son preso un ran spaghetto"
- Spagogno: Una persona brontolona e spesso scontenta, anche per piccole cose.
- Spanizzo: Persona che si fa notare, che non si tira indietro, che osa in maniera evidente ma comunque degna di ammirazione. Lo spanizzo non è da confondersi con lo sborone in quanto non comprende l'accezione negativa caratteristica di quest'ultimo
- Sportina: Sacchetto di plastica che si usa per fare la spesa
- Stracciare: Vomitare. Il vomito è lo straccio
- Susanello: Usato per definire una persona massiccia e nerboruta, ma soventemente definisce un pene. "Attaccati a sto'susanello"
- Taffiata: Mangiata. Anche questo termine se associato alla parola gran assume connotati esagerati. In bolognese il taffio è il cibo
- Tamugno: e' il gergale di grosso
- Tange: Poco diffuso, indica la tangenziale
- Tarazzo: Cafone, arricchito o non ancora, chi ha cattivo gusto ed è anche un po' ignorante
- Tirapacchi: Colui il quale tutto le volte che si organizza qualcosa non is presenta all'appuntamento o declina all'ultimo minuto. Un tirapacchi è anche chi vende merce per fregarti
- Tirella: Erezione mattutina o manifesto stato di eccitazione maschile
- Tiro: Pulsante elettrico cheserve per aprire portoni e cancelli
- Tomella: Si usa per definire quando una persona logorroica ha iniziato a parlare con te e non finiva più. "Mi ha tirato una gran tomella". Al posto di tomella, spesso viene utilizzato il termine pezza
-
Tronca: Lo spinello
- Tunno: Identifica il tunisino che spaccia la droga
- (di) Ultima: Non di tendenza, non pregiata. "una camicia di ultima"
- Urcia: Orecchio
- Usta: Intelligenza, testa. "Per fare l'avvocato ci vuole dell'usta..."
- Verra:
Ragazza di facili costumi che a letto ci sa fare
- Verziculo: Tipica mossa micidiale che si faceva all'amico nel momento in cui entrando in auto per accomodarsi nei sedili di dietro (auto a 3 porte) doveva stare col culo in fuori ed irrimediabilmente il più bastardo del gruppo, unendo le mani a mò di preghiera, con un colpo secco, lo colpiva con la punta delle dita delle mani unite, in pieno retto. Da lì "verziculo" (dolorosissimo per chi lo subisce ma fonte di enorme ilarità in balotta).
- Viaggio: "Farsi il viaggio di..." vuole dire atteggiarsi a qualcuno, darsi delle arie. Es. Quella tipa lì si fa un gran viaggio
- Volerne: Essere interessati a qualcuno/a o essere oggetto dell'interesse di qulacuno/a. "Ne voglio a pacchi" oppure "Ne vuole a pacchi da me"
- Zacagno: Coltello a serramanico
- Zagnare: Rompere, infastidire. Tipico è "zagnare i maroni" dove l'azione si eleva ad una forma catartica ed universale che colpisce inevitabilmente le parti più intime e sensibili della corporalità maschile
- Zagno: Il freddo pungente, ma anche il vento
- Zanaro: Così era definito il paninaro bolognese
- Zavaglio: Indica indifferentemente qualsiasi oggetto (o persona) con accezione negativa. Definisce sinteticamente la condizione di attrezzo inutile il cui unico attributo è quello di possedere un peso senza, nonostante tutto, svolgere correttamente la propria funzione. "Cos'è quel zavaglio lì?"
- Zia: Donna o ragazza anonima con modi di fare da vecchia, zitella. Oviamente esiste anche lo zio
- Zigare:
Piangere. Il pianto è la zigata




































































































































































































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sabato, 20 novembre 2004

ANCORA CONSOCIATIVISMO BOLOGNESE...

Alla fine dello spettacolo, l'anziana signora si è avvicinata a me e mi ha detto: "Voi giovani siete troppo cinici" ed io le ho risposto "Ma io non sono giovane...", poi me ne sono andato a parlare con gli altri.
Tutto questo perchè ho spiegato all'ex assessore all'urbanistica Carlo Monaco che quando sento la parola Tempo Libero, rifletto sul fatto che "l'altro tempo" non sia affatto libero, quindi siamo molto meno liberi di quanto crediamo di essere. Cosa se ne fa della libertà una persona che non può disporre del proprio tempo?
E alla fine cos'è successo? Che gli assessori mi hanno pure dato ragione e la mia misera e banalissima provocazioncina è svanita nelle chitarre dei Tafans.
Anche Enrico Brizzi ci ha provato a smuovere un pò il politico di centro sinistra Andrea De Maria, ma non sono servite a nulla le sue parole dove spiegava di aver trovato chi pubblica i suoi libri fuori da Bologna. Bel discorsetto politico rassicurante, politicalli correct e disimpegnato scivolato nel dimenticatoio tra le note dei Prostathas. Stefano Cavedoni e Federica Ugolini (unadelledonnepiubelledibologna) hanno coinvolto la platea grazie agli interventi del bottegaio Tamburini che ha parlato della sua cover band "I ciccioli" e di  Dante De Paz che ha raccontato qualcosa della sua vita privata. Il comico Bruno Nataloni ha messo il dito nella piaga nei tic del bolognese medio che ostenta il suo cellulare con quattro tacche anche quando è spento, Eros Drusiani ci ha deliziato con le sue poesie e Federico Poggipollini accompagnato dai suoi cugini ha proposto il suo brano "Bologna Piove" ed una pesonalizzata versione di Kakkole (con tre kappa) degli Skiantos. Una bella serata, tutti (Nino Campisi compreso) ci hanno fatto i complimenti, grazie, ui lav iu, ma a noi questi politici (gran brave persone, niente da dire sul piano umano...) che non si capisce qual'è quello di destra e quello di sinistra che continuano a governare la nostra città in totale sintonia non ci hanno convinto. Nella puntata del 3 dicembre premeremo il piede sull'accelleratore cercando di spazzare via questo consociativismo bolognese apparso con disinvoltura nelle prime due puntate di Format Live.




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sabato, 20 novembre 2004


Valerio Zekkini - Seconda Puntata

Del Zekkini come uomo e come "artesta" ci sarebbero mille altre cose da dire, ma le riserverò per una puntata successiva. Questa volta preferisco fare parlare la sua poetica. Si tratta del testo di una delle canzoni incise con la prima formazione della Post Contemporary Corporation: Zekkini, Oleastri, Parisini.
Oggi la formazione è stata rifrescata e il Pavone ha dato il cambio a Parisini alla chitarra.

BOB MARLEY ERA UNA BRUTTA PERSONA

Mentre polverosi e pesanti volumi
giacevano immoti in remoti scaffali da tempo immemorabile
i più prestigiosi intellettuali della nazione
si inculavano a vicenda
a turno
distrattamente e di malavoglia
incuranti
dell'incombente minaccia
dell'arabo con la scimitarra
dell'indio con la cerbottana
del negro col macete
del giudeo che manovra la finanza planetaria.
E gli onesti padri di famiglia
tiravano avanti come sempre
bacipile e baciastivali di giorno
sodomiti e puttanieri di bocca buona di notte.
E le majorette della maggioranza silenziosa
cantavano in coro:
"ognuno ha quel che si merita!"
Nessuno
si aspettava
che riemergesse dall'ombra
una nuova
necessaria ondata
di vitalità
BARBARICA!

(Valerio Zekkini)




























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