
Nella foto: Altero in via Indipendenza
ALTERO, PIZZA SOPRAFFINA
Volevo scrivere un post sul Coffy e i centri sociali, ma devo dire di non aver ancora capito bene, quindi mi astengo. Propongo invece una recensione (adesso ricominciamo anche con quelle) perché l'inverno arriva e non ci vogliamo trovare scoperti.
Tra i grandi locali bolognesi spicca per qualità, simpatia e perseveranza la mitica pizzeria Altero, vera e propria colonna della bolognesità. Prima che pizzaltaglio, krokmessiè, kebab, falafel e altre diavolerie forestiere invadessero la zona universitaria, Altero si stagliava solitario, dal 1957, su via Indipendenza e via Ugo Bassi, in due punti strategici del pomeriggio bolognese. Un tempo la gamma delle pizze era assai più ristretta rispetto all’oggi, e la margherita singola piegata su se stessa – con la sua pasta alta e soffice, la mozzarella che si raccoglieva sul fondo del cartoccio (e che andava poi finita a mano), il pomodoro saporito, il magico origano – era un vero e proprio miraggio per noi barcaiuoli che al sabato pomeriggio prendevamo l’autobus per andare in centro.
Altero, tra l’altro, è uno dei pochi posti in centro a servire ancora oggi la spuma al bicchiere (cedro e chinotto). Una differenza fondamentale tra i due Alteri è che in via Ugo Bassi sono sempre polleggiatissimi, mentre in via Indipendenza sono skizzati. Il primo è anche frequentato da una fauna più interessante, etologicamente parlando, del secondo. Per me poi, Altero è fondamentale, perché è il primo locale in assoluto di cui io abbia ricordo. Avrò avuto sei anni, non di più, e mio papà mi portò all’Altero in via Indipendenza a mangiare una pizza, dicendomi: «Questa pizza è buona, ma il locale è malfamato». Io mi sentii molto eroico, e il giorno dopo scrissi in un tema, ero in prima elementare: «Ieri sera ho mangiato la pizza malfamata». Altero ha filiali in viale Ceccarini, Riccione (aperto tutto l’anno), a Piacenza e addirittura su Internet!

































