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mercoledì, 30 novembre 2005

bar

Nella foto: il bar pasticceria san Mamolo


IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE SOCIALE:
PARLANO LE ELITE

Mentre noi spandiamo la nostra modestia su temi come immigrati, stupri e integrazione, le élite cittadine riflettono. E parlano. Riporto parola per parola, e senza commenti, una conversazione di cui sono appena stato testimone in un bar di porta san Mamolo.
Personaggi, tutti bolognesissimi, in ordine di apparizione:

Il brizzolo: bel signore ricco e fighetto sui 45, probabilmente divorziato.
Barista: mitico barista invincibile e immune a qualsiasi malattia.
Il dottore: così chiamato dal Barista, grasso e senza cravatta.
I figli del brizzolo: maschietto e femminuccia preadolescenti, non aprono bocca.
Il cane del brizzolo: barboncino orrendo che cerca di mangiare i miei stuzzichini.
La bella figa: bionda innaturale con pellicciotto corto e scarpe leopardate, sui 45, rovinatona ma ricca.
Lo sfigato nell’ombra: finto Bergonzoni che sta seduto nell’ombra e commenta con i luoghi comuni più comuni del mondo. Qui è lui lo spettro della bolognesità.

(Scena: SUV con le quattro frecce sul viale. Negroni e stuzzichini sul banco)

Il brizzolo: Il problema è che il ristorante cinese fa schifo
Barista: Vi porto io dal cinese… vi faccio fare un menù speciale. Astice alla catalana…
Il dottore: Ou, ma io vengo coi miei figli, quelli mangiano due stronzate…
Barista: Sì, sì, a loro diamo gli involtini primavera, son di cartone…
Il brizzolo: Sì, ma occhio eh, che non ci fai spendere!
Barista: Ma dai, fidatevi di me. Prima prendiamo dei spaghetti di soia…
Il brizzolo: Ma fanno schifo!
Barista: No, no, sono buoni, alla piastra, poi prendiamo delle verdure piccanti che te le danno col mescolo sul riso in bianco…
Il dottore: Allora a posto, andiamo martedì, siamo in sei…
Barista: Mio figlio che ha nove anni ne ha mangiati due mescoli… E sua moglie, dottore, non la porta?
Il dottore: Mia moglie? Quella in un ristorante cinese non ci mette neanche piede.

(Il brizzolo si avvicina alla cassa per pagare)

Il dottore (a mezza voce): E anche domani devo andare a Taranto… Sono sempre in Puglia…
Il brizzolo: Bello, no?
Il dottore: Beh…
Barista (rivolto a Il brizzolo): Ou, e poi mangiamo solo pesce, che io il nonno non lo voglio micca mangiare!
Il brizzolo: Il nonno?
Barista: Oi!!! Non lo sapete che i cinesi fan così, quando muore un vecchio riciclano la carta d’identità con un altro cinese, poi il nonno lo tengono in frigo e lo fanno a fette…
Il brizzolo: …al posto del pollo!
Barista: Esatto!

(Ridono molto)

Lo sfigato nell’ombra: A me il pollo cinese piace.

(Escono Il dottore e Il brizzolo con figliame vario. Entra La bella figa)

La bella figa: Io al cinese mangio solo le verdure, son così buone… e poi lo sanno tutti cosa ci mettono nella carne.
Barista: Ah, lo so io, ci metton di tutto.
Lo sfigato nell’ombra: A me piace… Ha una bella consistenza, strana…
La bella figa: Ma che bisogno c’è poi di mangiare il pollo? Al massimo il maiale…
Lo sfigato nell'ombra: Occhio, però, che la carne umana sa di maiale… Per esempio gli arabi dicono sempre che noi europei sappiamo di maiale!
La bella figa: E loro sanno di testa di cazzo, con quello che fanno… Valà valà. Io con l’esperienza di mio padre ho imparato che a mangiar carne viene il cancro.
Barista (che ancora ride per la “battuta” sugli arabi): È vero!
Lo sfigato nell’ombra: No, non è vero. A Baricella per esempio mangiano solo carne e sono tutti centenari.
La bella figa: Una volta! Adesso a Baricella si mangia solo zuppa di cipolle, carissima, 16 euro, costa come i tortellacci al tartufo di Rodrigo!
Lo sfigato nell’ombra: Ma io dicevo nelle case, non nei ristoranti.
La bella figa: Io la carne non la mangio.
Barista: Neanch’io.
Lo sfigato nell'ombra: Tutto quel che si muove si mangia… Quel che non ammazza ingrassa.
La bella figa: No, no, finché c’è un po’ di sporco non mi formalizzo, ma il pollo dei cinesi non lo mangio.
Barista: Brava.

(Sipario. Applausi)

postato da: PonyLuna alle ore 20:32 | Permalink | commenti (152)
categoria:
martedì, 29 novembre 2005

clicca per ze dark said ov zis baracchina

BARACCHINA BIFRONTE*
*(per chi non capisce l'italiano, significa Duble Fàs)

il 14 giugno di un anno qualunque, una coppia siede felice ai tavoli di una baracchina in via Massarenti 118.

Squisiti questi maròni dice lei
Guarda che è cocomero replica imbarazzato lui.
Tutti uguali voi uomini, non ascoltate mai! urla lei, andando via incazzata.

Troppa droga?
La selezione naturale sta cominciando a fare effetto?

No, più semplicemente da Giugno ad Agosto si vendono meloni e cocomeri mentre dal 15 Ottobre al 10 Gennaio si servono caldarroste a balùs...
Un geniale adattamento alla stagionalità dei prodotti venduti

Gira voce che i titolari Alessandro e Marco in inverno gestiscano un villaggio turistico (resort per i più esterofili) affidando la gestione ad anziani felicissimi di essere sfruttati (forse loro parenti).

La baracchina è un locale che vi consiglio di visitare, magari prima di andare ad ascoltare gli aristofrikkissimi artisti che suonano nell'attiguo pabb Uolf (conservate i maròni bacati da lanciare sul palco, per dimostrare quanto apprezzate il saund)

postato da: Chavi alle ore 19:39 | Permalink | commenti (21)
categoria:max bartender
lunedì, 28 novembre 2005


SAN PETRONIO
LA CHIESA DELLA CITTA’ E NON DELLA CHIESA


Categoria: bolognesità ARTE
Sottocategoria: arte, storia
Matrice: religioso / politico / architettonica

È tantissimo che medito questo post. La Laicità di Bologna: l’essenza stessa della Città, ben prima che della bolognesità, ma anche argomento difficile, mille sfaccettature politiche, culturali, corporative e anche – ovviamente - religiose.
Mishmèsh ha posto fine alla mie titubanze, e quindi adesso vi sciroppate la digressione storico-politico-architettonica.

Perché, anche se non sei nato a Bologna, dopo un po’ lo impari da solo: BOLOGNA è stata, è e sarà sempre una città fondamentalmente laica.
Laica?!?! Ma se c’era Biffi che impazzava a destra e manca che sembrava Savonarola redivivo? Ma le chiese, i conventi, le abbazie ci son pure, sparse qua e là?!? E la Società Cattolica di Assicurazioni che possiede una quantità di case da far impallidire?
Sì sì certo, però a Bologna c’è SAN PETRONIO.
La chiesa laica, cruccio infinito per il Vaticano, imbarazzo inenarrabile per il Clero locale, deve a questo suo status (un po’ strano se vogliamo) la facciata incompleta e le avventure che per 5 secoli (5 capito?!?!?) l’hanno vista protagonista. Capirete quindi che la vicenda è un po’ lunghetta qui mi limiterò solo a dare una panoramica generale.


Dunque, che cosa è successo? E’ successo che alla fine del Trecento il Governo dei XVI Riformatori dello Stato di Libertà  riconquista l’autonomia dalla Chiesa e assolda un geniale architetto bolognese, Antonio di Vincenzo, che, oltre a progettare e seguire i lavori di altri millanta edifici – che poveretto doveva essere stressatissimo – si applica con amore a pensare un progetto grandioso per la Chiesa dedicata al Santo della Città: San Petronio.

La Basilica, nella mente di questi governanti bolognesi, doveva rappresentare il potere locale in contrapposizione al potere del Vaticano - che in quel periodo di potere ne aveva anche troppo – che aveva il suo (oggi orrido) Duomo in posizione nettamente più sfigata e decentrata.
Un tempio imponente, da fare rimanere a bocca aperta concittadini e visitatori, che traducesse visibilmente l’orgoglio e l’indipendenza di questa città, la sua capacità di autodeterminazione. 
Insomma, capita l’antifona Antonio tra mille tripudi apre il cantiere nel 1390, ma da subito i lavori procedono lentissimi, una roba che non vi dico e non vi sto a raccontare. Nel corso dei secoli, uno stuolo di architetti, scultori, pittori fu assoldato dall’affannatissimo – e spesso squattrinato ma non meno caparbio - Comune chi per completare il rivestimento marmoreo, chi per dipingere le cappelle, chi per progettarne il completamento fino a farla diventare più grande e magnifica di San Pietro.
Arriviamo alla metà avanzata del ‘500, siamo in pieno Concilio di Trento. E qui il potere eccelsiastico non tollerò più.
Papa Pio IV parlando con il suo legato il Cardinal Carlo Borromeo deve aver detto: “cazzo (no, non deve aver detto così l’avrà pensato ma in verità disse:) santo cielo, come osano? Qui bisogna far qualcosa, questi qui non ci stan più con la testa, bisogna proprio che ci imponiamo (strano!) con la forza, visto che fra l’altro abbiam molti più soldi di loro”. E ordinò la costruzione dell’Archiginnasio ufficialmente per unificare in un’unica sede lo Studio universitario, in verità perché così bloccò senza più possibilità il progredire del cantiere (e se andate lungo via dell’Archiginnasio potete vedere la famosa finestra troncata a metà) e la Chiesa potè controllare da vicino questo strano luogo cittadino che sfuggiva non si sa come alla loro giurisdizione.

Sì, perché sempre e comunque, San Petronio continuò ad essere amministrata come un’istituzione comunale tanto che era usata anche come ritrovo pubblico, una specie di piazza al coperto, come tribunale, come luogo per cerimonie varie.
Siamo all’epilogo: 564 anni dopo la posa della prima pietra e 562 anni dopo la celebrazione della prima messa, cioè nel 1954 il Cardinal Lercaro consacra San Petronio con grande sorpresa dei bolognesi che non sapevano che il “loro Duomo” era in realtà sconsacrato.
E così finì questo episodio unico della storia italiana. Ma è poi finito davvero? Siamo ancora una città laica?


postato da: lasima alle ore 23:13 | Permalink | commenti (120)
categoria:lasima
lunedì, 28 novembre 2005

DEDICATO A CHI CREDE ANCORA
NELLA POLITICA E NEI MASS MEDIA

La campagna elettorale del futuro sindaco di Bologna Zefram Cocren è appena cominciata e la discussa testata L'INDIPENDENTE parla di lui nel discusso articolo CI SALVERA' IL PARTITO FANCAZZISTA. Ed è solo l'inizio

Scarica l'articolo 
Zefram Cocren

postato da: maso_ alle ore 22:37 | Permalink | commenti (22)
categoria:maso
domenica, 27 novembre 2005

Puttane retrò
Nella foto: visto come va il dibattito, la foto si inseriosisce


STUPRI, TUNNI* E SOLUZIONI
Una modesta proposta

Ovviamente ha ragione Brizzi, e non voglio aggiungere altro all’indignazione e all’analisi che è già stata fatta. Però, però, quando poi passiamo alle idee per risolvere problemi agghiaccianti come lo stupro – che insieme alla violenza sui bambini è in assoluto il crimine più grave e orrendo, senza se e senza ma – siamo sempre al punto di partenza. Evirazione, borgheziate varie, castrazione chimica, telecamere, eccetera eccetera, in una discussione da bar compiaciuta quanto sterile (e modesta ovviamente).

Senza avanzare nulla di mio, volevo rendere edotti i lettori dello Spettro di un paio di “curiosità” storiche che forse potrebbe aiutarci a capire (e a risolvere parzialmente) la questione. A cavallo tra Quattro e Cinquecento, nelle cattolicissime città medievali si erano posti esattamente il nostro problema. Leggete e riflettete sulle parole di John Bossy, uno dei maggiori storici del Cristianesimo di epoca riformistica:

Nel Quattrocento «molte città meridionali [d’Europa] assunsero nei confronti della prostituzione un atteggiamento assolutamente coerente (…) Esse aborrivano nell’adulterio e nella violenza carnale gli effetti perniciosi della lussuria (…) Per questo decisero che era loro dovere cristiano autorizzare e gestire un sistema adeguatamente sorvegliato di prostituzione pubblica, in aggiunta a quello già fornito dai bagni [cioè privato]» (J. Bossy, L’occidente cristiano 1440-1700, Einaudi, 1990, pp. 48-49).

L’idea, per dire, è che se sei giovane, immigrato, emarginato, magari sporco, povero e vestito male, sarà mooooolto difficile trovare da scopare, e dopo un mese, due mesi, tre mesi, quattro mesi di pugnette magari ti salta la testa e violenti una – il che, lo dico per i distratti, non giustifica in alcun modo lo stupro, ovviamente. Per prevenire quelli che commenteranno dicendo che così non risolvere nulla perché “loro” sono diversi da “noi”, riporto anche una citazione dall’ottimo libro di Gian Antonio Stella, L’orda, che magari potreste farvi regalare per Natale:

«La maggior parte dei nuovi arrivati [gli italiani] anche se si definiscono cattolici non sanno affatto cosa si intende per vita cristiana. Per loro la domenica è un giorno di festa, non un giorno sacro; il bere è un dato di fatto; la moralità sessuale ha scarsa considerazione tra gli uomini; e per quanto riguarda la loro opinione sul valore della verità, meno si dice meglio è» (testimonianza americana dei primi del ‘900, citata in G. A. Stella, L’orda, Rizzoli, 2002, p. 258).

Addendum dopo i primi 9 commenti: Non penso affatto che questa sia una soluzione, geniale o meno, tanto che ho sottolineato che non è una MIA proposta, e che è anche modesta. L'idea del post è: in società diverse si è affrontato il problema in modi diversi e con impostazioni diverse. Il vero punto è: questo è un problema specifico di alcune situazioni, società, culture? Nooooooo. C'è sempre stato, c'è adesso e sempre ci sarà. Quindi, l'unica strategia è una sorta di riduzione del danno. Non certezza della pena, che non ci può essere e al disperato non fa nessuna differenza. Non telecamere che non servono a un cazzo. Non sputare sui bolognesi, che in realtà c'entrano ben poco. Mah.

* NB: ho scritto “tunni” perché mi suonava bene, ma ovviamente mi riferisco all’universo-mondo degli immigrati maschi e giovani.


postato da: PonyLuna alle ore 19:57 | Permalink | commenti (191)
categoria:
sabato, 26 novembre 2005

SIRIO O RITA?

Come ben sappiamo, Sirio è la simpatica telecamera che controlla gli accessi al centro dalle 7 alle 20, mentre Rita è quell'altra simpaticona che controlla le corsie preferenziali 24 ore su 24. La telecamera che vedete nella foto, si chiama Sirio, ma potrebbe essere anche Rita, solo che so che questa si chiama Sirio. Tutte le modeste polemiche sulle discusse telecamere le conosciamo tutti, ma forse non sappiamo che le telecamere installate sulla T (Via Indipendenza, Via Rizzoli, Via Ugo Bassi) sono delle Rita e non delle Sirio. Penso a tutti quelli che hanno fatto il seguente ragionamento: "Grande .... nei uichend che precedono il Natale Sirio è spento e così posso entrare con l'auto in centro". Sapete cosa significa questo? Significa che se passate a qualsiasi ora con la vostra macchina in ze senter ov ze siti (la T) vi arriva una multina maggiore uguale a 71 euro. In questo momento cerco di ricostruire se sono per caso passato con l'auto a fare le vasche in cento alla notte, ma mi sembra di no. Sono ancora sconvolto. Pensavo fosse Sirio invece era Rita.

postato da: maso_ alle ore 13:37 | Permalink | commenti (22)
categoria:maso
venerdì, 25 novembre 2005

LA MODESTA INDIFFERENZA BOLOGNESE

Nell'indifferenza pressochè totale dei tatticissimi scioperanti del uichend lungo, Enrico Brizzi ha scritto un commento molto interessante che qui riportiamo:

Ma voi cosa ne pensate del fatto che quando succede qualcosa di grave a Locri, i ragazzi di Locri si mobilitano, mentre qui da noi capitano tre aggressioni in una notte di cui una gravissima ai danni di una ragazza, e noi continuiamo a fare sottigliezze sociologiche, beandoci di scoprire dove corre la sottile linea rossa fra aristofreak, tupazz, umarell e 'regolari'?
Qualcuno ha ancora il coraggio di dire che"va bene, va bene così"?
Non esiste una soluzione intermedia fra le ronde di mazzieri e l’indifferenza più pavida ?
Non rispondete, vi prego, "l’integrazione" o "la forca", ché confondere le risposte a lungo termine con le emergenze ha già fatto danni in tutta Europa.
Io risposte non ne ho, ma provo vergogna per una città che subisce in silenzio, eventualmente appaltando la propria cattiva coscienza a una fiaccolata degli xenofobi di Lega, Ku Klux Klan e Partito Socialista degli Uomini Bianchi.
Non credo serva essere xenofobi, per provare orrore di fronte ad aggressioni a mano armata e stupri, e questo a prescindere dal fatto che l’aggressore (o la vittima) abbia la pelle bianca, nera o color caffelatte.
Credo che l’orrore per l’umanità calpestata, quando si trasforma in giusta indignazione, non dovrebbe avere colore, né bandiera, ma servire da spinta a cambiamenti profondi per tutta la comunità.
Sempre che esista ancora...

E mentre copio e incollo queste parole, le ultime nius riportano la notizia che l'occhio freddo della telecamera del benzinaio ha filmato l'indifferenza generale degli automobilisti del nostro amato paese. No uei.

postato da: maso_ alle ore 19:10 | Permalink | commenti (64)
categoria:maso
giovedì, 24 novembre 2005

 ANNUNCI DI LAVORO
A BOLOGNA

Inizia e forse finisce qui la rubrica spettrale delle domande di lavoro. Non tutti hanno l'opportunità dell'amico Adam Cleiton di poter lavorare ed essere pagati per non leggere lo spettro, umarells e navigare in internet a gratis. Il sogno di tutti i modesti. Cercare lavoro è diventato sempre più difficile e nel 2005 la stesura del curriculum assume enorme importanza. Ma come è possibile selezionare persone in base ad un curriculum spersonalizzante? E chi fa i colloqui di lavoro, è veramente una persona preparata o è semplicemente un modesto che esercita un misero potere? Mille interrogativi obnubliano la mia mente e sull'onda emotiva pubblichiamo l'annuncio di Federico Galassi al quale auguriamo un preziosissimo in bocca al lupo. E voi come fate a cercare lavoro?

a.a.a. lavoro cercasi
FEDERICO GALASSI
Nato a Bologna il 31/05/1968 e ivi residente
Email:
fredgalax@hotmail.com

Motomunito –Foglio Rosa per patente automobilistica

Formazione
2004
: Ecoutility company tecnico ambientale
1998: Speedwriting-diploma per Windows ,office excel word
1997: Dublin language Center –Certificate English Language studies –level intermediate
1996: Università degli studi Bologna- Laurea in scienze politiche
1989: Diploma di liceo linguistico

Ulteriori conoscenze linguistiche
Ho una conoscenza scolastica di francese, tedesco e spagnolo implementato da un soggiorno studio presso l’universita’ di Salamanca nel 1995

Capacità informatiche
Buona conoscenza dei programmi Word, Excell, Outlook e Abituale navigatore di Internet (motori di ricerca,ricerca di siti ,iscrizioni registrate : forum, chat,siti specializzati,posta elettronica)

Esperienze lavorative
Aprile 2002 Aprile 2005 –Berg Srl –controller dei servizi quotidiani dell’azienda appaltatore di Hera SPA e addetto all’adeguamento tecnico amministrativo
La ditta per cui lavoravo era appaltatore dei lavaggi di presidi pubblici con la possibilità di essere chiamato dalla direzione lavori per organizzare interventi d’emergenza richiesti dall’ente appaltante…
I miei compiti erano quelli di controllare lo stato dei lavori (esecuzione o mancata esecuzione), qualità (buona qualità o cattiva qualità) , presidi di sicurezza dei lavoratori (scarpe ,tute lavoro,giubbotti di sicurezza) ,efficienza strumentazioni (mezzi,bande segnaletiche ,estintori,numeri d’emergenza) ..
Dell’azienda ero caposervizio di appalti vinti come alcuni lavaggi speciali e gestione di servizi pubblici. I mie compiti come caposervizio erano quelli di trovare i punti da lavare all’ottimizzazione dei percorsi ,al mansionamento degli addetti ,alla verifica e al controllo dei lavori eseguiti.

Un capitolo a parte merita la questione servizi pubblici .I problemi organizzativi che toccava a me risolvere erano 1) i turni quotidiani degli addetti ,2)lo stato delle forniture,3)la manutenzione (richieste d’intervento ad aziende specializzate) ,4) pratiche di assunzione e disciplinare dipendenti ..

Oltre all’operativita’ sul campo avevo mansioni burocratiche -interfaccia consulenti del lavoro –lavoratori-azienda per buste paghe,comunicazioni ,sanzioni disciplinari commercialisti,raccomandate ed eventuali assunzioni soprattutto di extracomunitari (richiesta di documenti per inoltrare le assunzioni) ….

Inoltre la mia conoscenza in campo ambientale è stata migliorata da:
Dicembre 2003-Ottobre 2004
– diploma di tecnico ambientale presso ecoutility company .I principali temi studiati durante il corso sono .Reati ambientali, organizzazione e gestione dei rifiuti ,autorizzazioni agli scarichi in fognatura e in acque superficiali , valutazioni d’impatto ambientale, ippc

2001 Istat spa -addetto al rilevamento del censimento degli edifici,popolazione e attività economiche

1999-2001 Associazione politico culturale di Bologna – La Tua Bologna (Avv.Costantino di Miceli ) –addetto di segreteria e assistente del responsabile organizzativo –front office per accoglienza associati e cittadini , inserimento dati nel data base ,videoscrittura di lettere promozionali e gestionali ,gestione piccolo call center associativo (inbound e outbound) per organizzazione eventi ,riunioni direttivo associativo e di quartiere , rassegna stampa e pratiche burocratiche..

1994-2003 Wall Street Institute- Data Entry –ricerca di numeri telefonici suddivisi per classi di eta’ e inserimento nel database aziendale(Sig.Renzo Zaccagni )

1994-1996 Grand Hotel Terme di Castrocaro Terme(dott.ssaGiovanna Poluzzi ) -Addetto di segreteria e responsabile programmazione animazione–accoglienza e accompagnamento clienti ,attivita’ burocratiche(file per pagamenti vari) .Programmazione animazioni per eventi di intrattenimento e soddisfazione clientela(es.giochi di societa’).

Capacità Organizzative e relazionali
Avendo sempre lavorato fianco a fianco della direzione lavori e del responsabile organizzativo ho maturato una grossa esperienza (5 anni) nel campo dell’organizzazione di eventi per conto del mio responsabile,di organizzazione quotidiana dei lavori aziendali che hanno sempre richiesto la massima applicazione di problem solving nel mio agire quotidiano e la consapevolezza che la discrezione,la capacità di analisi, l’efficienza delle risoluzioni fra le diverse opzioni possibili ,la flessibilità nei rapporti interpersonali fanno la differenza in un contesto aziendale importante e contribuiscono alla risoluzione dei problemi organizzativi quotidiani …

ho sviluppato molto le mie competenze relazionali soprattutto grazie all’interesse per la politica e in particolare sono stato consigliere di circoscrizione al quartiere Reno di Bologna dal 1999 al 2004 dove ero capogruppo in commissione cultura.

Abitualmente ricevevo cittadini per le loro piccole-grandi esigenze e redigevo ordini del giorni su temi d’interesse collettivo..

Disponibile a trasferimenti in italia e all’estero e a qualunque forma contrattuale, a lavorare su turni

Si autorizza l’uso dei dati personali in base alla legge 196/2003

Federico Galassi

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mercoledì, 23 novembre 2005

AUTOSTAZIONE DI BOLOGNA

Bologna non è e non sarà mai una metropoli, lo si intuisce dalla preziosissima misura d'uomo, dai discorsi retrò che vanno per la maggiore e dalla modestia esibita con orgoglio. Nonostante questo, nel nostro amato paese esistono alcune zone altamente metropolitane, ma poco frequentate dai bolognesi, una per tutte: l'autostazione o come dicono gli umarells, "la stazione delle corriere". Provate l'ebbrezza di visitare questo discusso luogo animato principalmente da persone di altre nazionalità che tra qualche decennio saranno i redattori dello spettro della bolognesità. Volete fare un giro per i paesi dell'est europeo e avete pochi soldi? C'è la corriera. Volete andare a trovare il vostro amico del cuore che è andato a vivere a Gaggio Montano e non sapete come fare perchè non avete la macchina? C'è la corriera. Volete cambiare sesso e il volo per Casablanca costa troppo? C'è la corriera. Poi ci sarà qualcuno che fa il figo e tirerà fuori che lui prende i voli della raianerrr. Vero, però i voli bazza per Londra partono dal discusso aereoporto di Forlì... e come si fa ad andare fino a Forlì? Con la corriera. L'autostazione di Bologna, un luogo fantastico, leggermente pericoloso, ma con un fascino metropolitano che di solito andiamo inutilmente a cercare in giro per l'Europa, un piccolo quadrilatero munito di comodo parcheggio sotterraneo rigorosamente gestito dalla cooperativa delle api. La città metropolitana esiste, basta solo farci caso.

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martedì, 22 novembre 2005

la folla in attesa di un cioccolatino omaggio

CIOCCOSCIÒ

Tenochtitlàn 1519, Montezuma II, undicesimo re del Messico, finisce il suo banchetto.
L'ultima portata è qualcosa che nessuno dei conquistadores spagnoli ha mai incontrato: dopo aver lavato ritualmente le mani, rispettose inservienti portano la cacahuatl, una bevanda amara, fredda, densa e spumeggiante, ricavata dai semi di cacao tostati e insaporita con vaniglia e spezie.

Bologna, piazza S.Stefano - 20 novembre 2005, in occasione del Cioccosciò la massa festante si accalca per assaggiare il cioccolatino all'aceto balsamico; fa skìf ma visto che lo regalano ...

Va bè le insegne luminose attirano gli allocchi ma gli organizzatori avranno pensato anche a interessanti dibattiti.
Certo - ogni mattina in sala Borsa, imperdibili incontri tra aristofreak - l'ultimo domenica, intitolato “Cioccolata: e adesso mangiamocela!”; tra i relatori il tenente colonnello Stefano Rega, ispettore logistico dell'esercito italiano.

ESERCITO ITALIANO?
Che centra l'esercito con le eccellenze alimentari?
Boh...

Comunque il Cioccosciò è stato un bel tentativo di riqualificare piazza Santo Stefano e liberarla dai Tupazz®.

Tentativo andato a buon fine?
No, però sono riusciti a far passare per evento una modesta rivendita di cioccolato al pepe rosso.

PS: visto il successo, l'anno prossimo si replica.

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domenica, 20 novembre 2005

FLESHMOBBB DA MEC DONALD

Sapete cos'è un fleshmobbb? No? Ma come? Siamo nel 2005. Va beh, copio e incollo quello che c'è da copiare incollare per spiegarvi cos'è sto fleshmobbb. «Mob» in inglese significa folla. E da allora «fleshmobbb» sta ad indicare una massa di persone che inscena brevi azioni fuori dalla norma in un luogo predeterminato Il fleshmobbbnasce a New York nel 2003, da un'idea di un 28enne tale Bill, il quale, volle tentare un esperimento sociologico sulle folle. Il fleshmobbb si tratta di raduni organizzati via i-mail o essemmesse in cui molte persone, si ritrovano in un luogo prestabilito per eseguire una certa azione tutti insieme e senza alcuna ragione... E' un evento tra 'happening e il nonsense , tra tecnologia e trasgressione. Gli eventi (generalmente senza senso) , non hanno ne scopo di lucro , ne scopo politico o di protesta e assolutemente non pubblicitario. Mediamente durano intorno ai 10 minuti e finiscono sempre con un applauso generale e la dispersione dei partecipanti. Ieri a Bologna ne hanno organizzato uno: vittime, i soliti lavoratori del meccdonald che in qualsiasi circostanza si beccano sempre il peggio degli esseri umani. Bella iniziativa, bello il fleshmobbb... un modesto calcio alla modestia, 10 minuti di vita spesi bene per tutti, vittime e carnefici. Qualcosa più di niente.

leggi qui cosa è successo da mec donald

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sabato, 19 novembre 2005

MODESTI TRASLOCHI BOLOGNESI

Il bolognese è stanziale e nel corso della sua vita sono ben poche le volte in cui trasloca. Se lo fa, spesso si sposta da un piano all'altro del condominio appena una nonna tira le quoia con la qu o altri eventi del genere, gli unici che hanno il potere di portare qualche cambiamento alla staticità abitativa tipica del bolognese medio. Mmmmm... fatemi pensare. Da quando sono nato sono vissuto in una, due, tre... quattro appartamenti diversi. Mi aspettavo di più! Gli ultimi due traslochi, mi hanno allontanato dal quartiere natio, ma almeno ho sempre abitato in città. Che modestia! E voi? Come siete messi a traslochi? Tanti? Pochi? O siete di quelli che sognate di non farne mai?

postato da: maso_ alle ore 13:19 | Permalink | commenti (80)
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giovedì, 17 novembre 2005


Clicca la foto e leggi un post di Fiandri sullo stesso argomento


L’OSTERIA DELLO SCORPIONE

Autunno, tempo di osterie. Comincia qui un nuovo round di recensioni di locali.

All’inizio di via santa Caterina, proprio dietro a via Saragozza e di fianco alla casa dell'Agente K, c’è ormai da molti anni l’Osteria dello Scorpione, gestita dall’affabile Michele Rubinetti, personaggio che racchiude in sé tutte le caratteristiche tipiche dell’oste: il braccio corto, la sparagninitù, la tirchieria, il rabbinato e l’avarizia. Qualche volta parla anche di denaro, così per dire. In realtà, fuor di metafora, non offre mai un cazzo di niente a nessuno, però il locale non è male, molto old style (= alla vecchia), la musica è buona, lo scorpione è morto da anni ma non si dice, la birra alla spina è calda, col vino a volte ci prendi, i brustulli sono grandi, molto salati e soprattutto gratuiti (stanno in un paiolo sul bancone, ma non vi illudete: li prende molto salati apposta, così vi vien sete).

Specialità di Rubinetti sono panini assurdi con dentro tonno e prosciutto insieme, il vino del cazzo (eh già) e i celebri “fagioli alla gaucho”, cioè un bagnolo di legumi, maionese e ketchup con un po’ di peperoncino. Insomma… alla fine ci si va, anche perchè la vera attrattiva del locale è la sua fauna tipica, autisti di star dello spettacolo, chitarristi grassi, cantanti non ancora fallite, pianisti più o meno autistici, cameriere che crescendo si sposeranno con Roberto Grandi, cartomanti in carriera e, soprattutto, Dante. Dante è una specie di matto sui settanta, vero anchor man delle serate, che lo vedono spesso denudarsi di fronte a tutti o anche colluttare non solo verbalmente con Rubinetti. Una volta l’ho sorpreso seminudo in via santa Caterina che scriveva messaggini all’una di notte. Ottimo.

Altra attrattiva del locale sono le storie di sesso dell’oste, che ammontano più o meno a due, ripetute all’infinito. La prima è così: “Una volta, saranno state le quattro, quattro e mezza, avevo lasciato la serranda a metà quando sono entrate due tipe, bellocce. Io ero qui con tre miei amici che stavo mettendo a posto l’osteria e una mi fa, io e la mia amica abbiamo fatto una scommessa: io dico che sono più brava di lei a fare i bocchini, lei dice che è più brava lei. Allora le dico, c’è solo un modo per saperlo, proviamo. E quelle dicono, d’accordo. Ci mettiamo in circolo, io e i miei tre amici, e queste due fanno un bocchino a ognuno, prima una poi l’altra. Alla fine erano uguali, incapaci tutte e due”.

La seconda storia è una variante della prima, ma meno (?) maschilista: “Una volta, saranno state le quattro, quattro e mezza, avevo lasciato la serranda a metà quando è entrata una tipa, belloccia. Io ero qui con tre miei amici che stavo mettendo a posto l’osteria e cominciamo a parlare con questa qui, e la discussione finisce sul sesso, e lei dice, gli uomini non sanno leccare la figa (sic!). Io e i miei amici diciamo, non è vero, noi sappiamo leccare! Allora lei dice, c’è solo un modo per saperlo, proviamo. E noi diciamo, d’accordo. Ci mettiamo in circolo intorno a un tavolo, io e i miei tre amici. Lei sale sul tavolo e se la fa leccare da tutti, uno alla volta. Alla fine ci dice, avevate ragione, non è vero che gli uomini non la sanno leccare, la figa”.

In saletta c’è uno specchio con la reclame della birra Poretti, con la “P”.


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giovedì, 17 novembre 2005

IL MURO DI PIANORO

E la balniè bulgnais è già finta, che modestia, ma meglio così, sarebbe stata insostenibile e poi qui la gente si lamenta che alla mattina deve andare a lavorare, mica come quei maragli delle periferie di Parigi. A Bologna siamo più avanti, lo sappiamo, il degrado noi lo abbiamo in centro, mica nelle banliè. Però è bello dire la parola banliè. E poi abbiamo il Muro di Pianoro, un pezzo di cemento sul quale è apparsa una misteriosa scritta lunga 50 metri che dice così: “È la storia di una società che precipita, che mentre sta precipitando si ripete, per farsi coraggio, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene. Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio”.  I colti lettori dello spettro, sanno benissimo che questa scritta ha a che fare con il bellissimo film prequel delle banliè intitolato LA HAINE (l'Odio), più che un prequel, la solita storia che tutto è uguale, il tempo passa e gli eventi si ripetono...  Ma chi ha scritto questi cinquanta metri di odio? Il Resto del Carlino alcune settimane fa ha provato a darci una risposta e l'amanuense Mello ha copiato il discusso articolo e ce lo ha inviato. Modestia ruls enazer taim, buona lettura.

PIANORO- Apparsa in questi giorni in piazza Esperanto. I Cittadini s’interrogano.
MISTERIOSA SCRITTA LUNGA 50 METRI
NESSUNO RIESCE AD INTERPRETARLA
“È la storia di una società che precipita, che mentre sta precipitando si ripete, per farsi coraggio, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene. Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio”. È questo il testo che riportiamo con estrema precisione del bizzarro messaggio vergato con il colore viola apparso alcuni giorni fa, e che occupa ben cinquanta metri della recisione (nella foto al centro un cittadino mentre indica le scritte), nella Piazza Esperanto del capoluogo, posta a delimitare il cantiere di lavoro nel quale si sta realizzando il primo lotto delle nuove abitazioni approntate per sostituire la case ex-Iacp, da poco abbattute. Molto sono i pianoresi che si soffermano a leggere la lunghissima scritta alla quale tentano di dare una pur vaga interpretazione. C’è chi la intuisce come protesta no-global, e chi la interpreta come frutto della sarcastica considerazione di un intellettuale sul futuro dell’umanità, oppure un drammatico grido di dolore, o di aiuto, di qualcuno che cerca in tutti i modi di rendere pubblico il proprio disagio interiore e sociale. Ad individuare lo sconosciuto autore non aiuta neppure la scritta “l’odio” in calce al messaggio; e non si sa neppure se sia da considerarsi una firma oppure l’inizio di un’altra frase che potrebbe essere stata interrotta dall’arrivo di qualcuno venuto a disturbare il lavoro del “Pasquino pianorese”.
Fra i più anziani c’è anche chi si spinge a ricordare come le case di via Matteotti, una parte demolite nel 1976, le altre, appunto, quest’anno, nel tempo, abbiano ospitato simboli e scritte legate ai vari periodi storici (nella foto a destra un esempio del passato). Di ciò è rimasta documentazione nel volume “Pianoro: gli anni della ricostruzione” dello storico locale Roberto Vitali che riporta, tra le altre, le immagini del simbolo del Fdp (Fronte Democratico Popolare) con il volto di Garibaldi contornato da una stella a cinque punte risalente al primo dopoguerra oppure la scritta “Potere a chi lavora” con tanto di falce e martello a ricordo del Sessantotto. Se da una parte della recisione ci si interroga sulla strana scritta dall’altra fervono i lavori edili che porteranno all’edificazione dei nuovi edifici residenziali.
[26/10/2005 - articolo di Paolo Brighenti]

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categoria:maso
mercoledì, 16 novembre 2005

Clicca qui

scarica il pidieffe della discussa campagna pubblicitaria

postato da: Chavi alle ore 13:34 | Permalink | commenti (55)
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martedì, 15 novembre 2005

Tempesta di cervelli alla Casa della Conoscenza

Hai un’idea per la Cultura della città ? 

   

Categoria: bolognesità ARTE (in un senso un po’ lato)

Sottocategoria: iniziative culturali

Matrice: interna / pubblicitario – promozionale / partecipativa

 

Casa della Conoscenza - Casalecchio di Reno
domenica 27 novemb
re dalle 16.30 alle 19.30
Franz Campi e Danilo Masotti in "Tempesta di cervelli alla Casa della Conoscenza"

 

Allora ragazzi, visto che qui l’andazzo è sempre un po’ polemico e criticone (soprattutto sulla piattezza e povertà culturale di Bologna): “io farei così, è meglio colà, la soluzione sarebbe, questo fa schifo, manca questo, ci vorrebbe di più di quest’altro, ecc.…”, il vostro blog preferito si è messo a pensare e ….mumble mumble mumble…. TROVATO!!!

 

 - Perché non facciamo una specie di gioco, tipo una gara, dove gli diamo uno spazio, del tempo e un computer per far vedere come la risolverebbero loro?

 - Buona idea! Ma dove?

 - A casalacc, ci abbiamo la bazza…

 - E cosa gli facciamo fare?

 - Beh, gli facciamo presentare i loro progetti, tipo gli diamo 5 minuti a testa, dove possono parlare, recitare, proiettare, e via dicendo e poi facciamo giudicare il progetto da una giuria!

 - Grande, e la giuria chi la fa? Io e te?

 - Ma no estratta a sorte tra il pubblico

 - Ok, e poi?

 - Vince chi ottiene il punteggio più alto

 - E cosa vince?

 - Un premio, più la possibilità di essere ascoltati dall’assessorato

 - Va bene, ma non ci sono più soldi per la cultura…

 - E vabbè, sta poi a loro essere bravi a proporre un progetto a budget limitato, se no ciccia e lo rimettono nel cassetto

 

E allora? Proponete, scrivete, strologatevi, fotografate, buttate giù bibliografie. E’ giunto il vostro momento!!!! Fatti non pugnette!!!! Avrete TUTTI la possibilità di dare voce alle vostre proposte in materia culturale: musica, letteratura, cinema, poesia, teatro, corsi, fumetto, filosofia, fotografia, storia, pittura, scultura, installazioni, performans.

 

Avrete a disposizione un microfono, un palco, una platea che vi ascolta (incredibile!!!), Franz Campi che vi presenta, Maso che vi prende per il c***o, laSima che sarà poi obbligata a ricevervi in assessorato.

E soprattutto avrete del tempo a disposizione (non tanto ma sufficiente) per esporre la vostra idea al Comune di Casalecchio di Reno.

Le proposte (una sola a testa) vanno inviate entro e non oltre il giorno lunedì 21 novembre a info@franzcampi.it.

MAGGIORI INFORMAZIONI CLICCANDO QUI

postato da: lasima alle ore 11:30 | Permalink | commenti (50)
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martedì, 15 novembre 2005

UN SABATO QUALSIASI

Milano, città svuotata, sabato ore 14. Lei si trattiene col naso sulla vetrina di Bulgari. Ha un profilo perfetto. Le guance da ventenne e la voce di zucchero. Poi si gira verso di lui: "Sono stata brava, eh? Me lo merito, un regalino"

Inizia così il discusso racconto del collaboratore Marc Romagna apparentemente OT, ma sicuramente inutile. Uffa... che fretta, continuate a  leggere questo racconto spettrale. Che palle la fretta....

Bologna, sabato ore 14. Esselunga di Via Lenin. "Ce l'ha, la carta Fidaty?", fa la cassiera senza guardare negli occhi. Ha i capelli tinti male, color Alpenliebe in formato offerta.
"No, non ce l'ho".
"Allora le dispiace se striscio i suoi punti regalo e li accredito sulla mia carta?".
"Mah, faccia lei", dice il cliente.
Ci pensa un attimo e aggiunge: "Guardi però che non credo sia corretto".
La cassiera arrossisce.
E se fosse uno dei capoccia dell'Esselunga in borghese? Per un tostapane in regalo mi gioco il rinnovo del contratto che scade a Natale, avrà pensato. E poi come me la pago la benzina la doccia UV l'ingresso al Giostrà la trasferta al Pineta? Neppure io ho la carta Fidaty. Non mi piace fidelizzarmi. Sono un cliente traditore. Pago la mia spesa light e torno al parcheggio. Si stacca la maniglia dell'acqua Levisssima. Penso a Milano, a dove andare stasera con gli amici, alla Carta Fidaty. Penso sfuocato perché ho fame. Penso alla Romagna e all'estate scorsa a Formentera che sembra un anno fa. Penso che stranamente gente di Bologna ne abbiamo incontrata poca. Solo due bancarie tutte e due con la t-shirt con scritto "Single" che ci hanno chiesto dov'era un locale. Quando gli abbiamo detto che anche noi siamo di Bologna mi è sembrato che si siano raffreddate, gli è venuta all'improvviso fretta di andare. Metto in moto. Una Golf lo ha urtato, uno scooter è scivolato sull'asfalto bagnato. Nessuno si è fatto male. Ci penserà il solito Tossani con una pacca sulle spalle. Oggi Bologna non mi ispira. Stasera mi sa che andremo a Spilamberto.

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lunedì, 14 novembre 2005

Via Clavature
Nella foto: l’OMARINO incombe su via Clavature.



ZE BIGNHAM
CAPITOLI QUATTORDICESIMO, QUINDICESIMO E SEDICESIMO
Dove il Broker va a Milano, torna e si fa un cappuccio in un locale assai fighetto.

Dopo lo squallido funerale di Critz, l’FBI comincia a pescare nel torbido e scopre, per vie traverse, che l’ormai ex-Presidente si è venduto almeno una grazia per tre milioni di dollari. Informato di tale ipotesi, e della possibilità che il “finanziatore” fosse lo stesso Backman, il nuovo Presidente si fa una pugnetta nello Studio Ovale pensando a Monica Lewinski e alla possibilità di sputtanare definitivamente il suo predecessore. Il Vice va alla CIA e minaccia il paralitico di mandargli una ruspa bolognese se lui non gli dirà dove si trova il Broker.

Il quale, bel bello, si fa crescere un pizzo salepepe, continua a camminare senza meta per le vie di Bologna, ha un incontro inutile con Rudolph al bar e va un po’ a rompere il cazzo a Luigi. Vuole soldi, vestiti, libertà di movimento, un nuovo insegnante di inglese, e soprattutto, vuole andarsene da Bologna (al mi bel péz ed merda). Luigi traccheggia un po’, poi lo invita a pranzo dalla CESARINA – lasagne e pomodori, in novembre – e gli fa conoscere Francesca Ferro.

Trattasi di figone biondo quarantacinquenne con marito moribondo che farà da insegnante all’uomodidietro per ciò che riguarda la conversazione. La signora è bella ma fredda, vanno a fare un giro in San Petronio per poi andare a bere un cappuccio al ROSAROSE in via Clavature, anche se le dieci e mezza sono passate da un pezzo. Lazzeri non scopa da sei anni, ha sviluppato un tunnel carpale che la metà basta ed è in evidente difficoltà. Nel tavolino di fianco Stefano Bonaga e Zefram Cocren stanno progettando una lista civica pigliatutto.

Il giorno dopo Marco Lazzeri si compra un paio di scarpe e un woolridge – probabilmente usati, perché spende 200 euro di tutto… –, poi prende un treno e se ne va a Malpensa, dove tira un gran chiodo a degli americani affinché, una volta tornati in patria, spediscano per lui alcune lettere. Un paio lo cagano, un’altra no, lui se ne torna a Bologna e va a letto senza cena.

Lo spettro della grishamità: "Marco ancora una volta si meravigliò di quanta previdenza avessero dimostrato secoli prima gli urbanisti di Bologna coprendo i marciapiedi della città con oltre trenta chilometri di portici" (pag. 146).

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lunedì, 14 novembre 2005

BANLIE' BULGNAIS

"Lo capite che vi stanno prendendo in giro?
Una società che obbliga ad acquistare l'automobile per andarci a lavorare ma ti impedisce di usarla per il tuo piacere o paga Taricone per una comparsata quanto guadagnate in un anno meriterebbe per ciò solo -che non è naturalmente niente rispetto al resto- la rivolta. Arriveremo sicuramente ad imitare i luddisti di Parigi."
- tratto da un discusso blog che leggo ogni tanto. 

Questa notte a Bologna sono stati bruciati alcuni cassonetti e alcune auto. Che modestia! Ma acor più modesti i giornalisti locali che impossessati dallo spettro della bolognesità (quello che vede Bologna al centro del mondo) titolano: COME A PARIGI. La notte incendiaria viene dettagliatamente documentata dal più noto quotidiano satirico bolognese che in om peig si pavoneggia con una bellissima foto di un umarell che indica un cassonetto bruciato. E poi c'è la mappa dal titolo NOTTE INCENDIARIA

cassonetti 7
Domenica ore 21.45 via san vitale
ore 2.35 via della battaglia
ore 3.02 via musolesi
ore 3.20 via pezzana
ore 3.24 via lombardi
ore 3.30 via romagnoli
ore 18.00 via cà bianca

autovetture 2
ore ?? via san donato

Questo è il discusso bilancio della banliè bulgnais.
Niente di nuovo sotto il cielo bianco di Bologna che si fa il viaggio di essere Parigi.
Modestia ruls enazer taim.

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sabato, 12 novembre 2005

LE CASE ABBANDONATE A BOLOGNA

In un noioso pomeriggio tardo autunnale, giunge in redasione scrive una discussa imeil di una donna misteriosa che ci parla della sua insana passione digitale per case abbandonate belle e suggestive a Bologna. Una donna molto avanti. Proviamo ad aiutarla:

Cari Spettri,
da qualche giorno mi diverto a leggere il vostro blog e, siccome ho notato  che conoscete Bologna, vi faccio una domanda strana. Ma prima mi presento:  mi chiamo Raffaella Graziosi, ho 42 anni, sono un'impiegata pubblica, ma,  soprattutto, mi interesso di cose "strane". Tra queste, posso annoverare il mio amore smodato per i luoghi abbandonati, che immortalo con la mia digitale. Ed ecco quindi la mia richiesta: conoscete luoghi abbandonati a  Bologna? Io ho finora scovato due case, veramente belle e suggestive: una in  via Malaguti e l'altra in via Garibaldi (a Casalecchio, però!). Le mie intenzioni sono serie: non voglio okkupare (nè con nè senza kappa!), non  voglio organizzare festini satanici nè rave party, non voglio disturbare gli eventuali abitanti del luogo, ma, semplicemente, fare qualche foto. Per cui,  vi sarei molto grata se aveste qualche segnalazione da farmi.
Grazie mille, ciao!  - Raffaella

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venerdì, 11 novembre 2005


BEVETE BEVETE BEVETE CON ME ACQUA CERELIA

Categoria: Bolognesità PURA
Sottocategoria: mast
Matrice: calcistico-ospedaliero-ciclistica

L’acqua Cerelia... elimina ogni dolor… acqua Cerelia… Chi a Bologna non conosce l’acqua Cerelia e non sa canticchiare il suo motivetto? Nonni, figli, nipoti, ormai tre o quattro generazioni di bolognesi hanno bevuto l’acqua nostrana, tipica come i tortellini e le tagliatelle.  Anche il fuorisede che va a vedersi una partita allo stadio perché “tanto è meglio che stare ad agonizzare a casa” la conosce.

Ma andiamo con ordine.

Alla sorgente. L’acqua Cerelia sgorga a Cereglio, da cui il nome appunto, sull’Appenino bolognese. Potete trovare tutte le notizie nell’avveniristico
sito dove c’è la mappa per raggiungere la sorgente e anche il motivetto da scaricare!!! 

Ecco, adesso che siete preparati sull’argomento, possiamo approfondire.

Allo stadio. Serie A, B, C, coppe uefe, partitelle precampionato; il motivetto era lì, puntualissimo nel prepartita, a deliziare le orecchie dei nostri prodi combattenti da Bellugi a Marronaro da Paris a Villa, da Savoldi a Marocchino, e su su fino a Cruz e ai giorni nostri, oltre a tenere compagnia ai più o meno smaronati tifosi anche in quelle giornate che andavi allo stadio con due calzamaglie, 7 calzini, 3 maglioni e l’immancabile sciarpa rosso blu di una lana così dura che sembrava cotta di maglia.

In ospedale. Cerelia rules. Il magnifico dispenser campeggia ovunque negli ospedali bolognesi a inizio corsia di ogni reparto: metti le monetine e con un fragore impressionante arriva giù il magnifico bottiglione: verde ospedale, etichetta arancio cebion, sprizza convalescenza da tutti i pori. Quando ce l’hai di fianco al comodino ti senti già un po’ meglio. Per il visitatore poi è fondamentale: “ti vado a prendere una bottiglia di Cerelia? Ho appena scambiato gli spiccioli”; “vuoi un po’ d’acqua?” e giù bicchierate dell’elisir di casa nostra.

Negli altri sport. L’acqua Cerelia sponsorizza praticamente tutte le gare ciclistiche più o meno amatoriali del circondario (in splendida compagnia di salumieri, vinelli dei colli bolognesi, mortadelle e affini).

Cosa sarebbe Bologna senza l’acqua Cerelia? Quindi, orsù Bevete bevete bevete con me Acqua Cerelia.
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categoria:lasima
giovedì, 10 novembre 2005

LUNARIO BOLOGNESE

L'amico collaboratore Dreamgreen ci segnala questo spettrale libercolo, un discusso gaggett fondamentale acquistabile nelle edicole e nelle "migliori" librerie cittadine. Un concentrato di tradizione, modestia, abuso di credulità popolare, pillole di saggiezza per zdaure, consigli per umarells, un mix tra il calendario del frate indovino, Astra e la guida per il bravo ortolano, questo è il Lunario Bolognese 2006, discussa ed immortale pubblicazione in cui trovare l’essenza della bolognesità, una Bibbia per chi è e per chi si sente un umarell doc. Chi non ha mai visto in casa sua una copia di questa discussa pubblicazione alzi la cresta... ma per chi non fosse informato dei fatti, riportiamo alcuni compendi di modestia segnalati e commentati da Dreamgreen

Il legame con la campagna…..”parchè nu eter sam tot di cuntaden”
Abbiamo così informazioni sul: levarsi del sole, i cicli lunari, ma soprattutto quelli che vengono chiamati i lavori del mese; ovvero quello che il buon umarell dovrebbe fare nel suo orto.
Partiamo dal mese di Gennaio e andiamo a vedere cosa ci racconta:
Nell’orto:
Riparate dal gelo e dalla brina le varie colture, in particolare cavoli, peperoni e pomodori; poi potete seminare al riparo o sotto vetro o serra: finocchi, cicoria, carote, ravanelli.
Seminare in piena terra Fave e Piselli. Si possono trapiantare: gli asparagi, carciofi, cipolle, porri, lattughe, melanzane, peperone, sedano, carota. Concimate il terreno per la semina.
Risparmiandovi poi che cosa bisogna fare nel giardino, vorrei invece terminare con la parte riservata al che fare….in cantina: Nelle giornate di freddo intenso lasciate aperte le porte e le finestre della cantina; la refrigerazione ammorbidirà il gusto del vino ed eviterà la precipitazione di cristalli di tartaro.

Umarells rulllll!!!!!!!!!
Rassegnamoci ed esultiamo.

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mercoledì, 09 novembre 2005

Salsa! Salsa!
Nella foto: nascono come funghi i corsi di salsa, ma…



MODESTIA CUBANA IN SALSA AUTUNNALE

I duri non ballano. Le donne, invece, adorano ballare, soprattutto i balli latino-americani. Il padiglione cubano della Festa dell’Unità ne è la migliore dimostrazione: tra una piada alla salciccia e un mojito, torme di italiane si contendono i pochi (?) salseri-merengueri-bachateri centro- e sud-americani sperando in un replay dell’avventurazza multirazziale. Replay? Eh sì, perché ormai il turismo sessuale non è più una prerogativa dei maschietti. La parità è realtà, e in agosto gruppuscoli di due o tre ragazze di buone speranze se ne volano verso destinazioni di sogno: Messico, Caraibi, Colombia e, soprattutto, Cuba.

Mare, sole, cazzi e daiquiri. Ottimo, e non c’è Houellebecq che tenga.

Ma poi, tornate a Bologna, che rimane? Chiusa la Festa dell’Unità non resta che rileggersi per la trentesima volta la biografia di quel gran figo di Che Guevara e iscriversi a un corso di salsa presso una delle mille palestre della nostra stanca città. E qui cominciano i guai. Invece dei bei moretti caraibici al corso di ballo cubano ci sono solo… altre donne!!! Pare addirittura che i maestri più accorti assoldino degli amichetti un po’ tristi per fare da partner alle corsiste, che però li sgamano quasi subito e gliela danno su alla seconda lezione.

Si sa, d’altronde, che la salsa è un ballo in cui l’uomo deve guidare e la donna essere guidata – dove la donna può essere per una volta donna, cioè dipendente e non emancipata, sottomessa e non obbligata a comandare, arrendevole e non caparbia, libera solo di abbandonarsi nella presa sapiente del suo salsero. Se il corso è tutto di donne la cosa non funziona. Anzi, se parli con qualcuna di queste nostalgiche di Fidel, ti dice pure che siamo noi maschietti bolognesi a non capire un cazzo. Il corso di salsa ci renderebbe più uomini, più virili, più forti e, lo sottintendono, ci aiuterebbe anche a scopare di più. Non so, a me sta cosa qua puzza un po’. E poi Grisham non ne parla.

PS: tutte le cose che ho scritto le ho apprese durante una discussione con tre donne di età assortite in uno dei miei bar preferiti, il FRAM CAFE’ (via Rialto 22/c). Mai messo piede in un corso di salsa, io.

postato da: PonyLuna alle ore 11:00 | Permalink | commenti (159)
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martedì, 08 novembre 2005

©la quaglia²

INNONDAGGIO
"L'essere nel torto consiste sempre nell'aver calcolato lo sforzo erroneamente"

Quando il sabato sera andate con la vostra fidanzatina al bùling di S.Lazzaro e fate strike guardate bene il pannello segnapunti dalla grafica futuristica, sappiate che è opera di Innovari.
Innovari chi?
Oleastri, quello che realizza siti ueb fin dal lontano 1996 e dal 6 settembre ha aperto un blog; Maso ha capito che il suo apporto era determinante per lo Spettro e l'ha piazzato tra i redattori.

Molta acqua è passata sotto il ponte della Grada in questo anno spettrale: acqua frizzante, acqua gasata ma anche acqua troppo fredda.
Non sempre tutte le ciambelle sono riuscite col buco, ma una simpatica maglietta può sempre aiutare a ricordare l'infausto evento

Scrivo questo post in quanto INNOVARI mi ha chiesto di porgergli pubblicamente le mie scuse ed anche per non turbare la nuova redattrice laSima, un pezzo da novanta; se questa frase vi ha ricordato qualcosa cliccate qui.
Come vedete ciclicamente all'interno della redazione spettrale ci sono dei movimenti tellurici immani ma alla fine tutto torna come prima; forse....

Questa volta mescoliamo per bene le carte e riportiamo il blog alla sua essenza: sarete voi a decidere se Innovari deve tornare o meno a postare sullo Spettro.
Votate - Votate - Votate, il sondaggio scade domenica alle 20. Al termine dell'ultimatum vedremo se Inno è dentro o fuori

ULTIM'ORA: I DISCUSSI RISULTATI

L'Unione contro Innovari stravince con cifre bulgare e ottiene oltre il 60% dei consensi


Il discusso sondaggio concluso domenica sera

E ORA?

postato da: Chavi alle ore 17:29 | Permalink | commenti (72)
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martedì, 08 novembre 2005

UN ANNO DI SPETTRO

"Dopo un anno di esperienza nella blogosfera, nel giorno del mio 36esimo compleanno ho deciso di aprire questo nuovo blog made in Bologna dove vi racconterò della mia città, di quello che propone, di quello che non propone. Discutibili punti di vista su Bologna e discutibili punti di vista da Bologna. Per adesso mi fermo qua, poi si vedrà... qui c'è spazio per tutti, potrete commentare i miei post e proporre argomenti bolognesi da trattare scrivendomi a spettrodibologna@email.it."

Questo è stato il primo post, l'inizio della fine, s
embrano passati tre anni, invece ne è passato solo uno da quel lontano otto novembre duemilaequattro, data di nascita dello spettro della bolognesità, il Vostro blog preferito. Un anno intenso, fatto di post, commenti, gente che viene, gente che va... un blog dinamico, molto dinamico, troppo dinamico, a tratti un rialiti sciò spiato da una media di 600 persone al giorno. Non mi aspettavo di più, non sapevo a cosa andavo incontro, volevo solo fare un pò di sano enterteinment per impiegati, volevo parlare di come vivo e di come si vive in questa città contraddittoria, tutto qui. E alla fine è venuta fuori una sorta di autoanalisi della città che ci ha visto tutti protagonisti fornendo discutibili punti di vista per le masse, soprattutto in questo periodo dove la città e la sua modestia sono sotto i riflettori nazionali per inspiegabili motivi. Un anno bello, intenso e ricco di soddisfazioni grazie a me, a tutta la redasione, agli umarells, a tutti gli abituèè che commentano ogni giorno i discutibili punti di vista, a tutti gli anonimi ed a tutti quelli che ci leggono senza commentare temendo di essere sbranati. Grazie a tutti! Ancora tanti auguri spettrali e se volete farli in diretta, questa mattina dalle 10.30 in poi sarò ospite a Radio Città del Capo (la radio si suò ascoltare anche on lain) da Michele Pompei. Se le 10.30 è troppo tardi, allora ascoltate Punto Radio Mhz 87.8 che alle 9.30 sono pure lì. Stei tiund ;-)

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lunedì, 07 novembre 2005

Annibale Carracci - il cantante Rabbatin de Gniffi e Spilla Pomina - Nationalmuseum, Stockholm

CARICATURE E BOLOGNESITÀ

Per gli studiosi di storia dell'arte la caricatura vera e propria nasce alla fine del Cinquecento nell'ambito della scuola bolognese dei fratelli Carracci, Annibale e Agostino, con le loro distorsioni ed alterazioni dei volti e figure umane in efficaci sintesi grafiche.

La caricatura, secondo i biografi, era un modo di svagarsi per Annibale Caracci, che così si divertiva a rappresentare questi volti "caricati", quindi forse il primo esempio di caricatura intesa in senso moderno.
Con i Carracci si giunge ad una svolta nell'esecuzione del ritratto: "l'artista deve cogliere l'essenza del volto, rivelandoci il reale carattere al di là delle apparenze".
Con le sue deformazioni il caricaturista tende a scoprire l'uomo autentico dietro la maschera delle convenzioni e del potere, o anche della sua superbia, mettendone in mostra la sostanziale piccolezza e deformità (quindi la "modestia").

Si tramanda che i Carracci cercavano le loro vittime passeggiando per le vie di Bologna, a dimostrazione della concretezza di questa tecnica e dell'importanza dell'osservazione diretta dei soggetti da prendere di mira e rappresentare.

Dopo aver scoperto la vena goliardica di Annibale Carracci non riesco a togliermelo dalla mente, l'appostarsi agli angoli delle strade in cerca di volti interessanti mi ricorda tanto qualcuno, a voi no?
Giriamo la domanda a Masotti, ecco la sintesi della telefonata:

bartender: questo acquattarsi in attesa di volti da catturare.... sembri tu nei panni dell' Umarells Uotcher, che ne pensi?
maso: come vedi non si inventa mai nulla...

Quindi questi battaglieri artisti, paladini del ritorno al "naturale" e contrari agli eccessi del "manierismo", trovavano spesso il tempo per cazzeggiare e dileggiare i concittadini più "modesti"....ottimo!

A questo punto sorge spontanea la domanda: lo Spettro è la caricatura della moderna bolognesità?
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domenica, 06 novembre 2005

YOS

Bologna, novembre, piove... che schifo. Dov'è la novità? Da nessuna parte, tranne che tra i canali delle televisioni bolognesi (e nazionali?). Da alcuni giorni sono letteralmente incantato dai video trasmessi dal canale sbucato per caso al numero 12 della mia tivu denominato yos. Ma cos'è? Fantastico! Mi sembra di rivivere i momenti quando apparve come per incanto Video Music... una manna caduta dal cielo, ma basta rimembrer, siamo nel 2005 e c'è l'inspiegabile yos. Molto avanti, troppo avanti... Fulvio di videoliscio trema ed io sono drogato dagli stranissimi video proposti da  yos (in questo momento è appena terminato il video dei discussi Vitalic). Ma cosa si nasconde dietro a questo nuovo alternativo protagonista del telecomando? Chi sa parli e chi non sa parli pure lui...

postato da: maso_ alle ore 00:20 | Permalink | commenti (20)
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sabato, 05 novembre 2005

Foto della laSima (c) Il sito inutile

ODDIO, UNA REDATTRISE DONNA!

OK. Eccomi qua. Sono la redattrise donna. A lungo ventilata, mi ritrovo con questa pletora di maschi (sì, sì, come si diceva alle elementari: “i maschi”!) a dover scrivere delle cose intelligenti, ma anche – spero - della gran baggianate.
Mi sembra d’obbligo una stringata presentazione prima di cominciare a postare.
Simona Pinelli, 36 anni, di mestiere Addetta alla cultura, precaria, del Comune di Casalecchio di Reno. Il che vuol dire che ogni 6 mesi vengo “licenziata”, sto a casa un mese – in cui probabilmente posterò come un assatanata – poi mi ri-assumono per altri 6 mesi. Lavoro privilegiato, lo so, tra cinema dibattiti mostre anche se uno poco poco faticoso perché si lavora di sera, di sabato e domenica, quando capita. Vita da precaria.
Mamma di Babu, che avete avuto modo di apprezzare (pure troppo) nelle pagine di questo blog e dei blog gemelli (Chavi, l’ex-Ponyluna), felicemente separata da Ponyluna che di Babu è il papà.
Cantante dei Tequila & Bonetti, ci cui Pony è il bassista, nella mia carriera musicale ho cantato con circa 7 gruppi… Grande biassanot, se fosse per me vivrei di notte, ma non si può più, gli orari non collimano con il pargolo.
Ex super tifosa del Bologna, vanto 10 anni di frequentazione dello Stadio dall’Ara con tanto di abbonamento in curva Andrea Costa e varie trasferte, nonché 4 anni di militanza nella Fortitudo Calcio negli anni ’70 – quando si giocava con le magliette aderentissime e i pantaloncini corti all’inguine.
Adoratrice della Bolognesità, ero solita prendere spesso (adesso mooolto meno, visto che i week end si passano con la prole) la Guida Rossa del turing e andarmene a visitare Bologna, chiesa per chiesa, vicolo per vicolo, museo per museo.
I miei post saranno di 4 categorie:
-    Bolognesità PURA: curiosità, aneddoti, mast, insomma stile post di Altero o Angelo Rizzi
-    Bolognesità RIMEMBER: non posso esimermi dal postare di tanto in tanto qualche nostalgico ricordo della Bologna che fu, dalla mia infanzia alla mia post-adolescenza
-    Bolognesità IMPEGNO: meno politica e più fatti. Bologna è famosa per i casini che ha avuto, che ho sempre seguito. Fanno parte della Bolognesità, come la Grande Depressione per l’America, il Nazismo per la Germania, Franco per la Spagna, ecc. Noi abbiamo avuto le stragi.
-    Bolognesità ARTE: sono i miei post più classici, l’arte a Bologna, Bologna e l’arte. Di tutto e dappertutto: chiese, musei, artisti, monumenti, palazzi, e via dicendo.

Ah, ovviamente sono una modesta come tutti. E da modesta mi appello alla banale complicità femminile… se mi volete scrivere: lasima(AT)gmail.com . Faccio anche post su commissione (femminile!).
Basta così. A presto!
postato da: lasima alle ore 13:09 | Permalink | commenti (72)
categoria:lasima
venerdì, 04 novembre 2005


Nella foto di Max Bartender: dramma e tragedia in via Bellombra


VILE ATTENTATO

Mi scuserà Brizzi se gli posto sopra (violando l'unica regola dello Spettro), ma sono stato vittima di un vile attentato. Mentre stavo lavorando è suonato il campanello, ho aperto e ho trovato sullo zerbino una busta. L'ho aperta e BUM! mi è scoppiata in faccia. Sono svenuto e quando mi sono svegliato, mezz'ora dopo, ho trotato sulla porta, tenuto fermo da un coltello, un "avviso" intimidatorio (vedi foto).

Ho subito chiamato Max per documentare il tutto, poi siamo andati in ospedale per accertamenti. E in Questura per sporgere denuncia. Non preoccupatevi, adesso sto bene, ma non finisce qui. Bologna è diventata un covo di serpi, fascisti e qualunquisti. Ma non ci fermeranno: PonyLuna, e con lui lo Spettro della Bolognesità, continueranno a battersi per la verità, la giustizia e la bellezza.

Evviva lo Spettro! Evviva Bologna!

postato da: PonyLuna alle ore 15:39 | Permalink | commenti (38)
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venerdì, 04 novembre 2005

Enrico Brizzi presenta
IL PRIMO SONDAGGIO INTERATTIVO SPONSORIZZATO DALLA COOP FOCHERELLO E AFFINI
COFFERATI: PACCO-BOMBA O BOMBA-PACCO?
Narrano i giornali che sarebbe giunta al primo cittadino (persona amabile e, a mio avviso, addirittura timida) una micidiale missiva contenente polvere nera, fili elettrici e micidiali schegge di wsssawlite, il minerale da cui si trae l’antrace.
Ora, in qualità di redattore-survivor dello Spettro mi pongo una domanda: è il solito pacco-bomba o la solita bomba-pacco?
VOTATE E DITE LA VOSTRA

a)- È una vera bomba dai potenziali effetti micidiali: l’hannno invata gli anarchici
b)- È una vera bomba dai potenziali effetti micidiali: l’hanno inviata i cugini ancora in libertà dei fratelli S. della 1-bianca
c)- È un maldestro tentativo all’italiana di confondere le carte e creare tensione: l’hannno inviata i punkabbestia ferendosi alle dita per chiudere la busta
d)- È un maldestro tentativo all’italiana di confondere le carte e creare tensione: l’hanno inviata ferendosi alle dita per chiudere la busta due celerini del G8 in pausa pranzo
e)- È un professionale tentativo all’italiana di confondere le carte e creare tensione: cominciamo così, con gli aperitivi, e prepariamoci a un botto vero
f)- L’hanno inviata Marzio F e Loris B, 15 anni, per vincere la noia di un pomeriggio d’autunno
g)- Altro / Non so / L’ho mandata io ma ho promesso di non dirlo a nessuno

postato da: enricobrizzi alle ore 10:18 | Permalink | commenti (38)
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