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mercoledì, 30 novembre 2005

bar

Nella foto: il bar pasticceria san Mamolo


IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE SOCIALE:
PARLANO LE ELITE

Mentre noi spandiamo la nostra modestia su temi come immigrati, stupri e integrazione, le élite cittadine riflettono. E parlano. Riporto parola per parola, e senza commenti, una conversazione di cui sono appena stato testimone in un bar di porta san Mamolo.
Personaggi, tutti bolognesissimi, in ordine di apparizione:

Il brizzolo: bel signore ricco e fighetto sui 45, probabilmente divorziato.
Barista: mitico barista invincibile e immune a qualsiasi malattia.
Il dottore: così chiamato dal Barista, grasso e senza cravatta.
I figli del brizzolo: maschietto e femminuccia preadolescenti, non aprono bocca.
Il cane del brizzolo: barboncino orrendo che cerca di mangiare i miei stuzzichini.
La bella figa: bionda innaturale con pellicciotto corto e scarpe leopardate, sui 45, rovinatona ma ricca.
Lo sfigato nell’ombra: finto Bergonzoni che sta seduto nell’ombra e commenta con i luoghi comuni più comuni del mondo. Qui è lui lo spettro della bolognesità.

(Scena: SUV con le quattro frecce sul viale. Negroni e stuzzichini sul banco)

Il brizzolo: Il problema è che il ristorante cinese fa schifo
Barista: Vi porto io dal cinese… vi faccio fare un menù speciale. Astice alla catalana…
Il dottore: Ou, ma io vengo coi miei figli, quelli mangiano due stronzate…
Barista: Sì, sì, a loro diamo gli involtini primavera, son di cartone…
Il brizzolo: Sì, ma occhio eh, che non ci fai spendere!
Barista: Ma dai, fidatevi di me. Prima prendiamo dei spaghetti di soia…
Il brizzolo: Ma fanno schifo!
Barista: No, no, sono buoni, alla piastra, poi prendiamo delle verdure piccanti che te le danno col mescolo sul riso in bianco…
Il dottore: Allora a posto, andiamo martedì, siamo in sei…
Barista: Mio figlio che ha nove anni ne ha mangiati due mescoli… E sua moglie, dottore, non la porta?
Il dottore: Mia moglie? Quella in un ristorante cinese non ci mette neanche piede.

(Il brizzolo si avvicina alla cassa per pagare)

Il dottore (a mezza voce): E anche domani devo andare a Taranto… Sono sempre in Puglia…
Il brizzolo: Bello, no?
Il dottore: Beh…
Barista (rivolto a Il brizzolo): Ou, e poi mangiamo solo pesce, che io il nonno non lo voglio micca mangiare!
Il brizzolo: Il nonno?
Barista: Oi!!! Non lo sapete che i cinesi fan così, quando muore un vecchio riciclano la carta d’identità con un altro cinese, poi il nonno lo tengono in frigo e lo fanno a fette…
Il brizzolo: …al posto del pollo!
Barista: Esatto!

(Ridono molto)

Lo sfigato nell’ombra: A me il pollo cinese piace.

(Escono Il dottore e Il brizzolo con figliame vario. Entra La bella figa)

La bella figa: Io al cinese mangio solo le verdure, son così buone… e poi lo sanno tutti cosa ci mettono nella carne.
Barista: Ah, lo so io, ci metton di tutto.
Lo sfigato nell’ombra: A me piace… Ha una bella consistenza, strana…
La bella figa: Ma che bisogno c’è poi di mangiare il pollo? Al massimo il maiale…
Lo sfigato nell'ombra: Occhio, però, che la carne umana sa di maiale… Per esempio gli arabi dicono sempre che noi europei sappiamo di maiale!
La bella figa: E loro sanno di testa di cazzo, con quello che fanno… Valà valà. Io con l’esperienza di mio padre ho imparato che a mangiar carne viene il cancro.
Barista (che ancora ride per la “battuta” sugli arabi): È vero!
Lo sfigato nell’ombra: No, non è vero. A Baricella per esempio mangiano solo carne e sono tutti centenari.
La bella figa: Una volta! Adesso a Baricella si mangia solo zuppa di cipolle, carissima, 16 euro, costa come i tortellacci al tartufo di Rodrigo!
Lo sfigato nell’ombra: Ma io dicevo nelle case, non nei ristoranti.
La bella figa: Io la carne non la mangio.
Barista: Neanch’io.
Lo sfigato nell'ombra: Tutto quel che si muove si mangia… Quel che non ammazza ingrassa.
La bella figa: No, no, finché c’è un po’ di sporco non mi formalizzo, ma il pollo dei cinesi non lo mangio.
Barista: Brava.

(Sipario. Applausi)

postato da: PonyLuna alle ore 20:32 | Permalink | commenti (152)
categoria:
martedì, 29 novembre 2005

clicca per ze dark said ov zis baracchina

BARACCHINA BIFRONTE*
*(per chi non capisce l'italiano, significa Duble Fàs)

il 14 giugno di un anno qualunque, una coppia siede felice ai tavoli di una baracchina in via Massarenti 118.

Squisiti questi maròni dice lei
Guarda che è cocomero replica imbarazzato lui.
Tutti uguali voi uomini, non ascoltate mai! urla lei, andando via incazzata.

Troppa droga?
La selezione naturale sta cominciando a fare effetto?

No, più semplicemente da Giugno ad Agosto si vendono meloni e cocomeri mentre dal 15 Ottobre al 10 Gennaio si servono caldarroste a balùs...
Un geniale adattamento alla stagionalità dei prodotti venduti

Gira voce che i titolari Alessandro e Marco in inverno gestiscano un villaggio turistico (resort per i più esterofili) affidando la gestione ad anziani felicissimi di essere sfruttati (forse loro parenti).

La baracchina è un locale che vi consiglio di visitare, magari prima di andare ad ascoltare gli aristofrikkissimi artisti che suonano nell'attiguo pabb Uolf (conservate i maròni bacati da lanciare sul palco, per dimostrare quanto apprezzate il saund)

postato da: Chavi alle ore 19:39 | Permalink | commenti (21)
categoria:max bartender
lunedì, 28 novembre 2005


SAN PETRONIO
LA CHIESA DELLA CITTA’ E NON DELLA CHIESA


Categoria: bolognesità ARTE
Sottocategoria: arte, storia
Matrice: religioso / politico / architettonica

È tantissimo che medito questo post. La Laicità di Bologna: l’essenza stessa della Città, ben prima che della bolognesità, ma anche argomento difficile, mille sfaccettature politiche, culturali, corporative e anche – ovviamente - religiose.
Mishmèsh ha posto fine alla mie titubanze, e quindi adesso vi sciroppate la digressione storico-politico-architettonica.

Perché, anche se non sei nato a Bologna, dopo un po’ lo impari da solo: BOLOGNA è stata, è e sarà sempre una città fondamentalmente laica.
Laica?!?! Ma se c’era Biffi che impazzava a destra e manca che sembrava Savonarola redivivo? Ma le chiese, i conventi, le abbazie ci son pure, sparse qua e là?!? E la Società Cattolica di Assicurazioni che possiede una quantità di case da far impallidire?
Sì sì certo, però a Bologna c’è SAN PETRONIO.
La chiesa laica, cruccio infinito per il Vaticano, imbarazzo inenarrabile per il Clero locale, deve a questo suo status (un po’ strano se vogliamo) la facciata incompleta e le avventure che per 5 secoli (5 capito?!?!?) l’hanno vista protagonista. Capirete quindi che la vicenda è un po’ lunghetta qui mi limiterò solo a dare una panoramica generale.


Dunque, che cosa è successo? E’ successo che alla fine del Trecento il Governo dei XVI Riformatori dello Stato di Libertà  riconquista l’autonomia dalla Chiesa e assolda un geniale architetto bolognese, Antonio di Vincenzo, che, oltre a progettare e seguire i lavori di altri millanta edifici – che poveretto doveva essere stressatissimo – si applica con amore a pensare un progetto grandioso per la Chiesa dedicata al Santo della Città: San Petronio.

La Basilica, nella mente di questi governanti bolognesi, doveva rappresentare il potere locale in contrapposizione al potere del Vaticano - che in quel periodo di potere ne aveva anche troppo – che aveva il suo (oggi orrido) Duomo in posizione nettamente più sfigata e decentrata.
Un tempio imponente, da fare rimanere a bocca aperta concittadini e visitatori, che traducesse visibilmente l’orgoglio e l’indipendenza di questa città, la sua capacità di autodeterminazione. 
Insomma, capita l’antifona Antonio tra mille tripudi apre il cantiere nel 1390, ma da subito i lavori procedono lentissimi, una roba che non vi dico e non vi sto a raccontare. Nel corso dei secoli, uno stuolo di architetti, scultori, pittori fu assoldato dall’affannatissimo – e spesso squattrinato ma non meno caparbio - Comune chi per completare il rivestimento marmoreo, chi per dipingere le cappelle, chi per progettarne il completamento fino a farla diventare più grande e magnifica di San Pietro.
Arriviamo alla metà avanzata del ‘500, siamo in pieno Concilio di Trento. E qui il potere eccelsiastico non tollerò più.
Papa Pio IV parlando con il suo legato il Cardinal Carlo Borromeo deve aver detto: “cazzo (no, non deve aver detto così l’avrà pensato ma in verità disse:) santo cielo, come osano? Qui bisogna far qualcosa, questi qui non ci stan più con la testa, bisogna proprio che ci imponiamo (strano!) con la forza, visto che fra l’altro abbiam molti più soldi di loro”. E ordinò la costruzione dell’Archiginnasio ufficialmente per unificare in un’unica sede lo Studio universitario, in verità perché così bloccò senza più possibilità il progredire del cantiere (e se andate lungo via dell’Archiginnasio potete vedere la famosa finestra troncata a metà) e la Chiesa potè controllare da vicino questo strano luogo cittadino che sfuggiva non si sa come alla loro giurisdizione.

Sì, perché sempre e comunque, San Petronio continuò ad essere amministrata come un’istituzione comunale tanto che era usata anche come ritrovo pubblico, una specie di piazza al coperto, come tribunale, come luogo per cerimonie varie.
Siamo all’epilogo: 564 anni dopo la posa della prima pietra e 562 anni dopo la celebrazione della prima messa, cioè nel 1954 il Cardinal Lercaro consacra San Petronio con grande sorpresa dei bolognesi che non sapevano che il “loro Duomo” era in realtà sconsacrato.
E così finì questo episodio unico della storia italiana. Ma è poi finito davvero? Siamo ancora una città laica?


postato da: lasima alle ore 23:13 | Permalink | commenti (120)
categoria:lasima
lunedì, 28 novembre 2005

DEDICATO A CHI CREDE ANCORA
NELLA POLITICA E NEI MASS MEDIA

La campagna elettorale del futuro sindaco di Bologna Zefram Cocren è appena cominciata e la discussa testata L'INDIPENDENTE parla di lui nel discusso articolo CI SALVERA' IL PARTITO FANCAZZISTA. Ed è solo l'inizio

Scarica l'articolo 
Zefram Cocren

postato da: maso_ alle ore 22:37 | Permalink | commenti (22)
categoria:maso
domenica, 27 novembre 2005

Puttane retrò
Nella foto: visto come va il dibattito, la foto si inseriosisce


STUPRI, TUNNI* E SOLUZIONI
Una modesta proposta

Ovviamente ha ragione Brizzi, e non voglio aggiungere altro all’indignazione e all’analisi che è già stata fatta. Però, però, quando poi passiamo alle idee per risolvere problemi agghiaccianti come lo stupro – che insieme alla violenza sui bambini è in assoluto il crimine più grave e orrendo, senza se e senza ma – siamo sempre al punto di partenza. Evirazione, borgheziate varie, castrazione chimica, telecamere, eccetera eccetera, in una discussione da bar compiaciuta quanto sterile (e modesta ovviamente).

Senza avanzare nulla di mio, volevo rendere edotti i lettori dello Spettro di un paio di “curiosità” storiche che forse potrebbe aiutarci a capire (e a risolvere parzialmente) la questione. A cavallo tra Quattro e Cinquecento, nelle cattolicissime città medievali si erano posti esattamente il nostro problema. Leggete e riflettete sulle parole di John Bossy, uno dei maggiori storici del Cristianesimo di epoca riformistica:

Nel Quattrocento «molte città meridionali [d’Europa] assunsero nei confronti della prostituzione un atteggiamento assolutamente coerente (…) Esse aborrivano nell’adulterio e nella violenza carnale gli effetti perniciosi della lussuria (…) Per questo decisero che era loro dovere cristiano autorizzare e gestire un sistema adeguatamente sorvegliato di prostituzione pubblica, in aggiunta a quello già fornito dai bagni [cioè privato]» (J. Bossy, L’occidente cristiano 1440-1700, Einaudi, 1990, pp. 48-49).

L’idea, per dire, è che se sei giovane, immigrato, emarginato, magari sporco, povero e vestito male, sarà mooooolto difficile trovare da scopare, e dopo un mese, due mesi, tre mesi, quattro mesi di pugnette magari ti salta la testa e violenti una – il che, lo dico per i distratti, non giustifica in alcun modo lo stupro, ovviamente. Per prevenire quelli che commenteranno dicendo che così non risolvere nulla perché “loro” sono diversi da “noi”, riporto anche una citazione dall’ottimo libro di Gian Antonio Stella, L’orda, che magari potreste farvi regalare per Natale:

«La maggior parte dei nuovi arrivati [gli italiani] anche se si definiscono cattolici non sanno affatto cosa si intende per vita cristiana. Per loro la domenica è un giorno di festa, non un giorno sacro; il bere è un dato di fatto; la moralità sessuale ha scarsa considerazione tra gli uomini; e per quanto riguarda la loro opinione sul valore della verità, meno si dice meglio è» (testimonianza americana dei primi del ‘900, citata in G. A. Stella, L’orda, Rizzoli, 2002, p. 258).

Addendum dopo i primi 9 commenti: Non penso affatto che questa sia una soluzione, geniale o meno, tanto che ho sottolineato che non è una MIA proposta, e che è anche modesta. L'idea del post è: in società diverse si è affrontato il problema in modi diversi e con impostazioni diverse. Il vero punto è: questo è un problema specifico di alcune situazioni, società, culture? Nooooooo. C'è sempre stato, c'è adesso e sempre ci sarà. Quindi, l'unica strategia è una sorta di riduzione del danno. Non certezza della pena, che non ci può essere e al disperato non fa nessuna differenza. Non telecamere che non servono a un cazzo. Non sputare sui bolognesi, che in realtà c'entrano ben poco. Mah.

* NB: ho scritto “tunni” perché mi suonava bene, ma ovviamente mi riferisco all’universo-mondo degli immigrati maschi e giovani.


postato da: PonyLuna alle ore 19:57 | Permalink | commenti (191)
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sabato, 26 novembre 2005

SIRIO O RITA?

Come ben sappiamo, Sirio è la simpatica telecamera che controlla gli accessi al centro dalle 7 alle 20, mentre Rita è quell'altra simpaticona che controlla le corsie preferenziali 24 ore su 24. La telecamera che vedete nella foto, si chiama Sirio, ma potrebbe essere anche Rita, solo che so che questa si chiama Sirio. Tutte le modeste polemiche sulle discusse telecamere le conosciamo tutti, ma forse non sappiamo che le telecamere installate sulla T (Via Indipendenza, Via Rizzoli, Via Ugo Bassi) sono delle Rita e non delle Sirio. Penso a tutti quelli che hanno fatto il seguente ragionamento: "Grande .... nei uichend che precedono il Natale Sirio è spento e così posso entrare con l'auto in centro". Sapete cosa significa questo? Significa che se passate a qualsiasi ora con la vostra macchina in ze senter ov ze siti (la T) vi arriva una multina maggiore uguale a 71 euro. In questo momento cerco di ricostruire se sono per caso passato con l'auto a fare le vasche in cento alla notte, ma mi sembra di no. Sono ancora sconvolto. Pensavo fosse Sirio invece era Rita.

postato da: maso_ alle ore 13:37 | Permalink | commenti (22)
categoria:maso
venerdì, 25 novembre 2005