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sabato, 31 dicembre 2005


NEL 2006 AIUTIAMO
GLI UMARELLS E LE ZDAURE
AD OTTIMIZZARE IL TEMPO

Il 2005 sta per finire e per quanto mi riguarda, non è stato affatto male. Tramite questo discusso blog alcuni utenti bolognesi e non hanno cominciato guardare un pelino più criticamente la città e grazie alla Redasione multiculturale, ai Collaboratori in pectore, all'incremento del numero dei lettori e dei commentatori, il servizio che viene reso è dei migliori. Con il minimo sforzo, grazie ad internet. Purtroppo esiste una mentalità da umarells che continua ad essere dominante e quando leggo articoli del tipo:
Per il 40% degli italiani internet è inutile e non serve credo che sia un pò colpa loro. Ognuno di noi, nella propri modestia, si trova quotidianamente ad avere a che fare con umarells e zdaure di tutte le età (insaid) che sprecano tempo e denaro in azioni inutili e stancanti a causa del loro grantico pensiero dal titolo INTERNET NON SERVA A NULLA. Ogni volta che mi capita di parlargli delle potenzialità di internet si irrigidiscono, hanno paura, non ne vogliono sapere delle discusse possibilità del nuovo che avanza, molto meglio il rassicurante vecchio che stagna. Concetti troppo difficili, forse. Proprio non ce la fanno a capire (più che altro non gli interessa) che da alcuni anni la vita può essere molto più semplice e con la possibilità di dilatare il tempo a propria disposizione. Evidentemente per loro il tempo non rappresenta un valore, una ricchezza... pazienza, possiamo mica tutti essere uguali, ma se per caso avete a mano un umarell insaid e/o autsaid o una zdaura insaid e/o autsaid della tipologia RICETTIVO/A (Merce umana rarisima), stampategli e fornitegli questo vademecum di alcune potenzialità di internet scritto dal collaboratore Aghenor. La loro vita potrebbe cambiare e soprattutto la nostra. Buon anno.

  • su internet posso consultare infinite fonti di informazione nazionali ed internazionali. Quando dico infinite intendo che non esiste un argomento del quale non si trovi traccia sulla rete. (wikipedia per tutti);
  • posso comunicare gratuitamente, in formato testo, audio e video, con qualsiasi persona collegata alla rete ed al costo di una telefonata urbana con ogni telefono del pianeta (vedi Skype);
  • posso archiviare tutti i miei documenti ed averne accesso da qualsiasi computer collegato, non il mio ma qualsiasi computer (vedi Gmail);
  • posso condividere il mio pensiero con testi foto e video con tutte le persone connesse (vedi blog);
  • posso effettuare ogni operazione bancaria e pagare ogni utenza senza essere costretto ad affrontare file interminabili; (vedi fineco.it o poste.it);
  • posso consultare elenchi telefonici gratuitamente senza gente strana che urla: “questo è il numeroooo” (vedi come esempio paginebianche.it);
  • posso consultare orari, prenotare ed acquistare biglietti di viaggio (vedi come esempio trenitalia.it);
  • posso prenotare alberghi ed acquistare pacchetti di viaggio (vedi come esempio lastminute.com);
  • posso consultare e stampare mappe stradali o fotografiche di tutto il pianeta (vedi mappy.it o Google hearth);
  • posso consultare infiniti cataloghi di prodotti ed identificare i punti vendita più vicini;
  • posso fare la spesa e farmela comodamente consegnare a casa (vedi come esempio Esselunga.it);
  • posso acquistare e vendere oggetti usati con aste che garantiscono quasi sempre il giusto prezzo (vedi Ebay.com);
  • posso valutare le migliori offerte comparando i diversi prezzi dei principali siti di e-commerce (vedi kelkoo.it);
  • posso giocare  con tanti appassionati di videogame collegati alla rete (vedi xbox live);
  • posso frequentare corsi di formazione comodamente da casa e nei tempi, a me , più comodi (vedi formazione on line);
  • domani potrò fare chissà cosa visto che ogni giorno qualcuno sviluppa una nuova idea.

Sicuramente Aghenor ha dimenticato qualcosa… è per questo che esistono i commenti.

postato da: maso_ alle ore 16:17 | Permalink | commenti (29)
categoria:maso
venerdì, 30 dicembre 2005

Nella suggestiva interpretazione dell'agenzia K: Ivano Sacchetti umarell inside

L'UMARELL CHE VOLEVA TROPPO

Se attraversate il ponte di Stalingrado e percorrete l'omonima via, dopo la Fiera e prima del Parco Nord (la "città delle feste") incappate prima o poi in alcune inquietanti costruzioni gemelle, frutto della mente malata dell'architetto ufficiale di Darth Vader. E' la sede dell'Unipol, il gigante assicurativo e bancario delle coop, al centro in questi giorni di fin troppa polemica. Al di là del giudizio eocnomico o morale, la domanda, cari miei, è ovviamente: cosa c'è di più bolognese delle coop? Poco o niente, è la risposta. Figli di un pensiero rosso e partigiano, avevamo un po' l'idea che le coop fossero "diverse". E invece...

Chi ci ha fatto aprire gli occhi, però, non è il mitico Gianni Consorte, l'uomo dalla faccia di gomma. Lui è troppo bellamente capitalista, è troppo rubicondo, troppo lucido – troppo simile, anche a vederlo, ai vari Gnutti, Fiorani e compagnia gagnante. Loro al limite assomigliano allo zio pataca di Amarcord, quello che intorta le tedesche ("Mi ha concesso l'intimità posteriore").

No, no, chi ci ha fatto capire che le coop non sono "diverse" è lui, the man in the photo(shop), Ivano Trump Sacchetti. Oltre al fatto che è reggiano di padre partigiano – e che è l'unico reggiano nella top 100 dei manager più pagati d'Italia –, non sappiamo niente di lui. Si dice che è  il braccio destro di Consorte, che come lui è dimissionario da vicepresidente e ad di Unipol, poi basta. Forse perché c'è poco da raccontare: Ivano Sacchetti è un umarell che voleva troppo. Come tutti i lettori dello Spettro sanno, il massimo a cui può aspirare un umarell è un bell'incidente stradale da guardare, una moglie Angiolina che gli prepara il caffé e una dignitosa pensione che gli permetta di ciappinare in pace in garage. E poi, al limite, in luglio può andare a dare una mano alla festa dell'Unità, frigger due crescentine, bere due biccheri di Tavernello e amen. E invece no. Questo ha voluto fare i soldi, ha voluto fare la scalata, le bazze del quartierino, l'insider trading ("Mo Wanda, mo cussél l'insaider tredi?"), e non ha neanche cambiato look. E' rimasto il vecchio umarell di sempre. Certo che far su un milione e 61mila euro all'anno a frigger crescentine era lunga.
Raider fai da te? No umarell? Ahi ahi ahi.

postato da: PonyLuna alle ore 08:35 | Permalink | commenti (79)
categoria:
venerdì, 30 dicembre 2005


LUTTO SPETTRALE

Notizia shock per gli aficionados: Ulla aka il gatto elettrico ha compiuto l'ultimo passo. Una macchina in Via Bentini ne ha decretato l'ingloriosa fine. Era la prima volta che attraversava la strada. Che modestia. Addio Ulla, ci mancherai. Ciao / Miao.
postato da: maso_ alle ore 03:15 | Permalink | commenti (24)
categoria:maso
giovedì, 29 dicembre 2005


MODESTI FANTASMI DI NATALE

Sdraiato sul divano, Ipod nelle orecchie, ascolto Fridom ov ciois ei Divo e con il portatile in grembo, proseguo con la stesura del mio discusso scritto e non avendo voglia di dedicare tempo allo spettro per l'enterteinment degli impiegati, ricevo e volentieri pubblico una aberrantete testimonianza dell'utente Goblin scritta rigorosamente in orario di "lavoro".

27 Dicembre... cielo bianco-grigio, un freddo babbuino, e una nebbiapioggia
costante.
Finalmente natale è finito, i parenti son stati salutati, e la colite va, lentamente, migliorando.
Alla sveglia non gliene frega un cazzo se te una volta di questi giorni stavi in branda, adesso sei un uomo, quasi un umarell ormai, quindi lei, implacabile suona.
Del resto poi, devi andare in uffezzi (in ufficio...) e la cosa non ti dispiace troppo, poichè, un po, sei affezionato al tuo modesto  lavoro impiegatizio, che ti regala tanti pomeriggi in palestra, in piscina, a pescare, a leggere, a dormire, ecc....vuoi mettere col muratore?? Pilla a parte, ma tu un po ciai culo di famiglia, un'altro po hai resettato i  consumi, quindi....
Ridendo e scherzando, che poi in verità sei andato là a busso in bici, che anche se son 5 minuti col freddo non è una gran bazza... comunque sei arrivato davanti al parallelepippedo grigio-rossiccio dove dentro cè il tuo ufficetto con le tue pratichine, le fatturine, i timbri (retaggio preistorico- amministrativo)... insomma il tuo modesto potere che gli altri non capiscono.
Però però... è il 27 dicembre, in giro non cè nessuno (bene) e pare che colleghi e superiori sta settimana siano tutti a casa.......quindi bisogna che ti organizzi per non romperti troppo i maroni..tipo: Caffè al bar con anessa passeggiatina per via S.Vitale, andare da Gianni a comprare la merenda delle 10.30 facendo il giro lungo e, naturalmente scoprire nuovi siti uebb, perchè coi soliti, di sto periodo, butta malino.
Ah...devi anche telefonare a Mostarda per andare a pescare Venerdì (che sarebbe lavorativo, ma dai bene....dicono che ci sarà il sole).
Diciamo che così la giornata è quasi fatta; del resto... è il 27 dicembre.
Intanto però , il tuo  baretto con la tettona è chiuso... svolta di qua, volta di la, e mentre ti appropincui ad un altro caffè, vedi una sagoma scura, mesta, con un cannonazzo in bocca alle 9 del mattino... non ci sono dubbi, è il Monzo, il caro vecchio Monzo che è da un tot che non lo vedevi.
Lui ti dice, dopo averti  affettuosamente e stritolato, che è lì che vaga, che sì, sta lavorando ma... essendo il 27 dicembre, dice Ho lasciato i cinni (i suoi aiutanti, i subordinati) a fare le storie! Io devo fare una bazza...poi oh....e parte col solito discorso che sei un paraculato, che lui si fa il culo, ma che comunque la salute tutto bene. Gli chiedi perchè non viene a pesce anche lui, con l'amicone Mostarda, e lui fa Ma sa diit...saran diec'anni che non pesco, l'ultima volta è stata (pensa te) in Olanda e ho preso un Persico così ! (misura massima 12 cm).
Salutato il caro amicone sotto le due torri, torni giù per via Zamboni... che all'inizio non è mica male, piena di baretti fighi, librerie, negozietti.....insomma, l'inizio di via Zamb è promettente... è dopo che peggiora. Comunque te vai giù di lì perchè magari pensi che il telefono suona e ti stanno cercando per qualcosa di urgentissimo, fai 50 mt ed ecco che, due figure conosciute, anzi conosciutissime si stagliano all'orizzonte: Gigi e Paolone, due ex culturisti neanche tanto cretini che,dopo un'adolescenza problematica fanno gli impiegati (uno informatico, l'altro in ragioneria) credo, in Provincia......Oèèè Bela Goblin! Cazzo fai da ste parti....noi stavamo andando al bar, vieni anche te dai.....Vabbè però un attimino perchè ho da fare.... Ma non dire cagate! È il 27 dicembre cazzo vuoi fare...le procedure son tutte chiuse...
Hanno ragione loro e lo sai..... quindi spari Offro io, Pagate voi! Perchè non ciai spicci.
Dopo il caffè, la pastina stantia (sicuro erano quelle del 23 o 24...) e i soliti discorsi che sì col lavoro sono a posto (uno è anche sposato) che si allenano ancora (sì ma non come prima) e che oh.....una di ste sere ci vediamo......Dici Regaz devo scappare perchè devo mandare alla banca dei tabulati (che dopo ce li mandi davvero, facendo uno scazzo di 1186 euro...).
Quando arrivi di nuovo in front of il parallelepippedone son quasi le 11.... apri il grosso e vecchissimo portone verdone scuro che di solito è aperto, poi un altra porta e finalmente sei dentro al calduccio.
La macchinetta del caffè cè sempre, lei è una sicurezza anche se da un po ti dà prima il caffè e poi il bicchiere... Solo soletto , che cazzo...che storia oh....sei da solo solo....devi accendere tutte le luci dei corridoi....vedi tutte le stanze vuote, buie come dei buchi....e poi cè il piano di sotto dove senti anche dei rumorini....
Pesissimo, la tua cagonaggine è al top e ti vengono in mente tutti i film dell'orrore che vedevi da cinno su telesanterno, e la musichetta di Profondo Rosso.....che hai anche il CD a casa.
Comunque è un attimo, in fondo è come se i tuoi colleghi ci fossero.
Bene, guardi la posta di servizio che dice che hai dei messaggi non letti.....meglio non approfondire (il 27 dicembre...), guardi la tua personale e cestini un sacco di offertone di ogni bendidio, poi un occhio allo Spettro, ma i commenti non sono aumentati e i Post natalizi sono tristini, PescareOnline è fermo agli auguri di natale e con gli altri siti non va meglio....
Guardi la pila di pratiche che è lì che ti chiama.......e tu sei combattuto.
Un po di voglia celavresti anche....
Ti ci butti per un oretta, quando, ricevi un orrenda telefonata che ti informa che hai fatto una cagata da quasi 1200 euro... Naturalmente non ti scomponi e dici Sì Sì ceneravamo già accorti! (usando, naturalmente, il plurale) ma forse, sono volatili per dibetici (cazzi acidi, come disse Lino Benfi nel più famoso dei Fracchia).
Come và, come non va, riesci sboronamente a rimandare la cosa a Gennaio, insistendo sul fatto che a ridosso di capodanno non è il caso.........(?????).
E ' giunta l'ora di andare, si spengono le luci, si spegne anche l'insegna di quell'ultimo WC....(fuori) le strade son deserte, deserte e silenziose e un ultimo impiegato (io) pigramente se ne va.....solo va, nella fredda e spettrale  atmosfera dell'ora di pranzo, un uomo vestito male, con una scala in spalla e lo sguardo basso (lì in giro è pieno di merde) e assente.
Lo guardo, lui mi guarda, gli occhi si ingrandiscono e i sorrisi si spalancano .......grande! è il Mena, che non lo vedevo da un tot anche lui!! Un altro fantasma di  Natale...

Goblin (33 anni - bolognese - impiegato pubblico a tempo indeterminato)
postato da: maso_ alle ore 02:17 | Permalink | commenti (40)
categoria:maso
martedì, 27 dicembre 2005


LE BAZZE DELL'ULTIMO DELL'ANNO

Stare ogni tanto lontano da Bologna fa bene, è una terapia che quando posso mi prescrivo, perchè troppa bolognesità alla lunga fa male e fa perdere il senso della realtà. Non sto parlando di vacanze, sto parlando di vivere lontano dalla città per tre, quattro giorni o qualche settimana. Purtroppo i bolognesi, nella stragrande maggioranza, sono prigionieri dell’obbligo di lavorare troppe ore al giorno e appena hanno un pò di tempo non prigioniero prendono un aereo e se ne vanno da qualche parte del mondo in cerca di qualcosa di meglio e addirittura lo trovano. Ma sono solo vacanze, poi si torna a casa e la modestia che si era lasciata alle spalle, ritorna. C’è una sproporzione intollerabile tra il tempo che viene dedicato al lavoro e il tempo riservato alla vita ed è forse anche per questo che chi non investe nella propria professione in questi giorni chiede in giro: che bazze hai per l'ultimo dell'anno? Me lo ha chiesto un mio caro amico ieri notte mentre ciattavamo su Scaip e gli ho speigato che ero fuori Bologna e che non sapevo quando sarei tornato, fornendogli un reinggg di dae tra il sette e il dieci gennaio. Sin dalla notte dei tempi, per il bolognese, trascorrere la notte di capodanno fuori da Bologna è sempre stato uno stratagemma per uscire dalla modestia cittadina, poco importava se si era solamente a Castel di Casio, l'importante era iniziare l'anno altrove. Ma da dove viene questo modo di pensare? Forse, è perchè semplicemente il bolognese alza poco il culo dalla città per tutto l'anno ed il capodanno samuer els è un bel modo di esorcizzare. Faccio un salto indietro nel tempo, ripercorro i miei capodanni e ne ricordo ben pochi trascorsi sotto le due torri... è capitato anche a voi? E quest'anno, che bazze avete per l'ultimo dell'anno?

postato da: maso_ alle ore 22:50 | Permalink | commenti (74)
categoria:maso
sabato, 24 dicembre 2005

NON SAPPIA LA DESTRA...

Nella notte di Natale c'è chi gozzoviglia con i parenti, chi va al cinema porno con gli amici di sempre. Chi va a messa dal prete aristofreak, chi sta in bassa Italia con la fidanzata. Chi legge a letto con la congiuntivite, chi sogna la sua batmobile nuova. NOI NO. Dotati della modesta Punto bordeaux dello Spettro della Bolognesità, io e Zefram Cocren, candidato sindaco e capolista, siamo andati in giro per famiglie, a visitare gli ammalati, a parlare con gli anziani, a baciare i bambini, a sentire sulla pelle cosa significa passare una notte di Natale al ricovero dei mendicanti e alla Dozza. A donare il nostro tempo per un futuro migliore. Grazie Bologna per averci fatto conoscere anche questo lato della tua vita, della nostra vita. Non vogliamo riconoscimenti, non pensiamo di essere migliori di altri. Non sappia la destra ciò che fa la sinistra. Noi siamo Bologna, e questo ci basta.

Di seguito riporto la traccia del discorso che Zefram Cocren ha paternamente tenuto in varie e diverse occasioni in questa notte di Santo Natale 2005. Auguri Spettrali a tutte le donne e a tutti gli uomini di buona volontà.

"Concittadini, bolognesi, elettori. Una lieta notte è questa, eppure una notte triste. Il Natale ci rende tutti più responsabili e aperti verso chi soffre, chi vive in mezzo a una strada, chi lava i vetri per pochi spiccioli. Rifiutiamo il consumismo, i SUV, il fighettume che svilisce e vilipende la convivenza civile. Stiamo insieme, stringiamoci le mani, abbracciamoci in una stretta potente e virile che ci rende tutti più liberi, e più legati, insieme. Parte a Natale 2005 la lunga corsa per ridare a Bologna una amministrazione più umana, più bella, più vera. Auguri, dunque, bolognesi, e avanti così, fino alla vittoria".

postato da: PonyLuna alle ore 23:26 | Permalink | commenti (114)
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venerdì, 23 dicembre 2005

SI RESPIRAVA ARIA DI FOLLIA AL CHARLESTON

«C'era una volta un bar piccolo piccolo in una città non tanto grande, dove si incontrarono, una sera poco prima di Natale, degli strani personaggi.
Questi personaggi entravano nel piccolo locale, si guardavano, si sorridevano vicendevolmente e poi si presentavano, anche se, stranamente, si conoscevano già.

Entrai in questo stesso locale, perché avevo a saputo di questo raduno e, camminando verso il fondo della saletta, cercai qualche volto noto, o meglio qualcuno che avessi già visto "dal vivo", perché queste persone erano arcinote, quasi come quelli dei personaggi della tv, sebbene non ne conoscessi la voce.
Ognuno aveva due nomi: il suo nome ed un altro, il secondo dei quali abbastanza strano.
"Ma perché tedesca?".
Chissà come mai nessuno mi chiedeva perché mi chiamassi Fatina, forse davano per scontato che facessi le magie.

Mi ha colpito l'espressione di un personaggio esterno alla combriccola mentre posava lo sguardo stralunato e curioso sul suo accompagnatore, Brennen, il quale era intento a raccontare a lui ed a me la mia stessa vita come io la ho scritta, interpretando immagini e parole, sgridandomi per alcune reticenze e, spiegando al suo amico che, in quella stanza, ci conosciamo tutti e poiché seguiamo la vita ognuno degli altri attraverso la rete.
Aveva un tono tra l'esaltato ed l'affettuosamente commosso, mentre snocciolava i nomi dei vari personaggi e indicandoli qua e là nella saletta.

Alzando lo sguardo vedo Max che scatta foto qua e là, mentre la musica è cominciata e Maso con una cuffia nepalese canta le canzoni del cosiddetto "progetto old", accompagnato dal suo gruppo e da Ponyluna.
Brennen dice che sono le canzoni della sua memoria, le sente dal liceo ormai.
C'è una bella atmosfera là dentro.
Tutti ridono e si divertono, si vede che sono felici di incontrarsi.
Baci, abbracci, presentazioni, sorrisi, musica, una profusione di energia positiva, direi di energia umana, a scaldarci nel baretto mentre la musica continua.
C'è chi dice che aleggiava la follia e ha ragione: io l'ho sentita, tutti l'hanno sentita, tutti erano ubriachi e felici di quest'aria che si respirava.

Buon Natale a tutti quanti.
Che il 2006 possa portarvi l'energia necessaria a fare di esso ciò che volete».
Fatina Tedesca


N.B: la discussa fotogallery del raduno al bar Charleston è on line, cliccate qui

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martedì, 20 dicembre 2005

AUGURI SPETTRALI

Mercoledì 21 dicembre 2005 alle ore 22.00 presso il bar Charleston di Via Belvedere si terrà il discusso concerto di Natale dei New Hyronja progetto OLD, un'ottima modestissima occasione per incontrarci e farci gli auguri di Natale. Causa inutili impegni di lavoro, il Trebbo non ci sarà, ma ci darà una mano il bassista redattore Ponyluna, poi ci sarà lo special ghest Max Bartender, il chitarrista Piluto, Makkia e Van Basten dei New Hyronja progetto NEW e forse, dico forse: il candidato sindaco 2009 Zefram Cocren. Vi aspettiamo, poi visto che non ho veramente un caxxx da fare, mi tolgo dalle balle fino al 9 gennaio 2006. Ci si vede!  Stei tiund!

p.s.: al discusso concerto di natale ognuno può fare quello che gli pare, quindi, se ti senti un eclettico e ti vuoi esibire, ti aspettiamo

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martedì, 20 dicembre 2005

 

La leggenda di Padre Marella


Nell’immaginario dei fuorisede, il nome di Padre Marella è associato a tutto ciò che c’è di abitativamente malvagio: quando trovi una casa con armadi e scrivanie che cadono a pezzi si dice che il proprietario ha preso i mobili “da Padre Marella”; quando una sedia si rompe e la vai a ricomprare, il negoziante ti dice: “Non l’avete ancora capito che i mobili del padrone si mettono in cantina e poi si va tutti a prendere le robe scalcagnate da Padre Marella?”; quando il proprietario vuole dire che è una persona corretta nell’acquisto dei mobili dice “Mica son di Padre Marella!”. Prima che la proprietaria di un mio ex-appartamento mi dicesse di andare da Padre Marella dandomi l’indirizzo del magazzino, io credevo che «Dapadremarèlla» fosse un modo di dire, come «Vattelapésca». Ancora oggi, molti immaginano Padre Marella come un uomo piccolo e nero che abita dentro mobili fradici, un abile arraffone che, complice dei peggiori proprietari di case, rivende mobilia tarlata nella città degli studenti.

Bene. Ieri navigo sui soliti siti e leggo... di Padre Marella e della sua beatificazione. Scuoto il capo, sbatto le palpebre. Rileggo il nome, faccio mente locale, magari sto facendo un’associazione sbagliata. No, no. È proprio lui.

Vado su gugol e scopro che Padre Marella è morto nel ’69 e che era un sant’uomo, e che ora i suoi impegnatissimi discepoli riciclano mobili e fanno un gran bene in giro. Ma pensa te. Beh? direte voi, lo sanno tutti. Sì, certo. Ma, sorpreso, mando qualche sms a vecchi amici di università: «Ma lo sai che beatificano Padre Marella?»

Le risposte (esclusi due normoinformati):

«Non ho capito. È una metafora?»

«Si comincia chiamando i mafiosi collaboratori di giustizia»

«Preti, ladri maledetti e senza ritegno!»

«Ma perché? Esiste sul serio?!».
Quando si dice quell’uomo è una leggenda

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lunedì, 19 dicembre 2005




L'incipit dell'Aria "Apite un po' quegli occhi" da Le nozze di Figaro di W.A. Mozart




PICCOLA STORIA BOLOGNESE

Sotto Natale, è cosa risaputa, la vita continua. Quindi, le persone, anche sotto Natale, lavorano, litigano, si amano, si odiano, si lasciano e si riprendono, si conoscono o si incontrano dopo essersi sfiorati per anni, si ammalano.
Un mio carissimo amico sta molto male e allora mi è venuta voglia di raccontare questa storia di Bologna e su Bologna, quella Bologna che non tutti vedono e che a me piace tanto scoprire.
Pony mi perdonerà se la romanzo un po’, perché lui sa, ha vissuto, suonato, taffiato (in senso letterale) con me questa esperienza.

E’ andata così: mia mamma mi chiama affannata, una primavera di 10 anni fa e mi dice che devo sostituire assolutamente la “prima attrice” del loro spettacolo. Aveva deciso, ai tempi (eh, la pensione…), di entrare in una piccola compagnia di cantori e teatranti che chiamare dilettanti è offensivo per i dilettanti stessi.
La “Compagnia dei cantori di San Ruffillo”, così si chiama, è gestita alla bell’e meglio dalla maestra di canto Marialena, brava pianista dal pessimo carattere e dal cuore enorme, che fa quel che può. Tutti cantano malissimo e recitano ancor peggio, però studiano da matti, si appassionano, hanno un grande entusiasmo e scrivono spettacoli dove legano insieme pezzi d’opera famosissimi con storie improbabili che poi portano in giro nelle ville nobili bolognesi.
Insomma, vuoi che per le mamme si fa un po’ tutto, vuoi che mi incuriosivano da morire, eccomi con loro, novelli attori da Commedia dell’Arte, ad andare di villa in villa carichi di costumi, scenografie, spartiti, copioni, voci roche e ginocchia molli a intrattenere vecchie signore truccatissime e ingioiellate, tromboni ex professori universitari o ex medici che se la dormivano tutta, pochissimi appassionati, molti personaggi illustri - veramente della Bologna che fu: a me 26/27/28enne, mi sembravano usciti da un altro mondo, da una Bologna parallela con altre regole su ospitalità, rapporti, amicizie… I posti erano spettacolari: affreschi, saloni ovali mastodontici, giardini settecenteschi con statue, il concerto di Natale a Cà la Ghironda, l’italo-svizzera al San Luigi, e, alla fine, dei buffet della madonna che era poi il momento clou della serata per me e Pony, che, per cinismo sociologico e – credo -, anche, per amore, si sparava con pazienza da santo tutte le recite accompagnandomi addirittura con chitarra o basso nel pezzo che anche a me toccava sempre fare.
Mauro è il capocomico, il Capitan Fracassa del gruppo che si danna a far andare a tempo il coro, che suggerisce da dietro copioni mai imparati (Alzehimer, non poco studio…), che soffre terribilmente se c’è un buco di scena e che poi… mi incantava ascoltarlo cantare “Aprite un po’ quegli occhi” con una passione e un coinvolgimento che mi facevano venire le lacrime. Lui lo sapeva e, anche in scena, mi guardava in tralice e mi faceva un sorriso piccolo piccolo ma che io vedevo benissimo.
Insomma, per farla breve, dal 1996 fino al 2001 (cioè al mio sesto mese di gravidanza) sono stata per loro un Virgilio che parlava bolognese, un’improbabile Eva in mutande e reggiseno, un’Ella Fiztgerald in Paradiso che se la prendeva con Beethoven, il Grillo parlante, una cameriera concupita, un fattorino impertinente, e tanti altri personaggi nei quali mi calavo come se dovessi recitare per Antonioni, studiando la parte alla fermata dell’autobus, nell’ora di pausa al lavoro, in viaggio, dove capitava.
Alla fine mi sono affezionata a loro e loro a me: ogni mia tappa della vita suscitava una partecipazione appassionata, telefonate, discussioni, convocazioni nei giorni delle prove… Solo che hanno tutti 30, 40 anni più di me. 
E a 81 anni, l’età di Mauro, la salute fa brutti scherzi. Forse non lo rivedrò più e in ogni modo lui non leggerà mai un blog, però gli voglio augurare Buon Natale lo stesso, così, con questa storia come lo auguro a tutti voi e… “il resto il resto nol dico, già ognuno già ognuno lo sa”.


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lunedì, 19 dicembre 2005

Il solito luup, le solite cose che si ripetono, ed anche quest'anno il solito modesto dossier del "Sole 24 ore" sulla vivibilità delle province italiane. L'anno scorso ci eravamo pavoneggiati sul discusso primo posto di Bologna e quest'anno?

1)Trieste
2)Gorizia
3)Belluno
4)Ravenna - Aosta - Milano (pari merito)
7)Bologna
8)Trento - Bolzano (pari merito)
10)Reggio Emilia

Settimi. Un ottimo risultato. Mi aspettavo di meno.

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domenica, 18 dicembre 2005

W GLI SBARBI BOLOGNESI

Come ben sapete, il lettore medio dello spettro della bolognesità ha un'età che oscilla tra i ventisei ed i quaranta anni (a volte qualcosa di più), lavora poco, benestante, malpensante, crede di vivere in una città che non c'è più, ama gli anniversari, si appassiona della politica, ha una cultura medio alta e se ne compiace con se stesso.
Enterteinment per impiegati, discutibili punti di vista per le masse, modestia ruls, questo è il popolo dello spettro al quale rivolgo una discussa domanda: "possibile che in tutto questo tempo non ci sia mai stato un sedicenne/ventenne che abbia avuto voglia di scrivere un commento?"
Risposta: no, non c'è mai stato. Evidentemente ai "giovanissimi" non interessano gli argomenti che trattiamo, come del resto non gli interessa incontrarsi con i coetanei griffati del sabato sera per le vie, le strade e le piazze del centro storico, molto meglio le luci del plasticoso centro commerciale Meridiana a Casalecchio di Reno.
Giusto? Sbagliato? Tineig Modestia? Era meglio prima? E' meglio adesso? Noi eravamo diversi? Crisi di valori?
Che importanza ha, siamo nel 2005, loro sono il futuro e noi dobbiamo cominciare a farci da parte... sè la vì. Accettiamolo!
Cercando di capire qualcosa di più dei discussi tineiger bolognesi, ho navigato per il uebb ed ho scoperto che la maggior parte degli sbarbi ha un blog tipo questo:

BOLOGNA** AsPeTtAnDo GiUgNo - 6 mesi =|
la prima regola. e forse l'unica. del buono stile è che si abbia qualcosa da dire.
Il blog di fiorella, 17 anni, studentessa di bologna che ci parla di lei, dei suoi progetti e dal quale estrapolo qualcosa di precocemente spettrale scritto da lei o copiato/incollato da qualche parte samuer.

se sei bolognese leeeeggi!
BELLA BOLOGNA
Riflessssione di una come dire... bolognese (va benissimo)

Ci  sono cose di cui non siamo troppo sicuri.. certi abbracci tra parenti, certe notti invernali quando cammini sotto i portici di via Rizzoli e girarti nervosamente è segno d insicureza, certi amori che credi eterni per poi vederli ridotti a solo numero di telefono che non riesci a cancellarti dalla testa: pensateci.. dalla omnitel 347 alla tim 338 poi c'è il 393, ma quello è un amore troppo recente per essere già dimenticato. Ci sono certe cose di cui non siamo troppo sicuri. Altre per fortuna leggermente piu rassicuranti. Una di queste è il nostro nido. Se sei di Bologna, capisci che vivere qua è qalcosa di magico. Perché in fondo è bello raccontarsi quanto siamo bolognesi anche se, finti schizzinosi, cerchiamo di evitare l’autoesaltazione pubblica inizialmente per poi raccontare palle colossali su quanto è divertente, umano, bellissimo respirare qua. Le vacanze al mare, chiunque incontri, è il solito rituale: quando dici di essere di Bologna partono con la solita frase dei turtelein, soccmel e altri pensieri piu volgari che erotici. Per poi chiudere con la frase che recita di come è bella Bologna e di come viviamo bene. Che palle la retorica. Eppure siamo tutti fieri di essere targati BO. Siamo dei controsensi viventi. Noi qua siamo bravi a far finta che certe cose non cisiano. Un po’ tr provinciali, un po’ troppo paesani con la testa da metropolitani. Splendidi, orgogliosi di essere parte di questa tribù. Belle le notti estive trascorse a far balotta dove c’erano colazioni a base di spaghetti a scandire le ore del sonno. Il pre uscita alla bolognese è il momento piu elettrizzante. Un po’ cm la fase dell’innamoramento e del corteggiamento. È questo che ti da adrenalina. È bollicina nello sciampagn. Il lui, la lei, ti sembrano perfetti. Attenti però novelli amanti, a non lasciarlo troppo fermo nel bicchieri se no le bollicine se ne vanno e lo champo (si pronuncia sciampo) diventa olio di colza o giu d li. Uguale è la nostra bologna. Siam pazzi di lei e la critichiamo perché l’abbiamo qui ad un passo dal centro evitando SIRIO (che palle assurde ma sembra indispensabile) possibilmente per toccarla quando vogliamo. Guarda: i colli, san luca, via drapperie, piazza maggiore, via indipendenza e le sette chiese. Insomma siamo nella piena magia d una città cari bambini, eppure mettiamoci l’anima in pace perché tanto ci racconteremo sempre che si stava meglio prima..

Umarells di tutte le età, modesti fuori e dentro mura con mutuo trentennale sul groppone, tremate! C'è il nuovo che avanza... griffatamente inarrestabile ed imprevedibile.

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venerdì, 16 dicembre 2005

VI RICORDATE?

Sembrano passati tre anni e invece solo pochi mesi fa un uomo cattivo con la barba (mai fidarsi di uno con la barba, di sicuro ci nasconde qualcosa) disse al popolo dei modesti che i lavavetri sarebbero stati multati. Tolleranza zero. E scoppiò un casino inenarrabile, in tutta l'Italietta dei valori che piace tanto agli umarells si vociferava di una Bologna irriconoscibile, una dittatura a cielo aperto, di libertà negate e tanti discorsi poco tondi e ragionevoli. Tranquilli. Non è successo niente.
Giovedì 15 dicembre 2005, lo scenario cambia.
Dalle parti di un discusso semaforo red orientid, tento di passare con il grin, ma di fronte a semafori del genere c'è poco da fare e mi becco il rosso relativo. L'affabile extracomunitario si avvicina ad una Panda bianca che sullo sportello sfoggia con fierezza l'adesivo Comune di Bologna. Senza se e senza ma, il ragazol culurè in tla faza insapona il vetro del vecchio parallelepipedo a motore e comincia il suo sporco lavoro di pulizia. Tutti i presenti si godono la scena e la uoma al volante, tira giù il finestrino e dall'alto del suo potere chiede: "Che multa vuoi?". Il ragazzo non capisce, magari pensa "Cosa vuole questa?", ma la uoma in divisa continua a sgridare per la malefatta del biutiful streinger, approvata in toto dalle altre due silenti uome a bordo. Finito il sermone in divisa, il vetruoscer per correttezza finisce di pulire il vetro e ringrazia con un sorriso a cinquantotto denti. Verde. Incasso pari a zero euro, fa niente, tanto il semaforo è red orientid e a Bologna solo i modesti credono ancora che le ordinanze vengano rispettate da qualcuno. Siam mica a Los Engeles.

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giovedì, 15 dicembre 2005

La foto di Max Bartender - Fotografo ufficiale©

IL DISCUSSO QUESITO DI AEIOUY

Camminando in p.zza S.Stefano mi capita spesso di inorridire alla vista dei Tupazz® bongoloidi ma mai avrei immaginato che i problemi fossero ben altri.
A ricordarcelo, la discutibile mail di Aeiouy

Buongiorno a tutti.
Ho una curiosità che mi attanaglia da 10 anni e un problema che, da altrettanti anni, mi sta rovinando le scarpe.

Perchè a Bologna ci sono quei maledetti sanpietrini rotondi?
Qualcuno ha una risposta?
Si possono fare delle petizioni per spianarli con una colata di cemento?

Sima, che storia ci può essere mai dietro per un tale flagello alle calzature?
Attendo fiduciosa le Vs. risposte.
Secondo me il sanpietrino rotondo è uno dei tratti distintivi di Bologna.

Buona giornata.
Giorgia a.k.a. Aeiouy

* se volete potete anche risponderle personalmente questa sera al Circolo Pavese in via del Pratello 53 dalle ore 21:30 per il karaoke di Natale a idrogeno (ingresso gratuito)
 

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mercoledì, 14 dicembre 2005

LA CRISI DEI MEC DONALD BOLOGNESI 

Bologna. Freddo. Sono fermo al semaforo di Viale Pietramellara di fronte alla stazione ferroviaria, la faccia mi si ghiaccia, i pensieri pure e nell'aria si respira odore di Mec Donald. Mi volto e osservo l'insegna romanista del fast fud, sono le dieci di mattina e c'è già qualcuno che trangugia amburger e patatine. Ma come fa? Riparto. Adesso che ci penso, è da un pò che non vado al Mec Donald. Durante l'anno ci andrò quattro o cinque volte e di solito mangio il modestissimo Mec Cichen menu senza checiap e senza maionese. Facendo una botta di conti, ogni anno lascio più o meno 30 euro a questo discusso mangificio, un caxxo in confronto a quello che lascio ai vari bar del centro durante discutibili cosiddette pause pranzo. Merda! Se tutti fossero come me, il Mec Donald chiuderebbe! Pazzesco, senza poi contare la maggioranza dei modesti (e ce ne sono tantissimi) che mi dicono con vanto che loro al Mec Donald non ci vanno mai. Ci deve essere qualcosa che non quadra. Forse qualcuno sta mentendo. Ma come fanno i Mec Donald di Bologna a tirare avanti?

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martedì, 13 dicembre 2005


foto gentilmente concessa dal Sito Inutile

La sottile linea tra ragù e cacca di pittbull.
Il Pratello è «degrado»?

L’emancipazione dal fuorisedismo è accidente temutissimo dagli umarells. Per un umarell, specialmente se proprietario di appartamenti, perdere il fuorisede è un trauma. Quando ha la raggelante sensazione di trovarsi di fronte a un ex-fuorisede, l’umarell tenta le ultime disperate carte: lo minaccia di impossibili denunce, sperando che l’ex-fuorisede sia ancora così incosciente da ignorare i propri diritti o, peggio, si senta ancora così fuoriluogo da non riuscire a controbattere; oppure sfodera il lògos retorikòs comunèsta-leghèsta per far regredire l’ex-fuorisede scatenando sentimenti faziosi che si credevano sopiti. L’umarell, come il tupàzz, vuole che il mondo resti quello della sua guerra privata, pieno di fuorisede rincoglioniti e deiezioni canine. Ovvio che per aiutare il fuorisede a rimanere tale non fa male dirgli che lo è, e ovvio che per aiutare il mondo a essere degradato non fa male sostenere che lo sia. L’accostamento del Pratello al «degrado» sembra andare in questa direzione: chiamando «degrado» la gente che esce di sera, si cerca di mantenere in vita con una mossa sola sia la guerra sia il fuorisede che, invece di emanciparsi, ci casca e grida: «E io mo faccio il degrado!», e così si unisce ai tupàzz che odiano i pabb e vanno solo da Osvaldo (perché lì la birra costa uguale ma è la peggiore del Pratello) transitando lungo il Pratello e lasciandovi deiezioni canine; dal canto loro gli umarells appendono alle finestre del Pratello striscioni con i lògoi retorikòi, ottenendo il duplice risultato di aumentare esteticamente e mediaticamente il degrado. A causa di questa deforme alleanza non solo passa l’idea che il Pratello sia «degrado», ma si rischia anche di farcelo diventare sul serio. Tre interrogativi:
a) Il Pratello è la via delle osterie da tempi quasi immemori, e oramai solo di quelle, dato che non pare più popolata di sediziosi figuri. Al di là dei poveracci che abitano proprio sopra Osvaldo e hanno un problema di ordine evidentemente igienico, al di là di questi: gli altri: ma di che diavolo si lamentano?
b) Piazza Verdi è degrado, benissimo; via Petroni è degrado, benissimo. Il Pratello è «degrado»?! Cos’è ‘sto accidenti di «degrado»? Facciamo chiudere il Pratello a mezzanotte, certo, come in molti vorrebbero. Poi lo vediamo cos’è, il degrado. O no?
c) «E, sai, è sempre una questione di soldi, per esempio l’
UPPI dice (Resto del Carlino 01/12/2005) che a causa del «degrado» i valori immobiliari nelle zone incriminate (Piezza Verdi e Pratello) sono calati del 15% per le compravendite e del 30% per gli affitti». Sì, ma questo è il risultato della vita del Pratello o è il risultato della guerra, mediatica e non, messa in atto da chi vuole il degrado per sguazzarci? Le spiegazioni economiche sono rassicuranti, ma se fossero le ossessioni a muovere i soldi (nel bene e nel male) e non viceversa?

Qui e qui interventi da ascoltare con uinamp. Tra gli altri: Osvaldo, Fattori, Italia dei Valori, Rete Universitaria. Questo invece è il famoso documento (in pdf) Pavarini sulla sicurezza, che in rete è un po' imboscato.

Prima si nomina il degrado o prima lo si fa? Muovono più i soldi o le ossessioni? Perplessità ruls. Se però la battaglia economica è un po' fuoriportata, alla battaglia per i nomi e per gli spazi si può prendere parte.

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lunedì, 12 dicembre 2005

ANNUNCI SINGLE

Quanti sono i single a Bologna?
Come passano il loro tempo?
Che posti frequentano?
Mi verrebbe da rispondere che in estate vanno al Single Disco Dinner ed in inverno si trovano al caffè Aldrovandi o al Nu Lounge, ma questi sono gli aristo-freak e ne abbiamo già parlato.
Ma dove si ritrovano i single modesti, quelli senza suv e senza giacca di velluto con le toppe sulle maniche?

Una risposta ha provato a darla Franco.
Chi è Franco?
Franco è un single bolognese che, stanco dei facili luoghi comuni sui single bolognesi "mammoni, bambinoni, inaffidabili, immaturi, ecc...", si è tirato su le maniche e ha creato il club allegria.

Il cartello è estremamente diascalico: quel telefona subito i posti sono limitati è un esca potentissima, l'idea di farci soffiare qualcosa che scarseggia è intollerabile, specialmente quando si tratta di "faiga"
Per essere ammessi bisogna essere single in primis ma soprattutto ALLEGRI!

Ma essere single e allegri non è così facile, quando per l'ennesima volta ti senti ripetere: "sei una persona speciale - non sprechiamo questa bellissima amicizia" è molto probabile che l'allegria si trasformi in depressione; vediamo quindi di suggerire qualche battuta brillante a chi vorrà partecipare alla cena con specialità DEL LUOGO [manda una mail e riceverai la foto con il numero non oscurato; attendiamo reportage dettagliato della serata balotta....]

Per essere ironici ma non volgari: mi piace tutto di te, dalla A alla Z, soprattutto all'incirca verso la Q
Per suscitare compassione e chiedere il contentino: sono maschio ma non esercito
Se sei separato ma vuoi far vedere che c'hai la cartola: quante mogli ho avuto? mie o di altri?
Se vuoi darti arie da intellettuale: so leggere le donne come un libro aperto; adoro leggere a letto
Per fare il finto imbranato: da bambini si giocava al dottore e a me facevano sempre guidare l'ambulanza

Quale sarà la gradita SORPRESA promessa?
I single bolognesi sono così modesti, come più volte detto da molte frequentatrici di questo blog?
Il loro futuro è tutto nelle mani di Franco o voi avete altre proposte da suggerire?

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venerdì, 09 dicembre 2005

NATALE IS ARRAIVING...

Dicembre, un mese in cui la modestia fa la voce grossa e a partire dal giorno otto fino al sei gennaio compreso, il popolo impiegatizio si sente autorizzato ad abbassare ulteriormente il PIL e non fa più niente. Un pò meno il popolo delle botteghe. Gheim over. Ma cosa sta succedendo? Natale è alle porte e anche chi non crede nella festa di Gesù bambino ne beneficia perchè sa che in quei giorni starà a casa da lavorare e potrà riempirsi la pancia abbondantemente alla faccia del caro euro e della finanziaria ingiusta. Non so se a Natale tutti diventano più buoni, ma sono sicuro che diventano tutti più grassi e quelli che continuano a dire che odiano questa festa e che non fanno regali sono sempre meno credibili pure agli occhi di Filetti. Si spengono le Sirio, si accendono le luminarie riciclate del centro di Bologna e chi più, chi meno si riversa per le vie, le strade, le piazze vere della città e le piazze finte dei centri commerciali in cerca di regali. "Oddio cosa gli regalo?", "Ma se lo merita un regalo quella stronza di mia nonna?"... questi ed altri pensieri obnubliano le menti dei consumatori bolognesi che in queste circostanze, volenti o nolenti, sono costretti ad alzare il culo e addirittura a spremere le meningi. Si passeggia per le vetrine, si guardano i prezzi, tutto costa troppo, l'euro ci ha rovinati... eppure il negro con la cuffia che vende le favole africane in Via d'Azeglio ce l'ha fatta anche quest'anno e invece noi abbiamo dovuto chiedere un finanziamento alla nostra banca di fiducia. Ci deve essere qualcosa che non va, ma chi se ne frega, ormai il clima natalizio ha già inondato la T e le stradine adiacenti, la fiera pakistana di Santa Lucia illumina a giorno il buio di Strada Maggiore e c'è un via vai di esseri umani che consumano, non producono e sperano di non crepare. Almeno fino al sei gennaio.

* nella foto maso in una pausa sciopping durante una giornata a caccia di regali natalizi

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mercoledì, 07 dicembre 2005

ZEFRAM, BONVI E BRIZZI

La mia è una propostina alquanto discutibile,ma si sa Zefram ne fa di propostine discutibili. Intitolare Piazza Maggiore a Bonvi, l'ultimo vero bolognese apparso in consiglio comunale ,colui che invento' la saga di Strurmtruppen (chi non aveva il suo diario?). Futurista in un momento scomodo, quando il razionalismo materialista era in auge, anarchico quando l'anarchia era ai margini del dibattito storico culturale, animatore delle notti alcooliche bolognesi, quando la saga dei biassanot era chiaramente in declino e soprattutto inventore di un linguaggio quello del tedesco un pò idiota in trincea che ha fatto scuola e che i giovani di oggi dovrebbero imparare, in un'epoca stereotipata e dominata dai numeri delle banche e da un Panariello(anzi un Brizzi*) qualsiasi.
La cerimonia d'intitolazione dovrà essere seguita da tre giorni di baldoria continua, naturalmente gli avventori non spenderanno nulla perchè pagherà il comune governato da Zefram Cocren ,sarà il Baccanale per i cento giorni di Zeframus Cochraneus giudice unico e supremo della città, naturalmente ci saranno letture di Giorgio Albertazzi e di Ivo Germano dalla Terrazza del Palazzo Comunale e non ci sarà l'esposizione della bandiera Tricolore, ma la bandiera di Sturmtruppen che vigilerà su di noi tutti.

 Zefram Cocren

* In occasione dell'uscita di Apriti Sesamo! - La vera storia di Alì Babà e i Quaranta Ladroni, Edizioni Pendragon/Chiaroscuro, presentiamo una breve intervista in esclusiva all'editore e a Enrico Brizzi, che dalla fiaba originale e dai disegni lasciati dal grande Bonvi ha scritto i testi di questo volume per grandi e piccini - Scarica immagini e copertina del volume [piccola nota di Maso]

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martedì, 06 dicembre 2005


6 DICEMBRE 1990

I QUINDICI ANNI DI UNA STRAGE DIMENTICATA

 

Categoria: bolognesità impegno

Sottocategoria: morire a 15 anni

Matrice: militare / giuridico / insabbiatrice

 

Sentito mai parlare della strage del ITC Salvemini? Sì certo, l’aereo che si è schiantato sulla scuola… Chi è stato? Quanti morti? A quanti anni? Le sentenze dei processi? Pochi sapranno rispondere, men che meno se chiedo i nomi dei ragazzi. Lavorando a Casalecchio mi sono accorta di questo: è una strage dimenticata, un aereo militare che non doveva essere lì, uno Stato che su queste cose non ne vuole sapere, nessuna responsabilità, nessun colpevole, solo danni morali e materiali alle vittime, dopo ben 9 anni però. I militari servono, sono preziosi, se ammazzan della vite qui o là, che differenza c’è, in fondo? E poi, non la sapete ancora?, mai andare a toccare gli alti vertici dello Stato, figurati se son poi militari. Ci si rimette la mano, hanno denti aguzzi là!

I fatti crudi. Non è facile trovarli, neanche quelli.

Poche le fonti: segnalo http://www.reti-invisibili.net/salvemini/ e il libro su cui mi sono documentata: Il Progetto diventa Realtà. Un libro per ricordare la strage all’Istituto Salvemini del Comune di Casalecchio e dell’Associazione Vittime del Salvemini che hanno trasformato la sede della scuola in Casa della Solidarietà. Un cosa molto da comunisti ma andateci, andate a vedere la classe con l’enorme squarcio. Poi mi dite se il ricordo e la memoria è una cosa solo da comunisti. Non divaghiamo va là.

Passo 1: LA CRONACA

6 Dicembre 1990 mattina presto. Un aereo militare¸ un Aermacchi MB 326, compie un esercitazione sorvolando L’Emilia. Giornata normale: è freddo c’e il sole, si va a scuola , al lavoro, all’università, si rifanno i letti.

L'aereo militare inizia a perdere quota. Con evoluzioni incredibili l'aereo scende ancora e ancora e ancora sempre più velocemente, per il pilota è ormai completamente ingovernabile.

Ore 9.30

Pilota Viviani: Ehi! C’ho delle forti vibrazioni… ho delle forti vibrazioni…ho i comandi laschi e mi sa che mi lancio

Aeroporto Villafranca (VR): allora dirigi il velivolo in zona disabitata

Ore 9.31

Viviani: i comandi sono incontrollabili, cazzo!

Villafranca: d’accordo…allora riduci l’assetto, porta il muso all’orizzonte e dirigi il velivolo in zona disabitata

Viviani: merda, mi la…

Villafranca: 356...prova radio? 356…alfa 356? Mi senti?

Il pilota abbandona l'aereo, lanciandosi con il dispositivo d'emergenza.

BUM

Passo 2: LE VITTIME

L’aereo si schianta, con una mira da indiano, esattamente dentro la IIA della succursale dell’ITC Salvemini. Uccide Deborah, Laura, Sara, Laura, Tiziana, Antonella, Alessandra, Dario, Elisabetta, Elena, Carmen, Alessandra. Bastano i nomi. Come erano i corpi ve lo potete immaginare da soli. Ma non solo loro .i 4 compagni sopravissuti (come fanno, cacchio, a convivere tutti i giorni con un ricordo così?), gli insegnanti (una è morta 10 anni dopo per le complicanze delle ferite, conseguenza piuttosto comune tra le vittime di stragi), gli 88 tra feriti intossicati ustionati, i genitori nonni zii cugini, i compagni delle classi vicine, gli amici di scuola o d’infanzia, i maestri di tennis, di danza gli allenatori di calcio, la città, voi, noi.

Passo 3: LE SENTENZE

L’itre processuale è – ma va? – lungo e tormentato. Inizialmente fu addirittura impedito all’Istituto Salvemini di costituirsi parte civile, lo Stato non vuole assumersi responsabilità, non si vuole andare a fondo nelle cause della tragedia, non si vogliono prendere provvedimenti almeno per il risarcimento, visto che le cure sanitarie per i sopravissuti sono in molti casi lunghissime e molto costose. Nel 1995 si apre il processo: imputati erano il pilota Viviani, il suo comandante Eugenio Brega e l'ufficiale della torre di controllo Roberto Corsini. La loro difesa, su richiesta del ministero della Difesa, venne affidata all'Avvocatura dello Stato. Prima sentenza: colpevoli con pene lievi. 1997: assoliti in Appello “il fatto non costituisce reato”. 1998: conferma in Cassazione

Nel frattempo però (1992) i ministri Jervolino (pubblica istruzione) e Russo (Difesa) emanano un D.L. a favore di chiunque sia vittima di incidenti causati da operazioni militari.E’ la base per i risarcimenti alla vittime che arriveranno solo nel 1999.

Stop: OGGI

I 12 ragazzi avrebbero 30 anni. 30 anni. Obiettivo di vita scontato per la maggior parte di noi; io li ho superati da un pezzo, e dò per scontato di arrivare a vedere mio figlio sposato.

Questo stesso blog è scritto e commentato da chi quell’età l’ha raggiunta: diploma laurea lavoro convivenza moglie marito figli separazione musica stadio lettura viaggi cinema scopate manifestazione auto moto piaceri dolori disoccupazione amici…

Pensate adesso ai vostri 15 anni. E fermatevi lì, non avrete futuro oltre. Fermatevi lì e pensate a cosa sognavate di studiare, ai figli che volevate avere (o non avere), al lavoro che volevate fare, alle canne, alle prime scopate, a quell’acerbo impegno civile e sociale e a tutto ciò che vi stava formando come adulto di domani. Fermatevi a pensare, sempre, spendete, ogni tanto, un minuto della vostra vita a PENSARE. O non avrete futuro oltre.

Ringrazio il Prof. Gianni Devani e Roberto Alutto dell’Ass. vittime del Salvemini,  Maura Ortelli dell’Assessorato al Volontariato di Casalecchio e Nicola per il suo racconto da testimone diretto che mi ha conficcato quell’aereo dentro al cuore.

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lunedì, 05 dicembre 2005

IL DISCUSSO DERBY
VIRTUS FORTITUDO
(lo avete voluto voi)

Non si può capire Bologna senza considerare la pallacanestro.  Bologna non è solo la città dei tortellini, delle torri, della fellatio e del Motor show.. Bologna è detta anche “Basket city”.  E come massima espressione di questo sport, e delle tribali fazioni guelfe e ghibelline, c’è il derby. Virtus contro Fortitudo: la tradizione colma di trofei svavillanti (scudetti, Coppe dei campioni, Coppe varie..) contro la passione mai doma di una squadra con una bacheca povera di vittorie ma ricca di entusiasmo… La Virtus iniziò a vincere qualche decennio fa, nell’attuale “piazza” (era una palestra allora) della libreria dell’ex  Sala Borsa . E già in quell’occasione c’era un’altra sfidante: la società sportiva Gira, poi decaduta nel giro delle serie minori.  A quel punto, metà anni ’50, gli amici della pallacanestro divennero così tanti che fu necessario costruire il Palazzetto dello Sport di Piazza Azzarita che divenne così il teatro di memorabili sfide tra i “camillini” della Fortitudo (così chiamati perché lo sponsor Eldorado produceva il famoso biscotto gelato con lo stesso nome) e gli odiati cugini della Norda Virtus.  L’interesse per la pallacanestro cresce di anno in anno fino ad arrivare alla fine dei ’60 inizio ’70: i tempi del mito dell’America..  Si, Bologna era Rossa, le stelle e strisce si sbeffeggiavano in piazza, ma poi si acquistavano i suoi dischi, ci si vestiva come i ragazzi dei Campus, ci si appassionava dei loro sport, si invidiavano le loro automobili.. ed erano i tempi dei primi ragazzoni d’oltre oceano che venivano a Bologna come “stranieri” ingaggiati dalle formazioni locali.  I dirigenti delle squadre venivano spediti negli stati Uniti a scandagliare il mercato a caccia dei migliori interpreti del basket dei college offrendo loro un’esperienza esotica nello sconosciuto Belpaese (ci fu anche un film del 1974 con  Paolo Villaggio,  “Vado, sistemo l’America e torno”, che raccontava le gesta di uno di questi dirigenti).
Due di questi giocatori in particolare hanno impersonato lo spirito delle sfide stracittadine: Gary “Baron” Schull (il Barone, stile John Wayne ) e John “Kociss” Fultz (l’indiano con tanto di fascia nei capelli corvini e lunghi fino alle spalle). Due vere e proprie icone che rappresentavano i sogni di tantissime ragazzine che trepidanti li aspettavano fuori dagli spogliatoi e si offrivano alle loro attenzioni.. 
Da lì l’imprinting nel proprio DNA: o Virtus (i vincenti) o Fortitudo (squadra più povera che però nei derby riusciva spesso a ribaltare i pronostici con prove insanguinate nel vero senso della parola..).

Io iniziai a tifare ovviamente per i più deboli (Fortitudo) e addiritttura a giocare il minibasket nella mitica palestra Furla nel sottosuolo di via San Felice (una delle più belle d’Italia).  Poi da Juniores venni chiamato a giocare con la Virtus e ci andai.  Sempre tifando Fortitudo però.. Del resto la storia è piena di episodi di giocatori passati da una sponda all’altra: Marco Jaric, Frosini, Maurizio Ferro, Matias Smodis, Marco Bonamico, Savic; Marco Belinelli… E non vi dico le offese e talvoltale mnacce da parte dei tifosi..

E arriviamo all’attuale XXI° secolo: la stagione del Grande Slam in cui la Virtus ha fatto piazza pulita di tutti i trofei in palio.  Ma questa vittoria è costata qualcosa: con la sua scellerata gestione il presidente Madrigali ha disseminato di buchi il bilancio e portato alla retrocessione per fallimento la V nera.  Due anni di purgatorio e ieri finalmente ci hanno restituito il derby. Sacra rappresentazione dello spirito guelfo e ghibellino che portò nel tardo medio evo a costruire le famose torri bolognesi per difendersi dagli assalti dei rivali. Ieri ha vinto la Fortitudo regalandoci il consueto batticuore.

E adesso come stanno le cose ?
Grazie alla magnifica presidenza Seragnoli, e finalmente oculata dopo gli sperperi degli anni ’90, e grazie ad un grande lavoro di marketing e comunicazione possiamo dire che in qualche modo la Virtus rappresenta il passato mentre la  Fortitudo il presente (Campione d’Italia in carica) ed il futuro.  Ma tutto è da dimostrare. E noi tifosi siamo pronti a ricostruire altre torri o a dividere Bologna in due con un muro se necessario.. A proposito di tifosi poi non c’è storia: la Fortitudo vanta un club “La Fossa dei Leonii cui creativi dovrebbero essere assunti dalle migliori agenzie di comunicazione italiane per l’ironia e la potenza dei propri messaggi e striscioni. Poi ci sono quelli del club Quelli che la Fortitudo anche loro divertentissimi e super organizzati. Ma se volete dare un giudizio visitate anche i siti inteet dei cugini bianconeri..  For Ever boys e “In alto stat virtus”. Per la cronaca il figlo del famoso virtussino Fultz ora gioca nella Fortitudo !
Un saluto biancoblù.


Franz Campi

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lunedì, 05 dicembre 2005

BOLOGNA E FLIPPER

Credo che questo discusso blog e la passione per il uebb non siano che il naturale proseguimento del mio percorso esisteniale alla ricerca di futuri possibili iniziato nei fumosi bar della città e successivamente nelle sala giochi sparse a macchia di leopardo nelle strade del centro. Credo fermamente che  Space Invaders, Pacman, Asteroide, Vanguard, Galaga, Q*Bert, Dig Dug, Picture e l'improponibile Defender abbiano avuto un ruolo fondamentale sulla formazione della mia personalità, ma ancor prima prima di loro i flipper. Una passione condivisa da tanti, l'inizio di quello che adesso siamo(tecnologicamente), una rivoluzione culturale sottovalutata dai più, ma non dai meno. Lo sapevate che a Bologna e dintorni, negli anni 70 ed 80, c'erano più fabbriche di flippers che a Chicago? E che la piu' grande collezione di flipper è qui a Bologna, solo che non si trova un locale dove esporla al pubblico? Penso che chiunque abbia frequentato la Cadillac, il Galaxy, l'Antares e lo Stop per una partita ad un flipper Zaccaria, abbia il dovere di visitare almeno una volta il sito http://www.tilt.it, ed aiutarli (se può) a reperire uno straccio di capannone abbandonato con vista tangenziale da occupare per spostare in massa la collezione! Ma ci pensate, poter giocare gratis a flipper e videogiochi dagli anni 30 agli anni 90...?

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domenica, 04 dicembre 2005

MOTOR SHOW 2005

A parte Max Bartender che c'ha la cartola, non credo che nessuno della Redasione andrà al Motorsciò neppure con la bazza dei biglietti agratis. E allora come si fa a parlare di un argomento così importante senza sapere di cosa si tratta? Uno dei pochi avvenimenti di carattere nazionale che coinvolgono la nostra città e noi non sappiamo cosa dire, che delusione... per fortuna ci vengono incontro i nostri lettori con le loro storie di vita. Aiutateci, che siamo messi male ;-)

Sono approdata a Bologna da Firenze alle 11 di questa mattina senza aver dormito un piffero.
Scendo dal treno col patema: oggi è il primo giorno del motorsiò, già mi vedo lottare per farmi strada in stazione sperando di non essere scippata, fare una fila interminabile ai taxi litigando con qualche genio che pensa di fare il furbo e saltarla, sorbirmi mezz'ora di traffico per fare un tragitto che in condizioni normali impiegheresti cinque minuti, fare a pugni per arrivare all'entrata della fiera, dove un responsabile dello stand Fiat arriverà a prendermi con almeno 15 minuti di ritardo a causa del superlavoro. Già mi vedo farmi strada fra la miriade di zainetti stracolmi di poster, arrivare trasportata dlla folla direttamente nel padiglione con musica assordante e tremende ragazzine in perizoma...etc...etc...etc...
Insomma, già mi vedo al motorsiò.
E invece non credo ai miei occhi.
Già da quando scendo dal treno la situazione mi appare alquanto inusuale: praticamente in stazione non c'è nessuno. E così ai taxi. Salto su Modena 20 e in 5 minuti 5 sono all'entrata di Piazza della Costituzione.
Lì c'è già l'efficientissimo responsabile di Klaus Davi che mi scorta al padiglione FIAT. Nel giro di un paio d'ore ho già intervistato le Veline, Patrick, Morgan e Coccoluto, fatto un po' di riprese in giro e fatto un salto allo stand Peugeot per intervistare Guido Bagatta.
Tutto questo senza calpestare nessuno, senza dover imprecare, arrabbiarmi, farmi strada a gomitate.
Io ovviamente sono felicissima, ma la domanda è: cosa è successo al motorsiò?

Luca

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sabato, 03 dicembre 2005



Nella foto: il manifesto del Motorshow, a debita distanza



ZDORE E MOTORI, GRANDI DOLORI

Non volevo scrivere nulla di serio o di interessante sul Motorshow, volevo solo, guardando i cartelloni che da un mese punteggiano Bologna, dire una baggianata del tipo: «Anche questa volta gli umarells hanno vinto, addirittura il Motorshow ha sostituito le belle fighe con delle vecchie per compiacere gli umarells!!!». Ma poi ho ricevuto un discusso post della nostra lettrice Fatina Tedesca e  ho perso le parole. Leggete e  sappiatemi dire.

 «Dobbiamo proprio abituarci a tutto? I cartelloni pubblicitari che mostrano una signora anziana appoggiata ad una macchina sportiva nei panni della bomba sexy, ora in baby doll, ora in posizione felina, ormai accompagnano quotidianamente i miei, i nostri, spostamenti cittadini. Dopo quasi un mese non mi ci sono ancora abituata, la guardo e la riguardo ma continua a pungermi nel vivo. E’ una bella e anziana signora, una zdaura (o sdòra!) come poteva essere mia nonna dieci anni fa, ma agghindata da giovane affascinante, con panni che non le sono consoni. “Ne vedrete delle belle”, dice la pubblicità.

La prima volta che ho visto quella donna mi è venuta una gran tristezza. Se ci penso, riaffiora lo sgomento del momento e mi rivedo in una fredda mattina di novembre di fronte al cartello, impietrita a guardare la foto al di sopra della mia testa; guardavo il suo sguardo serio, i dettagli panterosi del suo abbigliamento, la sua carne di vecchia e i suoi capelli lunghi il cui stile faceva ricordare la bionda chioma della fanciulla che fu. E lei se ne stava là, a mettere in mostra la sua pelle cadente di vecchia, a provocare, chissà, le grasse risate dei passanti che, guardando il cartello da lontano, si erano aspettati di vedere una giovane polposa e invece vedevano lei, così floscia e triste. La cosa più triste è che lei non ride: anzi, ha uno sguardo tremendamente serio.

Dopo minuti di sbigottimento mi sono incamminata pensierosa verso il lavoro, chiedendomi cosa penserebbe mia nonna di una cosa del genere, a cosa avrebbe risposto a chi le avesse pagato una qualunque cifra per mettere in ridicolo la sua femminilità, la sua vecchiaia, il suo corpo, il suo essere donna, il suo essere stata bella. Si provava i miei vestiti o le parrucche di carnevale dieci anni fa: inizialmente si specchiava tra l’orgoglioso ed il divertito, poi cominciava a lamentarsi di quanto fosse diventata brutta e a ridere e, ridendo sonoramente, mostrava il suo sorriso sdentato, io ridevo con lei ed a volte ci contagiavamo vicendevolmente ridendo fino a non riuscire più a respirare. E’ diverso tutto ciò. Non c’è pietà alcuna, non c’è affetto, c’è solo l’esposizione da macelleria di un corpo vecchio, con uno sguardo triste, dentro panni ridicoli e offensivi. E’ uno degli ultimi dei tabù che crolla: nemmeno i vecchi sono esentati dalla esposizione continua, dalla mercificazione dei corpi.

Non apparteniamo solo alla generazione di coloro che non accettano di invecchiare e si ostinano a mostrarsi giovani, fino a quarant’anni e oltre, fino al limite de ridicolo e dell’osceno, ora vogliamo sfottere chi non può esserlo, ridere di ciò di cui non si può ridere, del corpo che invecchia e che muore.

La giovinezza non è un valore».

Fatina Tedesca

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venerdì, 02 dicembre 2005


Foto scattata da Max Bartender

LO STRANIERO PERPLESSO

Buongiorno a tutti i Lettori dello Spettro, a tutti i Collaboratori, a tutta la Redasione.

Siamo all’inizio del ventunesimo secolo, il mondo intero è sconvolto dalle guerre di civiltà. Lo Straniero Perplesso approda a Bologna, dove, per quello che può vedere dalla sua postazione di via Majorana, una larga parte dei Bolognesi si è autoesialiata fuori dalle Mura del Mille, lasciando il centro di Bologna in balia di orde di fuorisede. Ogni volta che mette il naso fuori dal portone sente gridare i nomi delle armi come nei cartoni di gonagài: «Ordinanza comunale!» grida il Sindaco, paladino degli umarells e delle zdaure; «Deiezione canina!» rispondono le forze mutanti al soldo dei fuorisede. «Minchia» pensa lo Straniero sempre più Perplesso. La situazione peggiora quando i temibili mutanti noti come tupàzz riescono a penetrare nella sua abitazione. Assediato da loro e dall’umarell proprietario dell’appartamento, lo Straniero comincia a scrivere la sua ficscion sul suo blogg. Un giorno, sullo Spettro, trova la sua ficscion postata da Innovari. Ha inizio un faticoso processo di de-fuorisedizzazione. Oggi lo Straniero Perplesso, ex-fuorisede, è in Redasione. Se per qualcuno questo significherà ben poco, per lui significa molto. E non solo in termini di uèbb.

Acqua calda: così come essere nati a Bologna non significa necessariamente essere umarells o zdaure insaid, allo stesso modo non essere Bolognesi non significa essere fuorisede: fuorisede non è non avere la residenza, fuorisede non è venire da fuori e abitare a Bologna, fuorisede è una condizione mentale, che conduce a fare provincia agli angoli dei pab con quelli del tuo paesello, unico orizzonte delle tue prospettive (e non per amore del paesello, sia chiaro), oppure a regredire allo stadio di tupàzz, ipocriti che vivono sulle spalle della società che credono di rifiutare. Specularmente, uscire dal fuorisedismo non consiste nel prendere la residenza e umarellizarsi, bensì nel cominciare a pensare in termini di cittadinanza come civiltà, e superare entrambi gli schieramenti. Questa è una cosa piuttosto normale sullo Spettro, i cui lettori sono in gran parte persone emancipate, ma, credetemi, non lo è affatto nei meandri del ghetto universitario. Quando i miei (modesti?) racconti ambientati nell’universo dei tupàzz comparvero sullo Spettro, io lo Spettro lo leggevo già, ma non avevo mai commentato. Questo per dire che ci sono Mura del Mille dalle quali è difficile uscire senza una mano da parte di chi già vive in maggiore libertà, e se non fosse stato per Innovari probabilmente oggi non sarei qui: paradossalmente, un blog mi ha portato fuori da casa, spinto a muovermi a Bologna con più coscienza e meno timore pregiudiziale. Se la parola "partecipazione" ha un senso, credo che sia all’incirca quello che mi è capitato. Dunque essere fuorisede è una fregatura, ma esserlo stato comincia a rivelarsi una bazza, perché tirata giù una barriera le altre sembrano meno indistruttibili.

Caratteristica non fondamentale ma sicuramente più appariscente dell’ex-fuorisede, non più schiavizzato dalla marcatura a zona, è andare dove diavolo gli pare: non fondamentale, dicevo, ma illuminante: fuori-sede uguale fuori-luogo: ex-fuori-sede uguale non-più-fuori-luogo: questa è la chiave. Ciò, sia ben chiaro, è niente rispetto all’urgente domanda di Enrico Brizzi. Ma è già molto per me, per te, per lei, per lui, perché spesso vivere ai margini, margini anche non estremi, anche margini "normali", anche solo per pigrizia e per timidezza, significa sviluppare un modesto complesso di inferiorità/superiorità, e un conseguente senso di rivalsa che ci fa più meschini, ci fa immaginare guerre del disprezzo con tutti, anche con chi non vi partecipa, e soprattutto ci fa immaginare di essere obbligati alle guerre del disprezzo. Uscire da una tale condizione significa forse riuscire a dare quel contributo di cui questa città ha bisogno, che è umano, quotidiano, minimo, reiterato, indispensabile. Uscire da quella condizione significa fare ciò che né gli umarells né i fuorisede sanno più fare: riprendersi gli spazi, l’unico modo che conosco per occupare in giacca e cravatta, cioè restituire al termine "gestire" una valenza civica e ambientale. Riprendersi gli spazi, e riprendersi i pensieri, e finire per non capire più i discorsi da umarell e da tupàzz. Di fronte a quei discorsi, finisci per rimanere perplesso. Ma va bene così.

postato da: Don_Jago alle ore 11:21 | Permalink | commenti (56)
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venerdì, 02 dicembre 2005

FUORI DAL PAESELLO...

Ponyluna è uno che viaggia, non è mica il modesto culo pesante bolognese che credete voi... no, no. Pensate che l'altro giorno è arrivato addirittura fino all'area di servizio Pò Est dalle parti di Ferrara ed in quel luogo lontano dal suo paese natio, la sua identità petroniana ha subito un duro colpo. Ma cos'ha visto Ponyluna? Niente di nuovo, solo una modesta scritta sul muro fatta con la bomboletta sprai, la bravata di uno sconsiderato o forse il rancoroso gesto di uno squilibrato, ma pur sempre parole d'odio che ci devono fare riflettere ponendoci imponenti quesiti del tipo: "quale futuro?" o in alternativa "Perchè tanto odio?" . E mentre scrivo questo discutibile post, mi giunge la tragica notizia che abili mani hanno appena rubato il portafogli a Zefram Cocren sull'autobus numero 13.

postato da: maso_ alle ore 11:21 | Permalink | commenti (24)
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