
LA DISCUTIBILE RECENSIONE DI ARTE FIERA #1
di LASIMA
*in rigoroso disordine alfabetico
Come al solito entro con la solita bazza come da 15 anni a questa parte. come al solito distribuisco bazze qua e là che alla fine rimango sempre senza biglietti...
Mi metto la gonna, una truccatina, e via al vernissage.
"ciaoooooo! sei bellissima!!! in forma smagliante!!! una ragazzinaaa!" ecchila... il resto della visita è una continua interferenza di "ciaoooo! sei..." ma io testa bassa mi concentro sui miei adorati quadri.
Punto come un cane da caccia le mie gallerie, mi muovo come un gatto tra gli stand, sguazzo beata in mezzo a questa discoteca del figurativo.
Il parere tecnico è di un'ArteFiera nettamente migliore degli anni passati, stand meno affastellati, buon equilibrio vecchie glorie / nuove proposte, su alcuni vado a colpo sicuro: gli splendidi Gilberto Zorio con i suoi sistemi chimici e le sue stelle cosmiche: Pino Pinelli con i suoi puri cromatismi straordinari, il mio amatissimo Matteo Basilè con le sue icone postmoderne di foto e simboli; Franco B con le sue installazioni intrise del suo sangue (vero) raccolto durante le performance; passando per i mostri sacri dell'arte contemporanea come Boetti, Basquiat, Fontana, fino alla storia stessa di De Chirico, Balla, Warhol.
Troppi sarebbero da citare, moltissime le opere da apprezzare. Insomma andare ad Artefiera per un amante d'arte (e una laureata in storia dell'arte contemporanea) equivale a portare un bambino nella fabbrica stessa dei giocattoli. Il contenitore non conta più, i galleristi autocompiacenti della loro interessata competenza non mi competono, l'artista preso dal suo lavoro senza coscienza di come sarà un domani ricordato non mi cale: conducendo l'amica che è con me per i padiglioni come se fossi una veneziana nei vicoli di Venezia, naufrago nelle figure, nelle installazioni, nei colori, nei segni, nei graffi, nei tagli, nei manichini, nelle foto, nelle sculture, nei grumi di materia, negli accrocchi di ferro e stracci, e sono felice.

LA DISCUTIBILE RECENSIONE DI ARTE FIERA #2
di MASO
Grazie alle bazze della Sima che ci ha procurato due tessere per Artefiera siamo entrati in tre.
L'Italia è anche questo.
Ma c'è qualcuno che paga per entrare ad Artefiera?
E' una domanda che ha bisogno di una risposta.
Caldi padiglioni illuminati a giorno espongono opere di cui non posso capire il valore, quindi mi faccio guidare dalle sensazioni della mia ignoranza guardando criticamente quello che mi piace e quello che non mi piace.
Non mi importa se un'opera vale 1.000.000 o se vale 30, se mi fa cagare, mi fa cagare e basta. Sono libero di pensarlo, o almeno così credo.
Alcune banconote da 100 euro fuoriescono dal culo di un omosessuale per scelta altrui che espone elementari quadri monocromatici con diagonali rosse, bianche, gialle e nere.
Mi fermo più del dovuto ad osservare queste righe su tela che non meriterebbero di essere esposte e l'artista si avvicina a me sorridendo "Ti pacciono?".
Lo guardo... Faccio trascorrere cinque lunghissimi secondi di silenzio e gli rispondo con hyronjco distacco "No".
Poi mi allontano sapendo benissimo che ad Artefiera non troverò mai le opere del nuovo Van Goggg.
* nota positivissima: il mio incontro con l'artista Sergio Dagradi presente all'evento come visitatore e non come espositore

LA DISCUTIBILE RECENSIONE DI ARTE FIERA #3
di MAX BARTENDER
Bèla vèz c'ho la bazza per entrare gratis ad Arte Fiera, ti interessa?
Fatti trovare alle 15 davanti all'ingresso nord che poi ti faccio aprire un cancello da un tipo che conosco...
Galvanizzato per la niùs ci fiondiamo in via Michelino in un attimo e lasciamo la macchina al comodo parcheggio a 10€, tanto poi entriamo agratis..
Dopo una vana attesa di quaranta minuti mi rendo conto che la bazza non era tale e ci avviamo mesti verso la biglietteria, costo del ticket: 15€.
Sono le 15e45 e abbiamo già speso 55€, si vede che Bologna teme la concorrenza delle fiere di Parma e Rimini; mi consola Sergio "Bisettrice" Dagradi, anche lui oggi niente bazze: la domenica no alle tessere abbonamento, tocca pagare - mal comune mezzo gaudio..
L'expo è divisa come a Sanremo tra il padiglione dei big e quello delle nuove proposte; visto che non ne conosciamo neanche uno, facciamo la scelta conservatrice e partiamo dai big
Ci trasciniamo per gli stand e dopo un po' mi sembra di essere Alberto Sordi alla Biennale nel film Dove vai in vacanza
Appena varco la soglia degli stand vengo immediatamente riconosciuto come uno che non ne sa mezza dai boriosissimi espositori; dopo mezzora di continue vessazioni decido di assumere la posa del visitatore che ne sa a pacchi:
* 10 minuti fisso davanti ogni singola opera
* braccia incrociate con mano che accarezza il mento di tanto in tanto
* aria da spocchioso e frasi prive di senso a go-go.
Miracolo: con grande deferenza mi offrono ostriche e champagne all'inutile asta-vernissage del principe degli aristofrik - Achille Bonito Oliva (ex curatore della Biennale in quota PSI).
Le bollicine cominciano a dare alla testa, è ora di tornare a casa.
Deluso: No anzi, per un giorno mi sono sentito anch'io artista, in fondo l'11 Marzo ci sarà l'inaugurazione della mostra Deiezioni Canine a Casalecchio di Reno