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martedì, 31 gennaio 2006

   

LA DISCUTIBILE RECENSIONE DI ARTE FIERA #1
di LASIMA

*in rigoroso disordine alfabetico

Come al solito entro con la solita bazza come da 15 anni a questa parte. come al solito distribuisco bazze qua e là che alla fine rimango sempre senza biglietti...
Mi metto la gonna, una truccatina, e via al vernissage.
"ciaoooooo! sei bellissima!!! in forma smagliante!!! una ragazzinaaa!" ecchila... il resto della visita è una continua interferenza di "ciaoooo! sei..." ma io testa bassa mi concentro sui miei adorati quadri.
Punto come un cane da caccia le mie gallerie, mi muovo come un gatto tra gli stand, sguazzo beata in mezzo a questa discoteca del figurativo.

Il parere tecnico è di un'ArteFiera nettamente migliore degli anni passati, stand meno affastellati, buon equilibrio vecchie glorie / nuove proposte, su alcuni vado a colpo sicuro: gli splendidi Gilberto Zorio con i suoi sistemi chimici e le sue stelle cosmiche: Pino Pinelli con i suoi puri cromatismi straordinari, il mio amatissimo Matteo Basilè con le sue icone postmoderne di foto e simboli; Franco B con le sue installazioni intrise del suo sangue (vero) raccolto durante le performance; passando per i mostri sacri dell'arte contemporanea come Boetti, Basquiat, Fontana, fino alla storia stessa di De Chirico, Balla, Warhol.

Troppi sarebbero da citare, moltissime le opere da apprezzare. Insomma andare ad Artefiera per un amante d'arte (e una laureata in storia dell'arte contemporanea) equivale a portare un bambino nella fabbrica stessa dei giocattoli. Il contenitore non conta più, i galleristi autocompiacenti della loro interessata competenza non mi competono, l'artista preso dal suo lavoro senza coscienza di come sarà un domani ricordato non mi cale: conducendo l'amica che è con me per i padiglioni come se fossi una veneziana nei vicoli di Venezia, naufrago nelle figure, nelle installazioni, nei colori, nei segni, nei graffi, nei tagli, nei manichini, nelle foto, nelle sculture, nei grumi di materia, negli accrocchi di ferro e stracci, e sono felice.

   

LA DISCUTIBILE RECENSIONE DI ARTE FIERA #2
di MASO

Grazie alle bazze della Sima che ci ha procurato due tessere per Artefiera siamo entrati in tre.
L'Italia è anche questo.
Ma c'è qualcuno che paga per entrare ad Artefiera?
E' una domanda che ha bisogno di una risposta.

Caldi padiglioni illuminati a giorno espongono opere di cui non posso capire il valore, quindi mi faccio guidare dalle sensazioni della mia ignoranza guardando criticamente quello che mi piace e quello che non mi piace.
Non mi importa se un'opera vale 1.000.000 o se vale 30, se mi fa cagare, mi fa cagare e basta.

Sono libero di pensarlo, o almeno così credo.


Caricature di artisti eccentrici siedono nei loro stend e se la tirano sorseggiando frizzantini griffati. I ricchi non piangono, i ricchi espongono.
Alcune banconote da 100 euro fuoriescono dal culo di un omosessuale per scelta altrui che espone elementari quadri monocromatici con diagonali rosse, bianche, gialle e nere.
Mi fermo più del dovuto ad osservare queste righe su tela che non meriterebbero di essere esposte e l'artista si avvicina a me sorridendo "Ti pacciono?".
Lo guardo... Faccio trascorrere cinque lunghissimi secondi di silenzio e gli rispondo con hyronjco distacco "No".
Poi mi allontano sapendo benissimo che ad Artefiera non troverò mai le opere del nuovo Van Goggg.


* nota positivissima: il mio incontro con l'artista Sergio Dagradi presente all'evento come visitatore e non come espositore

   

LA DISCUTIBILE RECENSIONE DI ARTE FIERA #3
di MAX BARTENDER

Bèla vèz c'ho la bazza per entrare gratis ad Arte Fiera, ti interessa?
Fatti trovare alle 15 davanti all'ingresso nord che poi ti faccio aprire un cancello da un tipo che conosco...


Galvanizzato per la niùs ci fiondiamo in via Michelino in un attimo e lasciamo la macchina al comodo parcheggio a 10€, tanto poi entriamo agratis..
Dopo una vana attesa di quaranta minuti mi rendo conto che la bazza non era tale e ci avviamo mesti verso la biglietteria, costo del ticket: 15€.
Sono le 15e45 e abbiamo già speso 55€, si vede che Bologna teme la concorrenza delle fiere di Parma e Rimini; mi consola Sergio "Bisettrice" Dagradi, anche lui oggi niente bazze: la domenica no alle tessere abbonamento, tocca pagare - mal comune mezzo gaudio..

L'expo è divisa come a Sanremo tra il padiglione dei big e quello delle nuove proposte; visto che non ne conosciamo neanche uno, facciamo la scelta conservatrice e partiamo dai big
Ci trasciniamo per gli stand e dopo un po' mi sembra di essere Alberto Sordi alla Biennale nel film Dove vai in vacanza

Appena varco la soglia degli stand vengo immediatamente riconosciuto come uno che non ne sa mezza dai boriosissimi espositori; dopo mezzora di continue vessazioni decido di assumere la posa del visitatore che ne sa a pacchi:

* 10 minuti fisso davanti ogni singola opera
* braccia incrociate con mano che accarezza il mento di tanto in tanto
* aria da spocchioso e frasi prive di senso a go-go.

Miracolo: con grande deferenza mi offrono ostriche e champagne all'inutile asta-vernissage del principe degli aristofrik - Achille Bonito Oliva (ex curatore della Biennale in quota PSI).
Le bollicine cominciano a dare alla testa, è ora di tornare a casa.
Deluso: No anzi, per un giorno mi sono sentito anch'io artista, in fondo l'11 Marzo ci sarà l'inaugurazione della mostra Deiezioni Canine a Casalecchio di Reno


postato da: maso_ alle ore 00:58 | Permalink | commenti (260)
categoria:maso
domenica, 29 gennaio 2006

0.jpg BULAGNA I SO' FAT LA SO ZANT

 

Con questa frase, ammiccante in calce all’effige di Ivano Biagi fondatore dell’omonimo ristorante, sarete accolti nel nuovo locale in cui il figlio Fabio ripropone l’arte familiare di cucinare e servire piatti bolognesi. 

Vorrei raccontare del ristorante Biagi traendo spunto dalla conoscenza personale di Fabio e attingendo dai miei ricordi. Lascerei dunque perdere tutte quelle informazioni di convenienza che potete tranquillamente leggere sul sito, concentrandomi piuttosto sulle tre evoluzioni che ha avuto il locale mantenendo sempre il minimo comune denominatore della presenza della famiglia Biagi.

La genesi (e per alcuni anche la conclusione n.d.r.) ha avuto luogo alla rotonda di Casalecchio, quella che ormai viene definita la city emiliana data l’elevata densità di istituti di credito presenti. Ecco, lo storico locale ha avuto origine proprio lì ed è lì, di fianco al distributore di benzina della Esso, che si è sedimentata anno dopo anno la sua tradizione.

Il ristorante me lo ricordo pieno di oggetti che ora avrebbero senso solo in una bottega di modernariato, ma che una volta potevano sembrare ricercatissimi, come quegli enormi specchi con sovra impresso le marche di amari o di caffè oramai scomparse o assorbite da qualche big company d’oltralpe.

In quel periodo, il ristorante era ancora saldamente gestito dal padre di Fabio che ovviamente ERA il locale stesso e lo caratterizzava inequivocabilmente. Di Ivano mi ricordo le lamentose commiserazioni che ti riservava se veniva a ritirarti il piatto “che” non avevi finito tutto, oppure quando già satollo dei suoi primi osavi ordinare una qualche insalatina o verdura cotta invece del secondo. Ivano, come del resto Fabio, godeva di una corporatura importante che in una qualche maniera lo aiutava ad interagire con gli avventori. Tipo quando, attendendo di prendere la comanda, ti appoggiava con nonchalance la “buzza” sulla schiena obbligandoti a genufletterti per tutto il tempo dell’ordinazione. Oppure, come quella volta in cui assistetti ad un’involontaria ma spassosissima ola di teste di commensali spinte in sequenza verso il proprio piatto da un Biagi padre intento ad avanzare, con le braccia protese verso alto al fine di portare i piatti, fra due lunghe e molto ravvicinate tavolate.

Mentre per quanto riguarda i ricordi che ho di Fabio e del suo ristorante, sebbene non siano tanti avendolo conosciuto pochi anni prima della chiusura del locale di Casalecchio, sono perlopiù legati alle uscite in balotta che facevamo insieme. Mi ricordo i rientri a tarda notte dalla discoteca con fami chimiche mostruose ed il buon Fabio che, facendoci passare dalla porta di servizio del ristorante (che era poi il portone di casa sua), ci faceva entrare di sottecchi in cucina dicendo: “Oh ragazzi mi raccomando, non cominciate a spiluzzicare tutto quello che trovate, battezzate una sola cosa e finitela!”, mentre lui cominciava a dar giù di affettatrice alla mortadella. Purtroppo, però, ci dovevamo soddisfare solo con cibi freddi tralasciando normalmente la cosa a cui Biagi deve la sua fama più di ogni altro piatto: i tortellini. I tortellini di Biagi che di norma sono caratterizzati da dimensioni più ridotte rispetto a quelli tradizionali e che devono poter essere contenuti al massimo in, non-mi-ricordo-più-quanti, dentro un cucchiaio. Personalmente li trovo un po’ troppo piccoli, ma la maestria sta appunto nell’avere delle sfogline con delle dita così abili da poterli fare così minuti. Dal canto mio, ho sempre in mente un’altra sua specialità che ritengo sia uno dei suoi prodotti migliori: la crema. Prodotta artigianalmente con il doppio dei tuorli necessari, almeno a vederne il colore, veniva proposta sia sottoforma di zuppa inglese che di gelato.

Altra idea di Fabio era quella di organizzare cene per gli amici a base di tartufo in cui ognuno si faceva comprare il proprio tubero grattugiandoselo ad lìbitum sulle portate preparate ad hòc: tagliatelle al burro, cotoletta e per finire anche sul gelato.

Poi vennero gli anni bui e Biagi a seguito di una serie di avvenimenti fu costretto a chiudere ed a spostarsi in centro rilevando il locale che aveva ospitato lo storico ristorante “Alla Grada” ribattezzato, sia per godere dell’avviamento precedente, sia per rendere onore alla passata gestione “Biagi alla Grada”. Vuoi per l’importante investimento fatto, vuoi per la svolta diversa impressa alla cucina e forse anche per la disaffezione di alcuni clienti, Biagi è stato costretto a chiudere nuovamente il locale nel 2004 per poi riaprire un anno dopo, arrivando così alla terza ed ultima evoluzione, sulle ceneri dell’Osteria della Lanterna che, pensate un po’, è stata rinominata “Biagi alla Lanterna”. E qui ancora una volta Fabio, sua sorella ed alcuni dei fidi aiutanti hanno ripreso l’attività di un tempo come se nulla fosse successo.

D’accordo, qualcosa dell’antico è andato perso nei traslochi, forse impregnato nei muri dei vecchi locali o forse anche nel tentativo di Fabio di allineare la cucina ai tempi. Ora, se vi capita di andare, sappiate che Fabio spinge un po’ troppo secondo me sui tortellini alla panna. Non so come mai, ma voi insistete per quelli in brodo e poi lasciatevi tentare da un menù che ormai conosco fin troppo bene come il roast beef al barolo o la cotoletta alla bolognese, avendo la consapevolezza che questa volta potete limitarvi ordinando anche solo l’”insalatona Biagi” come secondo.

Ma se volete la prova del nove che siete proprio da Biagi e che la tradizione al fin non va mai persa, finite il pasto ordinando il gelato alla crema. Mentre lo gustate potreste avere come la sensazione di qualcosa di prominente appoggiato alla vostra schiena.

postato da: Piluto alle ore 23:01 | Permalink | commenti (35)
categoria:piluto
domenica, 29 gennaio 2006
Clicca sulla foto se non riesci a leggere bene... umarell!

IL FUTURO E' L'ANZIANO

Il discusso inserto saturdeiano di Repubblica "D la Repubblica delle donne" si accorge degli umarells e pubblica un articolo che a molti lettori dello Spettro di sicuro non è passato inosservato. Anche IntraAge (il primo portale per gli over Anta) parla di umarells e a Febbraio sul mensile GQ uscirà un articolo esaustivo su blog, bloggers e umarells presenti con i blogs a loro dedicati nella top 100 dei blog più visitati in Italia. Visto l'enorme successo dell'iniziativa, il vecchio blog degli umarells riprende vita e... [stei tiund]
postato da: maso_ alle ore 20:38 | Permalink | commenti (33)
categoria:maso
sabato, 28 gennaio 2006

LA CASALINGUA

Ennesimo colpo di scena spettrale, ovvero un programma radiofonico. A Bologna ce la tiriamo tantissimo con la cultura (Franco Alvisi ruls) e ognuno di noi millanta di saper parlare l'inglese. Sarà vero? Per alcuni forse si, per altri invece è vero che conoscono il globish (inglese maccheronico), quindi era opportuno utilizzare un media per realizzare un programma finalizzato a sondare questa scomoda realtà. Da un'idea di Beatrice di Pisa, Giovanna Fiorentini di Bolognadavivere (e ovviamente Maso) in collaborazione con A.L.C.E. Associazione Lingue e Culture Europee è così nata LA CASALINGUA, corso di inglese a raglio in onda dal martedì al giovedì verso le 9.45 sugli 87.700 e 87.900 mhz di Punto Radio. Un lavoro enorme, una roba tipo 90 puntate della durata di 3 minuti al massimo!!! Ma come funziona sta CASALINGUAViola Amara e Maso decidono di migliorare il loro inglese (loro ovviamente sanno il globish) e per fare questo coinvolgono l'insegnante madre lingua Alicia Wellness che dall'alto della sua esperienza gli insegnerà i segreti della lingua inglese, un casino di improbabili modi di dire e tanto altro... Buon ascolto!

* Dopo questa importante esperienza internescional, a breve, verranno sporadicamente pubblicati alcuni post in lingua inglese. "Lo facciamo per avere anche un pubblico Erasmus" dice PonyLuna. Staremo a vedere.

postato da: maso_ alle ore 13:25 | Permalink | commenti (30)
categoria:maso
venerdì, 27 gennaio 2006

uno scorcio del ghetto ebraico di Bologna

 

27 GENNAIO 2006.

BOLOGNA E LA GIORNATA DELLA MEMORIA 2006.

Io mi dedico allo studio della Shoah ormai da 10 anni e sono a uno stadio talmente iniziale che me ne serviranno altri 20 per campanarci qualcosa.

Cosa ci sta dentro questa riflessione? Cosa ci si porta dietro o si cerca di portare avanti, attraverso questo? Memoria collettiva, genocidio (e genocidi: tanti, infatti la Storia ne ha partoriti e ne partorisce in continuazione), concetto di sopravvissuto e di vittima (e quindi concetto di “colpa” che non è solo dei carnefici), storia, riflessione sulla modernità,organizzazione sociale, adeguamento al sistema, libertà , prigionia, attaccamento e distacco dalla vita, limite biologico e limite psicologico, Male e Bene solo per citare un infinitesimo di tutto quello che si attiva entrando in contatto con la Shoah.

Perché avere a che fare con l’Olocausto significa misurarsi, dolorosamente e profondamente, con i fondamenti stessi della nostra cultura e del nostro sistema, non solo storici, ma morali, identitari, personali e collettivi, simbolici e metaforici.

Quindi rinuncio fin da ora ad analisi più o meno approfondite e/o indottrinamenti da fermata dell’autobus e vi segnalo semplicemente che oggi è il Giorno della Memoria 2006 che l’Italia ha deciso di istituire con decreto legge

E’ stata scelta la data del 27 gennaio perché è il giorno in cui i Russi arrivano ad Auschwitz, aprono i cancelli, vedono, capiscono e smettono di dormire per tutta la vita.

Bologna e Provincia ricordano con una serie di iniziative che potete trovare qui e qui; per notizie sugli ebrei a Bologna invece vedere il sito (o muovere i piedini) del Museo Ebraico.

Ma approfitto, comunque, per dire che Bologna ha una splendido ghetto ebraico, ripristinato in tempi recenti, nel quale è bellissimo perdersi, dove il rumore rimane veramente lontano, dove i negozi sono bassissimi che per entrare devi piegarti e i portici cominciano e si interrompono continuamente e le strade fanno angoli e incroci dando un movimento ondeggiante alla tua passeggiata che sembra quasi il movimento della preghiera ebraica.

Quindi lascio alle riflessioni chiedendo solo una cosa: non chiamatele celebrazioni.

postato da: lasima alle ore 12:48 | Permalink | commenti (112)
categoria:lasima
mercoledì, 25 gennaio 2006


CHIUDIAMO ANCHE NOI IL BLOG?

"Hai sentito che Luttazzi ha chiuso il suo blog?"
"Si, lo so..."
"E perchè lo ha chiuso?"
"Forse perchè non è stato capace di gestirlo, non è facile"
"No perchè sei bravo tu a gestire il tuo di
blog.. va là va là..."
"Certo... poi magari gli stava un pò sul caxxo fare un blog uguale a quello di Grillo..."
"Non fa mica come te che stai a perdere tempo col tuo blog ... quand'è che lo chiudi?"
"Non lo so..."
"Dovresti chiuderlo, tanto il tuo
blog non serve a niente... ha fatto bene Luttazzi"

Questa è più o meno la conversazione che ho avuto con una delle tante ragazze modeste con le quali saltuariamente sono costretto a condividere prezioso tempo della mia vita in polverosi uffici del centro. Parole al vento pronunciate da un'utente uebb che usa la rete per ascoltare l'oroscopo di Paolo Fox, TG5.com, per prenotare Treni che non si sa se partono e per ascoltare la trasmissione di Fiorello su Radio 2 in striming. Un utente avanzato. Sul serio. Una che però non ha idea delle potenzialità che può avere un blog, cosa che invece Luttazzi sa e per giustificarne (furbescamente) la chiusura dice: "La forma blog tende a creare un fenomeno massa più leader, tende a dare potere a chi gestisce la vicenda e a condizionare i contenuti e il modo in cui questi vengono ricevuti. E siccome la satira è contro il potere, si uccide la satira dandole potere. Nel momento in cui il blog fa questo, indipendentemente dalla tua volontà, a quel punto è opportuno chiudere il blog. Io dico sempre: la vita preme, quindi è opportuno chiudere e uscire. Se la tv è un narcotico, il blog può essere un ipnotico potentissimo, siamo rinchiusi nelle nostre casette e non facciamo nulla. Conviene spegnere e uscire e incidere nel reale. E' molto meglio" e anche "La tv non tende a creare masse più leader, è la radio che riesce a farlo, così come il blog. Se ci fosse stata la televisione alla sua epoca, Hitler non avrebbe avuto speranza. Nel mio caso, poi, farei satira in televisione e si sono visti gli effetti che può avere un programma satirico libero come Satyricon". Nonostante questo, Luttazzi continua ad avere on lain il suo più gestibile e altrettanto potente podcast, molto più simile alla vecchia bellissima radio, di certo molto più idoneo a far sentire le canzoncine di Daniele cantautore. Forse per Luttazzi il blog era uno strumento troppo avanti e mica tutti lo sanno usare... e poi sul blog bisogna confrontarsi con gli altri è lì il casino.
postato da: maso_ alle ore 19:09 | Permalink | commenti (87)
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mercoledì, 25 gennaio 2006

Piange la Wannona
Nella foto: le lacrime di Wanna Marchi ieri in tribunale.

BOLOGNESI! FATE SCHIIIIIIIIFO!!!!


Sarà stato più o meno il 1983. Avevo dodici anni, e quando i miei erano fuori invitavo gli amichetti del paesello a casa mia per fare gli scherzi telefonici. Assurdi concorsi a premi in cui malcapitati abbonati del telefono venivano spediti da Nannucci a ritirare montagne di dischi. Comunque. Un giorno comincio il mio solito scherzo e la signora dall’altra parte mi fa: “Ma io la conosco! Lei è Wanna Marchi!!!”. Ovviamente non mi sembrava vero e, contentissimo, mi calai nella parte per mesi, telefonate su telefonate in cui potevo dire liberamente: “Signora! Ha la pancia? Sì? Allora lei fa schifo! Fate schifo con tutto quel grasso, siete unti, fate schiiiiiiiiiiifo!”. Da quel momento in poi – ci cadevano tutti – i premi erano quintali e quintali di creme scioglipancia, e magari qualcuno ha anche denunciato Wanna Marchi perché le creme non gli sono mai arrivate.

Eccola, allora. Lei. Wannissima. Estetista riciclata imbonitrice dal marito, Nobile di nome ma non di fatto, con le sue creme, i suoi strilli, le sue “centomilalire, centomilalire, CENTOMILALIREEEEE!!!” urlate sempre più forte. A un certo punto provò anche ad aprire un negozio stile Ivana Trump ed nuéter in Galleria Cavour, ma i fighetti non la volevano, con i suoi marmi luccidi, i suoi ori, i suoi capelli arancione. E le sue creme in barattoli da un litro. Come se Versace, Gucci o Louis Vuitton facessero meno senso. Wanna ci ha provato, e l’hanno stangata. Molte volte. È fallita nel 1990, poi è tornata con il mago Do Nasimiento e la figlia Stefania a vendere fortuna e numeri del lotto, e l’han stangata anche lì. Striscia la notizia l’ha trattata come io non avrei trattato neanche Hitler. Adesso piange in tribunale, e nessuno, dico nessuno, mette in dubbio che sia una truffatrice arricchita e una gran commediante.

Io, devo dirlo, l’adoravo e ancora adesso l’adoro. Non era come il nonno Beppe – è facile ammirare qualcuno così –, ma ho sempre pensato che Wanna Marchi fosse un vero spettro della bolognesità. Almeno lei ci ricordava che con tutto il maiale che mangiamo facciamo davvero schifo. E non credo che abbia fatto male all’Italia più del signor Callisto Tanzi, di Andreotti, di Consorte o di Berlusconi. D’altronde, chi ti vende una messa in cambio di uno sconto in purgatorio ti vende la stessa aria fritta, no?, altrettanto inaccertabile, altrettanto basata su una fede che non può essere verificata, almeno qui, in questo mondo. Non credo che gli adulti vadano tutelati: sono liberi, fanno le loro scelte, e se si fanno inculare da Wanna Marchi (o dal meccanico, che mi ha portato via 150 euro e lo scooter continua a non andare) sono tutti cazzi loro. A volte le incontro, Wanna e Stefania, alla Pasticceria D’Azeglio, si vede che abitano lì vicino. Con la giustizia che abbiamo in Italia, spero proprio che non sia Wanna Marchi l’unica a finire in gaiba.

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martedì, 24 gennaio 2006

IL GRANDE FREDDO BOLOGNESE

Erano anni che non mettevo le braghe del pigiama sotto ai pantaloni, è una cosa riprovevole, eppure l'ho fatto perchè finalmente a Bologna è arrivato il vero Gran Zagno doc. Stavolta fa veramente freddo, senza se e senza ma, è inutile continuare a lamentarsi"Che freddo!", "Soccia che zagno", "Un freddo così non me lo ricordavo più". Per le strade si rivedono uomini col colbacco e donne con la plezzza. Bisogna correre ai ripari. Coprirsi. Un freddo così demotiva gli umarells che si chiudono in casa a lamentarsi di fronte a polverosi tivu color Philips che trasmettono telegiornali apocalittici: "Ragazzi... la Russia non ci manda più il gas, lo capite o no che son caxxi... si, ma voi pensate pure a Zechila che litiga con Pappalardo...". Max si scalda acquistando azioni Socotherm e mentre ciatto con lui, il uigget mi dice che giovedì nevicherà (i uigget ci prendono di brutto) e dev'essere, lo ha detto anche un modesto alla fotocopiatrice: "dopodomani nevica". Nonostante i sei gradi sotto zero, continuerò a fare i miei piccoli spostamenti a bordo del mio scuter tra le viuzze della città a misura d'uomo minacciate dai giorni della merla... e giovedì si replica con il blocco totale del traffico: No woman, no cars.

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lunedì, 23 gennaio 2006

Un bilancio

Imbazzato come si conviene, catturo l’accredito per l’edizione di quest’anno del Fiuciar Film Festival: dieci euri per vedere tutti i film che voglio nell’arco di cinque giorni, vale a dire 130 appuntamenti per 600 ore di programmazione; un gustosissimo modo di perdermi un pacco di belle cose. Il festival se la giostra su di un riuscito equilibrio tra gusto per il grande schermo e attitudine alla scoperta, in altre parole: o ti faccio vedere quello che ti sei già scaricato (Wallace & Gromit, Kyashan, Inuyasha, Haibane Renmei, Ghost In The Shell), ma te lo faccio vedere al cinema, e al cinema è sempre un’altra cosa; o ti faccio vedere quello che non ti sei scaricato perché non sapevi nemmeno che esistesse (spiccano le ottime retrospettive sull’artista ceco Trnka e sul cinema di fantasmi giapponese). Film di assoluta qualità, bella atmosfera, maschere supergentili, una mezza settimana allegra tra studenti che hanno scoperto l’animazione nipponica su emtivì e otaku ormai umarells che ti attaccano la pezza sui tempi in cui TV sorrisi e canzoni ti regalava gli occhialini 3D per vedere Remì uscire dallo schermo. Unica nota: i già noti incidenti di percorso: più di una volta i sottotitoli sono andati a farsi benedire e difficilmente il pubblico intende il ceco o il giapponese. Assolutamente sopportabile per uno che spende dieci eurini per vedersi una valanga di film. Però gli accrediti non sono accessibili a tutti: o sei giornalista, o studente, o hai la bazza. E considerato che un biglietto singolo costa sette euri, e considerato che potrei voler andare a vedere un film, e magari proprio il film con i sottotitoli che saltano a tre quarti della proiezione, la simpatica situazione amatoriale assume altre tinte: in fiuciar ui trast

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domenica, 22 gennaio 2006


ZEKKINI

COMIZIO DANZANTE
(POST - CONTEMPORANEO)
dommenica 22 gennaio 2006 - ore 21.00 - Teatro del Navile (Bologna)

Scritto, diretto e interpretato da Zekkini
con l'ausilio delle "Casalinghe lesbiche di Teramo"
(Produzione: the post-contemporary corporation)

I Post-Contemporanei, si sa, detestano la società dello spettacolo; e dunque non mettono in scena degli spettacoli, bensì realizzano delle ambientazioni. Di conseguenza, in questa speciale occasione Zekkini non recita un monologo, ma si esibisce in un comizio a pagamento - la sua è però anche una sfida alla consolidata tradizione della stand-up comedy.
Chi si aspetta una sequela di caustiche invettive contro la decadenza della società occidentale rimarrà deluso: Zekkini infatti sa benissimo che tali invettive sono destinate a rimanere lettera morta, mentre il processo di putrefazione continua a seguire il suo corso. L'autore piuttosto fornirà alcuni astuti accorgimenti per godere al meglio della perfetta bellezza della vita e del mondo malgrado l'umanità che tutt'intorno a voi marcisce.
Inoltre Zekkini, superbo alfiere dell'oscurantismo glam e fetish, svelerà le vere cause della caduta del desiderio e della fine del vero erotismo in una società ormai satura di tutto. Il comizio, ovviamente danzato e a tratti accompagnato dal gruppo musicale "Le casalinghe lesbiche di Teramo", conterrà diversi haiku dalla nota serie "Haiku scaturiti dall'orchidea nello stagno", nonche alcuni elementi - base di teoria e pratica del "culto della (propria) personalità" e della "glorificazione a oltranza di se (stessi)".


http://pccorp.altervista.org

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sabato, 21 gennaio 2006

IL SOLITO SCARNO COMUNICATO

Gentile dott. _maso, Le scrive Edoardo Taumann, manager di svariati chitarristi tossicofili e aspiranti scrittori celeberrimi.
Fra i miei assistiti, in uno dei due elenchi, figura il caro Enrico Brizzi, che Lei conosce molto bene.
Ora, confidando sulla sua discrezione, le confesso che ieri notte il mio assistito è giunto in lacrime al pub ove amiamo celebrare le serate prefestive. Piangeva caldamente, e non perché avesse perso di nuovo il cellulare, né la vendetta delle babygang si era abbattuta su di lui.
«È una questione di stile» farneticava. «Di contenuti».
Solo dopo averlo rianimato a suon di pinte, siamo riusciti a fargli confessare il cruccio che lo attanagliava.
«Una quarantina di commenti per post poetici come quelli della Sima su Supernonno Beppe, e dugentoepassa per il semplice fatto che un bolognese è al Grande Fratello? Ma neppure a Cervia (che peraltro ha una storia millenaria, regiz, legata alle saline)! Neppure a Pizzighettone di Sotto!»
Le sue lacrime si mescolavano al nettare Harp, e vi giuro di non averlo visto così male, neppure al termine di determinati rave appenninici.
Più tardi, si scagliava contro un ignaro avventore scambiandolo per lei, dottor _maso. «Vocalist del menga! Me t’amàz!» gridava, e solo l’intervento degli amici ha evitato che la rissa degenerasse coinvolgendo tutto il locale. Peccato, lo so, ma in quello stato abbiamo ritenuto giusto fermarlo. Quindi, se il suo sosia è incolume (e Brizzi quasi, essendosi ferito da solo con un bicchiere) sa già chi ringraziare.
Dopo, verso l’alba, il Nostro si è disteso, ed ha accettato di raccontare la storia dall’inizio.
Del suo ruolo non secondario nell’ideazione dello Spettro, della lunga amicizia con Maso e dell’imbarazzante permanenza a mò di allodola (o specchio, ora non ricordo l’espressione) fra i collaboratori. Gli pesava, occupare senza diritto quel posto, e credo che la decisione di trasformare lo spettro, rapidi come le puttane a corto di cash, in un fan club officiale legato a una trasmissione beota come il Grande Fratello sia stata la classica goccia che fa traboccare vasi & sottovasi.
In tutto questo non ha ruolo alcuna valutazione sulla persona e personaggio Alvisi F., che come ricordato dal preparato Calzaider recitò addirittura nell’immortale pellicola John Fashanu è fuori di brutto, tratta dall’opera prima del Nostro.
Ad Alvisi F. vanno anzi i migliori auguri di permanenza e felicità nella casa trasparente.
Per quanto riguarda lo Spettro, invece, il Nostro (ancora ebbro, va detto) ha perso ogni speranza di riuscire a realizzare un blog di qualità e slegato dalle peggiori logiche giornalistiche.
«Se è la notizia del menga che _maso cerca, se vuole fare la versione elettronica di Novella 2000, io non posso più partecipare». Piangeva (l’ho già detto?) e neppure le migliori resine sulla piazza l’hanno tirato su. Anzi, col passare delle ore peggiorava, fin quando, mentre l’aurora dalle dita di rosa cominciava a tingere il cielo, ha esclamato: «Io non scappo! Commenterò a dovere! Ma dai collaboratori mi deve levare!»
Con la presente, in ultima analisi, prego il dottor _maso di rimuovere l’icona del mio assistito dal "tamburino" dei collaboratori.
Si ricordi che sappiamo dove abita e conosciamo fin troppo bene le sue abitudini. Non si senta quindi al di sopra delle regole della civile convivenza.
Nessuno tuttavia speculi sull’accaduto: a riprova delle migliori intenzioni del mio assistito nei confronti di _maso e della
bloggologia in generale, si invita a leggere l’articolo dedicato a Gli sciamani del blog in uscita su GQ di febbraio, dove il dottor _maso fa a dir poco un figurone.
Con i migliori saluti,

Edoardo Taumann

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giovedì, 19 gennaio 2006
 


FRANCO ALVISI

Franco Alvisi è il primo concorrente bolognese della storia del  Grande Fratello (quest'anno c'è anche la concorrente cinese), un vero e proprio spettro della bolognesità: poeta, lavoratore presso l'alma mater, palesemente aristofric, buona forchetta, ballerino di tango, amante della spagna, conosce un tot di lingue e anche il dialetto bolognese, ecco la sua scheda:

Stato civile: celibe
Data di nascita: 9/5/1977
Luogo: Bologna
Residenza: Bologna
Altezza: 1.78
Peso: 80 kg
Occhi: azzurri
Capelli: castani
Segni particolari: nessuno
Segno zodiacale: toro
Studi effettuati: Liceo scientifico, Laurea in Lettere Moderne. Frequenta il terzo e ultimo anno del Dottorato di ricerca in letterature dell'Europa Unita presso l'Università di Bologna.
Lingue conosciute: Spagnolo, francese, portoghese e inglese. Nozioni di rumeno e tedesco.
Lavoro: dottorando in lingue e letterature straniere, poeta e scrittore.
Hobby e Sport: Cinema, lettura, arte, viaggiare, nuotare, mangiare frutta tropicale. Pratica yoga da 8 anni. Ama ballare la "Sivigliana", il tango e i balli latini in generale. "Mi sento molto latino".

Ha già pubblicato un libro di poesie e ne ha pronti altri due, ma ha deciso di farli uscire entrambi dopo l'esperienza del GF, così da poter approfittare della notorietà acquisita. I suoi poeti preferiti sono il portoghese Mario de Sa-Carneiro e l'italiano Ardengo Soffici. E' l'ultimo di quattro fratelli, vive con la mamma, mentre il padre è scomparso 2 anni fa. Da bambino è sempre stato pieno di vita ma "con la testa sulle spalle". E' single, ha avuto molte avventure e poche storie serie. Vorrebbe una donna "molto bella, intelligente e buona".

Partecipa al Grande Fratello perché: "E' una maniera per entrare al centro del sistema. L'Italia è un paese pieno di Ferrari che spesso si tengono in garage o si fanno correre all'estero. A me, invece, piacerebbe correre nel mio Paese".

Da una costola dello spettro della bolognesità nasce il fan club autoproclamatosi ufficiale di Franco Alvisi, il poeta bolognese che partecipa alla sesta edizione del Grande Fratello. Questo blog sarà curato dall'esperta AEIOUY che vi introdurrà nel fantastico mondo di Franco. Benvenuti nello spettro della alvisità. 

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giovedì, 19 gennaio 2006

RADIO DI ME..A

Bologna e tortellini.
Bologna e torri.
Bologna e tette.
Bologna e portici.
Bologna e stronzi di cane sotto i portici...

Ok ma Bologna è la città della legalità, sicuramente i vigili faranno un tòt di verbali per punire i padroni che si dimenticano di raccogliere una tonnellata e mezzo di cacche ogni giorno....
Nel 2005 le multe hanno raggiunto la stratosferica quota di zero però in compenso nel 2004 furono zero!

Ma come mai i vigili non riescono a sanzionare questi sozzoni mentre le macchine che entrano nella ZTL vengono inquadrate, telesorvegliate e multate?
Eppure a differenza di una macchina lo stronzo è immobile e non bisogna neanche prendere il numero di targa; a essere maliziosi si potrebbe pensare che con SIRIO/R.I.T.A. si fa prima a ripianare i bilanci ma lungi da noi....
  • Anche voi vorreste arrivare a casa e non dovervi chiedere se quella cosa marrone sotto le scarpe è fango o cacca?
  • Anche voi vorreste camminare sotto i portici, guardando le vetrine, senza pensare a dove mettere i piedi?
  • Anche voi vorreste andare a correre al parco senza obbligatoriamente fare la corsa.....a ostacoli?
L'ideatore di Deiezioni Canine risponderà a queste ed altre domande domattina dalle 9 in poi sulle frequenze di radio Città del Capo, ospite della trasmissione Angolo B.

Prenotate i vostri interventi allo 051.6428081 oppure a questa mail angolob@radiocittadelcapo.it

La radio è rotta?
É giunto il momento di ascoltare il programma in diretta strìming, cliccate qui sotto.

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mercoledì, 18 gennaio 2006

Giuseppe Evangelisti

UN PROFESSORE MODESTO

Domani, 19 gennaio, oltre alla discussa laurea di cui al post sotto, ricorrono anche i 25 anni della morte di Giuseppe Evangelisti, ingegnere e scienziato, e, per l’occasione gli verrà intitolata un’aula delle nuove strutture della Facoltà di Ingegneria. Con cerimonione fantozziano e alla presenza dei parenti rimasti, stretti negli abiti delle feste si celebrerà una figura storica bolognese.

Nato nel 1903 a Molinella, visse sempre a Bologna. Professore ordinario dal 1938 - senza stipendio perché si rifiutò di prendere la tessera fascista -, la sua vita è costellata di scoperte, invenzioni e frenetica attività di scambi, di informazioni e di idee con le Università e gli Enti di ricerca scientifica “urbis et orbis”.

Fisico, matematico e ingegnere idraulico, aveva una cultura sterminata: conosceva Dante a memoria, Recitava Goethe in tedesco come se desse la ricetta della frittata alle cipolle, studiava ascoltando uno dei suoi 5000 dischi di musica classica. Era di un’umiltà e di una modestia imbarazzanti, tanto che non diceva mai a sua moglie quando lo premiavano: lei si trovava seduta di fianco, chessò, al Rettore o al Presidente di qualche Stato e non capiva bene perché. Al che quando chiedeva “chi premiano?”, il Titolato di turno, con aria da “spiritosa la signora” le diceva” suo marito, no?". Finita la guerra, fu uno degli unici tre professori in Italia che restituì la cattedra al legittimo proprietario, che era ebreo, il Prof. Supino, visto che tutti gli ebrei erano stati privati delle cariche pubbiche riassegnate ad altri, "altri" che ben si guardarono dal restituirle.

Soprassiedo sui contenuti della sue scoperte e delle sue invenzioni, delle quali non capisco una cippa neanch’io, ma basti sapere che erano così importanti che fu membro dell’Accademia dei Lincei, premiato con varie lauree “ad honorem”, e fece parte di Accademie di Arti e Scienze qua e là in tutta Europa.

Progettò l’acquedotto di Singapore, i nostri due acquedotti della Romagna e del Reno, fece tra i primi progetti per il ponte sullo stretto di Messina e per la salvaguardia della laguna di Venezia.

La cosa comunque per cui Evangelisti è più conosciuto risale al 1957: di ritorno da un viaggi al MIT (Massachusetts Insitute of Tecnhnolgy) di Boston il nostro se ne tornò a casa con un Bendix D12, il primo calcolatore "commerciale" in Italia. Commerciale significa che si trattava di un computer costruito in serie, non un esemplare unico sul tipo di quelli già presenti, da un paio d’anni, a Roma e al Politecnico di Milano. Era in grado di fare una cinquantina di operazioni al secondo ed era difficilissimo da programmare, ma era un sogno erotico per gli studenti di allora e, soprattutto era il progenitore dei computer di cui tutti noi siamo oggi fedeli adepti (nonché pesantemente dipendenti). Si dedicò con passione a formare i primi programmatori, che secondo me si sentivano come i preistorici quando scoprirono il fuoco, e fondò a Bologna il primo corso di Controlli Automatici e il Centro di Calcolo Interuniversitario, uno dei più importanti d’Europa. A lui è intitolato il CASY Center for Research on Complex Automated Systems.
Figura di importanza e notorietà mondiale, era conteso dalle maggiori Università del Pianeta, quelle americane in particolare. Ma, nonostante il lunghi soggiorni all’estero, non “fugò il suo cervello” e non lasciò mai l’Italia, men che meno la sua Bologna che amava profondamente. Andava spessissimo al “Foro Boario” (ora Piazza Trento e Trieste) a chiacchierare in dialetto con gli umarells di allora, che sempre umarells erano: per tutti era il “Profesaur”.

Non mancava sabato che non andasse trovare Oreste Biavati, venditore di lamette per passatempo ma grande saggio e acutissimo analizzatore di eventi e persone di professione (meriterebbe un post apposito su di lui, intanto andate a vedere la lapide in Piazzola, lì dalla statua di Garibaldi) e del quale amava poi raccontare le opinioni e citare gli aforismi dando onore a quel grande intellettuale autodidatta che era Biavati. 

Possedeva un’enorme collezione di libri su Bologna, della quale sapeva tutto, oltre che le annate complete della “Strenna Storica Bolognese” fino alla sua morte.

E’ morto nel 1981, dopo una lunga malattia che chiamano “il male oscuro” perché i giochi di potere, l’incompetenza e le incurie nel costruire dighe e acquedotti (vedi Vajont) che mettevano a repentaglio le vite di intere comunità, i compromessi politici ed economici, il baronato - rifiutò la carica di rettore - dei suoi colleghi non erano per lui. Per lui esistevano solo la ricerca e la scienza: mai un copyright, mai un brevetto…

Per me, comunque, era solo il nonno Beppe. Mio nonno. Un nonno straordinario e affettuosissimo ma un’eredità pesantuccia per una modesta come me. Devo alla sua “non-fuga” l’essere nata qui: forse,chissà, se andava diversamente mi sarei ritrovata a votare per Bush, ma sempre modesta rimanevo.

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mercoledì, 18 gennaio 2006

FARE FIGLI IN NERO NON PAGA PIÙ

Maso ne aveva già parlato, vi ricordate?
Ora anche in comune se ne sono accorti, fine della bazza!

Cambiano le regole per l’accesso ai nidi comunali cosicché sarà più difficile “aggirare” le norme per l’iscrizione dei propri figli.
Il nuovo regolamento sarà varato definitivamente da Palazzo D’Accusorio in tempo per il bando di iscrizione all’anno scolastico 2006- 2007.
Una delle novità più significative riguarda il requisito della residenza a Bologna per i bambini e i loro genitori per cui diventa obbligatorio che almeno un genitore o un tutore che esercita la patria potestà sia residente, come il bambino.
Inoltre, riguardo alle corsie preferenziali in graduatoria per ottenere un posto al nido, sono modificati i criteri di priorità del redditometro Isee e la precedenza è strettamente limitata ai casi sociali più difficoltosi (e documentati).
I mutamenti riguardano anche due orari differenti: il tempo pieno "di 10 ore e 30 minuti" (dalle 7.30 alle 17 per tutti) e i part-time di 6 ore al giorno su moduli nell'arco orario dalle 7.30 alle ore 14.

Morale: il comune si è stancato, "snidati" i furbi dai nidi

fonte bolognaviva.org

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mercoledì, 18 gennaio 2006



TESI DI LAUREA BOLOGNESI

Erroneamente crediamo che Bologna sia famosa  in tutto il mondo per la sua Università, ma spesso ci dimentichiamo che il mondo è grande e non tutte le persone hanno avuto la possibilità di ricevere un'istruzione, soprattutto quelli che vivono in luoghi allucinanti dove il problema primario è procurarsi da mangiare (cosa vuoi che sappiano dov'è Bologna).
L'Università di Bologna è una delle tante Università che ha il prezioso compito di formare i futuri sottoccupati, i più fortunati grazie a bazze di genitori e partenti troveranno deludenti professioni attinenti alla laurea, mentre all'esercito di laureati rimarranno tanti altrettanto deludenti lavoretti impiegatizi cocopro, cococo e se va bene un posto a tempo indeterminato. Punto di arrivo? Non lo so, ma credo che un punto di arrivo prima dell'ingresso trionfale nel mondo dei modesti con la emme maiuscola sia di sicuro la laurea, ma ancor di più la discussione della tesi di laurea, l'ultimo momento in cui possiamo parlare di quello che ci pare e piace con entusiasmo ad interlocutori distratti, onesti padri di famiglia che si guadagnano da vivere fingendo di ascoltarci. Ma chi se ne frega, tanto la tesi è nostra e parliamo di quello che ci pare, di un argomento che ci appartiene... godiamocela, perchè dopo questo giorno nulla sarà più come prima! Ad esempio, domani giovedì 19 gennaio, a Bologna, presso la fabbrica di sottocupati denominata Facoltà di Scienze Politiche, il dottorando in Sociologia Giulio Nesi discuterà la tesi di laurea dal titolo IL PENSIERO DI MASSIMO FINI - Riflessioni sulla Modernità.  Il relatore è il professor Giuseppe Guarnieri, docente di Sociologia della Conoscenza.
"Ma chi se ne frega" diranno i più?
Vero... ma la tesi di laurea è il trionfo del "ma chi se ne frega" (relatore escluso), ci vuole entusiasmo a parlare di Massimo Fini (che ogni tanto collabora con il più letto quotidiano satirico della città) e del suo inascoltato pensiero:
 

Un Modello di sviluppo atroce, sfuggito dal controllo anche di chi pretende di governarlo, ci sta schiacciando tutti, uomini e donne di ogni mondo. Proiettandoci a una velocità sempre crescente, che la maggioranza non riesce più a sostenere, verso un futuro orgiastico che arretra costantemente davanti a noi - perché è lo stesso modello che lo rende irraggiungibile - crea angoscia, depressione, nevrosi, senso di vuoto e inutilità. In occidente questo modello paranoico è riuscito nell'impresa di far star male anche chi sta bene (566 americani su mille fanno uso abituale di psicofarmaci).
Esportato ovunque, per la violenza dei nostri interessi e quella, ancor più feroce, delle nostre buone intenzioni, il modello occidentale ha disgregato popolazioni, distrutto culture, identità, specificità, diversità, territori, tutto cercando di omologare a sé.
Il marxismo si è rivelato incapace di contenere e di sconfiggere il capitalismo.
Perché non è che una variante inefficiente dell'Industrialismo. Capitalismo e marxismo sono due facce della stessa medaglia.
Nati entrambi in occidente, figli della Rivoluzione industriale, sono illuministi, modernisti, progressisti, positivisti, ottimisti, materialisti, economicisti, hanno il mito del lavoro e pensano entrambi che industria e tecnologia produrranno una tale cornucopia di beni da far felice l'intera umanità.
Si dividono solo sul modo di produrre e di distribuire tale ricchezza.
Questa utopia bifronte ha fallito.
L'Industrialismo, in qualsiasi forma, capitalista o marxista, ha prodotto più infelicità di quanta ne abbia eliminata.
Per due secoli Capitalismo e Marxismo, apparentemente avversari, in realtà funzionali l'uno all'altro, si sono sostenuti a vicenda come le arcate di un ponte. Ma ora il crollo del marxismo prelude a quello del capitalismo, non fosse altro che per eccesso di slancio.
Su questi temi fondanti però si tace o li si mistifica. Anche le critiche apparentemente più radicali si fermano di fronte alla convinzione indistruttibile che, comunque, quello industriale, moderno, è 'il migliore dei mondi possibile'.
Sia il capitalismo sia il marxismo, nelle loro varie declinazioni, non sono in grado di mettere in discussione la Modernità
perché nella Modernità sono nati e si sono affermati. Danno per presupposto ciò che deve essere invece dimostrato.
Siamo stanchi di subire la violenza dell'attuale modello di sviluppo e il silenzio complice o la sordità di coloro, politici ed intellettuali, che dovrebbero farci da guida e invece ci stanno portando all'autodistruzione, in una società che non è più capace di recepire argomenti ma solo 'coup de thèatre'.
Levate la testa, gente. Non lasciatevi portare al macello docili come buoi, belanti come pecore, ciechi come struzzi
che han ficcato la testa nella sabbia. Infondo non si tratta che di riportare al centro di Noi stessi l'uomo, relegando economia e tecnologia al ruolo marginale che loro compete... [continua]

Una volta parlato di questo (o di altro), una volta preso il voto, una volta ottenuto il discusso pezzo di carta in una delle tante università sparse per il mondo... arriverà la temutissima (o ambitissima) modestia.

 

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martedì, 17 gennaio 2006

  

LO SPETTRO ENIGMISTICO - NOTA LE DIFFERENZE

Max Bartender è rincitrullito?
Ha pubblicato due immagini identiche?
No!

Sulla sinistra potete vedere l'immagine delle due torri che appare sul sito inutile come link allo Spettro da marzo 2005, mentre sulla destra l'immagine che il deputato DS Franco Grillini ha messo sul suo sito oggi per pubblicizzare la sua proposta di legge per tutelare le sfogline.

Ora differiscono molto, lo ammetto, però sono convinto che prima dell'abile lavoro di fotosciop non ci fossero molte differenze.
Sarà che ci sono abituato a prenderlo in quel posto, a settembre il teatro Duse lanciò la campagna abbonamenti al grido di: "il teatro è inutile" e anche allora solo grazie alle sapienti arti grafiche non ho potuto gridare al plagio.

Sarebbe bello chiedere all'on. Grillini cosa pensa del copyright o è meglio dire COPYTHEFT?

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martedì, 17 gennaio 2006

SALVIAMO LE TAGLIATELLE

Per alcuni bolognesi è semplicemente un busone, per i più informati il fondatore dell'Arci ghei, per altri un furbo, per altri un tipo intelligente molto ma molto in gamba, per la maggior parte degli italiani uno sconosciuto e per qulli un pò più attenti è uno che fa della televisione, ma quello che più ci può toccare da vicino è che Franco Grillini siede a Montecitorio. Ma cosa fa Grillini a Montecitorio? Propone leggi. Tipo la 6421 "Valorizzazione della sfoglian emiliano-romagnola e del mestiere di sfoglina/o". Grandioso, uno spettro della bolognesità nella stanza del potere (Zefram impara). Con questo bellissimo gesto local Franco illustrerà la legge ai colleghi supportato dall'altro bolognese Pierferdinando Casini. Dove? Al ristorante della Camera. La proposta di legge è "dedicata alla memoria di Mafalda Nanetti, provetta sfoglina la mamma del cinquantenne sprint". Bolognesità ruls... Zdaura ruls... Giovanni Rana sacs... maggiori info le trovate cliccando qui.  

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domenica, 15 gennaio 2006
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MAGNER A BULAGNA

 

Bologna crocevia di cibo e cultura, Bologna dove da sempre il binomio gastronomia e intellettualità ha corso parallelo, spesso intersecandosi, come il famoso detto “grassa e dotta” ci ricorda. Bologna dei grandi ristoranti storici che vanno via-via piegandosi alle regole di mercato e che stanno perdendo nel tempo l’autenticità ed il significato di sedersi a tavola per il solo fine di nutrirsi bene. Ristoranti che ormai legano il proprio significato al pezzo di carta che viene consegnato alla fine del pasto e che molto spesso vuole esserne l’unico metro di esclusività: il conto.

Ma non è ancora troppo tardi, resiste ancora qualche angolo di vecchia Bologna nascosto dietro a qualche insegna del centro, sebbene sia sempre più difficile trovarne: Fuori dalla città magari si trova qualcosa di più, ma noi dello Spettro dobbiamo limitarci nelle divagazioni al di fuori delle mura.

Dicevamo dei vecchi ristoranti di tradizione, con storie più o meno recenti ma che conservano ancora quel sapore retrò non solo nei muri ma anche nelle persone che li gestiscono. Ecco vorrei cominciare questo excursus con uno dei miei favoriti, il ristorante con l’insegna del maiale adagiato: Da Bertino.

Ebbi il piacere di conoscere Bertino grazie ad una colazione di lavoro quando ancora lavoravo in via Lame. Fui attirato dalla vetrina che esponeva i cestini di tagliatelle appena tirate. Varcata la soglia mi ritrovai sbalzato indietro di almeno quarant’anni grazie ad alcuni particolari che verrebbero ritenuti démodé anche dall’arredatore d’interni più smaliziato quali: muri ricoperti per tre quarti da impiallacciature di finto legno su cui sono appese vecchie foto b/w di Bologna, il cestino del pane in acciaio tipo vaschetta dei ferri del chirurgo, ma soprattutto il mitico carrello dei bolliti/arrosti che se esaminato attentamente rivela particolari di classe. Innanzitutto la bombola sotto il vassoio che alimenta il fornelletto per mantenerne il contenuto caldo, poi il piattino sporgente in acciaio per sostenere il piatto di porcellana durante la composizione del suddetto e poi appoggia coltelli e porta burazzo che colpiscono per la meticolosità della progettazione.

Normalmente il carrello viene spinto dal Sig. Bertino in persona che, una volta indossato il camice bianco aiutato dai suoi camerieri (operazione svolta con sempre maggiore difficoltà con il passare degli anni), si aggira mansueto e minaccioso allo stesso tempo brandendo un coltello/machete che usa per tagliare con perizia gli arrosti e soprattutto i bolliti. Questi ultimi rappresentati come nella migliore tradizione da muscolo o lesso che dir si voglia, lingua (che per chi non l’avesse mai vista assomiglia ad una grossa lumaca senza guscio) e testina. Particolare menzione va a quest’ultima la quale trattasi di due teste di mucca svuotate dal cranio e legate strette-strette con una retina.

Mmmmh, a chi non è venuto un po’ di appetito?

Comunque a parte questo ci sono ottimi arrosti e prosciutto al forno, nonché il fritto bolognese che oltre alla crema comprende altri organi animali su cui non mi dilungherò. Facendo un passo indietro sui primi mi limito a ricordare i due piatti assaggiati e cioè tagliatelle e lasagne al ragù entrambi degni di menzione. Per concludere il carrello dei dolci propone oltre alle ciotole di zuppa inglese e crème caramel molto validi, le pesche con l’amaretto che a me risvegliano ricordi ancestrali.

Come lascia presagire il nome del locale e la presenza del titolare all’interno, la gestione è squisitamente familiare ed infatti alla cassa c’è la figlia che fa di conto, imperdibile nelle sue minigonne ardite ed acconciature aggressive (tenete conto che Bertino è ottuagenario e che la figlia non è di certo una teen-ager).

Ultimo particolare degno di nota sono i due camerieri che ad i più attenti non sarà sfuggito essere i due camerieri che una volta lavoravano in quello “squisito” locale che è Paolo a porta S. Mamolo di cui PonyLuna ha fornito una sordo-ironica ma efficace recensione. Bene uno di questi camerieri (quello con il naso ed il bulbo lungo all’indietro) non è a posto e se qualcuno al tavolo non gli va a genio lo prende di mira senza ritegno. Consueti i suoi fastidiosi complimenti al nodo della cravatta quando ti fa sedere: “Magnifico nodo oggi dottore!”, come anche quella volta che davanti ad un mio collega inglese, ovviamente interdetto davanti al menù in italiano, non gli concesse che pochi secondi prima di rivolgersi verso di me con aria di sufficienza e dire: “ Oh, di ben al tuo collega di andar a letto presto la sera!”.

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sabato, 14 gennaio 2006


GINO ABIUSD

Mentre la città si disperde in sterili discussioni sullo smog del giovedì e dell'interlend che non collabora (ma il milanlend si), i tagli della sala borsa, il discusso affer dl'unipol, il modesto Stefanini, l'ancor più modesto popolo della coop ed i no global che bloccano la fiaccola olimpica al grido obsoleto di bollicine assassine... beh, mentre succede tutto questo, in Via San Donato appare un misterioso cartello scritto da Gino. Chi è Gino? Un umarell forse? Ma cosa importa, quello che sappiamo è che il 23 ottobre alle 10.30 davanti a Sant'Egidio (la chiesa di proprietà di Gino?) due poliziotti hanno fermato Gino e lo hanno arrestato. Perchè? Per una carta d'identità non mostrata? Pazzesco! Un abuso di potere, non c'è dubbio. Bologna come Los Engeles? Chi sa parli. Chi non sa parli. Aiutiamo Gino, che è messo male.
postato da: maso_ alle ore 19:30 | Permalink | commenti (34)
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venerdì, 13 gennaio 2006


CIVOLANI

Chi mi conosce sa che di sport non se so mezza ed è forse anche per questo che tra le file della Redasione è arrivato a darci una mano Zefram Cocren. Buona lettura ;-)

Di Nome fa Gianfranco,di cognome Civolani,fin qui nulla di strano,tanti a Bologna si chiamano Civolani...ma stiamo parlando del numero 1 degli opinion leader ,stiamo parlando dell'uomo piu' poliedrico ,piu' interessante della nostra città..
Beh dove lo potreste trovare un umarell acsè con un baffo,anzi dei mustacchi seriosissimi,delle camicione colorate orride ,assolutamente non hawayane e che ama il basket femminile con tanta passione da 30 anni e passa?Solo a Bologna esistono personaggi di tale fattura,il nostro eroe non è altro che l'erede dell'umarell Alfeo Biagi,altro sopraffino cantore delle sfighe calcistiche bolognesi.La popolarità del civ è pari a quella di cofferati,solo che lui il vino nel brodo non lo metterebbe mai,l'unica cosa nella quale il coffi supera il civ è l'udito ,il nostro giornalista pennivendolo è piu' sordo di una campana,ma civolani non è solo sordo è il piu' grande scrittore di storie rossoblu,si ricorda di aver visto giocare angiolino schiavio(ANNI 30) ,NESSUNO SA L'ETA' DEL CIV C'è CHI DICE CHE ABBIA 70 ANNI,C'è CHI DICE CHE NE ABBIA 80 ,MA CIV è UN GIOVANE UMARELL ,CHE SA DI CALCIO A BALUS ,a dire la verità ne saprebbe di piu' ivo germano,ma è troppo pigro per tirare fuori la sua vena calcistica ,che non è cabala ,ma è qualcosa di veramente grosso,è la conoscenza di wittgenstein,di haberrmas e forse di Michel Maffesoli.Ivo Germano sarà l'erede di civolani(anche se ivo ha piu' conoscenze femminili piu' interessanti)quando la squadra di civ vincerà lo scudetto femminile di basket (mi sa mai quindi) ,ma il civ sa scrivere non solo di calcio ,ne sa a pacchi di donne e di motori,non è romagnolo,il civ è semplicemente un umarell.


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giovedì, 12 gennaio 2006



Nella foto: il logo della Libreria TRAME di via Goito 3/c



DA BOLOGNA (MONTRONI)
A BOLOGNA (PICCOLE LIBRERIE)


Ogni tanto anche sullo Spettro si parla di libri, e già questa è una buona notizia. Se pensiamo infatti che più della metà degli italiani non ama leggere (e il 22% circa non sa leggere), e un altro buon 30 e rotti percento legge pochissimo, già parlare di "libri" è una conquista di civiltà non da poco. Se la matematica non è un'opinione, i lettori davvero "forti", quindi, non sono che il 13% della popolazione (6 milioni e poco più di italiani - leggi qui per l'articolo completo).

Dove vuoi arrivare, si chiederanno i miei piccoli lettori? L'altra sera, passeggiando con l'agente K per via Goito, mi sono imbattuto in una nuova libreria: TRAME. Molto incuriositi, siamo entrati e ci siamo trovati di fronte a una specie di miracolo: una libreria piccola ma che tiene un po' di tutto, le immancabili Billy bianche, tre ragazze simpatiche che ne sapevano a pacchi. Ci siamo messi a guardare un po' in giro e l'agente K, che sicuramente rientra in quel 13%, se n'è uscita con un 40 euro di libri nuovi.

Vado da Nicoletta e le chiedo: ma chi ve lo fa fare di aprire una nuova libreria a Bologna? Lei, grossa cartola, mi dice che aprire una libreria era il suo sogno e insieme all'Anna e all'Orsola ha creato una cooperativa femminile e ha messo su TRAME, che infatti ha aperto il 3 dicembre. Saranno forse anche loro zdaure che volevano troppo? Io credo di no. A me, sinceramente, i supermercati del libro mi alienano la mente e Montroni mi fa senso (se non sapete chi è Montroni o siete molto distratti o siete molto fortunati). TRAME è piccola ma tosta, e le ragazze sono specializzate nel cercare e proporvi libri particolari e un po' speciali. Insomma, non ne sanno solo di Harry Potter o di Dan Brown.

Per tutti quelli che vogliono andarci, TRAME ha stipulato convenzioni con Arci, Abbonati Città del Capo Radio Metropolitana, Abbonati Arena del Sole, Amici del Teatro del Bibiena, Soci Coop e Carta Giovani. A tutti questi viene praticato uno sconto del 10%. Che vi vogliate comprare l'ultimo di Philip Roth o la storia a fumetti di Maso Masotti, che apprezziate l'estetica Tiki o siate interessati all'impegno di Benasayag, sarete i benvenuti.

E magari, mentre state pagando, provate a dire a Nicoletta la parola magica – ZEFRAM COCREN - chissà che non ne venga fuori qualcosa di buono.

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mercoledì, 11 gennaio 2006

IL GIOVEDI DEL VILLAGGIO

La donzelletta vien dalla campagna... col fazulatt in tla testa. L'anno è appena iniziato ed una delle notizie più interessanti bolognesi è che a partire da domani fino al 31 marzo, ogni giovedì dalle 8.30 fino alle 18.30 ci sarà il blocco totale della circolazione. "Ma come? Io devo andare a lavorare?" diranno quelli che abitano in qualsiasi punto della città. Un bel casino. La gente vuole andare a lavorare e il comune glielo vieta, l'ennesima violazione della libertà (anche se a fin di bene, come tutto...). Ma i modesti cosa fanno? Invece di opporsi e di prendersi un giorno di ferie e/o ammalarsi casualmente, si svegliano ancor prima, motorizzatissimi vanno a lavorare prestissimo e tornano dal lavoro più tardi. Risultato: mega inquinamento dalle prime ore di giovedì, smaltimento esubero di merdaio dalle 8.30 alle 18.30 e di nuovo super traffico dalle 18.30 in poi. Ottimo. Adesso guardo se il mio scuter è euro 2, nel caso non lo fosse, da domani fino al 31 marzo al giovedì sto a casa. Se proprio bisogna ricorrerere a questi modesti stratagemmi anti smog, non sarebbe stato meglio il blocco totale al sabato e alla domenica? No... perchè sono gli unici giorni finalizzati a consumare e forse a vivere. E l'alternativa tutti a casa il giovedì e a lavorare al sabato? No... perchè il sabato è sacro, più della domenica. Sono questi i momenti in cui chiunque si sente in diritto/dovere di pronunciare una parola che vuol dire tutto e niente: idrogeno*.

* L'idrogeno (hydro, "acqua", e genes, "generare") è il primo elemento chimico della tavola periodica degli elementi, ha come simbolo H e come numero atomico . A Bologna e nelle grandi città viene utilizzato per andare a lavorare il giovedì.

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martedì, 10 gennaio 2006


CERCASI STANZA SINGOLA
PER IL CINNO DEI BRUSTULLI

ZONA CENTRO - BOLOGNA SUDEST

Precariato, fuorisede, case, affitti, sirchia boyz... questa è la Bologna che abbiamo raccontato spesso sullo spettro. Le colonne di Via Zamboni sono ricoperte di annunci di studenti e/o lavoratori che cercano stanze, ma chi si cela dietro a quei discussi foglietti di tre righe, sempre uguali, scritte alla meno peggio? Un prestigioso collaboratore dello spettro si mette a nudo e pubblica pure lui un discusso annuncio spettrale:

Il Cinno ha bisogno del vostro aiuto, e se non ci credete è disponibile a provini, test di simpatia e quiz a trabocchetto.
Il Cinno dei Brustulli, tentata l’avventura della cosiddetta convivenza, capisce molte cose su se stesso, due o tre sulla propria ormai-ex e decide che stare soli è meglio.
Poi entra in un’agenzia immobiliare, e capisce che stare in compagnia, se non sei Donald Trump, è molto meglio che stare soli.
Così il Cinno dei Brustulli, memore dei lunghi pomeriggi d’estate in cui, fra l’oleandro e il baobab, sognava di diventare un giorno un prestigioso studente fuorisede, ci prova a 33 anni più che compiuti.
O meglio, prova a tentare la carta della "casa di studenti"/"casa di lavoratori".
In altre parole, gli serve perlomeno fino al termine di aprile, forse anche più avanti, una stanza munita d’energia elettrica con uso bagno.
Quartieri d’elezione: centro (tutto), mazzini, santo stefano (sempre ricordando che non è Donald Trump).
Il Cinno dei Brustulli non sporca, si fa i cazzi suoi e passa quasi tutto il tempo al computer. Egli infatti lavora in casa come i migliori atipici.
On the other hand va detto che fuma, e si sa quanto questo vizio sia oggetto d’apartheid nell’epoca della Salute Obbligatoria e dell Eterna Giovinezza.
Il Cinno dei Brustulli paga cash con puntualtà impressionante, non ha cani e non desidera compagni d’appartamento che ne allevino di inutilmente feroci (staffordhire terrier, pitbull communis, pitbull bononiensis puncabestiae).

Grazie per l’attenzione.
Diffondere la notizia a eventuali amici interessati comporta indulgenza plenaria dai peccati.

Per ogni contatto mail: specificare in oggetto PER IL CINNO e inviare a: spettrodibologna@email.it

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domenica, 08 gennaio 2006

FUGA DI CERVELLI

Dopo 20 e passa giorni di assenza, torno a Bologna e senza fretta riprendo la vita di tutti i giorni, la primavera è alle porte, il tasso di modestia è sempre più elevato, un anno spettrale indimenticabile ci attende al varco, ma nell'euforia generale sul blog di zefram cocren appare inaspettatamente un discusso post:

cari ammici spettrali,
si proprio ammici e non amici perche' sto per decidere di chiudere il blog e d'interompere la collaborazione con lo spettro e di fare alcune cosette.....

1)cambiare spin doctor...sono evanescenti ...durante le vacanze dovevamo vederci ...ma si sono fatti di nebbia..ora che rincomincia la vita lavorativa quando ci vedremo mai ..le balle piu' assurde si sono inventati (vero ivo) O MI HANNO SBATTUTO IL TELEFONO IN FACCIA o non hanno risposto( vero pony)...
ora se vi interessa veramente zefram cocren sindaco vi do 48 ore di tempo per battere un colpo..fate vobis..zefram cocren è una cosa grande ...non una stupidaggine...i progetti si devono trasformare in realtà...

2)fare le valigie da questo strano spettro e andare verso qualc'osaltro....,ho già un offerta....

se per caso non mi saranno date risposte positive in merito entro le proxime 48 ore prometto rivelazioni scottanti su alcuni di voi...

zefram cocren - federico galassi

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sabato, 07 gennaio 2006


IL CORSO DELLE MONDINE

A Bologna la memoria va via come il pane e allora, visto che sono finite le vacanze natalizie e i più modesti hanno già iniziato a fare il conto alla rovescia da qui al ponte del 25 aprile, che si fa adesso? Basta con i soliti corsi di aerobica, tai box, yoga, cardiofitness, bioenergetica, inglese, cinese, turco, abdallah ramallah... abbiamo bisogno di novità! Senza però uscire dalla tradizione, amarcmand. Lunedi 9 gennaio, l’associazione culturale Vecchio Son insieme alle mondine di Bentivoglio vi invita alla festa di inaugurazione del corso di Canto urlato a risposta che si terrà presso la SALA DANZA dalle ore 17.00 in Via Sacco 14 - Bologna. Il corso, tenuto direttamente dalle mondine, è finalizzato alla formazione di un coro che erediti la tradizione del canto delle risaie ed è rivolto a sole donne. Le lezioni si terranno a cadenza settimanale tra gennaio e giugno 2006 e avranno luogo presso la sede del Vecchio Son. Il corso avrà un costo di 20 euro mensili per 4 appuntamenti di 2 ore ciascuno.
Il progetto è una delle iniziative nate in seno alla costruzione di un Archivio Sonoro del Territorio e mira a favorire il tramando di un’importante forma di canto popolare nata sul finire dell’800.

L’obiettivo si iscrive nella più ampia volontà di salvaguardia della memoria storica e del recupero della cultura popolare dell’Emilia Romagna.
Durante le lezioni verranno realizzate una serie di riprese video ed interviste finalizzate alla realizzazione di un libro e di un dvd a testimonianza del lavoro svolto e come indagine sul senso e ruolo della “cultura del tramando” nel nostro tempo.
La festa di inaugurazione vedrà presenti le mondine che si esibiranno nel loro tipico canto e risponderanno poi alle domande dei presenti.

Per informazioni: Vecchio Son - 051/4210009
Per ulteriori informazioni sul progetto:  http://www.vecchioson.net

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giovedì, 05 gennaio 2006


Foto di Augusto De Luca


La memoria dei Bolognesi

"La memoria non è fatta di numeri, ma di emozioni.”
Carlo Lucarelli sulla strage del Pilastro,
da Repubblica 6 gennaio 2005


Bologna appare a chi arriva da fuori come una città che ricorda, una città che trova un profondo valore nella memoria. La gente di qui sembra saper vivere uno ‘ieri’ sapendo che è ieri, ma sapendo anche che ‘ieri’ non equivale a ‘niente’, e che certe volte ‘ieri’ è tantissimo. Certo, Bologna è probabilmente la città che più di ogni altra è stata vittima della barbarie, e questo in qualche modo l’ha costretta a sviluppare un senso della storia che altri non possiedono. Non solo. È anche la sensibilità ai simboli che colpisce, di Bologna, e credo che essa sia uno dei modi in cui si manifesta la nobiltà della memoria: i Bolognesi sanno opporsi alla rimessa in funzione di un orologio le cui lancette puntano all’ora di un immenso dolore: io trovo che questo non sia equiparabile al mero ricordarsi che v’è stata una tragedia: è di più, è una forma della dignità, è dare un senso al linguaggio. Forse non c’è modo di sapere se una tale presa di posizione ci sarebbe stata anche altrove in circostanze analoghe, ma non la darei affatto per scontata. Eppure non è solo questo. Vedere tale peculiarità bolognese solo come il frutto di tragiche circostanze equivarrebbe a togliere molto a Bologna, la memoria commemorativa dei Bolognesi sembra affondare le sue solide radici nel terreno della forte memoria identitaria: parlando con i Bolognesi scopri che conoscono aneddoti e leggende su qualsiasi luogo o strada o persona; forse non esisterebbe lo Spettro, o forse non sarebbe così frequentato, se questo senso della memoria che genera appartenenza non fosse così radicato; forse i lettori dello Spettro non sarebbero così profondamente legati alla loro identità. Rimango ammirato di fronte a tanta forza perché vengo da un posto che l’assenza di sentimento dell’identità e della memoria ha reso sterile, dove nella più totale indifferenza la speculazione edilizia tenta di distruggere una bella città di mare e di giardini trasformandola in un’anonima provincia, dove i medesimi politici da vent’anni vengono criticati e da vent’anni votati, dove non è che la gente non si ricorda, ma semplicemente si limita a ricordare. Qui a Bologna, al contrario, sembra esserci molto più di una semplice capacità di ricordare: sembra esserci un vero e proprio gusto della memoria, e non mi pare caratteristica di poco valore.

Appendice I
Alcuni potrebbero sostenere che sia questo presunto gusto per la memoria e per l’appartenenza a rendere i Bolognesi chiusi «ognuno nella propria parrocchia» come li trovava
Maruska nell’intervista rilasciata a Max mesi or sono. È plausibile. Però io ieri, alla commemorazione della strage del Pilastro, ho visto un senso di appartenenza elevato, che fa trovare all’Associazione Vittime della Uno Bianca il coraggio per credere che sia stata la città, prima di ogni altra entità, a essere colpita; un senso di appartenenza talmente nobile da rendere capaci, anche di fronte al più intimo dei dolori, di non escludere i due nomadi uccisi al campo e i due senegalesi uccisi a Rimini, mettendoli con fermezza sullo stesso piano delle altre vittime. Ecco, ho pensato che questa città a volte può anche chiudersi, ma dà l’idea di avere un buon senso sano, pulito, solido e giusto, che magari giace sul fondo, ma che è sempre pronto a emergere prepotentemente. Io questo lo ammiro, e lo invidio di un’invidia buona. Complimenti Bologna.
Appendice II
Secondo il Carlino di oggi, Cofferati non ha partecipato alla commemorazione.

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giovedì, 05 gennaio 2006

CASTING: POSTO LETTO A CASALOGIC

Come ben sapete, lo spettro della bolognesità è il miglior blog bolognese gestito da bolognesi. Ma qual'è il miglior blog meid in bo gestito da fuorisede? Ovviamente il blog di Casalogic, una fucina di studenti e lavoratori artisti, artistoidi, artistrati che vivono in una bellissima und enorme casa in pieno centro a Bologna aka Oberdan Rodd. Al momento i ragazzi stanno cercando un nuovo inquilino e perchè no, potresti essere tu che leggi questo discusso annuncio. Pensa come sarebbe bello se tu bolognesotto abbandonassi la casa di mamma e papà (hai 30 e passa anni, cazzo!) e loro ti accogliessero nella loro magione (ovviamente devi pagare l'affitto e le bollette). Ma ecco l'annuncio nel dettaglio:

CASALOGIC CERCA UN NUOVO MEMBRO DELLA PROPRIA COMUNITA'.
GLI INTERESSATI E LE INTERESSATE POSSONO FAR PERVENIRE LA LORO CANDIDATURA ALL'INDIRIZZO casa_logic@yahoo.it ENTRO E NON OLTRE IL 7 GENNAIO 2006.
DISPONIBILE UN POSTO IN DOPPIA NELLA PIU' GRANDE CAMERA DA LETTO DI BOLOGNA - POSIZIONE CENTRALISSIMA - PREZZO FOTTUTAMENTE MODICO.

FATEVI AVANTI.

postato da: maso_ alle ore 03:36 | Permalink | commenti (52)
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mercoledì, 04 gennaio 2006


BUKCROSSING IN PIAZZA SANTO STEFANO?

Silvia passeggia per una delle piazze più belle di Bologna, forse la più bella e le accade qualcosa di strano che potrebbe avere a che fare con quella strana moda dei libri abbandonati per strada, il bukcrossing che di sicuro voi tutti conoscete (per i modesti che non hanno idea di cosa stia parlando, cliccare qui plis). Ma la faccenda non è così semplice come potrebbe apparire, c'è qualcosa di misterioso e Silvia scrive alla Redasione.


"Ieri mattina, passando sotto al portico di piazza Santo Stefano, ho notato un libro di poesie russe appoggiato su uno dei muretti che la costeggiano. Nessuno nei paraggi che ne sembrasse il legittimo proprietario, così mi sono avvicinata. Dalla copertina cartonata spuntava un foglio rosa che diceva "QUESTO LIBRO NON E' STATO SMARRITO!".
Ho pensato subito di essere incappata in uno dei libri del Bookcrossing e invece no: il foglio riportava un altro nome "Librovagabondo". Sono andata sul sito riportato (www.robdamat.com) e ho scoperto che l'ideatore è un anonimo di Bologna. Non so se come spettro della bolognesità può passare, a me è parsa una benemerita iniziativa (anche se non so fino a che punto originale), meno organizzata del bookcrossing originale, ma sicuramente più libera.
Ciao! Silvia"

postato da: maso_ alle ore 21:38 | Permalink | commenti (39)
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lunedì, 02 gennaio 2006

PER NON DIMENTICARE

Ovvero il post di un passato condiviso da tutti (il 2005) per capire il futuro (il 2006)

Leggo il Carlino e scopro che il primo nato a Bologna del 2006 è un maschietto cinese di due chili e seicento grammi.
Rassegnamoci, no fiutur for as; consoliamoci guardando al nostro glorioso passato c'lè mej.
Dopo aver letto questa immane antologia, diteci: qual'è il vostro post preferito?
Il mio rimane sempre lui, Soc1000, da cui ho capito la potenza (a volte anche negativa) dello strumento blog.

Gennaio
"Stanno aperti tutta la notte...ci rubano i clienti!!!". >>>>>
Da oggi mi mancherà non tornare più a casa con gli abiti impregnati di fumo. >>>>>
Il fuorisede John Grisham ha scritto un nuovo romanzo che si svolge a Bologna. >>>>>
Oggi alla Conad ho comperato una confezione di Tortino di Porretta. >>>>>
Il vespasiano, un tempio dell'orina, un oggetto ormai in disuso. >>>>>
Non era mica così Bologna. >>>>>
Bologna giovane. >>>>>
Oè, cè un mio collega che non sopporta Ponyluna. >>>>>

*Clicca qui per leggere il post completo con gli Ai Lait del 2005

 
 
postato da: Chavi alle ore 15:29 | Permalink | commenti (139)
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