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martedì, 28 febbraio 2006

RADICI BOLOGNESI DELL’HIP HOP ITALIANO

Nella primavera del 1992 esplose l’hip hop italiano, e l’hip hop italiano esplose a Bologna. Non solo. L’hip hop italiano a Bologna ci maturò anche (con validi – va detto – apporti milanesi): per molti l’hip hop di Bologna è ancora il miglior hip hop italiano, e certi album usciti a Bologna tra il ’93 e il ’96 sono ancora i migliori; insomma, nessuno dice «per l’epoca»: sono i migliori di sempre e basta, gli unici in grado di competere con l’hip hop americano, gli unici che quando li ascolti sono normali: le rime non faticano, hanno un senso, una poesia, le basi sono belle, ben costruite, sono vere. La parte visibile e udibile della storia comincia nel 1991: in Italia c’è solo l’Onda Rossa Posse di Roma, ma viene dalla politica e il rap si limita a usarlo; non c’è una ricerca stilistica, non ci sono i modi retorici e le metafore tipiche della tradizione. È sintomatico che nessuno si sogni di accusare l’Onda Rossa Posse di essersi appropriata di una subcultura che non appartiene all’Italia, e che invece questa accusa colpisca l’Isola Posse All Stars di Bologna quando esce Stop al panico/Stop War (Century Vox, Bologna, 1991): comincia la gestazione dell’hip hop italiano. Di lì a breve l’ondata: per la stessa etichetta escono nel ’92 Sfida il buio/Questione di stile di Speaker Dee Mo’ e DJ Gruff, e Slega la lega/Gara Dura dei Fuckin’ Camels in Effect (esce anche Fuecu/T’a Sciuta Bona: è l’inizio del reggae salentino e comincia la Bologna/Lecce Connection). Passaparola dell’Isola Posse All Stars è il pezzo definitivo, quello dove tutto è bello (tranne Papa Ricky): la posse di Bologna fa il bilancio della scena italiana, per prima dichiara che l’amore per la disciplina e per la subcultura hip hop è condizione necessaria della musica, prendendo implicitamente le distanze dal resto della scena e dal proprio precedente flirt con la finalità politica. È il termine della gravidanza: l'hip hop italiano è nato, l'Isola Posse si scioglie. Siamo arrivati al 1993, e mentre in tutto il paese fioriscono il rap politico e il crossover (in Italia se facevi il rap senza una chitarra o un testo politico ti schifavano) a Bologna dalle ceneri dell’Isola Posse All Stars nascono i Sangue Misto (Deda, Neffa, DJ Gruff), che non suonano le chitarre e nei testi parlano di quello che gli pare. Malgrado ciò, il loro album SxM (Century Vox 1994) mette tutti d'accordo. Si parla di capolavoro: il disco e il gruppo viaggiano a una distanza siderale da tutto ciò che la scena italiana riesce a offrire. Ormai il solco è incolmabile: Bologna stacca tutto e tutti, e i migliori d’Italia (vedi Kaos-One) vengono a incidere con la balotta. Il segreto? Il solito vecchio amore per la disciplina, lo studio dei classici americani, e il talento e la creatività che vengono messi nelle condizioni di uscire attraverso la tecnica: Neffa Deda e Gruff non hanno la mente imprigionata dall’ideologia dei rapper militanti, e una rima non viene cambiata solo per farci entrare Che Guevara. Contemporaneamente non scadono mai nell’insipienza e nella superficialità di molti dei puristi dell’hip hop deideologizzato. All'esaltazione della disciplina preferiscono lo studio della disciplina. Tutto normale, tutto semplice, eppure tutto dannatamente irraggiungibile per chiunque altro. Bologna diventa il luogo attorno a cui ruotano i migliori m.c. italiani, il centro assoluto della scena; e quando altre scene cominciano a farsi sentire, Bologna rimane lo standard da eguagliare, il riferimento. Per molti la scena bolognese di allora è lo standard tutt’ora. Bisogna solo decidere se è più bello SxM o il primo album di Neffa da solista, i Messaggeri della dopa (Polygram 1996). Pare che in dieci anni nessuno abbia saputo far di meglio.

postato da: Don_Jago alle ore 04:10 | Permalink | commenti (140)
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lunedì, 27 febbraio 2006

Clicca e scarica GRAZIE CESARE dei New Hyronja

I TAGLI DI CESARE

Nei deliranti anni ottanta c'era quest'uomo che si diceva avesse perso tutti i capelli, poi dopo se li era riattaccati non si sa come, non si sa con cosa e da sott'acqua ci diveva "Ragazzi, ho in testa un'idea meravigliosa...". Cesare Ragazzi aveva visto lungo, aveva capito che la gente non ne vuole mezza di perdere i capelli, allora ha messo su questa aziendina che con l'aumentare dei capelli lasciati sui pettini di tutto il mondo si è espansa a macchia di alopecia. Un grande, non c'è altro da dire su questo importante imprenditore che dalla sede di Via Zago controlla la crescita del fatturato e del capello debole. Ma la scure della crisi economica planetaria si abbatte anche sul cuoio capelluto dell'azienda ed è proprio di questi giorni la notizia del licenziamento di tre dipendenti, un episodio gravissimo, tre persone che perdono un posto di lavoro a Bologna. I sindacati sono in fermento, si temono manifestazioni, il uellfer bolognese è in pericolo. Acciiderbolina!

postato da: maso_ alle ore 10:15 | Permalink | commenti (81)
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sabato, 25 febbraio 2006


MARZO IS IAR EGHEN
RIPRODACTIV GLENDS...

Sarà un mese intenso, lo so già, insieme alla REDASIONE organizzeremo tante cose, con i New Hyronja inizieremo le discusse registrazioni del nuovo cupissimo cd CELLULA DORMIENTE e con i New Hyronja progetto OLD saremo in giro per discutibili locali a portare il nostro carico di saund per borderlain ancora troppo avanti per la nazione che invecchia. Stei tiund!

28 febbraio 2006 - Bar Charleston - Via Belvedere - Bologna ore 22
2 marzo 2006 - Willy e Coyote - Via Emilia Ponente 119 - Bologna ore 22
9 marzo 2006 - Bar De Marchi - Piazza San francesco - Bologna - ore 22
18 marzo 2006 - Da Maurizio - Via Guerrazzi - Bologna - dalle 19 alle 21
18 marzo 2006 - Never - Via Saragozza - Bologna - dalle 22
24 marzo 2006 - Macondo - Via del Pratello - Bologna - ore 22
8 aprile 2006 - Macondo - Via del Pratello - Bologna - ore 22
postato da: maso_ alle ore 15:16 | Permalink | commenti (20)
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venerdì, 24 febbraio 2006
La vista dalla nuova camera di Babu
Nella foto: il Centro anziani dalla nuova camera di Babu


IL RITORNO AL PAESELLO NATIO

Quando ero bambino vivevo in un paesello alle porte di Bologna. La strada chiusa con l’asilo e la scuola elementare in fondo, il parco con il primo centro anziani d’Italia, la parrocchia di don Obeso, i negozianti che erano anche i vicini di casa, il fruttivendolo Geo, i vicini del condominio con i loro bambini, i vecchi, le bocce, i pop corn a 100 lire. E la piazza, con i suoi negozi, i tre parrucchieri, i tre macellai e i tre barbieri nel raggio di cinquanta metri. La pasticceria dei ciccioni sostituita da una banca, l’ufficio postale, la lavaseccaia Romana con le sue bestemmie, il macellaio Gamberini e le sue bici, i primi baci durante il gioco di “cantina al buio”. Un posto dove tutti si conoscevano e dove tutti, nel bene o nel male, si facevano i cazzi degli altri.
Era ed è un paesello. Non era, e non è, “periferia”, se con questo termine si vuole indicare un posto che non è il “centro”. La Barca – la Barca media, per la precisione, tra il ponte sull’asse attrezzato e la Coop – era ed è un paesello di circa ventimila abitanti, con il suo centro (o meglio: i suoi centri), le sue tradizioni, i suoi scandali, i suoi personaggi, sempre loro. La paura di andare fino al Treno (i Balsamo!!!), i drogati, la testa rinsecchita dei daiaki nel bar Malcantone. E quelli del centro che ci vedevano, comunque, come "barcaioli".
Babu e la laSima abitano ancora lì, i miei genitori anche, mio fratello è praticamente un vicesindaco. Tra una decina di giorni, dopo due anni sulla collina dei ricchi, me ne torno al paesello natìo, nella casa dove ho abitato dagli 0 agli 11 anni. Sarà un trasloco epico seguito, spero, da una festa di inaugurazione altrettanto epica. Sono molto felice. Vi racconterò, e come dice il mio quasi-compaesano Zefram STEI STIUND.

postato da: PonyLuna alle ore 12:18 | Permalink | commenti (72)
categoria:pony luna
mercoledì, 22 febbraio 2006


BOLOGNA HERRE MOSCIA

Il nostro fido collaboratore Marc Romagna ci invia un suo preziosissimo scritto che parla di un argomento a me molto caro, l'erre moscia.

Una bolletta assassina. Ci deve essere un errore. Ho bisogno di parlare con qualcuno di Hera.
C'è il numero di un centralino: 051 287111. C'è un messaggio registrato.
Hera che una volta era Seabo è una grande azienda. Molto grande. Quotata in Borsa. Ho chiamato. Provate anche voi e ascoltate il messaggio. Ecco "la voce" di Hera: la prima cosa che il cliente sente. Il primo punto di contatto tra lui e questo grande multiutility che gli dà l'acqua, il gas, gli scoperchia il tombino, gli spazzola le ruote della macchina. Sembrano sciocchezze, ma curare al meglio questi messaggi è una delle regole di comunicazioni elementari, lo sa chiunque. Ora chiamate, sentite e fatemi sapere.
Non il testo, quello va. Ma la voce, lo slang che corre sul nastro. Una pseudo dizione come se per recitare da attori bastasse provare mezz'ora. Una erre moscia di quelle fuori contesto, di quelle che in certi ambienti "bassi" di Bologna, in certe famiglie è stata indotta ai figli per farli apparire più "in". Fateci caso.
Ma con tutti gli attori e le attrici che hanno voglia di lavorare, non potevano chiamarne una e farle registrare il messaggio con dizione perfetta? A Milano, dove l'immagine è tutto, è troppo, a volte esagerano: messaggi e cataloghi patinati anche per la baracchina di noci. Comunque. Voi chiamate. In genere il nastro ve lo fanno ascoltare due, tre, quattro volte, poi ecco un'operatrice. Vi suggerisco di chiamare al pomeriggio. L'operatrice - e ogni tanto verrà da ridere anche a lei - vi accoglie così: "Hera... BuonaSera!". Non saprei dirvi esattamente perché ma, non bastasse la R moscia, l'effetto è vagamente ridicolo, vagamente imbarazzante. Magari avete chiamato per capire perché quella bolletta da 600 Euro, porca miseria! Magari è un quarto d'ora che aspettate che finisca il loop con la maledetta erre moscia. Magari non siete proprio di ottimo umore. Poi rispondono. Hera ora!
"Hera... BuonaSera!".
Dall'altra parte, chissà perché, ma io mi immagino una zdaura in bianco e nero col colletto e i capelli a onde, come in un film di Totò. Rimango appeso alla cornetta e penso: "Eccole le cose che fanno vecchia la città!". O che la rendono "simpatica", a seconda dell'umore o di chi ne parla.
Marc Romagna
postato da: maso_ alle ore 21:38 | Permalink | commenti (35)
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mercoledì, 22 febbraio 2006


CRASH TEST DAMMIS

In questi giorni sono stato spesso in giro e sui muri bianchi o giallo cacchina della città ho notato le scritte del collettivo Crash, famoso per aver okkupato un casolare in Via San Donato 27. Come da previsione, con l'arrivo dell'estate, gli okkupanti sono andati in vacanza e l'okkupazione è finita. Il solito deja vu, pekkato, ma nonostante tutto, eccoli di nuovo a portare avanti le loro battaglie contro il cosiddetto precariato. Una protesta curiosa, soprattutto se fatta in una delle regioni dove le persone assunte con contratti atipici (ma sono veramente precari?) sono sempre di più e forse sono già più numerose di quelle assunte con contratti tipici (non precari?). Nella maggior parte dei posti con i quali collaboro, le persone non assunte sono la stragrande maggioranza e mai si farebbero assumere, il che stride con le proteste che vanno per la maggiore oll eraund ze staival. Alcuni di questi fanno il segente ragionamento: preferisco guadagnare 2000 precario (?) invece di 1000 non precario (?). E i contributi? Mi arrangio. E la pensione? Mi arrangio. Punti di vista, discutibili e condivisibili entrambi, pro o contro il retaggio culturale delle nostre tradizioni umarelliche. Cambiano i tempi, cambiano i linguaggi. Si può forse considerare precario un co.co.pro "assunto" dalla Regione, Provincia, Comune, Università, Ausl, Banca etc. etc. con contratto a termine (pagato il doppio o quasi di un lavoratore dipendente) rinnovabile ogni anno? Non credo, ma i figli della grande illusione bolognese pensano di si. Purtroppo ci hanno fatto credere che sia possibile nascere a Bologna, viverci tutta la vita, avere un posto di lavoro sicuro per tutta la vita (ovviamente lo stesso posto di lavoro), guadagnare ogni anno qualcosa in più dell'inflazione e a 55 anni andare in pensione. Bello? Brutto? Non lo so, può essere, ma è un ragionamento che nel 2006 ha una piccolissima lacuna: in nessun paese del mondo avviene una cosa simile. Bologna sogna e chi la sveglia?

*Colgo l'occasione per segnalarvi il dramma disoccupazionale (o sottocupazionale) di cui saranno protagonisti gli oltre 50.000 iscritti a scienza della comunicazione sparsi su tutto il territorio nazionale

postato da: maso_ alle ore 10:01 | Permalink | commenti (118)
categoria:maso
martedì, 21 febbraio 2006

ALBERGHI BOLOGNESI

Ieri pomeriggio ho accompagnato un mio amico in un misterioso albergo del centro della città perchè nella notte tra sabato e domenica si era dimenticato un ombrello. Passeggiando per Via Bertiera ho notato che solo in quella stradina c'erano tre alberghi e se ci fate caso, i vicoletti del centro pullulano di posti dove dormire. Ce ne sono di tutte le dimensioni, di tutte le categorie, una, due , tre, quattro, cinque stelle ed innumerevoli bed&breakfast che si sono quintuplicati grazie al dilagare del contagioso visus della rendita. Adesso che ci penso, io non sono mai stato a dormire in un albergo a Bologna. Mi chiedo se sono confortevoli, mi chiedo se siano puliti, mi chiedo se siano economici o no e mentre passeggio nel deserto centro di questa fantastica città immobile, mi viene in mente che nel 1989 una notte d'estate ho dormito in stazione, ma questa è un'altra storia... buonanotte.

postato da: maso_ alle ore 01:06 | Permalink | commenti (78)
categoria:maso
domenica, 19 febbraio 2006

Dr.Dixie DOCTOR DIXIE JAZZ BAND

 

Volevo scrivere di tutt’altro, poi l’altra sera mi sono lasciato tentare dall’invito ricevuto dalla fondazione a cui appartengo ed ho messo piede di nuovo, dopo almeno dieci anni, nello scantinato che ospita le esibizioni della Doctor Dixie Jazz Band.

Appena entrato, sono rimasto meravigliato nel trovare più gente di quanta me ne aspettassi, ma scorgendo in lontananza il buffet, ho capito al volo: se magna! E perciò mi sono adeguato ed ho provato anch’io a rifocillarmi, m