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martedì, 28 febbraio 2006

RADICI BOLOGNESI DELL’HIP HOP ITALIANO

Nella primavera del 1992 esplose l’hip hop italiano, e l’hip hop italiano esplose a Bologna. Non solo. L’hip hop italiano a Bologna ci maturò anche (con validi – va detto – apporti milanesi): per molti l’hip hop di Bologna è ancora il miglior hip hop italiano, e certi album usciti a Bologna tra il ’93 e il ’96 sono ancora i migliori; insomma, nessuno dice «per l’epoca»: sono i migliori di sempre e basta, gli unici in grado di competere con l’hip hop americano, gli unici che quando li ascolti sono normali: le rime non faticano, hanno un senso, una poesia, le basi sono belle, ben costruite, sono vere. La parte visibile e udibile della storia comincia nel 1991: in Italia c’è solo l’Onda Rossa Posse di Roma, ma viene dalla politica e il rap si limita a usarlo; non c’è una ricerca stilistica, non ci sono i modi retorici e le metafore tipiche della tradizione. È sintomatico che nessuno si sogni di accusare l’Onda Rossa Posse di essersi appropriata di una subcultura che non appartiene all’Italia, e che invece questa accusa colpisca l’Isola Posse All Stars di Bologna quando esce Stop al panico/Stop War (Century Vox, Bologna, 1991): comincia la gestazione dell’hip hop italiano. Di lì a breve l’ondata: per la stessa etichetta escono nel ’92 Sfida il buio/Questione di stile di Speaker Dee Mo’ e DJ Gruff, e Slega la lega/Gara Dura dei Fuckin’ Camels in Effect (esce anche Fuecu/T’a Sciuta Bona: è l’inizio del reggae salentino e comincia la Bologna/Lecce Connection). Passaparola dell’Isola Posse All Stars è il pezzo definitivo, quello dove tutto è bello (tranne Papa Ricky): la posse di Bologna fa il bilancio della scena italiana, per prima dichiara che l’amore per la disciplina e per la subcultura hip hop è condizione necessaria della musica, prendendo implicitamente le distanze dal resto della scena e dal proprio precedente flirt con la finalità politica. È il termine della gravidanza: l'hip hop italiano è nato, l'Isola Posse si scioglie. Siamo arrivati al 1993, e mentre in tutto il paese fioriscono il rap politico e il crossover (in Italia se facevi il rap senza una chitarra o un testo politico ti schifavano) a Bologna dalle ceneri dell’Isola Posse All Stars nascono i Sangue Misto (Deda, Neffa, DJ Gruff), che non suonano le chitarre e nei testi parlano di quello che gli pare. Malgrado ciò, il loro album SxM (Century Vox 1994) mette tutti d'accordo. Si parla di capolavoro: il disco e il gruppo viaggiano a una distanza siderale da tutto ciò che la scena italiana riesce a offrire. Ormai il solco è incolmabile: Bologna stacca tutto e tutti, e i migliori d’Italia (vedi Kaos-One) vengono a incidere con la balotta. Il segreto? Il solito vecchio amore per la disciplina, lo studio dei classici americani, e il talento e la creatività che vengono messi nelle condizioni di uscire attraverso la tecnica: Neffa Deda e Gruff non hanno la mente imprigionata dall’ideologia dei rapper militanti, e una rima non viene cambiata solo per farci entrare Che Guevara. Contemporaneamente non scadono mai nell’insipienza e nella superficialità di molti dei puristi dell’hip hop deideologizzato. All'esaltazione della disciplina preferiscono lo studio della disciplina. Tutto normale, tutto semplice, eppure tutto dannatamente irraggiungibile per chiunque altro. Bologna diventa il luogo attorno a cui ruotano i migliori m.c. italiani, il centro assoluto della scena; e quando altre scene cominciano a farsi sentire, Bologna rimane lo standard da eguagliare, il riferimento. Per molti la scena bolognese di allora è lo standard tutt’ora. Bisogna solo decidere se è più bello SxM o il primo album di Neffa da solista, i Messaggeri della dopa (Polygram 1996). Pare che in dieci anni nessuno abbia saputo far di meglio.

postato da: Don_Jago alle ore 04:10 | Permalink | commenti (140)
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lunedì, 27 febbraio 2006

Clicca e scarica GRAZIE CESARE dei New Hyronja

I TAGLI DI CESARE

Nei deliranti anni ottanta c'era quest'uomo che si diceva avesse perso tutti i capelli, poi dopo se li era riattaccati non si sa come, non si sa con cosa e da sott'acqua ci diveva "Ragazzi, ho in testa un'idea meravigliosa...". Cesare Ragazzi aveva visto lungo, aveva capito che la gente non ne vuole mezza di perdere i capelli, allora ha messo su questa aziendina che con l'aumentare dei capelli lasciati sui pettini di tutto il mondo si è espansa a macchia di alopecia. Un grande, non c'è altro da dire su questo importante imprenditore che dalla sede di Via Zago controlla la crescita del fatturato e del capello debole. Ma la scure della crisi economica planetaria si abbatte anche sul cuoio capelluto dell'azienda ed è proprio di questi giorni la notizia del licenziamento di tre dipendenti, un episodio gravissimo, tre persone che perdono un posto di lavoro a Bologna. I sindacati sono in fermento, si temono manifestazioni, il uellfer bolognese è in pericolo. Acciiderbolina!

postato da: maso_ alle ore 10:15 | Permalink | commenti (81)
categoria:maso
sabato, 25 febbraio 2006


MARZO IS IAR EGHEN
RIPRODACTIV GLENDS...

Sarà un mese intenso, lo so già, insieme alla REDASIONE organizzeremo tante cose, con i New Hyronja inizieremo le discusse registrazioni del nuovo cupissimo cd CELLULA DORMIENTE e con i New Hyronja progetto OLD saremo in giro per discutibili locali a portare il nostro carico di saund per borderlain ancora troppo avanti per la nazione che invecchia. Stei tiund!

28 febbraio 2006 - Bar Charleston - Via Belvedere - Bologna ore 22
2 marzo 2006 - Willy e Coyote - Via Emilia Ponente 119 - Bologna ore 22
9 marzo 2006 - Bar De Marchi - Piazza San francesco - Bologna - ore 22
18 marzo 2006 - Da Maurizio - Via Guerrazzi - Bologna - dalle 19 alle 21
18 marzo 2006 - Never - Via Saragozza - Bologna - dalle 22
24 marzo 2006 - Macondo - Via del Pratello - Bologna - ore 22
8 aprile 2006 - Macondo - Via del Pratello - Bologna - ore 22
postato da: maso_ alle ore 15:16 | Permalink | commenti (20)
categoria:maso
venerdì, 24 febbraio 2006
La vista dalla nuova camera di Babu
Nella foto: il Centro anziani dalla nuova camera di Babu


IL RITORNO AL PAESELLO NATIO

Quando ero bambino vivevo in un paesello alle porte di Bologna. La strada chiusa con l’asilo e la scuola elementare in fondo, il parco con il primo centro anziani d’Italia, la parrocchia di don Obeso, i negozianti che erano anche i vicini di casa, il fruttivendolo Geo, i vicini del condominio con i loro bambini, i vecchi, le bocce, i pop corn a 100 lire. E la piazza, con i suoi negozi, i tre parrucchieri, i tre macellai e i tre barbieri nel raggio di cinquanta metri. La pasticceria dei ciccioni sostituita da una banca, l’ufficio postale, la lavaseccaia Romana con le sue bestemmie, il macellaio Gamberini e le sue bici, i primi baci durante il gioco di “cantina al buio”. Un posto dove tutti si conoscevano e dove tutti, nel bene o nel male, si facevano i cazzi degli altri.
Era ed è un paesello. Non era, e non è, “periferia”, se con questo termine si vuole indicare un posto che non è il “centro”. La Barca – la Barca media, per la precisione, tra il ponte sull’asse attrezzato e la Coop – era ed è un paesello di circa ventimila abitanti, con il suo centro (o meglio: i suoi centri), le sue tradizioni, i suoi scandali, i suoi personaggi, sempre loro. La paura di andare fino al Treno (i Balsamo!!!), i drogati, la testa rinsecchita dei daiaki nel bar Malcantone. E quelli del centro che ci vedevano, comunque, come "barcaioli".
Babu e la laSima abitano ancora lì, i miei genitori anche, mio fratello è praticamente un vicesindaco. Tra una decina di giorni, dopo due anni sulla collina dei ricchi, me ne torno al paesello natìo, nella casa dove ho abitato dagli 0 agli 11 anni. Sarà un trasloco epico seguito, spero, da una festa di inaugurazione altrettanto epica. Sono molto felice. Vi racconterò, e come dice il mio quasi-compaesano Zefram STEI STIUND.

postato da: PonyLuna alle ore 12:18 | Permalink | commenti (72)
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mercoledì, 22 febbraio 2006


BOLOGNA HERRE MOSCIA

Il nostro fido collaboratore Marc Romagna ci invia un suo preziosissimo scritto che parla di un argomento a me molto caro, l'erre moscia.

Una bolletta assassina. Ci deve essere un errore. Ho bisogno di parlare con qualcuno di Hera.
C'è il numero di un centralino: 051 287111. C'è un messaggio registrato.
Hera che una volta era Seabo è una grande azienda. Molto grande. Quotata in Borsa. Ho chiamato. Provate anche voi e ascoltate il messaggio. Ecco "la voce" di Hera: la prima cosa che il cliente sente. Il primo punto di contatto tra lui e questo grande multiutility che gli dà l'acqua, il gas, gli scoperchia il tombino, gli spazzola le ruote della macchina. Sembrano sciocchezze, ma curare al meglio questi messaggi è una delle regole di comunicazioni elementari, lo sa chiunque. Ora chiamate, sentite e fatemi sapere.
Non il testo, quello va. Ma la voce, lo slang che corre sul nastro. Una pseudo dizione come se per recitare da attori bastasse provare mezz'ora. Una erre moscia di quelle fuori contesto, di quelle che in certi ambienti "bassi" di Bologna, in certe famiglie è stata indotta ai figli per farli apparire più "in". Fateci caso.
Ma con tutti gli attori e le attrici che hanno voglia di lavorare, non potevano chiamarne una e farle registrare il messaggio con dizione perfetta? A Milano, dove l'immagine è tutto, è troppo, a volte esagerano: messaggi e cataloghi patinati anche per la baracchina di noci. Comunque. Voi chiamate. In genere il nastro ve lo fanno ascoltare due, tre, quattro volte, poi ecco un'operatrice. Vi suggerisco di chiamare al pomeriggio. L'operatrice - e ogni tanto verrà da ridere anche a lei - vi accoglie così: "Hera... BuonaSera!". Non saprei dirvi esattamente perché ma, non bastasse la R moscia, l'effetto è vagamente ridicolo, vagamente imbarazzante. Magari avete chiamato per capire perché quella bolletta da 600 Euro, porca miseria! Magari è un quarto d'ora che aspettate che finisca il loop con la maledetta erre moscia. Magari non siete proprio di ottimo umore. Poi rispondono. Hera ora!
"Hera... BuonaSera!".
Dall'altra parte, chissà perché, ma io mi immagino una zdaura in bianco e nero col colletto e i capelli a onde, come in un film di Totò. Rimango appeso alla cornetta e penso: "Eccole le cose che fanno vecchia la città!". O che la rendono "simpatica", a seconda dell'umore o di chi ne parla.
Marc Romagna
postato da: maso_ alle ore 21:38 | Permalink | commenti (35)
categoria:maso
mercoledì, 22 febbraio 2006


CRASH TEST DAMMIS

In questi giorni sono stato spesso in giro e sui muri bianchi o giallo cacchina della città ho notato le scritte del collettivo Crash, famoso per aver okkupato un casolare in Via San Donato 27. Come da previsione, con l'arrivo dell'estate, gli okkupanti sono andati in vacanza e l'okkupazione è finita. Il solito deja vu, pekkato, ma nonostante tutto, eccoli di nuovo a portare avanti le loro battaglie contro il cosiddetto precariato. Una protesta curiosa, soprattutto se fatta in una delle regioni dove le persone assunte con contratti atipici (ma sono veramente precari?) sono sempre di più e forse sono già più numerose di quelle assunte con contratti tipici (non precari?). Nella maggior parte dei posti con i quali collaboro, le persone non assunte sono la stragrande maggioranza e mai si farebbero assumere, il che stride con le proteste che vanno per la maggiore oll eraund ze staival. Alcuni di questi fanno il segente ragionamento: preferisco guadagnare 2000 precario (?) invece di 1000 non precario (?). E i contributi? Mi arrangio. E la pensione? Mi arrangio. Punti di vista, discutibili e condivisibili entrambi, pro o contro il retaggio culturale delle nostre tradizioni umarelliche. Cambiano i tempi, cambiano i linguaggi. Si può forse considerare precario un co.co.pro "assunto" dalla Regione, Provincia, Comune, Università, Ausl, Banca etc. etc. con contratto a termine (pagato il doppio o quasi di un lavoratore dipendente) rinnovabile ogni anno? Non credo, ma i figli della grande illusione bolognese pensano di si. Purtroppo ci hanno fatto credere che sia possibile nascere a Bologna, viverci tutta la vita, avere un posto di lavoro sicuro per tutta la vita (ovviamente lo stesso posto di lavoro), guadagnare ogni anno qualcosa in più dell'inflazione e a 55 anni andare in pensione. Bello? Brutto? Non lo so, può essere, ma è un ragionamento che nel 2006 ha una piccolissima lacuna: in nessun paese del mondo avviene una cosa simile. Bologna sogna e chi la sveglia?

*Colgo l'occasione per segnalarvi il dramma disoccupazionale (o sottocupazionale) di cui saranno protagonisti gli oltre 50.000 iscritti a scienza della comunicazione sparsi su tutto il territorio nazionale

postato da: maso_ alle ore 10:01 | Permalink | commenti (118)
categoria:maso
martedì, 21 febbraio 2006

ALBERGHI BOLOGNESI

Ieri pomeriggio ho accompagnato un mio amico in un misterioso albergo del centro della città perchè nella notte tra sabato e domenica si era dimenticato un ombrello. Passeggiando per Via Bertiera ho notato che solo in quella stradina c'erano tre alberghi e se ci fate caso, i vicoletti del centro pullulano di posti dove dormire. Ce ne sono di tutte le dimensioni, di tutte le categorie, una, due , tre, quattro, cinque stelle ed innumerevoli bed&breakfast che si sono quintuplicati grazie al dilagare del contagioso visus della rendita. Adesso che ci penso, io non sono mai stato a dormire in un albergo a Bologna. Mi chiedo se sono confortevoli, mi chiedo se siano puliti, mi chiedo se siano economici o no e mentre passeggio nel deserto centro di questa fantastica città immobile, mi viene in mente che nel 1989 una notte d'estate ho dormito in stazione, ma questa è un'altra storia... buonanotte.

postato da: maso_ alle ore 01:06 | Permalink | commenti (78)
categoria:maso
domenica, 19 febbraio 2006

Dr.Dixie DOCTOR DIXIE JAZZ BAND

 

Volevo scrivere di tutt’altro, poi l’altra sera mi sono lasciato tentare dall’invito ricevuto dalla fondazione a cui appartengo ed ho messo piede di nuovo, dopo almeno dieci anni, nello scantinato che ospita le esibizioni della Doctor Dixie Jazz Band.

Appena entrato, sono rimasto meravigliato nel trovare più gente di quanta me ne aspettassi, ma scorgendo in lontananza il buffet, ho capito al volo: se magna! E perciò mi sono adeguato ed ho provato anch’io a rifocillarmi, ma inutilmente. Sembrava che la cavalletta latente in ogni invitato fosse emersa prepotentemente tant’è che ho abdicato per un paio di bicchieri di rosso.

Nel frattempo mi accorgo che i posti a sedere cominciavano a scarseggiare per cui decido di accomodarmi dietro ad una colonna quando vedo la mia fanciulla che si sbraccia trionfante mostrandomi due posti proprio di fronte al palco. Così ci sediamo gongolanti e ci prepariamo a goderci lo spettacolo (per poi scoprire solo alla fine del concerto che quei posti normalmente venivano assegnati alle mogli dei musicisti).

La cantina è del 500 e sotto di essa scorre l’Aposa che con il suo defluire condiziona anche la stagionalità delle esibizioni. Sì, perché la band si esibisce da ottobre fino a maggio, poi l’umidità diventa così insopportabile da costringere i musicisti ad interrompere le performance e soprattutto a spostare il pianoforte che nel corso degli anni è già stato sostituito un paio di volte  a causa dell’obsolescenza accelerata dovuta all’umido.

Sulle pareti è appeso un memorabilia di oggetti, locandine dei concerti storici, dischi incisi, foto autografe dei musicisti che hanno suonato con la band e gagliardetti dei club, sportivi e culturali ospitati (uno in particolare mi riporta all’ultima volta che sono stato lì).

Si sente l’odore degli anni, come peraltro viene ricordato dalla targa in ottone che riporta la celebrazione del trentennale della band 1952 – 1982 e che, fatti i conti, ci fa capire che abbiamo di fronte un’avventura che dura dalla bellezza di 54 anni.

Le presentazioni di rito sono affidate al Professor Giardina, tromba della band e professore di Ginecologia all’Università di Bologna. Giardina fa ridere, è simpatico, anche se viene definito il dittatore per la caparbietà con cui dirige la band. Prima di cominciare si accende una sigaretta, chiarendo che lì è lui l’unico autorizzato a poter fumare, gli altri se vogliono possono accomodarsi fuori. Prosegue raccontandoci che la band è formata da professionisti di varia estrazione, oltre a lui c’è il pianista avvocato, il trombone assicuratore, il bassista poliziotto ed il sassofonista chimico. Un musicista a tempo pieno c’è ed è il suonatore di vibrafono, un tal genio che di nome fa Annibale Modoni che, per talento, se la gioca con l’assicuratore Checco Congiglio al trombone. Tra le gag raccontate spicca fra tutte quella della rivalità fra due celebrità che frequentarono la band negli anni ’60: Pupi Avati ed un giovanissimo Lucio Dalla di cui, a parere di Giardina: “Uno era dotato di tecnica mentre l’altro di talento”. Riferendosi poi a quello “senza talento”, ne ha ricordato i film diretti in cui la band si esibiva tra cui Jazz band, Dancing paradise, Accadde a Bologna ed indirettamente nel recente, nonchè a mio parere pessimo, Ma quando arrivano le ragazze. Conclude quindi citando gli altri grandi che si sono succeduti nelle collaborazioni con la Doctor Dixie: Paolo Conte, Jonny Dorelli, Renzo Arbore e gli scomparsi Hengel Gualdi e Romano Mussolini.

E così, snocciolando brani storici da Caravan di Duke Ellington alle “Armstrongniane” Stardust, Do You Know What It Means To Miss New Orleans e When the saints go marching in, passano piacevolmente più di due ore. La Doctor Dixie, come citato prima, suona da ottobre a maggio, tutti i venerdì e come ci ricorda Giardina gli unici a pagare sono sempre e solo i musicisti: l’entrata è libera. Musicisti che, tra l’altro, non provano mai prima. È l’esibizione stessa ad essere prova e performance allo stesso tempo.

Ma bisogna muoversi. Ad aprile 2007 la Doctor Dixie Jazz Band chiuderà i battenti per sempre per evitare che si riduca, come Giardina sottolinea con un pizzico di malinconia, in una band di zombi.

postato da: Piluto alle ore 20:04 | Permalink | commenti (74)
categoria:piluto
venerdì, 17 febbraio 2006

CARNEVALE POSTCONTEMPORANEO

Si avvicina il uichend, in questi due giorni è concentrata la vita di molti lettori dello spettro, i giornaletti vari segnalano eventi vari senza infamia e senza lode e noi, come al solito, vi segnaliamo l'evento clù del uichend. Dove? Al Pavese.it club Via del pratello, 53 - Bologna. Quando? Domenica 19 febbraio 2006

ore 21,00 - apertura con gran buffet
ore 22,30 - presentazione nuovo cd

a seguire
concerto post contemporary corporation
con:
zekkini - testi e voce
luca oleastri - groovebox
giulio sangirardi - chitarre
roberto passuti - fantasmagorie soniche

dalle 24,00 - dj set evabrownsugar
(dario parisini)

Non vi spaventate! Conoscendo bene tutta la balotta dei postcontemporanei, direi che sono tutto tranne che GERARCHIA, ORDINE, DISCIPLINA. Sarebbe stato più coerente intitolare il cidi BORDERLAIN, ma di sicuro era meno efficace e le coscenze dei modestissimi bolognesi retrò in cerca di un nemico da combattere non sarebbero state solleticate. Si sa benissimo che la provocazione spicciola riesce ancora ad indignare i modesti e la loro iconografia caricaturale. A domenica!

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venerdì, 17 febbraio 2006

HO PARLATO DI VOI

«Un’ultima battuta per la stampa. Racconta alle aspiranti blogstar cosa pensa uno sciamano del web quando trova cento commenti di sconosciuti sotto l’ultimo articolo postato».

«Di solito capita verso mezzogiorno» sorride Maso. «E allora penso che, fondamentalmente, produco grande entertainment per impiegati». 

Si conclude così un ampia intervista fatta a Danilo "Maso" Masotti, autore di Umarells Blog su GQ di Febbraio. Si parla di blog, blogstars e i vari modi raccontare la vita on line.

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mercoledì, 15 febbraio 2006

BODY CRASHING FROM BOLOGNA

Dopo aver parlato di flash mob e di book crossing, stavolta parliamo di body crashing. il Body Crashing è una disciplina di lococomunicazione inventata dal nostro collaboratore spettrale Mello ed un paio di altri pazzi (Rosini, Lele, Gale) nel 2002. Da cazzata micidiale, vista la visibilità che ha avuto sulla stampa, questa disciplina nel tempo si è trasformata nell’ordine in:

  • mezzo di protesta contro la guerra in Iraq
  • strumento semi-zen di fortificazione personale
  • strumentonto per la promozione delle nuove generazioni.

Il Body Crashing ha ormai tutto: il logo, il manifesto, le foto, gli articolo ed i filmati e se volete saperne di più, cliccate su questo discusso link

Venerdì 17 febbraio su RaiTre alle 23 e 30 circa Mello e Rosini saranno ospiti niente popò di meno che di Ambra Angiolini all'interno del programma "Dammi il tempo". I due spettrali protagonisti faranno del Body Crashing in studio e poi verranno intervistati su giovani, nuove generazioni, precari, digital divide, ecc. Lo scopo è quello di far passare le loro idee. L’obiettivo è quello di non fare una figura da sfigati. Di sicuro una serata trash, ma “equo e solidale”.

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mercoledì, 15 febbraio 2006

DP CORNER

Chi vive a Bologna e si sente alternativo, radiofonicamente parlando non ha molta scelta: Radio città del Capo o Radiocittà Fujiko. Il resto non è alternativo, lo dicono anche quelli di Radio città del Capo o Radiocittà Fujiko. Tanto tempo fa insieme a Ora di Icio, Trebbo, Gustavo Ramone e Diego D'Agata conducevo un programa dal titolo L'ORA DI ICIO, una sorta di prequel dello spettro della bolognesità, ma molto, molto, molto più tresh. Era un programma bellissimo, poi quei modesti di Radio Città 103 non ce l'hanno fatto più fare adducendo motivazioni non plausibili. Eppure era uno dei programmi più seguiti della radio. Mah, misteri della mancanza di hyronja. Chissà se il nuovo programma radiofonico del nostro caro amico HM (ora utente anonimo) sarà così bello. A sentire le sue parole, pare proprio di si.

Alè alè alè!!! Grandi novità!! Avete presente la musichetta della 20th Century Fox?? Bene, io l’ho messa in sottofondo per darvi questo annuncio!!
Domani, mercoledì 01/02/06, dalle ore 22.00 alle ore 23.00 andrà in onda su Radio Città Fujiko 103.10 il mio programma radio!! Yeaaaaaaaaahhh!! Fiesta!!!!
Non ho mai voluto dire nulla in questo periodo per scaramanzia, però direi che ora, a meno che non ci sia un bombardamento aereo sulla stazione radio, dovrebbe essere tutto confermato!
Comunque sia… il programma si chiama DP Corner, e lo conduco assieme ad un mio amico con cui abbiamo avuto quest’idea. L’idea e l’esigenza nasce dalla constatazione che troppo spesso ci viene propinata roba trita e ritrita in campo musicale o di moda. O, peggio ancora, si prende roba d’epoca, la si imbelletta un po’ e poi la si ripropone come “il successo del momento” giocando sull’ignoranza (nel senso di non-conoscenza) della gente. Cioè, per intenderci, mi sono sentito dire che Sting aveva rifatto “I’ll be watching you” dopo che Puff Daddy aveva fatto “I’ll be missing you”. E questo la dice lunga…
Insomma, quello che abbiamo cercato di fare è un programma che parli di musica, ma anche di cultura e sub-culture, andando a scavare tra i generi un po’ più dismessi, ma anche tra quelli più noti. Il tutto in chiave scherzosa, perché non abbiamo certo l’intenzione di farvi delle lezioncine di storia…
Alcune note: la radio copre la zona di Bologna sulla frequenza 103.10, ma se abitate in altre zone d’Italia no problem! Infatti sul sito è possibile ascoltare la programmazione live (e sareste veramente i più fighi!) oppure risentire le trasmissioni della settimana in corso. Quindi non avete scuse! Dovete ascoltarmi! !
Domani sera si parte con la puntata pilota sulla Blaxploitation: musica nera e cinema afro-americano negli anni ’70, poi si passa al 15/02 con la Beat Culture, e poi il 1/03 con la New Wave. Per le altre puntate siamo ancora in lavorazione, comunque vi posso anticipare che affronteremo quasi per certo il Glam Rock, il Progressive, il rock alla fine degli anni ’60, il pop plasticoso anni ’80 e altro ancora…
Quindi due volte al mese (ci dobbiamo spartire la fascia oraria con Magazzeno Bis, altro ottimo programma) siete cordialmente invitati a seguire i deliri radiofonici del sottoscritto e del Pozz!
Alla prossima, règaz! E auguratemi in bocca al lupo!!
Yeaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhh!!!!!

In bocca al pupo DP. Ma quand'è la prossima puntata? Stasera?

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lunedì, 13 febbraio 2006


nella foto, Albertik spintonato e allontanato da Casa Logic

LA CASA LOGICA

"I suddetti logici ho avuto modo di conoscerli e... vabbè lasciamo stare che è meglio.
Per non parlare dei nuovi... che se la menano all'ennesima potenza perchè loro abitano a casalogic. Casualmente ne ho conosciuti un paio e si sono presentati " sai io abito a Casalogic", come se desse una patente di superiorità intellettuale e figaiola.
In verità Casalogic racchiude esattemente tutti gli stereotipi classici e peggiori dei fuorisede.
C'è di meglio nella Bologna universitaria, decisamente."

Questo il commento lasciato da un lettore dello Spettro sugli abitanti della casa; incuriosito, appena saputo della festa organizzata venerdì mi sono lanciato come una mosca.....sul miele.

Che vi posso dire?
Non credete a chi vi dirà che quelli di Casa Logic sono dei democratici illuminati; chiedete ad Albertik che, spintonato dal servizio d'ordine, si è fatto un piano di scale volando ed è atterrato con la "ghigna"

La sua colpa?
Aver protestato per la fitta coltre di fumo che rendeva l'atmosfera troppo lisergica.
"Lo sanno tutti che sono come Obelix, da bambino ho fatto il bagno nell'LSD e ora non tollero nessuna sostanza psicotropa, nemmeno la coca cola con l'aspirina"
Queste innocenti parole hanno fatto venire caldo alla testa a quattro energumeni, tipico esempio della "democrazia" all'interno della casa; inutile dire che Hawanagazz ha avuto la peggio, ma tutto questo perchè?

Non mi sono ancora dato una risposta ma dopo la spiacevole serata non credo mi interessi; mai più metterò piede in quella casa di fuorisede del nord che ripensandoci sono anche i più pericolosi, infatti i fuorisede del nord sono quelli che ci rubano il lavoro mentre i fuorisede del sud si prendono gli impieghi che non vogliamo fare (regione, provincia, statali...) quindi li frequento più volentieri.

Siete mai stati nella Casa Logica?
Ne siete usciti sani e salvi?
Fatecelo sapere (o mannatecelo a ddi', come diceva il povero Albertik)

*guardate la fotogallery della serata, cliccate F11 per le foto a tutto schermo

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venerdì, 10 febbraio 2006

ARTISTI ALLA CONSOLLE

La Linea è il locale di Bologna, non è questione di gusti, è che se giri in centro in un modo o nell'altro ci arrivi. Ha una posizione strategica, impossibile non avere clienti e se si organizza qualcosa ne arrivano il doppio. Ultima discussa iniziativa, la rassegna "un artista alla consolle" serie di appuntamenti musicali in cui artisti sia affermati che emergenti proporranno il loro juke-box immaginario. Si inizia domenica 12 febbraio 2006 alle ore 22.00 con uno degli artisti preferiti dalla redasione, Sergio Dagradi e la sua selezione rockeggiante. Impossibile mancare, poi è gratis.

postato da: maso_ alle ore 08:06 | Permalink | commenti (69)
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giovedì, 09 febbraio 2006

FARE POLITICA A BOLOGNA

Venti minuti fa ero alla coop, la vecchia mi stava servendo i soliti affettati, poi ha squillato il cellulare, rispondo.
"Mi pubblichi questo sullo spettro?"
"Si"
L'acqua bolle, pubblico e vado a mangiare, cl'è mej ;-)

Leggo sul quotidiano la Repubblica un'intervista del consigliere comunale Serafino D'Onofrio che rifiutando l'assessorato alle attività produttive (interessante colui che rifiuta una poltrona sicura) ,propone al sindaco Cofferati di mettere alla guida un giovane trentenne ,magari cocopro...
Beh l'idea è assolutamente geiniale ,spettro del'Italia e di Bologna....
Zefram Cocren,alias Federico Galassi sarebbe onoratissimo di prendere il posto della Mura,Zefram assessore spettrale nella giunta Cofferati,che ne pensate?

Zefram

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mercoledì, 08 febbraio 2006

COME FUNZIONANO
LE POLEMICHE DEI BOLOGNESI

Dopo poco più di un anno di Spettro della Bolognesità (merda, sembrano passati tre anni) abbiamo capito che al bolognese piace lamentarsi su tutto e tutti, mica come quelli che adesso si lamentano con la Danimarca e che sinceramente non so dove e con che soldi acquistino le bandiere della Danimarca. Sapete dove posso acquistare una bandiera della Danimarca a Bologna? Ma non è di questo che voglio parlarvi, sto andando fuori tema, torniamo sull'argomento principale. Alcuni mesi fa si parlò della discussa iniziativa dell'ATC che dava in dotazione ai bolognesi  GRATUITAMENTE delle biciclette. Tutto questo accadeva a settembre, i modesti si indignarono (???) e riporto qui alcune tra le esternazioni più modeste:

- Tutto molto bello, ma le squisite personcine che abitano e arrivano in questa città sbragheranno tutto.

-
Ricordo un'iniziativa analoga di qualche anno fa (anzi, parecchi anni fa ormai): erano delle "grazielle" rosse, in quindici giorni se le inc.... ehm... le rubarono tutte, per ricomparire nel già  allora florido mercatino del ciclista di via zamboni.

-
50 biciclette per una città  di 500000 abitanti suona quasi come presa per il culo....

-
Brennen, se leggo bene.., nei parcheggi tanari e staveco ci sono 40 bici (in totale eh) , mentre in autostazione e in IV novembre 10 bici cadauno. Bah

Mi fermo qui... andatevi a rileggere i 110 commenti del post C'ENTRO IN BICI e vi dico come è andata a finire. Passo davanti al discusso ufficio ATC, davanti a lui tutte le biciclette intatte parcheggiate negli appositi spazi tranne una. Entro.

"Come posso fare per avere una chiavetta"
"Le abbiamo finite e non ne stamperemo più"
"Noooo..."
"Magari provi a ripassare. Se qualcuno rende la chiave, il primo che arriva e la richiede se la prende"

110 commenti, tanta modestia, tanti rancorini per delle bici a gratis e nessuno le prende. 110 commenti, ma ne sarebbe bastato solo uno, il primo, il più lungimirante:  "Le abbiamo viste anche io e l'agente K le bici ieri sera. Come dice l'agente K: tanto voi bolognesi siete pigri, la bici non la usate neanche se ve la danno gratis".

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martedì, 07 febbraio 2006



LA FACOLTÀ DI INGEGNERIA

Ingegneria sta alle altre facoltà come gli Aristofreak stanno ai comuni mortali; sarà perchè se ne sta defilata su quel cucuzzolo ai piedi dei colli, sarà perchè c'ha la torre con l'orologio, sarà perchè lì vicino è più difficile vedere Tupazz® e deiezioni canine comunque sia gli ingegneri sono le mosche bianche dell'Alma Mater.
Mi verrebbe da dire che questi sono dei pregi, che isolati si studia meglio ma sarà vero?
Non è che alla fine gli ingegneri se la tirano e non li caga nessuno?

Una prima conferma mi viene dal notare che i loro giri di solito sono composti al 90% da braga e il restante 10% è pura asfissia.
Poi ovviamente ci sono le eccezioni ma tutto questo conferma la regola ....
Un'altra anomalia è il mio amico Chicco che è ingegnere e lavora ad Amburgo ed è un gran sborone; finchè non era fidanzato andava tutte le estati a fare il piano bar nei villaggi turistici.
Non ho mai capito se andava nei villaggi per dimenticare di essere ingegnere o studiava ingegneria per scordare di essere un ottimo chitarrista, boh!

Ma vi siete mai chiesti quali sono i progetti che escono dai laboratori di ingegneria?
Ultimamente stanno tentando di copiare il progetto Wikipedia con ottimi risultati; i nick dei collaboratori più attivi al progetto fanno ben sperare: SbiellONE, ciccioloz, LastHope, dholoso, Antares.
Speriamo che qualcuno di loro legga questo post, così potremo liberarci definitivamente dei trolls che infestano questo bolognesissimo blog.

Voi conoscete qualche ingegnere?
Sono così strani come sembra?

postato da: Chavi alle ore 09:25 | Permalink | commenti (154)
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lunedì, 06 febbraio 2006

Che bel puzzle, cliccalo!!!

Nella foto: il  “suggestivo” collage intorno a Maso
è in realtà un varco per mondi sconosciuti



DISTURBATI DI TUTTA BOLOGNA, UNITEVI!

Di quando in quando, ma con una regolarità impressionante, mi arrivano e-mail del tipo: “Confessa che sei tu Innamorataspersa!” oppure: “Ma tu sei Mishmésh o HertMind?”. A tutte io rispondo la vera verità, e cioè che ho una sola identità (PonyLuna) e che sì, di quando in quando ne ho usata un’altra (Spométi), ma che avrò commentato con questo secondo nome una decina di volte in tutto e solo perché usavo un computer pubblico. Sapete, a me piace scrivere e discutere per confrontarmi e capire, e avere più di una identità sarebbe una contraddizione performativa (dici qualcosa facendo il contrario), quindi non mi interessa proprio e non lo faccio. Non ho mai avuto problemi a dare il mio nome, cognome e numero di telefono o a incontrare qualcuno di persona.

E invece, pare che molti si dilettino con doppie e triple identità e, fenomeno forse parallelo o forse no, a insultarsi reciprocamente per commenti e commenti e commenti senza capo né coda, in un crescendo di etichettamenti, castronerie, insulti, scemenze e idiozie. Qualche volta, se mi permetto di dissentire tutto continua in privato e vengo insultato a mezzo e-mail, eccetera, eccetera, eccetera. Che noia, che barba, che barba e che noia.

Mi si dirà che l’esposizione mediatica e anche un certo successo dello Spettro rendono inevitabile l’arrivo di gente di tutti i tipi. E allora? Io, da modesto quale sono, faccio come Oscar Luigi Scalfaro e dico: “Non ci sto!”. A me i disturbati che invadono lo Spettro mi hanno proprio stracciato i maroni. Con gli insulti e le profezie, con le doppie e le triple identità, con i giochini dell’asilo e i copiaincolla da Wikipedia finiscono per infastidire le persone belle e sveglie che c’erano prima, per far passare la voglia a me e ad altri redattori, per inzaccherare un progetto che era e resta interessante e intelligente. Che è, come abbiamo detto tante volte, un atto d’amore verso la nostra città.

Cari i miei disturbati di destra, di sinistra, di centro, atei e religiosi, alcolisti, cocainomani, eroinomani e tutto quello che siete o volete essere: fatevi un bel sito per i cazzi vostri, non so, Gli stronzi della bolognesità oppure La feccia della bolognesità, e smettete di rompere i coglioni qui. Io vi sarò molto grato, e almeno una cosa decente l’avrete fatta.


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venerdì, 03 febbraio 2006

Filo spinato e carità
Nella foto: il filo spinato intorno al parco giochi della parrocchia del paesello natìo


MYSTERIUM TREMENDUM

Dal sublime della lotta contro le vignette danesi al tragicomico degli scambi tra MishMésh e HeartMind (nei commenti a questo post), la religione sembra essere il tema del giorno. E quando dico religione dico tante cose diverse: sentimenti personali, pratiche e rituali, organizzazioni e chiese, cultura cittadina. Per chi ci crede, la religione è una cosa seria. Gli altri tendono a farsi degli stereotipi, il cattolico baciapile, l’ebreo col naso adunco, l’islamico con la cintura di bombe, l’induista con la vacca, il protestante boh! Spesso lo sforzo per capire si perde in una marea di parole sciocche e, davvero, modeste.

Ma, poi, quanto conta la religione nella vita di Bologna e dei suoi cittadini?

Anche qui, stereotipi. Da quando l’amato/odiato Biffi se n’è andato in pensione, il clima sembra essersi rasserenato. Il nuovo arcivescovo Caffarra sembra uscito dal Sillabo di Pio IX, ma poiché è assai meno loquace e “abile oratore” del suo predecessore, le sue uscite passano quasi sempre sotto silenzio. Dal canto loro, i “luminari” della cultura cattolica cittadina – i vari Ardigò, Zamagni, Donati, Mengoli, Pedrazzi e compagnia salmoidiante – mi sembrano un po’ appannati e intervengono poco. Ed è meglio, viste le cagate che dicono di solito.

E le altre religioni? I protestanti non protestano, degli ebrei poche tracce, se non per la camionetta dei caramba in via Gombruti. Islamici, chissà, presenza pubblica non ne hanno, se non per le maquette del Corano nei fruttaroli pakistani. I cinesi poi, chissà chi/cosa adorano tra un borsa e un fritto.

Sembra che a Bologna, di religione, non gliene possa fregare di meno a nessuno. Anche qui sullo Spettro non è mai, e dico mai, successo che qualcuno abbia sollevato questioni di carattere anche solo vagamente religioso. Si parla di mangiare (sempre di più), di fuorisede (sempre di meno), di Grandi Fratelli e di processi a imbonitrici provinciali. Di religione mai. Chissà com’è.


Addendum: giusto un paio di aneddoti sulla parrocchia-bunker del paesello natìo. Da bambino andavo a dottrina perché ci andavano tutti i miei amichetti, ma non imparavo molto, Anzi, una volta mi stavo rompendo così tanto i coglioni che scrissi una lettera anonima alla maestra, ma feci l’errore grossolano (avevo 7 anni!) di consegnargliela io. Il sacro battipanni di mia madre fece espiare il mio sacrilego culo. Il parroco si chiamava don Ibedo, ma tutti lo chiamavano, chissà perché, don Obeso. Poi venne don Leonardo – discreta faccia da cazzo –, responsabile del mio allontanamento da Santa Romana Chiesa. Qualche anno più tardi, il nuovo prete giovane aprì una osteria nel sottochiesa, per “agganciare” i giovanotti scapestrati del paesello natìo. Risultato: per due mesi la chiesa era infestata di ubriaconi e fatturioni, don Leonardo incazzato, prete giovane trasferito e filo spinato sulla rete del parco giochi. Oh, san Luigi Gonzaga, protettore dalla pugnetta, ora pro nobis.

Addendum II: prima di postare non avevo visto che sul Sito Inutile si discuteva di vignette sataniche. Andate anche là.


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mercoledì, 01 febbraio 2006


2 febbraio 2006
LO SPETTRO DELL'ALVISITA'
A CASA DI ZEFRAM COCREN


Ciao, sono Zefram Cocren ,pensavo di organizzare giovedi sera a casa mia un raduno per tifare francuzzo nostro...
Volevo fare un raduno con tutti voi ,se volete uno spaghetto ci sarà ...se volete bere champagne lo portate voi....cmq siete tutti graditi/e (vero liz?)

per salvare FRANCO,
inviare un essemmesse al  48421
e scrivere
FRANCESCA

Zefram
e non scherza,a giovedi' sera! Concentramento alle 20.30 in Via Modigliani 6/2 - Bologna.
L'invito è aperto a chiunque. citofonare GALASSI - infolain: 328 1453261 - fredgalax@hotmail.com


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mercoledì, 01 febbraio 2006


MEDICINE ALLA COOP

Non so di preciso cosa ho firmato, ma ho firmato... poi se le firme le raccolgono gli umarells si vince (o si perde) sempre, è la legge della maggioranza più o meno silenziosa.  Queste firme vengono raccolte  alla coop, sono firme dove si chiede che i farmaci generici possano essere acquistati nei supermercati e spero ovunque. Un discorso da umarell che faccio ormai da ventanni. Nel 2006 non ha senso che Aspirine, Moment e Neoborocillina si possano acquistare solo ed esclusivamente in farmacia ed i gerontotossici lo sanno bene... finalmente gli umarells e le zdaure hanno deciso di ottimizzare i loro ziri, si fa la spesa e allo stesso tempo si comprano le medicine. Le farmacie tremano.
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