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venerdì, 28 aprile 2006

BOLOGNA IS INNOVESCION?

L'idea che Bologna sia innovativa è una di quelle balle che si continuano a raccontare. Per motivi che andrebbero studiati, l'immagine che di Bologna si ha nel resto d'Italia è ferma agli anni '50 max. anni '60.
Bologna è entrata in un congelatore temporale, in un'incrinatura del tessuto spazio-temporale, in una specie di televisore in bianco e nero che, tra i fumi di qualche valvola che frigge per stanchezza, trasmette in loop immagini del sorridente Sindaco-padre Dozza con a fianco le prime maestre di asilo nido, nel loro giorno d'inaugurazione.

Tutte le volte che Bologna ha cercato di fare qualcosa di innovativo, negli ultimi anni, ha fatto ridere i polli (che poi si sono ammalati). Mi viene in mente l'idea di informatizzare tutti i cittadini (non tanto l'idea di Bonaga, quanto la realizzazione), oppure il referendum di Vitali sul traffico, la megagalattica stazione, la metropolitana di superficie, le gocce di Guazzaloca...

Voi che ne pensate?
tratto da claudiocaprara.it
postato da: Chavi alle ore 10:54 | Permalink | commenti (96)
categoria:max bartender
giovedì, 27 aprile 2006

BOLOGNA, STAZIONE CENTRALE

Bologna snodo nevralgico di tutto il traffico ferroviario d'Italia, me l'hanno ripetuto fino alla noia da sempre, anche se non ho mai capito perchè.

Cercando su gugòl scopro l'importante notizia che Bologna fa parte del netuork Grandi Stazioni
Sul sito leggo che:
Le grandi stazioni sono lo specchio della società contemporanea, spazi in continuo movimento in cui convivono e si incontrano ogni giorno persone, idee, culture sempre diverse.
Valorizzare questa diversità è oggi uno degli obiettivi della linea di gestione che abbiamo disegnato per essere competitivi sul mercato ed esaltare le potenzialità dei complessi di stazione.
Il nostro impegno si è concentrato finora su alcuni aspetti fondamentali per la crescita e lo sviluppo:
la cultura, la scuola, la formazione manageriale, la ricerca, il sociale


Speriamo che non valorizzino troppo le diversità, non vorrei dimenticassero che la gente vuole i servizi; in questo caso parcheggiare la macchina relativamente vicino e prendere il treno.

Segue: ...ad inizio 2007 partiranno i lavori per il rinnovamento della stazione di Bologna.
I lavori riguarderanno per i primi due anni l'interno della stazione, nel biennio successivo si lavorerà sull'esterno: viale Pietramellara sarà interrato, sarà costruito sotto al piazzale un parcheggio nel quale sarà compreso anche uno spazio per la sosta veloce, con l'eliminazione dell'anello in superficie.


Per il rinnovo dell'arredo urbano i comuni italiani ultimamente stanno seguendo due mode: le rotonde e i parcheggi sotterranei , bellissimi e nascosti ma con un grosso difetto: COSTANO UN TOT.
Il parcheggio vicino alla stazione serve, è indiscutibile; ma starebbe così male un parcheggio sopraelevato come ho visto in tutto il mondo tranne che a Bologna?
Rovinerebbe la prestigiosa estetica della zona?
Se invece dell'utilissima pista di pattinaggio sul ghiaccio ci fosse un parcheggio auto di 8 piani voi sareste contrari?
Ruberebbe la vista ai puscier della Montagnola?
Come sarebbe la vostra stazione ideale?

postato da: Chavi alle ore 14:33 | Permalink | commenti (46)
categoria:max bartender
venerdì, 21 aprile 2006


Nella foto: don Angelo Cavagna


UN GIGANTE BOLOGNESE

Visto che i redattori dello Spettro se ne partono tutti per un ritiro spirituale segreto, volevo lasciarvi con qualcosa di serio su cui riflettere.

Oggi ho conosciuto don Angelo Cavagna, il grandissimo prete della Bagnarola di Buddrio (con due dd). Fondatore del GAVCI e, insieme al senatore Giovanni Bersani, del CEFA, don Angelo si batte per la pace e la non violenza da qualche decennio e ne ha fatte di tutti i colori, come per esempio andare con i "Beati i Costruttori di Pace" a fare l'interposizione a Sarajevo durante la guerra serbo-bosniaca. Insomma, un gigante. La sua fede è pura e bellissima.

Vorrei che in questa pausa spettrale i lettori riflettessero, per una volta, su cose grandi. E anche sulla nostra (mia di sicuro) ignoranza riguardo le tante persone che si sbattono per le loro idee, ogni giorno, di fianco a noi.

Ci vediamo tra qualche giorno, ciao!
postato da: PonyLuna alle ore 19:11 | Permalink | commenti (44)
categoria:pony luna
giovedì, 20 aprile 2006


LA NOTTE DEL PRATELLO

E' la scena in cui abbiamo un pò di fame.
E' la scena in cui non vogliamo andare da Totò... non abbiamo così fame.
E' la scena in cui entriamo da un kebabbaro in via del Pratello.
Le foto dei piatti non sono invitanti, i colori sono accesi, preparano anche le pizze, il locale non è affatto accogliente, per terra è sporco, ma noi abbiamo fame e non vogliamo andare da Totò.
Seduto, di spalle con la testa attaccata alla vetrina c'è un uomo di colore nero che mangia un kebab enorme.
E' nervoso.
Poco prima lo avevamo visto in strada che litigava per futili motivi.
Le solite cose.
E' la scena in cui il kebabbaro di colore giallo chiede a Mello se vuole le verdure.
E' la scena in cui il Mello guarda le verdure e dice "Si... fai tu".
E' la scena in cui Maso ordina un kebab pure lui.
Abbiamo fame.
Non volevamo andare da Totò

E' la scena in cui Mello passa un kebab a Maso, il kebab è pieno di verdure "fai tu", il kebab è alto 10 centimetri e la bocca di Maso è molto più piccola di 10 centimetri.
E' la scena in cui Maso non riesce neppure a tenere il kebab in mano e tutte le verdure cadono per terra e sui pantaloni di Antropophagus.
La fame è stata placata, l'uomo di colore nero fa per uscire dal locale e l'uomo ci colore giallo gli dice "Hei tu... non hai pagato".
L'uomo di colore nero dice "Io si che ho pagato".
L'uomo di colore giallo dice "E no che non hai pagato".
E' la scena in cui l'uomo di colore giallo guarda fisso negli occhi in silenzio l'uomo di colore nero che appoggia il portafoglio di colore nero sul bancone.
E' la scena in cui Emiliana chiede "Ma hai pagato o no?".
E' la scena in cui l'uomo di colore nero paga.
E' la scena in cui l'uomo di colore nero tenta di appoggiare una bottiglia di birra al culo di Liz.
E' la scena in cui Max Bartender interviene e spinge l'uomo di colore nero dicendogli "Non ci provare".
Poi le cose prendono un'altra piega, l'uomo di colore nero vuole picchiare
Max Bartender.
C'è tensione.
C'è tensione palpabile.
E' la scena in cui Zefram Cocren da un tavolino osserva quello che sta succedendo insieme ad Aeiouy
mentre il contenuto del kebab di Maso è quasi tutto sul pavimento.
C'è tensione.
C'è tensione palpabile.

Poi si discute in inglese.

I know Mussolini 'cause I'm somalo
Mussolini is shit
Don't touch me
Why you hit me?

Latrati, solo latrati.
Bau bau... poi
Mello finisce il kebab e mettendosi in mezzo ai contendenti sistema tutto.
In inglese.

WE friends
I hate war
Pìs - peace

Paghiamo.
L'uomo di colore giallo ci fissa in silenzio.
La scimitarra è nel retrobottega.
Usciamo.
Il somalo non sa chi siamo e per qualche metro ci segue.
Ci vuole uccidere.
Lui non sa chi siamo noi.
Si è fatto tardi.
Ci allontaniamo e prima che le nostre strade si dividano Zefram sentenzia "Quello lì ha rischiato di prendere un fracco di botte".
Nell'aria c'è odore di fritto.
A Max gli viene da vomitare.
postato da: maso_ alle ore 12:04 | Permalink | commenti (105)
categoria:maso
mercoledì, 19 aprile 2006


APPUNTAMENTO COL POETA

L'evento clù della giornata è sicuramente la presentazione del discusso libro di poesie di Franco Alvisi presso la libreria Feltrinelli di Via dei Mille 12 a,e,i,o, u, y alle ore 21.30. Per chi volesse partecipare, l'appuntamento è dalle 19.00 in poi al Bar Mercato in Via Belvedere, poi si va là... va mo là. Per l'occasione Pinball Wizard porterà il suo libro.
postato da: maso_ alle ore 14:09 | Permalink | commenti (31)
categoria:maso
lunedì, 17 aprile 2006


Nella raccappricciante fotografia: il mitologico parto in acqua


IL CORSO PRE-PARTO
Insabbiatissima leggenda bolognese

Nonostante il precariato, i mutui e la cessione del quinto, esistono ancora persone che fanno dei figli. Incredibile, si dirà nella città più vecchia del mondo, dove anche gli asili nido hanno una sezioncina per gli over 70. E invece è tutto vero: c'è genete che fa figli, alcuni addirittura ne fanno più di uno.

Ora, superato il primo momento di smarrimento – Ecco, è fatta. E adesso? Quanto cambierà la mia vita? Ce la farò?* –, comincia una sarabanda allucinante che di solito prevede: trasloco immediato con tinteggiatura a cura della pregna; acquisto di un miliardo di libri di puericultura secondo i quali fare un bambino è facile come bere un bicchier d'acqua; telefonate-fiume con mamme, suocere e amiche; vampate di terror panico per cui si smette di usare moto, macchina, autobus, taxi e ci si chiude in casa; analisi minuziosa di libri e siti sul significato dei nomi di battesimo. Ma anche, e soprattutto, il famigerato corso pre-parto!!!

Credo che il luogo migliore per un corso pre-parto sia il Nido, una associazione di ostetriche di via Zanardi. L'impatto è invero terrificante: una casetta su via Zanardi vecchia in cui ti togli le scarpe e ti trovi immediatamente tra coppie e coppiette, la maggior parte delle quali assai agé, in tuta e calzini. Prendi un cuscinone e ti siedi per terra in una specie di palestra.

E lì cominciano i cazzi. Le ragazze del Nido, grandi sostenitrici dei metodi "naturali", cominciano subito a farti del terrorismo: il Sant'Orsola è come una catena di montaggio, il Maggiore è sempre chiuso, le cliniche private neanche a parlarne, l'ospedale di Bentivoglio (dove è nato Babu!) va bé insomma. Ecco, il posto migliore per partorire è l'ospedale di Faenza (du pas), ma ancora meglio è partorire in casa propria. Non c'è pericolo, non c'è problema, è bellissimo e umano, lo facevano le nostre nonne, e via di racconti di coppie al secondo o terzo figlio (e quindi al secondo o terzo corso pre-parto, è come una droga) che magnificano le virtù del parto a casa.

Se le persone presenti fossero normali comincerebbe a serpeggiare un po' di disagio, ma nel clima talebano che viene a formarsi si vedono solo occhi stellanti e mani al cielo. Seguono poi le tecniche di respirazione, due o tre rudimenti di massaggio shiatzu, l'illustrazione del parto usando un utero fatto a maglia, gli imbarazzanti giochini per la fiducia nel partner (chiudi gli occhi, lasciati guidare, toccagli la faccia, lo riconosci?). Insomma varie amenità. Io, finito il corso, mi sentivo più ignorante che pria, ma almeno avevo visto e conosciuto gente che non avrei mai, e dico mai, visto o conosciuto in altre situazioni.

Non so se le ragazze del Nido abbiano ragione o no. Babu è nato col cesareo dopo 36 (trentasei) ore di travaglio, quasi avevamo paura ad andare all'ultimo incontro – quello a bambini sbrozzati – e dire  quello che avevamo fatto. Magari il racconto del Nido vi è piaciuto, quindi andateci.

Ma per l'amor di Dio non dite che avete prenotato l'epidurale. Verrete immediatamente legate, sbeffeggiate e crocifisse in sala mensa.


* Le risposte a queste domande sono, nell'ordine: Adesso son cazzi tuoi. Tanto che non riesci neanche a immaginarlo. Ovvio che no.

postato da: PonyLuna alle ore 11:16 | Permalink | commenti (151)
categoria:pony luna
sabato, 15 aprile 2006


BUONA PASQUA CON LA Q

La città è semideserta, ci attendono tre modestissimi giorni spensierati nei quali ognuno potrà oziare come meglio crede. Buona pasqua con la q da tutta la redasione!
postato da: maso_ alle ore 16:08 | Permalink | commenti (20)
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