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venerdì, 28 aprile 2006

BOLOGNA IS INNOVESCION?

L'idea che Bologna sia innovativa è una di quelle balle che si continuano a raccontare. Per motivi che andrebbero studiati, l'immagine che di Bologna si ha nel resto d'Italia è ferma agli anni '50 max. anni '60.
Bologna è entrata in un congelatore temporale, in un'incrinatura del tessuto spazio-temporale, in una specie di televisore in bianco e nero che, tra i fumi di qualche valvola che frigge per stanchezza, trasmette in loop immagini del sorridente Sindaco-padre Dozza con a fianco le prime maestre di asilo nido, nel loro giorno d'inaugurazione.

Tutte le volte che Bologna ha cercato di fare qualcosa di innovativo, negli ultimi anni, ha fatto ridere i polli (che poi si sono ammalati). Mi viene in mente l'idea di informatizzare tutti i cittadini (non tanto l'idea di Bonaga, quanto la realizzazione), oppure il referendum di Vitali sul traffico, la megagalattica stazione, la metropolitana di superficie, le gocce di Guazzaloca...

Voi che ne pensate?
tratto da claudiocaprara.it
postato da: Chavi alle ore 10:54 | Permalink | commenti (96)
categoria:max bartender
giovedì, 27 aprile 2006

BOLOGNA, STAZIONE CENTRALE

Bologna snodo nevralgico di tutto il traffico ferroviario d'Italia, me l'hanno ripetuto fino alla noia da sempre, anche se non ho mai capito perchè.

Cercando su gugòl scopro l'importante notizia che Bologna fa parte del netuork Grandi Stazioni
Sul sito leggo che:
Le grandi stazioni sono lo specchio della società contemporanea, spazi in continuo movimento in cui convivono e si incontrano ogni giorno persone, idee, culture sempre diverse.
Valorizzare questa diversità è oggi uno degli obiettivi della linea di gestione che abbiamo disegnato per essere competitivi sul mercato ed esaltare le potenzialità dei complessi di stazione.
Il nostro impegno si è concentrato finora su alcuni aspetti fondamentali per la crescita e lo sviluppo:
la cultura, la scuola, la formazione manageriale, la ricerca, il sociale


Speriamo che non valorizzino troppo le diversità, non vorrei dimenticassero che la gente vuole i servizi; in questo caso parcheggiare la macchina relativamente vicino e prendere il treno.

Segue: ...ad inizio 2007 partiranno i lavori per il rinnovamento della stazione di Bologna.
I lavori riguarderanno per i primi due anni l'interno della stazione, nel biennio successivo si lavorerà sull'esterno: viale Pietramellara sarà interrato, sarà costruito sotto al piazzale un parcheggio nel quale sarà compreso anche uno spazio per la sosta veloce, con l'eliminazione dell'anello in superficie.


Per il rinnovo dell'arredo urbano i comuni italiani ultimamente stanno seguendo due mode: le rotonde e i parcheggi sotterranei , bellissimi e nascosti ma con un grosso difetto: COSTANO UN TOT.
Il parcheggio vicino alla stazione serve, è indiscutibile; ma starebbe così male un parcheggio sopraelevato come ho visto in tutto il mondo tranne che a Bologna?
Rovinerebbe la prestigiosa estetica della zona?
Se invece dell'utilissima pista di pattinaggio sul ghiaccio ci fosse un parcheggio auto di 8 piani voi sareste contrari?
Ruberebbe la vista ai puscier della Montagnola?
Come sarebbe la vostra stazione ideale?

postato da: Chavi alle ore 14:33 | Permalink | commenti (46)
categoria:max bartender
venerdì, 21 aprile 2006


Nella foto: don Angelo Cavagna


UN GIGANTE BOLOGNESE

Visto che i redattori dello Spettro se ne partono tutti per un ritiro spirituale segreto, volevo lasciarvi con qualcosa di serio su cui riflettere.

Oggi ho conosciuto don Angelo Cavagna, il grandissimo prete della Bagnarola di Buddrio (con due dd). Fondatore del GAVCI e, insieme al senatore Giovanni Bersani, del CEFA, don Angelo si batte per la pace e la non violenza da qualche decennio e ne ha fatte di tutti i colori, come per esempio andare con i "Beati i Costruttori di Pace" a fare l'interposizione a Sarajevo durante la guerra serbo-bosniaca. Insomma, un gigante. La sua fede è pura e bellissima.

Vorrei che in questa pausa spettrale i lettori riflettessero, per una volta, su cose grandi. E anche sulla nostra (mia di sicuro) ignoranza riguardo le tante persone che si sbattono per le loro idee, ogni giorno, di fianco a noi.

Ci vediamo tra qualche giorno, ciao!
postato da: PonyLuna alle ore 19:11 | Permalink | commenti (44)
categoria:pony luna
giovedì, 20 aprile 2006


LA NOTTE DEL PRATELLO

E' la scena in cui abbiamo un pò di fame.
E' la scena in cui non vogliamo andare da Totò... non abbiamo così fame.
E' la scena in cui entriamo da un kebabbaro in via del Pratello.
Le foto dei piatti non sono invitanti, i colori sono accesi, preparano anche le pizze, il locale non è affatto accogliente, per terra è sporco, ma noi abbiamo fame e non vogliamo andare da Totò.
Seduto, di spalle con la testa attaccata alla vetrina c'è un uomo di colore nero che mangia un kebab enorme.
E' nervoso.
Poco prima lo avevamo visto in strada che litigava per futili motivi.
Le solite cose.
E' la scena in cui il kebabbaro di colore giallo chiede a Mello se vuole le verdure.
E' la scena in cui il Mello guarda le verdure e dice "Si... fai tu".
E' la scena in cui Maso ordina un kebab pure lui.
Abbiamo fame.
Non volevamo andare da Totò

E' la scena in cui Mello passa un kebab a Maso, il kebab è pieno di verdure "fai tu", il kebab è alto 10 centimetri e la bocca di Maso è molto più piccola di 10 centimetri.
E' la scena in cui Maso non riesce neppure a tenere il kebab in mano e tutte le verdure cadono per terra e sui pantaloni di Antropophagus.
La fame è stata placata, l'uomo di colore nero fa per uscire dal locale e l'uomo ci colore giallo gli dice "Hei tu... non hai pagato".
L'uomo di colore nero dice "Io si che ho pagato".
L'uomo di colore giallo dice "E no che non hai pagato".
E' la scena in cui l'uomo di colore giallo guarda fisso negli occhi in silenzio l'uomo di colore nero che appoggia il portafoglio di colore nero sul bancone.
E' la scena in cui Emiliana chiede "Ma hai pagato o no?".
E' la scena in cui l'uomo di colore nero paga.
E' la scena in cui l'uomo di colore nero tenta di appoggiare una bottiglia di birra al culo di Liz.
E' la scena in cui Max Bartender interviene e spinge l'uomo di colore nero dicendogli "Non ci provare".
Poi le cose prendono un'altra piega, l'uomo di colore nero vuole picchiare
Max Bartender.
C'è tensione.
C'è tensione palpabile.
E' la scena in cui Zefram Cocren da un tavolino osserva quello che sta succedendo insieme ad Aeiouy
mentre il contenuto del kebab di Maso è quasi tutto sul pavimento.
C'è tensione.
C'è tensione palpabile.

Poi si discute in inglese.

I know Mussolini 'cause I'm somalo
Mussolini is shit
Don't touch me
Why you hit me?

Latrati, solo latrati.
Bau bau... poi
Mello finisce il kebab e mettendosi in mezzo ai contendenti sistema tutto.
In inglese.

WE friends
I hate war
Pìs - peace

Paghiamo.
L'uomo di colore giallo ci fissa in silenzio.
La scimitarra è nel retrobottega.
Usciamo.
Il somalo non sa chi siamo e per qualche metro ci segue.
Ci vuole uccidere.
Lui non sa chi siamo noi.
Si è fatto tardi.
Ci allontaniamo e prima che le nostre strade si dividano Zefram sentenzia "Quello lì ha rischiato di prendere un fracco di botte".
Nell'aria c'è odore di fritto.
A Max gli viene da vomitare.
postato da: maso_ alle ore 12:04 | Permalink | commenti (105)
categoria:maso
mercoledì, 19 aprile 2006


APPUNTAMENTO COL POETA

L'evento clù della giornata è sicuramente la presentazione del discusso libro di poesie di Franco Alvisi presso la libreria Feltrinelli di Via dei Mille 12 a,e,i,o, u, y alle ore 21.30. Per chi volesse partecipare, l'appuntamento è dalle 19.00 in poi al Bar Mercato in Via Belvedere, poi si va là... va mo là. Per l'occasione Pinball Wizard porterà il suo libro.
postato da: maso_ alle ore 14:09 | Permalink | commenti (31)
categoria:maso
lunedì, 17 aprile 2006


Nella raccappricciante fotografia: il mitologico parto in acqua


IL CORSO PRE-PARTO
Insabbiatissima leggenda bolognese

Nonostante il precariato, i mutui e la cessione del quinto, esistono ancora persone che fanno dei figli. Incredibile, si dirà nella città più vecchia del mondo, dove anche gli asili nido hanno una sezioncina per gli over 70. E invece è tutto vero: c'è genete che fa figli, alcuni addirittura ne fanno più di uno.

Ora, superato il primo momento di smarrimento – Ecco, è fatta. E adesso? Quanto cambierà la mia vita? Ce la farò?* –, comincia una sarabanda allucinante che di solito prevede: trasloco immediato con tinteggiatura a cura della pregna; acquisto di un miliardo di libri di puericultura secondo i quali fare un bambino è facile come bere un bicchier d'acqua; telefonate-fiume con mamme, suocere e amiche; vampate di terror panico per cui si smette di usare moto, macchina, autobus, taxi e ci si chiude in casa; analisi minuziosa di libri e siti sul significato dei nomi di battesimo. Ma anche, e soprattutto, il famigerato corso pre-parto!!!

Credo che il luogo migliore per un corso pre-parto sia il Nido, una associazione di ostetriche di via Zanardi. L'impatto è invero terrificante: una casetta su via Zanardi vecchia in cui ti togli le scarpe e ti trovi immediatamente tra coppie e coppiette, la maggior parte delle quali assai agé, in tuta e calzini. Prendi un cuscinone e ti siedi per terra in una specie di palestra.

E lì cominciano i cazzi. Le ragazze del Nido, grandi sostenitrici dei metodi "naturali", cominciano subito a farti del terrorismo: il Sant'Orsola è come una catena di montaggio, il Maggiore è sempre chiuso, le cliniche private neanche a parlarne, l'ospedale di Bentivoglio (dove è nato Babu!) va bé insomma. Ecco, il posto migliore per partorire è l'ospedale di Faenza (du pas), ma ancora meglio è partorire in casa propria. Non c'è pericolo, non c'è problema, è bellissimo e umano, lo facevano le nostre nonne, e via di racconti di coppie al secondo o terzo figlio (e quindi al secondo o terzo corso pre-parto, è come una droga) che magnificano le virtù del parto a casa.

Se le persone presenti fossero normali comincerebbe a serpeggiare un po' di disagio, ma nel clima talebano che viene a formarsi si vedono solo occhi stellanti e mani al cielo. Seguono poi le tecniche di respirazione, due o tre rudimenti di massaggio shiatzu, l'illustrazione del parto usando un utero fatto a maglia, gli imbarazzanti giochini per la fiducia nel partner (chiudi gli occhi, lasciati guidare, toccagli la faccia, lo riconosci?). Insomma varie amenità. Io, finito il corso, mi sentivo più ignorante che pria, ma almeno avevo visto e conosciuto gente che non avrei mai, e dico mai, visto o conosciuto in altre situazioni.

Non so se le ragazze del Nido abbiano ragione o no. Babu è nato col cesareo dopo 36 (trentasei) ore di travaglio, quasi avevamo paura ad andare all'ultimo incontro – quello a bambini sbrozzati – e dire  quello che avevamo fatto. Magari il racconto del Nido vi è piaciuto, quindi andateci.

Ma per l'amor di Dio non dite che avete prenotato l'epidurale. Verrete immediatamente legate, sbeffeggiate e crocifisse in sala mensa.


* Le risposte a queste domande sono, nell'ordine: Adesso son cazzi tuoi. Tanto che non riesci neanche a immaginarlo. Ovvio che no.

postato da: PonyLuna alle ore 11:16 | Permalink | commenti (151)
categoria:pony luna
sabato, 15 aprile 2006


BUONA PASQUA CON LA Q

La città è semideserta, ci attendono tre modestissimi giorni spensierati nei quali ognuno potrà oziare come meglio crede. Buona pasqua con la q da tutta la redasione!
postato da: maso_ alle ore 16:08 | Permalink | commenti (20)
categoria:maso
sabato, 15 aprile 2006

E SE DOMANI

Cappotto nero e lungo, alto, magro, moro e capelli scarmigliati, con un profilo che sembra uscito dalla matita di Andrea Pazienza. Questo il ritratto delle giovane promessa del cinema italiano, Giovanni La Pàrola, il regista di “…E se domani”, il film che è uscito giovedì 13 Aprile sul grande schermo, protagonisti Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, famosi per la conduzione de Le Iene. La collaboratrize Aeiouy ha visto il discusso film ambientato a Bologna e su gentile concessione non chiesta ma tacitamente accettata di GENERAZIONE iDROGENO, copiamo e incolliamo "la recensione?".

Giovanni La Pàrola per è la prima volta che si cimenta con un lungometraggio ma ha già avuto diversi riconoscimenti per dei suoi lavori precedenti, uno su tutti, il mediometraggio “Il Pugile”, vincitore, qualche anno fa, del Premio Zavattini.
“… E se domani” tratta della storia di Mimì Rendano, un sognatore che ha la faccia di Luca Bizzarri, che si improvvisa un giorno rapinatore di una banca per tentare di porre rimedio ad una disavventura economica causata dal troppo amore per la donna della sua vita, Ketty, interpretata da Sabrina Impacciatore. Matteo, Paolo Kessisoglu nella realtà, è l’avvocato cinico dal cuore tenero è il narratore delle vicende dell’amico Mimì, con l’arduo compito di difenderlo per il crimine commesso.
Con l’obiettivo di parlare di questo film prescindendo dall’intreccio della storia, dalle interpretazioni degli attori e dai soliti dettagli di cui trattano le critiche tradizionali, si potrebbe parlare delle sensazioni provate durante la proiezione del film. Protagonisti veri della storia sono i sentimenti puri provati dal triangolo di protagonisti.
È puro l’amore di Mimì per Ketty, un amore garbato, discreto e totale ma avvolgente e protettivo al tempo stesso. È leale e sincera l’amicizia di Matteo per Mimì ed è straordinaria Ketty nel suo egoismo di donna viziata, abituata a puntare i piedi, consapevole che così facendo può ottenere tutto ciò che vuole.
Questi sentimenti emergono con forza durante la narrazione, nel suo altalenante passare dalla felicità alla disperazione, ed avvolgono lo spettatore che passa dal sorriso sulle labbra, alla pelle d’oca, alla commozione.
I colori degli abiti indossati dai protagonisti e degli ambienti in cui la storia è ambientata parlano su un altro livello della comunicazione e sono vivaci e caldi nella felicità, scuri e freddi nella disperazione. Un giallo, un fucsia, un rosso ed un oro che sembrano provenire direttamente da tubetti di colori a tempera, tale ne è l’intensità che restituisce il senso della felicità.
Rimane addosso allo spettatore una forte sensazione di serenità dopo la proiezione del film ed una prepotente voglia di innamorarsi e di aver qualcuno da guardare, e che ci guardi, con gli stessi occhi con cui si guardano i protagonisti.

Aeiouy

postato da: maso_ alle ore 13:32 | Permalink | commenti (20)
categoria:maso
venerdì, 14 aprile 2006


 STORIE DI ORDINARIA
BOLOGNINA

La Redasione è lieta di regalarvi questo racconto scritto dalla nostra fida collaboratrize Liz. Buona Pasqua con la q a tutti.

Dunque. adesso mi sfuggono i particolari, quella che voi conoscete come Liz, conobbe un Tizio il 2 gennaio di qualche anno fa. Lei appena entrata in casa, notò subito che sul letto aveva un libro capovolto per tenere il segno, era arrivato circa a metà, STORIE DI ORDIANARIA FOLLIA, il mio.
Marzo 2006
eccomi preso, copiato e incollato nella prima ecopagina del libro scritto da quel Tizio. Gli serviva il pezzo del macello. Faceva pandant con la storia. Non male direi il ragazzo, non male.

La Liz forse non la pensa uguale, tantè che a un certo punto prende il libro e lo getta per terra, stanca di troppe parole e nessuna vera azione in tutta la giornata ,spegne la luce, si raggomitola e chi s’e’ visto s’e’ visto. Buonanotte.
Tutto tace , il sonno è profondo. E' disarmata ed è proprio lì  che posso approfittare e mi insidio.
Mi infilo sotto le coperte scalciando quel suo dannato gatto che mi soffia contro e che prima le dormiva appiccicato addosso. Col pelo di quello io ci farei delle babucce per l’inverno….io, altrochè.
Le sfioro il profilo ingenuo, ma vorrei toccarle le coscie e dirigermi con la mano in altre direzioni….oramai sono maldestro, non sono piu’ abituato, faccio casino e tanto non mi tira piu’. lei si sveglia con la faccia stropicciata e incredula:

‘’Cosa ci fai Buk qui?’’

‘’Come, Liz, cazzo ci faccio? Perchè? Non sarei dovuto venire? Mi copiate e incollate, mi leggi ancora una volta, mi invochi, mi pensi, mi ami, tiri delle ingiurie nel sonno eeeeee…..così sono arrivato. Per venire a Bologna a trovarti dovevo forse andare in Costa Saragozza a raccogliere o a pisciare sopra alle margherite? Dove potrei vedere dei cavalli imbizzarriti che escono dalle stalle  e  corrono in mezzo alla strada e magari tirano calci alle macchine parcheggiate se non qui in Bolognina? Ti ricordo, bella, che c’hai l’ippodoromo qui dietro. c’hai sto culo qui!!!’’

‘’Cosa me ne frega a me!?! Buk, piuttosto, hai bevuto? Non fare il coglione! di ben che non sai stare lontano dagli ippodromi e essendo a Bologna ti veniva comoda casa mia’’

‘’Mai stato piu’ lucido. ho smesso di bere da un pezzo’’.

‘’Buk, ti ho sempre immaginato tutto scartolato e invece….’’

‘’E invece mi puoi immaginare come ti pare. Alzati che c’è il sole! portami fuori, devo andare all’ippodromo, non ti do fastidio più di tanto, nessuno mi vedra’ esisto solo per te, daaaaarling ‘’. Le strizzo l’occhio. faccio ancora un certo effetto sulle donne.

‘’Devo fare dei giri e poi mi stanno pesantemente sulle palle le scommesse con animali, all’ippodromo non ci metto piede’’. Pero’ poi mi asseconda, si alza, si veste un po’ meglio del solito e mi porta fuori. 

‘’Prendimi a braccetto baby’’. Le piaccio, le piaccio!

Direi che siamo nel mezzo del quartiere cinese, un tot di musi gialli che si strafanno di cazzi loro e mai e poi mai si mischierebbero con dei musi bianchi, troppo distanti nel cervello. Almeno per ora.
Nessuno pratica Tai Chi Chuan all’aperto o che faccia Shiatzu, eroboristerie cinesi ne ho viste due, ma nessuna palestra dove entrando  ti senti dire da un real Chinaman ‘’ dai la cera, togli la cera ’’ per 65 euro al mese, del Feng Shui manco l’ombra , nessun tempio taoista.
Camminiamo. davanti a noi una coppia di cinesini che si infileranno in chissa’ quale portone a fare chissa’ cosa…. o borse o altri cinesini in serie.
Lei, magrina e minuta , vestita alla vostra moda,  e lui una brutta copia di Bruce Lee ma, colpo di scena, lei si scosta giu’ dal marciapiede e con molta naturalezza si soffia il naso con le mani, lui invece ne approfitta del momento e  GRRRRRRRR scaraccia per terra. Un lumino gigante, poi si baciano sulla bocca.

Rido nel vedere la Liz che contrae i muscoli facciali , aggrotta le ciglia e internamente le si contorcono  le budella.

Diverse culture. diversi modi di soffiarsi il naso. Il bacio pero’ e’ uguale.

‘’Qui c’erano: un negozio di dischi, di strumenti musicali, il negozio di frutta e verdura di mio padre, la lattaia, il mobiliere e ora negozi cinesi. Cosi’ e’.’’

Micro giardini in fiore, profumi di spezie , involini primavera  e soffritto mattutino che si mescolano formando un odore strano. nell’aria i mondi si incontrano e si strusciano. Solo nell’aria avviene  la perfetta fusione di mondi. Solo l’aria accetta tutto. E' nell’ etere che avvengono gli incastri piu’ perfetti. nell’etere tutto e’ possibile.
E' strano questo quartiere,  ci manca solo una macelleria con appesi al gancio cani e gatti squartati, menu afrodisiaci a doc, draghi rossi che sfilano durante il capodanno cinese oppure grandi baobab e leonesse che corrono dietro a zebre e  qualche elefante che tiene rasato i giardini pubblici, rinoceronti che corrono dietro al 25 , coccodrilli che escono dalle fogne  o uomini che compiono riti voodoo collettivi. Infatti, giri un’ angolo e ti trovi magicamente in Africa. Africa e Cina pero’ non sembrano andare molto d’accordo, ognuno piscia e delimita il suo territorio.
Territorio Africano. Davanti a un baraccio di ultima (che senza l’aiuto di Maometto, Allah o lo Sciamano del villaggio, avrebbe gia’ chiuso da un pezzo), due ubriachi quanto basta si spintonano, la polizia passa e non ci fa piu’ nemmeno caso. I toni diventano accesi, arrivano alle mani, diversi modi di puntualizzare:
Uno minaccia l’altro sventolando  una bottiglia vuota di birra davanti alla grugna. gli altri intorno stanno a guardare imperturbabili. la Liz mi fa cenno di attraversare la strada e mi dice ‘’fatti i fatti tuoi, le regole qui sono sempre state un po’ diverse’’. Non ha ben campanato che non ci posso fare un cazzo che non volevo e comunque non sarei potuto intervenire.
Nelle vie meno battute, casette fighette ristrutturate con tanto di  giardinetti ben curati e Mercedes parcheggiate. PILLA dite voi? Poi subito dopo seguono palazzi popolari dove nel cortile condominiale, cinnazzi pieni di gel gesticolano con ragazzine dalle tette grosse, sfoggiano tutta la loro livrea giovanile.
Ci si potrebbe fare un documentario sulle tecniche di  riproduzione umana,  si danno talmente da fare nella speranza di ‘’infilarlo’’ poi in serata, che ne varrebbe la pena. Nessuna impennata però, nemmeno con i motorini.
Ad un incrocio, per racimolare due soldi, un tipo approfitta del semaforo rosso, si mette a fare il giocoliere con birilli bianchi mentre Prince, il giovane extra, insiste per lavarti il vetro. qualcuno irritato tira delle bestemmie. per alcuni rimangono solo tempi duri e Loro di  bestemmie ne hanno tirate una sequela prima di recarsi li’.
Piazza dell’Unità…. un bambino sta a cavallo del suo triciclo elettrico e va a sbattere contro il bordo di un’ aiuola cade e si fa male. sembra un mongolo. Su quel bordo ora insulso, quando era piccola, la Liz ci vedeva dei punk che sedevano tutti in fila come galletti . Ora le bellissime e coloratissime creste si saranno  afflosciate chi per un motivo chi per un altro e se c’erano ancora  i punk il cinno forse non avrebbe sbattuto, anzi, per paura, sarebbero passati dall’altro lato della strada il cinno avrebbe preteso il gelato, il padre glielo avrebbe comprato,  si sarebbe inzozzato la maglietta e la mammina l’avrebbe lavata col dixan.fine.
Passiamo a trovare la mamma della Liz: è lei ad avere il balcone visibile più fiorito di via Fioravanti. Almeno credo.  Adesso i fiori quasi stonano. con un filo di malinconia la Liz mi dice che , prima di tutte ste gru modello base spaziale Nasa, li’ c’erano il Link (?????????) e prima ancora il mercato ortofrutticolo e prima ancora alberi. molti alberi. Mi saltano al naso profumi inebrianti di frutta di stagione e, voci e schiamazzi di gente del sud. adesso la stazione dei treni e la velocità hanno fagocitato tutto, anche il cervello della mamma della Liz. A me non me ne frega un cazzo intendiamoci voglio sempre e solo andare all’ippodromo.
Dio bono , prima pero’ vicino alla chiesa del Sacro Cuore, entra in un negozio africano. Se ne esce tutta felice con una crema per capelli e un paio di pantaloni senegalesi blu con gli elefantini bianchi:

‘’Guarda cosa ho comprato. Carini eh?’’

Mah a me fanno cagare! la negra l’ha presa  per il culo bene direi: dal tempo che ci ha messo pensavo uscisse con una cascata di treccine.

Le corse saranno gia’ iniziate ed io inizio a spazientirmi e si dirige dritta in via Arcoveggio. Sala Bingo.

‘’Vai a fare Bingo Liz,? metti una mano qui….’’

‘’Stai mo’ buono Buk, e’ qui l’ippodromo!!!!’’

ALLORA BINGOOOOOO, ECCOMI a CASA. L’IPPODORMO!!!!!!!

Si, sto lì tutto il santo pomeriggio. Che paradiso.

Alla sera a cena  rivedo la Liz e le racconto un po’ di cose, lei fa finta di interessarsi ma lo fa solo per cortesia e allora cerco un argomento in comune, ma quale? ah si, il motivo scatenante per cui sono qui:

‘’Liz, ma quel libro, intendo, quello del tuo amico, e’ stato scritto sotto la stessa porzione di cielo che vedi quando ti affacci alla finestra e annusi i fiorellini?

‘’Cosa c’entra Buk il libro con le corse all’ippodromo adesso?’’

‘’Niente, e’ che se eravate sotto la stessa porzione di cielo quando pulivano le stalle, almeno vi accomunava  la stessa puzza di merda di cavallo’’

‘’Stessa visione di luna Buk, stesse stelle, stessa puzza di merda, stessa merda. Contento?’’

Silenzio.
Mi siedo sul divano e sorseggio il caffe’ bollente , allungo le gambe e mi stravacco sui cuscini rossi:

’Liz, tesorino, per chiudere in bellezza, dove posso trovare delle puttane? ‘’

Lei non fa una piega e mentre lava i piatti senza voltarsi mi dice : ‘’Esci dal cancello e tieni la sinistra, sempre dritto e ti trovi in via Stalingrado, la prima che vedi all’angolo sembra una befana con gli occhiali,  pero’ e’ veramente una puttana. le altre sono meglio ma sono per la maggior parte dei busoni’’

‘’Busoni?’’

‘’Si, dei travestiti, degli omosessuali….qui si dice busoni’’

‘’Ah! ok ok, ho capito. Sai oggi ero tentato di comprarti quei bicchieri con le cinesi nude a gambe aperte   cosi’ magari al prossimo giro ti potrebbero venire certe idee  e io rimarrei qui spapparanzato sul divano’’

‘’Creten!’’ Ride finalmente,mentre io dicevo sul serio.

‘’Sta notte Liz non ritorno. Puo’ essere che non torno più’’’

‘’Ok Buk, ripassa pure quando vuoi’’

Stecche di luce dalla finestra.  Skin e Alice raspano  nelle coperte e si fanno sentire e’ ora di colazione, non si discute.
’’Skin, Dada,…buongiorno! sta notte, che poi era giorno,  ero in giro in Bolognina con quel porcone di Buk’’ ha detto.
Liz, ti diro’, non e’ poi cosi’ male la Bolognina vista con i tuoi occhi, io pero’ salvo sempre e solo l’ippodromo.
Uhà uhà uhà

                                                                                                                            Spettro di Charles B fituring Liz

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giovedì, 13 aprile 2006


OFFLAGA DISCO PAX

Va bè, in questi giorni è stato inevitabile parlare di politica, Bologna ne era pregan, tranquili, ne parleremo ancora, soprattutto su italietta , ma adesso è arrivato il momento di congedarci con il testo di Robespierre, una canzone degli Offlaga Disco Pax, una nostalgica bend di Reggio Emilia che parla di vere vittorie elettorali. Se non vi basta il testo, guardate il video.  Ne approfitto per salutare Max Collini che è quello che "canta".

Ho fatto l'esame di seconda elementare nel 1975.
Il socialismo era come l'universo:in espansione.
La maestra mi chiese di Massimiliano Robespierre.
Le risposi che i Giacobini avevano ragione e che, Terrore o no la Rivoluzione Francese era stata una cosa giusta.
La maestra non ritenne di fare altre domande.
Ma abbiamo anche molti ricordi Di quel piccolo mondo antico fogazzaro:
- l'astronave da trecento punti di Space Invaders
- Enrico Berlinguer alla tv
- le vittorie olimpiche di Alberto JuantorenaIn nome della Rivoluzione Cubana
- i Sandinisti al potere in Nicaragua
- il catechista che votava Pannella
- gli amici del campetto passati dalle MarlboroDirettamente all'eroina alla faccia delle droghe leggere
- i fumetti di Zora la vampira porno e la Prinz senza ritorno
- il referendum sul divorzio e non capivamo perchéSe vinceva il No il divorzio c'era e se vinceva il Si non c'era
- Anna Oxa a Sanremo conciata come una punk londinese
- i Van Halen
- la prima sega
- la vicina di casa, un travestito ai più noto come Lola che Mia madre chiamava Antonio con nostro sommo sbigottimento
- Jarmila Kratochivilova
- il Toblerone, qualcuno sa perché
- una scritta degli ultras della Reggiana dopo il raid aereo americano su Tripoli negli anni ottanta.
Diceva: "grazie Reagan, bombardaci Parma"
- e poi la nostra meravigliosa toponomastica:
Via Carlo Marx
Via Ho Chi Minh
Via Che Guevara
Via Dolores Ibarruri
Via Stalingrado
Via Maresciallo Tito
Piazza Lenin a Cavriago
E la grande banca non più locale con sede in Via Rivoluzione d'Ottobre
- e infine il mio quartiere, dove il Partito Comunista prendeva il 74% e la Democrazia Cristiana il 6%

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giovedì, 13 aprile 2006


ZE DEI AFTER

Ieri sera non sono riuscito a passare da Piazza Maggiore, mi incuriosiva vedere le facce dei festeggiati e dei festanti, ma proprio non ce l'ho fatta causa piacevoli impegni inderogabili in agenda da mesi. Per fortuna un lettore spettrale misterioso mi invia una imeil misteriosa e racconta cosa è successo. Mi fido.

Caro spettro, ieri sono stato in piazza Maggiore.
In realtà più che starci ci sono andato, a piedi, e questo è un particolare importante perché in queste grandi occasioni la città affluisce tutta insieme, con bambini, biciclette e soprattutto bandiere. Molte bandiere dell’Ulivo, poche dei Ds, qualcuna della pace, qualcuna “tutti gli altri”.
In Piazza, i “Rosso Blus Brader Bend Orchèstra” strombettavano i loro pezzi e migliaia di umarells battevano ritmicamente le mani. Qualche  umarell
era più umarell degli altri: quando dal palco hanno chiesto con fare retorico se il volume fosse troppo alto la laconica risposta corale è stata “Sì, sì”. Arriva ad un certo punto “Romano”, il popolo lo osanna, lui scalda i cuori (non è proprio che l’infiamma, li riscalda, come il microonde) . Un fuorisede vicino a me dice che abbiamo perso.
Io gli dico che abbiamo vinto. Lui dice che non rimarremo uniti. Io gli dico che dobbiamo rimanere uniti per forza.
Prodi finisce il suo discorso ed il suo staff pensa bene di far partire “Fever”, affinchè nell’aria continui ad aleggiare tutto il suo fascino latino. Io, consumato da anni di comizi, immagino che Prodi vada a casa a piedi, allora l’idea è quella di seguirlo in maniera di acclamarlo un po’ perché credo che ne abbia bisogno.
Invece va verso il suo mitico pullman giallo parcheggiato al lato della Piazza. Salgono quasi tutti, e partono.
Chissà dove andranno. In  Piazza Santo Stefano? In Piazza Verdi? Dal Nonno sui colli?
La signora Flavia Franzoni Firt Lady che-è-lei-secondo-me-che-in-casa-porta-i-pantaloni la lasciano là nella piazza, a piedi.
Il suddetto fuorisede le chiede una foto, lei lo guarda con fare grato ed acconsente. Io mi dirigo verso La Linea dove per fortuna nessuno sta cantando “Contessa” o “La Locomotiva”.
La festa è finita.
La festa a dire la verità non è che fosse proprio festa. Era piuttosto come quando a “Domenica In” Mara Venier non vede l’ora che tutto finisca, ma deve far credere per contratto che si stanno divertendo tutti come matti. Io, sempre al “La Linea”, con uno spritz campari in mano, vengo stordito all’improvviso da una domanda che mi balena in testa tutto d’un colpo?
Ma abbiamo vinto davvero?
Secondo me sì.
O No.
Forse un poco.
O magari non tanto.
Basta.
Mi arrendo.

Flavio M
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mercoledì, 12 aprile 2006

NOTTI MAGICHE

Questa sera alle 20.30, serata revaival in Piazza Maggiore proprio come 10 anni fa. Per chi non lo sapesse, qualche giorno fa si è votato ed ha vinto l'Unione (almeno così si diceva fino a ieri) e adesso siamo tutti felici, proprio come 10 anni fa quando Prodi sfidò Berlusconi e vinse. Stending ovescion per Romano Prodi che è riuscito a fermare il tempo*.

* anche Berlusconi è riuscito in questa impresa

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martedì, 11 aprile 2006


STRASBURGO 1981
(CREDO)

é la settimana elettorale e a Bologna c'è anche il derby di basket!incredibile a dirsi .....c'è tensione palpabile ad ogni angolo di strada.....

allora il vostro modestissimo cronista ,racconta la sua prima trasferta sportiva..la finale di coppa campioni del 1981(credo) a strasburgo (francesissima alsazia) ......
vero viaggio da umarells rule perchè oltre alla sconfitta ...il viaggio è stato una catastrofe forse annunciata....

partenza tutto tronfia da via rizzoli con pulmanazzi preeuro rombanti di gasolio h .6 del mattino....
ma il primo kasinotto incombe ..siamo neanche a casalecchio che un tale blocca tutta la fila di pullman perchè si è dimenticato a casina la carta d'identità.....(fermata al casello di circa un'ora) e si parte ...
tutto ok fino a chiasso quando l'imberbe,al tempo,ed oggi affermato fotografo Serra fa la cosa piu' sfigata che potesse fare...
denuncia di avere piu' di una macchina fotografica..all'epoca proibita l'esportazione.. ela polizia di controlla anche il sederotto (quasi) al serra..fermata di un'ora circa a chiasso..ritardo gia di due ore sulla tabella di marcia
eccoti il destino in agguato che vi è notizia che sul passo del gran s.bernardo ci sono sono 3 camion incidentati che bloccano il todos...e altri 200 kilometri in piu'...
si arriva a strasburgo un'ora prima del match gia stancotti ...e veniamo depositati a circa a due kilometri dal palas (anzi fiera) grande camminata e entriamo giusto per il riscaldamento scortati da un poliziotto alto un metro ed un barattolo .....
la partita sfigata persa per lo sfondamento di bonamico...
notta inkasinatissima di ritorno ..inkazzatissima .....nel senso che ad un certo punto,mi ero appena addormentato che sento il pullman sbandare ...aiuto siamo in un viadotto ..l'autista svegliato da una sfanalata e da un clacsonata del pulmann dietro...
aiuto pericolo scampato..mi riaddomento e zacchete risveglio a chiasso con poliziotto che dice..ieri sera aldo giordani(onore ad un grande) hja detto che i colleghi russi hanno visto l'arbitro l'olandese vdv amosca tifare il maccabi...
ora basta ritorno all'election day...

zefram cocren
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domenica, 09 aprile 2006


CRONACA DI UN VOTO
IN UN SEGGIO BOLOGNESE

Esasperato da tutti gli amici, conoscenti, parenti, alla fine ho abbandonato la mia posizione di NON VOTO e sono andato a votare. Per evitare file maleodoranti, modestia a profusione e umarells scodinzolanti, mi sono recato alle urne alle 13.30. Non c'era nessuno, o meglio... eravamo in pochissimi. A quell'ora la gente mangia. Entro al seggio 348, consegno carta d'identità e certificato elettorale, mi tolgo gli occhiali per farmi riconoscere e rassicurare gli scrutatori che non sono un facinoroso. Il modesto di turno raccoglie il tutto e mi fa "Si, ma lei non vota qui...deve andare al 354". C'è poco da fare, il mio disinteresse è troppo evidente. Vado al 354. Dentro alla gabine ci sono due ragazzi che più tardi scoprirò che erano i fratelli Manna, dietro ai banchi e agli scatoloni, partendo da destra verso sinistra ci sono:

- Un borderlain di 50 anni
- Una vecchia (il capo)
- Un modesto pseudo 45enne, ma che dimostrava più anni della vecchia

I tre sono agitatissimi. Si scambiano accuse. Sono visibilmente turbati dai fratelli Manna. Non si sa perchè, ma si sente solo dire la parola fratelli Manna e la scena dura tipo 5 minuti e io lì, insieme ai divertiti fratelli Manna ad attendere che i tre  modestissimi usurpatori di lavori futili per disoccupati und precari mi facciano votare. La vecchia mi da la matita. "Mi raccomando... nessuna preferenza". "Ma che cazzo vuoi? Vecchia dai riflessi rallentati... ma stai ben a casa a fare la sfoglia e a guardare Mara Venier" penso, poi entro alla cabina numero 2, voto ed esco. Vado dal capo, le do le mie schede, così lei gode a metterle dentro agli scatoloni e mi fa un timbro. Durata dell'operazione 10 minuti. Per fortuna che a quell'ora i seggi erano deserti. E a voi com'è andata?

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venerdì, 07 aprile 2006

IN AUTOBUS

Venerdì, c'è il sole, ma fa ancora freddo. Non ci son più le mezze stagioni. In balia del modestisismo istinto masochistico part taim che mi prende un paio di volte l'anno, mi trovo alle 10.30 di mattina sull'autobus numero 20 guidato da un'autista cubana della quale avevo letto qualcosa sul Domani di un mese fa. Figata! L'articolo dello Il Mese Scorso raccontava di sta tizia di 33 anni che vive in Italia da 9 anni e poi ha fatto il concorso per guidare gli autobus e adesso sfreccia per Via San Donato facendo tremare le ruote delle biziclatte assemblate degli umarells che sin dalle prime luci dell'alba intralciano la vita di lavoratori e studenti. Ancora loro, gli umarells ! Voi non avete idea di quanti umarells e quante zdaure riempiono gli autobus alle dieci e mezza di mattina. E forse, non avete nemmeno idea di quante persone in età lavorativa sono in giro per la città. "Viviamo nella città più bella d'Italia" penso, ma mentre quest'idea paradisiaca mi sfiora la mente, una zdaura arriva correndo come una dannata dal fondo dell'autobus gremito e comincia a spingerci tutti. Non lo doveva fare. Signora..." le dico "Ma perchè spinge? Dove deve andare? Se lei mi dice che ha fretta, siamo rovinati".
Tutti i modesti presenti notano la scena modesta, qualcuno auspica lo scontro fisico, tipo la vecchia che mi da una borsata in faccia gridando "Maleduchè" e io che la prendo per il collo e l'attacco al finestrino. Niente di tutto questo. Purtroppo dobbiamo deludere la platea, putrropo ero calmissimo, non avevo fretta e la vecchia si è pentita subito: "Ha ragione, mi scusi...  mi sono spostata perchè là dietro c'era un vecchio che aveva un alito di cipolla e mi veniva da vomitare".
Di fronte ad una motivazione del genere, non mi è rimasto che porgerle le mie scuse.
"Se le cose stanno così, signora, lei mi deve perdonare se sono stato scortese. Non avevo capito la gravità della situazione". Poi la serenità ha trionfato sovrana, l'autobus ha aperto le porte e finalmente le nostre vite si sono separate.

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giovedì, 06 aprile 2006

Nella foto: il famoso Maometto di San Petronio


A N'IN POS PIO'

Anche questa è una frase molto bolognese, e vorrei usarla come cavallo di Troia per parlare della nostra bella chiesona cittadina. Qualche anno fa, due ragazzi arabi che discutevano del (per loro) offensivo affresco che raffigura Maometto nella posizione infernale attribuitagli da Dante nella prima cantica della Divina Commedia vennero intercettati e – con qualche difficoltà, visto che parlavano in arabo – indicati come futuri terroristi che stavano preparando un attentato contro san Petronio.

Stamattina l'ineffabile ministro Geppo Pisanu, noto piduista sardo già leccaculo di Zaccagnini, ha detto che negli ultimi giorni è stato sventato un attentato che forse doveva colpire proprio San Petronio, già da tempo transennata per "lavori". Solo oggi, dice il ministro, posso dirlo. E perchè solo oggi? Non mi avventuro in ipotesi fantasiose, anche se una mia idea ce l'ho. Ma sinceramente, come diceva quell'umarell di Altan su Repubblica di qualche giorno fa, voglio andare a votare domani mattina alle sei.

Ciliegina: dice così il ministro che l'attentato è stato sventato grazie (cito) "all'asfissiante controllo del territorio" da parte del governo. Almeno Pisanu se ne rende conto.
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mercoledì, 05 aprile 2006


CO.CO.BO

Essere disoccupati a Bologna è praticamente impossibile, basta dare la propria disponibilità a lavorare la sera o nei uichend e qualche pabbb il lavoro te lo offre, poi qui si possono fare tutta una serie di lavoretti saltuari e qualche euro alla fine in tasca arriva sempre. "Si, ma mica uno può fare dei lavoretti tutta la vita" obietterà qualcuno. Infatti. Sono d'accordo. Il casino è quando si studia, ci si laurea e si entra nel fantastico mondo del lavoro, quello dove si fanno i lavori fichi presso aziende e/o enti fichi.


Caro Maso,

"frequento" il tuo bellissimo blog da circa un anno. Ti scrivo per descriverti una situazione che spero tu possa valutare interessante da "postare" sullo spettro. Lavoro per un ente di formazione da 4 anni, sono un co.co.pro. e io ed i miei colleghi nella mia stessa situazione siamo al davvero al limite della sopportazione. Ovviamente lavoriamo come e forse più dei dipendenti, orario rigorosamente "fisso", non lavoriamo per altri committenti (e chi avrebbe il tempo?), percepiamo un compenso ridicolo e ogni mese diverso (capita anche che per mesi non percepisci nulla) e non sappiamo quanto guadagneremo alla fine dell'anno. C'è da sottolineare che lavoriamo molto con i finanziamenti pubblici, percui posso capire che è difficile fare previsioni. Non abbiamo nessun benefit (buoni pasto, rimborsi spese, etc..) e ovviamente nessun rappresentante sindacale in azienda (anche se per legge ci dovrebbe essere...), insomma siamo "messi male" come direbbe il buon Angelo!

despereit uorker

2006: la Bologna dei laureati che fanno lavori qualificati è anche questo. Anche voi siete messi come despereit uorker o è lui che è una povera mosca bianca appoggiatasi suo malgrado sopra ad un'enorme cacca marrone?
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martedì, 04 aprile 2006


AI HO CAPE'

Una delle cose peggiori che può dirti un bolognese è la frase "Ai ho capè". Una frase terribile, supponente, ignorante... una frase che nella maggior parte dei casi può avere uno di questi significati:
  • Non ha capito niente
  • Non gli interessa l'argomento
  • Non ti sta ascoltando
Frase leghesta dialettale di origini umarellistiche tramandata di generazione in generazione, molto in voga in questo periodo di modestia imperante. "Ai ho capè" è ignoranza allo stato brado, tre parole, un suono orribile che riesce ad essere molto peggio di assolutamente si, assolutamente no... morbo linguistico nazionale di inizio millennio, cartina di tornasole per smascherare interlocutori modesti.
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domenica, 02 aprile 2006

PizzerieBO 

PIZZA CONNECTION

 

Raccolgo l’assist dell’amico Zefram ed affondo l’acceleratore sull’annoso problema: "Una pizza in compagnia, una pizza da solo?". Ma quando a Bologna si vuole mangiare una pizza dove si va?

Ogni tanto mi sento dire: "Vai da Raffaele Cutolo li sì che si mangia la vera pizza napoletana", immancabilmente smentito dal fuorisede: "Nooo devi andare da Salvatore Giuliano lì si che la fanno soffice come a Napoli" ma poi sbuca all’improvviso il napoletano doc che manda tutti a quel paese perchè a Bologna è impossibile trovare una vera pizza napoletana argomentando che qui non c’è il napuriello che te la lancia in aria, non c’è il Vesuvio e la sua cenere che si insinua nell’impasto, etc, etc.

Morale: tocca accontentarci. Tra l'altro siamo a Bologna che è terra di osterie, noi non abbiamo mica i quartieri latini o spaccanapoli, - per fortuna - dico io. E allora proviamo un po’ a vedere dove un probo bolognese può provare a sognare il golfo di Surriento (i giudizi in merito alla qualità della pizza tranne uno/due sono volutamente tralasciati).

I Gaetano: pizzeria un attimino più pretenziosa nella via degli gigolò. Capita sovente di incontrare personaggi famosi. L’altra sera pensate un po’ ci ho trovato il cantante dei New Hyronja. E’ anche ristorante, ma si sale decisamente di prezzo.

Da Vito: su per San Luca, dicono che le coppie che ci vanno a mangiare la pizza scoppiano di lì a poco. Sono stato testimone di resistenze femminili alla scelta del locale. Il posto, stile baita di montagna, è carino ed accogliente. In coda, in attesa del tavolo, vieni fornito di aperitivo coloratissimo e di carta da gioco che identifica il tuo posto nella ranking list.

Panza: posizione piacevole sui colli vicino alla Trattoria Monte Donato, l’arredamento è tremendo. Alcove in legno simil botti all’entrata, e salone tipo pizzeria della bassa all’interno.

Amore: secondo quelli della generazione precedente la prima ed unica pizzeria napoletana a Bologna. Pizze secondo me troppo piccole e soprattutto locale non particolarmente capiente con alto rischio di code per trovare un posto a sedere. In via San Felice.

Regina Margherita: di questa si è già detto molto in precedenza. Trattasi dell’ex storica pizzeria Piedigrotta. Format importato da Milano in cui viene fornito in franchising l'arredamento del locale e la ricetta della pizza. Nonchè il gusto tutto milanese di spargere la voce che tra i proprietari c’è qualche personaggio famoso, che nel caso in questione risponde al nome di Cannavaro, al fine di  richiamare avventori in cerca di scoop ed altri vipsss. Io e Pony ci abbiamo incontrato persino Piero Pelù!

Simile come format è RossoPomodoro alla Meridiana che rappresenta l’avanguardia bolognese di una catena di pizzerie che imperversa ormai da anni a Milano. Un po’ come Pizzarito e Pastarito che ho già visto, ahimè, affacciarsi minacciosamente anche a Bologna.

Pino: forse la catena di pizzerie a Bologna più conosciuta e consolidata. Da quando la concorrente Regina Margherita è arrivata in via Santo Stefano con le sue pizze soffici, anche Pino ha migliorato la ricetta. Da segnalare della stessa catena i locali in via Goito ed il mega hangar alla fiera.

Etruschi: secondo alcuni la pizza è buonissima, a me fa cagare. A Porta Saragozza, all’angolo dentro porta. Da alcuni chiamato I Fenici, non so per quale insondabile motivo. Da non confondersi con Speedy.

Il Buco alla Barca: ci andavo tanto tempo fa e facevano la pizza al metro. Ora non so neanche se esiste più.

Due Lune: alla Perla del Reno in zona Battindarno nell’area che apparteneva ad un ex cinema all’aperto. Il proprietario, Benito, gestiva precedentemente un’altra pizzeria, l’Amalfitana.

Totò: pizza sottile e croccante, in zona Pratello. Con un impasto ne fanno due, ma costa poco.

Belle arti dietro all’università e di fronte all’Annamaria. Il cuoco (italiano) è imparentato con una mia amica orientale che gestisce (o gestiva, è un po’ che non ci vado) un’altra pizzeria, al Mulino, in una traversa un po’ imboscata di via Murri verso il Mulino Parisio.

La Mela: in centro che più in centro non si può, dietro a piazza Maggiore, frequentata dal Lucio nazionale.

Via Andrea Costa detta anche boulevard pizzeria con le sue: Langouste, Ciclope e San Gennaro. La prima ha anche velleità di ristorante di pesce, la seconda è ampia e spaziosa, l’ultima è ritrovo sovente di chi esce dallo stadio dopo l’allenamento.

Tralasciando le varie e immense pizzerie della bassa, chiudo limitandomi a citare alcune tra le megapizzerie ai confini di Bologna: Cavallino Bianco a Rastignano, Tomi a San Lazzaro ed il Cuntadein meta consueta dopo il filmino allo StarCity.

Chi ho dimenticato?

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sabato, 01 aprile 2006

RISTORANTE PIZZERIA
IL LURIDO

Continuano le guide gastronomiche spettrali, oggi Zefram Cocren ci parla di un noto ristorante pizzeria della città:

Nella coscienza collettiva dei Bolognesi Il Lurido è un posto molto ,ma molto gettonato....chi ha come me circa i quaranta ci si andava da fangein a mangiare la pizza con poche lire..lo spettacolo era vedere gli avventori ,la pimpa su tutti con quel naso aquilino e rubinazzo ...certo la piu' corteggiata era la figlia del proprietario,na donna ex cicciona,ora magrolina che nessuno sa quanti anni ha,ne potrebbe avere 30 come 40 ,ma il Re è senza dubbio il Re senza corona Alfonso.Personaggio Bizzarro,padre padrone della sua famiglia,con un agghiacciante accento ,che nemmeno un linguista dei piu' raffinati saprebbe individuare...

Ma la cosa piu' interessante del Lurido sono i cibi del visoire ...nessuno sa di che epoca possano essere,una cosa zefram sa..un mio vecchio conoscente gli fornisce le mozzarelle ,e leggenda vuole che alfonso le ordini settimana per settimana,senza stare a sindacare la data di scadenza per non parlare della pulizia...leggenda vuole che gli orridi tavolinacci azzurri non vengano lavati mai,perchè la pizza,i contorni come direbbe l'alfonso"sono piu' saporiti"tra le altre cose una caratterisca del locale è che le sedie nelle ore,scarse di chiusura (alfonso e famiglia sono dei cinesi travestiti da napoletani) vengano poste sopra i tavolinacci ......
beh io consiglio di andarci e di mangiare la pizza alla diavola è veramente bbuona

Zefram Cocren

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