POSTI CHE NON CI SONO PIU’
Ci sono posti che in certi periodi della vita frequenti tantissimo, vuoi perché sono il luogo in cui la tua balotta si assembra o perché ti sta simpatico il tizio dietro al bancone o più banalmente perché sono proprio sotto casa.
Poi ad un tratto basta, semplicemente smetti di andarci.
Passano gli anni e per caso ti ci ritrovi davanti, scoprendo di non essere più di fronte al locale come te lo ricordavi, ma di fronte a qualcosa che sembra uscito dallo spazio siderale.
E’ quello che mi è successo l’altra sera con un mio compare. Eravamo in via Andrea Costa, era già passata l’ora di cena e mi fa: “Senti Piluto, visto che siamo in zona che ne dici di andare a farci due spaghi in quel covo di fortitudini che è la Locanda del Cristo?”, ed io: “Perché no?”. E così giunti davanti all’esercizio che fu ci siamo ritrovati, un po’ sbalorditi, a cercare di decifrare un insegna che tra gli ideogrammi recava la scritta “Ristorante Cinese Fortuna”.
I locali, nel tempo, non cambiano solo perché muta l’insegna o l’attività. Cambiano anche se c’è un avvicendamento nella gestione. Fulgido esempio ne è la
Frasca, di cui ho già avuto modo di parlare a sufficienza in un precedente post. La quale, dopo l’eiezione di Lele da dietro il bancone alla volta di Formentera, è stata gestita con lo stesso nome da altri personaggi con altri (leggi: scarsi) successi.
Poco più in la della Frasca all’inizio di via Sant’Isaia c’era quel baretto per alcolizzati conosciuto come Da Frank. Frank nella nostra semplicità di fanciulli rappresentava il bere nella forma da adulto, anche un po’ pappone, perché ti faceva ubriacare a suon di cocktail mostruosi, colorati e fiammeggianti tra cui mi ricordo i primi chupiti da me bevuti, e poi regolarmente ri-emessi nei vicoletti attigui. Frank ora si è spostato in via Mazzini dopo il ponte della ferrovia riaprendo come Voglia Matta Drink.
C’era poi un posto su per i colli che, sia per la vicinanza che lo rendeva agilmente raggiungibile in vespa da San Mamolo o da Siepelunga, sia per il rapporto qualità-prezzo, era meta consueta per le cene in balotta. Mi ricordo anche che negli ultimi tempi c’erano due umarell che di ugola e di chitarra si guadagnavano la cena. Li vedevo sbafare assieme alle mogli prima che arrivassero i clienti, suonando poi ai tavoli tipo trattoria trasteverina. Bene, anzi male. Anni fa ci sono passato davanti in bicicletta trovando, invece del vecchio casolare, un cumulo di macerie ed un cartello che indicava che sarebbero presto sorte delle villette. Il ristorante era La Felina, i cui gestori dopo aver venduto, hanno provato a riproporlo a Vado o Badolo, non ricordo, con gli stessi fasti della Frasca di cui sopra. A testimonianza e perenne ricordo per le generazioni future, rimane il cartello segnaletico mai eliminato, che si erge come un’onoranza funebre all’angolo di via Siepelunga.
Sempre in zona Siepelunga esisteva un baretto (qua i facinorosi di classe si astengano dal continuare a leggere) chiamato Frappi, gestito da Gigi e da sua moglie Meri, che era uso accogliere i rampolli (e non) bolognesi durante i loro pre e soprattutto post serata. Tali avventori di elevato lignaggio gradivano soprattutto la consuetudine che aveva Gigi nel chiamarli tutti per cognome mentre con fare da uno-che-ne-sa-a-pacchi li allungava un PM (toast prosciutto e mozzarella). Qualche tempo fa però, a seguito di problemi familiari, Gigi ha venduto ed è subentrato un nuovo gestore, antipaticissimo come persona, ma che sul bancone offre una quantità decisamente signorile di antipastini con cui ci si può ingozzare sorseggiando amabilmente un rosso delle Cavedagne di Terrecalanco di Riola.
Calma non ho finito, ne ho un altro, forse il più complesso per sforzo mentale nel ricostruire l’annosa vicenda. Qualcuno di voi ha mai sentito parlare negli anni ‘80 di Ermanno in via S. Stefano dove adesso c’è l’osteria Da Giampi e Ciccio? Bene quel locale era famoso perché teneva aperto il ristorante finanche le cinque di mattina. Poi chiuse. Gli subentrò un ex-Righi di nome Colliva che mi raccontò che in cucina aveva trovato non so quante trappole per burdigoni (il che non vuol necessariamente dire che ci fossero anche loro). Vabbè, non ha importanza, quello che volevo chiedere agli spettristi è questo: qualcuno di voi mi sa confermare se Ermanno sia poi diventato il cuoco dell’osteria Il Cannone in via Andrea Costa, gestita da un certo Mazza, e che la sorella (o l’ex moglie) gestisca adesso Il Postiglione in zona Piazza Minghetti?
Chi sa parli, o taccia per sempre.