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mercoledì, 31 maggio 2006



QUANDO BOLOGNA ERA INNOVESCION

Le leggende a riguardo si sprecano. Io non c’ero.

Comunque tutto cominciò il 9 gennaio 1995. Nel pomeriggio dicono.
Nacque Iperbole, la prima rete civica telematica italiana, la seconda in Europa dopo Amsterdam.

Successe che Internet era agli albori (Repubblica.it sarebbe arrivata solo nel 1997), una roba per smanettoni (come Maso).

Successe che ad Amsterdam aveva preso da poco il via il progetto “Città Digitale”: un gruppo di informatici, finanziati dal Comune, aveva creato la prima rete civica telematica europea. In pratica  si dava ai cittadini (gli Amsterdamiani?) la possibilità di accedere a Chat, Forum, ai gruppi di discussione online ed anche ad Internet. Lo scopo era quello di costruire una comunità civica virtuale per informarsi e riflettere sulla città, sull’amministrazione, per partecipare (una sorta di spettro dell’Amsterdamietà ante litteram).

Successe che a Bologna c’era uno che era assessore all’innovazione, tale Stefano Bonaga. Il prof Bonaga (probabilmente ben ispirato dalle forme della Parietti allora di lui compagna) si chiese: cosa succede se mettiamo insieme la rete civica telematica tipo Amsterdam con l’efficienza amministrativa tutta emiliana tipo Bologna? La risposta fu semplice (ma innovativa davvero): Iperbole!

Il 9 gennaio del 1995  il Comune iniziò a distribuire connessioni ad Iperbole. Veniva dato uno username, una password e un indirizzo email. Si poteva navigare gratuitamente ed avere il proprio indirizzo (anche se Iperbole il primo anno non permetteva l'accesso a Internet ma solo la possibilità di comunicare con altri utenti e di accedere alle info del comune). Fu lanciato anche il sito web, la cui home page di allora è disponibile qui.

I cittadini scoprirono la novità con calma: nel gennaio ‘95 solo 172 bolognesi divennero membri di Iperbole. Un paio d’anni dopo però, erano già diventati diecimila.

A differenza di Amsterdam, Iperbole era un servizio tutto del comune. Ciò ne riduceva il lato comunicativo e di “community”, ma faceva anche del comune “il garante civico dei nuovi diritti emergenti nell’era del digitale”.

Io non c’ero, comunque.
Voi vi ricordate di quei tempi? Ma soprattutto, vi ricordate dei tempi in cui il comune proponeva qualcosa di innovativo (anche se all’inizio per solo 172 persone e magari tutte giovani)? 

*ps: forse prima o poi seguirà post Iperbole n.2 con la fine della storia, le statistiche e il futuro di Iperbole*

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domenica, 28 maggio 2006
146_4646
POSTI CHE NON CI SONO PIU’
 
Ci sono posti che in certi periodi della vita frequenti tantissimo, vuoi perché sono il luogo in cui la tua balotta si assembra o perché ti sta simpatico il tizio dietro al bancone o più banalmente perché sono proprio sotto casa.
Poi ad un tratto basta, semplicemente smetti di andarci.
Passano gli anni e per caso ti ci ritrovi davanti, scoprendo di non essere più di fronte al locale come te lo ricordavi, ma di fronte a qualcosa che sembra uscito dallo spazio siderale.
E’ quello che mi è successo l’altra sera con un mio compare. Eravamo in via Andrea Costa, era già passata l’ora di cena e mi fa: “Senti Piluto, visto che siamo in zona che ne dici di andare a farci due spaghi in quel covo di fortitudini che è la Locanda del Cristo?”, ed io: “Perché no?”. E così giunti davanti all’esercizio che fu ci siamo ritrovati, un po’ sbalorditi, a cercare di decifrare un insegna che tra gli ideogrammi recava la scritta “Ristorante Cinese Fortuna”.
I locali, nel tempo, non cambiano solo perché muta l’insegna o l’attività. Cambiano anche se c’è un avvicendamento nella gestione. Fulgido esempio ne è la Frasca, di cui ho già avuto modo di parlare a sufficienza in un precedente post. La quale, dopo l’eiezione di Lele da dietro il bancone alla volta di Formentera, è stata gestita con lo stesso nome da altri personaggi con altri (leggi: scarsi) successi.
Poco più in la della Frasca all’inizio di via Sant’Isaia c’era quel baretto per alcolizzati conosciuto come Da Frank. Frank nella nostra semplicità di fanciulli rappresentava il bere nella forma da adulto, anche un po’ pappone, perché ti faceva ubriacare a suon di cocktail mostruosi, colorati e fiammeggianti tra cui mi ricordo i primi chupiti da me bevuti, e poi regolarmente ri-emessi nei vicoletti attigui. Frank ora si è spostato in via Mazzini dopo il ponte della ferrovia riaprendo come Voglia Matta Drink.
C’era poi un posto su per i colli che, sia per la vicinanza che lo rendeva agilmente raggiungibile in vespa da San Mamolo o da Siepelunga, sia per il rapporto qualità-prezzo, era meta consueta per le cene in balotta. Mi ricordo anche che negli ultimi tempi c’erano due umarell che di ugola e di chitarra si guadagnavano la cena. Li vedevo sbafare assieme alle mogli prima che arrivassero i clienti, suonando poi ai tavoli tipo trattoria trasteverina. Bene, anzi male. Anni fa ci sono passato davanti in bicicletta trovando, invece del vecchio casolare, un cumulo di macerie ed un cartello che indicava che sarebbero presto sorte delle villette. Il ristorante era La Felina, i cui gestori dopo aver venduto, hanno provato a riproporlo a Vado o Badolo, non ricordo, con gli stessi fasti della Frasca di cui sopra. A testimonianza e perenne ricordo per le generazioni future, rimane il cartello segnaletico mai eliminato, che si erge come un’onoranza funebre all’angolo di via Siepelunga.
Sempre in zona Siepelunga esisteva un baretto (qua i facinorosi di classe si astengano dal continuare a leggere) chiamato Frappi, gestito da Gigi e da sua moglie Meri, che era uso accogliere i rampolli (e non) bolognesi durante i loro pre e soprattutto post serata. Tali avventori di elevato lignaggio gradivano soprattutto la consuetudine che aveva Gigi nel chiamarli tutti per cognome mentre con fare da uno-che-ne-sa-a-pacchi li allungava un PM (toast prosciutto e mozzarella). Qualche tempo fa però, a seguito di problemi familiari, Gigi ha venduto ed è subentrato un nuovo gestore, antipaticissimo come persona, ma che sul bancone offre una quantità decisamente signorile di antipastini con cui ci si può ingozzare sorseggiando amabilmente un rosso delle Cavedagne di Terrecalanco di Riola.
Calma non ho finito, ne ho un altro, forse il più complesso per sforzo mentale nel ricostruire l’annosa vicenda. Qualcuno di voi ha mai sentito parlare negli anni ‘80 di Ermanno in via S. Stefano dove adesso c’è l’osteria Da Giampi e Ciccio? Bene quel locale era famoso perché teneva aperto il ristorante finanche le cinque di mattina. Poi chiuse. Gli subentrò un ex-Righi di nome Colliva che mi raccontò che in cucina aveva trovato non so quante trappole per burdigoni (il che non vuol necessariamente dire che ci fossero anche loro). Vabbè, non ha importanza, quello che volevo chiedere agli spettristi è questo: qualcuno di voi mi sa confermare se Ermanno sia poi diventato il cuoco dell’osteria Il Cannone in via Andrea Costa, gestita da un certo Mazza, e che la sorella (o l’ex moglie) gestisca adesso Il Postiglione in zona Piazza Minghetti?
Chi sa parli, o taccia per sempre.
postato da: Piluto alle ore 21:27 | Permalink | commenti (121)
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sabato, 27 maggio 2006


PAGINE DI CANICOLA

Entro in libreria e chiedo di questo libro.
"Non so se lo abbiamo e..."
Percepisco imbarazzo nella sua voce, nella saletta vicino sento un'altra voce che recita.
"Stiamo leggendo il nazismo spiegato a mia figlia... può passare più tardi?".
Esco.
So che non ripasserò.
E' tardi.
Via Indipendenza
pullula di gente,  il duomo di Bologna è pieno di gente, fuori c'è la pesca, dentro c'è la messa e davanti ai gradini della chiesa gli zingarelli fanno affari d'oro.
Cammino per il mercatino di Via Altabella, uguale, sempre lo stesso, immobile, immutabile e mentre assaggio il salame di cinghiale, due frichettone dall'accento modenese parlano di  prodotti indiani e convincono all'acquisto l'inesperta di turno.
Nannucci ha già tirato giù la seranda.
Accellero il passo.
Fa ancora caldo.
Entro da Feltrinelli che sta chiudendo.
Fa caldissimo.
Chiedo il solito libro e mi dicono che è più avanti.
Vado più avanti ed entro in un forno.
Ovviament il libro non c'è, richiedo e mi dicono più avanti dove più avanti significa ancora più caldo.
Finalmente lo trovo.
Guardo la copertina, mi ricordavo un corvo e invece c'è uno scorpione.
Va bene lo stesso.
E' lui.
Il popolo dei ritardatari si dispone scompostamente in fila alla cassa.
Fa caldo.
Le cassiere parlano tra di loro nervosamente sussurrando parole tipo "Condizionatore rotto", "Lavori di ristrutturazione", "Era ora", "Mi sono accaparrata un ventilatore".
"E' aperta anche questa cassa!!!!" grida una.
Ci spostiamo in massa e muoviamo del caldo.
Dietro di me c'è uno che fa il fico con la ragazza che è con lui e mi alita sul collo citazioni colte.
Subisco.
Poi viene il mio turno.
Voglio uscire.
Tento di pagare.
"Ce l'ha la carta Fidelity?"
"No"
"Carta di credito o Bancomat?"
"Carta"
E mentre striscia la banda magnetica, poco più in là una voce fastidiosa e indispettita si rivolge alla cassiera #3 e le dice: "Insomma...non possiamo venive qui a compvave dei libvi in qveste condizioni. Un caldo così è fastidioso e sopvattutto inaccettabile".
Lo guardo e penso "Ma come si pevmette?".
Tra il nervoso generale esco.
Che schifo  "la gente".
postato da: maso_ alle ore 20:39 | Permalink | commenti (24)
categoria:maso
venerdì, 26 maggio 2006
Storica pagina del Resto del Carlino
QUOTIDIANE LETTURE A  BOLOGNA

Come districarsi nel fittissimo reticolato politico-calcistico-madonnaro-proibitivistico che ultimamente attanaglia l’opinione pubblica bolognese? Come formarsi una propria opinione? Come capire la Bologna di oggi? Ma attraverso i vari e “sfaccettati” mezzi di informazione felsinei, siocchi (senza “c” si badi bene)! Umarell, lavoradaur, szdaura, mamma, studente insede o fuorisede che sia, il nostro cittadino ha a disposizione, a parte le TV ben 4 giornali: che tutti i giorni ci squadernano la – desolante? – panoramica della nostra città: il Domani e Il Resto del Carlino che sono locali locali e Repubblica e l’Unità che di locale han la cronaca di Bologna. Oltre a “lo Stadio” di cui non parleremo in questa sede.
Eccoli qua
il Domani. Nasce come allegato a “La Stampa” per la cronaca locale. Direttore: Giuliano Musi. Editore: Editoriale Bologna s.r.l, presidente Claudio Mengoli espertissimo del settore cooperative (pezzo grosso Legacoop) membro della Direzione provinciale dei DS.
Capirete da soli la sfumatura politica che caratterizza il giornale.
Grafica abbastanza chiara, i suoi giornalisti (spesso molto giovani, spesso alle prime armi) non hanno il dono della sintesi. Il lettering non affatica la vista. Discreta attenzione anche per la Provincia. Ha l’oroscopo. Tiratura piuttosto bassa perché poco letto. Un mistero (poi mica tanto) come sopravviva
www.ildomanidibologna.it
Il Resto del Carlino. Giornale storico di Bologna, fondato nel lontanissimo 1885. Direttore:Giancarlo Mazzuca. Editore: allora, qui è un casino. il Carlino infatti fa parte del network Quotidiano Nazionale – QN che fa capo alla Poligrafici editoriale s.r.l. di proprietà dei potenti – destrofili – Monti Rieffeser, Il QN fornisce le pagine nazionali – che il Domani non ha - ai locali ma sono assolutamente superflue quanto ad autorevolezza.
E’ da sempre il giornale più letto di Bologna anche se con il tempo, le cessioni e le trasformazioni più che un quotidiano al servizio della città sembra al servizio di tutti gli interessi tranne che della città. Larghissimo spazio alla provincia e allo sport lo salvano e, soprattutto, sei sicuro che, prima o poi, sul Carlino ci finisci anche tu. Ci scrive il nostro amatissimo Cesare Sughi. Ha l’oroscopo.
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net
La Repubblica - Bologna. la pagina locale ha compiuto nel 2005 25 anni. Direttore Nazionale: Ezio Mauro. Caporedattore Bologna: Aldo Balzanelli Editore: Editoriale l’Espresso. Qui devo essere brava a non farmi scappare da tutte le parti la preferenza. Di moderata sinistra, la Repubblica Bologna, per intenderci è il giornale nel quale noi che facciamo comunicazione ed eventi vogliamo sempre finire. Un classico: “eeeh, siamo finiti solo sul Carlino…”; “Repubblica ci ha fatto solo il tamburino, uffa”. Ho già detto tutto. Ci ha i suoi difetti ma è e rimane il migliore
www.bologna.repubblica.it
L’Unità. Qui anche i sassi sanno da che parte siamo. Direttore: Antonio Padellaro. Editore: Nuova Iniziativa Editoriale s.p.a. Troppe cose da dire. Quindi vado di ricordo personale: il mio vicino Cenacchi che, ottusamente fedele al partito, ogni domenica senza tema di errore, mi appendeva l’unità al cancello e a fine mese passava a incassare. Caparbio come il Club degli Editori anche se io dissi no a un certo punto passarono mesi prima che smettesse. 4 paginette stinche per Bologna di cui la metà sono i cinema ma, insomma, valga per tutti e per tutto la fine della famosa barzelletta: “vòlen..vòlen… svulàzen…”
http://www.unita.it

Voi quale leggete abitualmente? Come li trovate? Ma, soprattutto, VOI leggete?

postato da: lasima alle ore 12:26 | Permalink | commenti (64)
categoria:lasima
giovedì, 25 maggio 2006

Nella foto: indicato da una freccia,
uno di quelli che pullulano si imbuca a un matrimonio


QUELLI CHE PULLULANO

Quando andavo all’università – e in realtà anche prima, anche dopo e anche adesso – c’era una tizia, ribattezzata SCHIACCFEIS  (leggasi Schiacchfeis, con la “c” dolce e l’accento sulla “e”) per un’evidente conformazione facciale, che pullulava ovunque. Andavi a lezione? C’era Schiaccfeis Andavi a una festa? C’era Schiaccfeis. Andavi all’aperitivo? C’era Schiaccfeis. Andavi allo stadio? C’era Schiaccfeis. Andavi al pronto soccorso? C’era Schiaccfeis. Ti fermavi al semaforo? Nella macchina vicina c’era Schiaccfeis !!!

Ora, io lo so che “Bologna è un bidet”, come dice un’elegante contessa mantovana di mia conoscenza, ma perdio è possibile che ci siano delle persone che pullulano ovunque e persone che invece non si incontrano mai? So che il tema è futile e verrò subissato di improperi o, forse, silenziato dall’indifferenza, però a me sta cosa fa pensare. Tipo: le mie compagne di liceo non le ho mai incontrate una volta per caso. Quelli che pullulano sono sempre gli stessi e li si vede sempre. Alcuni sono delle macchiette – le due gemelle bionde, l’elegantone, Bacchelli, Perich, quell’altro ben vestito con il bulbo lungo e gli occhiali, etc. –, ma la maggior parte sono dei semplici e dei modesti che però ti ritrovi ovunque vai.

Puoi essere in Capanna o al Livello, ma Schiaccfeis c’è sempre. Assurdo.
postato da: PonyLuna alle ore 08:13 | Permalink | commenti (115)
categoria:pony luna
mercoledì, 24 maggio 2006


DON LUCIO

Settembre. Il terribile professore di informatica Mastrogiacomo ci aveva bocciati in dieci e tutti e dieci avevamo chiesto di cambiare sezione per il solo motivo che ripetere la terza superiore dei programmatori  ed essere di nuovo in balia di quel folle avrebbe significato solo una cosa: non diplomarsi mai. Io poi, lo avevo pure mandato a fanculo durante l'ultimo fallimentare ricevimento dei genitori... insomma, bisognava cambiare sezione, era fondamentale, ma non scontato. Don Lucio, il vicepreside del Tanari convocò alcuni di noi e ci disse "Ragazzi, non è possibile farvi cambiare sezione a tutti, qualcuno deve rimanere". Panico. "No Lucio, non posso rimanere in P1 (la sezione dei programmatori)" disse uno di noi, ma Lucio non gli rispose. Rassegnarsi? Mai. Fu così che propsi a Lucio una sorta di lotteria o forse rulettt russa. "Facciamo che mettiamo dentro al cestino della carta dei bigliettini con i nomi di tutti quelli che hanno fatto domanda al corso per programmatori compresi i nomi di noi bocciati, poi sorteggiamo dieci bigliettini a caso. Quelli che vengono sorteggiati vanno in P1". Silenzio. Lucio sorrise, prese il cestino, noi scrivemmo i bigliettini con tutti i nominativi, poi ci fu il sorteggio e ci andò fatta di culo.  So benissimo che Lucio se l'è ghignata troppo, ma era fatto così. Nel suo ufficio di vicepreside c'era sempre un gran via vai di somari (lusers totali) e di gente con la faccia come il culo (cavalieri della modestia, quelli che vincono sempre), Lucio aveva una buona parola per tutti, ma a volte riusciva ad essere impopolare e quando faceva così ci stava sui coglioni. Ok, lo faceva per il nostro bene, lo so, ma che palle, lo so che provava a farci un pò capire che nella vita non si può fare quel cazzo che ci pare, ma a volte era un pelino scorretto. Don Lucio era il preparatore spirituale del Bologna, non ho mai capito cosa fosse il preparatore spirituale del Bologna, ma la figata era che nel suo ufficio da vicepreside venivano spesso i giocatori del Bologna e noi facevamo amicizia con loro a scapito del rendimento scolastico. Poi c'erano le bazze di Lucio, biglietti per lo stadio, biglietti per il palasport, biglietti  di qualsiasi evento spettrale, ma soprattutto Lucio elargiva una buona parola per tutti i neodiplomati e come per incanto molti finivano a lavorare in banca. Niente di strano,  funzionava così, funziona ancora così e chi ne ha avuto voglia ha fatto pure carriera, altri si sono limitati a tenersi stretto un impiego modesto. Don Lucio era comunque una gran cartola, lo potevi amare, lo potevi odiare, ma non passava certo inosservato. L'ultima volta che l'ho visto è stato l'anno scorso, ero in Via Farini, stavo salendo sul mio scuter e l'ho visto.
"Ciao Lucio"
gli ho detto.
"Ciao Masotti...come stai?".
"Bene e tu?"
"Si tira avanti... ma cosa fai nella vita?"
"Mi  occupo di siti internet...etc. etc.".
"Ti piace?"
"Beh, si.... sempre meglio che fare il ragioniere"
.
Ha riso, poi ci siamo salutati con un arrivederci. Si fa. E' buona educazione.
In scuter pensavo alla domanda "Ti piace?". Si perchè chiedersi se ci piace quello che stiamo facendo è una domanda che spesso non ci poniamo e preferiamo non pensarci. Siamo abituati così. Comodo.
Lunedì ero in treno che stavo tornando da Roma e mi arriva un essemmesse "Sul sito www.donlucio.it stan cercando racconti e aneddoti sulla sua vita per pubblicarci un libro. L'ha detto Eraldo Pecci in tv. Verifica. Buona notte".
Ieri ho verificato, sono andato sul sito ed  ho scoperto che Lucio non c'è più.
Mai e poi mai avrei pensato che il nostro arrivederci sarebbe stato questo.
Arrivederci Lucio, io ti ricordo così.