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venerdì, 30 giugno 2006

 
IL GIGANTONE DI CASA NOSTRA
Per spezzare questa catena lamentonica che ormai, insieme al caldo, ci stringe in una morsa insopportabile, torno al mio vecchio amore, l’arte di Bologna e, come avrete (spero) intuito dalla foto, ho deciso di raccontare un po’ la vicenda di quell’omarone che da 500 anni punta il dito verso la piazza e che a noi bolognesi è familiare come la specchio del bagno che accoglie tutte la mattine la nostra faccia insonnolita.

Girava voce nelle corti pre-barocche, soprattutto in quella fiorentina, affollate di pittori, musici e uomini d’arte che ci fosse uno scultore che veniva dalla Fiandre pieno di talento, con una capacità espressiva e scenografica impressionante: si chiamava Jean de Boulogne e ai tempi aveva sui 35 anni, più o meno l’età media dei lettori della Spettro, e riusciva a dare dei movimenti tali alle sue statue da farle sembrare vive.
Un fuoriclasse straniero proprio come quelli che il Bologna F.C. compra per dare alla città uno spettacolo bello e coinvolgente e per affermare la “squadra” come una delle più prestigiose del campionato. Ecco, il Bologna c’è riuscito poche volte invece quelli che decisero di assoldarlo ci presero in pieno.
Ordunque, arriva Jean - che in Italia (allora i nomi venivano latinizzati, vedi Cartesio o Copernico) era conosciuto come Giambologna -  e apre il cantiere, nel 1563.
Voi non avete idea cosa vuol dire costruire una fontana: ci vuole l’architetto (che si chiamava Tommaso Laureti) che progetti l’impianto generale della fontana, ci vogliono i fonditori per le statue, e che dire degli idraulici che devono portare le tubature fin là, i muratori, i disegnatori, i marmisti, insomma una formicolare continuo e vociante che alacremente e in poco tempo esegue il capolavoro.
E, finalmente, nel 1566 (anche se alcune fonti danno il 1565) Bologna ebbe il suo simbolo di prestigio, visualizzazione reale della propria importanza, ebbe insomma la sua fontana che tutta Europa ci invidiava tanto da far dire a Giorgio Vasari nelle sue Vite (che, per allora era come andare sulla copertina di Time):

anco Accademico, e molto in grazia de' nostri Principi per le sue virtù, Giovan Bologna da Douay, scultore fiamingo, giovane veramente rarissimo; il quale ha condotto con bellissimi ornamenti di metallo la fonte che nuovamente si è fatta in sulla piazza di San Petronio di Bologna, dinanzi al Palazzo de' Signori, nella quale sono, oltre gl'altri ornamenti, quattro Serene in su' canti, bellissime, con varii putti attorno e maschere bizarre e straordinarie. Ma quello che più importa, ha condotto sopra e nel mezzo di detta fonte un Nettunno di braccia sei, che è un bellissimo getto, e figura studiata e condotta perfettamente.

E, aggiungo io, con importantissimi elementi di novità quali l’altissimo e scenografico basamento quando allora i piedistalli delle statue che ornavano le fontane erano molto bassi e l’estremo dinamismo della figura di Nettuno che sembra sempre nell’atto di girarsi per vedere dove siamo.

Beh, allora, ci si trova al Nettuno, eh?


postato da: lasima alle ore 01:45 | Permalink | commenti (33)
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giovedì, 29 giugno 2006


IT'S ZE SEIM OLD STORY

E' mezzanotte e venti, il treno che mi riporta a Bologna procede lento e arroventato; tutto il calore assorbito durante la giornata viene rilasciato a poco a poco dai sedili mollicci e sbrindellati.
Salgo a Parma, la Freccia del Sud è pieno come una melanzana alla parmigiana, mi accomodo nello stapuntino vicino ai cessi.
Mi fanno compagnia il libro dell'ispettore Sarti e l'album delle figurine di Bologna in regalo col Carlino.
La gente che entra ed esce dal bagno per farsi una paglia mi guarda incuriosita mentre attacco la figu di San Luca o quella del Gigante del Gianbologna, la maggior parte viene storta ma la fotta di finire l'album è tanta, anche perchè non ho di meglio da fare.
La camicia inzuppata si è incollata alla schiena, sogno la doccia gelata che mi farò appena arrivato a casa e intanto mi leggo le didascalie sotto le foto; a pagina 15 l'occhio si ferma su di un titolo tutt'altro che inattuale:

Luglio è cominciato con 36° all'ombra
Ci risiamo. La pausa quasi primaverile dei giorni scorsi è svanita. Il caldo ritorna con raddoppiato vigore: 36.5° all'ombra ha segnato ieri il termometro dell'Osservatorio dell'Università; 35.2° il più ottimistico termometro dell'aeroporto. Siamo ripiombati in piena canicola.
Città tra le più fredde d'inverno, Bologna continua ad essere fra le più calde d'estate: disdegna le vie di mezzo, l'aurea mediocrità non le si confà. E noi boccheggiamo, sotto la sferza del sole che arroventa le strade e i muri delle case, raggiungendoci ovunque, frustrando ogni nostro tentativo di trovare un po' di frescura.

Leggo due volte la data: 2 Luglio 1952!
Le cose non sono cambiate molto negli ultimi sessant'anni a Bologna.
Intanto i freni cominciano a fischiare, San Luca mi dà il benvenuto; un umarell arriva con la sua valigia ed è già pronto a scendere cinque minuti prima di entrare in stazione.
Mi guarda e leggo nei suoi occhi lo stesso imbarazzo che si prova in ascensore; butta lì una frase a caso:
Che caldo stasera, sembra di stare in Africa - sto scoppiando!
Lo guardo sorridente e gli rispondo rilassato:
Sessant'anni fa era peggio.....
Scendo e mi incammino lentamente per il binario 6, non fa poi così caldo come dicono...
postato da: Chavi alle ore 03:18 | Permalink | commenti (59)
categoria:max bartender
mercoledì, 28 giugno 2006
canabis protectio

TOUR BOLOGNESE PER FUORISEDE

Il fuorisede spesso non ha le idee chiare sulla città. Qualcosa la sente in giro, qualcosa la vede facendo i tipici giri da fuorisede, qualcosa la sapeva già prima di venire a Bologna.

Capita sempre, però, che il fuorisede debba ospitare qualcuno che giunge a Bologna dalle sue terre natie. Ed è inevitabile che appena l’ospite giunge a Bologna - si tratti di un parente o di un amico, di qualcuno che deve iscriversi all’Università o qualcuno che cerca lavoro-  scatta inevitabilmente il “Tour bolognese per fuorisede”.

Bisogna dire che in anni ed anni di esperienza ho imparato che il suddetto tour vive di un fecondo equilibrio. Deve esserci una miscela ben dosata tra la voglia del fuorisede ospite di vedere ciò che ha sentito in giro su Bologna, e la tipica esigenza del fuorisede domiciliato in città che pur smaronato deve però far capire “che bella città è questa dove mi sono sistemato”. Direi che un tour ben riuscito possa essere il seguente.

Con un bella camminata in centro si riescono a vedere un bel po’ attrazioni locali. Si comincia naturalmente dalle due Torri per poi arrivare a Piazza Maggiore che, va ribadito all’ospite, “Non è quella della canzone di Lucio Dalla”. Si passa poi al sagrato delle caduti per la liberazione, per poi subito distrarsi con un breve giro all’interno della Sala Borsa. Usciti di nuovo in Piazza Nettuno con un sacchetto contenente dei libri improponibili, non si può non far notare il curioso scherzo ottico che sottolinea tutta la virilità della statua del dio dei mari.

A questo punto, se proprio bisogna perdere del tempo, ci si può anche dilungarsi a scambiarsi insulti ai due lati opposti del portico centrale sotto palazzo Re Enzo. Per far colpo sul nostro ospite, poi, bisogna far vedere le volte del portico all’inizio di via Indipendenza, proprio davanti al nuovissimo negozio di telefonini. Là si trova un omaggio al pane, al vino ed alla canapa. Visto che “Canabis Protectio” colpisce molto, se gli ospiti sono amici alternativi bisogna far notare che nel medioevo, a Bologna, fumavano tutti come turchi. Se gli ospiti invece sono parenti si può illustrare spiegare l’importanza della coltivazione di canapa per l’economia locale nei secoli passati.

Rimane giusto lo spazio per una puntatina alla finestrella di via Piella che fa sempre il suo effetto.

Qua sembrerebbe tutto finito ma, come detto, anche l’ospite ha le sue esigenze. Ecco allora che si è costretti a condurre tutta la comitiva al Roxi Bar, quello di Vasco Rossi. I fanatici del pallone, invece, vogliono sapere dov’è il Dallara. A pochi interessa il Paladozza.

Moltissimi, soprattutto tra quelli che conoscono Bologna dalle canzoni di Guccini, vogliono andare all’osteria da Vito e in via Paolo Fabbri 43. I più politici si incaponiscono: vogliono andare alla Bolognina. Vagli tu a spiegare che alla Bolognina non c’è una mazza da vedere: quelli ci vogliono andare lo stesso!

Ecco a questo punto il tour dovrebbe essere finito. È il momento di accompagnare la comitiva a casa-in stazione-in albergo. Poi è possibile premiarsi con mortadella e stracchino all’Osteria del Sole. Da veri bolognesi.

(ps off topic: per tutti quelli che non hanno niente da fare, segnalo l'apertura del mio neonato blog qua: www.generazioneblog.it)
postato da: mello alle ore 08:42 | Permalink | commenti (94)
categoria:mello
martedì, 27 giugno 2006


BOLOGNA E NAZIONALE

Un lunedì d'estate afosissimo, non c'è voglia di lavorare, la testa è altrove.
Il convento oggi passa un referendum per umarells e la partita della nazionale, ma bisogna aspettare fino alle 17.
La giornata si trascina, molti permessi retribuiti e non vengono firmati, molte assenze tipiche di ogni lunedì dell'anno, molte riunioni posticipate, qualche rassegnato che si fa forza "vedrò il secondo tempo", qualcuno che lavora, chi per scelta (i peggiori), chi per scelta altrui (quelli che lavorano sul serio e tentano di alzare il PIL).
Alle 16.50 esco di casa, l'asfalto è in fiamme, in Via San Donato si guida nervosamente, tutti hanno fretta di arrivare a casa da qualche amico a vedere la partita della nazionale. Sono momenti in cui bisogna star molto attenti, la possibilità di fare incidenti è elevatissima, ma l'attenzione non basta visto che i coglioni sono molti più di due.
I viali sono deturpati dai lavori in corso, cantieri alla luce del sole ovunque, anche in Via Castiglione, la via che dovevo percorrere per raggiungere il Bar Ciccio e poi ho dovuto fare un giro del trentadue per arrivare con 10 minuti di ritardo.
Poco male, a me questa nazionale non emoziona, ma mi piace condividere insieme ad altre persone questi momenti fatti di chiacchiere sottovoce, birra, patatine, "dai... dai...", "nooooooooooo...", "Gooooooooooooool" e poco altro.
La condivisione è merce rara, poco importa quanto ognuno di noi sia coinvolto.
Il bar è pieno, vengono trasmesse immagini azzurre di SKAI su più televisori, uno dei quali all'esterno, mentre un altro televisore è adibito esclusivamente al televideo con i dati del referendum dall'esito scontato in partenza.
L'italia non emoziona ed il bolognese che è abituato a non emozionarsi più si incazza, inveisce contro i miliardari che corrono per il campo da calcio teutonico e urla.
Un umarell appoggiato al tavolo si addormenta e rovescia un bicchiere di liquido giallastro sul tavolo di legno.
Ciccio pulisce.
I più disinteressati giocano la carta dell'ironia facendo battute che non capisco (non seguo il calcio) e all'improvviso il rigore.
Totti.
Lo guardo.
Finalmente una responsabilità.
Finalmente un rigagnolo di vita, un'emozione forte, quella che il bolognese teme.
Tiro.
Goooool.
Spropositato entusiasmo, ma almeno ci rivedremo a casa di qualcuno a seguire le gesta di un manipolo di dipendenti con la divisina azzurra e gioire per le loro vittorie.
1-0.
Hanno vinto!
E allora chi ha il motorino, la bicicletta o chi ha voglia di prendere l'autobus e se ne va a festeggiare in piazza!
Alè... oh oh.
Gli altri si dovranno accontentare di un modestissimo giro per i viali perchè Sirio e Rita non amano chi festeggia.
Hanno vinto.
postato da: maso_ alle ore 10:07 | Permalink | commenti (47)
categoria:maso
lunedì, 26 giugno 2006
 
UN DISCUSSO VIDEO POST
FOR BOLOGNA
Come ben sapete, la maggior parte dei blog sono noiosissimi, ma non quello di Maurizio Dovigi, ucelebre Vlogger italiano. Ma cos'è un Vlogger chiederete voi? Un Vlogger è uguale a un Blogger, con la differenza che il Vlogger invece di scrivere post, si filma con una webcam e pubblica Video post. Tempo fa contattai Maurizio Dovigi chiedendogli un video post su come i milanesi vedono noi bolognesi. Guardate qua e godetevi IL DISCUSSO VIDEO POST.
postato da: maso_ alle ore 15:33 | Permalink | commenti (26)
categoria:maso
domenica, 25 giugno 2006


MORTE A BOLOGNA

Un breve articolo del collaboratore Antropophagus spettatore inconsapevole di un brutto film:

La notte tra sabato e domenica, dopo aver visto questo bellissimo film, io e Max Bartender volevamo proseguire la serata al DECADENCE, evento goth/dark/punk/fetish molto di tendenza tra gli appassionati del genere che si tiene periodicamente a Bologna. Mentre ci avvicinavamo, lungo via Stalingrado c'erano la solita folla in cammino, i soliti travestiti che battono, i soliti piadinabus ... ma poi, una volta svoltato in via Calzoni, varie auto della polizia e ambulanze. Ci avviciniamo e vediamo gli operatori del 118 che eseguono il massaggio cardiaco per tentare di rianimare un giovane accasciato vicino all'ingresso del locale. Purtroppo, nonstante lo sforzo profuso, dopo vari minuti hanno dovuto constatare l'avvenuto decesso.
A questo punto, lenzuolo sulla salma e tutto il pietoso rituale che si svolge in questi casi.
Le circostanze sono ancora da chiarire (mix di alcol e droga si dice... chi sa qualcosa di più commenti).
Speriamo (invano) che questo episodio non serva a dare fiato alle trombe dei contrari alla STREET RAVE PARADE della settimana prossima.

Antropophagus

1, 2, 5, 10, 20 ,60 ,100 spinte
Il paramedico con la braghe arancioni e la faccia da bravo ragazzo pompa sul tuo torace come se stesse facendo delle flessioni ma tu non ne vuoi mezza di aprire gli occhi.
A poco a poco le spinte per rianimarti perdono intensità e subentra la sensazione che tu hai altri progetti per la testa, un'altra meta.
Quando si ferma il cuore, dopo quanto tempo ci sono danni celebrali permamenti?
Ti fai queste domande quando vedi qualcuno steso sull'asfalto.
Poi comincia il triste rituale, la cerimonia laica: si staccano i cavi e i cerotti dal tuo corpo, si tolgono i guanti e la flebo e si butta tutto in un sacco bianco.
"Produci - consuma - crepa" fino all'ultimo istante di vita.
Un cane ti viene vicino e lo sbirro panzone si incazza come se a te potesse fregare qualcosa.
Ciao, che tu possa riposare in pace
Max Bartender
postato da: maso_ alle ore 23:25 | Permalink | commenti (28)
categoria:maso, max bartender
sabato, 24 giugno 2006

DOVE numero 634 uscito ieri - clicca per ingrandire

LA CONQUISTA DEI MEDIA

Lo Spettro della Bolognesità ha sempre organizzato feste e blog raduni in luoghi ameni, lontani anni luce da fintomondanità e aperitivi surrogati ma senza incorrere nell'opposto estremo; nei locali da noi selezionati abbiamo garantito a tutti di pisciare in bagno, senza bisogno di annaffiare il muro del vicino.
Certo ad alcuni ha fatto un certo effetto non festeggiare in via del Pratello senza echi di umarells che ad ogni rumorino gridavano:
Basta! Domattina devo andare a lavorare!!!
Basta! Voglio dormire!!!!
Basta o adesso chiamo i vigili
Nessuno li ha chiamati, anche se per tutta la serata siamo stati fuori dal pub (il dehor l'ha fatto cavare Cofferati da poco)
COME MAI?
Perchè non pisciamo sui muri?
postato da: Chavi alle ore 17:28 | Permalink | commenti (37)
categoria:max bartender
venerdì, 23 giugno 2006


DISCESA IN CAMPO

Tornato a casa dalla crociera vedo e noto che il malcontento verso il coffy aumenta sempre di piu' ......

Ma ragazzi vi rendete conto chi è l'alternativa .....il guazza....?beh se è lui credo proprio che andro' al mare....e poi decidero' all'ultimo centesimo di secondo se votarlo o meno...a meno che l'alternativa non sia spettrale , basta con l'autoreferenzialità e cpominciamo a discutere seriamente ,non sono il candidato di nessuno,sono solo una persona a disposizione di qualcuno che ama bologna e la bolognesità ...

Raduniamoci intorno ad un tavolo e discutiamo,che ogni secondo che passa diventa tardi ,ivo dove sei?Pony cacchio fai? Sima a rapporto!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!ragazzi io ho entusiasmo,avolte avro' sbagliato atteggiamento,saro' stato come dice una mia amica egocentrato ,ma ora è giunto il momento topico per tutti noi ,mettiamo un cantiere in azione,facciamo un manifesto per Bologna ,destra o sinistra non ci deve essere,ci deve essere solamente Bologna ...e la Bolognesità,vera,acquisita o presunta .....

Mettiamo da parte rancori ideologie,solo un sano e animato confronto ci puo' far portare in alto ....io voglio sognare per vincere ,la follia innazittutto ,solo quella permette a quelli che sono nessuno sogni in grande e azioni importanti,il volo verso qualcosa di piccolo,grande,per il futuro permette agli uomini di vincere...

Questo è un appello ai forti e liberi ,un appello verso gente tosta determinata ,che non dice basta ,ma dice solo vado avanti ,che non si ferma davanti a nulla,neanche davanti alla melma ,alla merda,si ferma solo per vincere ,dopo la vittoria,per alzare il calice e per dire io ci sono.......

Vorrei solo sapere chi c'è con me?
postato da: maso_ alle ore 10:54 | Permalink | commenti (68)
categoria:zefram
giovedì, 22 giugno 2006


DIZIONARIO DEI SINONIMI E CONTRARI BOLOGNESI

lagnarsi: v.tr. e intr.
gli umarells di via Mondolfo si lagnano perchè gli zingari di villa Salus di notte vanno a inculare le zucchine dagli orti comunali (fonte Carlino Bologna di ieri)
Esproprio proletario? No, esproprio gitano!
deludere: v.tr. e intr.
gli umarells che hanno la guerra nel sangue combattono con il telefono, ma vengono delusi dalla modestia dei vigili urbani ai quali frega ben poco se non prendere lo stipendio del turno di notte per pagarsi le vacanze di massa ormai imminenti.
divieto: sost.
il comune dovrebbe mettere il divieto d'accesso al centro storico ai S.u.v.
cagare: v.tr.
La parata Par Tòt è galattica, lo Street Rave fa cagare!
protestare: v.tr. e intr.
le solite inutili proteste degli umarells che si lamentano del casino.
Cristo, anzichè essere contenti che per una volta in città c'è una bella iniziativa che coinvolge tutti, e che non provoca danni, sempre a lamentarsi che non dormono mai, mi sembra d'impazzire e intanto stamattina, in posta alle otto eran già lì tutti in fila e c'ho messo venti minuti.
sbattere: v.tr. e intr.
Il problema è che quando tu il baccanale me lo devi sbattere in faccia e me lo devi imporre, allora lì se permetti dico la mia.
O non si può?
avvelenare: v.tr. e intr.
La città va vissuta.
Se si cominciano a svuotare le strade la città MUORE.
Basta discorsi da umarelli avvelenati. La prossima volta iscrivetevi ad uno dei laboratori e sfilate! Vi divertirete di più e guadagnerete tutta un'altra prospettiva.
calura: sost.
A Bologna fa troppo caldo però in città in Agosto si sta troppo bene quando tutti sono in vacanza
intervenire : v.tr. e intr.
non ho voglia di intervenire su questo dibattito, mi fa tutto una gran tristezza. bologna crepa e non se ne accorge nessuno.

Risentirsi, gemere, guaire, mugolare, dolersi, protestare, reclamare, recriminare; ultimamente sembra che il bolognese non sappia fare altro e sono in pochi quelli che propongono invece di lagnarsi.
Tra i pochi che hanno lanciato un progetto e l'hanno realizzato ci sono quelli sboroni dello Spettro della Bolognesità; gli invidiosi diranno che è un progetto di merda però è tangibile.
Invece di telefonare di notte ai vigili, abbiamo seminato e finalmente i frutti sono arrivati: il quartiere Santo Stefano ha colto il nostro messaggio ed ha approvato all'unanimità l'ODG n. 29/2006 che chiede al Comune di Bologna l'inasprimento delle sanzioni per chi non rimuove le deiezioni del proprio cane e un maggiore controllo da parte dei Vigili Urbani.
Da zero multe nel 2005 si è passati a 20 nel primo mese di maggiori controlli

Spettro della Bolognesità 1 - gente che fa flanella 0
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martedì, 20 giugno 2006


BANLIEUES O BONA LE'?

Veniva un colpo a leggere le prime pagine dei giornali di ieri 20 giugno. “Pratello, la disperazione al telefono”, e “Così la città si sente umiliata” titolava in prima pagina Repubblica. “La notte d’inferno minuto per minuto” rispondeva il Carlino.

Cosa diavolo sarà mai successo al Pratello?, era la domanda che allora sorgeva spontanea sorseggiando il cappuccino. Una rissa con morti e feriti? Aggressioni indiscriminati ad inermi cittadini? Scene di vandalismo in stile banlieues parigine? Cosa aveva potuto scaturire cotanto panico?

 In realtà è successo che sabato dieci giugno, come su questo spettro già raccontato, si è svolta la Par Tot Parata, l’evento che dopo mesi concludeva un percorso di socialità, laboratori, musica e danza in città. La parata era terminata in Piazza San Francesco e da lì, tutta la sera, una parte dei 20'000 partecipanti si era poi riversata in via del Pratello.  Canti, chiacchiere, qualche birretta, qualche urla forse: così per molti era continuata la serata. Qualche disagio per i residenti, piccoli problemi abbastanza normali per una città densamente popolata, dove ogni tanto succede qualcosa, dove abitanti e cittadini con interessi diversi vivono anche in strada le loro passioni. Né più ne meno di ciò che succede per lo scudetto della fortitudo, per le vittorie –speriamo- della nazionale, per numerosi eventi o raduni - cinema in piazza, concerti di sessantenni rockettari-  che animano le serate di tanti umarells.

Invece no, a Bologna no, la situazione è precipitata. I soliti comitati si sono lamentatati. Due consiglieri comunali hanno chiesto ai vigili urbani le registrazioni delle chiamate al  loro centralino per quella sera. I vigili tramite il comune hanno fornito le cassette. I suddetti consiglieri hanno reso pubbliche tali telefonate, anche in Consiglio Comunale.

E così che, senza neanche accorgersene, si arrivati sui giornali all’apocalisse:  “Pratello la disperazione al telefono” e “La notte d’inferno minuto per minuto”. 

Bisogna dire che le telefonate ai vigili esprimevano sicuramente un disagio reale: “si siedono sulla macchine, urlano, mi fanno paura, i cani, l’urina”. Ma basta questo per trasformare un bell’evento in un inferno? A ben guardare le telefonate sono state in tutto 14, quattordici, e molti urlavano nella cornetta che era la quarta volta che chiamavano. Il cremonese, poi, non ha saputo dire niente di meglio che “è stata una brutta notte che non deve più ripetersi, anche se nessuno poteva prevedere quel che e' capitato".

Ebbene, io qua non voglio dire – anche se lo penso- che probabilmente qualcuno dei “telefonanti” sia un “intollerante di professione”. Anzi, qua non voglio dire proprio niente. Voglio sapere piuttosto. Da cittadino anch’io. Voglio sapere quale modello di città, di Bologna ha in mente chi, perennemente indignato, urla sguaiatamente. Voglio sapere quale modello di città ha in mente chi da ascolto a chi urla. Voglio sapere perché i nostri amati comitati bacchettoni godano di tale e tanto spazio mediatico e politico da riuscire a condizionare e determinare le scelte amministrative della città. Voglio capire perché a Bologna debba essere puntualmente negato ogni spazio, ogni ruolo, ogni possibilità di espressioni alle nuove generazioni che, nonostante tutti i razzismi dei comitati, questa città la abitano e la animano a pieno titolo. Voglio sapere perché un evento come la Par Tot Parata non dovrebbe più ripetersi. 

Ma soprattutto, da oggi, voglio sapere i numeri. I numeri di telefono. Ho una voglia matta di telefonare. Ho fatto la ricarica al telefonino. Cinquanta euro. Li voglio usare tutti per chiamare i vigili, i pompieri, il 113, il sindaco, i consiglieri comunali, i caschi blu di Kofi Annan se sarà necessario. Li voglio usare per urlare indignato che una città vecchia, di vecchi, se non ha un’idea di futuro e sa solo indignarsi si spegne. Muore. E neanche tanto lentamente.

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lunedì, 19 giugno 2006


TUTTI IN CENTRO


Stamattina verso le 10, come una minoranza dei miei concittadini (mi riferisco a chi va a lavorare), sono salito sul mio scuter e mi sono diretto verso il centro. Strada pressochè deserta per un pò, ma sui viali inizia il casino. Uome vigilesse dirigono il traffico sostituendosi a semafori funzionanti, auto incolonnate, lavori evriuer con tre operai che lavorano e sette che si sostiutuiscono a semafori che sarebbe meglio esistessero, poi, finalmente, una delle vie più brutte di Bologna intasata di auto. Freccia a sinistra. Aspetto cinque minuti, volto e salgo in ufficio che almeno c'è il climatizzatore. Ma cos'è successo? Come mai tutto sto casino? Semplice. D'estate a Bologna ci sono sempre i lavori stradali, si sa, ma cantieri a parte, da oggi c'è una piacevole novità: le auto (pagando) possono entrare in centro*. Siamo al paradosso. NO allo strit reiv per un giorno, SI alle auto in centro tutti i giorni. L'ironica stending ovescion è d'obbligo. Esaudito un altro modestissimo desiderio: finalmente la gente potrà andare a lavorare in macchina. Si, ok, con l'abbonamentino uno può andarci tre volte al mese, tipo, che ne so... piove tre volte al mese, vado a lavorar in macchina quelle volte lì. Ottimo. Veramente una bella iniziativa ambientale. Questa città è troppo avanti.

* LA PROCEDURA: Chi è interessato ad entrare in centro dai varchi Sirio deve acquistare il pass nei centri ATCittà di via IV Novembre 16/a; via Rizzoli 1/d; piazza Medaglie d’Oro (Stazione); piazza XX Settembre (Autostazione) e alla cabina Lame (angolo Lame-Marconi). Il solo acquisto del ticket non dà, però, diritto all’accesso, sempre che dal call center diano il via libera. Infatti l’automobilista dovrà inviare il codice del pass e la targa del veicolo con un sms, via Internet o con una telefonata e attendere il messaggio di conferma. Una volta ottenuta, dovrà ‘grattare’ il tagliando evidenziando così la data di accesso e vi dovrà scrivere la targa dell’auto.Naturalmente il ticket dovrà essere bene esposto sul parabrezza per evitare possibili sorprese da parte dei vigili urbani.
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lunedì, 19 giugno 2006


NUOVI UMARELLS AVANZANO

Cosa fanno gli umarells quando si incontrano?
Chiacchierano.

E di cosa chiacchierano?
Di quando erano vivi.

Spiegati meglio...
Parlano di quando facevano qualcosa, della guerra, della miseria, di quando erano giovani e forti, quindi, della guerra, della miseria...

Non ti sembra un pò spietata come risposta?
No, mi sembra una risposta molto obiettiva. Le persone di tutte le età si incontrano e parlano del passato, ovvero di quando erano più vivi rispetto al presente. Tra quelli della mia età c'è chi parla sempre della scuola, degli amici di infanzia, dell'università, degli anni 80. Da bravi umarells ci si rifugia nel passato che ci para sempre il culo e rassicura. Capita a tutti. La mia generazione ovviamanete non può parlare della guerra con cognizione di causa, la mia generazione parlerà di quello che ha vissuto e guarderà il passato con i propri occhi giudicando gli avvenimenti del passato in modo diverso dalle generazioni che l'ha preceduta, perchè  diversa è la nostra sensibilità e diverso il contesto storico in cui ci troviamo a vivere...

Perchè questo inutile dialogo con me stesso? Così, tanto per introdurre il modestissimo evento di questa sera che vedrà protagonisti Diego Benecchi e Enzo Raisi. Per chi non lo sapesse, Benecchi è un ex lider del 77 oggi 55enne (eletto consigliere comunale nel gruppo 2 Torri-Ds nel 90) e presidente dell'associazione Nuovamente dove si occupa dei centri giovani, dell'economia e dei problemi sociali della nostra città. Raisi invece ha 45 anni, è stato vice segretario anzionale del fronte della gioventù, dirigente nazionale Msi, oggi è presidente provinciale di AN. Dal 2001 è deputato di Alleanza Nazionale. Due ex irriducibili nemici insomma, un pò come l'Uomo Ragno ed il Dottor Octopus, ma mi dispiace deludere i nostalgici ed i cultori dell'immobilismo, ora in ottimi rapporti e stasera alle ore 21, in macanza di partite di calcio interessanti, si incontreranno presso la federazione provinciale di An in viale Masini 18/c a parlare del loro glorioso passato. Curori neri e cuori rossi a confronto titola in pompa magna il Carlino del passato che avanza. Nuovi umarells avanzano sintetizza lo spettro
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venerdì, 16 giugno 2006


VIA DAL CENTRO

La prefettura risolve definitivamente il problema numero uno che attanaglia questa città: la street rave parade. La parata, anche senza tir  musicai, deve restare fuori dal centro storico e dai viali. Una decisione forte, gli umarells abituati da sempre a vincere applaudono, le regole base della modestissima democrazia (tutti hanno diritto di manifestare)  vengono capestate sotto gli occhi di tutti, la sentenza è stata scritta: il centro storico deve morire. Riuscirà il prefetto a tenere duro o finirà come sempre a tarallucci e ceres con una modestissima mediazione che lascerà insoddisfatti tutti (umarells compresi)?  Successo risicato invece per la potente lobbi degli omosessuali che potranno festeggiare il Ghei Praid (che poi si chiama Emilia Romagna praid)in piazza XX Settembre, ma solo fino alle 23.30.
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giovedì, 15 giugno 2006
Catalogo della mostra omonima organizzata all'Archiginnasio nel 2000 sui rapporti tra popolazione
e governo cittadino nell Bologna rinascimetale e barocca


LA NORMALITA’ DI BOLOGNA
(CHE COSA VUOL DIRE ESSERE NORMALI A BOLOGNA)

 
Navigando per raccogliere informazioni sul Bologna càpito su un testo che dice che Morandi ha “trovato ispirazione anche nella straordinaria sincerità di Bologna, nella spontaneità della sua gente, nella normalità dei suoi ritmi, in certi suoi scorci popolari e in certe sue strade un poco defilate ma nel cuore del centro cittadino e ricche di storia e di storie”.
A parte la banalità del testo applicabile di fatto a qualsiasi città, mi è caduto l’occhio sulla parola normalità riferito a Bologna. E ho pensato: ma quale mizzica è la normalità di Bologna?
Come Diogene Laerzio impugno la mia lanterna e vado sul mio amato Spettro per cercarla, questa normalità.
Trovo: i post più vari sul casino nelle strade, via del Pratello di notte oddio, fumare non fumare, rave “street” par tot parata o non rave “street” par tot parata, umarells e silenzio, chiusura Scandellara, feste e socialità, proteste e asocialità, commenti su commenti, indignazione, barricate, smadonnamenti e diplomazie...

Ma cos’è NORMALE a Bologna?

Una città silenziosa e un po’ spenta o una città viva ma sporca e rumorosa? Rimanere sempre nell’abitudine? Godere dei cambiamenti?
Perché molte volte, sapete, mi viene da pensare che normale e abitudinario/routine coincidano. Una città di autistici insomma, verrebbe da pensare.
E ancora:
stare chiusi murati in casa propria è normale (cioè stile pareti imbottite di manicomio personalizzate)? Strade silenziose dove non si muove una mosca è normale? (Si, nei film post bomba atomica di fantascienza) ? I tamburi e le canne in Piazza Santo Stefano sono normali? o lo è ”amores -maratona di danza e danza” in Piazza Maggiore? Gruppi di persone che si impegnano per un anno in laboratori gratuiti per la street parade è normale (e anche tutti i volontari che alla parata ci partecipano)? Protestare per qualsiasi cosa e lamentarsi per partito preso è normale?Non lamentarsi mai e prendere quello che dà la giornata è normale? Vecchi VS. giovani o giovani VS vecchi ma MAI vecchi E giovani è normale? Essere precari è normale? Essere a tempo indeterminato è normale?

CHE COS’E’ NORMALE, CHI E’ NORMALE A BOLOGNA, ME LO DITE, PLIS?
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mercoledì, 14 giugno 2006

Clicca qui

FIORI PAR TOT

C'erano i bambini, tantissimi; con lecca lecca e palloni.
C'erano degli umarells e delle zdaure vestiti da zigani che si facevano fotografare dai turisti.
C'erano le ballerine, quelle di polka, quelle di valzer, quelle di mazurka.
E c'erano i brigidini, le patatine, il croccante, lo zucchero filato, ogni sorta di pizza e focaccia.
C'era la banda di San Giorgio di Piano - che in queste occasioni non manca mai - a sputare nei fiati "Romagna Mia" e "Scariolanti".
C'erano facce pitonate e truccate, persone ragazzi signore agghindate decorate con nastri, lacci, elastici e bacchette.
C'erano tanti carri che lanciavano fiori alla gente e se gli stavi simpatico ti davano il mazzo intero.
C'era via Costituzione, via maresciallo Tito, via Ho Chi Min.
Per mesi e mesi c'erano stati ogni sorta di laboratori propedeutici, centinaia di persone e di bambini avevano preparato e allestito i carri.
Alla fine il tutto è stato bellissimo. Una notte intera di gioia a disposizione di tutti.
Il Corso dei Fiori di San Giorgio di Piano. Altro che Street Rave.

La foto-galleria >>>

testo liberamente adattato da un post di mello
postato da: Chavi alle ore 12:19 | Permalink | commenti (27)
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martedì, 13 giugno 2006


Nella foto: il mio salotto con divano e poltrona-letto


IL BOLOGNESE E LO SCROCCO LEGALIZZATO

Non ne sapevo mezza, ma un giorno leggo sul giornale che su internet esiste un network di gente che gira a scrocco sui divani e i letti degli altri. Tu dai disponibilità del tuo divano, la gente ti scrive email, poi arriva, dorme lì e se ne va. Tutto gratis. L’idea è che prima o poi farai tu la stessa cosa con qualcun altro. Sociologicamente si tratta di “scambio generalizzato”. Si chiama Couchsurfing (pron. Cauchsèrfin) ed è una di quelle geniali idee americane che Marcel Mauss avrebbe studiato a fondo. Gran bazza, penso, faccio due o tre foto a casa mia, mi collego, mi iscrivo, attendo. Ma già la sera l’agente K mi dice: “Ma che cazzo ti iscrivi a ‘ste robe? E chi ti viene in casa? E che cazzo te ne frega?”. Io provo a dire: “Mah, dai, si conosce gente nuova…”. E lei: “Ma che cazzo te ne frega di conoscere gente in quel modo?”. Mmmmh, non mi sentivo molto supportato e cominciavo a pensare che avesse ragione lei.

Nel giro di tre giorni mi arrivano tre richieste: due americani, un israeliano e una giapponese. Email su email su email: e se vengo lunedì, e se vengo martedì, e se vengo giovedì???? Rispondo per primi ai due americani, quindi gli altri devo lasciarli a piedi. Ci mettiamo d’accordo e finalmente martedì questi arrivano: avranno sì e no vent’anni, uno abbastanza cartola, ma coi brufoli, l’altro una specie di triceratopo semiafasico. Passo in stazione a dargli le chiavi di casa, poi devo andare a prendere Babu e gli dico: “Io stasera sono a casa perché ho il cinno, magari ceniamo insieme”. Sì sì, questi partono alla volta del Pratello e chi li vede più.

La mattina dopo devo alzarmi presto, quindi alle 7 e un quarto fuori di casa, ho giusto il tempo per vederli schiantati sul divano, chissà che ora avran fatto. Quando torno a casa il mercoledì sera trovo un biglietto del tipo: “Grazie mille, ma stasera cerchiamo un posto più vicino al centro così possiamo star fuori e ubriacarci. Ci sentiamo domani”. Bah. Non ho il loro numero di telefonino, il giovedì passa senza notizie, il venerdì mi mandano una mail del tipo: “Ci vediamo domani che ti diamo indietro le chiavi e ti paghiamo un drink?”. Io il sabato volevo andare al mare con Babu, quindi dico: “Ok, ma non torno prima delle sei”.

Vi risparmio l’incomunicabilità totale dei due giorni che seguono – ovviamente a casa mia non si sono più visti. Ci troviamo sabato sera in Piazza Maggiore in piena Par Tot Parata, i due sono gasatissimi, te lo credo, in tre giorni si son bevuti l’impossibile, si son sparati la maratona di danza in piazza Santo Stefano, la Parata e tutto il resto. Andiamo a RosaRose e ci facciamo un aperitivo, loro mangiano TUTTO quello che c’è, i camerieri già spazientiti per la Parata e gli assurdi che vengono dentro a pisciare non ci stanno credendo. Non riusciamo praticamente a dirci nulla, i due hanno la bocca troppo piena: “Eh sai, siamo studenti non abbiamo una lira”.

Mi danno indietro le chiavi, fanno una foto e buona notte. No, bella l’esperienza.
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domenica, 11 giugno 2006


PAR TOT PARATA


C'erano i bambini, tantissimi. C'erano trampolieri e giocolieri con cerchi e palline. C'erano dei tipi e delle tipe completamente nudi (quasi) tutti colorati di Blu che si facevano fotografare dai turisti. C'erano le ballerine, quelle africane, quelle di capoeira, quelle di pizzica. E c'erano i tamburi, i tamburelli, ciondoli, bastoni, ogni sorta di campane e strumenti musicali. C'era la banda Roncati - che in queste occasioni non manca mai- a sputare nei fiati "CIelito Lindo" e "Guantanamera". C'erano facce colorate e truccate, persone ragazzi signore agghindate decorate con nastri, lacci, elastici e bacchette. C'era una prato lungo e largo di carta colorato dalle bimbe che continuavano a disegnarci fiori. C'erano le strade di ogni giorno, quelle che si fanno in centro, quelle che "vai in centro a incontrare altra gente che va in centro". C'era Piazza Maggiore, via Indipendenza, Villa Angeleletti. Per mesi e mesi c'erano stati ogni sorta di laboratori propedeutici, centinaia di persone e di bambini avevano animato i corsi di "Clown Teatrale" o quello di "Rumori e Pupazzi".
Alla fine il tutto è stato bellissimo. Un pomeriggio intero di gioia a disposizione di tutti.
La Par Tot Parata. Altro che Street Rave.
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sabato, 10 giugno 2006


GIROTP

Quante volte siamo andati in giro per il mondo e ci siamo trovati a bordo di bus turistici a due piani  prigionieri consenzienti di  interminabili tur  cittadini che almeno ci davano un idea di che cosa stavamo visitando.
Quante volte spettinati dalla brezza ci siamo chiesti "Come sarebbe fare un bus turistico per le strade di Bologna" e quante volte ci siamo risposti "Che cazzata...".
Si, perchè che giro fai fare ai turisti su di un ipotetico bus turistico bolognese?
Ma ci sono poi i turisti a Bologna?
Cosa c'è poi da vedere a bordo di un pullman a Bologna?
Mi fermo qui, ma gli interrogativi potrebbero moltiplicarsi e mai e poi mai avrei potuto ipotizzare di vedere un bus turistico per le strette strade di Bologna, l'avrei reputata un'operazione inutile e fallimentare.
Sbagliavo. Proprio ieri, mentre stavo aspettando un discusso autobus, la mia attenzione è stata catturata dal nuovo servizio fornito dall'ATC denominato GIROTP.
Evidentemente qualche tramviere creativo è stato in vacanza all'estero e vedendo come si comportano le altre città europeee ha pensato di proporre e di realizzare una cosa del genere a Bologna.
"Geniale!" avrà pensato qualcuno che poi ha sganciato la pilla.
"Geniale!" penso, ma vediamo com'è l'itinerario:
  • STAZIONE
  • ARENA DEL SOLE
  • PIAZZA MAGGIORE
  • STRADA MAGGIORE
  • CARDUCCI
  • SANTO STEFANO
  • PIAZZA CAVOUR
  • GIARDINI MARGHERITA
  • SAN MICHELE IN BOSCO
  • ANNUNZIATA
  • VIA D'AZEGLIO
  • PIAZZA MALPIGHI
Costo del biglietto: 10 euro.
Tempo previsto per un viaggio intero: 50 minuti.
Il biglietto è valido per tutta la giornata e non è cedibile a terzi. Permette di salire e scendere dal bus a discrezione alle fermate Girotp, secondo gli orari previsti (Servizio "hop on - hop off" - sali e scendi dove e quando vuoi). Il turista può così soffermarsi a piacimento per approfondire la conoscenza dei luoghi per voi maggiormente interessanti.
Una bella idea?
Una gran cagata?
Finalmente qualcosa di "nuovo" in città...
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venerdì, 09 giugno 2006

clicca qui e vedrai!

OVVERO: LA 1000 MIGLIA DEI FLIPPER

Ho conosciuto pinballwizard grazie a questo blog.
Federico Croci è la memoria storica del flipper made in BO, l'archeologo delle palline d'acciaio; curioso, competente, pratico, un ciappinatore estremo che ne sa un tot e ama il flipper più di sè stesso.
Quando lo incontri, prima del tuo nome vuole sapere se hai una cantina con qualche flipper impolverato dentro.
Tante le qualità di questo ragazzo, possibile che non abbia un difetto?
Gli mancano gli agganci politici giusti, altrimenti avrebbe già realizzato il suo sogno: il museo del Flipper!
Dove, se non a Bologna, potrebbe nascere?

Ma di questo abbiamo già parlato, quello che mi preme farvi sapere è che domani sera ci sarà la 1000 MIGLIA dei FLIPPER, ovvero il Pinball Frunz.
Un'ottima occasione per avere vecchie e affascinanti "signore" a nostra completa disposizione, che si faranno toccare e muoveranno le pinne per noi; un cocktail fatto di luci, display, palle d'acciaio che rimbalzano e vintage estremo.
Facciamo sentire il nostro affetto e il nostro sostegno a Federico Croci, merita un premio chi si sbatte per la sua passione invece di incolonnarsi come tutti sulla via di Marina di Ravenna; per l'abbordabilissima cifra di 5€ avrete accesso al free bar, potrete giocare fino alla noia e soprattutto vivrete un sogno: tornare giovani per una notte, ai tempi delle vasche tra il Cadillac, il Galaxy, l'Antares e lo Stop.

Lo Spettro della Bolognesità ogni giorno fornisce enterteinment per impiegati a circa 6/700 persone; possiamo continuare a considerarlo tale oppure possiamo farlo diventare qualcosa di più serio e creativo.
Vi lascio con le parole del pittore Pavlidis:
Rimestiamo nel calderone e qualcosa di buono verrà a galla.
Del resto, Flipper non é anche un delfino?


PS: visto che è tornato bel tempo e il ritrovo è all'aperto, portate un'abbondante scorta di ANTIZANZARE

ALTRI MODESTI APPUNTAMENTI PER SABATO E DOMENICA

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mercoledì, 07 giugno 2006
Wi Fi Bologna Piazza Maggiore

SCENARI UAI FAI

Tra qualche settimana potremo finalmente navigare in Piazza Maggiore. "Chi se ne frega" diranno i solti noti abituèèèè alla lamentela. Dopo un decennio di silenzio, Bologna torna all'avanguardia e al grido di SPERIMENTAZIONE ti spara questo mega progetto. Un sogno elettrico si avvera. Gli impiegatucci (pur continuando a timbrare il cartellino) si sposteranno con i loro portatili sul crescentone a "lavorare", una telecamera sarà collegata al generatore di Beppe Maniglia e potremo assistere ai suoi concerti in striming sulla rete civica del Comune, da settembre sarà disponibile il podcast di Angelo Rizzi scaricabile dal portale I-Tunes, i cafoni con il cellulare saranno sostituiti dai cafoni che telefonano con Scaip, potremo navigare mangiando un tortellino da Tamburini o sorseggiando un bicchiere di vino all'osteria di Vicolo Ranocchi. Saremo sempre connessi, potremo legggere lo spettro ovunque, gli internet point chiuderanno tutti e ci saranno sommosse di piazza uai fai in cui la polizia caricherà i manifestanti a suon di virus. Sarà bello... il futuro è qui.
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martedì, 06 giugno 2006


NO MOR SCANDELLARA

Sui muri è tornata a fare la sua comparsa la pecora di , simobolo dell'estate bolognese altamente offensivo nei confronti del pubblico equiparato appunto a dei pecoroni, le rassegne estive ed i loro palinsesti ci segnalano che quest'anno ci sarà il cinema in piazza, l'estate del Baraccano, Vicolo Bolognetti, Cà de Mandorli etc. etc.
Il solito loop insomma (piuttosto che niente meglio piuttosto... a volte).
Dov'è la novità?
Non c'è... anzi una c'è: quest'estate mancherà Scandellara rock festival.
Ma come è possibile?
Semplice, non c'è.
Puff sparito dalla programmazione estiva routinaria.
Alcuni diranno era ora, altri diranno chi se ne frega, altri non se ne accorgeranno neppure, ma non è questo che ci interessa... Scandellara non c'è più, non so per quale motivo, ma non c'è più.
E' un dato di fatto.
Il pubblico di pecoroni senza memoria e senza spirito di osservazione accetterà supinamente le alternative note e sfogliando il librino con la pecora in copertina scoprirà che quest'estate ci sarà il cinema in piazza, l'estate del Baraccano, Vicolo Bolognetti, Cà de mandorli etc. etc.
Si tira la cinghia.
Ri-spar-mia-re.
Togliamo Scandellara allora.
Una buona soluzione?
E il pubblico di Scandellara, dove andrà quest'estate?
E i bolognesi fannno ... che meraviglia.
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domenica, 04 giugno 2006


AMICIZIE BOLOGNESI

Senza che nessuno ce lo avesse chiesto, un bel giorno siamo venuti al mondo e senza neppure accorgercene abbiamo respirato la particolarissima aria di Bologna che, insieme all'educazione dei nostri genitori, ci ha plagiato le menti e non poco.
Chi più, chi meno, abbiamo avuto le nostre frequentazioni forzate, c'è chi è andato all'asilo, c'è chi stava a casa e riceveva le visite degli amici di famiglia con allegati piccoli coetanei, c'è chi non vedeva nessuno, c'è chi stava con i nonni, c'è chi giocava in cortile, chi sul pianerottolo... insomma cominciavamo a conoscere gente nuova e non sapevamo che alcuni di loro sarebbero diventati gli amici di tutta la vita.
La maggior parte dei bolognesi di solito ha uno o più amici di infanzia con i quali continuerà a frequentarsi per tutta la vita e questo modo di relazionarsi rappresenta una piacevole costante di questa città stanziale dove si continua a vivere nell'illusione di nascere qui, studiare qui, prendersi una laurea qui e lavorare qui circondati dalle solite facce un pò come se si fosse dentro ad una puntata dei Simpson.
L'amicizia per il bolognese è essenzialmente questo: conoscersi da sempre e frequentarsi tutta la vita.
Da più tempo ti conosco, più siamo a mici... difficile per il bolognese dai venti anni in su ipotizzare di conoscere gente nuova, frequentarla e diventare amici..
Diffidenza?
Paura?
Boh!!!
Al bolognese piacciono le sicurezze, chi trova un amico a Bologna lo conosce da quando è piccolo, altro che tesoro...
Ma perchè un bolognese ad un certo punto della sua vita fa fatica a tessere nuove amicizie?
La Redasione dello spettro della bolognesità rappresenta una singolare anomalia.
Forse non tutti sanno che io, Pony, Max, la Sima, PIluto etc. etc. ci conosciamo da poco tempo, qualcosa più di un anno, eppure la sensazione che abbiamo ogni volta che ci vediamo è quella di conoscerci da sempre.
Che strano... essendo bolognesi, non siamo mica abituati a questo genere di  cose, noi siamo abituati a stare con gli amici della balotta storica, gli unici in grado di regalarci ambite oasi di sicurezza.
In totale controtendenza, noi della Redasione abbiamo trasgredito la quantitativa legge dell'amicizia bolognese che stabilisce che si è amici solo se ci si conosce da sempre e abbiamo pure conosciuto persone nuove con le quali siamo addirittura diventati amici.
Sembrerà strano, ma siamo ancora molto sorpresi.
Come siamo strani noi bolognesi capaci di conoscere persone nuove solo da piccoli.
postato da: maso_ alle ore 18:10 | Permalink | commenti (79)
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giovedì, 01 giugno 2006

Nella foto Google Earth: una delle case di Babu e la sua scuola materna

LA RIUNIONE DEI GENITORI

La riunione comincia quasi in orario, ci sediamo sulle seggioline dell’asilo (pardon, scuola materna) con le ginocchia in bocca e aspettiamo con terrore il responso delle maestre. Sei mesi fa, alla prima riunione, ci avevano detto che i nostri figli erano la classe più indisciplinata, chiassosa e maleducata che avevano mai avuto, e oggi la tensione è palpabile. Mi guardo intorno. Le mamme, a parte una, sono sfiorite, slabbrate, vestono come una zdaura di 60 anni. I papà, tre, sono assai svagati. L’unica mamma che ha un gran fisico di faccia è uguale a Paco Casal. In pratica i genitori si dividono equamente tra il tipo-Casa Vianello e il tipo-Desperate Housewives.

Nervosi discorsi nell’attesa dell’inizio. Comincia una discussione surreale sul caldo, che ucciderà sicuramente qualche bambino se non si fanno installare immediatamente i condizionatori d’aria o, almeno, un ventilatore a pale. Alcuni genitori raccontano di aver già sollecitato il Quartiere ma senza esiti. “L’avvocato” – che tutti chiamano così… mi sa che non ci devono essere molti laureati qui in mezzo – dice che scriverà una lettera ufficiale al Comune minacciando denunzie penali. “Faccio intervenire la Procura della Repubblica”, dice. Io sono un po’ stranito, da bambino ho fatto l’asilo in quella stessa classe e non ricordo nessun decesso per caldo. Forse l’effetto serra ha effetti più profondi di quanto non si creda.

Comincia la maestra di religione, o forse dovrei dire la mesta di religione (avete capito bene, in prima asilo si fa religione). Dice che si è trovata bene, che i bambini sono carini e che per lei è stata una bella esperienza. Rassicurati che per lei sia andato tutto bene, ci mettiamo l’elmetto, ginocchia in bocca, e attendiamo il diluvio. Magia! In questi sei mesi i nostri bambini sono diventati i più buoni, affettuosi, attenti e creativi del mondo!!! Certo, qualcuno a volte è maleducato, qualche altro non fa il riposino, uno è noioso, ma nel complesso sono ottimi. Una mamma piange di felicità.

La tensione si rilascia, e si comincia a parlare del cinno che suda, di quello che ha tre pretendenti – la maestra dice che i bambini sono sempre più precoci, io cito Freud e vengo guardato come un comico di Zelig. Si discute della gita (al Parco Zoo: la metà dei genitori non ha iscritto i figli) e del mangiare. Una mamma, sempre la stessa, dice che un giorno è venuta all’asilo a pranzo, ginocchia in bocca, per verificare che il cibo fosse buono. E non lo era: la pasta era scotta, il pollo mezzo crudo, i piselli le sono venuti su per tutto il pomeriggio. Io mi chiedo: ma cosa mangeranno a casa? Ostriche, zuppa di cipolla, cristalleria e posate d’argento, boeuf bourguignonne, Crystal, crema catalana. Chissà.

La riunione si trascina per un’altra mezz'ora, ginocchia in bocca, ma è evidente che ormai tutti hanno avuto ciò che volevano. Il cinno continuerà a sudare come una fontana ma almeno non è un mezzo delinquo, a quattro anni! Uscita, saluti, e poi tutti sul SUV verso le case condizionatissime, a piazzare i bambini di fronte a due ore di cartoni – sullo schermo al plasma, però.

Non so perché ma io tra questa gente mi sento un po’ un estraneo.
postato da: PonyLuna alle ore 10:38 | Permalink | commenti (105)
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