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lunedì, 24 luglio 2006


IL CALDO TRA PASSATO E FUTURO MIGLIORE
SENZA PASSARE PER IL PRESENTE
(in poche parole: Buone Vacanze)

D'estate fa caldo, da sempre.
Poi, ce ne dimentichiamo.
Qualche volta d'estate capita che venga a piovere e lo fa negli unici momenti di vita concessi alle persone, generalmente tra il venerdì e la domenica sera.
Giustizia divina?
Chissà... e i bolognesi accaldati si lamentano.
"Lavoro tutta la settima e venerdì piove", i modesti più spiritosi giocano la carta della "nuovola dell'impiegato", altri inveiscono contro gli dei, i positivisti si consolano con "questa pioggia ha rinfrescato l'aria". I soliti discorsi, le solite chiacchiere, le solite vite trascinate in attesa di un futuro migliore che quando arriva non è mai il futuro migliore e allora si attende un altro futuro migliore para toda la vida, in luuuuppp!
Poche pippe allora!
Quest'anno non piove!
Accettiamolo!
Fa caldo, c'è poco da fare, chi ha la possibilità di fare lo straordiario pagato condizionato dall'aria lo faccia, chi ha la fortuna di non lavorare se la goda invece di cercare lavoro a luglio che poi se va male lo assumono pure e ad agosto deve far finta di lavorare!
Futuro migliore dicevamo, non è questo che qui a Bologna cerchiamo sempre ?
E allora cogliamo il futuro migliore a settembre, anzi, dopo che è finita la festa dell'Unità al Parco Nord, perchè è da lì che inizia il futuro fatto di vero autunno con le solite trascinate lamentele da vero autunno, con la solita modesta attesa del ponte di San Petronio che magari si prende pure il volo Raian Er e si vive qualche giorno di più.
Merda che caldo!
Si, ochei... d'estate ha sempre fatto caldo, non c'è bisogno che i telegiornali ci raccontino che il è un pò vuoto, che bisogna bere tanta acqua, che quelli con le malattie cardiovascolari sono i soggetti più a rischio insieme agli anziani (nessuno dice i vecchi, agli anziani...) e ai bambini lasciati ad asciugare al sole alle 2 del pomeriggio nella piazza del centro commerciale Meridiana.
Fa caldo!
E mò?
Meglio... ci manca solo che faccia freddo, è agosto!
Ci siamo dimenticati che sei mesi fa agosto era il nostro futuro migliore, lo abbiamo aspettato tutto l'inverno (lamentandoci per il freddo), poi è arrivata la primavera (lamentandoci che non c'è più la primavera di una volta), poi è arrivata l'estate, l'agognato futuro migliore è qui e noi cosa facciamo?
Ci lamentiamo che fa caldo.
Aaaaaaaaaaaaagh!
A Bologna siamo fatti così, ci lamentiamo e se non abbiamo la possibilità di farlo troviamo il modo di farlo, tanto il bolognese qualcosa che non va bene lo trova sempre ed è sempre colpa di un generico qualcun altro.
Un bel passatempo... che caldo però!
Ochei, basta!
Con un caldo così non si può stare al compiuterrr a parlare di caldo che poi se ne parliamo ancora mi viene ancora più caldo e poi, quando si comincia a parlare del caldo vuol dire che proprio non c'è più niente da dire, quindi meglio fermarsi qui e darci appuntamento a settembre per raccontarci cosa non è andato bene nelle vacanze.
postato da: maso_ alle ore 11:32 | Permalink | commenti (73)
categoria:maso
venerdì, 21 luglio 2006

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PAB 2000 CRONICOLS

Drin, driiiiiiin (squilla il cellulare). Max bartender si chiede chi può essere che lo chiama mentre sta per infilarsi sotto la doccia!

R. Pronto Macs sono Rino del Pub 2000.
Quand'è che venite a trovarmi?
Io ti aspetto, è da una settimana che dici che vieni....

M. Vengo, vengo. E' che non sono stato molto bene.
Mi ha detto il medico che ho le papille gustative interrotte, poi c'ho il gomito che fa contatto con il piede ....
Insomma, una cosa pesissima!


R. Ascolta ma è vero che Maso è un ex-sessuale dichiarato?

M. Sì è vero, ma non ti preoccupare non è contagioso.

pab 2000: il sito | pab 2000: il blog | Mappa per il pab

Lo spettro della bolognesità è un blog in costante divenire.
Oggi fa caldo, gli impiegati tra poco andranno in ferie e le visite cominciano a calare; noi ci rinfreschiamo presentandovi un nuovo redattore: Rino del pab 2000
Chi è Rino?
Cosa fa Rino?
Quanto è alto Rino?
E' vero che Rino è un campione di minimoto?
Sì e la parcheggia sul bancone per paura che gliela rubino
Ve ne avevo già parlato ma voi non siete stati attenti; se ne riparlerà nelle pab 2000 Cronicols pubblicate sullo Spettro una volta a settimana (forse).
Per ora accontentativi di sapere che il pab 2000 diventa il locale ufficiale dello Spettro con iniziative sborone a cadenza casuale. Oggi vi ho regalato la prima pab 2000 cronicols

W Rino, W il pab 2000

postato da: Chavi alle ore 13:01 | Permalink | commenti (26)
categoria:max bartender
giovedì, 20 luglio 2006

gallipoli

Quando dici la vita…

L’anno scorso, in agosto, ero in giro per Lecce e vedo “quello là dello spettro della bolognesità”. Poi lo rivedo a Gallipoli e ci facciamo una foto insieme. Lui ci fa un post che campeggia tutto agosto nell’home page dello spettro.

Così parla di me:

“In queste mie tre settimane on ze roddd ad esempio, mi è capitato di incontrare l'individuo ritratto nella foto per ben due volte in due differenti località (Lecce e Gallipoli). Per chi non lo conoscesse, questo era il boiz che durante il nostro incontro sulla Bolognesità alla Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno, era intervenuto parlando degli studenti fuorisede che venivano a Bologna e andavano a suonare da Guccini.”

Ora “quello là dello spettro” è un mio caro amico e scrivo anch’io su queste pagine.

Quando dici la vita…

Quando vidi “quello là dello spettro” in giro per il Salento provai un senso di rivalsa. Dopo tanti anni in cui ero stato additato come fuorisede a Bologna, finalmente trovavo uno dei maggiori rappresentanti felsinei in Salento. Ed era lui il fuorisede. Era in realtà uno dei tantissimi che si dilettano in estate in un

 

TOUR SALENTINO PER FUORISEDE (BOLOGNESI)

Prima di tutto bisogna dire che ogni Bolognese è stato in Salento. Ontranto, Leuca, Porto Cesario, l’entroterra del Capo sono le mete più ambite per gli over trenta. I più giovani e fricchettoni invece non possono proprio mancare al frikkettonissimo campeggio “Malepezza” di Torre dell’Orso (e relative dance hall punk-reggae sulla spiaggia) per poi, finita la pilla, dedicarsi al campeggio selvaggio presso i laghi Alimini.

Il bolognese in tour salentino ritorna bambino. È eccitato dal “caffè in ghiaccio”, dal mare naturalmente, dalle friselle e dai pasticciotti (dolci locali). Il bolognese in Salento si stupisce di tutto, del paesaggio, dei paesini, della gente a volte fiera a volte educata. Ciò che però fa andare davvero fuori dai coppi il bolognese in Salento sono le sagre e la pizzica.

La sagra dell’anguria, la sagra “te lu purpu” (del polipo), la sagra della “cozzeddha pizzicata” (lumaca piccante), la sagra “te lu mieru” (del vino), quella “della marangiana” (melanzana), della “muddhica” (non ho mai capito cosa sia) sono per il bolognese eventi intensi, che difficilmente dimenticherà quando, tornato a Bologna, saprà snocciolare a memoria almeno venti nomi di paesini del Salento.

La pizzica poi. Io ormai la odio, se la sento scappo. I bolognesi, invece, le donne soprattutto, guardano anche per dieci di ore di fila i tamburellisti suonare quelle solite quattro canzoni. Li guardano come potrebbero fare con i “Buena Vista” di Compai Segundo. Molti si cimentano anche con il ballo uomo-donna magari con donzelle locali o col ballo uomo-uomo detto anche “danza delle spade”. Alcuni fanno anche corsi appositi in inverno per far bella figura nelle sagre salentine.

Quelli come me invece, sono ormai apolidi. Fuorisede a Bologna e Milanesi (sopra Firenze sono tutti milanesi) a Lecce. Quando ci chiedono “ma tu sei di Lecce? Ma di Lecce-lecce? ”facciamo sì con la testa. Non c’è ancora nessuno in Salento, però, che chieda ai bolognesi se sìano di “Bologna, ma Bologna-Bologna?”. Così come non c’è nessuno, per quanto ne sappia, che abbia organizzato dei corsi invernali di liscio per far bella figura ad agosto sulla Riviera Romagnola.
postato da: mello alle ore 09:45 | Permalink | commenti (103)
categoria:mello
mercoledì, 19 luglio 2006


I CINNI SCURZONI

Più volte in questo blog abbiamo parlato di cinni scurzoni e più volte non siamo stati capiti a causa del nostro meta linguaggio bolognese poco fruibile a chi non ci segue assiduamente. Bene, in questa giornata di metà luglio dove molti impiegati sono già al mare per poi tornare ad agosto a raccontarcela di macomesistabeneabolognaadagosto, noi vi spieghiamo una volta per tutte chi sono i cosidetti cinni scurzoni e per fare questo ci faccimao aiutare dal nostro consulente legale di fiducia l'Ora di Icio, unico lminare vivente specializzato in cinni scurzoni

  • Essere cinno scurzone non è uno stile di vita in sè, o una moda giovanile o un nuovo aggregato in cui i giovani si identificano ( punks, skinheads, ravers ecc.) ma uno status legato all'aspetto fisico, aspetto non sempre scelto.
  • Il cinno scurzone è sovrappeso, molto sovrappeso, ai limiti dell'obesità, da qui si deduce che il cinno scurzone è in crescita numerica, figlio del benessere e degli ogm, non immagino un cinno scurzone nell'immediato dopoguerra o un cinno scurzone nella fascia subsahariana.
  • Il cinno scurzone ha la faccia tonda e i capelli a spazzola, preferibilmente biondi.
  • Il cinno scurzone a gli occhiali con la montatura grossa e scura di forma quadrata o leggermente tondeggiante, porta i pantaloncini corti in modo che le gambe strabordino.
  • Il cinno scurzone non è sveglissimo e spesso è preso in giro dai compagni di scuola, fondamentalmente è buono.
  • L'aspetto è quello di uno che molla delle grosse scurze, anche a causa dell'alimentazione ricca di dolciumi, merendine e hamburgers, da cui appunto cinno scurzone.
  • Infine il cinno scurzone da grande lavora nel terziario, ma senza incarichi di prestigio.

Spero di essere stato esauriente, disponibile comunque per approfondimenti e/o chiarimenti - Ora di Icio

 
postato da: maso_ alle ore 10:42 | Permalink | commenti (106)
categoria:maso
martedì, 18 luglio 2006


I SENSIBILI, GLI INSENSIBILI
E LE DROGATE

In questa città (come in altre), molti giovani hanno la possibilità di non lavorare. I più coerenti, quelli con una maggior percezione del proprio , non lavorano proprio e se ne stanno a casa, ancor meglio se non insieme ai genitori, i più sensibili invece vengono colpevolizzati da genitori insensibili e addirittura costretti a trovarsi un lavoro. Di fronte a pressioni così contraddittorie i sensibili di turno sperimentano professioni più o meno subalterne, ma dopo una settimana, giustamente si stancano e mandano a cagare il datore di lavoro di turno fornendo il buon esempio all'esercito dei modesti che rimarranno a subire di tutto. Individui sensibili che verranno ricordati come eroi, ma gli eroi muoiono sempre, così si consolerà lo sconfitto di turno più sensibile. E se lo scriverà nello scrinseiver. Questo manipolo di eroi sensibili tornerà a casa, crederà di averla fatta franca ciampi, ma ormai i genitori insensibili hanno deciso che devono andare a lavorare e guadagnare un casino di soldi. Terribile. E il bello è che ci riescono. Come? Di solito gli insensibili bolognesi scelgono la strada più semplice e indirizzano il figlio/la figlia ad una delle tre professioni clù che questa città (e forse altre) offrono:

- taxista
- edicolante
- tabaccaio


Sono professioni semplici semplici, comprabili, lavori in proprio con rischio di impresa irrisorio e tanti soldi con sbattimento irrisori per gli insensibili, ma non per i sensibili che senza volerlo si trovano proiettati nel fantastico mondo del lavoro senza desiderare di avere un lavoro. Terribile. Ogni vittima ha il suo carnefice, l'eterna lotta tra sensibili ed insensibili. Nel giro di pochi giorni, i sensibili si trovano immersi in situazioni non volute senza via di fuga, mentre gli insensibili possono finalmente raccontare agli amici che il figlio/la figlia è andata a lavorare ed ha aperto un'attività in proprio. Ogni sensibile si troverà ad affrontare inaspettati nemici non voluti da abbattere quotidianamente, nel giro di poche settimane i primi problemi di salute psicosomatici si impossesseranno di lui, molti di loro moriranno a 55/60 anni indossando una  felpa della naik mentre fanno futing ai giardini margherita. Altro che eroi. Il taxista si troverà a combattere contro gli extracomunitari, l'edicolante combatterà contro i collezionisti di inserti, ma i nemici più terribili li dovranno combattere  i tabaccai e sapete di che cosa sto parlando, nonfate finta din saperlo. Sto parlando delle  vecchie che giocano al lotto. Sono tantissime, molte più degli umarells, sempre sole, arriviste incarognite, adoratrici del risparmio autogestito sotto al materasso eminflex, donne desiderose di vincere milioni di euro dei quali non saprebbero cosa farsene... ma cosa importa? L'impotante è giocare. Queste zdaure le puoi trovare a qualsiasi ora, in qualsiasi tabaccheria con un foglietto in mano che ordinano al tabaccaio sensibile di giocare 5 numeri sulla ruota di Firenze. I soliti numeri, gli stessi da quarant'anni, senza mai aver vinto nulla... ma loro se ne fregano, insistono e fanno pressioni al Governo perchè si giochi tutti i giorni. Drogate! Ecco cosa sono queste zdaure spesso responsabili della morte dei propri mariti a soli 85 anni e ancor più responsabili delle malattie nervose dei sensibili tabaccai. Terribili. Da qualche giorno l'esercito delle vedove (e non) si accalca nelle tabaccherie a chiedere delucidazioni sul Lotto istantaneo pubblicizzato dl testimonial Lello Arena, l'unico testimonial in grado di non spiegare chiaramente di che cosa si tratta, ma per questo ci sono i tabaccai sensibili e le zdaure (insensibili) lo sanno benissimo. Ragazzi, siamo di fronte ad una vera e propria emergenza. Si parla tanto di caro euro, soldi che non ci sono più e queste idrovore giocano al lotto con i soldi della pensione o ancor peggio, con i soldi guadagnati dalla vendita di una melanzana eternit  coltivata da un umarell nel proprio orto favelas davanti al Virgolone. Fermiamole prima che sia troppo tardi!
postato da: maso_ alle ore 11:20 | Permalink | commenti (42)
categoria:maso
martedì, 18 luglio 2006


IL CREMONESE NON GIOCANTE

In questo post si parla di un immaginario sindaco eletto in un'umida città dell'emilia-romagna dove fa freddo in inverno e d'estate si soffoca, premessa inutile visto che una cosa del genere nemmeno un matto....

Gaetano fin da bambino impara cosa significa non essere amati, infatti, all'ombra del Torrazzo, è lui il cinno scurzone che tutti lasciano in disparte;  se si decide di giocare a calcio lui, bene che gli vada, porta il pallone e rimane tutto il tempo a guardare la partita dalla panchina.
Purtroppo crescendo le cose non migliorano, tutti capiscono che la captatio benevolentiae non è nelle sue corde e per trarlo d'impaccio lo paracadutano in una città sicura della Rossemilia dove si spera possa fare pochi danni; appena arrivato vuole far capire a tutti che l'aria è cambiata - spalleggiato dal motto "Da Bologna (io) a Bologna (noi)" decide di vestire i panni del difensore dei deboli contro i poteri forti della città: i lavavetri pachistani......

L'elettorato di questa fantomatica città di umarells è in tripudio, il popolo degli orti non riesce a capacitarsi di tale manna piovuta dall'oltrepo lombardo ma lui vuole strafare: nessuno deve fare casino dopo le nove di sera perchè la gente va a letto presto che il giorno dopo deve andare a lavorare.
Ti piace la trasgressione e ti vorresti fare una piccantissima pizza d'asporto alle nove e mezza?
Non puoi, non è legale - sei un teppista!

Come in tutte le favole entra in gioco il malvagio, in questo caso sotto le spoglie di un crudele ministro, tanto tirchio che anni prima quando ordinava le pizze non lasciava mai la mancia (chiedete lumi a Maso).
Dopo aver litigato tutto il giorno per non lasciare nemmeno a quei cattivoni dei taxisti la mancia, realizza che la crescita del P.i.l passa anche attraverso la liberalizzazione dei commerci notturni e quindi decide che: "I fornai potranno vendere pane e pizza anche durante la notte e i clienti potranno consumare direttamente nel loro negozio, cose ora non permesse".

Nessuno vide più Tano, ma si vocifera che nelle notti di luna piena si senta ancora una voce che grida:
Piove farina (della pizza), governo ladro!
postato da: Chavi alle ore 00:50 | Permalink | commenti (47)
categoria:max bartender
lunedì, 17 luglio 2006


ANGELO' - UN LAVORATORE ATIPICO

L'ambizione del bolognese sano da sempre è stata quella di non fare un cazzo se non godersela, ma se uno è costretto a lavorare per vivere ecco qui un prezioso decalogo del teik it isi:

1) Non c’è modo di realizzarsi in questo tipo di struttura lavorativa
2) E’ impossibile cambiare il sistema
3) Quello che si fa non ha in verità una grande rilevanza
4) Accettare nuove responsabilità significa solo complicarsi la vita
5) Le posizioni piu basse della gerarchia lavorativa consentono una maggiore libertà di vita
6) Non vanno avanti i piu meritevoli ma i piu segnalati ed apparentati
7) Lo stipendio a fine mese è l’unica cosa che effettivamente conta
8) Punta a collocarti al posto giusto, poi si possono tirare i remi in barca
9) Gli unici che lavorano sodo sono quelli con il contratto a termine
10) Convinciti che l’organizzazione aziendale che scandisce i tuoi comportamenti lavorativi è imperfetta e non puo durare in eterno

Ora i modesti diranno: "E chi deve lavorare per vivere e non ha alternative come fa?"
Basta fare come Angelo'

Angelò è un personaggio noto a Piazza Grande e a Bologna in generale. Lo chiamano anche il Freak. Perché? Se lo vedete capirete. E non basterebbe forse un libro per raccontare il personaggio Angelò, la sua faccia, le sue lunghe ossa, i suoi capelli, i suoi vestiti e soprattutto la sua parlata: una lingua che mescola italiano, francese e napoletano. Una volta mi ha raccontato un pezzo della sua storia: che parte da Napoli e continua qui a Bologna, ma passando per la Francia, Parigi, dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza. Di modi di guadagnare qualche soldo Angelo ne conosce molti: in collegio ha imparato molti tipi di artigianato; ha fatto mille lavori: manovale, agricoltore, muratore e anche becchino. È alto e magro Angelo, ma ha ancora una gran forza fisica che gli deriva, dice, da quei lavori. E’ stato un diffusore storico di Piazza Grande, nonché vero e proprio  “uomo immagine” dell’Associazione; è un esperto di borse lavoro e pensioni d’invalidità, ma anche di dormitori, centri diurni, pulizie. Inoltre riesce a farsi dare un lavoretto a serata in tante manifestazioni estive della città… perché dà una mano a sistemare i tavoli sì, ma soprattutto perché, come si dice a Bologna, ha anche una gran “cartola”.

Ma, se è possibile, Angelò ha fatto lavori anche più divertenti da giovane. Come per esempio il gigolo per signore. Proprio così: è successo quando viveva a Parigi, aveva 18 anni appena, ma come è potuta cominciare una simile attività? “mi trovavo davanti ad un certo locale dove altri ragazzi facevano questo lavoro di accompagnatore per signore sole. Una sera una ricca signora mi paga da bere, ci siamo presentati, conosciuti e abbiamo concluso la serata nella sua stanza d’albergo. La mattina dopo, in una splendida colazione d’albergo, trovo un biglietto per me con dentro una grandissima somma in denaro. Sono tornato allora in quel locale per ringraziarla, ma lei ha fatto finta di non conoscermi. Ci sono rimasto un po’ male, ma intanto la voce era girata fra queste ricche signore di Parigi: è da quella sera che è cominciato questo giro. Una volta sono partito con una ricca signora e sono stato in giro senza tornare a casa per sei mesi.” A quell’età Angelo era sicuramente elettrizzato da quella vita, ma con gli occhi di oggi vede come, purtroppo, anche quell’esperienza lo ha portato a conoscere alcuni vizi che gli sono poi costati non poco.

 

Peccato che queste forme di lavoro non siano riconosciute dall'Inps, il P.i.l andrebbe alle stelle - forse...

postato da: Chavi alle ore 18:11 | Permalink | commenti (17)
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giovedì, 13 luglio 2006


L'ANGELO GUERRA
(O SERRA)

Visto il successo del caso delle tre sorelle, ecco un nuovo caso per lo spettro giunto or ora in redasione:


Nel 1978, avevo 7 anni e sono caduta rompendomi il gomito del braccio destro... in lacrime mi hanno portato al Rizzoli, mi hanno messo un chiodo nel braccio e mi hanno lasciato sola, senza la mia mamma ed io mio papà, con un braccio appeso sopra la testa in un letto in una camerata di 15 bambini.... hanno mandato via i miei genitori, non li hanno lasciati con me... non facevo altro che piangere ed anche le infermiere mi sgridavano perché urlavo... mi ha aiutato un ragazzo di due anni più grande di me (di cognome faceva guerra o serra....) che continuava a rassicurarmi dicendomi che vedeva i miei genitori fuori dalla porta e che dovevo stare tranquilla... vorrei ritrovarlo per ringraziarlo personalmente, dopo tutti questi anni, per avermi fatto superare il peggiore momento - nonostante tutto - della mia vita...

GASP... sto per mettermi a piangere.... aiutami masoooooooooooooooo ;O))
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giovedì, 13 luglio 2006


CHE FINE AVRANNO FATTO
LE TRE SORELLE BOLOGNESi?

Giunge in redasione una imeil di Silvio, nostro lettore silente from Napoli (Italy), ma residente a Bologna. Silvio ha 35 anni ed è alla ricerca di tre misteriose sorelle bolognesi conosciute nel 1980. Silvio si è rivolto a noi e lo ringraziamo, ma ora vediamo di aiutarlo. Chi sa parli! Lo spettro come Chi l'ha visto?. Lo spettro come Carramba che sorpresa! Ah, lo sapevate che Raffaella Carrà è di Bologna?

Non ricordo più che estate fosse…erano gli anni 80……e forse era proprio quella dell’80, quella del nefasto 2 agosto. Ero in vacanza in Calabria al camping pineta di Sibari, quando ho avuto il mio primo contatto con il mondo bolognese, per la precisione con tre sorelle Pamela, Arianna e Luna.
N.B avevamo solo 10 anni…e a quell’epoca non si era precoci…almeno io di sicuro no….
Comunque sia si trascorse l’estate insieme scherzando, facendo giri in bici, litigando…insomma divertendoci….finita l’estate….finito tutto.. almeno così credevo…..infatti dopo pochi anni ( 2 o forse 3..non ricordo) ci siamo ritrovati nello stesso posto…….leggermente cresciuti, ma non tanto…..anche in questo caso..passato il santo è passata pure la festa….e di loro nessuna traccia, nonostante le solite cose che ci si dice prima di salutarsi.
Ma adesso che sono in questa famosa BOLOGNA, perché non provare a ritrovarle? Anche per lo sfizio di farlo o di provare a farlo…cavolo in fondo Bologna non è grande come Napoli o Milano…ed alla fine ci si conosce tutti (anche se solo di vista)…so che è la fiera del luogo comune…..ma hai visto mai che succede!!!!!
Alcuni dettagli….sono pochi lo riconosco: Delle 3 ricordo meglio Arianna che mi era coetanea (moretta con lentiggini) e che tifava in modo sfegatato per l’allora SINUDYNE (ahia quanto tempo), inoltre ricordo anche la loro macchina una ford Taunus color marrone chiaro ed il papà un tipo con la barba rossa.
Di + proprio non ricordo…ma se caso mai doveste conoscerle (troppo mazzo) o comunque credere di consocere….beh faciteme sapè.
Ciao.

Silvio
postato da: maso_ alle ore 14:53 | Permalink | commenti (27)
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mercoledì, 12 luglio 2006


LA NOTTE DEL 9 LUGLIO

"Noooooooooooo" questo è quello che ho pensato quando ho scoperto che il 9 luglio, giorno della finale Italia - Francia, dovevamo suonare a Scandella Rock.
"Ma come si fa a suonare in un'occasioe del genere?"  pensavo, ma ormai il danno era stato fatto e dire di no agli amichetti Pecos e Sandro Piu mi dispiaceva, sono fatto così.
Vengo a sapere che a Scandellara hanno montato il supermegaschermogigante e mi accordo per suonare prima della partita e così sarà.
Mezz'ora intensissima, pubblico entusiasta nonostante la frenesia  pre-partita e applausi scroscianti per  Pacciani è un brav'uomo realizzata a velocità raddoppiata visto che stava per iniziare il mecccch.
Si parte.
Bevo due birre medie, mangio patatine e le mani mi puzzano di formaggio.
Vado al cesso a lavarmele, torno e aveveno annullato un gol.
Ach.
Prendo un'altra birra media e fumo passivamente una quarantina di sigarette e altrettante sigarette corrette.
Siamo ai supplementari.
C'è chi si dispera, tutti offendono i francesi, altri offendono pure gli italiani e come niente fosse inizia la lotteria dei rigori.
Emozioni a profusione.
Entusiasmo.
Campioni del mondo (loro).
Sfrecciamo in scuuuter e percorriamo via Massarenti che è già piena ci umarells e cinni scurzoni festanti ai bordi della strada, davanti ad una pizzeria c'è chi tira dei raudi, fermo al solito semaforo all'incrocio con i viali davanti a me una macchina con il baule pieno di cinni scurzoni festanti e poi via verso la modestissima San Vitale affollata di pakistani nucleari in festa, uno dei quali con un sorriso mi allaga di birra il parabrezza.
Fine della corsa, tre uome vigile bloccano l'accesso al centro, ma se volessi potrei passare da dietro, ma mi accontento di parcheggiare in Piazza Aldrovandi.
Proseguiamo a piedi.
Segretarie di giorno, tifose di sera quando lo sono tutti, cantano POPOPOPOPOPOPO senza sapere che da qualche parte del mondo vivono e miliardificano i Uait Straips.
Ancora uome vigile intente a bloccare piccoli interstizi.
Finalmente sotto le due torri, che casino, via Rizzoli pullula di gente, San Petronio, sconvolto li osserva.
Tutti sono contenti, tutti i problemi della settimana appena trascorsa sono svaniti grazie al gol dell'anonimo Grosso, le canzoni che si cantano sono due:

1) POPOPOPOPOPOPO
2) La mamma di Zidane è una puttana

C'è poco spazio per la fantasia, è evidente, ma si festeggia ugualmente tra cocci di bottiglia, gente che si arrampica sui segnali stradali, sulla cabina per fare le fototessera, sulle fermate dell'autobus alla faccia dello Street Rave.
Osserviamo, provo a scattare qualche fotografia, ma di sera non vengono bene e io non sono un fotografo.
Giretto in Piazza Maggiore, un bambino lancia una bottiglia e i genitori sono contenti di lui, un gruppo di padri di famiglia (non so se onesti) protegge il Nettuno transennato, le due canzoni continuano ad aleggiare nell'etere, in Via Ugo Bassi  ci sono i fuochi d'artificio... è tutto incredibilmente bello, un casino così non lo avevo mai visto, gli umarells se ne sono andati tutti a letto tranne uno che scorazza insieme ad alcuni giovani su un cassonetto spinto ad altissima velocità da altri giovani.
Sul tetto del Monte dei Paschi di Siena, non so come, sono saliti alcuni ragazzi ed una ragazza che comincia a spogliarsi mentre tutti cantano POPOPOPOPOPOPO , ma il più originale di tutti grida "Sei una troia!!!!".
Scorgo tra la folla gente che non vedevo da tempo che provo ad evitare accuratamente, tra loro spicca la presenza di un amico di infanzia che felicissimo canta "La mamma di Zidane è una puttana" vicino  a lui, un'immobile fidanzata dai tratti Caraibici recentemente colonizzata.
Ancora Via Rizzoli, incontriamo Alessandroid, il tasso alcolico è elevatissimo, giovani extracomunitari ubriachi si mischiano tra la folla festeggiando tra di loro e gli italiani li evitano accuratamente, tutti cantano POPOPOPOPOPOPO.
In Piazza di Porta Ravegnana ascoltiamo per l'ennesima volta le due canzoni, poi ci incamminiamo per Via Zamboni dove davanti al Transilvania una folla eterogenea canta POPOPOPOPOPOPO su una base techno, incontro Pinball Wizard e si va verso Piazza Verdi.
Foto, foto, ancora foto, ma vengono male.
In sottofondo Ui ar ze ciempion dei Quin volume 160.
Una ragazza con una parrucca azzurra tiene in mano uno striscione "Non avete il bidè".
Mi fa ridere.
La fotografo.
Lei si mette in posa, la foto viene male e una folata di vento deturpa la scritta,.
"Hai una sigaretta?" mi chiede.
"Teticonosco... sei Maso! Metti la foto sul blog!".
Sigaretta offerta, niente foto sul blog, si prosegue verso la degradata Piazza Verdi che stasera è il luogo più tranquillo del centro storico, solita scarpinata in Via Petroni evitando dozzine di merde di cane e finalemnte a casa.
Sui viali ancora casino.
POPOPOPOPOPOPO.
Basta poco per essere felici!
Hanno vinto loro.
Sul serio.
Poi viene il lunedì, masse di persone gioiose proseguono i festeggiamenti dietro qualche scrivania alimentandosi di notizie fresche fresche di nottata, si sentono campioni del mondo.
Su Skype incontro Francesco che mi dice: "Ieri sono andato in centro, una volta tornato dalla campagna, per vedere l'andazzo...hai visto il supercasino? sono riuscito ad arrivare solo fino a inizio ugo bassi (dove c'è sala borsa) il resto era troppo ammucchiato! eppure stamattina mi sono alzato triste"
postato da: maso_ alle ore 16:53 | Permalink | commenti (66)
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mercoledì, 12 luglio 2006

Nella foto: il parco dove Nello incrociava lentamente nei suoi ultimi anni

E' MORTO NELLO

Nel falansterio a 36 famiglie dove abitiamo ora io e Babu è avvenuto un lutto gravissimo.
E' morto Nello

Nello era un umarell dei più pesi, uguale a Macario, perennemente vestito con un giubbottino di pelle nera alla Fonzie. Quando ero piccolo Nello aveva un Ape Poker grigio come unica macchina, e la domenica prendeva su con la moglie, vestiti benissimo, e via con l'Ape Poker, non so dove andassero, a ballare, a mangiare o forse dai parenti.

O forse andavano a Oliveto, perché la cosa più incredibile è che nel palazzone stile periferia della Barca c'erano tre, e dico tre, famiglie che avevano casa ad Oliveto. Ora, Oliveto, per chi se ne fosse dimenticato, è un paesello sopra Monteveglio (oppure: sopra Stiore, che a sua volta è sopra Monteveglio). Mentre Monteveglio è la patria di uno dei geni nazionali, Gian Pietro Beghelli, quello che spegne la luce, Oliveto è la patria della festa della saracca. La cosa incredibile è che Oliveto ha trenta case, e un buon dieci percento era occupato da gente del mio palazzo – probabilmente la causalità è inversa, ma fa niente: era il mio palazzo a essere una colonia di olivetani urbanizzati.

A me Nello piaceva un casino. Lo voglio ricordare perché un giorno mi disse una frase davvero mitica, la quintessenza dell'umarell. Mi disse:

Passiamo la vita ad ammazzare il tempo, e alla fine il tempo ammazza noi.

Ciao Nello.
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martedì, 11 luglio 2006


LIQUIDAZIONE TOTALE

Il 7 Luglio sono cominciate le liquidazioni a Bologna e provincia, l'evento è sempre molto apprezzato dal bolognese che ci vede la possibilità della bazza; anni e anni di lavaggio del cervello a forza di 3x2 e vendite sottocosto da parte di ipermercati e affini non hanno scalfito il fascino di questo evento ancora molto gettonato, Euro permettendo.
Nel passato di Max bartender c'è un lavoro da venditore di stracci (rappresentante di abbigliamento) e si ricorda di un bottegaio sotto la galleria Cavour famoso per le ceste bazza nella vetrina piena di occasioni; quelle bazze erano in realtà camicie made in India pagate due lire; si vende di tutto in periodo di ribassi, occhio a quello che comprate.
Dialogo della moda e della morte, diceva Leopardi nelle Operette Morali, i duri e puri dovrebbero andare in giro con le pezze al culo; Max nella sua modestia si limita a comprare lo stretto necessario, anche perchè andare in giro con le pezze al culo non sta bene a Bologna.
Bartender si presenta puntuale sabato 8 Luglio all'Ipercoop:

Una montagna di abiti invadono la cabina di prova, l'umarell che esce si affretta a dire che non è roba sua.
A meno che non abbia provato dei bikini, forse ha ragione; in compenso ha lasciato l'aria satura della cena della sera precedente.
Mai fidarsi di un umarell scurzone che sorride!
Bartender pensa:
Hai voluto la bicicletta? Allora pedala! Se esci e urli dietro all'umarell, tutti penseranno alla prima gallina che canta che ha fatto l'uovo. Meglio se trattieni il fiato e ti provi i vestiti in silenzio
Con tutte queste bazze, vale la pena soffrire un po'
L'importante è andare alla cassa e pagare il 50% in meno

Max bartender esce dall'ipercoop e si chiede:

Ha ancora senso parlare di bazze?
Quali sono i negozi più bazza nella Bologna del 2006?

postato da: Chavi alle ore 11:46 | Permalink | commenti (71)
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sabato, 08 luglio 2006


2747

Tutto ha avuto inizio con qualche modesto amico dei miei genitori che disse a mia madre: "Ma perchè non lo mandate all'asilo... così socializza".
"Merda!" pensai io dall'altra stanza.
Poi, una sera mi fu fatto un idscorso del tipo "Da domani inizi ad andare all'asilo".
"Merda!" pensai io.
Fine delle giornate spensierate in giro per casa, fine di qualche sporadica frequentazione da asporto, fine della bazza, bisognava socializzare.
"Merda!" pensai il primo giorno di asilo.
Ero spacciato.
Sveglia presto, merendina alle 10, tutti a lavarsi le mani alle 12.30 e poi mangiare robaccia cucinata da zdaure scurzone tronfie di ragù e di modestia, breve pausa, qualche gioco imposto ol tughezer e poi tutti a dormire con la testina appoggiata sul tavolo in attesa delle cinque e mezzo che arrivavano i genitori.
Brutta cosa il full time.
Per fortuna che il nostro corpo quando si stressa più del dovuto somatizza e si ammala, quindi arrivò puntuale come un orologio svizzero da polso il mitico morbillo.
Finalmente a casa!
Addio piccolo Zefram Cocren, addio piccolo Stefano Accorsi, addio piccoli stronzetti... io me ne sto a casa a letto con una malattia infettiva ffsssssssssssh!!!.
L'asilo era noioso, la socializzazione imposta in qualsiasi stagione della vita non è mai bella e poi all'asilo non si fa e non si impara un cazzo, quindi che senso ha andarci se posso non fare un cazzo a casa? Questi erano i miei pensieri morbillosi, avevo 5 anni, l'asilo non era obbligatorio, mia madre era a casa, tanto valeva aspettare la prima elementare dove in teoria si imparava qualcosa di utile.
1 ottobre 1974, si inizia.
Tutti con il grembiulino, lo strichetto, la cartella, delle scarpe da umarell e quando c'è ginnastica tutti con le scarpe uguali.
Almeno era part time.
Ore 8.30 inizio.
Ore 12.30 fine.
4 ore, non un miniuto di più, bei tempi e ancor più bei tempi i 3 mesi di vacanza dove non si facevano nemmeno le 4 ore e nonostante il clado, nessuno aveva un pinguino de longhi in casa.
In quarta elementare non ne potevo già più, ci voleva qualcosa di più stimolante e le scuole medie potevano fare al caso mio.
Un anno di sopportazione passa veloce e finalmente approdo alle scuole Manfredi dove le presenze imposte si facevano più interessanti e a differenza delle elementari c'era il rischio di essere bocciati, quindi bisognava stare un pò più in orecchia (ma solo un pò).
Sono anni di enorme fermente, vengo a conoscenza dei Kiss, dei Police, dei Rokets, dei Devo, di Alberto Camerini, Alberto Fortis, Franco Battiato, Alice e del movimento punk londinese.
Bei tempi, rendimento sufficente ed esame farsa: voto buono.
La pugnetta delle medie era che però cominciavano a chiederti: ma cosa vuoi fare da grande?
Domanda difficile, anzi facile: "Niente..."
Però questo tipo di risposta non era previsto, nessuna scuola faceva al caso mio, bisognava per forza scegliere un indirizzo preconfezionato, prendere una direzione per il futuro circondato tentando di non farsi confondere da una massa di cinni determinatissimi "Io farò l'avvocato", "Io farò il medico", "Io sarò ingegnere", mai che ce ne fosse uno che dicesse "Voglio fare l'impiegato alle poste", "Voglio fare il facchino", "Voglio fare il caminoista", erano tutti schifosamente ambiziosi e soprattutto convinti.
Per colpa di tutte queste ansie da futuro, mi chiedevo cosa sarebbe stato di me nel 2000.
"Merda... nel 2000 avrò 32 anni" solo questo pensiero mi faceva paura e non avevo uno straccio di idea di come sarei stato a 32 anni (ora lo so come ero a 32 anni e sinceramente non me lo aspettavo).
Insomma, alla fine ho poi scelto la modestissima ragioneria perchè la faceva un mio amico ed era pure vicino a casa, nel senso che era facilemnte raggiungibile in bicicletta.
Si inizia.

Prima superiore: Una cazzatina, promosso con qualche brivido.
Seconda superiore: trovo da dire con il prof. di geografia che ovviamente mi rimanda con 4. Unica materia. Ridicolo. Mi godo un'ottima estate, non studio e lui mi vuole pure bocciare. Fallisce.
Terza superiore: In quegli anni c'erano i primi computer, non belli come quelli di adesso, ma c'erano. Decido così di iscrivermi alla sezione sperimentale dei programmatori e la mia strada si intreccia con quella del terribile I.M. Più volte rischio di mandarlo a fanculo, poi un giorno ce l'ho mandato sul serio e a febbraio ho smesso di studiare. Risultato ovvio: bocciato. In famiglia tutti disperati tranne me.
Terza superiore: Siccome l'anno prima ci hanno bocciati in 10 e tutti erano sconvolti, in 9 abbiamo pensato bene di cambiare sezione e alla fine l'anno è passato. Rimandato a settembre, poi promosso.
Quarta superiore: Che due maroni! Non vedo l'ora di diplomarmi. Studio, mi applico e mi promuovono con una regalatissima media del 6. Seguono 3 mesi di vacanza e si vive meglio.
Quinta superiore: Ormai è fatta. "Tanto in quinta superiore non bocciano nessuno" pensavo. Le statistiche degli anni precedenti parlavano chiaro. 1, 2, massimo 3 bocciati e soprattutto se ti ammettevano eri promosso. Male che vada prendevi 36, tanto a cosa serve il voto delle scuole superiori? Chi lo guarda? E poi io mica voglio andare a lavorare in banca. Sulla base di questi modestissimi ragionamenti, studiai poco, fui ammesso a maggioranza e portai come prima materia d'esame tecnica, una materia della quale ne sapevo un tot, ma la mia prof non la pensava allo stesso modo e mi aveva appioppato un bel 4. Seconda materia: italiano. "E se ti cambiano la seconda materia?"  chiedevano i più agitati ed io mi avvalevo della facltà di non rispondere. "Se la cambiano pazienza", la priorità era quella di finire questo laboratorio per futuri modesti e tornarsene a casa con uno straccio di diploma che può sempre servire. Mi ammalo. Cazzo!  Faccio l'esame alla sezione supplettiva. 44/60. Finalmente è finita. E l'Università? No, grazie, anche se adesso che ci penso era molto in linea con il mio progetto ambizioso.

Cari spettristi, è andata così... era un mondo dove ti mettevano su un binario e a seconda di dove partivi, la tua vita erà lì pronta e preconfezionata. Tutto funzionava bene. Alle elementari non bocciavano nessuno (salvo casi eccezionali tipo piromani, giovani serial killer, piccoli kamikaze), alle medie bocciavano quelli che venivano da famiglie un pò più disastrate, alle superiori quelli delle famiglie un pò più disastrate il più delle volte erano già a lavorare. Alle superiori bocciavano quelli con qualche problema caratteriale, qualche depresso, gli svogliati e quelli che erano delle capre totali che di solito mamma e papà li mandavano alle scuole private e compravano il diploma. La cosa più interessante era che alla maturità non si bocciava nessuno. Figata! Bei tempi, ci eravamo abituati bene, ma pare che anche questa sia acqua passata e con stupore scopro che quest'anno nelle scuole superiori di Bologna hanno bocciato 2747 studenti (in prima superiore il 30% dei fangein sono stati bocciati e alla maturità è stata una vera e propria ecatombe). "Colpa del debito formativo" dicono quelli che ne sanno un tot. "Colpa di Cofferati" dicono quelli non sanno cosa sia il debito formativo, ma ne sanno un tot anche loro. Di chiunque sia la colpa, sicuramente una notizia interessante.
Lunga vita ai 2747 caduti!
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giovedì, 06 luglio 2006


UMARELLS INTERNESCIONAL

Uscire dal paesello e andare a Roma negli studi di Saxa Rubra, chè è come dire negli studi di Villanova di Castenaso. Quante cosa che si imparano quando si alza il culo e ci si confronta con altre realtà un pò meno a misura d'uomo e un pò più meltinpotttt. Alcuni mesi fa ho preso il treno, mi è venuta a prendere un'auto blu (bei tempi), mi ha portato a Saxa Rubra, mi hanno dato il pass, mi hanno presentato ai co.co.aut.ori della Rai, ho conosciuto la presentatrice, mi ha chiesto chi ero, cosa facevo, quanto sono alto, abbimao abbizzato una scaletta di quello che si poteva dire, abbiamo abbozzato una scaletta di quello che non si poteva dire/fare e dopo la telefonata di  Francesca Alderisi all'ambasciatore italiano in Brasile abbiamo registrato la puntata, così tutta d'un fiato come la potete vedere. Nessun taglio. Difficile parlare di umarells agli italiani nel mondo, più che altro è la parola umarells, il suo suono a noi così famigliare, a chi non è di Bologna (il mondo è peno di gente che non è di Bologna) così difficile da pronunciare. Ma è andata. Le cose bisogna farle. Saluti. Baci. Abbracci. Foto di rito come da suggerimento di Mello e di nuovo sull'auto blu a parlare di Bologna con l'autista che conosceva uno che conosco anche io. Le solite cose. Treno. 3 ore di ritardo. Se ci si sposta può succedere, se non ci si sposta non succede mai niente.


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mercoledì, 05 luglio 2006
romanoooo

APPLAUSI PER ROMANO

E' un post un po' politico. Ma Maso dice che ogni tanto ci vuole, e lui ne sa, ah se ne sa. Quindi anche se ho ancora nella pelle tutte le emozioni regalateci dalla nazionale, ri-posto questo post dal mio blog.

Domenica sera ero a Bologna in Piazza Santo Stefano. Piazza Santo Stefano è ritrovo abituale, soprattutto in estate, di giovani più o meno alternativi. Canti, cani, chitarre, giocolieri, qualche canna e molta birra. Ecco che, mentre sto prendere parte anch’io ad un ritrovo di giovinastri, mi fanno notare che nella veranda del ristorante che si affaccia sulla piazza, c’è seduto Romano Prodi. Effettivamente Romanone abita proprio dietro la piazza, in via Gerusalemme (e sul campanello, ho controllato, c’è proprio scritto “Franzoni Prodi”). Prodi in piazza santo stefano. Già mi sembra una bella cosa che il presidente del Consiglio in carica continui ad andare tranquillamente nel ristorante sotto casa senza tante storie e, per immortale questo storico momento, inforco la mia macchina fotografica. Sono in realtà un po’ timoroso per la reazione che potrà suscitare la sua presenza quando attraverserà la Piazza per tornare a casa. A Bologna è da un bel po’ che si respira un brutta aria. Cofferati ha inasprito gli animi, tuona continuamente a destra e manca, minaccia, schernisce, per lui i tantissimi giovani che abitano Bologna semplicemente non esistono: la sua città ideale somiglia più ad un ospizio che a una città universitaria.

Fatto sta che Romanone esce dal ristorante e si incammina verso a casa. A questo punto, da un capannello di bonghisti, parte un “Vai Romano” e subito dalla piazza si alzano incitamenti, applausi a scena aperta. Lui si schernisce, saluta, e viene immortalato da me con questa foto.
Io rimango a bocca aperta. Non credo proprio che un Rutelli, o un D’Alema, o tanto meno un Cofferati avrebbero ricevuto questa accoglienza da questa piazza. Sarà che le misure approvate recentemente dal governo seppur si inseriscano in un dibattito complicato, siano state capite da molti e percepite positivamente per il risultato che avranno sulla vita quotidiana di ognuno. Sarà, soprattutto, che Prodi, uno dei pochi nel centrosinistra, esprime una politica molto più attenta alla gente, alla partecipazione popolare, al dibattito democratico di quanto non faccia la stragrande maggioranza del ceto politico del centrosinistra.

Sarà che alla fine un leader di estrazione cattolica (clericale quasi), burocrate delle prima repubblica, alla soglia dei settant’anni, risulti molto più vicino alle nuove generazioni di quanto non siano i sui alleati/nemici con storie di contestazioni, di comunismo, di rinnovamento mai compiuto. Sarà che per fare questo basta non serve avere ceti politici da difendere. Basta avere una che sia una, idea di futuro.

PS: Ieri anche con i New Hyronja abbiamo guardato la partita al bolognetti. Quando inquadravano Romanone affianco ad Angela Merkel, uguale: applausi a scena aperta.
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martedì, 04 luglio 2006


UNA GENERAZIONE
FRA IL PUNKABBESTIA E L'ORTO

Degli imprenditori con poco rischio d'impresa (tipo i taxisti) ne avevamo parlato nel novembre 2004, della vendita die farmaci generici alla coop e al discaunt ne avevamo parlato nel febbraio 2006, contro il caro prezzi delle banche e delle assicurazioni ne parla sempre Maciste Parpadelli sul blog costola dello spettro http://finanzainutile.splinder.com,  dell'inutilità  delle spese per i passaggi di proprietà non ne abbiamo parlato perchè è banale parlare di inutilità delle spese per i passaggi di proprietà.
Parole spese nel quotidiano enterteinment per impiegati che abbassa il PIL, ma parole ascoltate dal governante bolognese Bersani al quale tanti anni fa consegnai una pizza d'asporto da 5500 lire e non mi lasciò la mancia come qualsiasi modesto studente del DAMS che si rispetti.
Inaspettatamente, la generazione degli sconfitti (quelli che adesso hanno tra i 30 e i 40 anni) ben rappresentata su questo blog si trova ad appaudire decreti legge in una Bologna deturpata dal degrado pronta a dare il "buon esempio" che significa mandare tutti a nanna prima di mezzanotte.
Sarà il trionfo degli umarells, ma durerà ancora poco perchè gli umarells non sanno (cantato come la canzone di ligabue) che c'è una generazione di ventenni seriamente intenzionata a distruggere il vecchio che ha avanzato per troppo tempo, una generazione pronta a dire dei NO, una generazione che dilapiderà patrimoni, una generazione che non vedrà mai la pensione e che non la farà vedere ad altri. In mezzo, l'esercito degli sconfitti, i 30-40enni attuali che si trovano in mezzo tra queste due fazioni contrapposte, una generazione che costruirà ben poco, una generazione che se va bene manterrà quel poco che ha, l'unica generazione di adultolescenti che ne uscirà con le ossa spezzate.
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categoria:maso
lunedì, 03 luglio 2006


UILLI

Gli irriverenti bolognesi lo chiamano Willy Merda.
I più rispettosi fuorisede lo chiamano Willy Tatoo.
Per non scontentare nessuno, qui lo chiameremo Uilli.
Uilli
lo vedevo sempre verso la fine degli anni ottanta alla Morara, locale ai confini della realtà ed ai margini della società in Via Giacosa, modestissima zona Borgo Panigale, teatro di uichend improponibili dove i neuroni erano degli opscional e gli umarells che abitavano lì vicino si lamentavano. All'epoca Uilli la faccia non se l'era tatuata e girava a testa alta per la sala da ballo indossando un bandana nero e guardando noi giovani che pogavamo felici mentre i nostri genitori facevano i sacrifici (felici pure loro). Bei tempi? Così dicono i nostalgici. Ovviamente il locale fu chiuso. Insomma, le solite modestate bolognesi, il passato della città esattamente uguale al presente della città fintamente tollerante. Ma chi è Uilli? Nessuno lo sa esattamente, nessuno sa cosa faccia e soprattutto nessuno sa perchè tra tutte le città del mondo abbia scelto di vivere a Bologna. Ci sarà un motivo, no? Uilli è uno che pullula, difficile non notarlo. I più informati sanno che è inglese, nessuno conosce la sua età (60?)e si vocifera che abbia figli sparsi per il mondo... insomma, si dicono tantissime cose su di lui, ma nessuno sa la verità.
Dopo anni di ingiustificato assenteismo, sabato sera lo abbiamo incrociato allo Strit Reiv Pareid.
Rideva.
Tutti lo fotografavano e lui da vera star quale è, si prestava agli obiettivi.
Rideva.
Poi, non so cosa sia successo, ma esattamente 8 secondi dopo che è stata scattata questa fotografia mi sono ritrovato tra i piedi un pittbull bianco attaccato alla carotide del pelosissimo cane di Uilli che non rideva più.
Tutti fuggono.
Tumb Tumb Tumb.
Caiiiiiiiii.
Musica assordante davanti al camion 9, poi è scattata una ridicola rissa di 45 secondi tra Uilli ed il padrone del pittbull bianco.
Fine della rissa.
Fine dei latrati e dei guaiti.
Si respirava odio.
I più altruisti sedano la rissa ed invitano i contendenti ad andarsene a quel paese, provincia di Fanculo.
Brutte scene.
Mentre osservo Uilli che si allontana alla ricerca del cane, il mio sguardo cade sulla scritta indelebile della sua canottiera giallo cerume: Suka.
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domenica, 02 luglio 2006


Nella foto: "bagnanti" a Parco Cavaioni e particolare dei cessi


PARCO CAVAIONI, PASSATO E FUTURO...

Quand'ero piccolo la sera estiva si passava al Frigò, invariabilmente. Coda serale, birrozzo, giro in pista, saluti qui e là, birrozzo, giro in pista, coda notturna, ninna. C'erano tutti - soprattutto o quasi unicamente bolognesi – e sera dopo sera ci si trovava là.

Poi, per un tot, non ci ho messo più piede. Oggi pomeriggio, in cerca di un po' di refrigerio, mi sono ricordato di una bellissima puntata de "Gli Alieni", mio programma televisivo di riferimento condotto dalla mitica Fabrizia, in cui si diceva che Parco Cavaioni era diventato "la spiaggia sotto casa", c'era il bar, i lettini come in Riviera, etc etc etc. Partiamo dunque con l'agente K, l'Elena (con piccolo Edoardo inserito nella pancia) e Pas e raggiungiamo ignari la meta collinare.

Il paesaggio è alquanto bizzarro, più che una spiaggia sembra una discarica o forse una favela – c'è qualcosa che ricorda gli orti degli anziani, forse, nella migliore tradizione bolognese. Pezzi di cose, un container con dentro un letto, finte vele, un ombrellone rovesciato attaccato a un albero, una doccetta stinca, barbecue a nolo (esatto: a nolo), tavoli fatti con porte, robe così. Boh, Il simpaticissimo barista – birra a 4 euro... – fischia nel fischietto e con 12 euro ci prendiamo 4 lettini probabilmente provenienti da un'asta giudiziaria.

Caldo porco ma si sta bene, non c'è tanta gente, la birra è fresca e ci siamo portati dietro pane e prosciutto per il picnic. A patto, però, di non muoversi dal prato... I bagni fan cagare, sembrano quelli di un lager, brutti sprochi e puzzolenti. E la villa - vi ricordate che un tempo c'erano gli sfollati? -, anch'essa crolla a pezzi. Nel boschetto, dietro la villa, le panchine e i tavoli fatìscono in pendenza. Un po' depressi, io e K abbandoniamo la gara. E' un po' così, la "Bologna dell'era Cofferati", un po' triste e decadente.

postato da: PonyLuna alle ore 19:26 | Permalink | commenti (30)
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