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sabato, 30 settembre 2006


  DARK BOLOGNA ALLA RAI
(Non facciamoci prendere dal panico)

Non guardo molta televisione, ma in questo periodo post Alvisiano, sulle reti rai è ormai sotto gli occhi di tutti l'incremento esponenziale di VIP bolognesi che ha decretato la fine dell'imperialismo catodico  toscano degli ultimi anni e posso dire che adesso mi sento più a casa.
Fino a poco tempo uno scampolo di bolognesità ciabattona degli aristofreak  per caso Susy Blady e Patrizio Roversi lo trovavamo solo alla domenica sera, mentre adesso tutte le domeniche pomeriggio  possiamo trascorrerle in compagnia di Simona Ventura che con garbo ci parla di nonsolocalcio.
Mica male dai, ma proseguiamo nella nostra modestissima carrellata tra le pieghe della rai che parla bulgnais
Lunedì sera.
Ennesima immersione nella bolognesità più agreste con la spettrale Alba Parietti che segue le gesta di un manipolo di modesti che devono controllare una mandria di buoi, trattasi del programmone Wild West, che secondo me va poco in là.
Motivo?
Cosa gliene frega alla gente di sconosciuti che hanno a che fare con dei buoi nel deserto dell'Arizona?
Non ho detto vip, ho detto sconosciuti e buoi neppure dei paesi tuoi.
Va bè, proseguiamo e auguriamo un in bocca al lupo ad Alba ed anche a Parietti.
Martedì.
Taim aut, nessun bolognese fisso a meno che non vi sia un servizio al telegiornale dell'inviato Stefano Tura.
Mercoledì troviamo ancora la dittatura di Simona Ventura con L'isola dei Famosi, ma l'apoteosi della bolognesità la si raggiunge sicuramente al giovedì con il nuovo programma di Gianni Morandi dal titolo NON FACCIAMOCI PRENDERE DAL PANICO.
Per avere una minima idea della trasmissione basta dare un'occhiata al sito ufficiale dove troneggia la foto dell'umarell forever iang Gianni ed un discusso video dove l'artista si pavoneggia con una misteriosa tizia straniera che gli pone quesiti paranormali.

Tizia Straniera: Allora Gianni, questo tuo nuovo spetaculo como sarà?
Gianni Morandi: Mah... non lo so. C'è un attore americano che mi ha detto: "l'invenzione del futuro è il passato". Ma tu cosa ne pensi?
TS: Io penso che ogni volta che tu canti quello è già il futuro...
GM: Ma io e te quando ci siamo conosciuti?
TS: Nel futuro.
Poi la tizia se ne va via lasciando l'umarell Gianni fintamente perplesso ed una voce fuoricampo annuncia:
non facciamoci prendere dal panico, dal 28 settembre su rai uno.

Capite bene che stiamo parlando di modestia all'ennesima potenza ed il mortifero messaggio bolognese è chiarissimo e pronto per essere divulgato alla nazione intera che ancora non sa quello che i bolognesi già sanno da troppo tempo: l'invenzione del futuro è il passato.
Ma come sarà il nuovo spettacolo di Gianni Morandi?
Non lo so, non l'ho visto, ma posso immaginare che sarà il solito revaival di Gianni Morandi con le solite canzoni di Gianni Morandi ed i soliti ospiti di Gianni Morandi tra cui non mancheranno di sicuro il figlio Marco, Luca Carboni, Lucio Dalla, Ron, Biagio Antonacci, Samuele Bersani, Richi Portera, se va bene Giorgio Comaschi, Andrea Mingardi e se va ancor meglio, gli emergenti comici petroniani Vito ed i Gemelli Ruggeri che magari cantano pure Ze saund ov sailens.
L'invenzione del futuro è il passato no?
Spero di sbagliarmi, spero che sia qualcosa di diverso della solita morandata e chiedo aiuto a tutti i testimoni oculari della prima puntata del geriatrico sciò.
Vi prego, fateci sapere qualcosa di più, ma andiamo oltre e passiamo al venerdì sera, serata in cui nessun bolognese dovrebbe essere in tivu e invece no.
Dovrebbe.
Tra uno zapping e l'altro, venerdì sera mi ritrovo spettatore inconsapevole del  programma di Antonella Clerici IL TRENO DEI DESIDERI, ospite della serata Lucio "Dark" Dalla.
Per chi non si fosse mai imbattuto in questo programma ultramodesto nazionalpopolare, credo sia d'obbligo spiegare un pò di cosa si tratta:

Titolo del programma
IL TRENO DEI DESIDERI
Targhet
Disperati di tutta la nazione
Scopo del programma
Mettere una pezza alla disperazione dei partecipanti al programma regalandogli un sogno ed il bello è che glielo regalano sul serio.
Esempio di realizzazione di sogno
C'è una tipa che abita con suo marito e sua figlia piccola in Umbria, poi viene il terremoto e le tira giù la casa costringendo tutti quanti a vivere in un conteiner. Brutta storia. La vita nel conteiner non è mica rose e fiori e poi la tipa oltre ad essere disoccupata è incinta. Brutta storia, anche perchè il marito perde pure il lavoro e nel giro di pochi mesi scoprono che la donna aspetta due gemelli. Fortunatamente i bambini nascono sani e fortunatamente lo stato dà una casa alla famiglia sempre più disperata che adesso che ce l'ha non ha i soldi per arredarla. Insomma, scenari così. Storei pese. Fino a pochi anni c'era ben poco da fare, ma nel 2006 uno che per un qualsiasi motivo si trova con la merda fino al collo, come ultima scians può sempre telefonare ad Antonella Clerici che dopo aver analizzato la veridicità ed il livello di disperazione del richiedente, in cambio di emozioni vere a basso costo, nel giro di quattro giorni ti manda Ascanio Pacelli con una trupp di muratori che se necessario ti tirano giù la casa, te la ristrutturano, te la arredano lussuosamente a spese degli sponsor (e forse anche di chi paga il canone) e regala un sogno con la esse maiuscola a chi non aveva neanche più gli occhi per piangere.


Insomma un programmino così, tre o quattro ore di disperazione ostentata, pezze al culo e personaggi famosi che fanno del bene a chi sta malissimo (non male, malissimo).
Ma perchè Lucio Dark era lì?
Provo a spiegarvelo.
La settimana scorsa a Roma, la balotta della Clerici aveva allestito un casting di disperati italiani (ma talentuosi cantanti) che desideravano duettare con Lucio Dalla e dopo un'accuratissima selezione, la scelta è caduta su di uno pseudo Tiziano Ferro di ventun'anni della provincia di Napoli.
Emozione a profusione.
Vai pseudo Tizià, sei in diretta!!!
Il ragazzo canta benissimo e duetta con nonscialans grandi classici del calibro di Piazza Grande, Attenti al Lupo e Caruso, seguono applausi scroscianti, le lacrime dei genitori e l'inaspettato invito di Lucio Dalla (che casualmente una delle sere successive avrebbe cantato a Napoli) a ripetere insieme al giovincello la performans davanti al pubblico partenopeo.
Applausi per Lucio.
Segue un pleibek dell'incomprensibile Dark Bologna.
Applausi per inerzia.
Lucio ha fatto la sua porca bella figura, i titoli di coda mostrano le immagini del fatidico si di due disperati che si son fatti pagare il matrimonio da mamma rai ed un mio pensiero va immediatamente a tutti quelli che nell'euforia dei mondiali si sono comprati uno schermo al plasmon per vedere queste trasmissioni.
L'invenzione del futuro non è mica il passato, l'invenzione del futuro è la modestia e per fortuna che adesso alla rai quasi tutte le sere ci sono i bolognesi.
postato da: maso_ alle ore 15:17 | Permalink | commenti (65)
categoria:maso
sabato, 30 settembre 2006


LE PAZZI LEGGI DELL'ECONOMIA BOLOGNESE

Arriva un momento che vivi a Bologna da 9 anni su 29.

Quando quel momento arriva, hai un modesto contratto a tempo determinato che se tutto va bene scadrà tra qualche anno (e per i tempi che corrono è grasso che cola!).

A questo punto ti dici che forse sarebbe il caso di prendere una casa tua, proprio tutta tua. Tuo l’arredamento, la disposizione dei mobili, tuoi i manifesti appesi alle pareti, tuo il tavolino dedicato alla Pleistescion 3 (che uscirà a marzo e che tu comprerai a rate dicendo al commesso Midiauord di avere un contratto a tempo indeterminato).

Quando questo fatidico momento arriva, ti metti allora a cercare in giro. I soliti canali. Gli annunci, il passaparola tra amici e colleghi, la bacheca aziendale, improbabili contatti con parenti e conoscenti che i tuoi genitori, da Lecce, ricordano  vagamente di avere a Bologna.

Ecco che però, non hai ancora messo il naso fuori di casa, che già ti scontri con le dure leggi del mercato. Le fredde leggi del mercato, infatti, sono poco interessate alle tue molto potenziali potenzialità future, ai tuoi desideri, al basilare anelito verso una vita migliore che spinge tutti gli ex fuorisede a rimanere a vivere a Bologna.

Cmq tu ci provi, fino al momento in cui un tuo amico ti dice che la sua padrona di casa sta affittando uno dei suoi venticinque appartamenti, in centro, al prezzo superbazza di 500 euro (quasi  metà stipendio).

Ecco che tu allora ti sbatti, chiami la signora (che probabilmente in questi giorni sta per tagliare l’onorevole traguardo dei 90 anni) fai il carino, ti fai raccomandare dal tuo barista di fiducia nel cui bar – caso fortuito – la tuo forse futura padrona di casa si reca quotidianamente a bere il caffè. E, ringraziando Dio, vai a vedere il suddetto appartamento. Pensi che, con qualche sforzo, forse la cosa si può fare. Lei forse ti richiamerà.

Ecco che poi, miracolo dei miracoli, la signora ti chiama. Tu passi dal suo negozio di scarpe per umarells sperando di trovare un accordo. Quando le chiedi del prezzo, lei ti spara in faccia 650 euro. E quando le fai notare che le finestre sono sottili come fogli A4, che l’unica stanza da letto non ha finestre, e che il bagno è così piccolo che non c’è una base per la doccia, ma solo un buco al centro del pavimento lei ti risponde, “Ma scusi, non è uno studente lei?”. Cioè, non è che ti dice che quello è il prezzo che lei ritiene giusto per quella casa. Ti dice che tu da studente mica puoi sognarti di avere un prezzo giusto o equo. E, inoltre, dicendo che, no, tu non sei studente, il prezzo non cambia.

Arriva allora il momento che inizi a pensare che le pazzi leggi dell’economia bolognese (alla quale anche tu dai il tuo piccolo contributo) non si basano sulla domanda e sull’offerta, non si muovono in base al prezzo di mercato di un tale bene o servizio. La pazza economia bolognese fa invece un po' quello che cazzo gli pare. Quella macchina che mi vuoi vendere non ha una ruota? Ma cosa pretendi, tu sei un impiegato (precario)! Il divano che hai visto su iBai è sfondato? Ma cosa pensavi visto che tu fai il tranviere!?!! 

Arriva quindi anche il momento in cui capisci che non è ancora arrivato il fatidico momento di andare a vivere da solo. Mica è colpa tua, però, o di qualcun’altro. Tutta colpa delle pazzi leggi dell’economia bolognese.

postato da: mello alle ore 13:32 | Permalink | commenti (156)
categoria:mello
venerdì, 29 settembre 2006


Nella foto: l'importante capannone di Cose d'altre case

L'EBAY DELL'UMARELL
Even Better Than The Real Thing


Devo dire che ci sono rimasto un po' di stucco quando ho letto il post di Maso sulla modestissima EBAY made in BO. Qualche tempo fa avevo pensato anch'io un post simile, ma del tutto diverso.

Qui vicino a casa mia, infatti, ha aperto da poco un posto che si chiama Cose d'altre case, una specie di mercatino di robe usate che assomiglia in tutto e per tutto a Ebay, ma senza aste e senza computer – in effetti a Bologna, in via Marzabotto, c'è sempre stato un posto, che si chiama appunto il Mercatino, del tutto simile a questo. Il principio è semplice: tu ti iscrivi, porti la tua roba, il titolare fa un prezzo, lasci lì la roba, se vien venduta fate 50 e 50. Niente aste, niente computer, niente spedizioni, niente sputtanamento, toccare con mano, pagare poco, portare a casa subito. Qui dentro il classico umarell, sospettoso e concreto, sembra un bambino in una pasticceria – non comprerebbe MAI qualcosa on-line, lui.

Ci sono andato un giorno con Babu e abbiamo cominciato a guardarci intorno. Nella mia modestia pensavo: "Magari ci sono giochi belli, posso prendergli qualcosa a poco". Seeeeh. Niente di speciale: tavolate e tavolate di ciaffi disumani, vestiti, mobili osceni – tra cui un'intera camera da letto in stile Wandaosiris con radio incorporata nella testiera –, libri brutti, giocattoli rotti. Niente, ma dico niente, di decente.

Dopo dieci minuti Babu mi fa: "Papà andiamo via? Questo posto è molto triste". E' vero: è un posto molto triste. Probabilmente Ebay è uguale, giusto il computer e internet ce la fanno sembrare più figa. E io sarò anche il classico fighetto bolognese, ma a me sembra che Ebay e Cose d'altre case altro non siano che una versione più grande e luccicosa del solito, classico, immarcescibile cassonetto (questo qui, per chi non se lo ricorda).
postato da: PonyLuna alle ore 10:48 | Permalink | commenti (53)
categoria:pony luna
giovedì, 28 settembre 2006

ESCLA'

A Bologna suonano un pò tutti ed il bisness della musica da anni è nelle mani di mastri birrai, il valore dell'artesta viene valutato in base a quante birre può far spinare l'artesta. Spesso può capitare di suonare in un locale, trattare sul compenso ed alla fine della performans, trattare ulteriormente sul compenso perchè il mastro birraio ti fa notare che non ha guadagnato abbastanza. In uno scenario del genere può uscire qualcosa di buono da questa città? I mastri birrai sono dei talent scaut o non gliene frega nulla di eventuali talent? In una città dove tutti dicono di suonare o di saper suonare ci sarà qualche talent nascosto e se si, ad un mastro birraio interessa questo? Se tutti suonano, allora anche suonare è da modesto? Inutili interrogativi mi assalgono in una mattina di autunno dove senza spinare alcuna birra vengo casualmente a contatto con un talent bolognese
X: Ma tu lo conosci uno che si chiama Esclà e fa musica?
Maso: No
X: E' di Bologna e ha fatto una canzone che si chiama Federico di Merda
Maso: Interessante
X: Te la volevo mandare perchè merita
Maso: Mi documento
X: Però pesa 5mb
Maso: Ma è famosa questa canzone? Manda manda con scaip ora!!!!!!!!!!!!
X: Ho trovato il suo cd per terra e l'ho raccolto, gran tecnica di merchandising eh?
Maso: Gran tecnica.
X: E'  veramente trash sto tizio, la frase più bella è FEDERICO DI MERDA PER MILLE MOTIVI
...
 
Ascolto.
Nuovi interrogativi mi annebbiano la mente.
Esclà nuovo talento o ennesimo dopolavorista nelle mani dei mastri birrai?
E sto Federico chi è?
Zefram?
Mello?
O è sempre il Federico dei Malfunk?
postato da: maso_ alle ore 12:43 | Permalink | commenti (56)
categoria:maso
mercoledì, 27 settembre 2006
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DENS IN BO

Maggio, giugno, luglio: bolognesi e fuorisede passano le loro allegre serate tra singol, villa prugnolo, scialè, pascià, heminguey e pineta prima delle meritate vacanze.
Al rientro in città il popolo della dance festeggia la riapertura del divertimentificio made in Emilia-Romagna: a partire da questo fine settimana le discoteche di Bologna inaugureranno la stagione autunno/inverno 2006-2007, entro ottobre si aggiungeranno anche i locali della riviera.
Il Kinky, il Matis, il Ruvido, il Link, la Salara e la Villa delle rose di Bologna, Le Scimmie di Faenza , il Teatro Verdi di Cesena. A ottobre sarà la volta del Pascia di Riccione (il 7), di Heminguey (il 14) e Bbk a Marina di Ravenna (il 21) e del Pineta di Milano Marittima (il 27).
Il giornale satirico della mia città dedica una pagina intera all'evento, che a livello comunicativo è come dire che le discoteche sono l'unica realtà di svago presente; sembra passato un secolo da quando le mamme rock tuonavano contro le sale da ballo, luogo di spaccio di sociopatia, alcol e droga, un ottimo cocktail per schiantarsi in strada qualche ora dopo, eppure son passsati solo dieci anni.
Non ho nulla contro le discoteche, anzi penso che andarci ogni tanto sia anche divertente, uno spasso: i buttafuori sembrano comparse uscite dai film di Vandamme, i dj sembrano tutto tranne quelli che mettono su i dischi, i cubisti e le cubiste sono comici involontari del muto e il vocalist è un talento da cabaret. Si può saltare e sudare (fa bene alla linea). Consiglio come abbigliamento la tuta da ginnastica in acetato, fa rap ed è comoda per l'attività fisica. Provare a parlare con una qualche ragazza tra la vamp e la finta vip è la gloria del ridicolo inconsapevole. Il resto della fauna lì presente ti colpisce per la normalità, a volte la disponibilità e la simpatia. Sono gruppi di ragazzi che non sanno dove andare e lì si ritrovano a giocare al gioco antico dell'abbordo, che si sa fallimentare in partenza (però nei film va sempre bene), o gruppi di amiche che giocano al rito antico della finta seduzione, per sentirsi desiderate, per sentirsi donne e non più bambine. Ma la vera tristezza è accorgersi che per qualcuno (non tutti) la discoteca è l'unica realtà; da lì nasce la vera angoscia
Dicevo che una volta ogni tanto può essere anche divertente, ma tutti i sabato sera, come una volta per i nostri nonni tutte le domeniche la messa alla mattina, a me pare una condanna.
Ovviamente questo è quello che penso io e lo condivido.
postato da: MaxBartender alle ore 01:12 | Permalink | commenti (212)
categoria:max bartender
martedì, 26 settembre 2006


LA MODESTISSIMA
I-BEI-BO

Non so se lo sapete, ma esiste un sito uebbb che si chiama E-Bay dove è possibile vendere qualsiasi cosa in qualsiasi parte del mondo, tipo: ho una sedia che non uso più e invece di metterla davanti al bidone del rusco che se la prendono gli umarells, la voglio vendere con un'asta on lain.
Figo no?
In una situazione del genere dieci anni fa potevate optare per:
a) cacciarla via
b) portarla da padre marella (o da poveri genericissimi)
c) regalarla a quel cialtrone di [...]
d) fare un falò sui colli
e) ... e cosa?

Mai e poi mai avreste pensato di vendere un zavaglio del genere e soprattutto chi cazzo la comprava sta sedia distrutta dal cugino scurzone che ve l'aveva anche impadellata con la nutella?
Ragazzi, i tempi sono cambiati, siamo nel 2006 e forse non sapete che è possibile vendere questa sedia, anzi, vi assicuro che è matematico che nel mondo esista qualcuno che desidera acquistare questa orribile sedia.
"Ma cosa stai dicendo Maso?"
"Com'è possibile?"
"Parli per sentito dire e fai lo sborone qui con noi che non ne sappiamo mezza?"
"Tu ci vuoi imbaloccare"
"Va là... va là..."
No, no, vi parlo per esperienza personale.
Alcuni mesi fa mi sono iscritto ad I-BEI e ho deciso di vendere oggetti dei quali non me ne facevo più nulla, alcuni invendibili altri meno.
Poichè sono bolognese e poichè odio la modestissima Posta, ho preparato annunci dove spiegavo chiaramente che l'oggetto si trovava a Bologna e che non lo spedivo, quindi, chi lo desiderava con tutto il qore doveva venire a casa a mia a prenderselo.
Sentite come è andata.

Primo oggetto - LETTO A SOPPALCO
Un successo, dopo un'asta estenuante con numerose offerte, si aggiudica il tutto un tizio che per comodità chiamerò Fruff. Fruff mi si presenta a casa insieme ai suoi amici fuorisede (Fruff era di Lecce), controlla la solidità del letto, controlla il materasso, testa la scala ed in meno di un'ora smonta tutto e carica quintali di roba su un'auto enorme, mi paga chesh e su I-BEI lascia un fiid positivo. Ottimo venditore, serio e puntuale e molto disponibile! Fidatevi!

Secondo oggetto - SEDIA ERGONOMICA
Avevo sta sedia ergonomica che era lì da 10 anni, non mi sedevo più perchè tutte le volte che la usavo mi veniva male alla schiena, forse l'ergonomia consisteva in questo. Asta di tre giorni, se la aggiudica un tizio di Modena che arriva a casa mia un sabato mattina e se ne va via soddisfatto, incurante del male alla schiena che lo affliggerà nei giorni a venire. Altro fiid positivo. Oggetto in ottime condizioni, venditore cortese e disponibile.

Terzo oggetto - PORTA CDIKEA ROTTO
Tento il colpaccio, lo piazzo, ma la prima asta va male. No problem. Lo rimetto in vendita e un fuorisede siciliano da poco a Bologna se lo aggiudica, solo che questo non sa come raggiungere casa mia, allora, mosso da pietà, gli porto io il porta cd rotto. Appuntamento in Piazza dei Martiri. Mi presento con il mio scuuuter e sotto un sole tropicale consegno la merce. Fiid rigorosamente positivo: ebayer molto disponibile!!! altamente raccomandato!!!

Quarto oggetto - RETE E MATERASSO EMINFLEX
Oggetto ben tenuto, ma improponibile visti i prezzi aggressivi dell'Eminflex. Una tizia mi telefona che vuole la garanzia che altrimenti non me lo compra. Un altro vuole che glielo spedisca. Niente da fare, tratto solo con gente che sta o che viene a Bologna a prendere tutto. Non cedo e faccio bene. Alla fine mi si presenta a casa un maraglio toscano con un furgone enorme. Ultra entusiasta del materasso, della rete e di avermi conosciuto, mi omaggia di un fid con stending ovescion. VENDITORE MEGAGALATTICO E' UN VERO PIACERE FARE AFFARI CON LUI!! CONSIGLIATO++++

Quinto oggetto - VALIGIA USATA MOLTO
Oggetto della tipologia invendibile, una valigia Roncato con il trollei che se ne compri una nuova in un centro commerciale qualsiasi, la porti a casa con poche decine di euro. E poi questa valigia era messa veramente male, aveva preso tante di quelle pacche negli aeroporti e nel bagagliaio della Punto che era tutta rigata. L'ho pure scritto. Niente da fare. Venduta. Mi aspettavo che mi suonasse il campanello una pankabbestia con la mononucleosi e invece no. Driiiin. Ecco una fighetta di più o meno 35 anni griffatissima e contentissima dell'acquisto. Misteri della suicheis. Fiiid positivo. Ottimo venditore, disponibilissimo. Oggetto come da descrizione.

Sesto oggetto - SCRIVANIA IKEA
O meglio, tavolazzo di legno con cavalletti, come nuovo. Venduto senza difficoltà. La tipa sospettosa si presenta a casa mia con il fidanzato. Sono gentili. Sono giovani impiegati precocemente nel terziario, bolognesi (o dell'hinterlaend), gentili, modestissimi ed un pò intimiditi. Oggetto davvero perfetto, venditore disponibile e corretto! A presto!

Insomma, questa è la mia modestissima esperienza da techno-umarell che non ne vuole mezza di commerciare fuori dalla propria città, un modestissimo bottegaio autarchico di I-BEI che al grido di Poste andè ban a fèr dal pugnatt  ha raccolto buoni frutti senza neppure andare nell'orto.
E voi come siete messi?
Siete anche voi entrati nel fanatstico mondo delle aste on lain?
No???
E allora cosa aspettate a vendere le vostre cianfrusaglie su I-BEI-BO ?
C'è tutto un mondo intorno... ma poi basta anche solo Bologna, come sempre ;-)

P.s. grazie di qore a tutti gli IBAIER
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lunedì, 25 settembre 2006


MODESTI DETECTIV
INFORMATICI

Il sole splendeva come se l'autunno non sarebbe mai cominciato.
Domenica mattina.
Quando me l’avevano detto, al bar, tra giornali e sigarette.
Avevo deciso di pensarci dopo.
Quel dopo è venuto verso sera.
Divano, partite, tg, una rivista. Al TG3 parlano di un omicidio a Bologna.
È morto un ragazzo.
Accoltellato.
Mentre su Canale 5 impazzano i trenini, brandelli di una vita escono dalla TV. Lavorava in un Hotel. Sapeva le lingue. Condivideva l’appartamento.
Stava per partire.
E sposarsi. In Inghilterra.
Una finestrella inizia a lampeggiare sul mio PC sempre connesso.
È Maso.
<<Hai sentito?>>.
<<Lo conoscevi?>>, <<Ma non sappiamo ancora niente di lui>>.

Maso inforca mouse e tastiera come farebbe con una di lente d’ingrandimento.
Inizia a cercare.
Sul web.
Altri brandelli. 
Qua c’è il suo curriculum. In cinque lingue. Scrive Maso in chat. Simile in qualche modo al nostro, di curriculum. Qua c’è il suo profilo. Chi sarà dei due? Quale di questa vita che sorride è stata stroncata? Lavorava qui? No, forse… sembra che lavorasse in un albergo. Ma vogliamo seguire tutte le piste. Anche un piccolo indizio potrebbe essere importante. “Era un dj?” si chiede Maso. Qua è pubblicizzata una serata. Insieme a tale Dj Fiore. Troviamo anche una foto dei tre dj. E anche una foto di gruppo. Quelle da scuola. Con forse duecento studenti. Uno dei quali potrebbe essere lui. Non facciamo in tempo a cercare che un’altra pista ci distrae. Porta verso l’università di Torino. Un messaggio su un forum. Si fa chiamare Tyler Durden. Ma i pezzi del quadro non combaciano. Le foto ritraggono persone diverse. E poi siamo passati dal sito di un agenzia di marketing a quello di Scienze della Comunicazione a Torino. E nel curriculum non si parla di tutto ciò. Ci rinunciamo? Lasciamo perdere?
<<Questa foto però...>> scrive Maso. Ritorniamo alla prima foto. Non capiamo. Non riusciamo a capire chi possa essere. Quella foto… Scopriremo poi, leggendo i giornali, che quella foto ha attanagliato molti. Alcuni giornali -il corriere della Sera- ne pubblicheranno una metà, che ritrae la persona a destra. Altri giornali, Il Carlino, pubblicheranno un'altra metà -la persona a sinistra. Un macabro errore. Per uno dei due. Testate nazionali. Noi tutto ciò non lo sappiamo ancora. Lo scriveranno i giornali. Intanto non scegliamo, non decidiamo. Non sappiamo chi dei due è stato trovato, di mattina, in una pozza di sangue. Lasciamo perdere. La chat non lampeggia a lungo. Poi ci salutiamo. A domani. È meglio.
Sul divano, di nuovo. Su Canale5 continuano i trenini. Strani pensieri ronzano del cervello. Un magma ribolle nella testa. Bologna, un coltello, sangue, una ragazza lontana, in Inghilterra, una serata come dj, un albergo, il web, le foto, un ragazzo. Di 26 anni. Cosa diavolo stavamo facendo, mi chiedo tutto a un tratto? Cosa ci aspettavamo di trovare, là in giro? Cosa cercavamo, Maso, tra le pieghe del web? Niente? Macabra curiosità la nostra? In chat non c'è più nessuno. Forse no, però. Forse qualcosa la cercavamo. Forse cercavamo qualche brandello di una vita. Qualcosa, forse, un po’ meno grigio dei necrologi che leggeremo oggi sui giornali. Cercavamo di rintracciare qua e là una storia che non conoscevamo, che sarebbe potuta essere la nostra. Un modo, forse, per fare quel niente che potevamo fare. Un modo, forse, per dire “Ciao”. “Ciao”. E basta. In televisione i trenini per fortuna son finiti. È ora di dormire. Domani leggeremo i giornali.

postato da: mello alle ore 11:27 | Permalink | commenti (79)
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domenica, 24 settembre 2006
Fame Chimica 
FAME CHIMICA A BOLOGNA
 
Max qualche post fa mi ha simpaticamente definito "gastronauta". E' una definizione che mi piace. Amo mangiare, mi piace provare ristoranti ed assaggiare nuove cucine, mi piace conoscerne i gestori. Ma purtroppo c’è l’altra faccia della medaglia. Alla lunga mangiare e bere con un certo trasporto non aiuta a mantenere la linea… anzi. Soprattutto quando non si è più acneici giovincelli tali stravizi si pagano a suon di pantaloni che tirano e di minori prestazioni atletiche.
Insomma ti ritrovi provvisto di buzza.
Ed è in questi momenti che ricordi con invidia quando da ventenne, dopo aver passato torride nottate alcoliche, ti ritrovavi all'alba a cercare disperatamente qualcosa da cacciare sotto i denti che placasse la fame chimica indotta da tale stato di alterazione... e non mettevi su un chilo.
Orbene Bologna ha sempre generosamente fornito, a seconda di dove ti trovavi bresco ed affamato, un certo numero di luoghi di ristoro ad apertura notturna.
- Occhio che alcuni dei seguenti nomi derivano dal passaparola e probabilmente non hanno nulla a che fare con la vera ragione sociale del locale -
Il Lurido in via Borgonuovo: fantastico perchè da un forno con la serranda semi-alzata, proprio di fronte al portone della Guardia di Finanza, ti veniva venduto di tutto senza uno straccio di scontrino. Dai vari prodotti da forno alle bibite, finanche le sigarette. Mi ricordo che d'inverno per scaldare l'ambiente mettevano a 'mo di stufa un enorme vaso di coccio capovolto sopra un fornello acceso. Il bello era che ad una cert'ora si raggruppava un bel po' di gente fuori ed il fornaio, temendo l'incursione delle fiamme gialle, sedava il vociare con imprecazioni terribili.
Il forno all'inizio di via Saffi: normale punto di riferimento per quando si usciva distrutti dal Bestial Market. Le vetrine del forno danno su via Saffi, ma il mangiare veniva eiettato da un fornaio enorme attraverso una finestrella su via dello Scalo. Mi ricordo le taffiate compulsive nei giardinetti di fronte ed una volta che mi presi quasi a cazzotti con uno perchè gli intimai di raccogliere le cartacce che aveva lasciato in terra (a me i verdi mi fanno una pippa).
Frappi ed il forno all'angolo: di Frappi ho già parlato qua, però per i meno superbenestanti c'era il forno nella via che faceva angolo e che distribuiva una pizza molto valida. Mi ricordo che ti faceva entrare dentro al locale e tu ordinavi tra carrelli di pane appena sfornato profumatissimo.
Il bar davanti alla Frasca: aperto più recentemente rispetto agli altri. Pur non garantendo la stessa trasgressione di ordinare attraverso una serranda semi-alzata o di sfuggire all'erario senza lo scontrino, ti propinava delle paste e soprattutto dei calzoni enormi. Un classico: cassa alla Frasca e appena Lele ti buttava fuori, pasta di fronte.
I due bar cospicui: quello all'inizio di via San Vitale e quello all'inizio di via Mazzini. Sunzi tutti e due e frequentati in prevalenza da magrebi e tunni il primo, da maragli il secondo.
Infine due osterie sempre aperte: Da Ermanno di cui ho già parlato nuovamente qua e l'Osteria Borgonuovo ritrovo di animali notturni e di animali e basta.
Da Gigi al fourner a Casalecchio: era il forno del papà di un mio compagno di classe. Vicino al passaggio a livello, ci passavo ogni tanto dopo la mezzanotte a prendere il pane nel periodo in cui vivevo a Mongardino. Scoprii che ogni tanto ci lavorava anche il mio compagno perché una notte me lo ritrovai davanti tutto bianco di farina e con lo zoccolo d'ordinanza. Sempre in quel periodo mi ricordo di un bar sulla Porrettana all'altezza di Sasso Marconi, poco prima di arrivare all'autostrada, ma chissà come si chiamava... paste calde validissime.
Chiudo con due pasticcerie fuori porta, Polacci ad Idice e Galassi sulla via Emilia, difficili da raggiungere se già ti trovavi in avanzato stato d’ebrezza.
Ho volutamente tralasciato i vari piadinari/porchettari semoventi perchè non è cosa da bolognese frequentare certi posti...
Digressione: Il forno Baldani a Milano Marittima dove vedi le supergnocche, che un attimo prima sorseggiavano wodkalemon mollemente adagiate sui divanetti del Pineta, accapigliarsi per un pezzo di pizza.
Cosa mi sono perso?
postato da: Piluto alle ore 21:27 | Permalink | commenti (56)
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sabato, 23 settembre 2006


Nella foto: i potenti mezzi di cui disponiamo

LE INTERVISTE DI PONY
Lo Spettro scende (?) tra la ggente


Carissimi lettori dello Spettro,
nella febbricitante attività per trovare nuovi modelli di modesto entertainment per impiegati, ho partorito il classico topolino: partirà tra poco la prima serie di interviste dello Spettro con personaggi della cultura, della politica e dell'imprenditoria bolognesi. Sono già partiti contatti ad altissimo livello, e le prime interviste dovrebbero comparire già nei prossimi giorni. Non aggiungo altro.
Poiché siamo molto democratici, io e la Redasione abbiamo pensato di chiedere anche ai lettori dello Spettro di suggerirci domande per i personaggi – tutti di livello come minimo "un certo" - che intervisteremo.
Microfono aperto, dunque, e non fate i modesti, almeno per una volta.

PS. Non sarà molto, ma voglio esprimere tutta la mia solidarietà a Mehdi, ingiustamente e stupidamente accusato di un crimine orrendo solo perché non è italiano e passava per strada con una maglietta vistosa. Penso che oggi dovrebbe essere per tutti il giorno della vergogna.
postato da: PonyLuna alle ore 09:44 | Permalink | commenti (57)
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venerdì, 22 settembre 2006


Nella mappa: Sirio, Rita e Stars

BOLOGNA & COPWRITER
NOMI ASSURDI A BOLOGNA

Dovevo scrivere un post su Artelibro, la prestigiozzizzima kermesse svoltasi fino a lunedì scorso in Palazzo Re Enzo. Ma più che dire che è la fiera personalizzata della Bologna bene e che è poi sempre bello farsi un giro per il magnifico palazzo Re Enzo, altre cose non me ne venivano in mente.
Però mi ha dato spunto un’altra cosa che ho visto: nel cortile di Palazzo d’Accursio c’era un container trasformato in set per riprese dove facevano delle interviste per MAMbo scritto proprio così.
A parte il lettering, che però è fondamentale e capirete perché, ecco che mi si illumina la lampadina spettrale… un altro nome dell’assurdo (e divertentissimo) naming che connota molte iniziative di Bologna.
Cominciamo proprio da MAMbo
E’ l’acronimo di MUSEO D’ARTE MODERNA BOLOGNA. Mo diobono, proprio Mambo lo dovevano chiamare? Ok l’acronimo viene così, ma non ci azzecca niente con un museo d’arte e per di più contemporanea. Cosa succederà una volta aperto?
L’umarell e la sdaura si presenteranno con il vestito della festa pronti d avvinghiarsi in mirabolanti balli latini?
La comunità sudamericana accorrerà compatta finalmente felice di avere un posto tutto per loro?
O, ancor peggio, molti crederanno che sia la sede dell’altro MAMBO (Multimedia Area Macello Bologna) il nome – fin dal 1999!!!! - dal Comune di Bologna per il primo progetto volto alla riqualificazione di zone a rischio di degrado della città attraverso lo sviluppo di attività economiche!!! 
E vabbè una volta può capitare. Eh no! Qui c’è una coazione a ripetere, un continuo inventare nomi incredibili forse nella convinzione che rimangano impressi alla gente o perché oggigiorno fa molto figo e “moderno” usare questi nomi un po’ di impatto, diciamo così. E chissà poi come sono contenti i copywriter incaricati dal Comune quando l’acronimo “gli viene” cioè ha un significato .
E via con SIRIO, che tutti sapete cosa è eche io ritengo sacrosanto, ma che così, di primo acchito, sempre il nome di un astronave di Spazio 1999, o di un supereroe senza macchia e senza paura e non il temibilissimo marchingegno che non perdona.
L’amica RITA (Rete Integrata di Telecontrollo degli Accessi), che è il nome del controllo nella T del centro storico, sicuramente maledetta sia da chi infraziona sia da chi si chiama Rita di vero nome, d’ora in poi associata a multe e sanzioni.
STARS (credo sia Sistema di Telecontrollo Automatico Rilevazione Semafori o giù di lì) che ti fa immaginare romantiche serate con la tua bella nell’oscurità delle campagne e che invece ti rifila dei 60 o 70 euro se hai avuto troppa fretta di arrivarci, dalla tua bella.
Fino al sublime BE’, con pecora d’obbligo come decoro, che va bene che significa Bologna Estate, ma insomma, per fa venir l’acronimo in sostanza si dà dei pecoroni ai bolognesi.
Se conoscete altri nomi assurdi anche voi…
postato da: lasima alle ore 13:05 | Permalink | commenti (51)
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giovedì, 21 settembre 2006
Secondo Casadei
SECONDO CASADEI
L'UOMO CHE SCONFISSE IL BOOGIE


La storia, quella con la S maiuscola, è veloce. A volte non ce ne accorgiamo. Rimpiangiamo i bei tempi andati, quando a Bologna si stava meglio, quando “deors” era una parola senza senso, quando gli emiliani stavano in Emilia, i romagnoli stavano in Romagna, e i fuorisede stavano nella loro sede. La storia recente, così lontana, è però dietro l’angolo. Sembra un’era geologica, invece sono solo cinquant’anni.

Gli anni a metà dello scorso secolo sono raccontati nel documentario “L’uomo che sconfisse il boogie”, presentato ieri a Bologna, agli “Stati Generali del Documentario”. Questo doc, realizzato dal regista Davide Cocchi con materiale di repertorio ed immagini recenti, racconta la storia di Secondo Casadei, fondatore del liscio italiano e zio del – a noi più famoso - Raul. Per Secondo Casadei i paragoni si sprecano, “Lo Strauss di Romagna”, “L’uomo che sconfisse il boogie”. E tramite la sua storia rileggiamo la storia d’Italia, della povertà contadina, del fascismo, del miracolo economico, dei miti americani d’importazione. 

Casadei era uno scampato sarto diventato violinista. Rielabora la tradizione e sforna polke, valzer e mazurke. Il successo in Romagna e travolgente. Negli anni ’30 vecchie cascine si trasformano in barele, il popolo, quello del tempo, si fa chilometri a piedi, in bicicletta, per andare a ballare. Ballare: un’attività lasciva, contrastata dalla Chiesa che era ancora quella della messa in latino. Ma il richiamo del liscio è irrefrenabile. La società sta per diventare di massa, ma è ancora semplice. Se le ragazze rifiutavano un ballo dal bruttarello di turno e poi si concedevano al belloccio, meritavano schiaffoni. I bambini cercano delle scarpe, anche da donna, le sistemano e vanno a ballare. I ballerini migliori al centro, i soffitti scricchiolano, fioccano amori sudati al ritmo della fisarmonica.

Poi arriva la guerra. E tutto si spegne. Quando si ricomincia a vivere, arriva il boogie, dall’America. E i giovani fischiano Casadei, gli danno dell’antiquato (forse non immaginando che sarebbero diventati tutti degli umarells). Ma Secondo è tosto. S’inventa del marketing spiccio ma che all’epoca fa la differenza. Scrive “Romagna Mia” che basta ascoltarla una volta perché continui a ronzare nella testa, per giorni, per sempre -purtroppo. Diventa l’inno della Romagna, delle vacanza per tutti, della vita che dai campi si sposta in fabbrica. È il successo, la rivincita. Il nipote Raul si unisce all’orchestra, la modernizza. Arriva la radio, la televisione, Festivalbar, il successo. 

La vita di quest’uomo, di questo figlio e campione del popolo, è stato un punto di non ritorno per generazioni intere. Un umarells di forse centen’anni, un tempo ballerino e da sempre cultore di Casadei, nel doc racconta che quando Secondo è morto “volevo andare con la bara con lui, che ci volevo bene più di mia moglie”. E nel film la Romagna emerge com’è (o forse come la vede chi romagnolo non è). Terra orgogliosa, dai tratti semplici, capace di fare tesoro di ciò ha, di ciò che s’inventa. Terra dall’odore fragante, dalla parlata strascicata e sensuale. Terra negli anni di anarchici e anticlericali, di scalmanati e di Mussolini. Terra che, dalla porta sul retro, si colloca al centro della storia d’Italia. E forse un po’, anche di quella di Bologna.

postato da: mello alle ore 12:32 | Permalink | commenti (134)
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mercoledì, 20 settembre 2006


IL TIZIANO TERZANI BOLOGNESE
CI RACCONTA DELLA MODESTIA IN CINA

Tiziano Terzani in punto di morte disse al figlio Folco che non aveva paura di morire.
Grazie al cazzo.
Tiziano Terzani era partito dal nulla da un modestissimo paesino toscano, poi ha studiato spinto da una enorme motivazione rifiutando addirittura un modestisismo impiego in banca, ha lavorato all'Olivetti, ha capito che era troppo modesto stare all'Olivetti, è diventato giornalista, ha viaggiato il mondo come giornalista di guerra, ha vissuto in Vietnam, in Giappone, in Cina, in Giappone, in Tibet.. insomma ha vissuto la sua vita alla grande e quando si è preso il cancro lo ha accettato e nel momento clù ha detto che non aveva paura di morire.
Grazie al cazzo.

Mica come l'umarell Govoni che è nato in un paesino della bassa, non si è mai interessato allo studio preferendo la vita del proprio paesello e quello che la modestia gli proponeva, Govoni faceva pochi giri con la mente, volava basso.
L'unico momento degno di essere vissuto (e ne parlava spesso) è stato quando sono  arrivati i tedeschi e lui ha perso tutto il nulla che aveva ed è andato a combattere.
Come sparava Govoni.
Come sparavano i tedeschi.
Poi per fortuna sono arrivati gli americani che se no Govoni era ancora là.
E finalmente la pace, periodo in cui Govoni era contento, ma un pò si rompeva i coglioni di non dover sparare a qualcuno qualcosa.
La moglie a casa, i figli zucconi, un lavoro in un ente pubblico a Bologna perchè la campagna stava diventando troppo aut, la casa, la vacanzina estiva, poi la pensione, i figli impiegati nel terziario e sui settantanni una gran caga di morire.
Niente cancro, niente malattie anche se tutte le settimane andava a stracciare i maroni al dottore per provarsi la pressione.
"Lei Govoni sta benissimo" gli diceva sempre e a lui un pò gli scocciava non avere nessuna malattia.
Era un pò incongruente Govoni,
Govoni apparteneva al popolo delle 3 M: mogliettina, macchinina, mestieruccio (ora 4 M... mutuo), la sua vita era stata questo e per forza aveva una gran caga di morire.
Poi Govoni risparmiava, risparmiava e non si godeva proprio niente, aveva trascorso tutta la vita tra Bologna, la Riviera Romagnola e l'Appennino.
Govoni non aveva mai preso un aereo, a Govoni non gliene fregava proprio un cazzo di quello che succedeva più in là del proprio orto comunale, ma come si cagava nella braga a pensare che gli rimanevano pochi giorni di vita.
Mica come Terzani.
Grazie al cazzo.
Govoni è morto la settimana scorsa intl'ort (nell'orto), al funerale c'erano tutti i suoi amici umarells (contenti di non esserci loro nella bara).
Di Govoni tra qualche mese non se ne parlerà più.
Gheim over.
Fine della vita e qualche soldo da parte per i figli zucconi che si compreranno un SUV a rate.

Oddio... cos'è sto pessimismo diranno adesso i lettori dello spettro?
No non è pessimismo è che Terzani non aveva paura di morire, il bolognesissimo umarell Govoni si.
Chiediamoci almeno il perchè.
Oddio, ma se un bolognese non volesse fare la fine di Govoni (o quella di Terzani) che opportnità gli offre la città? Esiste una terza via? Certo che esiste, credo ne esista anche una quarta, una quinta e per darvi uno spunto mi sento obrigado a segnalarvi la vita e le opere di Michele Rizzoli, il Tiziano Terzani bolognese, un atipico che lavora in banca con contratto a tempo indeterminato e come tutti quelli che lavorano in banca aspetta che venga il fine settimana per poter vivere un pò di più, ma soprattutto aspetta le ferie e se ne va in giro per il mondo a vedere cosa succede al di là del proprio orticello comunale.
I viaggi avventurosi di Michele Rizzoli lo portano a contatto con tutti i primosecondoterzomondi possibili, poi finiscono le ferie, lavora, aspetta le cinque, vive, lavora, aspetta il uichend, vive, aspetta le ferie, viaggia, vive, scrive.
Tra Govoni e Terzani nel 2006 c'è il Tiziano Terzani bolognese che è modestamente molto alla portata di tutti e molti di voi si riconosceranno in lui ed emuleranno le sue gesta.
La fine della vacanza è l'inizio del suo racconto:

"La Cina è piena di umarells
ma piena!!!
Gli uomini sono estremamente brutti e scaracciano tutti per terra, si soffiano il naso con le mani, ruttano e scoreggiano.
Vanno tutti in vacanza all'interno della Cina e comprano tutti i
gagget possibili e impossibili.
Come se noi andassimo tutti all'
october fest e tornassimo con cappello tirolese, calzettoni, camicia a quadrettoni e pelusc dell'orsetto con la pinta in mano.
Vanno in montagna e comprano tutti il cappello da
cowboy, vanno a vedere le scimmie e comprano tutti i pelusc,  vanno a vedere i monasteri tibetani e si comprano i suvenir tipo campana tibetana, ruote tibetane (che sono quelle da far girare con le preghiere), saio tibetano, eccetera, sono dei cinni scurzoni e panzoni.
Son talmente tanti che ne ho visto tantissimi fare dei lavori inutili pur di far qualcosa; dentro ai supermarket c'è un commesso che ti segue se hai bisogno.
Alla cassa oltre alla cassiera ci son due tipi che ti riempieno il sacchetto e all'uscita c'è una tipa che ti sigla lo scontrino ... ho visto degli spazzini al lavoro dentro un fiumiciattolo!!!!
Spazzavano il fiume!!!!
Ci sono dei posti bellissimi;
Shangaii è piena di palazzoni , grattacieli e bona.
Pechino invece è bellissima; c'è la grande muraglia che è un biscione in muratura di 5.000 chilometri10km a piedi ed è stupendo (e molto faticoso...) perchè attorno non c'è niente.
La cosa divertente è che non è mai servita a protezione contro i
sulle montagne, ne abbiamo fatti mongoli che regolarmente arrivavano a Pechino e saccheggiavano la città..... un colosso inutile.
Sempre a Pechino c'è la città proibita che è una favola (dove viveva la dinastia imperiale).
E' stata bruciata tantissime volte perchè quei coglioni prima facevano la festa delle lanterne, poi bastava un soffio di vento per appiccare il fuoco e bruciava interamente tutto perchè i pompieri del tempo non erano degli di entrare nella città proibita per spegnere il fuoco....
Per il resto ho visto tanti posti al confine con il Tibet, molto belli, pieni di monaci tibetani che hanno seguito i mondiali di calcio e provavano a giocare tirandosi su il grembiulone.
A Shangaii invece vanno pazzi per i grilli da combattimento!
li allevano con amore, li allenano e poi li fan combattere dentro piattini da the finche uno non ci lascia la pelle...  pensa che vendono il
chit per il perfetto grillo da comattimento compreso di piumino per solleticarlo.... poi vendono delle caramelle di jak che è una specie di muccone mongolo con le corna!
Sono caramelle di carne!!! (e lo ho comprate pure)
Poi friggono tutto quello che gli capita, ho documentato con delle foto gli
spiedini di serpentello, di stella marina, di cavalluccio, di scorpione, di cavallette........
I cinesi sono
stupidi ma socievoli e molto solidali tra di loro, a Pechino ci sono i vecchi quartieri dove non esistono i cessi nelle case, ci sono solo quelli pubblici che sono una serie di turche senza separè!
Caghi con a fianco uno che caga..... l'unica saparazione è tra maschi e femmine,
E ti risparmio il mangiare con le bacchette
Bah!
Un bel viaggio però, istruttivo
Poi ti faccio vedere le foto, a presto ciao."

Michele Rizzoli
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martedì, 19 settembre 2006


POTREMMO (DOVREMMO)
ESSERE FELICI...
Bim bum bam.
In lontananza sento delle esplosioni, sono i modesti fuochi d'artificio che decretano la fine della festa dell'Unità e l'inizio della stagione autunno inverno bolognese 2006-2007.
Finita l'estate.
O come avrebe detto l'ex obeso Jim Morrison "It's oll over".
Claro?
Ma si dai, le solite cose.
Da poco ho dato il via alla sezione MODESTI ITINERARI BOLOGNESI, una modesta sezione del blog dove si parlerà del bolognesissimo percorso "obbligato" che parte dalla festa dell'unità e arriva ai baskers di ferrara, un percorso che più o meno conosciamo tutti, un percorso già percorso anche nel blog... basta leggere i post dell'anno scorso per accorgersene.
Ma si dai, le solite cose.
Dark Bologna è questo, gli argomenti che vanno più di moda sono sempre gli stessi da un pò: Cofferati, Sirio, i commercianti, i pankabbestia, i pachistani, i tunisini, gli stupri, Filetti, l'Ascom, gi scioperi di un'azienda metalmeccanica, un morto celebre, un umarell investito, gli orti, le rassegne estive, le fiere, la tangenziale, i pittbull cativi, le merde sotto ai portici, il degrado di piazza verdi, le baracche sul lungorendo, i fasisti e i comunisti, i partigiani, il due agosto, il quattro ottobre, la garisenda che pende, ci si trova davanti a feltrinelli, i tipiciatipici...
La solita modestia trita e ritrita di questa città.
Poco da dire.
Qualcosa di più o meno uguale da fare.
Poi uno si alzerà in piedi e dirà: "Bologna non è più quella di una volta..."
Vero.
Quindi?
Ma cos'è che nel 2006 è come una volta?
Cos'è sta nostalgia del si stava meglio quando si stava meglio?
E si stava poi così meglio?
Modeste domande finto esistenziali da modestissimo martedì di settembre sotto il solito cielo bianco ed il rumore degli autobus, habitat perfetto per tutta la redasione dello spettro che osserva e posta discutibili punti di vista per le masse.
7 redattori che scrivono.
7 teste differenti.
7 modi di relazionarsi diversi.
7 punti di vista spesso non allineati.
Fico no?
Questo siamo e questo vogliamo continuare ad essere, un modestissimo blog indipendente, puro e semplice enterteinment per impiegati che altrimenti non saprebbero come fare a passare la loro modestissima giornata in compagnia di presenze imposte.
Difficile postare qualcosa di stimolante in questo periodo, difficile mostrarsi felici a settembre, difficile non scrivere cose già scritte dai quotidiani locali, difficile non ripetersi digitando le stesse cose scritte l'anno scorso mentre la radio trasmette l'ultimo singolo di Luca Carboni che sprizza tagli nelle vene da tutti i pori, difficile non pubblicare la i-meil del lettore Branco (che ringrazio).
Settembre andiamo... stei tiund.

Carissimi e illustrissimi
(o meglio) caro Maso (leggi tu, vero?)
Da bravo internettaro anonimo, di quelli che leggono i vostri post e non favellano, mi trasformerò in interventista.

PREMESSO che avete tutte le attenuanti, che riassumo:
- E' settembre, notoriamente mese di depressione
- Il vostro blog è comunque cosa buona e giusta, chi non fa non falla
- Bologna, sì, non sta bene pur non essendo propriamente dark )


Faccio notare che prendendo a manciate casuali gli ultimi post vedo sempre più una percentuale preoccupante di lamenterie umarellopatologiche che si discostano, ahimè, dalla categoria interventocritico.
Anche gli amarcòrd stanno diventando pericolosamente autistici.
Capisco che la situazione sociometeotrafficourbanistica non sia un grosso stimolo, ma come ci insegna lo zen omarellico, la rimostranza senza prospettive è come un treno senza binari: non va da nessuna parte.
Vorrei precisare che quello che mi preoccupa non è lo stato del blog, ma quello della redasione.
In quanto elementi socialmente di rilievo bolognesico, vi vorrei sempre felici, come si conviene ad ogni eroe locale che si rispetti.
Ad esempio, anche Zorro operava in una situazione sociopolitica avversa, ma togliendo la scanzonata leggerezza e il cavallo nero, che Zorro sarebbe?
Certo di aver abusato dell'abusabile, rinnovo l'invito a fornirvi di un cavallo e vi saluto.

Branco
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categoria:maso
sabato, 16 settembre 2006
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PICCOLO FORMATO

A dieci anni mio nonno mi regalò una macchina semplicissima, con pellicola formato 6x9 e un solo tempo di esposizione. Fu proprio l’estrema semplicità di questo mezzo a farmi capire immediatamente che la sua potenzialità risiedeva non tanto nelle sue caratteristiche tecniche, che come ho detto erano veramente scarse, quanto piuttosto nell’uso che se ne poteva fare. Grazie a questa macchina fotografica realizzai le mie prime foto che avevano come soggetto gli alberi.
In troppi si preoccupano più delle recensioni tecniche e non si accorgono che le macchine fotografiche e i voti nei test delle attrezzature non hanno niente a che vedere con lo spirito di un immagine; per fotografare non occorrono né supermodelle, né sfondi speciali, né fotocamere ultimo modello, pazienza, pratica e semplicità sono sufficienti per ottenere foto di qualità.
Certo le fotografie dei nostri inizi sono un pasticcio di elementi disordinati, vogliamo catturare tutto e metterlo in un rettangolo di dieci per quindici centimetri, senza pensare a ciò che vogliamo trasmettere che si perde tra il caos.
Una buona foto dipende da quello che il fotografo vede nel momento dello scatto, che non è semplicemente quello che il mirino inquadra.

Visto che ci troviamo a Bologna, città che ragiona per bazze su tutto, a questo punto immagino che mi chiederete:
Max ma tu ce l'hai la bazza per un buon corso di fotografia?
Sì e vi suggerisco pure di affrettarvi perchè comincia martedì 19 settembre.
L'amico Roberto Alfano organizza 8 lezioni di 2 ore (16 ore in totale) il martedì e giovedì ore 21-23 presso l'associazione Piccolo Formato in via Marsala 20 Bologna

Gli argomenti trattati nel corso sono:
La fotocamera Reflex (1a lezione)
Obbiettivi e accessori (2a lezione)
La corretta esposizione e la profondità di campo (2a lezione)
Esercitazione di ripresa in interni (3a lezione)
Esercitazione di ripresa in esterni (4a lezione)
Pellicole in bianco e nero e a colori (5a lezione)
Sviluppo della pellicola bianco e nero (5a lezione)
La camera oscura e le Tecniche fondamentali di stampa bianco nero (6-7-8 Lezione)
Il corso inizia il 19 settembre e termina il 12 ottobre, sono previsti altri due entro la fine dell'anno (dal 17/10 al 14/11 e dal 16/11 al 12/12)
Il costo del corso è 140€
L'offerta dei corsi propone anche quello di Stampa in camera oscura, quello Avanzato di Fotografia e quello di Fotografia Digitale.

Per ulteriori informazioni i recapiti sono:
339 4534132
340 3803694
info@piccoloformato.it
http://www.piccoloformato.it/
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venerdì, 15 settembre 2006


LA SINDROME DA ROTONDA


La sindrome da rotonda è una diffusissima malattia epidemica che colpisce soprattutto architetti, ingegneri, urbanisti, assessori al traffico e/o alla mobilità. Consiste nel cominciare a costruire freneticamente rotonde stradali in ogni dove, dentro e fuori i centri abitati, in campagna, alle uscite di tangenziali e autostrade, financo in cavedagne semipraticabili, nella convinzione che siano LA soluzione ottimale per gli ormai ingestibili caos sulle strade delle città.

Insomma la rotatoria come deus ex machina o Grande Dea Risolutrice di tutti i problemi di traffico.

Da qualche anno la malattia è arrivata anche in Italia, forse portata da stimati professionisti, e si è diffusa a macchia d’olio: ormai endemica a Ravenna - dove si conta una densità di rotatorie che rasenta il ridicolo, molto vicina alla proporzione con gli abitanti di 1:1 - si riscontra recentemente un preoccupante dilagare a Bologna.
Vi sarete accorti tutti come, a partire più o meno dall’inizio dell’anno ci sia stata un’intensificazione di lavori atti a trasformare in rotatorie precedenti incroci con semafori o uscite da tangenziale: Aeroporto, stradone Borgo Panigale, lavori terza corsia dinamica, ecc. ecc.

Cio’ comporta ovviamente “tappi” micidiali di traffico, slalom e gimcane tra i cantieri, lievi mal di testa e vertigini provocati da questo ormai continuo girare in tondo, visto che (notatelo), se girate in macchina, almeno due o tre rotonde a tragitto vi toccano.
Rimandando per approfondimenti all’essenziale riferimento di http://rotatorie.splinder.com purtroppo ora non più aggiornato da tempo, pongo qui qualche spunto di riflessione.
La rotatoria, cioè quella tipologia di incrocio senza semafori dovrebbe consentire:
-         maggiore sicurezza, perché le macchine rallentano (Ah si?)
-         maggiori capacità di assorbimento del traffico perchè si scorre più velocemente, anzi in teoria non ci si ferma quasi mai
-         tempi di attesa molto ridotti
 
Ma io invece mi (e vi) chiedo:
servono veramente?
Sono progettate bene?
Il nostro sacrificio di automobilisti oggi, porterà domani i decantati vantaggi?
Ma soprattutto, migliorando il traffico su ruote non è che si peggiora quello pedonale e su due ruote?

Perché, vi dirò, la mia impressione è che gli attraversamenti pedonali e ciclabili siano estremamente penalizzati e che questa sia una soluzione votata all’ottica sempre più macchinocentrica e sempre meno pedociclo correct delle Amministrazioni: mettetevi voi a cercare di attraversare una rotonda, magari con un passeggino o con il bimbo che ha imparato da poco ad andare in bici senza routine, soprattutto quelle grandi tipo la Malaguti alla Barca o quella tra Bologna e San Lazzaro!

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giovedì, 14 settembre 2006

 MODESTI ITINERARI BOLOGNESI

IL SILLARO, L'AGNELLONE E LE RAGAZZE

Domenica a Castel San Pietro Terme. Protagonista assoluta era la "Sagra di Castrato di Agnellone". C'era anche la “Carrera”, però, una sorta di Palio dove a competere sono della squadre che preparano un trabiccolo colorato con delle ruote. Su tale trabiccolo prende posto un passeggero che viene spinto da un concorrente della sua squadra. Vince chi arriva primo. Io c’ero. Guardavo. Un umarell mi racconta che prima le squadre si formavano nei rioni, ora invece si raccolgono intorno a uno sponsor. Poi l’umarell non mi dice altro, perché ammetto di non conoscere tale “Raganella” che insieme a “Franco Paradise” si esibirà il giorno seguente.

La “carrera” che ho visto io è stata vinta da un gruppo con delle maglie rosa. Per festeggiare un camion enorme ha caricato tutta la squadra. Nell’indifferenza generale quelli in rosa lanciavano dal camion volantini dello sponsor, un pub della zona. Sul camion lo sponsor aveva montato un impianto stereo tipo concerto di Vasco che eruttava a tutto volume uno sfrenato POPOPOPO. Un DJ un po’ appassito urlava nel microfono frasi molto “cool” che non arrivavano però agli umarells che sonnecchianti aspettavano in piazza il concerto-tributo a Lucio Battisti. Tutto era normale. A metà tra “festa di paese” e “serata MTV de ‘noantri”. Un sapore consolatorio aveva il piccolo panino con braciola di castrato di agnellone che assaporavo con calma. 

Gustando l’agnellone – farà anche questi effetti? - strani pensieri mi ronzavano in mente. Io non sono bolognese e quindi non potrei permettermi di dirlo. Ma tutta quella zona che scende verso il Sillaro, che passa da Castel San Pietro Terme e arriva giù fino ad Imola mi inquieta un bel po’. Quei paesi rossi, con alle periferie villette familiari; quelle piste ciclabili in ogni strada, i viale alberati, i campi ordinati traboccanti di batteri azotati, le zone industriali pulite, vivibili, quasi quasi mi ricordano Tuin Piks. Quella gente, ricca, sobriamente allegra, quella provincia ordinata, quei miei coetanei che per la laurea si fanno regalare dai genitori un caminetto (sic!) mi ricordano un po’ l’America di Laura Palmer, con chissà quale nefandezza pronta a sbucare da dietro i cespugli appena tosati. Questi pensieri mi ronzavano per la testa gustando l’agnellone. Pensieri indicibili.

Poi però l’agnellone è finito ed allora mi sono spostato là sotto in uno spiazzo/parcheggio con un ristorante tipo festa dell’Unità ma però di Slou Fuud. Un’ora di coda. Scoraggiato dalla fila, con pezzi enormi di agnellone infilati tra i denti, notavo proprio davanti a me i suddetti cespugli appena tosati. Ma da dietro di questi non saltava fuori nessuna nefandezza. Anzi. Da dietro di questi saltava fuori un congegno abbastanza strano anzichenò. Una sorta di cabina del telefono con un pulsante rosso al centro. C’era scritto che in caso di pericolo bisogna schiacciare il pulsante, poi parlare. Un telecamera si sarebbe attivata e avrebbe registrato tutto. Le autorità competenti sarebbero state avvertite. Gli abusi sarebbero stati puniti. Insomma, altro che nefandezza: era una cabina di aiuto in caso di pericolo in una zona un po’ isolata (vedi foto sotto). Non c’erano ragazze con me - è difficile convincerle a godersi l'agnellone - per sapere cosa ne gliene sembrava a loro di quello strano trabiccolo. Non mi sembrava una cattiva idea. Sicurezza pubblica ondemand. Senza violazione della praivasi. Un aggeggio che forse potrebbe risultare utile anche a Bologna. Chissà che ne pensano le ragazze, pensavo poi la sera. Intanto mi lavavo i denti. L’agnellone era dappertutto.

 

postato da: mello alle ore 10:51 | Permalink | commenti (49)
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mercoledì, 13 settembre 2006


MODESTI ITINERARI BOLOGNESI
IL SANA

Cos'è che più piace di Bologna?
Forse Bologna piace perchè ogni anno si fanno sempre le stesse cose. In un percorso privo di ostacoli  che parte a settembre con la festa dell'unità e finisce ad agosto con i baskers di ferrara si fa passare il tempo e ci si lamenta che si fanno sempre le stesse cose.
Le tappe di questa via crucis del tempo libero i bolognesi le sanno, quindi facciamo il punto della situazione, iniziamo questo fantastico viaggio all'interno dell'enterteinment felsineo, siamo a settembre, della festa dell'unità ne avevo parlato l'anno scorso, oggi parliamo di un altro appuntamento imperdibile per chi vuole fare la collezione di tutti i soliti eventi: il SANA.
Purtroppo quest'anno non ci sono andato, ma per fortuna ci è andato uno dei nostri fidi collaboratori, il lavoratore atipico Goblin (33 anni assunto a tempo indeterminato in un imprecisato posto publico, più atipico di così si muore). Ecco il suo resoconto rigorosamente scritto in orario di lavoro.

Sabato stavo benissimo; Ero a pescare, sugli appennini, e tutt'intorno a me era verde, azzurro ,blu, con qualche accenno d'autunno. Lo skuillo del cellulare interrompe l'idillio bucolico - Ciao come va? Ho un
biglietto e una riduzione per il SANA, ci andiamo domani? Eh? Ti va? Daiiiii............... Buona Pesca!

Tutto si è fatto grigio.

Domenica è una bella giornata, spero che non ci sia un casino della madonna e che un tot di gente se ne sia andata in autostrada a passare gli ultimi scampoli d'estate, a fare la bella vita, come dicono a Studio Aperto.
Il viaggio fino in fiera non è male, autobus semivuoto, aria condizionata, poco traffico; butta bene.
Poca gente in biglietteria e quando mostro il tesserino della coop, come uno sbirro americano, l'obesa bigliettaia mi guarda con ammirazione e mi applica la dovuta riduzione.
Ho dovuto ricorrere al tesserino poichè non avevo compilato, in tutte le sue parti, "l'ingresso ridotto", e qui l'obesa bigliettaia mi aveva guardato con rimprovero. Ma poi.....
Elena invece entra con uno sboronissimo pass da espositore.
Liscio come l'olio.
Dentro.
-Andiamo di là! A salutare la Lisa! (mai sister) Devessere al 16......
-Ma no, cazzo ce ne frega, ci passiamo magari dopo....andiamo di la che ci sono le scale mobili che vanno un tot in alto! E poi ho fame...andiamo dove cè da taffiare dai.
A me le scale mobili piacciono molto, ci vado sempre sopra quando le vedo, e queste in effetti sono belle, ripide, stranamente senza nessuno sopra.
Mi faccio un paio di giri e sono a posto.
Non sono un esperto di padiglioni, di fiere, di robe del genere, per fortuna Elena mi guida sicura, sa dove andare e perchè.
Attraversiamo un padiglione che per me è la fiera della cagata, pieno di sassi, fontanelle portatili che vien giù l'acqua, bacchettini profumati (cè un gran puzzone d'incenso nell'aere), stoffe pregiate di pelo di non so che, libri che parlano di libri, che parlano di te stesso visto da varie angolazioni, libri di medicina afro-cubana, ecc.....
- Di là! Dai che almeno mangiamo un pezzo di formaggio.....ha un gran bell'aspetto.........
Era sapone.
La gente in questo padiglione è la tipica gente che potresti trovare in questo padiglione: cinquantenni brizzolati coi capelli lunghi col codino che parlano dell'India, omosessuali con camicie a fiori, i sandali e il
borsellino che parlano dell'India, ex tossici che se ne intendono di massaggi sciatzu e tecniche d'introspezione, ciccioni alla ricerca di cibo alternativo, buonissimo, ipo calorico e che nutra anche l'anima, paranoici e santoni vari.
Mi colpisce un macchinario pazzesco, che tu vai dentro, tipo macchina del tempo, e dopo tutta una serie di suoni e lucine, la macchina ti dice di che colore hai l' Aura.
Mi colpisce ancor di più un tipo, estasiato dalla macchina, che dopo averla provata, ascolta con meraviglia e sincero interesse la seria spiegazione riguardo alla sua aura.
Resisto alla tentazione di fare il test per le intolleranze alimentari e cambiamo padiglione.
Ci dirigiamo senza esitazione verso quelli dei prodotti tipici, della roba da mangiare, della roba da bere.
Qui va già meglio.
Subito mi sparo un panino con la porchetta e un assaggio di pignoletto (buono)
Anche la gente è diversa.
Qui ovviamente è pieno anche di umarell e zdaure, che per un assaggio di miele, disconoscerebbero figli e nipoti.
Allo stend del consorzio del Prosciutto di Modena cè un gran casino, un cinno scurzone passa davanti a tutti, svariate volte, per la razione di pane e salume, e il salumaio affettatore tutto contento gliela dà perchè deve crescere.
Quando tocca a me, faccio lo spiritoso, gli dico di stare abbondante perchè devo crescere.
-te vai bene così.
Però il prosciutto è buono.
Volevo assaggiare qualcosa del Trentino, loro mi stanno simpatici, ma lo stendista, capelli ricci, neri, carnagione olivastra e orecchino da scugnizzo peso, mi dice che hanno finito tutto.
Sarà per l'anno prossimo.
Elena intanto si beve un bicchiere di vino senza solfiti ma che un po' ce n'è....e quando chiede informazioni sul procedimento viene palleggiata da un commesso all'altro fino a che le dicono di tornare più tardi.
Sarà per l'anno prossimo.
Io poi mi prendo un regolare caffè al bar (cerano anche quelli strani agli stend), mentre Elena si gusta un imbevibile bicchierino di succo d'Aloe, che praticamente fa bene a tutto, ma fa schifo peso.
Io rifiuto con nonscialans il bicchierino, offertomi da una procace
stendista e gli dico che ho appena preso il caffè e che di corpo vado
regolare, grazie.
Siamo verso la fine del giro, io sono abbastanza provato, mi sono seduto più
volte a riposare e a guardare con una punta (piccola) d'invidia la gente
che si fa massaggiare i piedi o che prova poltrone ultrarilassanti.
Elena mi esorta a provare, ma io mi vergogno perchè penso che dopo tutti verrebbero lì a guardarmi, che l'altoparlante annuncerebbe quello che sto per fare, e io dopo sarei tesissimo e imbarazzatissimo, e che quindi niente, mi accontento delle panchine in granito ruvido.
Prima di passare all'altro padiglione vedo degli stend curiosi, famigliari, che di sano hanno poco o niente: sono quelli della Muscle Nutriscion e della Ultimate Nutriscion, che con rocciosi culturisti (in foto) promuovono le loro mirabolanti polveri e pasticche, che poi comprerai da uomini in giacca e cravatta, smilzissimi o grassi e sudaticci.
Getto il passato alle spalle e passo oltre.
Siamo ormai agli ultimi padiglioni, quelli di cosmetici, creme e cremine.
Io mi estraneo totalmente, accendo il pilota automatico e seguo Elena.
Mi sveglio solamente ogni tanto, per dare un occhio a culi e tette varie e per rispondere a qualche soave sorriso.
Ma poca roba, e devo stare in occhio.
Elena alla fine mi dirà che non era niente di che, e che abbiamo fatto presto.
Si aspettava di più.
L'idea di tornare a casa mi solleva e mi da le energie per lo sprint finale; passiamo a salutare mia sorella, che ovviamente ci dice che non importava, e via!
Il viaggio di ritorno è come quello dell'andata, leggermente più puzzolente di sudore ma rapido e comodo (autobus 39 e 38).
Casamia è bellissima.
Goblin
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martedì, 12 settembre 2006

My freind Ernie
Nella foto: sua Eccellenza il vescovo ausiliario Ernesto Vecchi


THE IMPORTANCE OF BEING EARNEST 2.0
Un esercizio di analisi logica


Solo pochi giorni fa mi sono occupato di Coffy & Caffy Nemiciamici, e oggi mi tocca invece di scrivere qualcosa su Sua eccellenza Ernesto Vecchi, vescovo ausiliario e moderator curiae (amministratore delegato) della Chiesa di Bologna.

I fatti li conoscete tutti: qualche giorno fa due ragazzi omosessuali sono stati selvaggiamente menati da tre tizi (slavi? italiani? che differenza fa?) solo perché giravano abbracciati. Sdegno, condanne, grida di dolore. Il nostro amico Ernesto, in un'intervista a Repubblica, dice così che trasgressione e violenza sono cugine. Apriti cielo. Grillini, sdegno, condanne, grida di dolore.

La Curia pubblica una smentita e un attacco a Repubblica, dicendo che le parole di Ernesto sono state manipolate e che tutta la polemica altro non è che una maliziosa montatura giornalistica (potete leggere comunicato e commento qui).
Senonché, io il comunicato stampa l'ho letto, e proprio non mi convince.

Vediamo di usare un po' di analisi logica, quella delle scuole elementari. Dice così la Curia che "Una società che spesso educa o ammicca con indulgenza o compiacimento a comportamenti trasgressivi a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, pubblici e privati, non può poi far finta di meravigliarsi se tra le tante trasgressioni nasce anche il mostro obbrobrioso e aberrante della violenza".

Che per la Chiesa l'omosessualità sia una trasgressione lo si sa, quindi amen, teniamoceli così. Ma perché "tra le tante trasgressioni" nasce "anche" la violenza? Perché violenza e trasgressioni sono messe sullo stesso piano? Perché quell'anche? La catena logica è: la società permette le trasgressioni (tra cui l'omosessualità e anche la violenza) - più ci sono trasgressioni più nasce la violenza (infatti è una trasgressione tra le altre) - e quindi: niente trasgressioni niente violenza.

O forse, mi sono chiesto, visto che Vecchi dice di non aver messo sullo stesso piano violenza e omosessualità, forse per Vecchi l'omosessualità non è una trasgressione. Cioè: ci sono sì trasgressioni, tra cui la violenza, ma l'omosessualità non è di queste. Non male, Ernesto, ci stai arrivando.

Ma l'ho letta bene? Mi sto sbagliando?

PS con due chicche: (1) La Chiesa non usa mai la parola "coppia" in riferimento agli omosessuali, ma la parola "paio". (2) Il comunicato si conclude invitando tutti a riflettere sulla dignità dell'uomo, che "è offesa sempre da ogni comportamento violento o trasgressivo". E' offesa sempre da ogni comportamento violento o trasgressivo. Ogni comportamento. Ah com'è importante chiamarsi Ernesto. Chissà che ne avrebbe detto Oscar Wilde.
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lunedì, 11 settembre 2006

UN PARCO SCONOSCIUTO

Bologna è una città piena di verde, lo ha detto pure Carlo Lucarelli intervistato da Luca Giurato ed io ci credo. Il giallista raccontava che se sorvoli la città (cosa che non faccio molto spesso e so che è un mio limite... lo so) noti quanta vegetazione pulluli evriuer. Interessante. A proposito di verde, giorni fa sono stato invitato da alcuni "colleghi" a fare una pausa pranzo nel parco, la solita frikettonata impiegatizia, tutti a sedere per terra a mangiare panini per un ora, poi di nuovo in zi offis. Ovviamente non ho accettato. Questioni di etica professionale del benessere.  Non ci si sdraia sul prato se dopo si deve tornare in ufficio, non fa bene... se ci si stravacca sull'erba rigogliosa, è d'obbligo fare la pennichella, bisogna godersi l'ombra delle fresche frasche, farsi accarezzare dall'ariolina, guardare il cielo blu, osservare le nuvole, crogiolarsi nel padre dei vizi. Tornare in ufficio dopo una pausa pranzo a contatto con la natura significa mortificare il benessere. Una violenza evitabile. Insomma, alla fine ho mangiato due cazzate in un simpatico bar del centro e li ho raggiunti. Alcuni erano felici e contenti che giocavano a frisbi, altri stavano sdraiati su di una panchina, altri fumavano la classica paglia post taffio. Belle cose. Erano anni che non andavo in quel parco, non sapevo come si chiamasse quel parco, poi l'ho scoperto: PARCO 11 SETTEMBRE 2001. Leggo il cartello, scopro che a Bologna hanno intitolato un parco alla strage delle torri gemelle di New York. Interessante. Il sole ci scaldava, sapevamo tutti che il nostro destino era quello di tornare in zi offis per le nostre inutilitis.

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domenica, 10 settembre 2006
Pavo Il nostro insieme a Fornaciari in un'anteprima del loro attesissimo progetto musicale
 
Il Pavone: The Unathorised Biography
 
Forse a qualche lettore dello Spettro il nome Pavone non dice nulla, per altri invece, soprattutto per chi a Bologna si dilettava a suonare o frequentava il parco Melloni, il Pavone rappresenta un personaggio di un certo livello, grazie ad alcune sue doti elettive.
Fu MauroCoralli che da piccolo mi introdusse al mondo esoterico di Parco Melloni. E fu lì, in mezzo a tanti coloriti personaggi, alcuni ahimè non più fra di noi, che conobbi il Pavone.
Giulio, il suo vero nome, era sovente venire al parco accompagnando al guinzaglio la sua cagnetta, una cockerina nera di nome Lilli (quando non arrivava in sella al suo poderoso ed unico esemplare venduto a Bologna di Grillo 50 Piaggio) ed era curioso vedere come il parco riusciva ad indurre gli stessi stimoli sia al cucciolo quanto al padrone.
Il Pavone infatti era famoso per le sue deiezioni. Se arrivava qualcuno di nuovo al parco, il Pavone festeggiava facendo la merda sopra una panchina. Se gli prestavi un giornalino, lo trovavi con uno stronzo dentro. Era più forte di lui, ogni situazione era motivo per vederlo con le brache calate ed il proiettile in canna. Memorabile fu quando ci raccontò di essere stato sorpreso, mentre era intento in una sua performance, da una coppia affacciata da una finestra dei palazzi circostanti il parco che lo apostrofò con: “Sei proprio un merdone, vai a casa tua a cagare, stronzo!”, e la moglie: “Sei un maleducato!”, ed il marito nuovamente: “No cara, è proprio un stronzo!”.
Ecco quindi alcuni ricordi legati soprattutto ai primi anni e solo quelli che si possono dire:
Sto percorrendo via Andrea Costa di sera ed all’altezza dell’ex bar Europa inchiodo di brutto perché stanno attraversano di corsa e urlando come matti alcuni ragazzi tra cui riconosco Minerva e MauroCoralli inseguiti da quello che sembra un enorme scatolone per imballaggi con i piedi.
Fermo la macchina, insieme ad altri attoniti guidatori, e dopo aver rincorso per qualche metro il gruppetto, riesco a comprendere il senso della rappresentazione: un noiosissimo sabato sera era stato trasformato in un momento di irrefrenabile allegria grazie al ritrovamento da parte del Pavone di una scatola di cartone probabilmente contenente un frigorifero che, dopo esser stata sapientemente ritoccata (era stato inserito il tubo di un aspirapolvere come proboscide ed un lampeggiatore per lavori stradali come occhio), veniva indossata dallo stesso inscenando un drammatico inseguimento per creare scompiglio nel traffico.
Bene, il giorno dopo tale cartone si trovava abbandonato al parco Melloni mentre un gruppo di ragazzi giocava al pallone. Arriva il Pavone che con la sua erre moscia dice: “Adesso me lo metto di nuovo addosso e covvo in mezzo alla pavtita e poi faccio la mevda in mezzo al campo”. Ottima idea Pavo! Peccato che appena entrato in campo i ragazzi non apprezzarono tanta inventiva e dopo averlo buttato a terra lo riempirono di calci.
Pavo del resto è sempre stato un eclettico. Gli piaceva suonare la chitarra ed aveva uno stile tutto suo. Del resto ai tempi apprezzava gruppi come i Bauhaus e i Current 93 svisando su provocazioni nostrane come i Death SS di Paul Chain (al secolo Paolo Catena). Tutte influenze che hanno delineato il suo genere musicale su atmosfere dark/gotiche. Questa sua passione lo portò ad avere diversi gruppi, su cui non mi voglio soffermare, e parallelamente lo portò a fare l’apripista in modo per così dire… inconsueto per un gruppo di suoi amici, i The Norzs (conoscenza pure del buon Maso con cui hanno condiviso un album). Tale esibizione consisteva nel mostrare le sue chiappone belle aperte all’inizio di ogni concerto e godere dell’espressione disgustata dell’audience. Tranne una volta, mi raccontarono, che durante un concerto in un qualche teatrino locale, la sua performance fu accolta da un silenzio siderale costringendolo a defilarsi di buon grado. Qualcuno mi suggerisce anche dello show in un centro sociale a Casalecchio in cui si presentò completamente nudo e ricoperto di tatuaggi (finti) con al collo una sua deiezione avvolta in un sacchettino cuki da lui ribattezzata “l’amuleto”.
Durante l’ultimo periodo in cui mi è capitato di frequentare il Pavone ci si ritrovava spesso nel suo garage, luogo di inenarrabili nefandezze dove mostrava a tutti il suo album delle figurine di “Le ragazze di non è la Rai” e la sua passione irrefrenabile per esse. Mi ricordo inoltre di una volta che andammo a mangiare da Vito e il Pavone si presentò in canotta con una dentiera al collo. Il cameriere, un tizio sfigatissimo che sembrava la caricatura di Vito (il comico), ci trattò malissimo per tutta la serata. 
Ultimamente mi sono ritrovato a parlare del Pavone con Brizzi il quale mi ha detto che, memore delle sue prestazioni fecali, sta pensando di lasciargli una dedica “speciale” nel suo ultimo libro.
p.s. un ringraziamento va a Mauro e Mine per l’aiuto fornitomi negli archivi storici 
postato da: Piluto alle ore 19:40 | Permalink | commenti (61)
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sabato, 09 settembre 2006


BOLOGNA SOFRE
DI NORMALIZZAZIONE?


Luca Sofri nel suo blog parla della nuova canzone di Lucio Dalla che vede Bologna come una qualsiasi città contemporanea ricca di fastidi e sgradevolezze. Come ben sapete, Lucio ne parla con affetto e nostalgia per la città che era e quel che ne resta, mentre Luca si meraviglia di non aver letto né sentito parlare da nessuna parte di Dark Bologna chiedendosi se Bologna si sia normalizzata tanto da non commentare nemmeno più una canzone che ne sancisce la normalizzazione. I-Meil alla mano, gli scrivo che ne avevamo parlato sullo spettro e lui mi risponde così:

"Conosco il blog, che ha molte cose più interessanti del post su Dalla, assai poverello. Sia sulla carriera di dalla (che pure porcate ne ha fatte) che sulla canzone, ci sono cose più articolate e pensate da dire.
Ciao, grazie, L."

Ha ragione, non è che c'era molto da dire poichè molto era già stato detto, ma questa risposta mi pone alcuni interrogativi.
Ma com'è sta Bologna vista da chi non ci vive?
Ma com'è sta Bologna vista da chi non è nato qui?
E' meglio?
E' peggio?
Non è?
Chi se ne frega di Bologna che ho già i miei problemi nella mia città?
Non lo so. E poi io che sono di Bologna e posso permettermi di ammetterlo, sono ben consapevole di avere gli occhi foderati di mortadella e in compagnia dei miei concittadini difficilmente riuscirò a vedere più in là di San Luca. E' il mio/nScrivi un nuovo postostro limite. Ma la domanda "com'è sta Bologna vista da chi non ci vive?" mi ronza nel cervello punto dall'ennesima zanzara tigre e mi faccio aiutare dai discussi Uochi Toki, dei tizi giovani che vengono da Alessandria e nel brano "Le Città" scoreggiano un'impietosa analisi che sfiora la genialità mettendo perfettamente a fuoco qualcosa che noi bolognesi non potremo mai permetterci di dire e/o pensare.

"Bologna mi piace solo perchè c'è un sacco di gente con cui litigare, e tante costruzioni da osservare. Odio la multiidentità che questa città si porta dietro, odio la sua tradizione di libertà conservante, odio la gente non-autoctona, cioè la maggior parte. Vedo flussi di gente come fiotti di sangue da ogni parte: risalgo la corrente per capire da dove parte questo flusso umano che mi coinvolge come un davanzale in marmo. Mi adatto nella misura in cui mi permetto di andare in giro ad osservare come animali questi esemplari di umani: studentesse fuorisede ed universitari inconsciamente ipocriti, in cerca di prede e di un passato da raccontare. Poi, la ritualità di questo luogo influenza solo colui che ci crede, colui che non vede la data di scadenza sul ricambio generazionale, rischiando di trovarsi in una città, in un locale pieno di gente di passaggio e facendo finta di non stare invecchiando. Solo i veri duri possono abitare a Bologna, sfruttando la corrente del divertimento alternativo con il giusto peso negli occhi. Una città non può essere solo università, slogan, ebbrezza e ragazze. Guardate meglio!
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categoria:maso
venerdì, 08 settembre 2006


BOLOGNA E RADIO LIBERE
1976 - 2006

Da piccolo mi regalarono un modestissimo mangiadischi che puzzava di plastica dal quale uscivano favole raccapriccianti tipo Barbablù (che poi dopo avevo paura ad andare in cantina), canzoni più rassicuranti tipo Jonny il Bassotto e artisti local del calibro di Gianni Morandi importunato dai figli che gli chiedevano "me lo prendi papà?".
A furia di ascoltare in lupp quella roba lì, come tutti i bambini dell'epoca, stavo diventando autistico, ma per fortuna mia madre se ne accorse in tempo e mi iniziò all'ascolto della radio.
C'era entusiasmo nell'etere.
Qualcosa stava cambiando e non potevo capire cosa.
Ai uos onli e ciaild.
Fino a poco tempo prima la radio era quella di mio nonno, quella d'epoca con i pomelli che giravi, giravi non sentivi un cazzo fino a quando non trovavi una stazione che trasmetteva in lontananza della musica lirica disturbatissima, uno che parlava in tedesco e quando andava bene un notiziario, ma come ho detto prima, fortunatamente qualcosa stava cambiando.
Le prime radio libere muovevano i primi passi, e ascoltavo stupito le voci dei digei più popolari dell'epoca, gente che anche da giovani erano già degli umarells, gente tipo Mandrillo per intendersi, ma era tutto così nuovo ed affascinante che non ci si poteva credere.
C'era entusiasmo nell'etere.
La forza di queste trasmissioni era la spontaneità, queste radio facevano cultura veramente, mica brustulli! Digeis tipo Miscelll sarebbero diventati dei miti negli anni a venire e l'uso e abuso dei giochi a premi (molto in voga in quel periodo) faceva la voce grossa.
Ricordo che ci furono un paio di anni  in cui mia madre partecipava a quizzz improbabili e vinceva di brutto. Premi inutili, sia chiaro, ma vinceva spessissimo e io, esaltatissimo, andavo a ritirare i premi nelle sedi delle radio.
Ricordo ancora la gentilezza dei ragazzi di Radio Quartiere, l'emozione all'ingresso di Radio Bologna International e la prima volta che ascoltai la canzone Fagioli degli Skiantos.
C'era entusiasmo nell'etere, ve l'ho detto.
Tra un premio e l'altro la mia giovane mente veniva ogni giorno plasmata dagli artisti local e da quelli un pò più global trasmessi da competenti digeis inseriti in palinsesti di qualità intervallati da pubblicità molto, ma molto creative.
Poi c'era un uso e abuso spropositato di dediche e richieste, ancora giochi a premi local e soprattutto filo diretto con gli ascoltatori.
Una figata.
Molti anni più tardi insieme a Diego D'Agata, Trebbo, Gustavo Ramone, Il Cocker e Sandro Forti realizzammo addirittura un programma radiofonico molto seguito dai borderlain della città che si chiamava l'Ora di Icio, una sorta di prequel dello spettro della bolognesità alla radio, ma molto più tresssh.
Fu un successo.
Un successo talmente grande che dopo due anni di prodigioso servizio presso Radio Città 103 ci cacciarono via in quanto "troppo diretti e politicalli scorrect".
Le solite cose.
Poi tutto è cambiato.
Il mondo è cambiato e di conseguenza il modo di fare radio, sono arrivati i netuork e i grandi capitali, ma nonostante questo può ancora capitare che una radio locale, nel proprio territorio, superi gli ascolti di un grande netuork, una magia possibile solo nel mondo radiofonico, impensabile in quello televisivo.
Video killed the radio stars?
Certamente, ma chi se ne frega, nonostante tutto la radio esiste/resiste alla grande e dal 9 al 24 settembre in Via Clavature presso l'oratorio della Vita sarà allestita una mega mostra  dedicata alla radiofonia privata italiana e ai 30 anni di libertà di antenna (Si perchè il 28 luglio 1976 la Corte costituzionale della Repubblica ha posto fine al monopolio sulle onde dell’etere, che risaliva agli anni Venti).
Non chiedetemi altro, sono bolognese e posso anke permettermi di non saperne di più.
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giovedì, 07 settembre 2006


FATTI DI GENTE PERBENE

Questa è una storia da Dark Bologna. Una storia di 100 anni fa esatti. Una storia che ancora oggi rimane avvolta nel mistero di chi fu il VERO colpevole. Altro che Cogliandro e Lucarelli. Qui è tutto vero.

Ma soprattutto questa storia, questo delitto, questo processo si trasformò nella vicenda più famosa del prima metà del ‘900 intrisa come fu di scandalo, morbosità, colpi di scena, strumentalizzazioni politiche e ideologiche: siamo di fatto davanti al primo processo di massa con un interesse quasi maniacale da parte della stampa, stile Cogne insomma, una storia che sequestrò letteralmente l’opinione pubblica per quasi due anni

Perché il protagonista non era una persona qualsiasi: era Augusto Murri.

Il Professor Murri è uno dei più famosi medici di ogni tempo, “sommo dei clinici medici” secondo l’epiteto assegnatogli ai tempi, Rettore, deputato. Talmente famoso che gli è stata intitolata una delle vie più importanti di Bologna, quella che partendo dal centro lancia Bologna dritta verso la Toscana.

Ma Murri era anche “illuminato”, positivista, agnostico. Non dimentichiamoci questo particolare. E, cosa che interessa di più alla nostra storia, aveva due amatissimi figli: Teodolinda, detta Linda e Tullio.

La storia si svolge a Bologna, in Via Mazzini 39 – zona Murri, per l’appunto. E’ Il 2 settembre del 1902 e, in quella casa, viene trovato il cadavere del conte Francesco Bonmartini, orribilmente pugnalato. E’ il marito di Linda Murri che non c’è, è a Venezia coi figli. Rapina? Cattive compagnie, visto che il conte era conosciuto per la sua depravazione e i suoi vizi? No, troppe cose non tornano. Piano piano si scoprono trame e intrighi che arrivano a Linda, al suo amante, il medico Carlo Secchi, e a Tullio, l’altro figlio. 10 giorni dopo Augusto stesso denuncia il figlio alle autorità sulla base di una lettera di Tullio che si autoaccusa, esasperato dai comportamenti del cognato nei confronti dell’adorata sorella. Ma Tullio è scappato. Ma da qui però partono a catena una serie di arresti: Rosina Bonetti, amante di Tullio e cameriera di Linda; il dottor Pio Naldi, un disgraziato rovinato dal gioco amico di Tullio e già ricercato come complice; Linda arrestata come mandante del delitto, e infine Tullio, che si costituisce. Più avanti verrà arrestato anche Carlo Secchi, l’amante. Lo stesso Professore e il di lui fratello Riccardo furono sospettati.

Inizia il processo. Ed è il caos. Tullio e Linda vengono accusati dei essere incestuosi, La stessa Linda è accusata dai giornali di essere fredda, altezzosa, cinica, viziosa, di fare “giochetti” con la Rosina Bonetti, i protagonisti confessano, ritrattano, si accusano a vicenda, Naldi tenta il suicidio, vengono fuori pregressi tentativi di avvelenamento del Conte. Le vite private dei protagonisti della vicenda vengono sezionate dai giornali, quelli di stampo clericale tutti contro Murri, la stampa socialista invece tutta a favore che denunciava a gran voce la falsità delle affermazioni, pubblicate al solo scopo di colpire i Murri per ragioni politiche; ne parla anche la stampa estera. L’opinione pubblica è scatenata, con le cariche della cavalleria addirittura a disperdere i tafferugli che si creavano fuori del tribunale tra innocentisti e colpevolisti.

Conclusione: 30 anni a Tullio, reo confesso di essere l'assassino per legittima difesa, stessa pena a Pio Naldi, di cui non però era stata accertata la partecipazione diretta al delitto, dieci anni a Linda con Carlo Secchi, colpevoli di complicità non necessaria, e con la stessa colpa, sette anni e sei mesi a Rosina Bonetti, giudicata isterica e incapace di intendere e volere che, alla fine, impazzirà veramente. Augusto Murri, invece, ne uscirà trionfante, per nulla scalfito nella sua immensa fama. Non verrà neanche mai chiamato a deporre.

Ma alla fine non si è mai stati sicuri su chi fosse il vero colpevole. Le pene inflitte non risolvono il caso. Nessuno ha mai saputo come si svolsero realmente i fatti e chi fu veramente coinvolto nel delitto La Dark Bologna chiude i suoi portici su questa storia nera e intitola la via al grande scienziato.
postato da: lasima alle ore 14:57 | Permalink | commenti (71)
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mercoledì, 06 settembre 2006

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NEMO PROPHETA IN PATRIA

C'è chi si lamenta perchè Lucio Dalla non è più quello di una volta, chi si lamenta perchè di notte gli zingari fregano le zucchine dagli orti comunali, chi si lamenta perchè Cofferati non mantiene le promesse di quelli che l'hanno votato.
E poi il traffico: il centro storico medioevale di Bologna affoga nel traffico e l'assessore Zamboni decide che Bologna sarà la prima città d'Italia a far pagare il ticket di ingresso entro le mura sulla scia della capitale inglese; con la "lieve" differenza che a Londra c'è una metropolitana e un servizio pubblico che funzionano benissimo....
E il bolognese che fa? Si incazza e si incupisce.
Fate caso a quanta gente vedete ridere sotto i portici, io ne vedo sempre meno (tragico per quella che una volta era la città dei biasanòt, la Barcellona d'Italia).
Ma mentre noi continuiamo a lamentarci c'è una bolognese che ha fatto la valigia e se n'è andata a Londra; ha pubblicato un disco col suo gruppo, la invitano in tv e i suoi concerti sono affollatissimi. E ora ride, DI GUSTO!
Ma come, una bolognese che emigra?
Impusébbil, qui si sta troppo bene: c'è la mamma, il brodo e i tortellini.
Marcella Puppini ha sempre avuto un sogno e per raggiungerlo, tutti i giorni, si ripeteva: nella vita voglio cantare e visto che i sogni realizzati contano più dei compromessi, abbandona il lavoro sicuro come stilista da Vivienne Westwood per diplomarsi in canto jazz.
La svolta quando nel 2003 Marcella vede il film animato Appuntamento a Belleville e rimane folgorata dalle armonie vocali delle "Triplettes de Belleville" (il trio canterino, protagonista del cartone).
Assieme a due compagne del college si rifornisce di vestiti vintage e fonda le Puppini Sisters; è la svolta, vengono notate dal manager degli Smashing Pumpkins, producono il primo disco e l'Inghilterra impazzisce e balla col loro mix di vecchi standard e versioni swing di pezzi moderni.

Se fosse rimasta a Bologna cosa sarebbe successo?
Per coltivare la sua passione per la musica avrebbe dovuto:
* fare un doppio lavoro tipo la cameriera in un pub a 5€ l'ora in nero.
* elemosinare per suonare in un locale dove il titolare ti paga (in bevute) solo se porti un certo numero di persone (che consumano).
* se fosse riuscita a produrre un demo, avrebbe portato il cd a Lucio Dalla che nella migliore delle ipotesi si sarebbe pubblicato il disco a suo nome.
Ovviamente dico tutto questo perchè sono Bolognese anke io e posso permettermi di dirlo®
Applausi per le Pappini Sisters (come lo pronunciano a Londra)

Webografia:
il Sito ufficiale >>>
Myspace (mp3, foto e video) >>>
Panorama parla di loro >>>
Il disco su Amazon.co.uk >>>
iTunes Store >>>

postato da: Chavi alle ore 11:06 | Permalink | commenti (59)
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martedì, 05 settembre 2006
Blogger

Breve enciclopedia dei blog bolognesi

Vista ormai la mia notevole pseudoesperienza in fatto di Blog e simili (oggi un mio post è pubblicato da Libero Blog, un po’ inquietante come sensazione) faccio qua una breve panoramica sui blog-s che di dritta o di raffa sono riconducibili alla nostra amata città. Non ho pretese di esaustività tanto che seguiranno altri post di questo tipo.

 
Invitati a cena
È un blog aperto di recente ma ben agguerrito. Realizzato da alcuni ex fuorisede (tra cui Anto e Teo) animatori del “culto della forza” e di tutto il mondo che gira intorno a Pio Kenobi, il blog raccoglie racconti di cene tra amici, ricette, consigli per la cottura ed iniziative come lo splendido capodanno di fine agosto. Appetitoso.

Il sito inutile
Lo conoscete già in molti. È il blog di Max Bartender fine redattore dello Spettro. A volte provocatorio e politically uncorrect è sempre pieno di matte trovate che Chavi scova di continuo sul web. Un po’ agenda della città e dintorni, un po’ cazzeggio puro, un po’ riflessioni varie senza peli sulla lingua, è ormai un punto di riferimento della comunità bolognese. (In)Utile.

Seconda visione
La Gialappa's band bolognese esiste, e naturalmente è fatta da bolognesi solo in parte. Il blog dei raga della celebre trasmissione di Città del Capo, ora inviati a Venezia, è uno spazio utile per chi è interessato al cinema senza passare da Marzullo. Piccolo consiglio: a volte siete davvero troppo tecnici per noi profani (ma magari ce lo meritiamo). Cinamascopico.

Casa Logic
Chi è che non ha mai abitato a Casa Logic? Io!
Però nell’appartamento in via Oberdan ci sono passato mille volte, per discussioni colte, cene modeste, feste sontuose. Il blog raccoglie spunti “tra il Kich e il Manifesto”. Prese di posizioni radicali, curiosità e aggiornamenti dalla matta vita dei suoi mille (ex) abitanti gli argomenti più gettonati. Logic.

Enrico Brizzi
Il blog del nostro autore preferito. Info sulle sue attività, idee sulla musica che emerge come grande passione e impressioni su ciò che succede nel nostro paese. Ultimamente non aggiornato di frequente, ma se il nostro è sempre tra cavedagne e mulattiere in giro per l’Europa come deve fare a scrivere? I post, da scaffale di libreria, sono molto letti e commentati. D’autore.

Smellissa
Volete un concentrato di femminilità pura? Allora ecco a voi un blog di giovani donne adottate ormai da Bologna in viaggio da qualche settimana nella blogsfera. Si citano film, quadri, poesie, canzoni, si raccontano fatti propri con leggerezza e passione. La risposta locale e un po’ melanconica a Sex and the City (che sarà anche una serie cult ma suona già un po’ datata). Emergente.

Federico Minoli
Questo blog non c’entra un caz con quelli descritti finora. È il blog di Federico Minoli nientepopodimeno che Presidente e Amministratore Delegato di Ducati. Da blog-entusiasta ne parlo in quanto mi sembra un esperimento interessante. Uno dei pochi tentativi italiani di “Corporate Blogging” dove uno di quelli che contano davvero si misura con questa nuova forma di comunicazione. E lo fa con intelligenza e rispetto. Vediamo ora come se la caverà con i licenziamenti in corso. Made in Italy.

Maruska Albertazzi

Se volete un passaggio nel mondo del jet set eccovi serviti. Maruska Albertazzi, attrice, autrice, conduttrice televisiva nonché parente del ben più famoso Giorgio, ci permette di spiare dal buco della serratura il mondo dei VIP. Tutto ciò, però, in modo leggero e piacevole, non da lontana diva, ma da inviata, da infiltrata al servizio del web. Mondana.

Sergio Cofferati
Il blog del nostro famosissimo primo cittadino. Pieno di info sul e dal sindaco, ricco di appuntamenti e di occasioni per riflettere insieme. Uno strumento di partecipazione reale, un’occasione di confronto che va ben oltre l’ormai lontana campagna elettorale. Importante anche l’ “Oppure Tg”, un telegiornale online realizzato dai ragazzi volontari e volenterosi di “scienze della comunicazione” che effettivamente comunicano a tutto spiano. Un blog può essere un impegno gravoso, ma è importane che il sindaco continui, come promesso, a tenerci aggiornati sulla sua attività: è anche così che si riduce la distanza che separa i cittadini dagli amministratori. Un umile consiglio: se gli impegni chiamano, non è obbligatorio postare ogni giorno: anche un paio di post alla settimana possono essere più che sufficienti.  Coraggioso (in corso).

Lo spettro della bolognesità
Che dire? Casa nostra. Una sorta di bar sotto casa, parrocchia, pub, centro sociale, sala prove, oratorio, casa del popolo, giornalino, bacheca, edicola, crescentone, centro-commericale-con-aria-condizionata-quando-fa-caldo tutto cucinato insieme a dovere dal prode Maso. Una di quelle cose che se venissero a mancare di colpo ti sembrerebbe di aver perso un pezzo di te. E ne usciresti peggiore. Più chiuso e più solo. Spettrale.

postato da: mello alle ore 10:35 | Permalink | commenti (75)
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domenica, 03 settembre 2006



BOLOGNA IN THE WORLD
o anche: welcome to America


Camminando per Fulton Avenue vedo un negozio di barbiere dove c'erano delle donne che tagliavano i capelli. Mai viste barbiere donne, quindi tiro fuori la macchina fotografica e cerco di fare una foto. Subito cominciano a dirmi: "No photos! No photos!". Dal negozio esce un umarell che mi fa (in siciliano): "Ma tu che vvuoi?". E io: "Non avevo mai visto donne-barbiere e volevo fare una foto". E questo: "Ma tu da dove vieni?". Io: "Da Bologna".

E quello: "Allora è per questo che non hai mai visto delle donne-barbiere: a Bologna tutti gli uomini sono froci e non avete bisogno di donne!".
postato da: PonyLuna alle ore 16:34 | Permalink | commenti (148)
categoria:pony luna
sabato, 02 settembre 2006


CIARLY ROKETTO
IS DED

Autluk.
Posta in arrivo, 1 messaggio: "Bela maso..mi hanno detto che Ciarlie Rokketto è morto questa notte..sai niente tu che sei l’uomo più informato di Bologna?".
Rispondo che non so nulla, mi informo un pò e mi arriva la conferma.
Povero Ciarly.
Da quando lo conoscevo soffriva di diabete, me ne parlava spesso con tanto di dettagli di siringhe, insuline, poi ci perdevamo a parlare di trapassati prossimi al Dragon's Pab agli inizi degli anni 90.
Fu l'inizio della nostra amicizia spot.
Insieme abbiamo fatto vari concerti e quando c'era l'occasione lo ospitavo on steiggg con i New Hyronja e quando c'era lui erano delle session da paura!!!
Nel 1998 mi rivelò (e mi fece ascoltare) un misteiroso butleg del concerto di Jimi Hendrix al Palasport di Bologna, questo butleg rappresentò una sorta di ossessione per lui e scrisse addirittura un libro dal titolo JIMI NEL CERCHIO DEL MUSICO dove mi aveva pure citato:

Vedo vicino al pannello dei METEORS, un gruppo: sono i NORZS con DANILO dei NEW HJRONJA. Vogliono sapere dei BACI, il gruppo di VILLOTTI, e di quando suonarono al circolo SPARTACO. Sono sbalorditi dalla chioma riccia di SANTANA....

Per ringraziarlo di questa citazione gli realizzai un piccolo sito che ebbe vita brevissima, infatti mi ordinò di chiuderlo dopo pochi mesi per misteriosi timori della legge sulla praivasi (non chiedetemi perchè).
Due anni fa il nostro ultimo incontro nel becsteiggg del delirante concerto tributo a Lorenz.
Abbiamo parlato delle solite cose, mi disse che si era dato alla pittura e mi chiese notizie di Claudio Severi, la voce era stanca, ricordo di averlo visto malino, dimagrito ulteriormente con la barba lunghissima.
Cantò in pleibecc la sua canzone sul petrolio, poi ci siamo salutati.
Per sempre.
Ciao Ciarly!
postato da: maso_ alle ore 11:43 | Permalink | commenti (18)
categoria:maso
venerdì, 01 settembre 2006


L'ISPETTORE COLIANDRO

Bastano solo due giorni della solita rutinnn per  cancellare più di un mese di vacanza.
L'altro giorno in ufficio uno mi ha detto "ho fatto delle bellissime vacanze e sono contento di essere tornato al lavoro" .
Mentiva.
Ne sono sicuro perchè dopo una giornata di travailll alla sera l'abbronzatura gli era sparita del tutto ed il giorno dopo aveva già la faccia tirata.
Brutta storia.
E si ricomincia.
Agosto.
Martedì sera.
Noia.
Lavo i piatti, alle mie spalle la televisione accesa, l'acqua scorre dal rubinetto ed in sottofondo sento parole tipo Coliandro, Gargiulo, Trombetti.
Mi giro.
La televisione trasmette immagini girate al mercato ortofrutticolo di Bologna e alla visione di una lochescion del genere, la mia attenzione viene catturata da questa misteriosa ficscion di RAI 2.
Ma cos'è?
Mi siedo e nell'oblio più totale vengo avvolto da quella solita modestissima sensazione di autocompiacimento che provo ogni volta che in tivù vedo immagini di vie, strade e piazze di Bologna.
Sono fatto così, sono di Bologna e posso anke permettermi di dirlo.
Cavolo, ma quello è l'ispettore Cogliandro, me ne aveva parlato lunedì pomeriggio il tipo in ufficio prima che la modesta abbronzatura gli si sbiancasse .
"Te che sai tutto di bolognesità, hai visto l'ispettore Cogliandro?" mi aveva chiesto lunedì ed io avevo risposto no, però avevo letto un commento sullo Spettro dove si parlava di lui.
Finalmente lo vedo.
Mi accascio sul divano e per il solo motivo che le scene sono state girate a Bologna, mi godo questa ficscion volutamente treshhh (e ironica) e ben girata, con un buon ritmo, scene da videoclip, musica reppp e citazioni cinematografiche in puro stile Manetti Bros (i registi di sta roba).
Non male, ma veniamo al protagonista ideato da quella fervida mente di Carlo Lucarelli, l'ispettore Coliandro.
Cominciamo.
L'ispettore Coliandro è senza dubbio una gran cartola, ha il giubbotto di pelle, ha gli occhiali da sole a specchio come quelli che aveva Stallone nel discusso film Cobra, ha la barba sfatta al punto giusto, ha lo sguardo da bel tenebroso, parla romanesco, è impacciato, è un bel pò fessacchiotto e non sembra particolarmente intelligente... in poche parole è un vero e proprio COgLIANDRO.
In una dark Bologna deturpata da spacciatori, mafia cinese, pregiudicati, maragli, prostitute e nullafacenti vari, l'ispettore Coliandro insieme ai fidi collaboratori Gargiulo e Trombetti risolve con simpatia, perplessità e modestia i casi più difficili in un turbijonnnn di emozioni ambientate rigorosamente sotto le torri del Boscolo Hotel, sotto ai portici, nelle cantine, nei garage, nel parcheggio di Piazza 8 Agosto... insomma ambientate sotto, sempre più giù, giù nei meandri della città, nel sottobosco della criminalità, nell'andergraund della Bologna pesissima del quartiere San Donato, Pilastro e di Calderara di Reno.
"Qui una volta era tutta campagna" dicevano gli umarells per stupire i giovani alle falde del Virgolone, ma questo discorso non stupisce più nessuno, c'è paura nell'aria, siamo nel 2006, i tempi sono cambiati e senza accorgersene, in poco più di vent'anni la nostra Bologna da Bologna la grassa è diventata Dark Bologna.
Chi la proteggerà?
L'ispettore Coliandro, che domande.
postato da: maso_ alle ore 16:06 | Permalink | commenti (95)
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