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martedì, 31 ottobre 2006


ZE UITNES
(IL TESTIMONE)

Zefram non è mica ze last ov ze stronzs, Zefram in quanto candidato sindaco conosce tutto di tutti e se gli parli di qualcuno lui ti farà domande tipo "Luca chi?", "Paolo chi?"... e alla fine, una volta che gli avrai detto il cognome, lui ti sorprenderà dicendoti: "Lo conosco". Zefram è questo, ma è anche molto di più. Sabato, mentre stavo guardando gli orari del bus turistico a tre teste (che sono poi le teste dei turisti che sbucano dal tetto semiaperto) mi suona il cellulare. Driiiiiiiiin. Il monitor mi dice Zefram, io invece dico "Noooooo!". Rispondo e lui mi fa: "Ciòuntestimonedelcasobonagachecimanderàunaimeil". La meil è arrivata, il testimone pare sincero... pubblichiamolo.

La sera in questione, dell' "arresto" di Stefano Bonaga mi trovavo proprio sulla scena perchè dovevo stampare alcuni fogli nell'Internet Point sopra MacDonald.
Inizialmente ho visto alcuni vigili, circa tre o quattro che parlavano con Bonaga, ho capito che volevano sequestrargli il motorino perchè c'era anche il carroattrezzi e gli avevano attaccato un adesivo sul parabrezza con scritto qualcosa come:"veicolo posto sotto sequestro".
Il sig. Bonaga si rifiutava di alzarsi dal motorino per permettere la rimozione in maniera ovviamente polemica ma ne aggressiva ne violenta, semplicemente non si alzava.
A questo punto i vigili hanno chiamato rinforzi, circa altri 10 vigili più una macchina dei carabinieri che probabilmente si è fermata visto il numero di persone che si accumulava.
Poco dopo che sono arrivati i rinforzi, i vigili, circa in 8 hanno deciso di disarcionare Bonaga di forza e sbatterlo a terra per ammanettarlo, a quel punto è intervenuto l'amico di Bonaga ma è subito stato tenuto fermo da altri vigili, preciso che in quel Bonaga non ha usato nessun tipo di violenza contro i vigili, semplicemente cercava inutilmente di stare attaccato al motorino.
A quel punto, Briscik ha tentato di filmare col videofonino ma una vigilessa ha tentato di strapparglielo e quando lui è scappato l'ho visto inseguire ma poi l'ho perso di vista, qui suppongo è poi accaduta la scena della pistola ma io non l'ho vista personalmente.
Tornando a Bonaga la scena era veramente raccapricciante, lui sbattuto a terra e ammanettato come un pericoloso delinquente, la gente che urlava e inveiva contro i vigili, addirittura ricordo un signore anziano che voleva prendere un bicchiere di birra ad un ragazzo per tirarlo contro i vigili ma non ce l'ha fatta...
Io ho tentato anche di fare un breve filmato col cellulare ma visto quello che poi è accaduto a chi e' stato sorpreso a provarci confesso di aver preferito lasciar perdere, tuttavia, ho ancora quei circa 10 secondi di video, dai quali però non è possibile ricostruire con chiarezza l'accaduto.
Il giorno seguente ho contattato Bonaga per esprimergli la mia totale solidarietà e per dargli la mia totale disponibilità qual'ora fosse necessario a testimoniare su quello che ho visto.

Andrea Nanni (ze uitnes)
postato da: maso_ alle ore 08:25 | Permalink | commenti (85)
categoria:zefram
lunedì, 30 ottobre 2006


SPETTRO ON ZE REDIO
(31 ottobre 2006 ore 9.30 - Radio Città del Capo)

"In italia si continua a scrivere + di quanto si legge?"
"Si legge di più o si scrive di più?
"E se si scrive di più, chi legge?"

E che ne so!!!!
A questo e ad altri intriganti quesiti tenterà di rispondere domani mattina l'ancormen Michele Pompei che avrà l'onore (e viceversa) di ospitarmi in studio. Sintonizzatevi dalle 9.30 in poi su Radio Città del Capo (96.25 Mhz - 94.7 Mhz) e se non avete la radio o se non siete di Bologna, ascoltatela on lain e mi raccomando: telefonate, essemmessate o imeilate. In serata, seguirà concerto ellouin dei New Hyronja progetto OLD al Charleston di Via Belvedere [ingresso rigorosamente gratuito]. Astenersi cinni scuzoni.
postato da: maso_ alle ore 10:42 | Permalink | commenti (63)
categoria:maso
domenica, 29 ottobre 2006

merola

Nella foto: l'assessore Merola durante l'intervista


Le interviste dello Spettro/2

VIRGINIO MEROLA
Lui c'è, ma voi non lo sapete

Eccoci con la seconda intervista dello Spettro: Virginio Merola, assessore all'urbanistica, pianificazione territoriale e casa del Comune di Bologna. L'intervista è lunga, ma mi sembra valga la pena di leggerla bene, ci sono molti spunti di discussione interessanti. A brevissimo la terza intervista, par condicio ;-)

PonyLuna: Quanto sei alto?
Virginio Merola: Uno e ottantuno.

PL: A che età hai cominciato e perché?

VM: Ho cominciato a occuparmi di politica quand’ero al liceo Minghetti negli anni ‘70-‘71, uno dei primi Collettivi del Manifesto in città. Da allora l’impegno politico, che non ho mai fatto come funzionario alle dipendenze di un partito, mi ha sempre molto preso per tutto il tempo che avevo a disposizione.

PL: E perché?
VM: Perché in quegli anni che hanno segnato la mia formazione era molto importante pensare alla propria vita, alla propria libertà personale, in relazione con gli altri. È un tema che mi ha sempre appassionato, e penso che una vita degna di essere vissuta dev’essere spesa anche con gli altri.

PL: Cosa facevi nel Settantasette?
VM: Nel Settantasette è stato un bel casino per me, perché lavoravo a Radio Città del Capo, che allora si chiamava Radio Città. Eravamo presi in mezzo, nel senso che fare il redattore in quella situazione era un po’ difficile: da una parte avevamo il movimento studentesco inferocito contro il Partito comunista e le istituzioni bolognesi, e dall’altra avevamo il Partito comunista inferocito verso il movimento. Noi tenevamo una posizione di equilibrio, nel senso che volevamo costruire occasioni di discussione e di dialogo e correvamo il rischio di prenderle sia dagli uni che dagli altri, tanto che a metà del 1977 ho pensato che era opportuno per me andare a fare il militare e anticipare la chiamata di leva, non per motivi di sicurezza personale, ma perché vedevo la situazione infilata in uno scontro e una contrapposizione che non avrebbe prodotto nulla di buono.

PL: Quanti anni avevi?

VM: Sono nato nel 1955, quindi avevo ventidue-ventitre anni.

PL: Che lavori hai fatto?

VM: Ero stagionale in autostrada, hai presente i casellanti? Facevo il casellante autostradale, quelli che riscuotono il pedaggio, e ho continuato farlo per dieci anni. Facendo il casellante ho fatto quasi subito attività sindacale per la categoria.

PL: Prima dell’assessore hai ricoperto altre cariche?
VM: Ho fatto per due mandati il presidente di quartiere, quel bel quartiere che è il Savena, le zone Mazzini-San Ruffillo messe insieme, dal 1995 al 2004.

PL: Perché la gente va ad abitare fuori Bologna?

VM: Perché le case a Bologna costano troppo e le giovani coppie non possono permettersi di acquistare un appartamento. Poi si aggiungono motivi di qualità della vita, si immagina che andando fuori ci sia meno traffico e meno inquinamento, anche se poi l’esperienza di questi anni ci dimostra che ci sono dei bei problemi anche a fare il pendolare.

PL: Le case costano troppo, molti vanno fuori Bologna, quindi ci devono essere delle case sfitte…

VM: Le case vuote a Bologna sono il mito che si tramanda di generazione in generazione. Da 10 anni le case vuote sono sempre le stesse, 6-7mila alloggi. Può sembrare un dato eclatante ma è statisticamente fisiologico nel senso che sono tenute sfitte per diversi motivi: mantenere libero l’appartamento per i figli, lavori di ristrutturazione, beghe famigliari varie, ma sull’insieme delle case non sono molte.

PL: Quindi le case sfitte sono uno spettro della bolognesità…

VM: Ci sono degli spettri che si aggirano per Bologna… È normale che ci siano delle case vuote. C’è un mercato dell’affitto a Bologna, ma è asfittico. È un mercato che andrebbe molto incentivato e orientato verso chi ha la necessità di pagare un affitto affrontabile dal punto di vista economico.

PL: E come si può fare?
VM: Stiamo lavorando in due modi. Abbiamo approvato il progetto per un’Agenzia per l’affitto. Adesso ci vogliono due mesi per renderla operativa, però l’idea è questa: Attualmente a chi fa un affitto a canone concordato, previsto dalla legge, il Comune di Bologna azzera l’Ici (è una scelta del Comune) e in più ci sono delle riduzioni sull’Irpef. A questi due strumenti noi aggiungiamo un fondo di garanzia, che garantisce il proprietario per la finita locazione e soprattutto per la morosità, nel senso che noi esoneriamo il proprietario dal problema e ci facciamo garanti noi dell’eventuale morosità. In più, aggiungiamo come garanzia che agli eventuali danni pensiamo noi, rivalendoci noi sull’inquilino e togliendo la bega al proprietario.

PL: Tutto questo non per qualsiasi contratto…

VM: Solo per il contratto a canone concordato, che ha almeno il 25% in meno del contratto libero sul mercato. Vogliamo sostenere canoni concordati a prezzi calmierati e aggiungiamo a quanto previsto il fondo di garanzia. Garantiamo per l’inquilino che mettiamo dentro, perché lo mettiamo dentro secondo graduatorie in base al reddito, e tuteliamo il proprietario. Il secondo strumento: Bologna ha bisogno di nuovi residenti, quindi ha bisogno di un maggior numero di case in affitto rispetto a quello che propone il mercato. Nel nuovo piano regolatore, che si chiama Nuovo piano strutturale, prevediamo la relizzazione di case in affitto.

PL: Quanta libertà di manovra hai nel decidere queste cose?

VM: Dipende dalla fiducia del sindaco, quindi ne ho parecchia. Di deciderle sì, poi di riuscire a farle… la vita è fatta di ostacoli.

PL: Chi si oppone a questi progetti?

VM: Potenti interessi economici e il meccanismo della rendita finanziaria, che opprime molto la città. Il Nuovo piano introdurrà una norma per cui chi vuole costruire nelle aree scelte dal Comune deve cedere il 20% di quegli indici per l’affitto.

PL: Cioè?
VM: Con l’attuale piano regolatore chiediamo a chi costruisce standard di verde e di parcheggio, vorremmo aggiungere un nuovo standard: il 20% per l’affitto.

PL: Sulla questione dell’affitto, mi pare che una grande differenza tra Italia e Stati Uniti sia che in Italia il patrimonio immobiliare è parcellizzato tra milioni di famiglie, mentre negli Stati Uniti esistono grandi corporation che posseggono migliaia di appartamenti. Mi sembra che ciò renda più dinamico il mercato degli affitti, no?
VM: È una percezione molto giusta, nel senso che quella che a noi pare una conquista, cioè che più del 70% dei bolognesi ha la casa di proprietà, comincia a essere un grosso ostacolo per lo sviluppo delle città. Avere una percentuale così alta di proprietari è un ostacolo alla accessibilità della città, alla sua mobilità sociale ed economica. Uno che decide di costruire la sua vita a Bologna ha una barriera d’accesso fortissima, non solo perché deve trovare lavoro, ma anche un alloggio adeguato a prezzi accessibili. Bisogna anche operare un cambiamento di impostazione culturale: penso che il Comune debba sempre meno preoccuparsi di costruire case da dare in proprietà a mutui agevolati, e concentrarsi sempre di più sulle case in affitto. Se nei prossimi 15 anni Bologna non attrae 20mila residenti in più non riesce ad avere quel mix di popolazione urbana che ne fa una città vitale e attiva, perché abbiamo già oltre 100mila anziani sopra i 65. Se non cambia tra vent’anni  avremo 150mila anziani e pochissimi giovani.

PL: Studenti e fuorisede. Dal punto di vista dell’assessore all’urbanistica quali sono i punti di forza e i problemi di una popolazione di fuorisede così grande?
VM: Innanzitutto che venga vissuto come un problema: la città vive gli studenti come un problema. Questo è un errore, è un ostacolo allo sviluppo. Gli studenti sono un’opportunità e una risorsa. Abbiamo 100mila studenti di cui 40mila fuorisede. Dobbiamo saperli accogliere, convincere tanti studenti a creare qui la loro vita professionale e famigliare. Sono una grande opportunità rispetto alle prospettive demografiche e rispetto al fatto che sempre più le città competitive e aperte sono basate sull’economia della conoscenza e sulla qualità del lavoro. Gli studenti pongono un problema tipico di una città come Bologna: i residenti sono 370mila, mentre quelli che frequentano la città sono almeno il doppio. Si è creata una divisione di comportamenti, di bisogni culturali e ricreativi, di scelte di vita: la città è usata massicciamente da persone che non vi risiedono. È il conflitto fra gli stili di vita, un tema classico della modernità di cui gli studenti sono un epifenomeno. Va affrontato, non taciuto, a partire dal tentativo di aggredire l’affitto in nero. I canoni calmierati possono essere applicati anche agli studenti. In più serve un accordo con la Guardia di finanza per combattere l’affitto in nero e rendere consapevoli gli studenti di questa lotta. E poi ragionare in generale sul ruolo dei giovani in questa città, non solo gli studenti fuorisede.

PL: Si discute spesso dei colli e dei famosi vincoli edilizi, a partire dalla polemica sul progetto del campo di golf… Cosa mi dici?
VM: Questo è un altro spettro della bolognesità, nel senso che non c’è una divisione tra chi vuole tutelare la collina e chi no. Il campo di golf ha creato parecchi disturbi nella comunicazione, primo perché non è un campo da golf, ma questo non vale neanche più ripeterlo, nel senso che è un campo-scuola da golf, non da 12mila mq, che è il minimo per un campo da golf, stiamo parlando di una cosa che è due terzi del Dall’Ara, non tutto lo stadio: due terzi del campo di calcio del Dall’Ara.

PL: E quindi?
VM: Non dobbiamo discutere se tutelare o meno la collina: l’abbiamo già fatto, è un vanto dovuto al lavoro delle generazioni precedenti. Il punto è: come si usa la collina in modo compatibile con l’ambiente? Conservare ha un senso se si può usare ciò che si conserva. Vale per un museo, deve valere anche per la collina. Se non ci preoccupiamo di questo, ci diciamo che l’abbiamo tutelata e continuiamo a voltarle le spalle. Noi presenteremo delle proposte di salvaguardia e di utilizzo compatibile della collina, cosa che nel resto del mondo è abbastanza assodata, ed è un obiettivo degli ambientalisti usare la risorsa-parco per farla vivere.
Vedi, in questa città tra i vari miti e i vari spettri ci sono dei tabù, per cui se uno dice: “Perché non parliamo della collina?” sembra che stia introducendo un grimaldello per costruire in collina. Ma noi parliamo coi fatti, nel senso che c’è una variante di salvaguardia che ha azzerato 27mila metri quadri di indici edificatori previsti sulla collina che erano lì da 30 anni e che nessuno ha mai attuato perché erano indici inventati. Vogliamo mantenere l’ipocrisia o dire come si usa la collina? Non sto parlando di edilizia residenziale. Sto dicendo: quali attività sono compatibili col parco? Posto che siamo tutti contrari alle auto, chi vuole andare sui colli come diavolo ci arriva?

PL: La funivia!!!
VM: Ecco, la funivia l’abbiamo buttata giù anni fa perché costava… Vogliamo affrontare questo tema? Se non è la funivia, un sistema di trasporto pubblico moderno per arrivare in collina questa città riesce a immaginarlo? Ad oggi mi risulta che il sistema di trasporto pubblico più innovativo per andare in collina è il portico di san Luca. A me sta benissimo come idea, ma almeno usiamola come idea.

PL: Dove abiti a Bologna?
VM: Adesso abito in una parallela di via Andrea Costa… via Muratori

PL: Quindi abiti in città-città.

VM: È molto comodo, vengo spesso a lavorare a piedi.

PL: E dove sei nato, a Bologna?

VM: Non sono nato a Bologna, sono nato a Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta sono venuto qui che avevo 5 anni. I bolognesi originali nati a Bologna, a proposito di spettri della bolognesità, sono ormai meno del 40% dei cittadini di questa città. Mia moglie è qui da tre generazioni, mi sono integrato bene, dai.

PL: Come è cambiata Bologna? Dimmi una cosa che ti piace e una che non ti piace.

VM: Mi piace che è una città abituata al confronto, al dialogo, e in genere anche chi ha un interesse suo viene qui da me e dice: “Però lo inserisco in questo interesse generale”. C’è l’abitudine a capire che per essere portati avanti gli interessi particolari devono saper confrontarsi con l’interesse generale. Quello che comincia a pesarmi maledettamente è lo spettro del passato. Nel senso che la città ha bisogno di cambiamenti e di decisioni e su molti temi si bloccano o vengono ostacolati con forte richiamo alla nostalgia del passato che nella sostanza diventa immobilismo e non si va avanti.

PL: Prendiamo il caso dell’ascensore nella Torre degli Asinelli. A me sembra che non ci siano mai idee davvero innovative, ma solo ritocchi a ciò che esiste già. In più, durante una discussione i nostri lettori hanno detto che a volte sembra ci sia una regia, un complotto per proporre solo assurdità per fare in modo che alla fine non cambi nulla. Che ne dici?

VM: Sì, c’è una città abituata alla teoria del complotto, dove, usiamo un termine aulico, il rinnovamento dei gruppi dirigenti di questa città non riguarda solo i partiti e le forze politiche, ci sono molte lobby e molte pressioni. È una città dove tutti sanno tutto e i giochi di interdizione sono fortissimi e questo si ripercuote sull’innovazione. Credo che ci sia questo atteggiamento per cui l’innovazione debba corrispondere solo con le idee originali. Io temo che ci si debba rassegnare all’idea, molto più vera, che la creatività è frutto del lavoro di tante persone, non del genio isolato, e di rimettersi in sintonia sul fatto che bisogna faticare per innovare e produrre cambiamenti forti, senza pensare sempre solo all’idea originale o all’evento che rilancia la città nel suo insieme. Bisognerebbe fare largo alle nuove generazioni, l’accesso alle professioni in questa città è una rendita che andrebbe sbloccata. Penso anche che bisognerebbe sapere che i creativi si attirano in città non prendendoli dall’esterno ma utilizzando le risorse di questa città per dargli valore.
Prendi la questione dell’ascensore: io non ho nessuna proposta specifica per fare l’ascensore nella Torre degli Asinelli, l’ho appreso dal giornale. Però cosa mi colpisce di questa storia? Che senza sapere nulla ci sono già gli schieramenti a favore e contro l’ascensore, quello che si preoccupa di dire: “Perché dobbiamo spendere per l’ascensore?”

PL: Ma sai, è un tema facile quello dell’ascensore…

VM: Potrei dire che con un ascensore mia madre potrebbe finalmente andare sulla Torre degli Asinelli, non è mai potuta andarci. Al di là di quello, non è certo una priorità del Comune spendere dei soldi per l’ascensore... È sempre il rapporto storia e futuro, memoria e futuro, ogni volta che si mette mano a qualche cambiamento c’è una reazione di chiusura che mi lascia abbastanza perplesso. Le possibilità di guardare con fiducia al futuro ci sono, cercheremo di comunicarlo meglio… se posso andare avanti.

PL: Dimmi pure.
VM: Noi stiamo preparando la proposta di piano: cosa mettere nel nuovo piano regolatore. Potremo discutere di progetti e proposte innovative però il fatto che sfugga che nel giro di pochi mesi abbiamo messo in dirittura d’arrivo 3 grandi progetti di cambiamento urbano da riempire di contenuto…

PL: Quali sono?
VM: L’accordo per la nuova stazione ferroviaria, che è un progetto di ridisegno urbanistico della Bolognina e del suo accesso al centro storico, quindi una nuova grande centralità urbana collegata con il polo culturale dell’ex-Manifattura tabacchi e la Montagnola, un progetto molto forte dal punto di vista urbanistico di nuovi insediamenti e nuove attività. Abbiamo approvato il progetto dell’ex-Mercato ortofrutticolo, che prevede la realizzazione di un nuovo grande parco urbano a ridosso della stazione. Abbiamo approvato il progetto del Bertalia-Lazzaretto: oltre150 ettari di città già costruita che viene riqualificata e rifatta di sana pianta e che prevede il decentramento delle facoltà universitarie oltre all’edilizia residenziale. L’area ferroviaria del Ravone è un nuovo insediamento di edilizia residenziale che stiamo progettando a risparmio energetico e bioedilizia. 150 ettari vuol dire che stiamo concretamente ridisegnando il volto della città per i prossimi cent’anni.

PL: Ma perché sono così difficili da comunicare questi progetti?

VM: Perché nessuno si appassiona?

PL: Lo chiedo io!
VM: A questo vorrei reagire, perché mettendo insieme questi 3 pezzi di città più le aree dismesse in Bolognina più le aree del Caab, di fianco al Pilastro, stiamo ridisegnando la nuova porta d’accesso alla città bolognese, cioè la città internazionale. In questo ambito a giorni incontrerò le associazioni giovanili perché vorrei che qualcuno – non i soliti bonzi, ma i giovani – cominciasse a dirmi dove si fa il distretto della creatività giovanile bolognese. Nella parte di accesso internazionale alla città dobbiamo costruire un luogo dove ci sia musica e spettacolo, laboratori per i giovani, adolescenti e universitari che ne faccia il distretto creativo della città.
Dobbiamo agire semplicemente, tra virgolette, sul progetto. Oggi le persone vivono una sensazione di frammentazione, non abbiamo più le alleanze sociali di una volta, è difficile che uno si identifichi con la classe operaia, o con la borghesia, i vecchi schemi di una volta. Abbiamo bisogno di parlare agli individui come persone e dirgli: “Vuoi condividere un progetto?”. E sui progetti ricreare coesione sociale. Bisogna puntare su questo anche un po’ a muso duro, nel senso che dobbiamo metterci nell’ordine di idee che siamo stati votati per decidere, poi verremo giudicati alle elezioni. Bisogna finirla con questi riti, si discute su tutto. Io ricordo con terrore che questa città è riuscita a fare un referendum sul progetto della stazione, le torri di Bofill. Mi ha colpito molto che abbiamo fatto un referendum su un progetto architettonico: è stato un campanello di allarme che mi porto ancora dentro.

PL: Sei un viaggiatore o un sedentario?

VM: Un viaggiatore sedentario, nel senso che non mi piace viaggiare per viaggiare ma mi piace andare in posti dove ho la possibilità di conoscere delle persone.

PL: Fai molte vacanze?

VM: Ultimamente le faccio in agosto, perché c’è questo rito che si va via tutti in agosto… l’anno prossimo cercherò di farmi mettere di turno in agosto, come assessore.

PL: Di turno?

VM: Abbiamo i turni di reperibilità perché c’è una cosa bizzarra che si chiama TSO, trattamento sanitario obbligatorio.

PL: Per gli assessori?

VM: No, magari. I medici psichiatri dicono che una persona ha bisogno di un TSO, il sindaco è l’autorità sanitaria, quindi dobbiamo essere reperibili per convalidare le dichiarazioni del medico. Poi magari può succedere che ci sia bisogno di un assessore perché è successo qualcosa.

PL: Ti aspettavi di più?

VM: Mi aspettavo di più dalle forze politiche di questa città. Ho detto prima dei cittadini, però abbiamo abbandonato troppo in fretta, come una cosa superata, l’idea che la politica è anche lotta pedagogica, battaglia civica e educazione culturale. I partiti su questo secondo me si sono ritirati troppo presto.

PL: Un’idea concreta per Bologna.
VM. Prima ti ho detto 3 cose molto concrete che si stanno facendo e che riguarderanno dieci anni di lavoro. Un’altra cosa molto concreta che farei è trovare fondi per la scuola e prendere decisioni in questo campo molto più forti. Sai, facendo l’assessore all’urbanistica dirti una cosa concreta che si realizza in 2 giorni non sono abituato perchè tutte le cose che ho a mano io richiedono anni. Però il distretto creativo… mettere intorno a un tavolo le forze giovanili della città e studiare un progetto e un luogo dove farla, secondo me nel giro di tre mesi si può fare.

PL: Ti ringrazio molto. Questo è lo Spettro della Bolognesità, la nostra seconda intervista finisce qui, ciao a tutti e alla prossima.
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sabato, 28 ottobre 2006
Calice
 
APERITIVI A BOLOGNA (I)
 
Come qualcuno in questo blog sa, Piluto ha un passato da emigrante a Milano, dove ha lavorato e vissuto per diversi anni. E come un qualsiasi terùn, che nella città da bere produceva e consumava (per i milanesi qualsiasi soggetto proveniente da più giù di Lodi è considerato un terùn), ha potuto provare l'ebbrezza di terminare la giornata di duro lavoro fiondandosi in uno dei tanto rinomati locali da aperitivo quali, per citarne alcuni, L'Exploit, Le Biciclette, Corso Como 10, Nobu, l'Executive, Living, Baci&Abbracci, Bar Magenta, Gioia 69, che forse ormai non esisteranno neanche più.
Da ragazzo di campagna quale ero, abituato alle stoppose tartine di Rosa Rose, che a noi provinciali bolognesi apparivano allora epocali nel modo in cui venivano generosamente offerte, rimasi stupito dall'orgia di cibo che tali locali ammassavano sul bancone.
Sebbene in alcuni locali tipo Nobu e Corso Como 10 il prezzo della singola consumazione, ancorchè in happy hour, non fosse inferiore a 11 Euro (!!!), negli altri con mediamente 6 Euro praticamente cenavi.
Poi Piluto, circa un anno fa, rispondendo al prepotente “call of Bologna”, cede e torna a casa. E ritrova gli stessi locali: Rosa Rose, New Lounge, Cafè de Paris, Zanarini, Linde le Palais (+ tanti altri più imboscati ed attraenti che tratterò più avanti).
Bene, cominciando la dissertazione da quelli più noti ne scelgo uno: il Calice.
Lo scelgo perchè se mi capita di andare a prendere l’aperitivo in centro di solito vado lì.
E ci vado perchè a differenza degli altri mi sembra che sia rimasto sempre fedele a se stesso rimanendo in parte estraneo ai flussi migratori del popolo degli aperitivi.
Gestito da Enzo e famiglia offre una buona selezione di vini ed il barman dietro al banco è quasi sempre qualcuno di esperienza e non un semplice stappa-birre come spesso capita di trovare.
Fuori si incontrano i soliti aficionado che fanno della vetrina seduti ai tavolini, ma anche tanti turisti stranieri.
Ci vado inoltre perchè scambio sempre volentieri due chiacchiere con i due figli (uno di questi, Marco, adesso è a Londra) o con la moglie di Enzo. Quest'ultima, una gentile ed ancora piacevole signora che vive relegata nell'angolo cassa del bar, serba preziosi aneddoti che snocciola con entusiasmo agli avventori affezionati. Uno degli ultimi riguarda l’integerrimo Gaetano e della volta in cui entrò nel locale con scorta annessa. Egli, dopo aver consumato salutò gentilmente facendo l’atto di uscire. “Ah no!” intimò la signora: “Guardi che lei il conto me lo deve pagare!” ed il primo cittadino con faccia di bronzo cominciò a tastarsi il cappotto affermando goffamente che non aveva con sè il portamonete. Conclusione, fu uno della scorta a pagare l'aperitivo, incassando la soddisfazione della titolare non tanto per il pecunio ottenuto quanto per la storia da poter tramandare.
Ma il Calice ha anche rischiato di chiudere a seguito di una brutta storia di cronaca. Tempo fa sulle prime pagine del Carlino venne riportato di un tentato di omicidio ai danni di un noto commercialista bolognese. I fatti riguardavano appunto Enzo ed il suo commercialista. Per motivi personali e patrimoniali Enzo andò giù di testa e decise di farla finita con il suo consulente contabile reo di avergli fatto perdere, con investimenti sbagliati, parte del suo patrimonio. Si presentò nel suo studio armato di rivoltella e tentò di far fuoco. Fortunatamente l’arma si inceppò e ne scaturì una colluttazione che fu sedata dalle forze dell’ordine che arrestarono il dissennato Enzo e lo relegarono per un certo periodo agli arresti in ospedale.
Poi pentimenti e rinunce a proseguire in giudizio permisero ad Enzo di tornare al lavoro ed eccolo ancora lì ad aggirarsi tra i tavoli.
Nota tecnica: offerta di stuzzichini: media/scarsa. Se ci si vuole ingozzare bisogna stare per forza dentro al micro-bancone dove comunque l’offerta non è enorme. Buone le tartine ma sono a pagamento. Buona la selezione dei vini ed ancor più buona la preparazione dei cocktail. Prezzo medio/alto.
postato da: Piluto alle ore 01:29 | Permalink | commenti (44)
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venerdì, 27 ottobre 2006

MARUSKA VERONELLI

Nome: Maruska Albertazzi - uno strano incrocio tra una scrittrice, un'attrice, una giornalista, una donna, una tigre e un cucciolo. Almeno credo.
I personaggi famosi di Bologna non sono solo uomini ma ci sono anche delle uome come Maruska, fuggita da Bologna "matrigna" per non subire il ricatto delle lasagne di mamma, che tiene avvinti a sé i suoi figli.
Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, 110 e lode, e alcune collaborazioni con Rete 7, la carriera della ragazza pasta & fagioli prende forma all'ombra del "cupolone", ed è a Roma che Maruska esprime la sua ecletticità.
Calca le scene teatrali con Emanuela Giordano e Gabriele Lavia, gira un film con Tinto Brass, pubblica Io sono una Tigre e inizia la carriera di inviata per Sky.
La sua originalità sta nell'essere un personaggio che si reinventa di continuo e si rimesola come la pasta & fagioli, il prossimo ingrediente da aggiungere è la creazione di un vino che sarà un successo.
L'appuntamento è per domani

Maruska Albertazzi presenta: FAUX SEC

Aperitivo di presentazione
Sabato 28 Ottobre dalle 11 alle 13
e dalle 17 alle 19.30

Cooperativa Agricola Palazzetti
via Palazzetti 12/d (Mappa)
San Lazzaro di Savena (Bo)

Invece del solito profumo ho trovato molto più intrigante (e gustoso) creare un vino. Ho pensato che doveva essere frizzante come me, profumato e con una bottiglia molto sexy. Ho pensato a un vino che mi piacerebbe ordinare al ristorante o portare in tavola durante una cenetta a lume di candela. Volevo che ci fosse del rosso, colore della passione per eccellenza e del tappeto che calco ormai quotidianamente per E! E' così che è nato Faux-Sec, un vino inusuale per l'Emilia Romagna, che ricorda i prosecchi veneti, vinificato dalla Cantina Vinicola Spinetta per la Cooperativa Agricola Palazzetti. Sabato 28 Ottobre vorrei fartelo assaggiare abbinato alle specialità del mio cuoco di fiducia. Ci sarai? Maruska
postato da: MaxBartender alle ore 12:12 | Permalink | commenti (75)
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giovedì, 26 ottobre 2006


UN POMERIGGIO DI KAOS E PAURA A BOLOGNA


Succede a Bologna che a un tale è stato rubato il motorino da poco più di un mese. Ma lui non ha mollato, e ne ha comprato un altro. Una sera, stanco e soddisfatto dopo una giornata di duro lavoro, parcheggia sotto casa il suo bolide e si dirige verso casa, pronto a godere del meritato riposo. Mentre sale le scale, però, un dubbio amletico inizia a trapanargli il cervello. “Catenaccio o non catenaccio?” si chiede il nostro eroe. No, lui non un mister di qualche squadra di calcio di dodicesima serie. È uno che filosofeggia tutto il giorno e in questo caso filosofeggia cercando di ricordare se ha messo o meno il catenaccio al suo motorino nuovo fiammante.

D’un tratto, come in un lampo, i ricordi si schiariscono e la sua memoria limpida rammenta, con certezza positivista, che quel catenaccio lui al motorino non l’aveva di  certo messo. Decide allora di tornare in strada per mettere al sicuro il suo destriero a due ruote. Qua, giunto presso lo scooter, con un sospiro lo scova ancora al suo posto, ma incastrato in un'inestricabile selva di motori suoi simili, una selva così fitta da non permettere in nessun modo il fissaggio della ruota con un incorruttibile “Blocca disco” – un aggeggio realizzato per metà in acciaio inox e per meta in criptonite. Con fare un po’ guascone, allora, il nostro balza in sella al suo destriero e, con il capello semi-lungo al vento, con le gambe un po’ di lato così come le sdaure della Basilicata fanno sulle lambrette dei loro umarells lucani, percorre qualche metro in cerca di un altro posteggio. 

Il nostro eroe, però, per sua sfortuna, non ha notato una pattuglia di vigili urbani. Questi, ligi al dovere, non si lasciano sfuggire l’infrazione dal vago sapore partenopeo che il filosofo ha commesso. Ecco che, allora, un vigile allenatosi nei campi d’addestramento dei mujaheddin, si butta giù dalla Punto bianca a strisce blu ancora in corsa, fa un capriola sull’asfalto e armato di taccuino con carta copiativa e penna bic d’ordinanza, notifica immediatamente al nostro malcapitato un verbale per porto abusivo di motorino senza casco. Il nostro, però, è uno fiero, uno che non ci sta. Cerca di spiegare la sua situazione, pretende clemenza e, vista l’imperturbabilità del pubblico ufficiale, decide di arroccarsi sul suo due ruote: è pronto anche allo sciopero della fame pur di non farsi sequestrare il mezzo. Ma la situazione velocemente precipita. Arriva un’intera squadra di vigili, quindi i carabinieri, agenti della digos si appostano sulle finestre nell’edificio opposto tendendo di mira il malcapitato. La tensione continua a salire, una folla di curiosi indignati si raduna intorno al mezzo, urla improperi, minaccia riprese con il videotelefonino. È il kaos. Salta fuori una pistola (come dichiarerà poi un testimone), vengono allertate le teste di cuoio bolognesi, due "caccia" dell’aeronautica militare si levano in volo dalla base di Aviano. San Petronio, da una statua là vicino, assiste sbigottito a tutta la scena. A fine serata, però, non rilascerà nessuna dichiarazione.

Il nostro è ormai un topo in trappola. Con una mossa delle squadre comunali viene immobilizzato al suolo, ammanettato, trascinato a forza dentro una macchina blindata dei vigili e trasportato via a sirene spiegate. In questura, al suo arrivo, scene di giubilo dei reparti speciali ancora coperti dal passamontagna, cariche a salve sparate in aria, abbracci tra tutori dell’ordine pubblico. Il “Capitano ultimotelegrafa la sua soddisfazione per la cattura e il suo rammarico per non aver potuto partecipare alla missione. 

Il nostro, intanto, viene portato nella stanza degli interrogatori, è guardato a vista, lampada in piena volto: “Ogni sua dichiarazione potrà essere usata contro di lei in tribunale” gli viene notificato. Lo schema è quello dei polizieschi: sbirro buono/sbirro cattivo. Lui fiero, non abbassa mai il capo, risponde. Pensa a Ghandi, a Martin Luther King. Probabilmente passerà la notte in gabbia.

I vigili, intanto, non hanno il tempo di godersi questa giornata storica. No, non ancora. Mentre tutti dormono sonni tranquilli per loro non è ancora finita questa calda giornata d’ottobre. Una breve pausa, un caffè, una sigaretta, una stretta di mano dai superiori e poi ripartono. La città ha ancora bisogno di loro. Ci sono ancora centinia di Dehors che vanno assicurati alla giustizia.

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giovedì, 26 ottobre 2006


ORTOGRAFIE

Iniziata quasi 30 anni fa, l’esperienza degli orti comunali di Bologna, con 3000 appezzamenti, diffusi in otto quartieri, costituisce una realtà viva, dinamica, fatta di impegno e di cura. Gli orti non sono solo scorci di campagna in città, ma anche luoghi di socializzazione per le persone anziane, che spesso più di altre, rischiano l’isolamento e la solitudine.
Sarà vero?
Due anni fa invece mi arrivò un volantino di quelli dove ti dicono che ti vendono una lavatrice a 50 euro, però ce ne sono solo poche,quindi bisogna correre ad accaparrarsele quel determinato giorno a quella determinata ora.
Ze dei after.
Ore 9.30.
Sono in fila con una massa di discutibili esseri umani vocianti.
Ore 9.40.
Si apronio i recinti ed il porcume entra  a piccole dosi.
Stop.
Attesa, ignobile attesa.
Segue ulteriore fila in compagnia di vecchi e vecchie sgomitanti non rispettose della fila e di negro maleodorante (non è razzismo, è solo un'osservazione olfattiva).
L'oggetto del desiderio viene prenotato e ci scappa pure l'acquisto di uno stereo a 29 euro.
Ennesima fila alle casse e pagamento versato nelle mani dell'incapacissima cassiera interinale calabrese.
Siamo diventati come l'Unione Sovietica, una volta loro facevano la fila per il pane, noi la si fa per gli elettrodomestici e l'ai tec.
Questo è il costo del progresso.
Una brutta esperienza lo so... per sfogarmi ne parlo con un mio caro amico che mi conforta con le sue parole.

"E' vero,gli anziani sono dei cafoni.
Oltre a maleodorare,spintonano, si impongono e non ci discuti.
Poi sono gli artefici di quelle mostruosita' estetitche inurbate attorno alle tangenziali e circonvallazioni, noti come
''Orti degli Anziani''.
Delle vere proprie Favelas della modestia, enclave di terzo mondo metastizzate nel primo.
Baracche rimediate alla cazzo con materiali spesso ambientalmente fuorilegge (vedi Eternit) che si espandono vicino ad abitazioni e scintillanti centri urbani.
Uno si costruisce una propria casa nuova e spende un patrimonio, il comune gli impone sia forma che colore in base al piano regolatore locale oltre ad un'infinita' di regole UE di conformita'.
E questi impunemente ed anzi con il benestare e appoggio dei comuni erigono monumenti alla fatiscenza,a passate miserie post belliche, al degrado e all'orrore estetico.
Credo che uno dei doveri delle nuove generazioni sia quello di esteirpare dalla societa' ogni residuato della civilta' rurale. Le ruspe di Sharon sugli orti degli anziani...!
"

Questo succedeva due anni fa.
Poi il tempo passa e  la settimana scorsa mi arriva una imeil di Calzaider che mi segnala la mostra fotografica di Erica Zanetti dal titolo “ORTOgrafie”:segni di terra bolognese e della sua gente (dal 28 ottobre al 28 novenbre all'Archiginnasio).
Ancora una volta, siamo stati sconfitti.
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mercoledì, 25 ottobre 2006


C'è porno e porno (a Bologna)

Non so se ve ne siete accorti, ma da qualche giorno in città si parla di sesso. Non di sesso come molti hanno il piacere di praticare più o meno spesso. Sesso come piacersi, dare e avere piacere. No. Si parla di sesso come quando si vuole andare sui giornali a tutti i costi. Si parla di sesso come quando s’inventa una polemica, si condisce il tutto con quel pizzico di curiosità pruriginosa che incolla i lettori ai giornali, e si parte per le crociate.

Tutto nasce da un bel gol mediatico segnato dal centrodestra cittadino nelle figure delle centravanti Marri e Castaldini, consigliere comunali. “Vibratori sul sito del comune” titolava il Carlino, diffondendo la notizia. A solo sentir parlare di sesso gli umarells sobbalzavano ricordando i bei tempi andati quando invece di ciappinare tutto il giorno se la spassavano in camporella con quelle che sarebbero diventate future sdaure.

Cos'è successo allora? Come è possibile che il Comune di Bologna si sia messo a vendere vibratori online? (E i prezzi sono convenienti? E le bambole gonfiabili no? Questa è una discriminazione belle e buona!)

Stiamo calmi. Proviamo a fare un po' di chiarezza anche se il tutto è un po' lungo.

 In due parole è successo che il comune ha dedicato una sezione di Iperbole alle donne: “Bologna per le donne” appunto. Qua ci sono dei link ad alcune risorse sull’argomento. Tra queste un link al “server donne” il portale dell’associazione Orlando che serve da raccordo tra associazioni ed enti locali per servizi e interventi rivolti alle donne. All’interno del portale c’è un link a sexyshock, un associazione di donne insolitamente giovani rispetto all’azzimato panorama femminista. Le ragazze del sexyshock sono creative, provocatorie a volte, e negli anni si sono guadagnate molta stima anche a livello nazionale su quelle che vengono definite le tematiche di genere (loro macho free zone, il progetto di mappatura delle zone sicure e insicure per le donne in città; l'ideazione della campagna per il sì al referendum sulla fecondazione assistita, ecc.).

Ecco che, allora, all’interno del sito dell'associazione sexyshock c’è una sezione su alcuni oggetti erotici e su come utilizzarli. A dire la verità, la descrizione di attrezzi e pratiche, più che rifarsi al lessico pruriginoso tipico della pornografia, si rifà all’asetticità degli attrezzi da palestra. È questo è importante. Perchè questo link che porta ad un link con un link a un link, ha invece scatenato la rabbia vibrante delle consigliere accusatrici: “E' inaccettabile che l'amministrazione si faccia carico di una campagna di comunicazione tristemente esilarante e assolutamente ininfluente rispetto alla violenza alle donne” hanno tuonato Marri e Castaldini. Accuse gravi quelle delle consigliere. Come a dire che non ci si può occupare di erotismo e poi occuparsi di violenza contro le donne. Quando invece, il tentativo del sexyshock, è proprio quello proporre un visione del sesso opposta alla pornografia (questa sì violenta) che si trova in tutte le edicole.

Visti questi chiari di luna e proprio a proposito di edicole, allora, ho deciso anch'io di dare un mio piccolo contributo per la salvaguardia della pubblica moralità minacciata dalla pornografia sporcacciona. Permettano le consigliere un piccolo consiglio. Si colleghino al sito del comune. Qua tra l'attività istituzionale, le iniziative pro-umarells, gli uffici, i servizi, le commissioni, clikkino la pagina dei consiglieri. Sulla pagina del loro collega Daniele Carella di Forza Italia troveranno una bella faccia sorridente che le invita a visitare il suo sito personale. Il consigliere Carella, quindi, le ringrazierà in modo squisito per la loro visita virtuale. Scorrendo il curriculum da vero “cittadino prestato alla politica” del consigliere bolognese, scopriranno che è proprio lui il mitico e storico edicolante di Porta San Vitale. Se decidessero poi di fare una visita alla grande e bella edicola del loro collega, le consigliere (e qui l'affare s'ingrossa!) potrebbero notare, di lato, separato da a una pudica tendina (ma ben visibile quando si comprano i giornali), una collezione ricchissima di film d'autore. Non le cosette timide ed educate linkate ad un link da un link al link del portale del comune. Ma robe toste e belle esplicite. Da notare anche la massiccia presenza di materiali video che forse non entreranno nella storia del cinema, ma che rappresentano un bel campionario per chi fosse interessato a visioni, come dire, piuttosto “insolite.

Poi le consigliere, secondo la loro logica, potrebbero tuonare dagli scranni del consiglio comunale: “Può un rappresentante delle istituzioni vendere roba simile? Carella si dimetta, o rinunci al porno in edicola”. E il Carlino titolerebbe: “Il consigliere comunale guadagna con i film porno”. Intanto, di azioni contro la violenza sulle donne in città, non parlerebbe più nessuno.

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martedì, 24 ottobre 2006


MILANO E' MEGLIO DI BOLOGNA...

Ho conosciuto il blogger bassoatesino quando ho suonato al bar maurizio, è stato lì in prima fila ad ascoltare la mia musica e le mie parole dall'inizo alla fine, un eroe. Alla fine della discutibile performans ci siamo messi a parlare e alla più modesta delle domande che uno ti possa fare, ovvero: "cosa fai nella vita?", bassoatesino mi ha risposto con vanto che era felicemente disoccupato da alcuni giorni. "Che bello" ho pensato io. Poter vivere senza lavorare (com'è il caso di questo nordico fuorisede felicemente disoccupato) è sempre stato il sogno dell'uomo finchè ha avuto la testa per ragionare. E Bravo bassoatesino, voce fuori dal coro, disoccupato felice di una società opulenta in cui i disoccupati, adifferenza di lui, soffrono una drammatica frustrazione e si sentono umiliati e monchi perchè non possono accedere ai beni voluttuari che gli altri possiedono. Bravo bassoatesino che nuotando controcorrente capisce di essere lui il vero ricco, perchè ha a disposizione il bene più prezioso, proprio quello che agli altri, agli invidiati, a quelli che lavorano, penosamente manca: il tempo. Bravo bassoatesino che per un pò si è goduto questo periodo di stend bai e bravo bassoatesino che decide di fare fagotto, cambia città, va a lavorare a milano e nel suo blog scrive cose che un bolognese non vorrebbe sentir dire:

Ne approffitto per andare controcorrente e spezzare una lancia a favore di Milano. Anzi, oso l’inosabile: Milano è meglio di Bologna. Per dieci anni mi sono sentito i sospiri “ah, beato te che stai a Bologna”. Bene, è ora di sfatare il mito: a Bologna si sta male. Non ci sono marciapiedi e macchina sfrecciano a velocità folli in strade progettate intorno al 1200, l’aria è inquinata (anche a Milano, ma Bologna è peggio), i negozianti bolognesi sono delle vipere, quelli di Milano sono simpatici (si, si, da non crederci, vero), i Bolognesi si vantano della qualunque, i Milanesi no (anzi, tendono a vergognarsi di essere milanesi), Bologna è claustrofobica, a Milano almeno le strade sono più larghe di due metri, per ora il sole splende più spesso a Milano che non a Bologna, e soprattutto, l’indice di vivibilità assoluto.
A Bologna un caffè al bar costa novanta centesimi. A Milano ne costa ottanta.

Mi sorge un dubbio, ma solo Milano è meglio di Bologna?
Conoscete altre storie simili?
Andreste mai a vivere in un'altra città?
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lunedì, 23 ottobre 2006


BOLOGNA RACCONTATA

La modestata è che il bolognese gode a vedere la sua città raccontata, Dalla e Coliandro ne sono la dimostrazione... poi di solito segue dibattito che di solito inizia cosi:
"Che schifo questo, che schifo quello, che schifo quell'altro, Bologna non è più quella di una volta"
postato da: MaxBartender alle ore 00:15 | Permalink | commenti (43)
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domenica, 22 ottobre 2006


CRESCENTINA TEIL
(aneddoto gucciniano ambientato nell'era bolognese pre-femminista)

Ai bolognesi piace dire "si stava meglio prima". Ma com'era sto prima se uno prima non era neanche nato? A questa domanda ha risposto l'altro giorno l'immane Francesco Guccini che, per ricordare com'era accogliente Bologna ha raccontato la storia di quell'umarell che, stanco del casino che alcuni zovani stavano facendo sotto le sue finestre nel qore della notte, si affacciò inviperito e oltre a gridare la solita modestissima frase "Io domattina devo andare a lavorare", gliene disse di tutti i colori (tra i quali citiamo il marrone). Alchè, il più sborone dei biasanot gli rispose con una cazzata colossale che fece ghignare di brutto l'umarell. Hahahahahaha. Ma non finisce qui. L'umarell fece salire i casinisti in casa sua, svegliò la moglie e lei  si mise a cuocere le crescentine per tutti. Bei tempi? Poi a Francesco Guccini è scesa una lacrimuccia ed ai viaggiatori del tempo con il maglione in fibra di cadmio accorsi a sentirlo ha detto: "Ah che nostalgia... quella si che era una città. Potevi svegliare la moglie alle tre di notte e fare baldoria con gli amici a tutte le hore" . Bei tempi? Non so. Forse si stava meglio prima, ma se alle tre di notte non andiamo sotto la finestra di un umarell a fare un pò di confusione, non sapremo mai se i tempi sono cambiati o no. Magari ci chiama su a mangiare le crescentine fatte dalla moglie. Chi lo sa. Tentar non nuoce. Martedì sera ci provo.
postato da: maso_ alle ore 15:19 | Permalink | commenti (97)
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sabato, 21 ottobre 2006


CASTING GRANDE FRATELLO A BOLOGNA
(ideale per lavoratori precari)

L'anno scorso il poeta Franco Alvisi varcò la soglia della casa più spiata d'Italia, quest'anno non sarebbe male vedere qualche altro bolognese su canale 5 e sarebbe ancor più bello che fosse qualcuno che legge o che scrive sullo spettro. Ma come si a a partecipare a questa discussa trasmissione? Semplice. Bisogna partecipare ai casting. Ma dove li fanno i casting? Uuuuuu... questi bolognesi pigri che gli devi sempre dire tutto e accompagnarli prendendoli per mano. Allora i casting sono qui:

domenica 22 ottobre 2006

Capital Town (Capital taun)
Via Don Minzoni, 5/C
Inizio selezioni: ore 21.00

lunedì 30 e martedì 31 ottobre 2006

Jolly Hotel de La Gare (Giolli Hotel de la Gar)
P.zza XX Settembre, 2
Inizio selezioni: ore 09.00


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categoria:maso
sabato, 21 ottobre 2006


CASTING GRANDE FRATELLO A BOLOGNA
(ideale per lavoratori precari)

L'anno scorso il poeta Franco Alvisi varcò la soglia della casa più spiata d'Italia, quest'anno non sarebbe male vedere qualche altro bolognese su canale 5 e sarebbe ancor più bello che fosse qualcuno che legge o che scrive sullo spettro. Ma come si a a partecipare a questa discussa trasmissione? Semplice. Bisogna partecipare ai casting. Ma dove li fanno i casting? Uuuuuu... questi bolognesi pigri che gli devi sempre dire tutto e accompagnarli prendendoli per mano. Allora i casting sono qui:

domenica 22 ottobre 2006

Capital Town (Capital taun)
Via Don Minzoni, 5/C
Inizio selezioni: ore 21.00

lunedì 30 e martedì 31 ottobre 2006

Jolly Hotel de La Gare (Giolli Hotel de la Gar)
P.zza XX Settembre, 2
Inizio selezioni: ore 09.00
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venerdì, 20 ottobre 2006


LO SPETTRO DELLA BOLOGNESITA'
SI E' FATTO CARNE

Più volte su questo blog abbiamo invocato lo spettro della bolognesità, un'entità pregna di frasi delle quali non se ne può più, intolleranza, luogocomunismi, razzismi, rendite immobiliari, tradizioni, tortelloni, tagliatelle, tortellini in brodo, carne, salumi, affettati, un pò di cultura, orti comunali, si stava meglio quando si stava peggio e abbastanza soldi nel portafoglio.
Bè... dopo anni di parole al vento, ecco finalmente materializzarsi lo spettro della bolognesità.
All'inizio non ci credevo, poi ho capito che era vero e mi sono emozionato.
Sto parlando di Francesco Spada, un modesto ancormen che ho cominciato a notare da un pò di tempo sui discussi canali di E-TV. Spada si presenta in studio alla mattina alle 8.00 (forse anche molto prima, non so) e legge i giornali locali dispensando pillole di modestia al popolo dei bolognesi ancora con gli occhi impataccati di sonno. Spada sentenzia, poi i modesti più dinamici gli scrivono imeil oppure essemmesse spettrali e lui trova semre una buona parola per tutti e da dietro gli occhiali se la ghigna.
Ma non finisce qui.
Al venerdì sera Spada conduce un programma televisivo addirittura in prima serata sempre su E-TV. intitolato DEDALUS, con ospiti modesti a non finire e discorsi che i lettori dello spettro hanno già sentito da mesi e credo non ne possano più.
E' forse lui l'uomo nuovo che il bolognese attende alla guida della propria città?
La modestia c'è tutta, lasciamolo lavorare... e venerdì (oggi) seratone DEDALUS (doveva esserci  l'amatissimo e meritatissimo sindaco di Bologna Gaetano, almeno così aveva promesso a Spada o Spada aveva promesso ai suoi seguaci, invece niente).
postato da: maso_ alle ore 08:53 | Permalink | commenti (26)
categoria:maso
giovedì, 19 ottobre 2006

IT'S A KAIND OF MEGIC

Fallacia ipsa mihi delectat. Effice, quomodo fiat intelligam: perdidi lusum
(E' il mio errore che mi diverte. Se mi spiegano dov'è il trucco, non mi diverto più)
Seneca

I sogni dei bambini
durano lo spazio di un attimo, poi cresci e con te i desideri. Un pomeriggio decidi di scrivere un post e fai fatica a ricordarli bene, esci per andare a far la spesa e vedi un cinno su una moto elettrica che parla con sua madre: "Quando sarò grande voglio la moto di Valentino Rossi".
Sì, ai rimember nau! Mi ricordo che a dieci anni non vedevo l'ora di averne quattordici per guidare il motorino. Passavo le estati in appennino, tutti i miei amici erano più grandi e avevano la Vespa e io che li seguivo in bici arrivavo sempre per ultimo.
Quando avrai lo scooter, mi dicevo, caricherai un sacco di ragazze che ti staranno addosso tutto il tempo poi arrivi a quattordic'anni e l'unica che sale con te, per farla avvicinare per sbaglio, ti tocca frenare col freno anteriore.
Esco dal supermercato e mi accorgo che avrei fatto meglio a prendere la macchina, sarà dura arrivare fino casa con dodici bottiglie di San Benedetto da 2 litri addosso; dopo anni di proscrizione, penso che sia giunto il momento di riprendere l'autobus. Mentre aspetto vedo passare il 19 con David Copperfield che mi guarda: il 23 e 24 ottobre sarà al PalaMalaguti col suo spettacolo.
Bèla David, mancavi dal '94; incuriosito, arrivo a casa e mi collego al discutibile sito davidcopperfield.com che mi accoglie con questa presentazione:

Fedele al suo titolo, Grand Illusion è la logica e incredibile evoluzione dell’arte dei prestigiatori, l’obiettivo che Copperfield raggiunge è prendere i sogni di ciascuno e trasformarli in realtà usando la sua abilità nell’arte dell’illusionismo.
La magia per essere attendibile”, spiega Copperfield, “deve evolversi tanto da stare al passo, o perfino sorpassare, il teatro e il cinema. Voglio basare il mio lavoro su quello che la gente realmente sogna. La maggior parte di noi non sogna di tirar fuori un coniglio da un cappello. Ciò che emoziona le persone è realizzare i propri sogni, sogni che quasi tutti condividiamo, è vedere concretizzarsi ciò che crediamo impossibile. Al cinema il pubblico osserva i sogni dei protagonisti diventare realtà.”
Copperfield aggiunge che, in “Grand Illusion”, il pubblico potrà vedere i propri sogni realizzarsi, vivi davanti ai propri occhi e in tre dimensioni.
E’ l’esperienza interattiva di soddisfare i propri desideri. Niente di simile è stato mai fatto prima. Grand Illusion racconta della gente reale che sogna di rincontrare una persona che pensava non avrebbe mai più rivisto, e invece succede in un attimo, davanti a tre o quattromila persone che testimoniano l’evento e vedono che è tutto vero.
Inoltre, Copperfield spiega : “Grand Illusion è stato in parte ispirato da un desiderio di mia nonna mai esaudito e condiviso da molte persone: vincere la lotteria e comprare finalmente una cosa speciale che avevi sempre desiderato.
Possiamo chiamarla una serata di grande illusionismo in cui Copperfield interagisce confidenzialmente con gli spettatori.
In uno dei numeri per esempio, il pubblico scopre come predire i numeri della lotteria che usciranno quella notte. Il pubblico partecipa alle illusioni che rendono confuso il confine tra magia e realtà.”

Lo scooter ce l'ho ancora quasi quasi ci vado, non si sa mai che i sogni di bambino diventino realtà.....
C'è ancora posto per i desideri nella vostra vita o pensate solo ai bisogni?
Conoscete qualcuno che vi ha detto che va a vedere Copperfield?
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mercoledì, 18 ottobre 2006

CR&TT
Nella foto: Cesare Ragazzi e le twin towers di Bologna

Le interviste dello Spettro/1

CESARE RAGAZZI*
Un uomo che ha in testa un'idea meravigliosa


Finalmente possiamo pubblicare la prima intervista dello Spettro. Il nostro primo ospite non ha certo bisogno di presentazioni, quindi gli lascio direttamente la parola. Altre interviste, a personaggi di un certo livello, seguiranno. Attendo i vostri commenti costruttivi.

PonyLuna: La nostra prima domanda, con la quale cominciamo tutte le interviste, è: quanto sei alto?
CesareRagazzi: Uno e ottanta

PL: Uno e ottanta… Siamo qui nella sede di Cesare Ragazzi a Zola Predosa con il nostro primo ospite, il primo ospite delle interviste dello Spettro non ha bisogno di presentazioni, e gli chiediamo subito: a che età hai cominciato e perché?
CR: Ho incominciato molto giovane perché avevo un problema di calvizie, non ero stato soddisfatto dei posti dov’ero andato e allora, da buon italiano, inventore, amante, navigatore, ho cominciato a cercare qualcuno che potesse darmi una mano a risolvere il mio problema, e ci sono riuscito.

PL: Quanti anni fa?
CR : Quarant’anni fa, più o meno.

PL: Accidenti. E tu sei di Bologna?
CR: Io sono nato a Bazzano il 22/8/41, esattamente 65 anni fa.

PL: Adesso la tua azienda come si pone sul mercato italiano?
CR: La nostra azienza si pone sul mercato italiano come la più grande azienda al mondo nella tecnologia di infoltimento, però lei lo sa benissimo, tu lo sai benissimo, che quando si è leader in un settore la gente è cattiva, invidiosa. E questa è una cosa bella da una parte, brutta dall’altra, perche quando una persona è un perdente e non sa cosa dire, va a parlare dietro agli altri, e invece noi siamo fortissimi perché risolviamo veramente il problema estetico e funzionale di una persona. Tra i nostri clienti abbiamo sportivi, gente del mondo dello spettacolo ma anche gente che va a lavorare in officina. Perché perdere i capelli è un problema estetico, ma è anche un problema che crea un grosso handicap a livello psicologico. Quando una persona perde i capelli in età avanzata il problema sussiste abbastanza poco, però quando un ragazzo ha una calvizie di predisposizione, e comincia a perdere i capelli a diciotto, diciannove, vent’anni è una tragedia, può diventare una tragedia, imbruttisce esteticamente e imbruttisce anche internamente. E poi in molti casi, come dico io, la calvizie è una malattia, una malattia naturale che abbiamo noi uomini, una predisposizione degli uomini, ma è una malattia che se uno vuole può risolvere. E in questo settore rientrano anche il 35% delle donne che stanno perdendo i capelli, questa è una cosa un po’ triste, dovuta spesso all’alimentazione, allo stress, alla vita tipica della donna.

PL: Anche donne giovani?
CR: Donne giovani! Ci sono già tantissime donne giovani dai 18 ai 22-23 anni che hanno problemi di diradamento, hanno un po’ di obesità, hanno irsutismo sul corpo, e hanno pochi capelli in testa.

PL: E anche loro vengono qui…
CR: Sì, sulla donna come sull’uomo si riesce a infoltire la parte glabra o diradata veramente in un modo corretto. Come andare da un dentista, uno perde due o tre denti… va dal capellista e va a mettersi su due-tremila capelli, venti-trentamila capelli.

PL: Ma quanti sono due-tremila?
CR: Allora… il risultato di due-tremila capelli lo si ha nel settore chirurgico. Nel settore chirurgico, con un intervento invasivo, si possono mettere mille, due-tremila capelli. E difatti coloro che si sottopongono a questi interventi sono tutte persone, e li vediamo alla televisione, non faccio nomi, che han dei riporti in testa e si tingono il cuoio capelluto per non far vedere la trasparenza. Ma due-tremila capelli non sono niente. Noi per centimentro quadrato abbiamo all’incirca dai 120 ai 150 capelli. Una testa normale ha all’incirca dai 120 ai 150mila capelli. La parte superiore diradata si aggira sempre dai 15 ai 35-40mila capelli mancanti, dipende quanto è grande l’area diradata o calva.

PL: Ho capito. Mi spieghi un po’ com’è questa cosa dei capelli assicurati?
CR: Beh, questa è stata un’idea geniale che abbiamo avuto, interpellando prima i Lloyds di Londra; ma erano un po’ cari come premio, così abbiamo interpellato l’Assicurazione Cattolica, gli abbiamo mostrato il nostro sistema di prevenzione, e hanno accettato. E difatti noi assicuriamo i capelli in un modo molto corretto, facciamo una carta d’identità all’individuo che ci dice qual è la sua situazione oggi, attraverso una tabella internazionale, Hamilton per l’uomo e Ludwig la donna, e interveniamo subito con la tricologia di prevenzione. Se dopo due, tre, quattro anni la situazione del signore peggiora, perché non siamo stati bravi noi o perché ha avuto delle altre problematiche di qualsiasi genere, l’assicurazione interviene con l’infoltimento fino a 8000 euro.

PL: Incredibile, non lo sapevo. Ci sono dei bolognesi famosi che sono venuti qua da te?
CR: Sì, ce ne sono, però il nostro è un lavoro di grande discrezione. Pensa che il nostro lavoro… è molto bello da una parte, molto… Io ho una registrazione di un grosso personaggio che mi ha telefonato… ha vinto l’ultima gara in Canada, e verrà a breve a Bologna per fare una piccola correzione di taglio, per dire… è un personaggio che corre, ma nessuno di questi personaggi va a dire: Io sono andato là ad infoltirmi.

PL: Anche se ci sono dei casi in cui una persona completamente calva da un giorno all’altro… si presenta con i capelli.
CR: Si presenta… il nostro sistema è molto intelligente perché graduale, cioè una persona è calva, è glabra, allora andiamo a infoltire piano piano nel tempo, così la persona ha un alibi e può dire che ha trovato un prodotto e le sono ricresciuti i capelli, è un fattore psicologico che è importante per l’opinione pubblica.

PL: Tu sei un viaggiatore (Terzani) o un sedentario (Govoni)?
CR: No, sono un viaggiatore. Io sarei un colombo viaggiatore… il colombo belga. Da piccolo  mio zio aveva proprio i piccioni e li lanciava… io sono peggio.

PL: Ma quanti giorni lavori all’anno, quanto vai in vacanza?
CR: Mah, vacanza zero, noi lavoriamo… è diventata una droga il lavoro, anche oggi c'è bisogno di lavorare tanto perché paghiamo tante tasse, abbiamo tante spese, e bisogna fare venti ore al giorno. Noi, non è una battuta, più di una volta abbiam lavorato 27-28 ore al giorno, cioè abbiam lavorato dalle 5 del mattino ripartendo, quando ci si alza alle 9, alle 10 dell’altro mattino, abbiam dormito 2, 3 ore, 4, eravamo un po’ rincoglioniti nel pomeriggio, però il giorno dopo abbiamo fatto meno ore. Noi lavoriamo minimo 12, 13, 15 ore al giorno, 16. Ma ce ne vorrebbero di più per sopravvivere. Il lavoro richiede tanto impegno, stiamo aprendo centri nel mondo, siamo già in Svizzera, siamo in tutta la Grecia, siamo in Spagna, e vogliamo andare anche nei Paesi Bassi, abbiamo un grosso lavoro, stiamo trattando nei Paesi Bassi per aprire un grosso numero di centri.

PL: Tu sei diventato famoso, io ero ancora un bambino, con la pubblicità quella famosissima della sirena, quanto tempo fa?
CR: Era nel 79-80, 26 anni fa più o meno.

PL: Una pubblicità famosissima, “Salve sono Cesare Ragazzi” era diventata una frase classica all’asilo, alla scuola, ovunque. È stata ripresa tante volte anche da dei comici, alla televisione… Veramente fu una chiave comunicativa molto forte, e sicuramente ha dato una notorietà veramente gigantesca. Tu pensi che la comunicazione sia importante, nel senso che chi non riesce a comunicare, chi non è attaccato alla comunicazione rimane tagliato fuori o forse invece è un privilegiato?
CR: No, la comunicazione è molto importante, hai un grosso vantaggio, che la data notizia quel giorno non la sappiamo solo noi a Bologna, ma lo sanno anche a Milano, a Lugano, in Sicilia, in tutta l’Italia, e se il mezzo di comunicazione va in Europa anche in tutta Europa. Questa è una cosa molto importante. Però dietro alla comunicazione, per noi che abbiamo avuto tanto successo, e ce l’abbiamo ancora, c'è il risultato che diamo. È un risultato che non viene divulgato dalla persona stessa, però chi ha un problema di calvizie e vede un altro che ha il suo problema, quando lo vede coi capelli, nel bene e nel male, sa che c’è di mezzo Cesare Ragazzi.

PL: Senti, tu abiti a Bologna, fuori Bologna, hai abitato a Bologna città?
CR: No, mai abitato a Bologna città, non ci starei mai, perché vengo dalla campagna e la città mi è stretta. Io ho bisogno… Anche se sono a casa pochissimo sono uno zingaro, mi piace camminare. Sto qua in campagna, su da Zola Predosa, per andare a San Lorenzo.

PL: Cosa ti piace di Bologna città e cosa non ti piace?
CR: Mah, Bologna città… Io da ragazzino suonavo, e io mi ricordo quando ci fermavamo a Bologna alle tre del mattino era veramente un divertimento, uno spettacolo. Oggi come oggi è una città, tra i sensi unici, i vigili lì che hanno chiuso tutte le porte, le strade, per ragioni loro che non sto a sindacare…. Era chiamata “la città di biassanot”, adesso bisogna chiamarla “la città di biassadé”, perché di notte non si gira più a Bologna, non c’è più niente. Questo mi dispiace tantissimo perché ho qualche mese sulle spalle e mi ricordo quando andavamo al bar della Pioggia, andavamo lì ci si trovava alle due, alle tre del mattino, tutti gli orchestrali che arrivavano dai vari posti in giro per l’Italia.

PL: Quando pensi che sia stata la svolta per Bologna, perché molto spesso si sente dire che è stato quando ci furono i casini, nel Settantasette che la città si è chiusa…
CR: Mah, lì non ti saprei dire. Secondo me abbiamo bisogno della gente che è arrivata in Italia a lavorare perché certi lavori noi non li facciamo più. Io li farei, perché io vengo dalla gavetta, io mi metterei a pulir in terra di nuovo, ma oggi la gente che viene a lavorare ha dei compiti precisi, dicono: Io devo accender solo la luce, io pulire in terra non pulisco. Io mi ricordo un aneddoto a Bologna, sono da una ragazza, c’era dello sporco in terra e ho detto: Ma per cortesia mi pulisci lì che mi han spostato… Chi io devo pulire? Ho pulito io, io Cesare Ragazzi ho preso la scopa e ho pulito, lei non ha pulito. Questo è il modo in cui siamo abituati oggi. Adesso siamo legati a delle persone che non possono aiutarti a crescere veramente. Tornando alla città, le persone che arrivano devono esser guidate, bisogna insegnargli, bisogna dargli un posto di lavoro altrimenti andrà avanti in un modo credo non giusto, secondo me bisognerà stringere, chiudere la porta prima che portino via i buoi, come si dice.

PL: Noi spesso sul nostro sito discutiamo del fatto che Bologna è attraversata da tanti gruppi di persone diverse, ci sono gli studenti, che un po’ sono una ricchezza della città ma anche molto spesso un problema, e forse c’è una specie di piccolo conflitto tra il bolognese, magari un po’ anziano, e lo studente che invece viene qui per divertirsi, per farsi un po’ i fatti suoi…
CR: Ma no, non è vero, il fatto è che oggi non è gestito bene, perché mi ricordo quando… – parliamo di qualche mese fa, qualche secolo fa – quando si andava fuori gli studenti erano il divertimento, proprio nei locali si trovavano questi ragazzi, questi gruppi che si divertivano e alla tesi di laurea andavano a imbrattare il Gigante, ma in un modo corretto, senza romperlo, cioè era un divertimento… una città molto guascona e molto divertente, Bologna, è sempre stata una città godereccia. Difatti io quando giro l’Italia mi dispiace non dire più quello che eravamo, dico sempre: Sì è vero, la città dei goderecci perché noi siam dei gran lavoratori, ma ci piace anche divertirci, andar nei locali, andare in giro, festaioli. Ma io non credo, secondo me questi ragazzi vengono dalle altre città ma non vengono qua per sfogarsi, vengono qua per divertirsi, però se non diamo i posti, non le diamo l’educazione, per forza che dopo uno s’attacca, si sfoga in un modo anche scorretto.

PL: Girando per l’Italia, tu pensi che l’immagine appunto di Bologna come un posto in cui si sta molto bene rimanga, fuori da Bologna… siamo ancora ben visti o no?
CR: È ancora ben vista Bologna, è ancora ben vista però da chi non la conosce. Io che la conosco, mi dispiace. Ci diamo ancora sull’acceleratore, vieni a Bologna, che è città… però chi sta vicino a Bologna, non ci sono più locali, quei posti che veramente erano… come da Vito, i posti tipici di Bologna, veramente di divertimento insomma.

PL: Cos’è la modestia per te?
CR: La modestia è una frase che secondo me comprende tutto… la modestia è ricordarsi di com’eri e ricordarselo nel tempo.

PL: E quindi è positivo o negativo essere modesti?
CR: È la qualità numero uno, secondo me, camminare coi piedi per terra è la qualità numero uno che una persona può avere.

PL: Siamo ormai alla fine. Ho due domande: noi parliamo sempre della nuova funivia di san Luca… cosa ne pensi?
CR: Mah, io l’ho vista quando c’era, poi non l’ho più vista, non saprei dire. Però fare una bella camminata non è male… Costruire la funivia non so se serve o non serve. Una bella camminata potrebbe far bene, io sono un camminatore mi piacerebbe moltissimo andarci, qualche volta ci andavo.

PL: Ti aspettavi di più?
CR: No. Io sono contento di quello che ho fatto, di quello che mi hai chiesto, sono contento della vita e di star bene, sono positivo come persona. Io voglio bene agli altri, li rispetto, però quello che dispiace della gente, come ti ho detto all’inizio della trasmissione, questo accanimento quando uno ha successo è un grande sbaglio, parlare male di una persona, parlargli dietro quando non ne ha colpa. Anche i mass media scrivono solo quello che sanno e non quello che non sanno, in molti casi ho letto su dei giornali delle frasi su di noi perché le hanno dette delle altre persone, e il professionista le ha scritte, e dopo, quando le hai scritte, rimangono. Delle cose stupide, però intanto la persona diciamo di un certo… non parlo neanche di un livello basso o di un livello alto, la legge e dice, beh se l’han scritto vuol dire che forse era vero.

PL: Ho capito. Dacci un’idea meravigliosa per Bologna. Una.
CR: Ma un’idea meravigliosa… dovrebbero dare alle persone la possibilità di fare delle cose giuste, essere aiutati, i cittadini, ma non so se è colpa di Bologna e dello Stato, aiutare moltissimo le piccole aziende, i locali, farli lavorare, dargli la libertà per fare una cosa r non metterci tre anni, ma dire: Vuoi fare quella cosa, falla nel modo corretto, domani puoi iniziare a lavorare. C’è troppa strada, per fare una cosa uno ci mette troppo tempo, e dopo troppo tempo gli passa la voglia… È come nel nostro lavoro, nel marketing, nella vendita, noi stiamo trattando con un grosso gruppo dei Paesi Bassi, è un mese che lavoriamo giorno e notte perché finché la patata è calda bisogna mangiarla. E' così anche per l’imprenditore. Bisogna aiutarlo, bisogna aiutare l’imprenditore e le piccole aziende, noi ci aiutiamo sempre da soli, ci difendiamo da soli, dobbiamo fare tutto da soli, e ad aiutarci abbiamo una persona che si fa pagare bene, un socio secondo me poco presente.

PL: Ok, ti ringrazio moltissimo.
CR: Grazie a te.

PL: Questo è lo Spettro della Bolognesità, la nostra prima intervista finisce qui, ciao a tutti e alla prossima.

*Cesare Ragazzi NON ha voluto vedere le domande prima, ma ha riletto l'intervista e ne ha autorizzato la pubblicazione.
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martedì, 17 ottobre 2006

OLIO DI OLIVA SOTTO I PORTICI

Da quando fecero l'ultima rottamazione si vedono sempre meno Vespe e Lambrette in giro - peccato!
Mi ricordo di una bellissima gita in ET3 ai tempi della scuola, da Bologna a Firenze passando per il passo della Raticosa e della Futa.
Il giorno prima ero caduto con lo scooter e, per paura che non mi facessero andare, non dissi nulla ai miei.
Chiusi il gomito sbucciato con una fasciatura strettissima, senza nemmeno disinfettare; ancora oggi quando mi guardo allo specchio vedo il cemento tatuato sotto la pelle e ripenso a quel tour tosco-emiliano.

Un giorno incontro Mello che si mette a parlare del suo amico Tony Rucola, un noto blogger leccese, famoso per aver fatto Bologna-Barcellona a bordo del suo 50 Special
E io che credevo di aver fatto un'impresa ad arrivare a Firenze col braccio fasciato....
Da quando è tornato ha scritto molti post all'ombra del Nettuno: ultimamente son sempre più i blog abaut Bologna scritti da fuorisede e non da bolognesi....
Forse i bolognesi sono sazi e disperati e non sanno che giovedì scorso la pantegana bionda Michele Santoro, nella sua trasmissione Anno Zero, ha parlato di Bologna e della precarietà che coinvolge i giovani delle nuove generazioni.
La cosa non è sfuggita a Tony Rucola e visto che non ne ha parlato nessun altro, leggetevi l'ottimo post di Tony che ho copia/incollato per voi:

Sono tutti incazzati per questo ritorno di Santoro in tv. Così come erano incazzati quando dalla tv se n'è dovuto andare. Deve essere uno che ti abitua. Alla presenza come all'assenza. Invece il 12 è andata in onda una puntata di Anno Zero dal titolo "Bologna e la precarietà".
Il tema è centrato, non se ne parla scherzando -e infatti non mi hanno invitato, facendo benissimo- si colgono le varie sfumature del dramma.
Soprattutto, si sceglie di dare un luogo simbolo alla precarietà, e viene scelta Bologna, ancora adesso Mecca dei 18-28. Il servizio viene affidato ad un'equipe di probabili under 30, fra cui spicca il bolognese Luca Rosini.
L'argomento viene vivisezionato per bene. Tante storie: una sarda che ha fatto due mesi in una società che gestisce call-center in tempo per aprirsi un blog e scriveci un libro, una bibliotecaria impiegata a tempo in Sala Borsa con un contratto da addetta alle pulizie, un fuorisede che fa due lavori e si alza ogni mattina alle 5 in attesa del licenziamento, un bolognese che lavora come co.co.co alle poste e ammette: questa è una città escludente, più che esclusiva.
Si passa in piazza verdi, si va in via petroni dove viene inquadrato un punkabbestia famosissimo.
Un po' di dati allora, vengono fuori:
all'Università di Bologna sono iscritti 66.000 studenti provenienti da altre città e di questi almeno 37.000 sono domiciliati a Bologna; questo significa che gli studenti fuorisede sono il 15 per cento della popolazione che risiede a Bologna.
Ogni anno i fuorisede a Bologna portano (e lasciano) 193 milioni di euro.
Gli universitari in tutto sono 72.000 a fronte di una popolazione residente di 370.000 individui.
Santoro si è tagliato i riccioli, la Jebreal inquisisce rabbiosamente Alemanno e Damiano -più il primo che il secondo, a onor del vero-, i due non affermano particolari cazzate, anzi.
Nel frattempo si apre il fronte Milano-Marittima, una finestra sul precariato del mondo della notte, sulla catena di montaggio che c'è dietro il funzionamento di una grossa discoteca come il 'Pineta' e, dall'altra parte, sui figli di papà che ballano bevono si fanno spremere e soavemente se ne fottono. Chiusura un po' old red del servizio, ma ci sta.
Applausi per i Santoro-boys.
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lunedì, 16 ottobre 2006


IL RITORNO DEI LATTE ROCK

Una decina di anni fa i bolognesi Latte Rock erano ovunque: a Domenica In, in Piazza Maggiore, da Maik Bongiorno a Bravobravissimo, a Solletico, sulle tivu locali. Impossibile non incontrarli.  I Latte Rock erano una cover bend composta da bambini, forse degli anfan prodigggg o semplicemente dei cinni costretti a suonare uno strumento dai genitori rokers ed obbligati ad abbigliarsi come i loro idoli (dei genitori)... ad esempio Engus Iang. "No ma si divertono" dicono i genitori rokers. Lo spero, ma pare di si. Le cover dei Latte Rock erano travolgenti, ma rivelatrici di un passato non loro e sulle note di Roc eraun ze clocc e roba simile, questa niu generescion intratteneva masse di adulti adoratori di anfan prodigggg. Il lider della bend però non era il cantante chitarrista, bensì il batterista, un bambino molto più piccolo degli altri, ma con carisma da vendere al chilo. Trattasi del piccolo Manuel. Manuel pesta di brutto, suona la battera da quando aveva due anni e mezzo, ma non solo. In alcuni brani imbraccia addirittura la chitarra e con movenze da rokstar degli anni 50, fingendo di suonare, canta ittt di successo quali  Una canzone per te di Vasco Rossi e l'Italiano di Toto Cutugno, ma il suo cavallo di battaglia è sicuramente l'intramontabile Babababababrennnn (quella resa nota da una vecchia pubblicità dell'acqua sangemini). I Latte Rock sono trascinanti, il loro menager Tony Cucaro lo sa benisismo e tra le pareti del Music Studio di Via Polese forgia questi nuovi talenti e per anni li fa lavorare di brutto. Poi, all'apice del successo... puff. scomparsi. Un vuoto incolmabile. La città, abituata ad incontrare per le vie della città e sulle reti locali i Latte Rock ed il piccolo Manuel, all'improvviso si è sentita orfana di questa band, tutti si domandavano  "Che fine hanno fatto?". Sconforto totale, ma niente... nessuna risposta. La città è consapevole che i bimbi crescono e le mamme imbiancano le villette a schiera a San Giorgio di Piano, ma la città non sa che i Latte Rock stanno tornando. Da alcuni giorni Rete 8 trasmette immagini di repertorio della parabola ascendente dei Latte Rock, le note di Babababababrennnn tornano a farsi sentire ed una scritta annuncia il loro imminente ritorno. C'è fermento nell'aria. Tutti si chiedono come sarà diventato il piccolo Manuel. Lo sapremo a breve. Stei tiund.Lunga vita ai Latte Rock, indimenticabili paladini della città della musica (l'ha detto l'Unesco e possono permettersi di dirlo).
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sabato, 14 ottobre 2006

La torre al tramonto
Nella foto: il tramondo della bolognesità

COSE DI CUI SI SENTIVA UN GRAN BISOGNO/1
La prima di almeno due puntate

Stamattina mi sveglio presto - c'è la prima lezione del metodo Suzuki... - e vado al bar a prendere un caffè. Il Carlino Bologna titola così: SULL'ASINELLI IN ASCENSORE. La Fondazione Carisbo, presieduta dall'ineffabile Roversi Monaco, vorrebbe investire 4 milioni di euro nel consolidamento della torre e nella costruzione del relativo ascensore di vetro che porterà su, udite udite, quattro (leggasi 4, four) persone alla volta.

Il tutto, se capisco bene, nell'ambito di un progetto di "Louvre del tortellino" che valorizzerà il Palazzo Pepoli (ex casa della Sima e ora di proprietà della Cassa) e creerà un percorso museale-espositivo nella zona Farini-Castiglione-Due Torri. Leggete qualcosa QUI.

Che dire? Bello l'ascensore che si inserisce di diritto nella più meravigliosa tradizione della modestia bolognese. Pare così, infatti, che i geni della Carisbo abbiano rispolverato vari progetti non proprio avveniristici, tipo questo qui:

Nel 1902 la ditta Tremontani e Ferrario presenta all'Ufficio Conservazione dei Monumenti una proposta per sostituire le scale della torre Asinelli con un ascensore elettrico, brevetto Stigler. E' ripresa una vecchia idea di Corrado Ricci, che alcuni anni prima chiedeva, oltre l'ascensore, la terrazza attrezzata con sedili e un piccolo bar. Nello stesso anno l'ing. Alessandro Ferretti ripropone al sindaco un suo progetto di ascensore pneumatico, già esposto in occasione della Grande Esposizione del 1888. Nonostante i ripetuti pareri negativi degli uffici di tutela competenti, l'idea dell'ascensore sull'Asinelli verrà ripresentata ancora nel 1932 dal custode Angelo Giorgi e infine nel 1991 dalla ditta bolognese di ascensori Sabiem.

Notate la tenerezza del custode che propone l'ascensore... Che dire? Evento modesto per un weekend modesto nella città della modestia.

PS: il primo incontro tra CoffyCop e i commercianti è andato male, per i commercianti.
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giovedì, 12 ottobre 2006

IL REDATTORE MAX BARTENDER IN P.ZZA

Mercoledì ore 19 - mentre la macchina mi porta in piazza VIII Agosto, sintonizzo la radio su Città del Capo.
Non riesco a togliermi dalla testa il commento di Elisina: Penso che mercoledi alle 19 e 30 in piazza ci saranno solo Filetti e i bottegai del quadrilatero; la parola fallimento lampeggia al neon e l'unico a parlarne in modo roboante sarà il Carlino the day after.
E' vero, tutto rema contro l'iniziativa: questa sera gioca l'Italia, stanno arrivando i primi freddi, molti che vorrebbero venire hanno paura di finire strumentalizzati dai partiti; so già come andrà a finire, arriverò in piazza per dire: Mi aspettavo di più!
Intanto la radio continua a diffondere le interviste di Simone ai primi arrivati.

ore 19.30 - finalmente ci sono: Siamo già più di tre persone, Inpusébbil! (MI ASPETTAVO MOLTO DI MENO! )
Zefram mi attende davanti al bar e, appena mi vede, mi trascina in mezzo alla gente, che sta accendendo le fiaccole, per presentarmi tutti i notabili pesissimi che conosce; immensamente interessato lo perdo di vista in meno di due minuti e mi metto ad osservare le facce dei presenti.
Eterogeneità è il primo sostantivo che mi viene da usare: bottegai sì, ma anche giovani, umarells, zdaure, mamme con le carrozzine, pachistani, cingalesi, gente comune, fuorisede e semplici curiosi attirati dalle fiaccole.
Niente mortadella agratis offerta dai bottegai-salumai / nemmeno l'ombra di birra agratis spinata dal partito "Forza Dehor" / nessuna vecchia gloria con parrucchino e dentiera a cantare sul palco / non è ora di scuola e quindi nessuna lezione da saltare o da cui fare fuga / l'ora di cena è ormai arrivata e allora che ci fa qui tutta 'sta gente?
Intanto il corteo si mette in moto, in testa va Filetti con l'Ascom e la parte più "destrorsa" dei partecipanti, a seguire Confesercenti con Sergio Ferrari e l'ala più "progressista" del gruppo; ma è una divisione organizzativa, non vedo nessuna bandiera politica, nessuno slogan, nessun fischietto, il "fiume" defluisce lungo via Indipendenza e quello che più colpisce è il SILENZIO, che non è il mutismo delle teste vuote ma è l'orgoglio di chi marcia (pacificamente) per le proprie idee.
Le facce dei turisti sono attonite, ne sento uno che bisbiglia con la moglie e, indicando le fiaccole, le dice che forse è una celebrazione religiosa.

Quante persone ci saranno? Tante, si fatica a stare in piazza Nettuno (Ferrari poi dirà: Qualcuno domani ci conterà. E non basterà il pallottoliere - vengo a sapere più tardi che sono state stimate circa 5000 persone); l'umarell Spada dal palco si raccomanda di non spingere e invita chi non trova posto a fare il giro dietro il Gigante e mettersi dalla parte di San Petronio.
Filetti, che debutta in una manifestazione di piazza, ("Mi auguro che sia la prima e tale rimanga") ricorda come il sindaco "con idee preconcette, abbia rifiutato il dialogo" sugli orari della notte e sui dehors, "che sono componenti della vita della città". "Bologna non è triste e avvilita. Ma oggi rischia di diventarlo. Noi ci ribelliamo a questo rischio", dice sotto le finestre spente del sindaco, che in uno slogan da campagna elettorale definì Bologna "triste e avvilita".
Siamo tutti bolognesi, sembrano dire Bruno Filetti e Sergio Ferrari, presidenti di Ascom e Confesercenti. Hanno lavorato perché la manifestazione non si riducesse a soli interessi di bottega, a orari e dehors. Solleticano quindi "l’orgoglio e la dignità" dell’intera città, parlano di "ricerca di sintonia" fra residenti e commercianti. Perché "imprenditori e residenti sono tutti cittadini".
"Noi amiamo Bologna", è scritto su uno striscione, ma amare questa città "significa prima di tutto viverla e capirla", afferma Filetti. E scandisce, innescando una scarica di fischi contro Cofferati: "Il sindaco vi ha preso la residenza, la abita, ma non è entrato nella sua anima. Non si è neppure sforzato di farlo".
Cofferati come corpo estraneo alla città, dunque. A una città "con il centro storico più grande d’Europa, in cui ha chiuso tutto". In cui il commercio, dice Ferrari, "che dà lavoro a 70mila persone, sta andando verso un declino irreversibile". Ma senza il commercio, avverte il presidente di Confesercenti, "senza le luci dei negozi, senza l’amicizia dei commercianti per i cittadini, c’è paura, strade buie. Non possiamo vivere in una città di questo tipo".
E "non c’è polizia che possa sostituire la presenza dei negozi, in centro e in periferia".
Negozi come sicurezza, dunque. Ma anche come accoglienza, luoghi di socialità. Filetti cita l’annunciato giro di vite sugli orari di pub e locali serali, le restrizioni sulle concessioni dei dehors, le verande esterne ai locali. "Ma dove potranno incontrarsi i bolognesi, gli studenti, i turisti?", chiede alla piazza. "Chi vivrà i portici e le piazze della città? Qual è la ragione per simili decisioni? Noi non l’abbiamo capita. E, quel che è peggio, i cittadini non l'hanno capita".

In fondo al post trovate i video con gli interventi di Bruno Filetti e Sergio Ferrari



IL REDATTORE ZEFRAM IN P.ZZA

Oggi Zefram è stato con una parte della redazione dello spettro(mello e il max) alla manifestazione organizzata dalle associazioni di categoria contro il degrado ,a favore del commercio ,dei dehors..
Beh sinceramente sono allibito per il successo della manifestazione ,sinceramente chiacchierando con Max ieri avevo preannunciato al Massimo 30 40 persone e invece.
E Invece c'erano tante,ma tante persone,l'una diversa dall'altra,c'erano i Signori incravattati della Bologna Destrorsa e Zanara ,i ragazzetti di via del Pratello ,le signore con la borsa buona di Luis Vuitton ,le ragazzette con le Borse della Piazzola. E la domanda si presenta assai pressante e sinceramente interessante: Cosa ci facevano li,erano li per manifestare solo per fare Kasino,oppure erano li per esprimere un disagio profondo?
I toni dei comizianti hanno fatto il resto . Zefram pensa che questo non sia un inizio di un movimento spontaneo di massa perché gli interessi delle persone presenti sono opposti. Ad esempio uno come Foschini può unire le sue idealità con quelle di Osvaldo?
Non credo proprio..Lo ritengo difficile perché all'uno(Foschini) interessa(spero) creare un'alternativa al potere dei Ds e del comunismo alla Bolognese ,all'altro tornare a lavorare con i suoi locali come un tempo .Alla signora bene a cui zefram ha baciato la mano interessa girare in una bologna pulita,alla ragazzetta venuta del sud presente interessa far casino di notte senza incappare negli strali cofferatiani,certo l'odio verso il cremonese unisce,ma dopo ,ma dopo mi aspetto la reazione del partitone perché tutto cambi perche nulla cambi,si ammettiamolo il Coffy è un usurpatore venuto da lontano per liberare la città dall'odiato macellaio .
C'è da dire un ma e questo ma viene dalla storia dell'uomo.Storicamente molte rivoluzioni sono nate dall'inkazzo dei commercianti verso governanti che affamavano i Popoli ,certo questo è possibile,ma se avvenisse questo a Bologna allora le prospettive per questa città si metterebbero finalmente in movimento dopo 30 anni di stagnazione ,ma la protesta per diventare proposta non ha solo bisogno di Filetti e di Ferrari,ha bisogno del popolo che oggi non c'era e che forse apprezza Cofferati perché Cofferati li fa dormire sonni tranquilli..
Le risposte verranno col tempo,perché non si sa ancora cosa sia questa protesta dei commercianti,se una protesta enpassant o una cosa più profonda,un malessere di questa città ,che è addormentata e come direbbe Lucio Dalla è Dark Bologna.

Bruno Filetti, video 1 >>>
Bruno Filetti, video 2 >>>
Sergio Ferrari, video >>>
Le foto dalla piazza >>>
postato da: MaxBartender alle ore 00:24 | Permalink | commenti (183)
categoria:max bartender, zefram
mercoledì, 11 ottobre 2006


ASFALTO

A Bologna è nato il primo blog scritto e vissuto dalle persone in stato di disagio e senza dimora, mica dai soliti modesti di turno. Succede al Centro diurno di via del Porto e nella Rete gli incontri e le relazioni continuano ed azzerano le distanze.
Il blog si chiama http://viadelporto.splinder.com e si chiama Asfalto.

 "Un blog nel quale poter raccontare qualcosa di noi, che viviamo la strada e lavoriamo nei laboratori del Centro diurno. Perché un blog? Perché crediamo che ogni storia è degna di essere raccontata, soprattutto se fatto con verità ed ironia. Perché il blog è uno strumento che ci da' la possibilità di fissare ciò che invece svanisce: perché la vita è brevissima e le emozioni sfuggono! (…) In questo spazio è bandito il pregiudizio, è invece benvenuto il confronto e lo scambio di idee sui temi che più ci toccano da vicino: vita di strada, emarginazione sociale, legalità, dipendenze, lavoro…ma parleremo anche di amore, politica, amicizia e quant'altro possa saltarci in testa. Senza filtro. Vogliamo che questo blog sia un'esperienza positiva, che ci porti a costruire un ponte di comunicazione anche verso gli operatori sociali e la città tutta. Siamo troppo fuori… ma ci stiamo troppo dentro!"

Persone reali, mica virtuali e poi il virtuale non esiste.
Anderstud?
Chiunque voglia incontrare il gruppo della redazione di Asfalto per domande, curiosità, aperitivo e approfondimenti vari recarsi presso il laboratorio di informatica del Centro diurno, in via del Porto 15 GIOVEDI 12 OTTOBRE alle ore 16.00.
Un occasione per incontrare la realtà della strada.
Per motivi organizzativi è gradita la conferma della vostra partecipazione.
viadelporto@gmail.com
Ah... è gratis.
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martedì, 10 ottobre 2006


GIULIETT END ZE LICS

Stanchi della solita Patti Smitt, di Lucio Dalla, Morandi e del fuorisede Renato Zero?
Volete gli artisti internazionali del presente (non del futuro, sarebbe chiedere troppo) a Bologna?
Ci sono.
Come ci sono?
Si, ci sono, ma bisogna pagare.
No, merda... io sono bolognese e voglio tutto gratis.
Peccato, non si può.
Se vuoi qualcosa di meglio, si paga.
Oddio ma dove trovo un evento del genere?
All'Estragon, tipo stasera ci sono i Giuliett end ze lics, capitanati da Giuliett Liuis, quella di Natural Born Killers, quella che nel film Streing Deis canta Ai chen ardli ueit meglio di Pigei Arvei.
Per questa sera il gratis può attendere.
postato da: maso_ alle ore 14:53 | Permalink | commenti (64)
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lunedì, 09 ottobre 2006
Daunloda il manifesto pdf della manifestazione di domani

ANCORA A GRATIS

Sabato c'è stato il concertone in piazza e come al solito c'è stato chi si è lamentato: "Ma come un concerto gratis!!! Come si permettono", "Che schifo, un concerto gratis con Lucio Dalla invece dei Cleschhh senza Gio Strammer", "Che palle, un concerto gratis, sto a casa e vado a letto", "Uffa, organizzano i conceti gratis e chi paga? Noi, siamo sempre noi che paghiamo", "Tutta colpa di Cofferati!", "Combattiamo il degrado!".
Si sa come vanno queste cose, noi che siamo di Bologna e possiamo permetterci di dirlo e sappiamo benissimo che su quel palco poteva salire chiunque e ci sarebbero state delle lamentele.
Su quel palco ci doveva essere qualcun altro, ecco chi ci doveva essere e poi organizzare un concerto gratuito in questa città è inaccettabile anche se 40.000 persone in piazza dimostrano il contrario. Ed è così che sull'onda dell'entusiasmo degli eventi gratuiti, quel gran genio di Filetti, l'Ascom e la Confesercenti hanno colto la palla al balzo per organizzare un evento gratuito alla portata di tutti.
I negozi del centro son tappezzati di volantini attira modesti che parlano in bolognese puro:

"Tutti i Commerciani e i Cittadini sono invitati a partecipare a UNA MANIFESTAZIONE PER BOLOGNA mercoledì 11 ottobre 2006 ore 19.30 da piazza VII Agosto percorrendo Via Indipendeenza fino a piazza Nettuno. Per combattere il degrado vogliamo una città aperta (dehors, orari...), accogliente, pulita, vivibile e sicura con più commercio e più turismo"

Modestini, modestini... siete già esaltati no?
Capite la genialata acchiappamodesti?
Un giorno feriale, alle 19.30 (si perchè qui la gente lavora).
Un percorso breve così anche gli umarells ce la possono fare (da piazza VIII Agosto fino a PIazza del Nettuno).
E poi la parolina tanto cara ai bolognesi bisognosi di nemici: combattere.
Ma combattere cosa? Il degrado ovvio,  poi seguono altre proposte condivise da tutti.
Una manifestazione modesta per tutti i modesti...
Eppure, mi sa che  anche in questo caso il bolognese incontentabile troverà da dire.
No uei.
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domenica, 08 ottobre 2006


ZEMBRA QUAZI LA FELIZITA'

Ieri sera concertone in Piazza Maggiore, c'era fermento nell'aria ed io non lo sapevo, lo avevo sottovalutato.
Alle 19.45 arrivo in Via Altabella a festeggiare un compleanno di un amico, si beve, si magna, si parla e senza accorgercene si fanno le 22.30.
"Andiamo a vedere il concerto in piazza?" propone uno.
"Ok" e una comitiva si dirige verso la piazza perdendosi.
Folla enorme.
Mai visto nulla di simile a Bologna.
Era un evento incredibile ed io lo avevo sottovalutato.
Che modesto che sono.
Rimango bloccato sotto al portico del Pavaglione avvolto da una massa di persone bloccate sotto al Portico del Pavaglione.
Immobilismo.
In sottofondo Gianna Nannini che canta "sei nell'anima".
Impossibile andre oltre.
Principio di claustrofobia mai provato, mi arrendo, torno indietro e raggiungo "gli altri" vicino al Nettuno transennato.
Impossibile andre oltre.
Vito dice cazzate e ironizza su umarells e zdaure, poi arriva Luca Carboni che canta l'allegra "Silvia lo sai, lo sai che Luca si buca ancora..." seguita dall'ultimo singolo "Malinconia".
Ho orecchie per sentire, ma non ho occhi per vedere, maglio allontanarsi e mangiare qualcosa.
Ore mezzanottemezzo.
In lontananza rumori di Dalla che canta.
Acquisto il Carlino da una tizia e leggo l'articolo del concerto che deve ancora finire.
Si parla di 40.000 persone e del gran fnale con fuochi d'artificio.
In lontananza rumori di Dalla che canta.
Dieci minuti dopo, i fuochi d'artificio.
Ho viaggiato nel tempo, zembra quazi la felizità...
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sabato, 07 ottobre 2006


L'ONANISMO DEL SIGNOR SCURZONI

Chi freqenta questo blog sa benissimo che al sabato mattina mi sveglio tardi, non mi lavo ed eso di casa per andare all'edicola a prendere il giornale, anzi i giornali: Repubblica, il Resto del Carlino ed Il sole 24 ore.
Un'abitudine modesta denominata IL SABATO DEL VILLANO.
Ognuno ha le sue.
Io ho questa e poche altre.
Mi bastano.
Va bè, verso le 12.30 vado all'edicola in pigiama, giubbotto di gins, infradito senza calze e chiedo i discussi quotidiani, ma l'edicolante mi da subito un fermo "Oggi c'è sciopero".
Mi elenca i  titoli a disposizione e senza dubbi opto per un discutibile ambo: Il Resto del Carlino e Libero.
A casa, sul divano Ikea che prima o poi venderò su IBEI, leggo distrattamente le notizie del giorno tra le quali spicca il mega concerto di stasera in Piazza Maggiore.
Solite notizie moribonde, soliti articoli, solite polemiche metabolizzate da una settimana, poi, finalmente un pò di 100% modestia: le lettere a Libero, una rubrica dove i modesti del ceto medio scrivono inutili lettere livorose senza neppure ricevere risposte, un vomitatoio di luoghi comuni, un defecatoio di luoghi province, la modestia nero su bianco.
Che i giornali siano dei morti viventi, è ormai sotto gli occhi di tutti, ma la modestia autocompiacente dei lettori che si prendono la briga di scrivere una lettera ad un quotidiano è quanto di più triste vi possa essere ed io che una volta  l'ho fatto posso permettermi di dirlo.
L'attenzione cade inevitabilemte sulla lettera di un umarell di Bologna dal titolo PER IL TRAFFICO UNA CURA CINESE.

<<La bici fa parte integrante del sistema di trasporto>>, non sono le parole delsindaco di una citadina cinese, ma del sindaco di Bologna che si prepara, da qui al 2010, a togliere dalle strade cittadine 40mila auto per immettervi 20mila ciclisti in più, e potenziare i servizi pubblici. Se aprisse di più gli occhi vedrebbe i problemi di circolazione che creano le poche migliaia di biciclette in centro a Bologna: lungo le strette strade medievali, i bus sono costretti a seguirle al passo, senza poterle superare. Adesso occorrono 20-25 minuti dalla Stazione al Centro storico: dopo la "riforma cinese" si farà prima a piedi. Roberto Scurzoni (Bologna)

Ecco, questa era la lettera del modesto di turno.
E allora?
Che senso ha scrivere una lettera così ad un giornale quando la gente la leggerà e non potrà replicare al signor Scuzoni delle robe del tipo: "magari il sindaco togliesse 40mila auto e le sostituisse con 20mila ciclisti", oppure "Si, giusto... è uno schifo.. sono d'accordo con lei", oppure "Il sindaco non è di Bologna, cosa vuoi che sappia della città..."...
Ok, il signor Scurzoni si è sfogato e allora?
E adesso?
Cosa cambierà nella vita di Scurzoni?
Si pavoneggerà con gli amici della bocciofila che gli hanno pubblicato una lettera?
La ritaglierà e si farà un quadretto?
O la terrà nel portafoglio?
Si sentirà più intelligente?
Macchè... Scurzoni continuerà a crogiolarsi nella sua modestia, si lamenterà per ogni microscopico cambiamento e nel suo piccolo, ogni giorno  tenterà (riuscendoci) di costruire un mondo peggiore per lui e per i suoi figli perchè non gli viene  data l'opportunità di confrontarsi con pensieri diversi dal suo, critiche costruttive e/o distruttive.
Onanismo...  scrivere una lettera ad un giornale nel 2006 non è altro che onanismo, inutile onanismo.
Chi fa come Scurzoni danneggia anche te, digli di smettere!

P.s.
Scurzoni, è giunto il tuo momento, i lettori dello spettro ti risponderanno
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giovedì, 05 ottobre 2006


BEBI GHENG A BOLOGNA

Wagner mi scrive un pezzo che sembra il testo di una canzone degli Offlaga Disco Pax e decido di pubblicarlo. "Bologna non è più quella di una volta" o in alternativa "Una volta qui er tutta campagna".

Domenica sera di fine estate a Bologna.
Alla fermata del bus di via Irnerio io e Paolo ci sediamo sulle panchine, non vogliamo prendere il bus ma riposare le gambe (abbiamo camminato fin lì dal Pratello) e fumare una sigaretta.
Paolo tira fuori il tabacco - è un artigiano del fumo, lui - e comincia a farsi la sigaretta; noto che lo nota un tizio da sotto il portico, tizio che poco dopo inizia a fissare lui e me, poi si avvicina.
E' un cinno, alto forse un metro e quaranta, sbarbato, jeans e maglietta bianca.
Avrà dodici anni.
Se ne esce così :"- no ragazzi però non fate queste cose davanti a me, andiamo smettete."
Io e Paolo in quel momento per la prima volta gli prestiamo veramente attenzione.
Paolo fa :"Guarda che è tabacco"
"Io le conosco queste cose, sono un militare sapete; e voi cercate lo sballo eh? Lo so cos'è quella roba."
"E' tabacco" ribadisce Paolo.
"Vuoi vedere che se vi porto in caserma salta fuori che siete degli sballati ? Io la conoco la gente come te, e te "
Paolo fissa il cinno; io fisso il cinno.
Lui fissa prima lui e poi me, e fa: "Io sono uno che ci crede.. io VOTO BOSSI e lo dico, non ho mica paura".
Ad un tratto noto un altro tizio camminare su e giù per la strada osservando la scena.
 Il tizio ha l'aria anche lui di essere un cinno.
Intanto il primo cinno continua a dire cose senza senso, mentre Paolo si accende la sigaretta.
Silenzio intenso.
"Va bene ragazzi, io stasera sono un po' fuori, poi la morosa mi ha lasciato, facciamo che lasciamo perdere per questa volta e nn vi porto da nessuna parte".
Non battiamo ciglio.
"Mi fai fare un tiro ?"
Paolo allunga la sigaretta. Il cinno tira una boccata e gliela ridà indietro.
"Buono. E' Golden Virginia vero?"
"No, Old Holborn"
"E' buono lo stesso però; bravo".
Se ne va.
Anche l'altro cinno scompare.
Volevano farci paura ?
Volevano della droga ?
Volevano fare a noci ?
Wagner

* Se avete anche voi delle storie bolognesi da raccontare, inviatecele.
Technorati Profile
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giovedì, 05 ottobre 2006


COMPRARE CASA
A BOLOGNA
IN COOPERATIVA

Alcuni giorni fa, il nostro redattore fuorisede Mello ha osato parlare di case, affitti e modestate varie che tanto ci riempiono la vita e la lingua. Nella lunga trafila di discussioni, tra le generazioni di 30-40enni che frequentano questo discutibile blog sono emerse alcune tipologie di individui:

- Quelli che hanno 30 e passa anni e per un motivo o per l'altro non ci pensano neanche a schiodare di casa (bolognesi doc)
- Quelli che aspettano che crepi la nonna e poi vanno a vivere da soli (molto bolognesi)
- Quelli con la tassa dell'affitto (rarissimi i bolognesi)
- Quelli con il debito pluriennale denominato mutuo (varie tipologie di tasche e di etnie)
- Quelli che sognano di fare un debito pluriennale ma pagano solo tasse (insoddisfatti disposti a tutto)
- Quelli che hanno la casa di proprietà senza debiti pendenti (nuovi ricchi o ceto medio)

Discussioni fiume e come capita di solito non si è concluso nulla (ma chi è che si aspettava questo? Anche nei migliori dibattiti televisivi non si conclude mai nulla, ci mancava solo che noi concludessimo qualcosa), ma tra i fiumi di parole jalissiani è emersa la storia di LdC, ragazza normale, con un lavoro normale, che ha deciso di comprare casa in cooperativa, il che non significa andare alla coop  e comprare la casa alla cassa, significa un'altra storia e poichè noi della Redasione ci nutriamo di storie sincere, ecco la preziosissima testimonianza della nostra lettrice bolognese (con allegati 3 preziosi consigli).  Buona lettura.

Questa è una storia, la mia, che comincia un po’ di anni fa: ragazza normale, con un lavoro normale, una stanza 3x4 che le va troppo stretta e che, dopo una serie di vicissitudini, decide di andare a vivere da sola ma si ritrova in tasca un anticipo abbastanza modesto.
Senza tanta speranza nella possibilità di uscire di casa entro i trent’anni mi affido ad un agente immobiliare/amico con la classica modalità “senza impegno, giusto se senti qualcosa” e una mattina di maggio accade l’impensabile, ovvero ricevo una telefonata e l’agente/amico mi dice “ho trovato la casa che fa per te”.
Miracoloso e quantomeno strano pare che un suo conoscente, socio assegnatario di un monolocale in costruzione da una tal Coop di Bologna, per una serie di motivi che non interessano ai fini della storia, non poteva più permettersi quell’investimento e stava cercando qualcuno che gli subentrasse.
Consegna fine 2003.
Tutto bene, tutti felici. Mi spediscono in Cooperativa a sbrigare la burocrazia del caso.
Lo schieramento politico non lo so e non farò neanche nomi, per quanto riguarda la mia esperienza l’impressione è stata da subito quella di essere presa tra le grinfie del Gatto e la Volpe dove tutto è aumma aumma, dove la parola d’ordine è “sì, ma poi ci mettiamo d’accordo”, oppure “non ti possiamo fregare perché siamo tutti soci come te, abbiamo lo stesso interesse”.
Mi sono fidata anche se la situazione mi sembrava un po’ nebulosa ma, per una volta ingenua, mi sono detta dopotutto la Coop sei tu.
Peccato che il concetto di reciproca mutualità che è conditio sine qua non di ogni cooperativa – ho scoperto con gli anni – altro non sembrerebbe essere che una scusa usata non sempre in buona fede da personaggi che ti ripetono a cantilena la solita frase “la Cooperativa siamo noi, tutti alla pari, e bla bla” ma omettono di dirti che in quanto soggetto giuridico con particolare regolamentazione è inattaccabile sotto molti punti di vista, ad esempio la possibilità di chiedere penali per il ritardo dei lavori o per le non conformità a quanto indicato in capitolato (se l’impresa che ha l’appalto lavora male o non lavora è molto spesso perché non viene pagata, a sufficienza o addirittura per nulla – provate a chiedere i bilanci, se ci riuscite), ma soprattutto il diritto insindacabile della Direzione Lavori di poter sostenere qualunque spesa ritenga opportuna al fine di apportare migliorie all’immobile. Il che, tradotto, significa pagare e tacere perché il socio è socio e non cliente. E c’è una bella differenza.

Timeline dell’accaduto.
11/2002
data indicata su un cartello ormai sbiadito all’ingresso del cantiere.
11/2003
consegna presunta.
12/2003
morte del direttore lavori e blocco cantiere.
06/2004
subentra la seconda ditta edificatrice e riprendono i lavori.
Fine 2004 e tutto 2005
lavori a rilento.
11/2005
faccio il rogito (ma la casa non è ancora abitabile).
12/2005
viene sollevata dall’incarico la seconda ditta edificatrice in quanto non ha rispettato i tempi pattuiti.
01/2006
subentra la terza ditta edificatrice ma i lavori non possono riprendere a pieno regime in quanto la ditta precedente – si mormora – ha asportato senza alcun diritto parte del materiale e delle attrezzature.
06/2006
con non pochi problemi vengono allacciate e collaudate le utenze negli appartamenti.
07/2006
mi trasferisco definitivamente anche se a tutt’oggi non sono state assegnate le cantine ed una parte dei garages (e tutta una serie di altri ciappini con la quale vi annoierei e basta).
12/2008
tempo limite per ultimare i lavori.

La Cooperativa da cui ho comprato è piccola e poco rinomata, ho pensato fosse questo il motivo di tanti disagi e tanta disorganizzazione. Ho scoperto invece, purtroppo, parlando con amici che hanno fatto la mia stessa scelta, che anche i grossi nomi dell’edilizia in cooperativa bolognesi hanno una media di ritardi che vanno dai 3 ai 5 anni e le medesime problematiche di scarsa chiarezza, il che mi fa pensare che ‘sto benedetto principio di mutualità sia veramente solo un éscamotage per risparmiarsi grane che altri tipi di società potrebbero avere ed assicurarsi invece una serie di benefici. Oppure, per coincidenza, ho parlato solo con degli sfigati.

Tre consigli e poi concludo.
Primo
Le case vengono vendute a corpo e pertanto, visti i motivi di cui sopra, il prezzo finale non sarà mai quello che andrete a pagare. Tenetene conto. Sempre entro i limiti del “prendere molto bene” ma salirà inevitabilmente.
Secondo
Tempo e palle. Se avete a disposizione tutto ciò in gran quantità, l’acquisto da Cooperativa può fare al caso vostro perché si risparmia veramente e con il mercato odierno significa contestualmente veder lievitare il valore del proprio immobile ancora prima di abitarlo. Ma c’è da farsi venire un fegato così.
Terzo
Se avete avuto la sfortuna di comprare da una Cooperativa che dichiara fallimento prima del rogito, ma con gran parte dei vostri soldi dell’anticipo in tasca, ricordate che con D.lgs. 20 giugno 2005 n. 122, è stato istituito un fondo che tutela chi si trova in questa condizione.

Buona fortuna.

LdC

* Se avete anche voi delle storie bolognesi da raccontare, inviatecele.
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martedì, 03 ottobre 2006


IL BOLOGNESE

Dopo quasi due anni di blog è giunta l'ora di tracciare un identikit del Bolognese:

Il Bolognese è da compagnia e ... ha bisogno di compagnia.

Il Bolognese ha bisogno dello stretto contatto con la famiglia e si integra perfettamente con essa. Il suo attaccamento  è tale da fargli raggiungere persino l'abnegazione.

Il Bolognese sta bene con i bambini ma anche con le persone meno giocose, è sempre alla ricerca del dei familiari e ha bisogno di sentirsi non abbandonato.

Il Bolognese è serio e rispettoso, solo apparentemente poco vivace, molto creativo e intelligentissimo, addestrabile, giocoso e al tempo stesso discreto e assai vigile.

Al contrario di quanto possa sembrare, il Bolognese non è delicato, ha infatti una corporatura robusta e non soffre il freddo.

Chiaramente la sua mole non gli consente di vivere all'aperto basta tenerlo nell'ambiente nel quale è abituato a vivere da secoli: la casa.

Il Bolognese ha bisogno di un po' di movimento per mantenere in buona forma la sua struttura robusta.

Al Bolognese basta fargli trascorrere quotidianamente un po' di tempo all'aria aperta per allenare i muscoli, temprarsi un pochino ed evitare che l'atmosfera spesso calda e poco ossigenata delle mura domestiche lo afflosci.

Aspetto che lo rende particolarmente amabile è che le sue giornate trascorrono in perfetta armonia con le abitudini dei padroni.

Se il Bolognese tende a rifiutare un alimento non c'è da preoccuparsi, di solito basta cambiare il prodotto facendo cura che abbia un odore diverso.

Maggiori informazioni sul Bolognese le trovate qui: http://www.violadellelame.it/
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