
LA CIAINATAUN BOLOGNESE
中華人民共和國
Ci sarebbe da discutere sul fatto che faccia bene o meno all’”azienda Italia” il fatto che noi si compri dai cinesi snobbando il Made in Italy, ma dal momento che la “generazione milleeuro” abbonda, i precari abbondano, gli inquilini e mutui quarantennali pure….. e l’Euro, la Finanziaria, Padoa-Schioppa…. previsione di un prossimo futuro di pezze al culo ecc.. ecc…
Sabato mattina, in compagnia di un’amica, sono andata a fare sciopping nella Chinatown bolognese. Siamo delle affezionate ormai, sul serio. Diciamo che “a noi le firme non interessano”, interesserebbe il Made in Italy, anche non firmato, ma se compriamo il Made in Italy coi prezzi che si vedono in giro …… poi l’affitto chi lo paga? Ma poi chissenefrega? Le maglie dei nostri magazzini cinesi sono molto belle e ben fatte.
Via Ferrarese ha un bel pò di ristoranti, negozi e magazzini cinesi. Quelli di abbigliamento sono un misto di importatori (dalla Cina), ingrosso e vendita al dettaglio. Ce l’hanno proprio scritto in vetrina, accanto alle scritte in cinese. Non abbiamo ancora capito che cosa siano esattamente: cioè se io cerco di andare al Centergross, dai cosiddetti “grossisti”, a meno che non abbia delle “bazze”, col cavolo che entro ! Qui invece vendono a tutti, con prezzi diversi a seconda di chi compra; diciamo che sono un fritto misto, per stare in tema.
La zona è effettivamente “da soffritto”, perché appena parcheggi in uno dei vicoletti laterali e scendi dalla macchina, un odore di aglio pestato e bruciacchiato t’invade. Wow! Mano male che l’aglio a me piace, ma questo è troppo. Proseguiamo. Passiamo davanti ad un Internet Point con scritte esclusivamente in cinese sulla vetrina e foto di ragazze cinesi. Dentro ci sono dei cinni scurzoni cinesi, incollati al monitor. Mi fermo ed osservo per un minuto: nessuno di loro chiacchiera, ognuno per sé, un monitor per tutti. Ho come un senso di vuoto, di angoscia. Sono così anche i nostri, di cinnazzi? Tutto il mondo è paese. Non lo so, forse sì. Ma qui non mi sembra di essere a Bologna, mi sembra di essere all’estero.
Finalmente siamo al primo magazzino, a 100 netri dalle Officine Minganti, in via Ferrarese. Non mi ricordo mai come si chiama, ma ha un’insegna bianca che recita “Import-export” tra scritte cinesi. Il posto è molto grande e pieno di scatoloni impilati e di maglioni in mostra su vecchi busti di manichini. Mette un po’ di tristezza è vero, ma le maglie sono belle ed è pulito. Oltre alle maglie c’è l’immancabile reparto jeans, giubbotti, calzini, foulard, intimo e ciaffi vari un po’ kitch. Ma a noi zdàure interessano le maglie. Adesso ne porto una, pagata quindici euro, di taglio moderno (non da zia, perché ci sono anche quelle, a parte),e composta di 50% lana, 30% mohair e 20% acrilico. Ne ho viste molte in molte vetrine di negozi, quasi identiche (o identiche?) e magari a 50/60 euro. Ci scommetto che è la stessa roba.
Il magazzino è gestito da quella che pare essere un’intera famiglia, con bambini piccoli che giocano dietro al bancone, delle ragazzine che ti seguono per vedere se hai bisogno ma anche per evitare che tu smanazzi e svuoti gli scatoloni per cercare colori e taglie. Ogni modello di maglia è appoggiato sopra ad uno scatolone che ne contiene altre in altri colori e taglie. Ho notato che a loro non piace che infili le mani negli scatoloni per rovistare: non è come al mercato e in effetti perde un po’ di fascino (sigh!). Ma i cinesi non te lo dicono che non hanno piacere, né appendono un cartello con scritto “vietato aprire gli scatoloni, rivolgersi al personale”. Però si capisce, quando ti beccano a rovistare ti si avvicinano timidamente e ti chiedono quale colore ti serve e quale taglia. A volte non dicono nulla ma ti guardano allarmati. E tu capisci.
A me sti cinesi mettono soggezione. Giuro. Non conversano con i clienti, parlano solo se interrogati e sorridono pochissimo. Brrrr ! Però le maglie sono belle, di lana e costano poco, quindi chissenefrega!
Attenzione: il prezzo va a sentimento di chi in quel momento te lo vende. I prezzi non sono esposti e se vuoi saperli devi chiedere a chi ti segue e ti controlla (Brrrr…). “Quanto costa questo? Quanto costa quest’altro?” La maglia che porto costava 18 euro per la ragazzina, ma quella che sembrava la sua mamma alla cassa me l’ha venduta a 15.
Chiaro che se tu vai e compri 10 pezzi di un modello, il prezzo unitario è più basso di quello che pago io acquistandone uno.
Peccato che di clienti io ne veda pochi, a parte qualche giovine (fuorisede?), qualche negoziante, gruppetti di amiche come noi….. e allora mi domando: la zente ziga ma poi di soldi ne ha, oppure…… la zente ha delle fisime e si vergogna ad andare a comprare ai magazzini cinesi?
O ancora: i bolognesi non sanno dell’esistenza dei magazzini cinesi con le belle maglie di lana e mohair a 15 euro ?
E ancora: i bolognesi si svenano pur di comprare il Made in Italy (magari fatto in Italia dai cinesi), convinti che così facendo salveranno l”Azienda Italia”.
E concludo con la stessa domanda con la quale ho aperto il post: ma i bolognesi, godono nell’indossare capi firmati pagati un leasing e spesso fatti produrre in Cina a costi bassissimi?
Valà che la maggior parte dei bolognesi sono dei piagnoni, e di pilla ne hanno da buttare
































| 
