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giovedì, 30 novembre 2006


LA CIAINATAUN BOLOGNESE
中華人民共和國


La Cina è vicina? No, la Cina è in Cina, il teletrasporto non lo hanno ancora inventato e per raggiungerla ci vogliono amcora alcune ore di viaggio. La Cina più vicina che conosce il bolognese è quella che si snoda dalle pati di Via Ferrarese nel quartiere Bolognina, luogo dove i cinesi vivono e non muoiono mai o almeno così pensano i soliti modesti che ogni tanto si pongono questo quesito. "Ah no io al cinese non ci vado più", "Adoro il cinese", "Odio i cinesi", "La ina è un'opportunità", "I cinesi ci rubano il lavoro"... queste ed altre frasi modeste siamo costretti a sentire ogni giorno ed è per questo che ho deciso di pubblicare il post della nostra lettrice Sabyna che di modestia se ne intende un casino.

Premessa: perché snobbi i magazzini cinesi di Via Ferrarese e ti sputtani inutilmente una barca di soldi in “firme”, che poi il più delle volte è la stessa roba che ti vendono, cambia solo l’etichetta?
Ci sarebbe da discutere sul fatto che faccia bene o meno all’”azienda Italia” il fatto che noi si compri dai cinesi snobbando il Made in Italy, ma dal momento che la “generazione milleeuro” abbonda, i precari abbondano, gli inquilini e mutui quarantennali pure….. e l’Euro, la Finanziaria, Padoa-Schioppa…. previsione di un prossimo futuro di pezze al culo ecc.. ecc…
Sabato mattina, in compagnia di un’amica, sono andata a fare sciopping nella Chinatown bolognese. Siamo delle affezionate ormai, sul serio. Diciamo che “a noi le firme non interessano”, interesserebbe il Made in Italy, anche non firmato, ma se compriamo il Made in Italy coi prezzi che si vedono in giro …… poi l’affitto chi lo paga? Ma poi chissenefrega? Le maglie dei nostri magazzini cinesi sono molto belle e ben fatte.
Via Ferrarese ha un bel pò di ristoranti, negozi e magazzini cinesi. Quelli di abbigliamento sono un misto di importatori (dalla Cina), ingrosso e vendita al dettaglio. Ce l’hanno proprio scritto in vetrina, accanto alle scritte in cinese. Non abbiamo ancora capito che cosa siano esattamente: cioè se io cerco di andare al Centergross, dai cosiddetti “grossisti”, a meno che non abbia delle “bazze”, col cavolo che entro ! Qui invece vendono a tutti, con prezzi diversi a seconda di chi compra; diciamo che sono un fritto misto, per stare in tema.
La zona è effettivamente “da soffritto”, perché appena parcheggi in uno dei vicoletti laterali e scendi dalla macchina, un odore di aglio pestato e bruciacchiato t’invade. Wow! Mano male che l’aglio a me piace, ma questo è troppo. Proseguiamo. Passiamo davanti ad un Internet Point con scritte esclusivamente in cinese sulla vetrina e foto di ragazze cinesi. Dentro ci sono dei cinni scurzoni cinesi, incollati al monitor. Mi fermo ed osservo per un minuto: nessuno di loro chiacchiera, ognuno per sé, un monitor per tutti. Ho come un senso di vuoto, di angoscia. Sono così anche i nostri, di cinnazzi? Tutto il mondo è paese. Non lo so, forse sì. Ma qui non mi sembra di essere a Bologna, mi sembra di essere all’estero.
Finalmente siamo al primo magazzino, a 100 netri dalle Officine Minganti, in via Ferrarese. Non mi ricordo mai come si chiama, ma ha un’insegna bianca che recita “Import-export” tra scritte cinesi. Il posto è molto grande e pieno di scatoloni impilati e di maglioni in mostra su vecchi busti di manichini. Mette un po’ di tristezza è vero, ma le maglie sono belle ed è pulito. Oltre alle maglie c’è l’immancabile reparto jeans, giubbotti, calzini, foulard, intimo e ciaffi vari un po’ kitch. Ma a noi zdàure interessano le maglie. Adesso ne porto una, pagata quindici euro, di taglio moderno (non da zia, perché ci sono anche quelle, a parte),e composta di 50% lana, 30% mohair e 20% acrilico. Ne ho viste molte in molte vetrine di negozi, quasi identiche (o identiche?) e magari a 50/60 euro. Ci scommetto che è la stessa roba.
Il magazzino è gestito da quella che pare essere un’intera famiglia, con bambini piccoli che giocano dietro al bancone, delle ragazzine che ti seguono per vedere se hai bisogno ma anche per evitare che tu smanazzi e svuoti gli scatoloni per cercare colori e taglie. Ogni modello di maglia è appoggiato sopra ad uno scatolone che ne contiene altre in altri colori e taglie. Ho notato che a loro non piace che infili le mani negli scatoloni per rovistare: non è come al mercato e in effetti perde un po’ di fascino (sigh!). Ma i cinesi non te lo dicono che non hanno piacere, né appendono un cartello con scritto “vietato aprire gli scatoloni, rivolgersi al personale”. Però si capisce, quando ti beccano a rovistare ti si avvicinano timidamente e ti chiedono quale colore ti serve e quale taglia. A volte non dicono nulla ma ti guardano allarmati. E tu capisci.
A me sti cinesi mettono soggezione. Giuro. Non conversano con i clienti, parlano solo se interrogati e sorridono pochissimo. Brrrr ! Però le maglie sono belle, di lana e costano poco, quindi chissenefrega!
Attenzione: il prezzo va a sentimento di chi in quel momento te lo vende. I prezzi non sono esposti e se vuoi saperli devi chiedere a chi ti segue e ti controlla (Brrrr…). “Quanto costa questo? Quanto costa quest’altro?” La maglia che porto costava 18 euro per la ragazzina, ma quella che sembrava la sua mamma alla cassa me l’ha venduta a 15.
Chiaro che se tu vai e compri 10 pezzi di un modello, il prezzo unitario è più basso di quello che pago io acquistandone uno.
Peccato che di clienti io ne veda pochi, a parte qualche giovine (fuorisede?), qualche negoziante, gruppetti di amiche come noi….. e allora mi domando: la zente ziga ma poi di soldi ne ha, oppure…… la zente ha delle fisime e si vergogna ad andare a comprare ai magazzini cinesi?
O ancora: i bolognesi non sanno dell’esistenza dei magazzini cinesi con le belle maglie di lana e mohair a 15 euro ?
E ancora: i bolognesi si svenano pur di comprare il Made in Italy (magari fatto in Italia dai cinesi), convinti che così facendo salveranno l”Azienda Italia”.
E concludo con la stessa domanda con la quale ho aperto il post: ma i bolognesi, godono nell’indossare capi firmati pagati un leasing e spesso fatti produrre in Cina a costi bassissimi?
Valà che la maggior parte dei bolognesi sono dei piagnoni, e di pilla ne hanno da buttare

Sabyna
postato da: maso_ alle ore 10:46 | Permalink | commenti (80)
categoria:maso
mercoledì, 29 novembre 2006


TUR DE BULOGN
(un redattore a caccia di ciclabili)


Questa mattina (giovedì) alle ore 8.40 il redattore Max Bartender respirerà a pieni polmoni lo smog cittadino percorrendo le strade di Bulogn alla ricerca di nuove piste ciclabili nell'inedito ruolo di inviato precario di angoloB.
La mia missione: pedalare, osservare, prendere nota e raccontare nei pochi minuti della diretta la mia esperienza di CicloCon.
Stey Tiund

* Ho inserito la registrazione radiofonica, Clicca qui >>>
postato da: MaxBartender alle ore 17:44 | Permalink | commenti (6)
categoria:max bartender
mercoledì, 29 novembre 2006


IL NUOVO STADIO DI BOLOGNA

Il calcio, croce e delizia della nostra città. Chi mi conosce sa che non ne so mezza del Bologna futbol clebb e dello stadio Dall'Ara, allora visto che non mi piace parlare di cose che non so, passo la palla al nostro esperto in materia Zefram Cocren ed al suo impeccabile stile.

Leggo con interesse,ma anche con grande sconcerto che i Proprietari del Bologna calcio (Bandiera,Menarini e Cazzola) avrebbero l’intenzione di costruire un nuovo stadio gioiello ..

Quello che mi sconcerta non è tanto l’intenzione,ma il luogo prescelto ..Medicina,anzi un luogo tra Medicina e Budrio collegato secondo le indiscrezioni della stampa ben collegato dalla Trasversale di Pianura e dalla Ferrovia(la famosissima linea Bologna-Portomaggiore,con allo studio un piccolo passante ferroviario che fermi proprio davanti allo stadio i Tifosi) .

Insieme allo stadio dovrebbero sorgere altre attività(suggerisco un mega campo da Boccie dove gli umarells locali possano giocare interminabili partite) ,ma la domanda che uno ha nel cuore e nella mente ..si realizzerà il sogno della canzone di Dino Sarti Bologna Campione e di andare allo stadio sanza bovver e magner? Che scopo ha la costruzione di questo stadio?far grande il Bologna o ridurre come al solito solo i costi per poi dire ..ci dispiace ci siamo sbagliati volevamo ridurre i costi ,ma ci siamo accorti che la gente non viene e quindi ridimensionamo il tutto?

E che fine farà il nostro stadio Dall’Ara? Si farà al suo posto un mega villaggio per umarells rimbecilliti oppure un mega parcheggio,dove il vero umarell bolognese potrà deliziosamente lasciare parcheggiata quasi a gratis la sua Prinzsimca ?E poi quante partite saranno rinviate in questo nuovo stadietto a causa d’invasioni di anguille ferraresi o di ravennati ubriachi? E la nebbia è stata messa in conto?

Al 2009 l’ardua sentenza..


postato da: maso_ alle ore 10:03 | Permalink | commenti (45)
categoria:zefram
martedì, 28 novembre 2006


AILENDERS BOLOGNESI
(vita, morte e miracoli della cittadinanza)

Il malore di Berlusconi ha parlato chiaro: a quell'età non bisogna fare sforzi e smetterla di fare quelle cazzate che non si ha più l'età. Lo sanno bene gli umarells e le zdaure bolognesi che secondo i dati elaborati dal sofisticatissimo ufficio statistico del comune, sappiamo che la vita media è di 78,7 anni per gli uomini e di 83,5 anni per le donne. Parità? No grazie. Un dato che si colloca al di sopra la media nazionale. Notizia positiva? Dipende da che età abbiamo noi in questo momento, i bolognesi sono diventati piu' longevi quindi è inutile che stiamo tutti a fare i calcolini per andare in pensione a 60 anni (chi ci mantiene per altri 23,5 o 18,7 anni?). Non si può più, gheim over, o meglio si può, ma si va in pensione a gratis o se va bene con 100 euro al mese e si continua a lavorare finchè morte non ci separi. La vita media nella nostra città in 25 anni si e' alzata di 6,8 anni per i maschi e di 5,7 anni per le femmine. Altra notizia sconvolgente è che tra il 1971 e il 2005 i residenti con piu' di 64 anni sono aumentati di oltre il 50% e mentre la classe d'eta' tra i 65 e i 79 anni sembra aver esaurito la sua crescita, continuano ad aumentare gli anziani con 80 anni e piu'. Nonostante il boom di umarells, l'andamento dei decessi, che per lo piu' riguarda questa fascia di popolazione, nel lungo periodo appare in prodigioso calo. Ma come campano questi anziani e soprattutto come camperanno se i giovani non versano uno straccio di contributo e se lo versano è sicuramente insufficente per mantenerli tutti quanti? Un bel casino e come al solito Bologna si dimostra troppo avanti. Per fortunatamente gli umarells quando erano più giovani si sono trovati in una specie di paese dei balocchi dove  sacrificandosi (chi più e chi meno o per niente) hanno guadagnato comunque un fracco di soldi e soprattutto una pensione che (forse) non gli toglierà mai nessuno. Secondo le statistiche, i maggiori "guadagni" nella durata media della vita dei bolognesi sono stati raggiunti per i maschi nel periodo compreso tra il 1994 ed il 2002, per le femmine invece negli anni Ottanta. Una bella fortuna per gli inascoltati giovani precari che almeno possono almeno contare su nonni e genitori, mica possono lavorare per costruire qualcosa, infatti gli umarells ormai sono diventati l'unico ammortizzatore sociale sostenibile di questa città (e anche della nazione, ma qui si parla di Bologna). La domanda che sorge spontanea è: e dopo? Boh... e chi lo sa, se i politici non hanno idea di come sia strutturato il mondo del lavoro nel 2006, figuriamoci se sanno cosa succede dopo. Ma veniamo all'argomento trapasso. Ma come muiono gli umarells a Bologna? Beh, le principali cause di morte sono le malattie cardiovascolari e i tumori. Le donne (per adesso) vivono di più perchè bevono, fumano meno e sono meno esposte a rischi connessi a determinate attività lavorative. L'infartino ad una certa età è sempre in agguato, mentre i tumori mietono vittime nelle nelle eta' centrali della vita. I giovani invece muoiono facendo incidenti stradali. Zis is Bologna.
postato da: maso_ alle ore 12:19 | Permalink | commenti (21)
categoria:maso
martedì, 28 novembre 2006


PISTE DISABILI?
(La verità sulle piste ciclabili a Bologna)


Tanti anni fa gli amministratori locali decisero che era giunto il momento di accontentare il popolo della bicicletta (fino a quel momento invidioso dei cugini modenesi, ferraresi e parmensi) e regalarono ai "baikers" bolognesi e fuorisede un ricco sentiero di piste ciclabili che si dice (ma nessuno lo sa per certo) misuri 80 km.
Esistono? Sono funzionali o tracciate tanto per dire che ci sono? E' vero che alcune finiscono contro un muro?
Per rispondere a queste domande, domenica ci siamo ritrovati in p.zza Verdi e da lì siamo partiti per indagare armati di mappe, cartine e tomtom.
Dopo 100 metri ci saremmo persi se non fosse intervenuto Cesare, il lettore spettrale non commentante che ne sa un tòt di piste ciclabili.
E' stato lui a guidarci e ora che anche noi ne sappiamo un tòt, la cittadinanza deve sapere!
L'antica Bologna era solcata, come ora del resto, dalla via Emilia lungo la direttrice Est-Ovest e anche la più sborona delle piste ciclabili realizzate segue questo percorso: da San Lazzaro a Casalecchio di Reno, anzi da Cà de Mandorli a palazzo de Rossi, è possibile pedalare quasi ininterrottamente su una corsia riservata, ma solo i ciclisti più scafati sanno orientarsi in questo intricato dedalo.
Può capitare infatti che mentre pedali, all'improvviso, la segnaletica sparisca lasciandoti in panne e desideroso di intuire la logica di chi ha piantato i cartelli; è in quei momenti che rimpiangi la segnaletica biancorossa usata dal C.a.i .
Da segnalare anche la scarsa manutenzione: l'ultima "tinteggiatura" non è recentissima, la segnaletica orizzontale in molti punti non è più visibile e non è il massimo quando si arriva a un incrocio.
Che dire poi delle macchine che parcheggiano dove capita invadendo le corsie? Ma non sono gli unici ostacoli, bisogna anche prestare attenzione a cani che vagano senza museruola e guinzaglio, carrozzine Potëmkin, buche che sembrano crateri, pedoni che procedono a zig-zag (per evitare deiezioni canine), cassonetti del rusco che sbucano dal nulla e auto che escono dai passi carrabili senza guardare.
Ventisette km percorsi: è stata dura ma siamo tornati sani e salvi seguendo Cesare.
Grazie a Sai Baba per averlo materializzato e messo sul nostro cammino, senza di lui non ce l'avremmo mai fatta.

La Fotogalleria di Max | Fotogalleria di Cesare

C'era pure Alessandroid con una mountain bike da downhill
Un sito per nerd della bici: Monte Sole bike group
Comune di Bologna: piste ciclabili
Un fotoblogger bolognese biker
Fatina Tedesca Gira in bici
postato da: MaxBartender alle ore 00:59 | Permalink | commenti (13)
categoria:max bartender
lunedì, 27 novembre 2006


INCROCI MISTERIOSI

Procius è un lettore silente che vuole dire la sua, ascoltiamolo!

Ciao Maso, anch'io è parecchio che ti seguo sullo Spettro e volevo renderti partecipe, sempre che tu non ne sia già al corrente, di quello che è accaduto all'incrocio tra via Rizzoli, U.Bassi, Indipendenza, bloccato per circa 15' . Questo quello che siamo riusciti a cogliere io e la Stefy dalle Ns. finestre su via Rizzoli: un gruppo di circa 20-25 ragazzi con a capo un giovinotto con tanto di bandiera della pace, "armati" di biciclette, hanno occupato l'incrocio bloccando interamente la circolazione. Considera che fino a 1/2 ora prima era in svolgimento la manifestazione per la Giornata contro le violenze alle donne, e che tutta la zona era presidiata da vigili e forze dell'ordine, ma alle 18,35 tutto era finito ed anche le forze dell'ordine si erano "dileguate"; Detto questo per tutto il blocco non si è visto un vigile, una pattuglia, una gazzella, un carro attrezzi con vigile al seguito come era successo per il caso del Prof Bonaga... la prima volante, è arrivata quando il gruppo era già al centro di Piazza Maggiore a festeggiare la scorribanda riuscita. Non ti dico la colonna di autobus per tutta via U.Bassi, Indipendenza, Rizzoli, con gente che inveiva contro i manifestanti che, devo testimoniare, hanno manifestato con campanelli, fischietti e schiamazzi, ma sempre civilmente......se bloccare il traffico ed il pubblico servizio si può considerare civile!
Ti allego alcune istantanee per conoscenza.
Procius
postato da: maso_ alle ore 11:06 | Permalink | commenti (47)
categoria:maso
lunedì, 27 novembre 2006
scippi

BULLISMO A BOLOGNA


Metti un pomeriggio che Mello e il suo amico Gale non hanno nulla da fare.
Metti che dopo aver letto il Carlino (nonostante l'intervista di maso) sono sconvolti dall'emergenza bullismo in corso in tutta la penisola (notizie di scuole date alle fiamme, professori torturati, svenimenti durante le assemblee di istituto).
Metti che si trovano per caso con altri balordi e, armati di macchina fotografica, decidono di documentare i gravi atti di bullismo in corso nel