THE JOHNS HOPKINS UNIVERSITYL’oggetto di questo post non ha una particolare attinenza culinaria, tranne il buffet finale, ma vale la pena spenderci due righe.
Giovedì scorso sono stato invitato all’inaugurazione della nuova sede della Johns Hopkins University (mi raccomando far sentire bene la “esse” alla fine di Johns e non John come molti erroneamente pronunciano) e mi sono sciroppato due ore di interventi, in piedi perchè sono arrivato tardi ed il mio posto se l’è beccato la Deserti.
Tante le autorità presenti tra cui l’Eminenza Reverendissima Mons. Cafarra, alcuni imprenditori tra i quali Maccaferri (Gaetano) e Romano “Furio” Volta, più vari esponenti degli enti locali e della regione ed infine le banche sponsor.
Filo conduttore della serata il discorso tenuto dal direttore della JHU Mr. Keller, nessuna attinenza con l’Uri piegatore di cucchiai con la mente, che è sfociato nel conferimento della medaglia presidenziale a Luca-Luca Cordero di Montezemolo.
Giusto per dare un’idea dei relatori: Ottimi Del Bono per la regione (accidenti che della regione, provincia e comune se ne fosse presentato almeno uno dei vari Errani, Draghetti e Cofferati come peraltro preannunciato dall’invito) e Luca-Luca che nondimeno l’oratore lo sa fare di mestiere (non venitemi a raccontare che di mestiere fa il presidente contemporaneamente per la Fiera Bologna, Ferrari, Fiat e Confindustria perchè non ci credo). Pessimo, ma veramente pessimo l'inviato del gaetanone contumace, Mr. Guglielmi. Non so se dovuto all’età avanzata o a qualche disagio momentaneo non si è capito una fava di ciò che pronunciava e quel poco che si carpiva non aveva filo logico, ma tanto l'audience era perlopiù composta da stranieri. Alla fine quindi applausi anche per lui.
Ritornando a Luca-Luca i messaggi recepiti sono stati i seguenti: rimboccarsi le maniche, concorrenza, credere nei sogni e comprare tutti la nuova Bravo.
Finita la tortura siamo stati tutti intruppati su verso la terrazza che gode di una vista molto bella sulla Bologna universitaria, dove ci attendeva un lauto buffet offerto dalla spettrale pasticceria Laganà, quella del panettone salato tanto per intenderci.
Mentre ero intento ad ingurgitare più stuzzichini possibile ci riconosciamo con Del Bono e cominciamo a fare una lunga chiacchierata sulla finanza locale (purtroppo rinunciando a terminare un panettoncino salato al quale stavo lavorando con dovizia dal mio arrivo al buffet). Congedatosi e cominciando a fare effetto le calorie ingurgitate, mi sono accorto di quanti ragazzi stranieri gremivano la sala e mi sono tornate alla memoria le serate passate, solo qualche anno prima, con le stesse balotte introdotto da uno dei miei più cari amici che dopo la prima laurea decise di iscriversi alla JHU studiando un anno a Bologna ed un altro, come previsto dal regolamento, in exchange a Washington D.C.
La JHU rappresenta un’ottima opportunità di specializzazione in lingua inglese sia per gli stranieri, ma soprattutto per noi italiani, o meglio bolognesi, tanto attaccati al nido parentale fino a tarda età. Effettivamente fa pensare che un’università simile non sia stata fondata a Roma o Milano sedi delle più celeberrime Luiss e Bocconi. Ma forse a quei tempi quella bolognese era ancora considerata un'università valida e non solo la più antica e blasonata.



































