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giovedì, 31 maggio 2007


UN PO' DI BOLOGNESITA'
SU SECOND LIFE

Tutti ne parlano, nessuno sa cosa sia.
Mi sono informato.
Allora, Second Life è un mondo virtuale on lain in 3D creato nel 2003 da quei geni della Linden, na società merigana che ha inventato questo spazio dove uno può andare lì a cazzeggiare e/o a costruire, realizzare, vendere qualcosa.
Il boss della Linden Philip Rosedale ha 30 anni e sicuramente non sa cosa e dove sia Bologna.
Ma come si fa ad entrare dentro Second Life ?
Si va su http://www.secondlife.com e ci si registra come ormai dappertutto, si sceglie il nome che si vuole e si sceglie tra uno dei tanti cognomi proposti (io ho scelto Bury perchè mi piacciono i Mius).
A sto punto si sceglie un avatar (un personaggino in 3d) tra quelli proposti e si entra in Second Life e oguno sceglie cosa fare.
C'è chi va lì per ciattare, chi va li per conoscere altri avatar, per costruire palazzi, per fare sesso, per comprarsi vestiti. Ovviamaente più uno fa, più uno spende e cosa spende? Spende dei Linden Dollars (tramuti dollari veri in Linden Dollars tramite la carta di credito) che sono la valuta locale di questo mondo che non è un videogioco, è un delirio e non ha senso se non quello che gli vuoi dare tu.
Come la vita.
Visto che siamo bolognesi e non vogliamo spendere soldi in cazzate virtuali ho una buona notizia: se uno vuole cazzggiare su Second Life senza spendere niente lo può fare, come del resto nella RL (rial laif).
Tutto qui, a questo punto non dovete fare altro che sperimentare sto nuovo strumentino molto utile per quelli che devono fare venire le 6 di sera dietro ad una scrivania mentre fuori c'è il sole.
Incuriosito da inchiostrosi fiumi di modestia che allagavano le pagine dei giornali (pedofili su second laif, terroristi su second laif, di pietro su second laif, la gabetti su second laif...) mi sono creato il mio avatar e sono andato in giro con l'obiettivo di portare un pò di bolognesità in queste lande pixelate.
E così è nato Maso Bury, modestissimo uma-avatar con il giubino di gins e le ol star di tela.
Maso Bury fa vari incontri, ma il più significativo è sicuramente quello con Archimedix Bulan, una vera celebrità su Second Life, proprietario e ideatore della Biblioteca Archimedica. Maso gli propone di presentare lì il suo libro UMARELLS (Edizioni Pendragon) e Archimedix accetta con entusiasmo l’iniziativa dell’osservatore-fotografo di anziani in giro per le città d’Italia e del mondo. Ad aiutarlo nell’impresa entra in scena anche la misteriosa Fiona Saiman, che con il suo gusto e la sua esperienza darà un tocco di personalizzazione in più a questo impedibile evento fissato per il 5 giugno 2007 alle 21.30 presso la Biblioteca Archimedica.
Un modo nuovo in un mondo nuovo per ascoltare Maso Bury parlare del suo libro UMARELLS e un’imperdibile occasione per capire e per sapere qualcosa in più su questa Second Life, che tutti ne parlano e alla fine nessuno sa cosa sia.
La bolognesità approda così su Second Life, ma attenzione!
Maso Bury non è il primo bolognese che ha presentato una sua opera su Second Life... è il second.
Il primato infatti va all'autrice Molly Vale (Luisa Fava) che il 16 aprile 2007 nello spazio virtuale di Idearium (136, 169, 45) ha fatto un riding di cinque poesie e gli avatar con uno script paletta hanno votato la migliore: TENDINI RECISI.
Come faccio a saperlo?
L'ho letto su 2L ITALIA WORLD.
Ci si vede martedì.

postato da: maso_ alle ore 11:08 | Permalink | commenti (38)
categoria:maso
mercoledì, 30 maggio 2007


IL BOIA DI RITORNO E IL SUO SOCIO

No, questo non è il "solito" articolo sui criminali nazisti che la giustizia italiana - e le associazioni delle vittime - vorrebbe riportare in italia, perchè autori e co-attori di stragi degli innocenti come quella di Marzabotto sul nostro appennino.

Ricordo che (ormai) tanto tempo fa andai una sera nuvolosa e piovosa in via Toscana, per vedere e ascoltare un concerto dei New Hyronja (con special guest) all'allora "Praga Cafè" : un circolo che ha cambiato nome (ed assetto gestionale, suppongo) un sacco di volte, sempre e comunque un bel posto da polleggio in questa grigia città.
Ma me lo rivedo come se fosse adesso e ne ho il motivo :

Dopo avere cantato a squarciagola "Pacciani l'è un brav'uomo !" (ritornello del famoso "cavallo di battaglia") sale sul palco - e senza fare tanti complimenti - un bestione incapucciato e già sudatissimo che s'impossessa bruscamente del microfono

...

le luci scendono rapidamente

...

si abbassano ancòra, non si vede più niente

...

"UUUUUAAAAAAARRRRRGGHH !"

...

Giuro che mai ho avuto paura in vita mia (mica voglio fare il coatto, sono un tommaseo pragmatico e praticante) ma quella volta mi venne la pelle d'oca : non tremai ma quasi.
Gli ululati furono ripetuti finchè TUTTO il pubblico non fu completamente annichilito e poi partì un pezzo tremendo ! Quindi un'intervista di Maso all'ospite, con domande del tipo :
- "Signor boia ci dica ... com'è il suo mestiere ?"
- "Beh, bisogna fare della legna !"
(tanto per intenderci).
Quella è stata una delle occasioni (distanziate nel tempo ma periodiche) in cui ho preso contatto con Miro, nipote del circense "uomo-mummia" ed allora impegnato con il gruppo di Maso Vox nella performance de "Il boia di Praga" (direi bene localizzata).
Un'altra volta che c'incontrammo fu a casa dei miei : in quella lunga sera volevo sparare in faccia ad un magnaccia e Marmus se lo ricorda ancòra, perchè gli venne qualche capello bianco (ma questa è un'altra storia).
La penultima in occasione di "Arte e portici" con il "socio" Ovo, evento già qui discusso e che mette in mostra autentici talenti giovani assieme ad umarèlls autentici.
E là sui pavimenti in veneziana immerdati e nauseabondi ... io, Miro (grafica) e Brian Ovo (testi) pensammo : "Perchè non fare una mostra estesa del progetto Stereo 2.0 ?".
Io mi sono chiesto "Ma che cazzo è 'sto progetto-stereo ?" però ho dato fiducia piena agli amici ritrovati (e per fortuna ancòra vivi, alla faccia di Fred Uhlmann). E ho raccolto la loro corposa teoria assieme ad alcune opere in un sotto-sito a loro dedicato.

Venerdì 1° giugno alle 18 e 30 - 19 si parlerà di codesta eiaculazione di gruppo presso la trattoria "L'Assassino" del già noto mister X : a seguire, bevuta di vino nobile da Montepulciano e stucchini offerti dal patròn (per chi vuole rimanere, ottima cena a prezzi quasi-stracciati). Fino al 23 giugno le opere della "società" rimarranno esposte e consultabili colà e all'enoteca "Il rovescio" in via Pietralata (quasi angolo con via del Pratello).
Vi confido che la mia gioia di cybernauta sta nel coniugare "vita virtuale" e "reale" : quando i progetti interattivi mettono in "reale" comunicazione le persone anzichè dissociarle, e tre amici che sono stati separati "dagli eventi" per tanti anni possono finalmente e felicemente frequentarsi per parecchi giorni.
Alla faccia di tutti coloro che intendono il web come un megafono alla votantonio pro-domo loro e in streaming point-to-broad senza ritorno (nè commenti).

Per ulteriori informazioni cliccare qui.

postato da: Bufalo70 alle ore 17:39 | Permalink | commenti (6)
categoria:bufalo
mercoledì, 30 maggio 2007
bandoneonUN MERCOLEDI' DI STRAORDINARIA CULTURA

Oggi tripilice marketta, data dalla quantità di eventi, alcuni contemporanei che fanno dare ragione a Murphy, anzi a un tal Johnson, quando diceva che se, nel corso di vari mesi, si producono solo tre eventi sociali interessanti, saranno tutti e tre nella stessa sera. Ovviamente tutto è relativo, per cui, ciò che è interessante e degno di attenzione per me non è detto che lo sia per tutti ma io, 'sti eventi benedetti, ve li segnalo lo stesso.
Alle 18.00, alla Libreria Feltrinelli sotto le Due Torri, Enrico Brizzi presenta il suo ultimo lavoro Il Pellegrino dalle braccia di inchiostro. Quasi contemporaneamente, un'amica di Hawanna (il favore lo faccio a lui, non per lei dato che non la conosco neanche), Tullia Benati presenta il suo libro Viaggio a Ginostra alle 19.00 in via Giraldi 18 presso la Giraldi Editore. Per chi volessa saperne di più puo' guardare il booktrailer su You Tube.
Alle 19.30, al Bar Maurizio, ci sarà Carlo Maver che suonerà il suo bandoneon e il suo flauto traverso per regalare ai presenti le sue suggestioni tangojazzistiche.

postato da: aaeeiioouuyy alle ore 16:45 | Permalink | commenti (6)
categoria:aeiouy
mercoledì, 30 maggio 2007


CANNABIS TIPO FORTE

Tra 2 giorni è giugno.
E lo strit reiv lo fanno o non lo fanno?
I bolognesi si appassionano tantissimo su questo argomento, ma forse non tutti sanno che dal primo al tre giugno, presso la prestigiosa cornice del Palanord si terrà il terzo convegno ecotecnologico della cannabis medicinale e industriale.
Finalmente a Bologna un evento fieristico di livello internazionale, una (sempre più rara) occasione per discutere e confrontarsi su quello che forse può definirsi uno degli argomenti più mistificati della storia dell’umanità: la cannabis!
Ma la cannabis fa bene?
Ma la cannabis fa male?
Fior fioroni di esperti si confronteranno in una kermess imperdibile (dibattiti, incontri, film, concerti) e già che ci siamo facciamo un sondaggio per scoprire in anticipo se questo evento internazionale ha appil tra i lettori dello spettro.

Parteciperai a questo evento internazionale?
Si
No
Non so
  
pollcode.com free polls
 
postato da: maso_ alle ore 13:24 | Permalink | commenti (10)
categoria:maso
mercoledì, 30 maggio 2007


ETICA DEGLI EVENTI
PUBBLICIZZATI SULLO SPETTRO

Lo spettro della bolognesità ogni giorno raggiunge i suoi sempre più numerosi lettori perlopiù dislocati negli uffici della città. Come abbiamo detto più volte, lo spettro è entertainment per impiegati e la sua particolarità è quella di mettere in risalto il clima di modestia che si respira a Bologna. Altra particolarità dello spettro riguarda la composizione della Redasione, gruppo eterogeneo di modesti redattori ognuno con un pensiero proprio, raramente in linea con quello degli altri. Altra funzione dello spettro è quella di pubblicizzare eventi minori (vedi foto), eventi potenzialemnte fallimentari (vedi foto), eventi poco considerati dai quotidiani o da qualsiasi altro max bartmedia. Lo spettro a volte segnala anche eventi maggiori, ma per questo ci sono già i giornali e internet. Lo spettro informa, lo spettro presenzia (vedi foto), lo spettro assenzia (vedi foto). Esemplare esempio di sitizen giurnalism, lo spettro è vicino a chi ha meno voce (vedi foto). Lo spettro non resiste, lo spettro insiste, lo spettro sei tu... chi può darti di più?
postato da: maso_ alle ore 12:06 | Permalink | commenti (21)
categoria:maso
martedì, 29 maggio 2007


LA DISCUSSA VETROFANIA

Da un paio di mesi mi son trasferito, quindi, siccome sono proprietario di una Punto Vulgaris stamattina sono andato in un modesto ufficio a chiedere come dovevo fare per attaccare il patachino sul vetro della mia macchina così posso parcheggiare sotto casa.
Un umarell mi da un fogliettino e mi dice che devo andare in Via Saliceto, una delle vie più lunghe di Bologna con tanti sensi unici.
Ringrazio, vado e penso... alè mattina sputtanata in fila in attesa di una vetrofania (così si chima il patachino) che arriverà tra un mese perchè lo deovono stampare.
Con difficoltà arrivo in Via Saliceto, parcheggio e pago perchè se no le ausiliari che hanno letto il post mi ammazzano e vado nell'ultramoderno ufficio dove fuori c'è scritto ATC.
Chiedo la vetrofania, compilo un modulo a mano, faccio un autografo.
Il tipo con la felpa si alza, fa una fotocopia dei documenti e mi dà il patachino (vetrofania).
Fatto.
In tempo reale.
Incredibile.
A Bologna succede anche questo.
postato da: maso_ alle ore 15:09 | Permalink | commenti (28)
categoria:maso
martedì, 29 maggio 2007

Nella foto dell'agenzia K: le porte del MAMbo e l'uniposca di Bergonzoni


PER L'ACCURA DELL'OCCHIO NON SERVONO P'ORTE
Sciatteria made in BO

Ci hanno messo 12 anni a finire il nuovo museo di arte contemporanea di Bologna, il MAMbo. È costato 14 milioni di euro e ha debuttato con una mostra piuttosto incasinata dal titolo Vertigo. Ho fatto un giro e sono rimasto colpito dalla bellezza dell’edificio e da alcune delle soluzioni architettoniche, mentre altre mi hanno lasciato perplesso, come quelle pareti di marmo al secondo piano che non c’entrano un tubo col resto. Nonostante il gran lavoro sul marchio, il bookshop è del tutto privo di gadget del MAMbo, ed è molto buffo che un museo appena inaugurato non abbia nessun gadget personalizzato.

Ma la cosa più assurda sono le porte d’ingresso, con le frasi incomprensibili di Bergonzoni scritte con l’uniposca. Le porte sono come quelle del mio condominio: vetro e alluminio, tristi e anonime. Ma è possibile che l’architetto che ha speso 14 milioni di euro per rifare l’intero Forno del pane non abbia pensato alle porte? Non riesco a credere che siano state scelte proprio così come sono. Forse si sono dimenticati di ordinare quelle vere e hanno messo su due porte a caso per non lasciare il museo aperto di notte (che vicino c'è anche il Cassero, non si sa mai).

Mi rendo conto che è una piccola polemica, ma non si può entrare in un museo che vuole avere un respiro internazionale da una porta in stile coop Ansaloni. Proprio no.
postato da: PonyLuna alle ore 11:44 | Permalink | commenti (21)
categoria:pony luna
lunedì, 28 maggio 2007


UN CEROTTO
A CALDERARA DI RENO

Da quanto tempo è che non vi mettete un cerotto?
Da quanto tempo è che non prendete delle botte o partecipate anche involontariamente ad una collutazione?
Da quanto tempo è che non lottate fisicamente per un ideale?
Niente caccà di meno che da Calderara di Reno, in esclusiva per lo spettro, giunge una imeil che fa luce sul buio di qualche giorno fa.
Storie di degrado, villaggio globale, sporcizia e ceffoni in puro Bologna 2milaesette stail.

Ciao Danilo
è successo che al Garibaldi 2 (ex Bologna 2) nelle ultime settimane abbiamo organizzato una serie di presidi (pacifici e democratici, si dice sempre così .....) contro gli spacciatori che infestano i nostro palazzo.
Sono stati molto efficaci, se si facesse così anche in Piazza Verdi e in altre zone di Bologna contro certe bande di stronzi violenti si starebbe meglio.
Siccome questi qua ce l'hanno su con me, mi vedono come un artefice dei loro guai così si sono voluti vendicare e sono riusciti a tirarmi una bottiglia in testa non è successo niente sono un cerottone trattandosi di una vicende di difficile gestione mediatica ho preferito non parlarne tanto coi giornali.
A presto
AR
postato da: maso_ alle ore 09:30 | Permalink | commenti (19)
categoria:maso
lunedì, 28 maggio 2007

Leggins

TUTTO IL MONDO E' PAESE

Qualche giorno fa ero a casa nel tentativo di studiare per un concorso per diventare Amministrativa-Contabile Categoria C1, il mio sogno da bambina. Tentando di rendere più produttivo il mio studio matto e disperatissimo, decido di impiastricciarmi tutta con dei fanghi, avvolgendomi nella pellicola trasparente come un pezzo di Parmigiano Reggiano, nel bagno di quella casa mia che frequento così poco. Durante questi momenti sublimi, fatti di pinzette, rasoi e creme rassodanti, ascolto da anni le frequenze di Radio Deejay da uno stereetto che mi regalarono alla Cresima, ora relegato nella stanza degli orrori, se solo i muri potessero parlare.
Una parola pronunciata da Linus e Nicola Savino in Deejay chiama Italia, mi colpisce in questa liturgia della lotta agli inestetismi della cellulite. La parola è FRANGETTA. O cielo! Che i miei problemi con i capelli e con una frangetta ribelle sian giunti fino a Milano? Parte poi una base tecno, di cui capisco poco/nulla, tranne capire che sembra si parli di donne sui trenta.
Mi informo, continuo a seguire il programma radiofonico, faccio qualche ricerca su internet e scopro che un gruppo di burloni milanesi ha musicato una litania di luoghi comuni, parte su una certa categoria di donne, parte su alcuni luoghi della Milano forse non più tanto da bere, meglio da pippare.
In quanto leader involontario di un movimento spontaneo, nato da una costola dello Spettro della Bolognesità, ovvero il Movimento delle Diversamente Frigide, ad un’attenta lettura del testo di FRANGETTA, scopro che anche a Milano le DF spopolano e che essere DF non è più solo una condizione contingente ma va sempre più delineandosi come una categoria dello spirito.
Chi è la DF? Per farne una sommaria quanto riduttiva fenomenologia, si puo’ dire che la DF è donna e ha mediamente 30 anni. Ed è zitella. E siccome zitella non si puo’ dire, perché sconveniente e poco glamour, si è coniato il termine politically correct (grazie al genio di Alessandroid) Diversamente Frigida, sulla falsa riga di Diversamente Abile, o diversabile, da dire al posto di handicappato, che fa sentire tutti più buoni.
La DF è una ragazza mediamente carina, con un’elevatissima concezione di sé, intelligente, ossessionata dall’aspetto fisico e dalla ricerca delle scarpe, convinta che il fatto che non trovi il fidanzato dipenda dalla scarsa qualità degli uomini in circolazione. La DF, contrariamente a quello che credono i superficiali maschi che la circondano, non ha paura dell’orologio biologico, ben conscia che un bambino potrebbe sottrarle denaro al budget mensile destinato alle calzature e a Zara, ma teme piuttosto di finire i suoi giorni sola con il suo ricco armadio senza provare più il piacere di trovare un valido interlocutore maschile.
La DF, per colmare il vuoto esistenziale ma ancor più quello intra coscias, è ovunque, in una sorta di Sindrome della Trottola che la fa essere anche in più posti contemporaneamente, perché l’assenza del maschio viene sublimata dal dono dell’ubiquità. Ma attenzione, la DF non va dappertutto. Guai a dire di aver visto la DF al Matis o al Nu Lunge! La DF frequenta solo posti legati all’ambiente underground bolognese, fatto di vernissaggi di amici pittori, di mostre di amici fotografi, di presentazioni di libri di amici scrittori e di proiezioni di cortometraggi di amici registi. La DF si occupa molto spesso di comunicazione, è ottima nella PR, ma quando è ora di comunicare i cazzi propri, in famiglia o nelle vicende sentimentali, ottiene solo fischi intesi per fiaschi.
Tornando al nostro testo, pubblico la mia personale versione DFata del pezzo del momento, lasciando al dibattito approfondimenti ulteriori, consapevole che a Radio Deejay hanno già inviato la versione Bolognese del pezzo. Forse l’ha scritta qualcuno che non doveva diventare Amministrativa Contabile Categoria C1 e che aveva più tempo da dedicare ai cazzi propri. Il pezzo proposto, tuttavia, non è incentrato sulla figura della 30enne e sulle sue assurde peculiarità, quanto sui luoghi del degrado bolognese di cui non se ne puo’ più.
Piccola ed ultima postilla. Il brano, girando sul web, si inserisce nel filone dei tormentoni sulle città e sui luoghi comuni, cui fa parte, essendone stato in qualche modo un precursore Dario Dariotti e la sua Bologna de Merda, lanciata, in tempi non sospetti, sullo Spettro mesi addietro, di cui ora si è accorta anche la stampa locale.
 
Frangetta in salsa bolognese 
Accumulo libri
vado alla Modo Info Shop
vivo sotto le Due Torri
vivo al Pratello
vivo in Centro
voglio un loft
compro i Taschen
ho fatto Comunicazione
ho fatto Filosofia
ho fatto Lettere al 38
ho fatto il Dams
faccio un master per organizzare eventi
andavo al 36
in questa città non ci sono speranze
me ne andrò da Bologna
andrò a Parigi, Berlino, New York
facevo la hostess alle Fiere
faccio la barista da Osvaldo
faccio la dj
organizzo feste
mi metto gli occhiali grossi
mi tolgo gli occhiali grossi
ho i leggings
faccio la pr
faccio la giornalista
faccio tante foto in digitale
ho il Mac
ho l’iPod
vado alle feste della Piri
che bravi i Wu Ming
ti ricordi Casalogic
che bello il premio Iceberg                 
che bella performance alla Raum
io aderisco all’appello di Radio Città del Capo per la laicità
guardami guardami ho un vestitino vintage
bevo solo la birra Moretti e mojito
bevo succo di pomodoro condito
sono una tipa complicata
uuuuuuh se sono complicata

almeno due concerti jazz al mese
sono dappertutto
vado al Bar Maurizio
vado al Punto
vado al Sesto Senso
vado alla Linea
le mie amiche sono troppo DF
adoro la musica elettronica 
sono troppo introdotta
ho la frangetta
sono estroversa
sono introversa
non mi piace il cazzo
per carità vai via con quel cazzo
chattiamo su Messenger, su Skype, su Splinder
ti mando un PVT
ti faccio vedere le foto delle mie scarpe
ti mando una canzone troppo bella
questa sera andiamo a Netmage
andiamo a Homework
mo socmel quanta bella gente
che ci facciamo una cannetta
la bamba no, mi ci compro meglio le scarpe
mi piacciono le scarpe di Fiorentini e Beckers
compro le scarpe da Ancarani
vado da Matta e Goldoni
faccio shopping in Via San Felice
vado in Piazzola
compro e vesto vintage
non mi interessano i ragazzi con la macchina bella
a me piace la vespetta
a me piace il furgone della Volkswagen
andiamo sui colli
che bello Arte Fiera
quanta creatività
che bella la Mambo
basta che du maron lo Spettro della Bolognesità
mi piacciono i graffiti di Blu
sono molto intensi
ho Fastweb
mi scarico un film di Antonioni
Fellini, Pasolini, Rossellini, Bolognini
andiamo al Roma d’Essai
Godard, Truffaut
hai visto quel corto
ci sei in quel corto
ho sceneggiato il corto
ho montato il corto
ho fatto la comparsa nel corto
conosco un tipo che ha fatto un corto
ha vinto un sacco di premi
con il corto
bona con i corti
non mi piace il cinema americano
è troppo commerciale
vincere un Oscar non è garanzia di qualità
andiamo al Lumiere
nessuno mi capisce
mia madre mi dice che se se continuo a correggere i congiuntivi
rimarrò zitella
anzi DF
Diversamente Frigida
Godi cretina
Stagion Lieta è cotesta
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domenica, 27 maggio 2007


Nella foto di Bufalo : il noto graffito di piazza Malpighi

CEFALO

Premetto la mia personale stima per i writers che usano aree dismesse e strutture temporanee per spruzzare i propri lavori, anzichè i muri dei palazzi storici appena tinteggiati. Qualche tempo fa ho fotografato un lavoro di Nemo (uno dei miei preferiti) in pieno quadrilatero sui pannelli ed i mattoni posti a chiusura di uno stabile.
Vi confido che una sera - diciamo pure notte - stavo tornando a casa mia a piedi (anche un po' brillo) e passando da piazza Malpighi mi sono messo a discutere con il balenottero qui sopra rappresentato. Siccome le mie erano domande ad un essere di legno compensato, ovviamente sono rimaste senza risposta :

- "O CEFALO ! Al riparo degli sguardi indiscreti ti spingi nel profondo dell'Oceano a sondare l'anima di questa città torbida ... ma Bologna ce l'ha ancòra un'anima ? E' acqua oppure fango, rispondi al povero ignorante che hai di fronte !"

...

- "OH ! DICO A TE ! Com'è fatta quest'anima ... sì, cioè ... me la potresti disegnare ? No XXXXX è vero che non c'hai le mani. Ma con le pinne potresti fare segni nell'acqua che io potrei capire (e soltanto io vedere qui dalla strada ma nessun altro) ? Nel vino, che sarebbe anche meglio ?"

...

- "PESCECANE DEL PINOCCHIO che non sei altro ! E scommetto che s'io mi mettessi qua ad insultarti per ore fino a farti arrabbiare sul serio ... magari apriresti quella boccuccia con tante file di tanti denti da squalo e mi ammazzeresti ciancicandomi a pezzettoni !
Ma no, sei fatto di cartone ... ma se succedesse davvero ?"

...

L'ultima considerazione mi spinse a riprendere la strada di casa, con prudenza (non mi sentivo pronto al sacrificio del capitano Achab) e guardandomi qualche volta alle spalle.

Ogni volta che ci passo di giorno e con la mente lucida, questa enorme figura graffitata m'inoltra sempre lo stesso quesito (lampeggiante come i neon di una volta) : ma chi XXXXX è 'sto "testone" che non capisce Bologna ?


I bicchieri ed i calici là sotto contestualmente disegnati e pieni di vino, mi suggeriscono una polemica ipotesi tra queste cinque (gli orari di chiusura dei pub e il proibizionismo sull'assunzione degli alcolici) ...
Eppoi : che cosa hanno voluto coprire con quel pannello nuovo sulla bocca del balenottero ?
Forse è una forma di censura ...

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sabato, 26 maggio 2007


IL NOSADELLA CHIUDE

L'ultima volta che sono stato al cinema Nosadella ero andato a vedere "L'uomo senza sonno", discusso film meritevole di applausi e bello malato come piace a me. Al cinema eravamo si e no in 10, era pure una domenica pomeriggio bolognese di quelle noiose noiose, quelle domeniche pomeriggio dove i cinema sono sempre pieni anche se danno un film di Ozpetek. Davanti a me sedeva l'uomo che non cagava da un anno, misterioso individuo che durante la proiezione l'ho visto alzarsi più volte. Si alzava. Tornava. La fidanzata gli chiedeva "Come stai?" e lui diceva "Non tanto bene... vediamo". Credevo fosse per colpa della visione claustrofobica del film, invece erano solo problemi di intestino domenicali. Fuori dal cinema ricordo modesti cartelli tipo "Al giovedì se pulisci per terra entri gratis", oppure "Coca cola scaduta 10 centesimi di Euro", "Film in inglese a metà prezzo e se porti una tua amica carina, entrate tutti e due  senza pagare". Pensai che la chiusura di questo luogo fosse imminente, pensai di scrivere un post con un titolo tipo CINEMA DISCAUNT, pensaii, ma non agii come va di moda a Bologna. Temporeggiaii. Poi il tempo passa, le meilbox si ingrossano e da qualche giorno mi sta arrivando del gran spamming tra il quale spicca una mail con oggetto: [Fwd: IL CINEMA NOSADELLA CHIUDE!]
Alla 60esima mail, premio i collaboratore Wagner che me la inoltra pure lui e copio incollo il testo mortifero.
Addio Nosadella... non avevi fatto i conti con E-mule.

Cari amici,
Il vostro cinema preferito chiude!
Non è uno scherzo, le due sale del cinema Nosadella, domenica 27 termineranno le proiezioni, non ci saranno più, al suo posto troverete appartamenti, molto più redditizi, e che fanno parte di un progetto di
riqualificazione urbana (SIC!) voluta dal comune.
Noi, io e Enrico, abbiamo cercato, con la nostra passione per il cinema, di dare personalità al Nosadella, un locale unico, veramente indipendente e non legato a nessun circuito, vi abbiamo offerto molte "chicche", magari film di cui non ne avete mai sentito parlare che vi hanno stupito, emozionato... ma lasciamo i ricordi alla prossima mail.
Vi diciamo grazie,
vi chiediamo di protestare di non far passare la cosa come un dato di fatto,
Vi chiediamo se ne siete a conoscenza di indicarci un altro spazio dove magari trasferirci, basterebbero tra i 600 e gli 800 mq. per fare due sale di 150-200 posti, per voi se non venite tutti assieme...
A presto (venite anche solo a salutarci!)
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venerdì, 25 maggio 2007


RADIO SAN LUCHINO

Le radio libere.
Questo è stato qualcosa di super nuovo alla fine degli anni 70.
Furono proprio una bella ventata di novità nel nostro modesto tram tran trac bolognese.
Dopo c'è stato Bologna sogna, i robò giapponesi, il commodor 64, il telefonino, la posta elettronica, internet e questo blog (si c'è stato in mezzo anche altro, ma non ho tempo, aggiungete voi nei commenti cosa c'è stato).
All'epoca ascoltavo dei digei umarells tipo Mandrillo che come Norman Beits si trasformava nella Nonna Amedea, Sukkiotto, poi c'era un certo Marmacchia e per i piu fichi il bel Miscellll.
Radio libere, ma libere veramente, talmente libere che mi han pure fatto fare un programma dal titolo L'Ora di Icio insieme a Diego, Gustavo, Xandro, Trebbo e il Cocker.
Forse quella trasmissione fu il prequel dello spettro.
Radio libere, con tanto di canzone di Eugenio Finardi.
E ora cosa resta di quelle radio libere?
Della gran nostalgia, chi del 77, chi degli anni 80, chi della Bologna che era na volta e adesso non è più.
Nell'era di internet che ci ruba il tempo senza che ce ne accorgiamo, ancora qualche temerario ascolta le radio locali radio e telefona ai digei con la esssse, nuovi umarells in progress... alla faccia dei netuork.
Stending ovaie per questi digei e domani mattina glielo voglio dire perchè alle 10 sarò a Radio San Luchino a parlare del mio libro UMARELLS e so che gli umarells ascolteranno il mio post vocale e commenteranno senza troppi nicneim.
W la radio.
Ah... lo sapevate che Radio San Luchino non è più su prima di San Luca?
Io non lo sapevo..
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venerdì, 25 maggio 2007


IL PELLEGRINO DALLE BRACCIA D'INCHIOSTRO

Un pomeriggio vado a casa di Brizzi e mi fa: "Guarda queste foto!"
Le foto motrano un signore tatuato abbastanza.
"Questo e Bernhard... sarà uno dei protagonisti del mio nuovo libro"
Guardo Bernhard.
Guardo i tatuaggi.
Belli.
Non riesco ad immaginare cosa possa scrivere Enrico di quest'uomo misterioso.
Mi dice che lo ha incontrato quando ha percorso a piedi la Via Francigena e mi parla di lui, del suo viaggio, dei suoi commpagni di viaggio Leonardo, Alfio, Galherio, delle loro avventure a piedi a contatto con la natura, dove Bologna è solo un ricordo di una vita lasciata momentaneamente alle spalle, dove la vita è scandita dai ritmi circadiani e non c'è orologio che tenga.
Alcuni mesi fa, ravanando per il uebbb cosa trovo: il blog del pellegrino dalle braccia d'inchiostro.
Sconvolgente!
Ma che è?
I suoi scritti mi turbano.
Un notte sogno Bernhard che mi minaccia con un coltello.
Mi sveglio di soprassalto.
Mi riaddormento di sotterfugio.
Poi me ne dimentico.
Poi il caldo inverno bolognese carico di modestia passa senza che nemmeno ce ne accorgiamo e a maggio esce il libro di Enrico Brizzi al quale seguirà un tur estenuante con i Frida X in giro per la nazione (non ho ancora capito se a piedi o no).
Tappa bolognese il 30 maggio alle ore 18 alla libreria Feltrinelli di Bologna, quella sotto le due torri.
Ci sarà anche Bernhard?
Nssuno lo saprà.
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giovedì, 24 maggio 2007


ANNA FALCHI A BOLOGNA
IN GRAN CAMUFFA

E poi dicono che a Bologna non succede mai niente... infatti l'evento è a Castel Maggiore.
I bolognesi sbuffano dal caldo, ma da Roma (dopo la poesia inviata in edasione giorni fa) arriva un'altra ventata di fresco: Anna Falchi.
Occasione unica per i bolognesi che desiderano vederla, toccarla e parlare con lei.
Si, perchè stasera ad inaugurare KREATIVA – 24 artisti per il Fiore della Solidarietà (A cura di Simona Pinelli e Isabella Falbo) presso il paradiso degli avatar Krea Arredare Casa in via Paolo Fabbri 2 a Castel Maggiore Bologna alle 19 di stasera c'è Anna Falchi che con una vernice aperta alla città (non chiedetemi cosa voglia dire) sarà la madrina della serata. Una grande collettiva: oltre 70 opere tra disegni, tele, fotografie e installazioni di 24 artisti attivi in Italia e all’estero, in mostra nei saloni di Krea fino al 30 giugno uniti per aiutare - attraverso un’originale asta a favore del Fiore della Solidarietà - l’infanzia disagiata di Zabele, piccolissima e dimenticata comunità del nord-est del Brasile, favorendo la costruzione di un centro nutrizionale e pediatrico per 500 bambini. Periodo della mostra: 25 maggio - 30 giugno 2007.

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mercoledì, 23 maggio 2007


Nella foto tratta dal sito WWF : lo sguardo di un panda gigante
straordinariamente simile a Maso Vox (anche gli animali ci osservano).


SALVIAMO LA SPECIE UMANA

Ho ricevuto questa lettera nella mia casella PVT, l'argomento è un evento imminente e la posto :

"ciao
siamo un gruppo di ragazzi che sta organizzando una manifestazione a bologna in piazza santo stefano contro stupri e violenze alle donne per il giorno 29 maggio alle 18.30
ci dai una mano a pubblicizzare l'evento mettendo qualche post?
abbiamo anche noi il nostro blog che si chiama
http://omniabononia.splinder.com/
a cui rispondiamo a chiunque ci voglia fare domande
ti ringrazio tanto
Miki"


Una chattata con l'avatar "Pavullo" m'ha convinto della sua buona fede e della sufficiente ampiezza d'idee dell'organizzazione.
In attesa della conferma che la manifestazione non sarà solo l'occasione per chiedere un maggiore controllo dell'ordine pubblico attraverso una presenza massiccia degli agenti preposti : proprio ieri leggevo l'efferato Coffy - per non dire fasXXXXX - che proponeva sui quotidiani nazionali l'uso del "tesoretto fiscale" per militarizzare il suolo italiano ... ma perchè ogni mattina (o quasi) quando vado al bar per la colazione e la lettura a sbafo dei giornali, mi devo incazzare ?
Magari gli organizzatori sono "di destra" - polemiche anche oggi su "il Bologna" con la Draghetti che non offre il patrocinio della Provincia perchè richiesto solo dai gruppi consiliari di F.I. e A.N.  - però il problema è trasversale e riguarda tutti i cittadini (di ogni genere e cultura).
La militarizzazione "tamponerebbe" senza risolvere "alla radice" il problema della violenza alla figura femminile, arrecando danni di altro genere alla nostra società.
Ch'è un fatto complesso e non si può risolvere con la "cacciata degli stranieri" che molti bolognesi vorrebbero attuare.
Utopie sparse come la cenere sul bancone del bar : i bambini di entrambi i sessi dovrebbero essere educati alla comprensione di tutte le differenze e al rispetto reciproco fin dall'asilo. Successivamente dovrebbero usufruire di un'educazione sessuale "vera" come avviene negli Usa e nei paesi del Nord-Europa da cinquant'anni a oggi. A naso una riforma significativa dell'ordinamento scolastico non arriverà nemmeno da questo governo di centro e viva la modestia.
Eppoi la città dovrebbe essere più partecipata nelle ore serali, con pub e ristoranti aperti (in tutti i servizi) fino all'alba e magari con steward pagati dagli osti per ricordare a chi ne ha bisogno il comportamento civile da tenere : "educazione e non repressione" come si diceva sabato scorso col Marmus.
E con un calendario settimanale di eventi culturali indoor e "sulla strada", come il riuscito "Arte e portici".
La crescita della società e la responsabilizzazione dei singoli condurranno ad una forma virtuosa di "controllo" (senza gli apparati di polizia nelle dosi massicce richieste dal nostro sindaco voglioso di totalitarismo). Ma ci sarà una crescita ?

D'altro canto, le manifestazioni come questa mi ricordano le iniziative per la tutela delle specie - come la festa dell'8 marzo - che di solito mi deprimono : siamo di fronte alla catastrofe naturale tanto annunciata ?
Spariranno tutte le femmine dell'homo-sapiens e - pure orbi per la masturbazione incessante - non ci riprodurremo più ? Oppure i giapponesi inventeranno l'utero artificiale ad un prezzo da hard-discount ?
Ma - oltre questi quesiti epocali - in piazza Santo Stefano si parlerà soprattutto di Bologna e io ci sarò. Spero anche molti di voi (almeno per curiosare).

Bufalo
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mercoledì, 23 maggio 2007


NUOVE NEMICHE DEI BOLOGNESI
IN PROGRESS

Come abbiamo visto dal sondaggio precedente, i Bolognesi sono serenamente intolleranti contro qualcuno qualcosa. Ognuno ha le sue preferenze e in fondo al qoricino sogna una città pulita senza università, senza extracomunitari, senza zingari e con un altro sindaco. L'importante è che quest'ultimo sia bolognese, poi può essere l'essere più mediocre del pianet, ma l'importante è che sia un ariano autoctono, che sappia il dialetto, che vada allo stadio e che sappia dove si trova Via Triachini. Tra le intolleranze non elencate ci è stata segnalata una modestissima categoria: gli ausiliari del traffico, qui sullo spettro denominati i ruffiani.
Perchè ruffiani?
Perchè questi crudelissimi e sadici precari, facendo vedere che fanno più multe possibili, sperano di essere assunti a tempo indeterminato, un sogno modesto giustificato dalla modestissima frase: si ma io lo faccio per guadagnarmi lo stipendio, è un lavoro come un altro.
Ma il bolognese non giustifica, il bolognese odia questi scribi sempre all'opera.
Mentre noi siamo qui ad abbassare il PIL, questi, là fuori al caldo sono là che scrivono chilometri di multe... chesh flò.
Non bastano le lettere al Carlino.
Non bastano i cappannelli di gente in piazza che dice non en possimao più.
Alcuni individui anonimi, mossi dall'odio nei confronti di questi piragna di portafogli inquinanti, si sono oragnizzati e come vuole la tradizione umarellica hanno attaccato cartelli  intrisi di odio vero sessista (altro che Yu Guerra), come quello che ha fotografato la nostra lettrice Stefania Ventura.
Per l'ennesima volta, la sicurezza in questa città è mssa in discussione dalla modestia.
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martedì, 22 maggio 2007


SONO BOLOGNESE E POSSO PERMETTERMI DI DIRLO?

Qualche settimana fa, il modesto di turno ha scritto una lettera ad Augias  che diceva così: "Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista"
Seguivano riflessioni modeste e nuove consapevolezze, non male per uno di 49 anni, direi che è già un ottimo risultato.
Alla lettura del manoscritto i bolognesi avranno pensato: "E allora?"
Si perchè a Bologna tutti quelli che si dicono di sinistra sono tranquillamente razzisti (basta leggere questo blog) e il modesto protoumarell che scrive la lettera ad Augias appare un pò ingenuotto e demodè da risultare simpatico.
Bologna da anni accetta di essere razzista e non per questo mette in discussione il fatto di essere una città di sinistra, i bolognesi a 358° hanno razzismi che li accomunano, alcuni di più, altri di meno, alcuni razzismi nuovi, altri più vecchioti, alcuni presenti, altri passati.
Il bolognese ad esempio è tranquillamente razzista nei confronti degli zingari, dei tunisini, degli albanesi, degli extracomunitari in genere, dei pankabbestia, degli studenti fuorisede, dei "negri" che vendono le favole africane, dei meridionali, dei centri sociali, Cofferati e tanti altri che non ho tempo di elencare.
Questi sono i razzismi bolognesi condivisi più gettonati ma a questo punto lo spettro si interroga su quale sia il razzismo più forte di tutti, lasciando al modesto di turno la problematica se razzismo e sinistra possono andare d'accordo. Falso problema. La risposta logica è SI e qui nessuno ha mai sofferto per questo.


Bologna da anni e' serenamente intollerante, soprattutto nei confronti di:
Extracomunitari
Zingari
Studenti fuori sede
Pankabbestia
Venditori di favole africane
Lavavetri
Meridionali
Accattoni
Centri Sociali
Cofferati
  
pollcode.com free polls
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martedì, 22 maggio 2007


Nella foto di Bufalo : il misterioso patròn al lavoro nella sua cucina

MISTER X HA COLPITO ANCORA

A Bologna c'è un "oste" (io chiamo così anche i gestori di ristoranti) con una "cartola" unica che pare dipinta dal Francisco Goya, ma è così modesto ... pensate che ho dovuto lottare con i coltelli per mettergli il nome sul sito e non s'è voluto fare fotografare (tranne questo scatto mosso e quasi irriconoscibile).
Gli ho chiesto "ma perchè non vuoi comparire ? Problemi con ex-clienti - il fisco - la mafia ?" e la risposta è stata questa : "Io non sono nessuno. Il prodotto che forniamo è dato da un lavoro di squadra in cui tutti (con diverse mansioni) sono importanti e insostituibili".
A metà tra le lezioni del maestro deamicisiano e il motteggio del celebre comandante dell'Enterprise - quello "vero" e non l'istrionico blogger in imminente dedica di strada che ne ha usurpato il nominativo - vi dà l'idea dell'eccessiva modestia : eppure questo giovane (e bravo) umarèll potrebbe essere ribattezzato "assassino" perchè ha effettivamente ucciso "Harry" ('s bar) che da un ventennio almeno "abitava" in quel locale di via Vinazzetti all'angolo con via dell'Unione (in zona San Vitale nel centro storico) oppure "il portiere di notte" per un romantico e lontano trascorso lavorativo.
Già conosciuto in città per avere gestito "Le padelle d'oro" in zona-Corticella (assieme alla mamma) ch'era un punto di ritrovo per i giovani bolognesi bongustai e un po' biasanòt (tra i quali il sottoscritto, Maso e i pazzìni).
Il "nostro eroe" tuttavia ha punte d'orgoglio che vi voglio documentare con questa testimonianza : una sera entrano diversi clienti - maschi e femmine - un po' fighetti che danno un'occhiata all'interno poi - con la scusa di una telefonata - se ne escono e non rientrano più.
Appoggiato al banco del bar e bevendo la birra rossa alla spina che addiziono sempre di miele d'acacia nello sdegno generale, dopo il terzo fuoriuscito faccio un cenno di domanda a mister X che così mi risponde : "Quella non è gente vera. Non me frega niente, possono andare da un'altra parte e che ci vadano !".
Tanto per capire il soggetto e l'attuale filosofia del locale che consta di tanta buona sostanza ad un prezzo contenuto in un'atmosfera "rossa" un po' spartana e da rifinire. La nuova gestione ha poco più di mezzo-anno di vita, e possiamo anche avere pazienza se alcuni particolari dell'arredamento sono ancòra da mettere a posto : l'eccellente cucina italiana ("imbastardita" dal cuoco Gabriele Bellentani con influenze bolognesi e d'altre regioni) sommata alla compagnia degli amici, fa presto dimenticare i dettagli di second'ordine. Pure Zefram - nonostante qualche brontolata - ha apprezzato il posto (e il sorbetto in particolare).
E ve lo segnalo perchè è uno di quei pochi in cui si può mangiare con una spesa massima di 10 euro (a mezzogiorno con i menù fissi, ma anche la sera non si spende tanto) "bruciando" quel plumone di Sansonetti che s'occupa di scovare i locali low-budget.

Prosit !

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lunedì, 21 maggio 2007


BOLOGNA SACRA

Lunedì di maggio.
Primi caldi, solite lamentele.
Gli autobus sono già colmi di umarells, zdaure, extracomunitari generici e giovani precari che hanno appuntamento alle 10.30 presso l'agenzia di lavoro interinale.
Sullo sfondo, qualcuno che lavora e si lamenta delle tasse, del caldo e del Bologna.
Bologna oggi è così, la Madonna di San Luca è tornata su a San Luca e le polemiche del sit in riempiono ancora le pagine dei giornali che altrimenti rimarrebbero vuote.
Della bottigliata ad Angelo Rizzi nessuno ne parla più, ma oggi c'è la plenaria anti terrorismo alla faccia degli scontri in Beirut.
Pank in Beirut, Pank in Smirne...Pank in Ankara!!! cantava Giovanni Lindo Ferretti, coerentissimo personaggio di rottura, un pò come Marcello Fini (nostro collaboratore calzaider) che di questi tempi di modesta guerra religiosa tra tifoserie contrapposte pubblica un libro su tutte le chiese in due millenni di storia.
Discusso libro.
Discutibile libro.
Discutibile autore.
"Questo lavoro vuole essere un omaggio dovuto ad una città la cui vita è sempre stata profondamente caratterizzata dall'assidua presenza della fede religiosa e di tutte le sue inevitabili espressioni materiali, compresa quindi anche la costruzione di edifici sacri" dice Marcello Fini che mercoledì 23 maggio alle 18.30 presenterà il suo libro presso la libreria Pendragon in Via Saffi 15/2 Bologna.
L'opera riunisce per la prima volta e insieme in un solo volume, le descrizioni storico-artistiche di tutte quelle chiese e quei complessi religiosi che hanno caratterizzato la storia della nostra città nell'arco di quasi due millenni: da quelle ancora oggi esistenti a quelle scomparse nel corso dei secoli, da quelle appartenenti agli ordini religiosi a quelle delle confraternite di laici, dai santuari e le basiliche, ricchi di storia e capolavori d'arte, fino agli edifici sacri di altri culti.
Perchè tutti i luoghi di culto, indipendentemente dalle religioni, sono oggettivamente belli.
E' che i modesti di tutte le religioni se ne sono dimenticati!
Per rendersi conto di questa deriva cluturale, basta andare una domenica pomeriggio (ma va bene anche un sabato) all'autlet di castelguelfo o in un qualsiasi centro commerciale, dove i modesti di tutte le etnie condividono la propria modestia e la religione non c'entra più nulla.

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domenica, 20 maggio 2007


DA ROMA RICORDANDO BOLOGNA

Lo spettro e la sua redasione osservano Bologna elargendo discutibili punti di vista per le masse e dà l'opportunità ai lettori di commentare. Questo blog è un atto di amore per la città, come è un atto d'amore quello che ci scrive Augusto Tam da Roma. Premetto che a me le poesie non piacciono, ma mi piace ascoltare immagini di Bologna dipinte da quelli che non ci vivono più. "Gocce di memoria" le chiamerebbe la modestissima Giorgia punto net. Ricordi. Rimembar. So it uos end nao it is. E come al solito si va sempre a parare in questo magico luogo.

Scusa se ti disturbo... premetto che vivo a Roma , anche se non sono romano, ma conosco Bologna molto bene per averla frequentata assiduamente dagli anni 2001-2005. Circa 3 anni fa scrissi una poesia riguardante piazza Santo Stefano, ne mandai anche una copia al "Resto del Carlino" per un eventuale pubblicazione ma, come spesso succede, non ebbi nessuna risposta, negativa che fosse.
Mi piacerebbe pubblicarla sul mio blog ma, per ragioni sentimentali e personali vorrei che la pubblicassi tu nel tuo ,visto che riguarda la tua bellisima città. Il mio nome è Augusto Tam e se ti piacerà mi farebbe estremo piacere se fosse accompagnata da una foto della bellissima chiesa.
Grazie per l'attenzione e caso mai la pubblicassi fammelo sapere.
Ecco la poesia:

"Santo Stefano"

Profumo antico
intriso in quel selciato
che s'apre
a diagonali portici.

Sono un pittore
e fotocopio
immagnini e emozioni.

Son qui...
davanti a sette storie,
l'una all'altra diversa,
e mi coloro.


A.Tam
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sabato, 19 maggio 2007


TRE PER UNO

Passeggio per Via Goito e un essemmesse di Oradiicio irrompe nella mia quotidianità.
"Ti segnalo Carlino Bologna pagina 22... leggi l'articolo più in basso"
Nessun giornale nelle vicinanze.
Proseguo la passeggiata tra le bancarelle di Via Altabella, ma quell'essemmesse ha cambiato il corso della mia giornata e allora invio un bel punto interrogativo a Oradiicio che mi risponde così: "Che Rizzi si è preso una bottigliata in testa da tre tunni".
No!
Telefono subito a Oradiicio che altro non sa e mi sfarfuglia parole tipo tunni, maragli, angelo, bologna 2, bottigliata, calderara di reno.
Turbato, bramoso di saperne dipiù telefono ad un noto giornalista cittadino local e anche un pò global, ma nche lui non sa nulla.
Nei quotidiani di oggi solo sindaci, omosessuali, preti e parlamentari.
Aiutaci Signore, che siamo messi male!
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venerdì, 18 maggio 2007


BOLOGNA E IL BLOG DI QUARTIERE

Mercoledì sera, insieme ad alcuni lettori del blog e ad amici storici segnati dal tempo, abbiamo fatto l'uscita di quartiere (San Vitale ndr).
Oggi leggo Panorama.it e apprendo del fenomeno dei blog di quartiere negli Stati Uniti.
Ovviamente non potevano mancare i paragoni con la modesta realtà italiana e cosa vedo?
Che c'è un link allo Spettro della Bolognesità, il blog più autorevole di quel quartiere denominato Bologna. Oltre allo spettro, le realtà più affermate le troviamo a Como, Genova, Gianola (che non so dove sia) e niente più.
Ragazzi... siamo troppo avanti!
Grazie a tutti!
Anzi, grazie a tutto il quartiere!
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venerdì, 18 maggio 2007
GLI UMARELLS, QUESTI CONOSCIUTI

Grazie al blog Filo a piombo  ed al prezioso montaggio di Tony Digrigio ecco spiegato che cosa si intende quando si dice la parola UMARELLS

D’accordo, bisognerà spiegarsi bene. Altrimenti, chi non è di Bologna potrebbe pensare che si tratti solo di un folklore locale, che non riguarda il resto della Nazione.
Invece, il libro fotografico che stiamo per presentare dovrebbe interessare non solo ai nostri concittadini. Infatti, esso è dedicato ad un tipo umano assai diffuso per tutta Italia, e anzi in tutta Europa.
Ognuno di noi prima o poi avrà dovuto farci caso, anche se si tratta di persone non molto appariscenti. Le quali tuttavia hanno molto da dirci.

Insomma, è appena uscito per i tipi della Pendragon, casa editrice bolognese, il libro fotografico Umarells, di Danilo “Maso” Masotti.
L’autore è un blogger di un certo livello, che in questa sua opera prima libraria ha raccolto le numerose istantanee che nel corso degli anni sono apparse sul suo “spettro della bolognesità”, e soprattutto nel blog collaterale che da il titolo al libro: Umarells
Che significa, anzi chi sono gli umarells (con l'accento sulla e)?
Prima di spiegarlo è bene chiarire perché sono così importanti. Anche coloro che a Bologna non hanno mai messo piede, se non transitando in treno per la stazione, dovrebbero perlomeno intuirlo.
Dietro l’epopea degli umarells si nascondono infatti concetti, esperienze e problematiche universali. Come del resto si può capire anche dall’uso del plurale sassone, che da solo ci rivela come un vocabolo di chiara origine petroniana già da tempo si sia trasformato in una definizione globish.

I superficiali pensano che gli umarells siano gli anziani. Non è del tutto vero, perché la mezza età è già più che sufficiente per entrare nel novero. Altri invece dicono che gli umarells sarebbero i pensionati, a causa della loro caratteristica vocazione a trascorrere le giornate osservando quelli che lavorano. E questa definizione è già più accurata della precedente, vista anche la sensibile differenza che in Italia intercorre tra l’essere vecchi e l’essere pensionati.
Nemmeno il fatto di essere in pensione, tuttavia, riesce ad esaurire il concetto. Infatti, a ben vedere non tutti i pensionati sono umarells così come non tutti gli umarells sono pensionati (nel libro di Masotti c’è anche un’apposita sezione dedicata al rapporto tra umarells e mondo del lavoro).

In realtà, lo stesso autore ha più volte chiarito che l’umarell altro non è che l’uomo della strada. L’uomo comune, senza particolari qualità, e in posizione di mezzo rispetto ad ogni possibile parametro statistico. Medio per età, così come per livello di istruzione e tenore di vita. Un uomo normale, per quanto la sua vocazione da umarell lo faccia apparire oggettivamente modesto. Del resto, coloro che si posizionano a metà di qualsiasi classifica socioeconomica, nella realtà appaiono assai meno brillanti di quel che dice la statistica.

Per questo l’umarell è una figura tipicamente bolognese, ma nel contempo universale.
Eugenio Riccomini, erudito piuttosto famoso in città ma – come si conviene ad un certo stile felsineo – pressoché sconosciuto fuori dalle mura cittadine, sostiene che la caratteristica più spiccata del bolognese sarebbe proprio quella della medietà.
La vocazione di chi vive nel capoluogo emiliano è quella di aspirare a traguardi di alto livello, per poi doversi adattare alla posizione di centroclassifica, a volte cercando di dissimulare, ma altre volte con un certo provinciale compiacimento.

Ai bolognesi di tutti i ceti piace apparire, e vivere il più possibile alla grande. Di solito, senza essere mai stati in grado di scalare le vette più alte, ma nel contempo senza nemmeno essere mai caduti nel provincialismo gretto o nel degrado. Questo è vero in tutti i campi della vita sociale, dall’imprenditoria al mondo dello sport.
Così l’umarell è diventato anche lui una figura universale. Anche perché il suo diffondersi è espressione di un conflitto generazionale che ci riguarda tutti. Annota il Maso nell’introduzione: “gli umarells hanno sempre qualche soldo da parte, ci aiutano a comprare la casa, quando tirano le quoia con la q ci lasciano in eredità denaro e/o immobili, educano i nipotini mentre andiamo a lavorare in cerca di improbabili realizzazioni mantenendo sia i nipotini, sia noi che andiamo a lavorare”.

Perchè proprio qui sta il punto.
L’umarell per diventare tale ha attraversato un’esistenza lavorativa, nella consueta posizione mediana, durante i lunghi decenni di vita italiana nei quali anche un operaio o un impiegato di fila potevano facilmente comperarsi la casa con il mutuo, e mettere pure dei soldi da parte.
Anche se di solito non è uno di quelli che hanno fatto il ’68 (sennò invece farebbe parte della classe dirigente), ormai l’umarell appartiene alla stessa loro generazione.
E difatti, grazie all’allungamento della vita media, la maggior parte degli umarells sono nello stesso tempo sia pensionati che di mezza età, semplicemente perché appartengono all’ultima generazione di italiani che ha potuto permetterselo. I giovani finanzieranno, in attesa di diventare umarells anche loro, prima ancora di accorgersene.

L’umarell peraltro non è necessariamente comunista o di sinistra, anche se quando è bolognese lo è nella gran parte dei casi. Proprio perché a Bologna essere comunisti fa parte della normalità statistica.
Sono state le odierne legioni di umarells, quando erano giovani, a ricostruire la ricchezza nazionale, a partire dagli anni nei quali i loro coetanei all’università si preparavano a dissiparla, sognando la rivoluzione. Ma nel contempo, sia i futuri umarells che i sessantottini sapevano in partenza che avrebbero avuto vita relativamente facile fino alla vecchiaia, potendo contare su uno Stato assistenziale sempre più sprecone e dissennato.

Uno Stato che al contrario tutti noi che andiamo dai venti ai quarantacinque anni, che siamo figli o a volte già nipoti degli umarells, stiamo pagando di tasca nostra. Senza poterci nemmeno sognare le pensioni che ora si godono gli umarells medesimi.
Per questo abbiamo bisogno di ereditare i loro immobili e di incamerare i loro aiuti economici, specie se vogliamo farcela ad avere bambini e a poter un giorno diventare umarells anche noi.

Comunque, il fatto stesso di essere umarell significa rappresentare una risorsa universale. Nel suo omonimo sito, e poi nel libro, Maso” Masotti ci ha fatto riscoprire che gli umarells sono ormai tantissimi.
L’invecchiamento della popolazione, e il fenomeno della denatalità, hanno fatto sì che ormai le nostre città sono invase dagli umarells. Non sono particolarmente appariscenti, in quanto usualmente sono già in strada alle sette di mattina, prima per fare qualche fila (non importa quale) negli uffici e poi la spesa alla coop. E poi ci osservano e ci controllano.

Infatti il vero umarell è soprattutto un controllore. Non avendo mai un cazzo da fare (sempre a causa di quel discorso sul welfare di cui sopra) il vero umarell passa le sue giornate a osservare le nostre vite e controllare quel che ci succede.
Per questo Masotti ha voluto iniziare a osservare loro, nel già citato blog intitolato all'umarells uòtching (watching), dal quale il libro è stato tratto, e al quale ormai collaborano non pochi umarells uòtchers che girano per le città e le campagne con la macchina digitale sempre in tasca.

Come dicevamo, gli umarells non amano farsi notare, un po’ come gli hobbits di Tolkien. Però non sono necessariamente piccoli di statura, nonostante il nome (che nell’italiano di Bologna si traduce con “omarello”).
Infatti – non confondiamo – un uomo piccolo di statura a Bologna è un umarein, un omarino. E anche lui può diventare una figura universale. Specialmente nella versione dell’umarein pugnetta. Definizione che può sembrare poco lusinghiera, ma in realtà serve a definire un tipo umano decisamente positivo. Diverso, fin troppo diverso dal generico umarell, che invece è un passivo, un uomo che guarda.

L’umarein pugnatta è un uomo piccolo di statura, ma estremamente energico e scattante.
Un uomo che diffonde attorno a sé ottimismo e una certa elettricità. Un uomo che non cade quasi mai e comunque si rialza sempre. Frenetico e molto propositivo. Tecnicamente immortale. Non vi ricordano qualcuno queste definizioni? A noi sì, e solo per quello a parlarne ci si apre il cuore.

Qualcosa da aggiungere?
postato da: maso_ alle ore 09:30 | Permalink | commenti (18)
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giovedì, 17 maggio 2007

ScuderiaNon è vero ma ci credo

Ho smesso un paio di mesi fare fa di leggere avidamente degli Oroscopi. Prima ero una specie di drogata che spendeva giornate ad aggiornarsi sui vari siti, per conoscere il mio futuro, evidentemente non contenta del mio presente. Paolo Fox, Barbanera, Alessandra Patologo Oriundi, Branko, questi alcuni nomi dei santoni che consultavo quotidianamente, su web e su carta stampata. Una vera e propria dipendenza che mi aveva portato a distaccarmi totalmente dalla realtà, come se non fossi già abbastanza stralunata, e che, il più delle volte, influiva sul mio umore in modo troppo invasivo.
Nessun astrologo è benevolo con la Vergine, specie se ha l’Ascendente Capricorno, pertanto il mio umore mutava come l’indice della Borsa di New York, a seconda della posizione in cui il buon Paolo Fox mi piazzava la Domenica alle 12.00 durante Mezzogiorno in Famiglia.
E un giorno la ribellione. Basta Paolo Fox, che cazzo ne sai di me? Fatti i stracazzacci tuoi! Vabbè, non ho un fidanzato, è vero sono troppo rigida e pignola, ma cribbio voglio essere padrona della mia vita, voglio credere che in quella settimana ho la facoltà del libero arbitrio e potrò avere la possibilità di trovarlo un maledetto! Voglio decidere da sola! Non voglio farmi influenzare da te, che se mi dici, non ci sperare, io ci credo e continuo ad aspettare tutti i Lugli o Settembre di tutti i cazzosissimi anni da quando ti conosco per aspettare che il mio quadro astrale cambi e che quella troia di Venere visiti il mio segno sventurato.
E sì, è stata dura. Ce l’ho fatta da sola, senza Muccioli, Don Benzi, Don Mazzi, Don Ciotti, Don Gallo e Marco Dimitri dei Bambini di Satana. E sono fiera di me.
Purtuttavia, un astrologo che ascolto ancora c’è. Lui mi ama, lui mi vuole bene e lui mi protegge dalle paure delle ipocondrie e dai turbamenti che da oggi incontrerò sulla mia via. Lui ha una predilezione per il segno della Vergine, che paragona di volta in volta ad un esemplare raro di Stradivari, ad un gioiello, ad un affresco. Lui mi coccola tutti Sabati. Lui non mi abbandona.
E come su Carramba, che sorpresa voglio urlare a tutto il mondo che oggi Marco Pesatori è quiiiiiiiiiiiiiiii! Alle 17.30 sarà alla Scuderia di Piazza Verdi, nel cuore pulsante del degrado Bolognese, a parlare dell’amore tra scelta e destino. Alcune DF e simpatizzanti saranno lì ad ascoltare l’oracolo, con una copia di D di Repubblica in mano, come se fosse una sorta di Flash Mob, a farsi autografare il proprio segno zodiacale.
 
Non credete nell’oroscopo ma verificatelo.
Paolo Fox
postato da: aaeeiioouuyy alle ore 13:05 | Permalink | commenti (47)
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giovedì, 17 maggio 2007


ARTE E PORTICI
V EDIZIONE

Correva l'anno 1986, io no.
Ogni tanto capita che io abbia un'idea sconclusionata, poi la plasmo un pò alla dic ov ze dog, poi diventa un progetto più o meno credibile, poi arriva chi mi segue nel progetto, poi si esce allo scoperto e ci si becca le lodi e i brodi.
Così avvenne quando inventai i New Hyronja, ma le cose non si fan mica sempre da soli, soprattutto se uno vuol fare un gruppo musicale, infatti a sup/sop portarmi c'erano questi 2 individui: Miro e Ovo.
Il primo, dopo una breve parentesi da tastierista, divenne un abile performer, la cosiddetta presenza oscenica dalle memorabili performans a base di tonno (tuna makeup) che i più ricordano.
Il secondo, dopo una breve performans da batterista elettronico sinsonic drams, è sempre stato dietro al progetto per molti anni.
Poi il tempo passa e gli unici figli che crescono siamo noi... ma Miro e Ovo che fine hanno fatto?
Questa è una delle faq (frequentli asked questions... domande frequenti) che mi vengono rivolte dai ricercatori del passato e che qui rispondo con gorgoglii.
Eccoli!
Miro (quello a sx, ovvero Daniele Duranti) lavora in banca, ma continua a produrre arte in camuffa, un'arte fatta di quadri interessantissimi, con tecniche povere a base di carta, cartone, cartoncino, pennarelli e poco più .
Fortemente influenzato dall'estro massonico e despotico di maestri del calibro di Tano Zaniboni e Walter Monesi si è poi prodigato in diverse sperimentazioni artistiche (molte rimaste purtroppo incompiute e frammentarie) nell'ambito della fotografia e del cinema d'avanguardia collaborando con alcuni degli esponenti più rappresentativi della nouvelle vague felsinea degli anni novanta per ri-approdare poi, verso fine millennio, al disegno e alla pittura.
Ovo (quello a dx, ovvero Gianluca Chierici) lavora presso un ente del quale non possiamo dire il nome, ma a lettera finale: la elle.
Quest'ultimo si diletta invece nella scrittura, la cartella del suo ard disk è piena di scritti e in anteprima per tutti i lettori dello spettro, vi diamo in pasto ben 2 racconti: ANUCHINA e IL DOMANI DI IERI.
Filo conduttore di entrambi i lavori è il gioco che Ovo considera fondamentale per riuscire a vivere meglio senza necessariamente diventare superficiali. "Credo che riuscire a non prenderci troppo sul serio, anche attraverso uno strumento importante come l’ironia, sia un grande sintomo di maturità intellettuale e un requisito fondamentale per riuscire a convivere civilmente tra noi."
Questi 2 artisti dopolavoristi esporranno le loro opere presso Arte e Portici che per chi non lo sapesse, come me ad esempio, è già arrivata alla quinta edizione e si terrà sabato 19 e domenica 20 maggio 2007 rigorosamente sotto i Portici di Strada Maggiore, Piazza Mercanzie , Via e Piazza Santo Stefano e Via Farini. Oltre a Miro e Ovo (che presenteranno opere realizzate insieme: quadri + scritti) ci sarà un casino di gente, 1000 opere esposte e 250 postazioni. Loro si trovano all'EDICOLA 42 in Strada Maggiore n. 28, altre info le trovate sul sito http://www.arteportici.it .
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mercoledì, 16 maggio 2007

PERCHE' A BOLOGNA
SI RIMANE AMICI FRA EX

Tra i malcostumi bolognesi, oltre a quello del calcetto al martedì e l'uscita tra TUTTI UOMINI e per par condicio modestorum TUTTE DONNE al venerdì (evidenti segnali di difficoltà creative), segnalo quello del mantenimento dell'amicizia con le ex.
Si perchè qui a Bologna ci si molla, però si rimane amici.
Boh.
Amici de che?
Quando si arriva agli sciort airons, ci si molla, le strade si dividono e la si gestisce civilmente e laicamente.
Poi magari ci si incontra casualmente per le strade del paese, non si cambia strada, ci si saluta "Come va? Come va? Tutto okei? Tutto okei?"
Sciò mast go on, canterebbe pure la depressissima Milva, ma da ste parti va più di moda Sciò mast go bec, la cultura dominante è questa e a causa di questo modesto pensiero della serie volemosebbene, le ultime notizie ANSIA segnalano tre casi di viulenza tra ex.
Copio incollo dal quotidiano satirico più letto in città:
In via del Pratello gli agenti sono stati aggrediti da un salernitano che cercava di entrare in casa dalla ex. Botte anche per una nigeria malmenata dall'uomo con il quale aveva avuto una relazione. Infine un 31enne si è presentato in un negozio di piazza Azzarita minacciando la donna che lo aveva lasciato.
Evidentemente le ex non volevano rimanere amiche.
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mercoledì, 16 maggio 2007


Nella foto di Bufalo : funzione religiosa
nella cattedrale ortodossa Alexander Nevskij a Tallinn


LA PROCESSIONE

L'italiano-umarèll è un piccolo cincinnato che vorrebbe fare sempre quello che gli pare nel proprio "orto" (salvo partire - qualche volta - per epiche coglionate rimaste nei libri di storia) ma le dimensioni dell'appezzamento sono ovviamente variabili a suo incontestabile giudizio.
L'italiano-umarèll (la maggioranza statistica del paese) è talmente "vecchio" che vorrebbe l'uomo-forte in grado di risolvergli tutti i problemi con la bacchetta magica (detta anche manganello) e in un colpo solo, senza alcuna distinzione tra "morali" e "pratici".
La sua filosofia intima - indipendentemente dal colore politico - ricalca ancòra quella del ventennio e la retorica del duce che, mutuando direttamente dal quotidiano dei latini - "mens sana in corpore sano" - non distingueva affatto tra la rettitudine fisica e quella morale (la sua e soltanto la sua).
Allo stesso modo gli umarèlls bolognesi mettono nello stesso scatolone dell'ormai proverbiale "degrado" i privàti comportamenti affettivi (e sessuali) dissimili dai loro con le deiezioni canine sotto i portici.
Magari s'indignano per l'"oltraggio" inferto alla storica processione della madonna di s. Luca - in pubbliche vie e piazze - da parte di cittadini che hanno civilmente protestato per le ingiuriose parole del signor Angelo Bagnasco contro un segmento ampio della società (se non l'italia intera) con foga maggiore che per la suddetta merda, sebbene abbiamo il centro storico ridotto ad una latrina a cielo aperto ed impestato di pessimi odori (sull'argomento vedi anche anche "Bagnasco vergogna ..." di Ponyluna).
Questo "è" nell'animo semplice dell'umarèll-cincinnato : l'impossibilità di discernere, ed allora è meglio che se ne stia sempre quieto e tranquillo.
Io non vedo altra intersecazione possibile tra le due questioni se non nell'inevitabile calpestio delle cacche durante la processione religiosa, con chierici e fedeli a smadonnare contro "i giovani d'oggi" mentre - vi garantisco - sono parecchie le signore-bene che fanno scagazzare e spisaiare il proprio cane sui bei pavimenti "alla veneziana" dei portici che ogni bolognese-d.o.c. considera come il salotto di casa sua (ed oggettivamente non è bello che qualcuno ti faccia 'sta roba in casa).
Almeno nella festa parrocchiale di Sacerno c'erano i dolci, la lotteria e i fuochi artificiali : noi bambini ci divertivamo un mondo.
Forse è per questo mio "sedimento" che in tutta la "fiera ambulante" io guardo con simpatia ai bancarellai che vendono gadget ai lati della "discesa" : hanno capito che la religione è una "mercanzia" e ci campano.
Ed il mio gradimento ce l'hanno i preti ortodossi (questo il significato della foto di apertura oltre all'origine "orientale" dell'icona venerata a Bulàgna) che vendono "sfacciatamente" icone e testi sacri in un "corner shop" nelle proprie chiese, alla luce filtrata del sole. Perchè potrebbe capitare anche a voi di entrare nella chiesetta di Parashkavila Piatnickaja a Vilnius e di scambiare due chiacchiere con il pope, che affabilmente vi racconterà che proprio lì è stato battezzato il nonno del poeta russo Alexander Pushkin (uno schiavo africano dono del Gran Sultano turco, sul quale il nipote scrisse un breve racconto dal titolo "Il negro di Pietro il Grande").
Tornando all'esterno "spazzolato" da una bufera di neve, potreste percepire la figura di una babushka - significa "nonnina" - che scende i gradini del luogo santo a ritroso : senza dare le spalle alla chiesa e facendosi per tre volte il segno della croce ortodosso (le dita a indicare il numero "tre").
Quella è vera fede, mica la bigotteria italica "all-included" ch'è stanca e un po' fascistella.

Bufalo
postato da: Bufalo70 alle ore 07:27 | Permalink | commenti (37)
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martedì, 15 maggio 2007
MetalHurlant
LA PASTA CON LE SARDE A BOLOGNA

L'altro giorno mi chiama Gavina, una mia conoscenza delle vacanze estive, e mi fa: "Senti Piluto dato che il week end ho in programma di venire a Bologna con una mia amica di Sassari perchè non ci porti tutte e due in qualche disco un po' trasgressiva della zona tipo... chessò il Contatto o il Link così ci divertiamo un po' e balliamo fino a mattina con la midrasi negli occhi?"
Dato che ormai tengo famiglia e queste cose mi fanno paura che poi mi si bruciano le cellulle cerebrali e mi viene l'alzhaimer precoce, declino con una balla l'offerta e non mi faccio trovare per tutto il week end.
Però l'idea della pasta con le sarde non era poi così male...
Così ci ripenso e decido di prenotare una sera alla Teresina in via Oberdan e la sera dopo da Maro in via Broccaindosso, due locali che propongono cucina siciliana e dunque il famoso piatto a base di ziti conditi con sarde, finocchio, uva sultanina e pan grattato (più divagazioni e ingredienti segreti).
I locali sono diversi fra loro, la Teresina mi piace molto per il suo ambiente piccolo e familiare, soprattutto durante la bella stagione quando si può mangiare nello stretto cortile d'entrata incastonato fra le facciate di due vecchi palazzi. Meglio andarci quando c'è il gestore, Sebastiano, ultimamente però parecchio malandato e sostituito in maniera meno efficace dal cognato. Curiosa la figlia oversize che ogni tanto aiuta ai tavoli tra uno sbuffo ed una imprecazione e che ogni tanto rientra in cucina lanciando anatemi terribili. Consiglio: misto di antipasti caldi e freddi oppure misto di crudo (pesce spada, ricciola, tonno, salmone e gamberi) anche se in verità per quest'ultimo piatto consiglio il Conte Bistrot in via Rolandino, da provare (altro che il finto sushi che si mangia a Bologna confezionato da poco sapienti mani cinesi o pakistane! - ma questo sarà materia di un altro post). Proseguire poi con la pasta con le sarde, appunto, e magari con un trancio di pesce spada. Chiudere, se piace, con il cannolo siciliano.
Se la Teresina ha un'inclinazione più turistica, Maro invece attrae una clientela più studentesca. Si dice sia una delle osterie più vecchie di Bologna. Particolari gli arredi interni: alcuni quadri alle pareti, in stile bédé française anni '70, sembrano ispirarsi alle copertine di Metal Hurlant, mentre l'entrata del bagno è ricavata da una porta di una cella frigorifera. Buona la pasta con le sarde, anche se mi è sembrata più grossolana di quella della Teresina, come anche il filetto di pesce spada, sebbene un po' ridotto nella porzione. Il rapporto qualità prezzo è migliore rispetto alla Teresina.
In entrambi i locali consiglio di prenotare nonchè di avere un approccio senza particolare pretese vista la lontananza di Bologna sia dal mare che in particolare dalla Sicilia.
postato da: Piluto alle ore 21:20 | Permalink | commenti (9)
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martedì, 15 maggio 2007


L'OUTLET DI CASTELGUELFO

Tra i vari templi della modestia, non potevamo non segnalarvi l'Outlet di Castelguelfo, esattamente uguale a tutti gli altri autlettt, con le solite scene di bulimia shoppinara ed i soliti bambini disperati.
Perchè i bambini piangono in questi luoghi?
Perchè hanno ragione.
Quando ci sono stato volevo piangere pure io, ma non l'ho fatto, la stessa cosa mi capita quando vado al centro commerciale in giorni modesti (sabato mattina) o ad orari modesti (la sera alle 18).
Una marea di consumatori e comsumavacche a passeggio sudati per le vie sudate di questa modesta legolend a caccia di bazze (il bolognese le adora, altro che le varie religioni), poi sempre qualcuno che si lamenta perchè non ha poi trovato sta bazza.
I giorni peggiori per frequantare l'autlet sono sempre il sabato e la domenica, così si trascorre il tempo libero quando non si vuole fare le file per andare al mare.
Strade finte, gente vera vestita come gli avatar di second laif, cinni scurzoni, obesi consenzienti, mamme lap dance e padri plei stescion, tutti a consumare per sostenere l'economia.
Tanti negozi griffati che ti sussurrano entra, compra, bazza!
Questo è Outlet di Castelguelfo, passeggini parcheggiati in tripla fila e bimbi disperati che chiedono "perchè sono qui!!!", ma anche gente molto organizzata tipo quella coppia (non si può dire rumeni. perchè i rumeni non sono tutti così... capiamolo!) che per sfuggire alle rilevazioni elettroniche delle 'porte' antitaccheggio, aveva 'schermato' con dell'alluminio una borsa che stava  nel passeggino della loro figlioletta di 7 mesi urlante "perchè sono qui!!!" (urlava in rumeno, ma non ho la traduzione).
All'interno della borsa questi qua avevano poi nascosto profumi per circa 200 euro, appena rubati in una profumeria dell'outlet e adesso questi due zovani di 21 22 anni sono stati rinchiusi nel carcere bolognese della Dozza, a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Cosa non si fa per accaparrarsi le bazze dell'Outlet di Castel Guelfo!
postato da: maso_ alle ore 11:46 | Permalink | commenti (53)
categoria:maso
lunedì, 14 maggio 2007


NON C'E' PIU' LA BOLOGNINA DI UNA VOLTA

Apro la meil.
Leggo la meil.
Copio la meil.
Incollo la meil.
Leggete la meil.

Oggi hanno fatto un gran tananai sugli spaccini della bolognina.
Gli spaccini della bolognina prosperano nell'area del mercato ortofrutticolo, all'interno di capannoni della carisbo, la polizia non ci va, perchè è un posto privato e perchè la carisbo "ha la vigilanza"! cioè una macchina della Patria che ogni tanto ci passa da lontano.
Questo perchè i capannoni sono diventati un buridone di sbandati dove finiscono tutti i marci che sbarcano dalla stazione ovviamente le ire dei residenti e del centrodestra sono rivolte al posto dove questi vanno poi a mangiare, un market africano.
Altrettanto ovviamente la stampa non rompe i coglioni alla carisbo e non manda coraggiosi giornalisti a farsi impalare dai bruti all'ombra dei capannoni.
La situazione dentro i capannoni è schifosa, ci sono decine e decine di persone, ma sconsiglio perlustrazioni.
Li ci vivono , ci imboscano le storie e nessuno dice un cazzo, ovviamente aumentano costantemente di numero.
La legalità del coffy non arriva a rompere i coglioni alla carisbo, che altrimenti dovrebbe spendere molto di più per "vigilare" o per accelerarne l'abbattimento (ci devono fare il comparto nuovo tra un pò).
Un po' come quello che affitta le cantine in via Barbieri se vogliamo, solo che lui ha fatto il condono alla fine, mentre la carisbo non può condonare uncaz.
Se vuoi per lunedi' ci faccio un articoletto in esclusiva per lo spettro, altrimenti va bene anche se lo fai on your aun.

Famme sape'
Firmato: Mazzetta

Che devo scrivere?
Hai già scritto tu, sentiamo cosa scrivono i cittadini nei commenti.
Soluzioni?
Proposte?
postato da: maso_ alle ore 11:04 | Permalink | commenti (28)
categoria:maso