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sabato, 29 settembre 2007

MODESTA INTERVISTA
SPIEGATA ALLO SPETTRO

Martedì 25 settembre 2007, con un'ora di ritardo, Spettro Television ha trasmesso in diretta da Modo Infoshop l'intervista di Danilo "Maso" Masotti a Federico Mello sul libro L'ITALIA SPIEGATA A MIO NONNO.
Una mezz'ora di domande e risposte esaustive.
Un esperimento web 2.0 riuscitissimo.
La prima intervista ufficiale.
Se avete altre domande da fare a Mello, fatele qui.
postato da: maso_ alle ore 10:25 | Permalink | commenti (27)
categoria:maso
venerdì, 28 settembre 2007


NOZZE D'ORO A BOLOGNA

La nostra collaboratrice Billo è stata testimone di un evento di altissimo livello: la celebrazione delle nozze d'oro a Palazzo d'Accursio fitiuring Sergio Cofferati.
Persone unite in matrimonio da più di 50 anni, capite?
"Tutta colpa di Cofferati!"

Piazza maggiore, 26 settembre, ore 10 e 15.
Una strana processione di umarells e zdaure superbamente in tiro entra dal portone di Palazzo d'Accursio.
Gli umarells ingiacchettati, le zdaure con le caviare fresche di parrucchiere e la spilla sul decolltè.
Tutti rigorosamente over 60.
Un cartello scritto in caratteri piuttosto grandi indica che in cappella farnese, al secondo piano, verranno celebrate le coppie con più di 50 anni di matrimonio sulla gobba.
Tra di loro i miei parents, i miei genitori.
Hanno chiamato tutti: figli, generi, nipoti e fidanzate dei nipoti per l'occasione e, soprattutto la parent zdaura non vede l'ora di incontrare niente popo' di meno che il sindaco in persona.
Quando il giorno esatto dell'anniversario il suddetto sindaco in altre faccende affacendato, per la verità, non si era neanche fatto vivo, la zdaura ci era rimasta proprio male e inveiva contro l'amministrazione locale secondo i consueti dettami del Carlino.
Poi, qualche giorno dopo, mentre festeggiavano l'anniversario alla pensione la bella vita di rimini, la lettera di convocazione è arrivata, abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo.
E così il momento è arrivato.
Tirati fuori gli abiti della festa ("non l'abbiamo più messo dal battesimo di r." il nipote più piccolo, n.d'a.), ci siamo aggregati alla processione verso la piazza.
I consorti sono saliti subito a vedere dove sarebbe avvenuto l'evento, massacrando i maroni ad un'addetta del comune per far trovare alla figlia gravida (io) un comodo posto a sedere, tanto che l'addetta mi fa trovare fin sulla porta la sedia, piazzandomela direttamente sotto il culo, dicendo che la mamma si era tanto raccomandata (ma con lo sguardo mi augurava emorroidi pese da qui all'eternità).
Intanto le attempate coppie si sistemavano ai posti assegnati.
Le zdaure tutte sorridenti.
Gli umarells compiti e rigidi e un po' emozionati.
Il sindaco fa un banale discorsetto, sulla longevità delle coppie qui riunite, sulla miseria del suo omaggio (una pergamena vergata dalla sua di lui firma e una spilletta rappresentante il comune, la pergamena requisita subito dalla zdaura per essere portata al corniciaio, la spilla piazzata a tradimento sulla giacca dell'umarell), discorsetto comunque capace di toccare l'animo della figlia gravida, e pullulante di ormoni com'è bastava molto meno.
Poi la spicher cicciona ma tutta in tiro comincia a chiamare in rigoroso ordine alfabetico le coppie.
Subito dopo avviene la consegna da parte del coffee dei doni, la stretta di mano, e la foto di rito ("che poi vi verrà spedita direttamente a casa", qualcos'altro da attendere con trepidazione).
Per un momento gli umarells mettono da parte tutti i commenti nefasti fatti sulla giunta e sul coffee che nei crocchi tipici di Piazza Maggiore si sono sprecati fino a mezz'ora prima
Le zdaure si dimenticano del fatto che lui, proprio lui, ha mollato la moglie di mezza età subito dopo la campagna elettorale per ingravidare una di almeno 20 anni più giovane e chiosano con "comunque l'è propri un bel omen".
Finito l'appello si sfolla e si torna ai propri impegni.
Gli umarells si fanno un attimo belli con i colleghi lasciati sul crescentone, che notano subito l'inconsueta eleganza, poi corrono a cambiarsi e vanno a comprare i primi pandori in offerta al discaunt.
le Zdaure vanno a fare la spesa col vestito della festa per raccontare da dove vengono e poi vanno a cucinare per i nipoti.
Le figlie gravide (io) fanno decantare gli ormoni e pensano che con i rispettivi coinquilini 50 anni o più insieme forse non li dureranno, se non altro per ovvi motivi anagrafici.
postato da: maso_ alle ore 12:38 | Permalink | commenti (18)
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giovedì, 27 settembre 2007


SARANNO FAMOSI?

"Immagina che tu vivi in un sistema politico, economico e sociale dove le persone sono obbligate, con quello che le sorveglia, a fare l'amore otto ore al giorno... sarebbe una vera tortura... e quindi perché non dovrebbe essere la stessa cosa per il lavoro che non è certamente più gradevole di fare l'amore, no?! Per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana... certo c'ho il mitra alla nuca... lo faccio, perché faccio il discorso: "Meglio leccare il pavimento o morire?"
"Meglio leccare il pavimento" ma quello che è orrendo in questa cultura è che "leccare il pavimento" è diventata addirittura una aspirazione, capisci?
Ma è mostruoso che il tipo debba andare a lavorare 8 ore al giorno e debba essere pure grato a chi gli fa leccare il pavimento, capisci?
Tutto ciò è "oggettivamente" mostruoso.
Silvano Agosti - LETTERE DALLA KIRGHISIA

Lo spettro, essendo enterteinment per impiegati, affronta spesso le modeste tematiche del mondo del lavoro a Bologna e dintorni, croce per i più, delizia per i meno.
Si parla di precari, di dipendenti a tempo indeterminato, di poveretti con la partita iva, di cocoprofagi, di frilens, di gente che quando parla dell'aziendina dice Noi, di commessi, commesse, bottegai, taxisti, guidatori di autobus, bancari, di campioni regionali di campo minato.
I lavoratori insomma.
Tutti lì ad arabattarsi per arrivare a fine mese, comprarsi da mangiare, lo schermo al plasma, l'abbonamento a scai, il mobile ikea, pagare un mutuo e la benzina in attesa del uichend, del ponte e delle ferie... viviamo così e ce la tiriamo.
Purtroppo ogni tanto capita che qualche dipendente esageri con la sicurezza, si affida alla tetta del datore di lavoro mamma, fa visionari progetti quarantennali e poi ci rimane male quando lo sbattono a casa.
"Ma come? Io ciò il contratto a tempo indetemrinato e ho diritto a vivere così fino a che non vado in pensione che dopo finalmente non faccio un caxxxx?"
E' evidente la contraddizione di fondo di queste persone ed è giustificata la rabbia quando vengono sbattuti a casa illusi da parole tipo indeterminato, garantito, diritti, per sempre.
La vita è precaria, un giorno ci sei, il giorno dopo non ci sei più, inutile fare sti progetti quarantennali di stasi sacrificale in attesa di "godersi" altri 30 anni di stasi pensionistica (non quello di Garlasco, sia chiaro).
Più che inutile, pericolosissimo affidarsi e ancor più pericoloso adagiarsi.
Insomma, sulla base di tutto ciò scopro che la notizia bolognese più interessante è che anche a Bologna capita che i dipendenti a tempo indeterminato perdano il posto di lavoro; stavolta pare che tocchi alla balotta della Gesticoop, sessanta lavoratori che si occupvano di carico scarico merci all'aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna.
Gheim over.
Fine.
Incazzatura e iniziative.
Poi fine si fa per dire, perchè comunque hanno almeno il cuscino della mobilità (80% ultimo stipendio) che significa pilla senza lavorare per un annetto, il sogno di tanti giovani, una tragedia per i sessanta lavoratori che nei prossimi giorni minacciano lo sciopero della fame.
E pochi ne parlano.
E pochi leggono questo articolo.
A Bologna succede anche questo.
Come andrà a finire?
Lo spettro osserva pasteggiando a crekers.
postato da: maso_ alle ore 11:01 | Permalink | commenti (70)
categoria:maso
mercoledì, 26 settembre 2007


JACK FRUSCIANTE E' USCITO DALLO SPETTRO

Un giorno incontro Diego degli Splatterpink che mi fa "Oh, ma lo conosci quello là che ha scritto JonFrusciante è uscito dal gruppo?"
"No, perchè"
"E' un tipo che ha scritto un libro dove parla di noi, dei New Hyronja... ci cita un pò tutti quanti, si chiama Enrico Brizzi"
"Mai cagato"
Alcuni giorni dopo, ravanando tra gli scaffali del solito Feltrinelli, vedo sto libro con sta paperina tipo Pea Brain, lo sfoglio e trovo alcune righe incriminate "Avevano parlato di ragazze insignificanti che andavano dietro a questo e quello e poi se la tiravano, se la tiravano, se la tiravano, e avevano ascoltato il demotape dei New Hyronja con Claudio Severi".
Lo compro.
Lo leggo.
Mi piace.
Molto spettrale.
Poi fu un successo planetario.
Poi conobbi Brizzi.
Poi son successe un casino di cose e insieme a Brizzi e Cavedoni abbiamo inventato LO SPETTRO DELLA BOLOGNESITA', poi l'ho trasformato in un blog, poi Brizzi scriveva nel blog, poi è uscito dal gruppo.
L'altro giorno ci incontriamo nel suo studio e mi fa: "Guarda che imeil che mi è arrivata... l'ho anche pubblicata sul mio blog"

Da: xxx@webmail.it
A: redazione(@)enricobrizzi.it

Sono la mamma di un ragazzo di 16 anni.
Abbiamo acquistato il libro (se così si può chiamare) "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" su richiesta della scuola cha mio figlio frequenta.
Poiché mio figlio é dislessico lo aiuto spesso nella lettura dei testi.
Vi voglio manifestare il mio "disgusto" e la mia disapprovazione per testi di questo tipo. Farò anche la segnalazione alla scuola che l'ha consigliato. Vorrei suggerire all'autore di vergognarsi di tutte le "cazzate" (per usare la sua terminoglogia) che ha scritto.
SI VERGOGNI E' UNA LETTURA CHE FA LETTERALMENTE SCHIFO. VERGOGNA!

Fantastico!
La vita a Bologna è dura un pò per tutti.
postato da: maso_ alle ore 17:12 | Permalink | commenti (76)
categoria:maso
martedì, 25 settembre 2007

FARE SHOPPING A BOLOGNA
ED ESSERE TRATTATI MALE

Passi il caro euro, ma andare a fare acquisti ed essere trattati male dai bottegai bolognese proprio no.
E ppure è il nuovo trend della nostra città.
Ci stiamo sbagliando ragassi... diceva Luca Carboni che parlava con gli occhi lucidi delle commese dei negozi del zentro rioariò, ma Bologna non è più la Bologna di una volta.
E' un dato di fatto.
No che non sono le fate.
E chi le ha mai incontrate?
Rioariò?
Che fare allora?
La nostra collaboratrice Danildc, con il suo xavutfèr ci racconta esperienze vissute sulla propria pelle e invita i lettori dello spettro a fare altrettanto.

La cosa che mi fa più passar la voglia di comprare è, oltre ai prezzi, l’indisponenza o scarsa collaborazione e partecipazione del personale che trovo dentro un’attività commerciale. Personale che, teoricamente, dovrebbe ritenersi soddisfatto solo una volta compiuta la missione di vendermi qualcosa, non dico saltellarmi intorno come una ninfa, infarloccandomi con mille cometistabene, cometismagrisce, che tanto non ci crederei. Ma neanche deprimermi e/o farmi arrabbiare e/o remarmi contro. Sante le parole di colui che ha detto quando si lavora con il pubblico si tocca con mano la modestia più becera.
Parliamo dei negozi di Bologna e di alcuni dei loro simpaticissimi addetti alle vendite, personaggi dagli sfaccettati caratteri e dagli umori più o meno sempre tendenti al parzialmente nuvoloso con possibilità di peggioramento. Siccome sono acquirente bolognese da sempre e pertanto posso permettermi di dirlo® ho stilato una personale lista che contiene alcuni spunti ed esperienze personali.

La titolare e la commessa in via ....
È vero che vendono oggetti che costano quanto un rene, ma è altrettanto vero che sono e restano un negozio di borse e accessori: per accedere al loro dorato mondo devi farti dare il tiro alla porta. Pessimo esordio, ho pensato, la prima volta che sono entrata per chiedere un particolare portafogli di Hello Kitty. La commessa cino-bolognese mi ha guardato dall’alto del suo albapariettiano sgabello e, smaronatissima, senza neanche fare il gesto di aprire un cassetto, mi ha detto non ce l’ho, ciao. Sconfortata sono uscita con la promessa di non metterci mai più piede dentro, buon proposito che si è vanificato dopo pochi mesi in quanto mi sono ritrovata alla ricerca di qualcos’altro di introvabile, probabilmente sempre di Hello Kitty (ora non ricordo): osservando la situazione dall’esterno ho notato solo la titolare e, pensando che in fondo alla ragazzina poco fregava di vendere, ho malamente supposto che la proprietaria avesse invece obiettivi di business differenti. Mi sono virtualmente turata il naso, ho suonato, mi è stato aperto il caveau ma ho ricevuto il medesimo trattamento: occhiata di sufficienza, tono smaronato, non ce l’ho ciao. In quel negozio, a farci caso, non c’è mai una gran fila.

Quello delle scarpe in Piazzola, 1.
Il titolare o commesso o socio che sia, non ne ho idea, è fatto così: occhialini, capelli grigi un po’ a baschetto, un insieme un po’ spaurito. Anch’esso dotato di sgabello/trespolo, squadra le persone già da quando si avvicinano al banchetto, che le prime volte non ci facevo caso e domandavo il mio solito ce l’ha il quaranta? Ma all’ennesimo infastidito nooooooooo (come dire ma ti pare che io abbia un numero così grande? Vai via te e i tuoi piedacci orrendi!) mi sono rotta i maroni e vado da quello di fianco che non solo le ha più belle ma ha anche il Pagobancomat. Questo esemplare è noto anche come “lo sgodevole”.

Quello delle scarpe in Piazzola, 2.
Il banchetto è quasi di fronte all’altro. È un umarell con un furgoncino microscopico, pochissimi modelli, ancora meno numeri ma con dei fantasiosissimi cartelli (bè, dopotutto di umarell trattasi). Lui non mette i prezzi o quantomeno li mette raramente. Più che altro segnala le sue specifiche richieste alla clientela, tipo provare costa 1€ oppure se avete del tempo da perdere non fatelo qui, e cose così. Roba che una è veramente invogliata all’acquisto, proprio non vede l’ora di dare dei soldi a questo ironico ambulante.

(Tutte e tre) le commesse del negozio di scarpe in via ....
L’atteggiamento è simile a quello dello sgodevole: naso arricciato e sguardo ostile come a dire cosa vuoi qui da noi, come osi anche solo pensare di infilare i tuoi cotechini nei nostri morbidissimi e confortevoli prodotti? Entro durante i saldi e non hanno il mio numero, entro a metà stagione e non hanno il mio numero, entro all’inizio della stagione quando ancora stanno disponendo le scatole sugli scaffali e non hanno il mio numero oppure ce l’hanno ma questo è un modello che calza poco. Te non ti preoccupare e tiramelo giù, ho risposto una volta a una delle tre. L’ho provato, effettivamente calzava poco, ma volevo essere io a decretarlo dopo la prova e non lei a prescindere. Io, quelli che non ti fanno provare la loro merce perché ti han già etichettato che tanto ti starà male, sul serio, gliela comprerei solo per fargli dispetto. Ma non ho così tanti soldi e quindi subisco (quasi sempre) in silenzio.

La venditrice di intimo e calzetti al centro commerciale ....
Negozio che ha già chiuso, mi domando come mai: forse perché, per quanto mi riguarda almeno, non c’è stata una volta che sono entrata che non fosse al cellulare a parlar di fatti suoi mentre si occupava delle mie richieste?

Il maitre del ristorante in via ....
Hai prenotato? Sì. Però sappi che c’è comunque da aspettare.
Hai prenotato? No. (braccia allargate) Ahhhh… io non so proprio come fare con questi…
Non c’è mica nessun problema: esco e vado alla pizzeria di fianco.

Seguono a ruota libera, non verificati personalmente ma suggeriti da amici e parenti: la cassiera del negozio di dischi in via ..., i giornalai del centro commerciale a ..., il cassiere della ex ..., i camerieri di una rinomata pizzeria a San Lazzaro.

Popolo dello spettro, segnalate anche voi i bottegai che vi han fatto del male, ma mi raccomando niente nomi, cognomi e indirizzi... sappiamo che avete sofferto, parliamone. Questo post è terapeutico. Attendiamo trepidanti il vostro auting (o comin aut).
Danildc
postato da: maso_ alle ore 21:44 | Permalink | commenti (110)
categoria:maso
lunedì, 24 settembre 2007


L'AGENZIA MATRIMONIALE SPIEGATA DA ZEFRAM

L'agenzia matrimoniale mi è sempre sembrata una cosa da sfigati, come del resto tante altre, ma quando si hanno 18 anni certi "servizi" sembrano peggio di quello che possono essere realmente.
Una sera passeggiando per Via Rizzoli la nostra attenzione ipertrofica da diciottenni fu attratta da una buchetta della posta rosso fuoco stracolma di lettere.
Mano inserita appena nella voragine PER TUTTE LE ALTRE DESTINAZIONI, mano inserita appena nella voragine PER LA CITTA' e apriamo una delle 500 buste tutte uguali.
Scopriamo che il mittente distratto era una nota agenzia matrimoniale che invitava singols (una volta era sinonimo di sfigato, ora non so...) ad un parti presso il Jolly Hotel, proprio lì dalla stazione, poi non so neanche se si chiamava così, ma fa lo stesso.
"Dai ci andiamo?" propongo io.
"Si" rispondono gli altri presenti annoiati e divertiti come solo i diciottenni sanno essere.
"Quand'è?"
"Sabato prossimo"
"Ok"

Ci accaparrammo alcune buste, togliendo così preziose opportunità ad alcuni singols che mai hanno saputo di quel parti e la settimana dopo andammo alla festa ben pettinati, ben vestiti, profumatini come non mai.
"Benvenuti!" disse una megera incartapecorita dell'organizzazione che ci salutò calorosamente.
Si capiva che non ci conosceva, ma simulò bene.
Del resto, cosa ci facevano dei ragazzi di diciott'anni a una festa del genere?
Non aveva senso.
Però avevamo l'invito e nessuno poteva dire nulla.
Per l'occasione uno di noi si era pure fatto crescere un paio di poco credibili baffi alla sadamussein.
Mangiammo come dei porci tartine, pizzette, krafenini ed involtini.
Bevemmo come solo dei diciottenni ubriachi sanno bere e presto caddero i freni inibitori con le singols che passava il convento, perlopiù zdaure, vedove, donne con stampelle e qualche straniera che non spiccicava una parola di italiano.
La domanda più sensata ce la fece una vecchia che pasteggiava a krafen seduta su un divano a fiori: "Ma cosa ci fate qui voi che siete così giovani?".
"Mah... signora. Le ragazze della nostra età sono così poco serie, così prive di valori e soprattutto per nulla sensibili. Noi cerchiamo donne mature, persone motivate con le quali intraprendere insieme un radioso percorso per i sentieri della vita".
Ci ascoltavano, non si capiva se ci compativano o se credevano alle nostre belle parole, ma mangiavano molto.
Ricordo però che il fotografo uffciale dell'evento capì che a quella festa eravamo degli infiltrati e non centravamo niente, ma nessuno di noi crollò di fronte alle sue domande insinuanti tipo "Ma da quanto tempo siete soci dell'agenzia matrimoniale xxxx?".
Ostentando sicurezza e fiera appartenenza al clebbbb, davamo risposte precise e ricche di dettagli, ma non eravamo credibili.
Del resto avevamo diciott'anni e chi è che è credibile a 18 anni?
Di quella giornata conservo ancora da qualche parte (a casa dei miei?) una foto che ci vede ritratti insieme a una marea di gente di quaranta e passa anni che brindano alzando i calici, foto che ricorda vagamente l'ultimo fotogramma di Sciaining.

Bei tempi (ma anche adesso non è per