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venerdì, 30 novembre 2007

PLAGIO ANTONACCI

L'altro giorno mi arriva una mail dal mio amico ex fuorisede (ora credo in sede) Umberto Palazzo che mi dice che l'ex fuorisede (ora credo in sede) Biagio Antonacci gli ha copiato il video.
Mi manda i link dei video.
Guardo i video.
Beh... un pò si assomigliano.
Direi un bel pò.
Se Umberto fosse un vero modesto tirerebbe su un casino tirando fuori balanzoniane parole modeste tipo: denuncia, querela, copirait, diritti d'autore.
Umberto che è un signore, si limita a mandare una meil che fa così: non che ce ne freghi particolarmente, ma quando qualcuno si espone al ridicolo con tale voluttà è quasi un peccato non accontentarlo (l'uomo si vanta pure di essere l'autore del video.
Lo spettro, che ha molta visibilità, segnala questa modestissima storia di ex fruitori della bolognesità e ne prega massima diffusione, così, che almeno si sappia e poi anche perchè Biagio Antonacci ha fatto soffrire troppo quell'umarell di Gianni Morandi.
L'ho letto su Venity Feir.
Biagio, vargagnet!

* per ottimizzare il confronto, mettere volume a zero e premere plei in entrambi i video. Buona visione.
postato da: maso_ alle ore 00:01 | Permalink | commenti (32)
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giovedì, 29 novembre 2007


UMARELLS VIP

Gli umarells adorano guardare in posizione eretta interminabili partite a carte, poi quando al tavolo c'è il vip di turno il godimento è amplificato.

foto di danildc
postato da: maso_ alle ore 09:30 | Permalink | commenti (21)
categoria:maso
mercoledì, 28 novembre 2007


68 BOLOGNESE

Com’è noto, nel 1968, oltre a uscire 2001 Odissea nello Spazio di Stanley Kubrik, c’è stato il famoso sessantotto e sono usciti dagli uteri materni molti figli del baby boom.
Sembrava la rivoluzione. Peace and love, sesso droga e rock and roll, la classe operaia in paradiso.
Come no.
Ormai siamo quasi nel 2008 e di pace ce n’è poca, vengono multati i cioccolatini fallici e i figli degli operai fanno i precari. Ma c’è stato veramente il sessantotto o è un complotto dei sessantenni al potere ?
E noi che nel famoso sessantotto ci siamo nati ? Noi del 1968 siamo troppo forty, e a parte figli di papà tipo Paolo Maldini, o Masotti che ha fatto un libro sui vecchi, che contributo abbiamo dato ?

Sono nato nel 68.
Sono un sessantottino.
Mentre in Via Zamboni studenti fuori sede modesti se le davano di santa ragione credendo di essere dei gran ribelli, io me ne stavo nella culla a fare il bebibumer.
Poi son passati 40 anni, i ribelli funzionali al sistema hanno devastato la nazione, adesso grazie a loro per tirare avanti bisogna lavorare in due e comunque si fa fatica ad arrivare a fine mese, ma in compenso gli ex sessantottini hanno fatto i soldi e si possono permettere di mantenere figli che lavoreranno sempre peggio e dilapideranno i loro patrimoni.
Altro non so.
Del 68 non me ne importa nulla, lo vedo solo come l'inizio dell'americanizzazione della modesta italietta.
68ini=consumtori.
68ine=consumamucche.
Il 68 rimane Renzo Arbore che si pavoneggiava con i primi blugins, i merdoni di Wudstoc con Jimi Hendrix che muore affogato nel suo vomito e gli studenti che si laureano di defolt senza studiare mettendo le basi della attuale classe dirigente.
Tutto qui.
Altro non so e non lo voglio sapere, per fortuna che c'è il nostro collaboratore spettrale Alessandroid che ha creato un blog apposito su questo sterile argomento: 1968-2008: TROPPO FORTY ! QUARANT’ANNI PER NIENTE. IL MONDO VISTO DA CHI HA FATTO IL 68 IN CULLA.
Un blog per riflettere sulla nostra e sulla loro inettitudine.
Un blog sul ci meritiamo tutto.
Un post noioso.
postato da: maso_ alle ore 00:01 | Permalink | commenti (33)
categoria:maso
martedì, 27 novembre 2007

E VIA LAIKA SIA

Trionfo spettrale ieri in consiglio comunale dove si discuteva se intitolare una via (e perchè no, una piazzetta) al cane modesto Laika, primo essere vivente e morente lanciato nello spazio.
Dopo un bellissimo discorso di Davide Celli che ha parlato pure della nostra accesa discussione sullo spettro, i consiglieri comunali si sono dimostrati molto entusiasti di questa iniziativa, tranne il giornalaio Carella che ha detto che si sarebbe astenuto.
Votazioni.
Suspansssss.
Ed è stato quasi un plebiscito.
E gli ascoltatori della diretta di Radio Città Fujiko hanno applaudito.
Ora, bisognerà solo stabilire dove attaccare la targhetta della nuova via e, nel caso di piazzetta, non sarebbe male che qualche artista locale realizzasse un piccolo monumento del cane incastonato nel cesto della lavatrice spaziale.
postato da: maso_ alle ore 09:43 | Permalink | commenti (17)
categoria:maso
lunedì, 26 novembre 2007


GATTABBESTIA BOLOGNESI

Nella modestia dominante di una società giunta al capolinea, è uso e costume dei bolognesi  riempirsi la casa di uno o più gatti per colmare vuoti incolmabili.
Ma perchè?
Cosa li spinge a fare tutto questo?
E poi quali tragedie si consumano con questi felini infelici (ne è un esempio la triste meil di Bjacob e dei suoi gatti castrati di qualche giorno fa)?
E' normale per i bolognesi farsi in quattro per salvare un gatto dalla sedia elettrica in Iran come però è normale fregarsene se vedono un essere umano agonizzante in Via Marconi vicino a Piazza dei Martiri.
Inspiegabile.
Misteri dei bolognesi e del loro qore.
Ma una volta, ancheper quanto riguarda la questione gatti, non era mica così.
Eh no che non era così!
Si stava meglio quando si stava peggio e poi... Bologna non è mica più quella di una volta, anche felinamente parlando.

Uno dei primi fu Ciopper, anzi Ciopper Fragola, grigerrimo gatto di merda tigrato che stava a casa di Roberto che tutte le volte che andavamo su da lui, sto zavaglio ci soffiava e allora Roberto lo prendeva, gli stringeva la testa e con le nocche gli faceva uno sciampo dolorosissimo.
Ciopper Fragola quando ci vedeva scappava, come scappavano tutti i gatti randagi che popolavano le strade afose bolognesi frequentate da noi cinni randagi.
Una volta incontrammo un gatto spelacchiato, lo inseguimmo per i sotterranei e finimmo in un corridoio senza uscita.
Lui stava lì in un angolo e ci soffiava:Fffffffffffffffffff.
Noi lo ricoprimmo di sputi e lo battezzammo Sputi.
Ogni volta che lo incontravamo dicevamo: "C'è Sputi!" e lo inseguivamo per ricoprirlo di saliva.
Ptù!
Bastardo!
Gatto di merda!
Malnatt!
Poi c'erano i gatti di quella vecchia puzzona indigente detta la gattara che fu trovata morta con tutti i gatti che da settimane si nutrivano del cadavere in putrefazione.
Brutte scene.
Nostro malcostume era catturare i gatti randagi più affabili, metterli sotto ad un cartone raccattato dal bidone del rusco e nutrirlo portandogli del latte in un piattino come ad un carcerato.
Fuori dal cartone scrivevamo il nome e decoravamo la scatola con disegni del prigioniero.
Tripi si chiamava uno dei tanti gatti ostaggi catturati verso la fine degli anni 70.
Una volta Susanna ne liberò uno e dal quel giorno la considerammo una stronza.
L'arrivo della bella stagione veniva scandito dai combattimenti di gatti che lottavano tra di loro per farsi una gatta dietro ad un cespuglio, possibilmente una di quelle gatte benestanti che ogni tanto uscivano di casa a mangiare l'erba e tornavano a casa gravide, tipo la gatta di Chiara, sempre incinta, sempre intenta a sfornare gattini che qualcuno si sentiva in dovere di adottare.
"Se non li prendete li dobbiamo portare al gattile" o ancor peggio "Se non li prendete li dobbiamo uccidere!".
Primi ricatti morali in salsa bolognese.
Ma mica tutte erano come la gatta di Chiara, c'erano gatte più povere senza fissa dimora che partorivano per strada e poteva capitare che noi le aiutassimo ad accudire i gattini che morivano matematicamente nel giro di pochi giorni.
Una volta Giancarlo ne stringeva uno tra le braccia, un gattino pezzato con gli occhi caccolosi ancora chiusi e lo alimentava con un contagocce pieno di latte Granarolo.
miao!
miao!
"E' caldo come un frigo" diceva.
"Ma come? Il frigo è freddo" replicavamo.
"No, ma il frigo nella parte di dietro".
Nonostante le cure del sensibile Giancarlo i gatti morivano lo stesso e ai genitori toccava l'ingrato compito di prendere i gattini e cacciarli nel rusco.
Quando non intervenivano i genitori, c'era chi si improvvisava sacerdote e si seppellivano gattini morti nei giardini senza versare lacrime, ma per il solo gusto di giocare al becchino.
La pleistescion non c'era ancora .
Internet neppure.
L'antitetanica si.
I bambini giocavano per strada.
I pankabbestia non esistevano ancora, i gattabbestia si, ma il progresso li ha estinti.
postato da: maso_ alle ore 09:00 | Permalink | commenti (50)
categoria:maso
domenica, 25 novembre 2007

DIZIONARIO BOLOGNESE ITALIANO
ITALIANO BOLOGNESE


L'etar dè, me e al mi amig Daviddi saggna andè alla Pendragon a ciacarer, pò l'è ariveda la Federica e la ma dètt: "Ve mo què!".
Me e Daviddi avain strabuzzè i ucch e avan dett all'unisono
"Soccia!".
La Federica la s'è messa a reddar e l'è steda cuntainta dla nostra reazian.
Ma rezian ed cosa?
Parchè sta reazian?
Parchè me e Daviddi avain vest par premm dzioneri bulgnais italian e italian bulgnais, un bagaj grand e gross cumpagna a un dizioner dla Zanichelli, mea pugnatt!
Propi un bel lavurir.
Bella Pendragon (cl'è pò al mi editaur dal liber sugli Umarells)


Qualche giorno fa io e il mio amico Daviddi siamo andati alla Pendragon per un incontro, poi è arrivata Federica e mi ha detto "Guarda che cosa ho qui!"
Io e Daviddi abbiamo spalancato gli occhi e con enorme stupore abbiamo esclamato all'unisono "Soccia!"
Federica si è messa a ridere e ha gradito molto la nostra reazione spontanea.
Ma reazione di cosa?
Perchè una reazione del genere?
Perchè io e Daviddi abbiamo visto in anteprima il Dizionario Bolognese- Italiano e Italiano-Bolognese, un librone enorme tipo il dizionario Zanichelli, mica pizza e fichi!
Veramente un ottimo lavoro.
Complimenti a Pendragon (che è anche l'editore del mio libro Umarells)
postato da: maso_ alle ore 08:00 | Permalink | commenti (23)
categoria:maso
sabato, 24 novembre 2007
MONDINE 2.0

Lo spettro adora segnalare zente di Bologna e provincia che fa un uso massiccio della rete per promuovere le proprie attività e ci tiene a segnalarvi i siti glocali più interessanti.
Su umarells avevo fatto un accenno alle mondine di Bentivoglio, ma oggi voglio segnalarvi il loro sito ufficiale: http://www.vecchioson.net/mondinedibentivoglio.
La rete poi è piena di video delle Mondine che grazie al ueb spopolano nelle tivu on lain e nei video di Iutiub.
Non paghe ti tutto questo bendidio 2.0, non potevano mancare le mondine su Myspace dove c'è l'emmepitre modesto di noi partigiani bolognesi.
So di avervi aperto un nuovo mondo, so che alcune di voi vorrebbero cantare nel coro delle mondine contemporanee.
Tranquile!
Le mondine di Bentivoglio fanno anche i corsi di canto urlato a risposta al Vecchio Son di Bologna.
Ora alcuni vorranno sapere perchè ho fatto questo post e con quante tonnellate di riso sono stato ricompensato, ma purtroppo niente di tutto ciò.
Non conosco le mondine, ma mi hanno detto che sono delle gran gricce.
Ho scritto questo post solo perchè mi è arrivata una meil del giovane umarell Michele.

Caro Spettro,
scrivo per segnalarti un'iniziativa che si terrà in territorio casalecchiese la sera del 24 novembre.
Si tratta di un concerto organizzato dall'Anpi della zona dove si esibiranno le zdaure del coro delle mondine di Bentivoglio e i regaz del gruppo folk dei Drunk Butchers.
Come vedi si tratta di artisti di ottimo livello.
E' da tempo che qui a Casalàcc si tenta di unire gli umarells partigiani con i bamboz locali su un un terreno che li può accumunare: quello dei valori della Resistenza.
Grazie per l'attenzione
ora e sempre zùven !!!
michele

Tutto qui.
W le mondine 2.0 grandi esperte di comunicazione!
postato da: maso_ alle ore 00:01 | Permalink | commenti (19)
categoria:maso
venerdì, 23 novembre 2007

DSCN4115

AEIOUY COSTUME E SOCIETA'

Ieri la prode Danildc mi manda una mail procurandomi il nome della società di comunicazione che curava l'evento della Diesel all'ex Gam. La nostra mi suggerisce di dire che sono una giornalista. E dove scriverei? E lei mi dice "Sullo Spettro della Bolognesità". Io che di faccia come il culo non ho neanche un po', me ne procuro la giusta dose per telefonare e chiedere un accredito stampa. Speigo all'agenzia che scrivo per lo Spettro, un blog molto conosciuto in città. Loro mi dicono che devo telefonare all'addetta stampa che avrebbe vagliato la mia presenza. L'addetta stampa mi dà l'ok, anche se ammetto candidamente che volevo andare alla festa, ma l'ho convinta probabilmente quando le ho detto "Sa, scrivo per lo Spettro della Bolognesità e nella fattispecie mi occupo di Costume e Società". Mi tremava la voce perchè mi sembrava di rubare ma cribbio! Mica ho detto una bugia, mi son detta. Scrivo mail a pincopalla che mi rispone e mi dice di andare a prendere biglietto.
Durante il pomeriggio coordino il recupero dei biglietti per non far scontento nessuno e e ci prepariamo per la sera. Chiamiamo il taxi, una Multipla che contenesse 4 donne e 1 uomo. Il taxista fa un po' il simpaticone con l'unico uomo, dicendo che lui ancora, a più di 50 anni, mordeva ancora, e si comincia a parlare di tango argentino, di come lui andasse a balare da zovane e ci sembrava di parlare con Gigi e Andrea contenuti in un corpo solo. Quand'ecco la domanda "Chi è che mette ordine in questo mondo?" e lì si continua un po' in gag e lui comincia con una filippica su Dio, su noi che siamo sue creature, che l'uomo Dio lo fa libero, Stalin e Hitler hanno commesso loro uno sbaglio, in un tentativo, che mai sarebbe andato a buon fine, di evangelizzarci, propio la sera che andavamo da Boy George. Intanto mi prende un'ansia pazzesca che frequentare i viados di via Stalingrado sarebbe stato più vicino alle mie corde. Gli raccontiamo che eravamo una giornalsita, una dj di musica tango ed un regista che giravamo le feste perchè noi presenziamo e basta, noi non baliamo. Sgomito la Smellissa, sussurrando "La prossima volta racconta che sono una scrittrice, per favore". Prendiam su la Danildc. Il taxista le chiede "Chi è che mette ordine in questo mondo?" e lei, prontamente risponde "O mia madre o la donna delle pulizie". Finalmente il taxi approda alla festa fluo. La door selection non è stata così fiscale e quindi siamo entrati in 5 con due biglietti. Andiamo al piano superiore, una bolgia infernale. Gente di tutti i tipi. Noi 4 donne facciamo un giro e vediamo un cartello INGRESSO VIP e subito scatta la cuiriosità e un pensiero comune ci balena DOBBIAMO ENTRARE. La Danildc va lì e dice che vorremmo entrare, noi dietro come le 3 Grazie attendiamo l'esito della questua. Lei va lì con la solita parola d'ordine "Siamo dello Spettro della Bolognesità". Il povero bodyguard tenta di drle che non ne valeva la pena, che era un recinto, che la musica era la stessa e la pista pure. E noi, malfidate abbiamo pensato che non ci volessero. Giriamo l'angolo e capiamo che la pista era unica e che veramente la zona vip era un recinto all'interno della pista stessa e che non c'era alcun privè e quindi incassiamo 'sta figura da ragazze di campagna, avranno pensato che avevamo parcheggiato il trattore in Piazza Costituzione. Entriamo nel vivo della festa. Tutto era a scrocco, guardaroba, beverage di ogni tipo, anche se le DF avrebbero tirato fuori il portafoglio alla richiesta di una miserrima Coca Cola. Arrivano i vip nel recinto: Cesare Cremonini imbolsito, Ballo senza rasta che sembra una lucertola, la Capotondi carina ma annoiata, Maraniello con l'aria contenta di stare nel recinto. Fuori dal recinto razzolavano, insieme a tutta la froceria bolognese, la sempreverde Eva Robin's, l'immarcescibile Bonaga e la Capua incinta che, seduta sotto la consolle, semprava una paperona, con una bella faccia da mamma. Urla e strepitii anticipano l'ingresso trionfale di Boy George che, da subito, si mostra incline a dispensare saluti, sorrisi e sguardi da matto, per quello che gli era possibile con la telecamera e il fiato di Red Ronnie sul collo. Il nostro mette dei pezzi ballabili, illuminato a giorno dai flash di tutte le macchine fotografiche presenti. Si balla un po' finchè l'orologio non ci ricorda che noi, il giorno dopo, avremmo tristemente lavorato che tanto non ci sarebbe andata fatta bene come a quella granculo di Cenerentola perchè o c'erano vecchi babbioni Peter Pan ubriachi marci o froci o fighetti metrosexual un po' 'ndo cojo cojo. Abbiamo chiamato la nostra zucca e alle due, con il mal di piedi, ci siamo  ritirate tra le braccia del Fido Morfeo.

postato da: aaeeiioouuyy alle ore 13:51 | Permalink | commenti (24)
categoria:aeiouy
giovedì, 22 novembre 2007


FUMARE SUI GRADINI DI SAN PETRONIO

Fumare è una cazzata, fa male, dà fastidio al prossimo ed è dispendioso.
Di solito chi fuma è intollerante nei confronti di chi non fuma e viceversa, il chè scatena una guerra tra poveretti irrispettosi l'uno dell'altro.
La guerra tra chi fuma e chi non fuma è simbolica dell'intolleranza che alberga in ognuno di noi nei confronti di qualcuno/quacosa e a proposito di intolleranza, pubblico una mail ricevuta dal celebre e modestissimo blogger controllore dell'autobus dalla quale mi dissocio totalmente.
Ah, mi disoociio anche da Nitro Nitti.
Sono bolognese e posso permettermi di farlo.

Ciao Maso, ieri sono passato da Piazza Maggiore e c'è una cosa che mi fa girare i maroni da un paio di anni, perchè non mi posso più fumare una paglia in polleggio sui gradini di San Petronio?
Ci hanno privato di un simbolo della città, per un cazzo di quadro di Maometto che tra l'altro e stato rifatto e strafatto, e allora mi faccio delle domande, per quanto tempo andra avanti questa blindatura? Potrò mai risedermi sui gradini e soprattutto ha un senso tutto questo??
Ci vorrebbe un iniziativa popolare per riprenderci i gradini di San Petronio ed ho pensato subito a te che hai contatti un po' ovunque e visibilità, dovremmo marciare sulla piazza e togliere le inferiate che ci proibiscono di goderci quella che per me è la piu bella piazza del mondo!

SAN PETRONIO LIBERA
Kingfreak
postato da: maso_ alle ore 10:16 | Permalink | commenti (44)
categoria:maso
mercoledì, 21 novembre 2007

IS IT A BOY?
STORIE DI GIOVANI SESSANTENNI

E anche stavolta Cofferati ne ha fatta una delle sue e per far nascere il figlio Edoardo, ha fatto partorire la sua compagna a Genova e non nell'eccellenza degli ospedali di Bologna.
Episodio gravissimo, oscurato abilmente dal caso Cioccosciò.
Visto che in questa città sta prendendo sempre più piede una nuova forma di neomoralismo democratico petroniamo, lo spettro si fa avvolgere pure lui da questo sentimento e si domanda per quale motivo una persona debba riprodursi a quell'età (con l'aggravante del non a Bologna, pur avendone l'opportunità).
No, certe domande non si fanno.
Non sta bene.
"Si vabè, la moglie è più giovane, ma lui è vecchio" dice quello.
"Ma no, non è vecchio, ha quasi 60 anni" arriva l'altro.
Appunto.
Anche se non si può dire a 60 anni si è vecchi, come era vecchio l'amico della mia collega che è morto la settimana scorsa e lei stupita diceva "...aveva solo 63 anni", come se fosse inconcepibile morire a quell'età.
Modestissima, come modesta è la generazione dei sessantottini finti rivoluzionari funzionali al sistema (alla quale il sindaco apparteneva) che nel 2007 collettivamente si rifiutano di invecchiare ritenendosi ancora giovani e nelle apper class riproducendosi più di chi giovane lo è veramente.
Di fronte ad una trentenne che chiede anche solo semplicemente "ci mettiamo insieme?" saranno ben pochi i sessantenni avranno il coraggio di dire "No".
Peccato.
Molto meglio far finta di aver ancora chissà quanti anni da vivere.
Il tempo conta.
Nonostante tutto, benvenuto Edoardo!
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martedì, 20 novembre 2007

LA VITA COME VIAGGIO AZIENDALE

A vedere sto film documentario della modestia 100% ti si accartoccia lo stomaco e ti viene spontanea la domanda: perchè?
Prima di farci altre domande, apriamo una parentesi modestissima.

VIAGGI PREMIO O VIAGGI INCENTIVE.
Si tratta di viaggi-premio organizzati dalle grandi aziende, quasi sempre in terre esotiche, per gruppi di 50/80 venditori che durano solitamente 9 giorni e 7 notti. Ogni anno circa il 65 – 70% della forza vendita si aggiudica il viaggio raggiungendo le quote annuali richieste.
Vengono soddisfatte tutte le necessità dei partecipanti: sistemazione in hotel a 5 stelle, spettacoli turistici famosi, cibo locale e folklore, tour guidati e trasporti confortevoli.
I viaggi premio hanno l’obiettivo di coinvolgere il personale di un’azienda.
È un modo per suscitare una motivazione capace di incidere realmente sulle prestazioni del personale: infatti, l'esperienza vissuta genera una serie di ricordi così intensi da riempire i dialoghi di tutto un anno, crea amicizie e senso di appartenenza, tutte cose che non si otterrebbero con la vincita di un oggetto, per quanto bello e costoso.
Il viaggio incentive include: l’abbronzatura, il mare, le guide, le escursioni, i cibi esotici, i regali


Chiusa la parentesi modestissima, continuiamo a farci del male.
Perchè i venditori umarells Silvano Bignozzi e Lino Toselli hanno lavorato per la stessa ditta per 30 anni vendendo grappa, spumante, e camomilla ai bar e ristoranti della zona e solo ora si rendono conto della modestia che li ha posseduti per tutto questo tempo (l'età di Mello n.d.r.)?
Perchè Silvano Bignozzi e Lino Toselli erano così bravi nel loro lavoro da riuscire a vincere 25 viaggi premio (tutti offerti dalla ditta per cui lavoravano) negli angoli più esotici del pianeta?
Ancora adesso non so spiegarmelo, ma so che stasera sarò al Civico 32 (Via Nazario Sauro 24/a ore 21.00) a vedere il film e a discutere con loro e con il regista Paolo Muran che li ha seguiti nel loro ultimo modestissimo viaggio a Cuba.
Siete tutti invitati!
Scopriremo come questi due umarells abbiano viaggiato il mondo a mò di polli in batteria e condivideremo con loro la gioia del poter dire addio ai viaggi organizzati per concedersi una vacanza per conto loro a zonzo per l’isola di Cuba.
Un film sulla globalizzazione, dicono loro.
Un film sulla modestia, dico io.
Un film sul bastone modesto e la carota modestissima.
Un film sul ci meritiamo tutto.
Un film su ha ragione Bin Laden.
Un film su come è facile trovarsi velocemente vecchi e benestanti per poi all'improvviso guardarsi indietro e domandarsi: ma ne valeva la pena?
Ne LA VITA COME VIAGGIO AZIENDALE, pare che Bignozzi e Toselli se lo chiedano.
A stasera.
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lunedì, 19 novembre 2007

Nella foto: domenica mattina, PL e Maso parlano di invidia in chat


TRAGICHE SCOPERTE
Ovvero: l'uomo è un essere orrendo, anche a Bologna


Una normale giornata di lavoro. Sveglia alle 7 meno dieci, bacio all’agente K e (se c’è) a Babu, motorino fino alla stazione, treno fino a Padova, mezz’ora di attesa, due ore di lezione, a piedi fino in ufficio, pomeriggio tra ricevimenti e colleghi spaccamaroni, a piedi fino in stazione, treno fino a Bologna, motorino fino a casa, bacio all’agente K e (se c’è) a Babu, prepariamo la cena, mangiamo, laviamo i denti, a letto (se c’è) Babu.

Ecco. A questo punto mi stravacco sul divano.

Accendo la TV. Ilaria D’Amico discute di pensioni e welfare. Tra un Bonanni e un giornalista, chi mi spunta? Federico Mello. Ma vé, dico, c’è Mello in TV. Qualche sera dopo, stravacco sul divano. Accendo la TV. All’Infedele Gad Lerner parla di giovani e fa una domanda a Federico Mello. Ma vé, dico, anche oggi Mello in TV. L’agente K mi guarda sorniona: “Che c’è tesoro, non sei contento che il tuo amico Mello sia sempre in TV?”.

“Ah certo, sono contento. Comunque, con la Mondadori dietro ci sarà qualcuno che gli organizza tutti questi appuntamenti promozionali… L’altro giorno era addirittura in Radio a discutere con Enrico Letta e Roberto Maroni. Che poi a me Letta non è mai piaciuto”. L’agente K: “Ma non è che sei un po’… invidioso?”.

La domanda – e la possibile risposta – mi piomba addosso come un SUV lasciato cadere da una gru. Ma come? Come posso essere invidioso di Mello? È stato bravo, no? Ha azzeccato il libro, no? Ha avuto anche un po’ di culo, ma è stato bravo a sfruttarlo e poi, a chi non fa piacere un po’ di culo nella vita? Ma poi, quanto avrà venduto? Starà diventando ricco? Ben per lui, no? I libri che scrivo io tanto non li legge nessuno, e poi non avrei mai voglia di scrivere un libro come L’Italia spiegata a mio nonno. Sono un accademico serio io, non scrivo saggi rap. Mica per dire che sia brutto, eh. Ma io sono più del tipo topo-da-biblioteca, scrivo cose molto precise e documentate. No, no, non per dire che L’Italia spiegata a mio nonno non sia documentato, anzi. Però, insomma, dai lo sai anche tu, un lavoro accademico ha altri criteri. Sì, sì lo so che anch’io faccio attività più leggere. Ma che c’entra. No, no, Mello è stato bravo. Oddio, certo che è un bel salto da Maurizio in via Guerrazzi a Gad Lerner, ma insomma… Pecato un po’ per quell’accento terrone, ma mi immagino che per il personaggio sia anche adeguato, no? Un veneto faceva meno impressione. Secondo te è dimagrito? No perché mi sembra che lo abbiano fatto dimagrire… sai la Mondadori è potentissima… che poi è di Berlusconi, la Mondadori. No, no, non sono invidioso. Solo che faccio un altro lavoro, dai, tutto qui. Dai, andiamo a letto, non guardarmi così.

Sveglia alle 7 meno dieci, bacio all’agente K e (se c’è) a Babu, motorino fino alla stazione, treno fino a Padova, mezz’ora di attesa, due ore di lezione, a piedi fino in ufficio, pomeriggio tra ricevimenti e colleghi spaccamaroni, a piedi fino in stazione, treno fino a Bologna, motorino fino a casa, bacio all’agente K e (se c’è) a Babu, prepariamo la cena, mangiamo, laviamo i denti, a letto (se c’è) Babu. Mi stravacco sul divano e accendo la TV. Per essere sicuro al 100% metto su MTV. Stasera c’è un programma che si chiama I wanna be made.

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domenica, 18 novembre 2007


CIOCCO SIFFREDI

"Ehm.. buongiorno" - visibilmente imbarazzato.
"Buongiorno"
"E' lei la signora Cristina Merlin?"
"Si sono io"
""Ecco...io vorrei... qei cosini...eh..." - suda.
"Ah, i cazzettini di cioccolata Ciocco Siffredi"
"Ehm... si" - sollievo.
"Quanti ne vuole?"
"Me ne dia due... anzi no, tre"
Rumore di cartoccio e di incartocciamento.
"Ehi voi cosa fate? Malnatt!" - voce fuori campo.
Poi tira fuori un tesserino.
Poi si qualifica che è un vigile urbano mimetizzato da pralina
Poi fa una multa.
Ancora un'altra multa.
Non c'è pace nello stend della zdaura Merlin rea di aver esposto dei cioccolatini fallici, cazziata e multata ripetutamente perchè l'assessore Maria Cristina Santandrea è stata subissata di lettere da mamme e bambini che le chiedevano di intervenire.
Povere mamme che alla domanda del cinno scurzone in progress non sanno rispondere senza pudore e utilizzare un pò di sana hyronja.
"Mamma cos'è quello?"
"E' un pistolino"
"Un pistolino?"
"Si, come quello che hai tu e papà!"
hahahahahahahahaha - rumore di mamma e bambino che ridono insieme.
Scatta la complicità
"Ne mangiamo uno mamma?"
"Si... mangiamoci un pistolino"
hahahahahahahaha.
Poi tornavano a casa da quel modesto del papà che si è perso un bellissimo momento di condivisione perchè doveva guardare Scai o ancor peggio doveva lavorare e gli dicevano "Oh papà, sai cosa abbiamo mangiato?"
"No, cosa avete mangiato?"
"Un pistolino!!!!!!!!!!!!!"
hahahahahaahahahah.
Fine.
Bona lè.
Fine di tutta la malizia e di tutta la polemica, troppo semplice lo so, ma la modestia e il vedere del torbido sempre va molto di moda in questa città molto più simile a Rignano Flaminio che a Stoccolma e possiamo farci ben poco se non scrivere un post evitabile come questo.
Altre alternative non ne vedo se non abolire iniziative modeste ed offensive all'intelletto come il Cioccosciò.
Perchè offensive?
La gente lavora tutta la settimana e quei 2 giorni di VITA che gli rimangono da inventarsi come gli pare (il tempo libero del uichend) non vanno certo sprecati ad accalcarsi presso modestissimi stend per osservare da vicino pezzi di cioccolato venduti a prezzi gonfiati.
O forse no, forse mi sto sbagliando come spesso mi capita, ma continuo a rimanere dell'idea che ci meritiamo tutto, polemica del Cioccoshow e modeste reazioni comprese.
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sabato, 17 novembre 2007


SARANNO UMARELLS


Come detto più volte, lo spettro della bolognesità è enterteinment per impiegati, una piazza virtuale neanche poi così vituale ed un crocevia per borderlain petroniani.
Uno dei pregi di questo blog è che nel suo piccolo ogni giorno contribuisce all'abbassamento del PIL danneggiando aziende pubbliche e private e rivelando una volta per tutte che gran parte dei frequentatori di questo sito (tra le 700 e le 800 persone al giorno) invece di lavorare perde il proprio tempo a leggere e commentare i discutibili punti di vista per le masse proposti dai membri della redasione.
Analizzando gli orari di maggior traffico del sito, si nota che i picchi di accesso si hanno tra le 9 e le 18 (gli accessi scendono in pausa pranzo)  per poi franare dalle 19 in poi.
Del resto, chi è che alla sera dopo una giornata di "lavoro" ha voglia di discutere del CIVIS, di Cofferati, del degrado, dell'ATC o di Via Laika cane modesto?
La zente nel poco tempo libero che gli rimane vuole solo svagarsi e di quello che viene scritto sullo spettro non gliene frega più niente, ma c'è un grande tassello che manca in questa modestissima analisi del pubblico spettrale.
Quanti anni hanno i lettori dello spettro?
Non lo sappiamo di preciso, ma leggendo i commenti dai toni umarellistici del nostro pubblico di scaldasedie retribuiti, supponiamo che il grosso di loro abbia un età che oscilla tra i 30 ei 45 anni.
E' una supposizione.
Sarà vero?
Non lo so.... scopriamolo con un sondaggio perchè di parlare del Cioccosciò anche quest'anno non ne abbiamo proprio voglia.
Buon uichend e rispondete tutti alla domanda, il voto è modestamente segreto e il risultato del sondaggio ci aiuterà a scrivere post sempre più VOI orientid.

o modesto lettore dello spettro, ma quanti anni hai?
da 0 a 20
da 21 a 25
da 26 a 30
da 31 a 35
da 36 a 40
da 41 a 45
da 46 a 50
da 51 a 60
oltre 61
  
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venerdì, 16 novembre 2007
Commessa frustrata
COMMESSA FRUSTRATA

Le commesse bolognesi, si sa, non è che godano di ottima fama per la loro simpatia. Mi ricordo che quando arrivai a Bologna, con le mie poche cose chiuse in un fazzoletto appeso ad un bastone, quando parlavo solo la lingua della mia terra, rimasi scioccata dalla sgodevolezza degli esercenti bolognesi. Non che dalle mie parti siano più simpatici o accoglienti, ma qua sembrava proprio facessi un dispetto a varcare la soglia di un negozio. Io, che nelle cuffiette del walkman, ascoltavo le parole di Luca Carboni, dalla Maruconia mi immaginavo ragazze bellissime e piene di vita, sorridenti come i bolognesi sono agli occhi del resto d'Italia, e mi ritrovavo, invece, fighettine con capelli alla moda che pianificavano serate al Matis e al BBC. Chiedere un'informazione, un prezzo, un consiglio, era turbare il loro protratto stato di fancazzismo "a mezza giornata" e, data anche la scarsità di mezzi di cui disponevo, in epoche antidiluviane pre-low cost, evitavo i negozi preferendo le bancarelle della Piazzola.
Ma se le commesse sono frustrate, pare che la colpa sia dei clienti, come ci dice C.F., autrice del testo di cui Maso ha già parlato sullo Spettro.
Stasera alla Libreria Trame, dalle 19.45 in poi, l'attrice Licia Navarrini leggerà passi di Commessa frustrata, a discolpa delle tanto vituperate commesse del centro. La selezione musicale on air sarà curata nientepopodimeno che dalle tre Menadi dello shopping compulsivo bolognese di The Shopping Crew.

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giovedì, 15 novembre 2007


VIA LAIKA

Nel 2004 il mio caro amico Davide Celli, compagno di mille serate assurde denominate in codice UAI SENDS, è stato eletto consigliere comunale e nella cornice di cà la ghironda abbiamo festeggiato il lieto evento in compagnia di cani, gatti, cinni scurzoni e esseri umani di varie taglie.
La settimana scorsa ho saputo che Davidone in consiglio comunale ha  presentato un ordine del giorno per chiedere che venga intitolata una via a Laika, la cagnetta inviata in orbita ocme esperimento di essere vivente nello spazio, martire cinofilo e cinefilo.
"Se un uomo ha conquistato l'america, un cane ha conquistato lo spazio!" ha sentenziato in aula.
Applausi scroscianti
Bau bau.
Cai cai.
La cagnetta è un simbolo dell'animalismo anche perchè la sua fu una missione suicida, non essendo previsto ritorno, ma solo un telecontrollo dei suoi parametri vitali walter.
La proposta di Celli è stata ammessa alla discussione con il solo voto contrario dei gattari Alberto Vannini che ha modestamente sentenziato "Parliamo di cose serie" e inespettatamente da Silvia Noè che come cognome prometteva bene.
"Mi interessano più le persone che gli animali" - modestissima!
Lo spettro applaude l'iniziativa di Davidone e per accontentare tutti chiede che venga al più presto intitolata una via a MIO e MAO, indimenticati bambocci di plastilina, simbolo della modesta generazione di umarells in divenire che io stesso rappresento.
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mercoledì, 14 novembre 2007


CIV & CIVIS

Passeggiata per San Lazzaro di Savena, una mattina con il sole.
Tutto è a posto, perfetto, preciso.
Gli umarells cazzeggiano nella piazza quadrata e parlano, parlano, parlano.
Sulla panchina un cinno e una cinna si scambiano effusioni fughinare.
Una zdaura trascina il suo carrello e guarda il monumento alla memoria dei partigiani.
L'edicola pullula di bella zente in fila per acquistare Guida TV.
Passeggio sotto ai portici moderni della Via Emilia e la mia attenzione è catturata dalle vetrine dei negozi, un cartello NO AL CIVIS è esposto da 9 commercianti su 10.
Leggo.
Scopro che i commercianti di San Lazzaro non vogliono sto CIVIS perchè riduce i parcheggi, crea disagi alla viabilità, intasa le strade riducendo le carreggiate, fa spendere troppi soldi al comune di San Lazzaro, ci vuole troppo tempo a finire i lavori e i tempi di lavoro sono male organizzati.
Fico!
Di fronte a tutto questo modesto consenso contro il CIVIS sento che sto CIVIS mi sta già simpatico.
Più in là altre motivazioni animate da modestia stantia: il CIVIS è ingombrante, congestionerà starde già intasate tipo via murri, via mazzini, via leandro alberti, viale felsina, via mengoli e il CIVIS è troppo largo, troppo pesante, fa danni ai monumenti, fa rumore, vibra.
Il volantino bis chiude con una frase ad effetto UN ALTRO COLPO CHE BOLOGNA NON PUO' SOPPORTARE.
Mi interrogo sui recenti duri colpi mal sopportati da Bologna e non me ne viene in mente uno.
Passeggio e mentre torno a Bologna dove invece la zente vuole la metropolitana penso "Fico sto Civis che fa incazzare tutta sta gente... averne di CIVIS ".
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martedì, 13 novembre 2007


MOTORI: LA NUOVA MONSTER

A parte una modesta parentesi futbolamericaniana bolognese e a parte qualche modesto evento sportivo nazionalpopolare, dello sport praticato e vinto/perso da altri non mi sono mai particolarmente interessato.
E' un mio limite.
Però non posso certo mettere la testa sotto la sabbia ed ignorare il fenomeno Ducati, raro fenomeno di bolognesità conosciuta in tutto il mondo, più dell'Università che non se la fila nessuno.
In occasione della festa della Ducati ai primi di dicembre avrei voluto scrivere qualcosa, ma l'unica volta in cui ho scritto in termini modestissimi di moto e motociclisti è stato quando ho parlato del Belloccio e sinceramente non saprei cosa dire e come entusiasmarmi.
Per fortuna è venuto in mio aiuto il nuovo modestissimo collaboratore spettrale sca1.
Buona lettura.
Entusiasmo!!!!!

Bologna, incredibile a dirsi da queste parti, non è solo la città del degrado, dell'intolleranza culturale e dello scontento verso le autorità politiche cittadine.
Ad alimentare ciò che definirei senza mezzi termini, un sano campanilismo di controtendenza, non ci sono solo i tortellini, le lasagne, le due torri, piazza maggiore, l'università, il laboratorio nazionale della politica, gli asini nido che funzionano e il traffico durante l'ora di punta che ci fa sentire tutti uniti.
No, queste belle cose che ci regalano un meritato lustro nazionale, e non solo, non sono abbastanza per completare la nostra connotazione identitaria su scala mondiale.
Manca qualcosa.
Occorre gettare il cuore oltre l'ostacolo, ovvero oltre la frontiera che ci divide dal resto del mondo.
Esiste un oggetto che ci connota più di tanti altri. Un oggettino che, nel mondo, è conosciuto e ci fa conoscere forse più dei tortellini, più delle lasagne, più delle due torri... [ripassatevi la lista sopra].
Quell'oggetto era nato per caso nei primi anni 90, decostruendone un altro simile e modificandolo quasi per scherzo, fino a generare un qualcosa di diverso, di provocatorio, di unico.
Quasi un mostro.
Un instant classic d'antologia.
In breve tempo, da mezzo di locomozione voluttuario diventava fenomeno di costume di massa, non solo per giovani, carini, disoccupati, ma sboroni e con la carta di credito del papi.
Alla vigilia di un passo epocale scrivo queste parole, per esaltare forse l'ultima mistificazione merceologica dalla quale desidero farmi abbindolare.
Si, perché dopo 15 anni, il Monster, come l'abbiamo sempre visto e cavalcato, inizierà lentamente a lasciare il passo ad una nuova versione, che per molti rappresenta la fine di un successo che avrebbero voluto vedere sempre uguale a se stesso, sempre inossidabile e granitico contro il tempo e tutte le sfide commerciali della concorrenza.
Le leggi di mercato sono quelle che sono, e forse una certa aura di mistificazione risulta meno vendibile che non l'oggetto emozionale connotato dal fattore novità.
Può essere.
Comunque, a modo loro, i monsteristi sanno bene come rinnovare nel tempo loro mito personale.
Non a caso sono disponibili, in un ventaglio pseudosterminato di scelta, una serie di accessori aftermarket, originali e non, con cui costruire un oggetto che, nelle sue innumerevoli variabili, risulta qualcosa di potenzialmente inedito per la creatività di ogni individuo che si cimenta nella realizzazione della propria special.
Il processo identitario che emerge è di assoluta evidenza e rilevanza.
Senza poi annoverare le immancabili schermaglie tra i Ducatisti e gli amanti delle moto giapponesi.
Eterni rivali di sempre, con gli onnipresenti confronti verbali a suon di improbabili sboronate, mentre si sorseggia una bibita seduti ai tavolini dei bar in perfetta tenuta da pista.
I motociclisti sono così, inutile aspettarsi di più.
Certamente anche per questa ragione, Bologna, sarà la cornice della grande Festa Ducati che si terrà nei giorni 1 e 2 Dicembre e che catalizzerà il centro cittadino, oltre che per festeggiare il risultato di quest'anno in MotoGP.
Per chi ha sempre desiderato possedere la versione classica della motoretta in oggetto sappia che, per tutto il 2008, sarà ancora nei Ducati Store con la consueta cattiveria ed eleganza, affiancato inizialmente da quello che ne prenderà il posto.
D'altra parte, il Monster, è così. Grandi amori, grandi odi. L'indifferenza non gli si addice.

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lunedì, 12 novembre 2007


DONNE: LAURA ESPOSTO

A Laura Esposto la modestia di Casteldebole le è sempre stata stretta.
Sai che due maroni tutti i giorni prendere la linea azzura e andare al Righi a studiare le solite modeste cose che alla fine abbiamo studiato tutti e adesso ce la tiriamo con la parola cultura.
Sai che palle poi fare l'Università a Bologna, finirla col massio dei voti, trovare un mestieruccio in un aziendina con quattro gatti, con mansioni modeste autoconvincendosi di essere una donna in carriera e magari un giorno cambiare lavoro e andare alla Gidì, alla Ducati o perchè no all'Alcisa.
Sai che palle una volta entrati nel fantastico mondo del lavoro stabile chiedere un pò di soldi a mamma e papà, accendere un fantastico mutuo trentennale tasso variabile ma con uno spreddd vantaggiosissimo, smollare il fidanzatino con il quale si andava a vedere il Bologna fingendo di divertirsi finalmente  vivere da sola con un gatto di merda da far castrare prima o poi.
No, a Laura tutta questa modestia meid in BO proprio non le andava giù e allora, fanculo la balotta delle amiche del venerdì sera che son poi sempre le stesse amiche dal primo vagito alla vecchiaia, fanculo il kinki, l'aperitivo, le vasche in via indipendenza che non è più bella come una volta e fanculo, col-pa-di-cof-fe-ra-ti, il degrado, gli affitti, i fuorisede e il presepe di Wolfango.
Laura fa fagotto e va mica tanto in là, va a MILANO.
Calendarietto per Max (89-63-92 altezza1.77 ), la collaborazione con Milan Channel e dall’inzio del campionato la conduzione di Football italiano, trasmissione sportiva che va in onda su Channel Five nel Regno Unito. Laura attualmente vive tre giorni della settimana a Londra e il resto a Milano dove continua a lavorare con Milan Channel il canale che l'ha lanciata.
Sono bolognese e posso permettermi di dirlo: incredibile!
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categoria:maso
domenica, 11 novembre 2007


BUSSATA  E BUSOTTO

E anche ieri un paio di modesti della tipologia vaiolenz  hanno bussato un modesto autista dell'autobus in zona Barca.
Ancora una volta l'
ATC e il suo esercito di modesti lavoratori è protagonista delle cronache cittadine.
Poveretti.
Lo spettro solidarizza con loro ricordando i bei tempi in cui a Bologna era l'autista a menare i passeggeri e mai viceversa.
Ze pauer ov ze divisa.
Ze pauer ov Luisa.
Il mondo gira veloce, le cose cambiano e non sempre in meglio, pazienza ci vuole.
Coraggio, raccogliete l'altro pò di pazienza che vi rimane e leggete sto post di zefram che da bolognese anomalo si serve quotidianamente dei mezzi pubblici (autobus e taxi) e può permettersi di scriverlo.

Ieri ero sul mega bus snodabile 13,mentre stavo assistendo ad una simpatica discussione tra due simpaticissime tramviere, una in maternità e l'altra, appena tornata al lavoro dalla maternità, i miei occhi miopi hanno intravisto una targhetta in alto,sopra al posto di guida, che in una città dialettale come la nostra Bulagna deve far riflettere.Certo gli ideatori di questa tipologia di Bus,non lo avrebbero mai immaginato che un giorno un giullare come me avrebbe parlato del Busotto(in realtà la pronuncia sarebbe Bassotto) , si la targa recitava,con tutte le altre categorie tecniche , Busotto .. Tutti i giorni migliaia di persone,gay ,lesbiche,Tansessuali,Normosessuali , normodotati,credenti e miscredenti vanno e cavalcano un autobus un po busone, un po Otto Krapfen ...
Ci mancherebbe altro
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categoria:zefram
sabato, 10 novembre 2007

ME DJ[1]

Musica da Weekend... e non solo

Ho come l'impressione che ultimamente a Bologna le cose da fare non manchino. E più cose da fare ci sono e più io me le perdo, non so perchè accada, ma il numero degli eventio da me persi è direttamente proporzionale al numero di eventi messi in agenda.
Innanzitutto, mi perderò le iniziative della settimana quasi tutto il Bologna Jazz Festival e soprattutto il concerto di do,ani sera di Brad Meldhau e il concerto del figlio di Clint Eastwood. E' così, quando l'ho saputo, ho detto ci vado di sicuro poi la pigrizia mi ha sopraffatta, vuoi l'aperitivo per i due anni di una mia amica nella mia città, vuoi che mi smarona solo il pensiero di afre la fila e prender dei biglietti, ho deciso che me li perdo tutti e due. Chiederò a chi sarà stato più lesto di me come era il concerto.
Se Maometto non va alla montagna, il jazz va da Aeiouy al Bar Maurizio per dieci giorni e, quindi, venendomi praticamente in casa, sono certa che non mi perderò la maggior parte di questi eventi. Da oggi fino al 19 Novembre, al Bar Maurizio di via Guerrazzi, parallelamente alla settimana del Jazz a Bologna, ci sarà il MauryJazzFestDue, dalle 19.00 alle 21.00.
Questo il calendario:
9 - Federico Aicardi
10 - Pagnozzi Sound Club
12 - The Buskers
13 - Alex Lo Mele 4et
14 - Carlo Maver
15 - Michele Vietri Jazz
16 - By Taif Jazz Trio
17 - Salvatore Lairuola 4et
19 - Trio Radio Marelli
Secondo la Legge di Murphy, se ci sono degli eventi interessanti, saranno tutti nella stessa sera. Infatti, il nostro amico Hawanna va a mettere i dischi in un posto fichissimo. Cliccate sul faccione del nostro per i dettagli.
La nostra Danildc mi segnala, inoltre, un concerto. Ecco i dettagli:
GUANTANAMeraa cura di Amnesty International In concerto: Clampdown Clash Tribute Band www.clampdown.it - Centro Ca' Vaina - v.le Saffi 50 - Imola (BO) Dalle ore 21.00 - Ingresso gratuito
Che dire se non buon weekend a tutti?

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venerdì, 09 novembre 2007


OCCASIONE SPETTRALE PERDUTA

Immaginate che entrassi in sto palazzo in zona Arcoveggio e proponessi un format televisivo dove io conduco e ogni sera propongo argomenti tipo "I bolognesi vogliono la metropolitana?" o ancor peggio evergrin tipo "Esiste la parità tra uomo e donna?".
Dietro di me immaginate Max Bartender che spiega i segreti dei coctels e davanti a me, spaparanzati su un divano, da una parte opinionisti maschi e dall'altra opinioniste femmine.
Immaginatevi tutta la redasione lì che parla del più e del per davanti alle telecamere della città, poi insieme a loro tutti i commentatori più assidui, così, a rotazione su modestissimi divani foderati in tungsteno e la gente che telefona e dietro di me arriva Miss Liz che legge gli essemmesse più piccanti e provocatori.
E di nuovo tutti lì a commentare.
Scenografie in pompa magna di Davide Pavlidis, programmone lò cost in praim taim, ogni sera dalle 20 alle 21 su un'emittente locale di rilievo tipo Rete 8.
Sarebbe bellissimo, ma so già che mi direbbero di no.
Perchè?
Perchè una trasmissione così esiste già e si intitola LA DONNA IDEALE.
Conduce un modesto in giacca e cravatta con gli occhiali modaiuoli, insieme a lui ospiti egomodesti della Bologna che conta e che ci schiaccia.
Ed è un successo.
Peccato non averglielo proposto prima.
La trasmissione l'avrei realizzata uguale, con identico taglio modesto ma molto più borderlain.
Peccato.
Alla prossima.
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giovedì, 08 novembre 2007


3 ANNI DI SPETTRO
AUGURI!


uno
Dopo un anno di esperienza nella blogosfera, nel giorno del mio 36esimo compleanno ho deciso di aprire questo nuovo blog made in Bologna dove vi racconterò della mia città, di quello che propone, di quello che non propone.
Discutibili punti di vista su Bologna e discutibili punti di vista da Bologna.
Per adesso mi fermo qua, poi si vedrà...
Nel blog dello SPETTRO DELLA BOLOGNESITA' c'è spazio per tutti, potrete commentare i miei post e proporre voi stessi argomenti bolognesi da trattare scrivendomi a spettrodibologna(chiocciola)email.it.

due
Lo spettro della bolognesità si aggira sotto ai portici di Bologna in ogni momento ed ha rotto i coglioni, ma nessuno di noi riesce a sottrarsi a lui.
Ci siamo stancati di sentire frasi del tipo "Bologna non è più come una volta...", oppure "Una volta andavo a vuotare il rusco e tenevo la porta aperta" o ancor peggio "Bologna avrà tutti i difetti che vuoi, ma quando piove ci sono i portici e ti riesci a riparare".
Lo spettro è questo, lo spettro è altro, lo spettro sono io con i miei post ed il mio blog, lo spettro sarete voi con i vostri commenti.
Soccia che freddo.

tre
Iniziava così esattamente 3 anni fa l'avventura Spettrale.
Auguri spettro.
Auguri Maso.
Ripartiamo da qui.
Stei stiund!
 
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mercoledì, 07 novembre 2007


LE ROBE DELLA SIMO
E LE ROBE DELLA SIMA

Mi scrive la moglie di Piluto e mi dice che sua sorella Simo espone i suoi acquerelli qui a Bologna.
"Care amiche e cari amici,
un giorno di settembre mi sono seduta sul Crescentone, in piazza Maggiore.
C’era una bella atmosfera.
Mi è venuta voglia di restarci e disegnare.
Le persone arrivavano, si fermavano, poi se ne andavano e io ne disegnavo altre, in un taccuino a fisarmonica lungo quasi tre metri."

Dopo essere stato esposto in Francia, alla Biennale du Carnet de voyage di Clermont-Ferrand e a New York alla mostra Detour di Moleskine, il taccuino del Crescentone torna dove è stato disegnato.
La Simo  vi aspetta per sfogliare questo ed altri suoi taccuini di viaggio alla Libreria Trame di via Goito 3/c a Bologna, venerdì 9 novembre, alle ore 19.
Quaderni, disegni ed acquerelli resteranno in mostra fino al 30 novembre 2007.
In vendita anche un facsimile del Crescentone, in edizione numerata.

Questa era la Simo e la Sima?
Che fine ha fatto?
Lavora di brutto con la sua società di comunicazione e sta organizzando delle robe pesissime bolognesi, tra le quali vi segnaliamo Urban Legend, Politicamente Scorretto e pure qualcosina del Festival della Psicologia che si terrà a Bologna dal 9 all'11 novembre.
E poi dicono che a Bologna non c'è mai niente da fare.
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martedì, 06 novembre 2007


SU TWITTER L'OMBELICO DELLO SPETTRO

La vita online è dura. Manda un mail, scarica la posta, leggi i blog, scrivi un commento, fai un post, guarda un video, e naviga sul web, e guarda RepubblicaTV, e chatta su Skype, apriti una pagina MySpace, e fai l’account di foto su Flirk, e cerca info su quel forum, e così e via e via potremmo andare avanti all’infinito.
Ma poi, uno che nella vita ha anche altre cose da fare, a un certo punto si ferma e si chiede, a che pro tutto ciò? dimmi, o rete: a che vale al blogger il suo MySpace, questo mio post a voi? Ovvero, cosa ci spinge ad essere così online, ad essere always connected? (e se state leggendo qua in qualche modo lo siete).

Ebbene, la domanda non è facile, e si presta a varie risposte e approfondimenti; qua però ci concentreremo solo su un aspetto di questo enorme discorso, quell’aspetto del web che gode della peggiore fama: il parlare online di sé e del proprio ombellico.
Ci sono infatti blog in cui si descrive solo e unicamente la propria giornata, i risultati dello shopping, la gente incontrata, gli amici del liceo e il filmino della cresima. Va detto che in tutto ciò non c’è nulla di male, ma sto discorso della “grande chiacchierata inutile” fa saltare la mosca al naso a chi poi sulla rete si sbatte, produce contenuti fa informazione e anche opinione.
Ebbene, ora, c’è uno strumento che finalmente sgombra il campo e crea uno spazio online tutto per sè, uno spazio nel quale ognuno è solo con le sue piccole cose di ogni giorno, con la spesa fatta, i mal di testa, i vicini stronzi e le sensazioni della giornata. “Uno spazio online tutto per sé” che elimina sensi di colpa o pretese di serietà. È Twitter, una sorta di micro/grande/fratello dove ci si iscrive in un secondo e poi si hanno a disposizione 160 caratteri in stile SMS per dire a ripetizione cosa si sta facendo durante il giorno, sto calando la pasta, sto uscendo, che brutta giornata, sono innamorato, il tutto rigorosamente in terza persone (mello ha mangiato pollo con le patate). Naturalmente su Twitter c’è un sacco di gente, e quindi puoi seguire (follow) gli amici e la gente che ti interessa, e c’è della gente che a sua volta può seguire te.
Detta così sembra una cosa insulsa, il trionfo dell’inutilità. In realtà io, dopo un giorno di utilizzo, lo trovo uno strumento molto carino, che elimina lo stress dell’audience inevitabilmente provocato dai vari blog, myspace, facebook and company. Su Twitter si è come realmente si è, senza ansie da prestazione, non si parla a un non meglio definito pubblico, ma si scrive per gli amici, o per la gente che reputi interessante, con i quali ti trovi ad avere un’enorme chat non sincrona (scrivi e rispondi quando ne hai voglia e non in contemporanea).

Ieri, su consiglio del comandante Maso, in molti abbiamo fatto un account su Twitter ed oggi sembra quasi che lo Spettro intero sia sbarcato sulle nuove frontiere del social network (in realtà puntiamo molto su Zefram, e siamo sicuri che appena padroneggerà lo strumento, ci regalerà grandi e surreali pagine d’intrattenimento).

Su Twitter ci potete trovare qua:

http://twitter.com/DaniloMasotti

http://twitter.com/fedemello
http://twitter.com/MaxBartrader
http://twitter.com/zefram
http://twitter.com/Aeiouycs
http://twitter.com/DaniLdC
http://twitter.com/calzaider

e potete seguirci (anche se nel caso di AEIOUY lei vi deve autorizzare) o lasciare nei commenti il vostro account, o segnalarcelo dopo averlo fatto alvolo in un minuto uno. Volendo potrete anche scrivere che questa a voi sembra la solita cagata da sfaccendati, ma non potrete in nessun modo negare che il vostro Spettro è sempre on the edge, a svelarvi le nuove sfavillante novità dei social network e del web 2.0 (anche se in salsa bolognese).
postato da: mello alle ore 10:39 | Permalink | commenti (75)
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lunedì, 05 novembre 2007
Bononia
ITINERARI PER FLANEURS SFACCENDATI


Ricevo da Linda e volentieri pubblico:

Ciao Piluto, ehm scusate il disturbo, istintivamente mi sono infilata dove sentivo che le conversazioni mi sembravano più vive e vere, spero di non aver fatto gaffes, sai appartengo alla brutta razza dei bolognesi transfughi supernostalgici per procura, essendo nata a Milano... Ti chiedo quindi di essere clemente se sto suonando il solito ritornello del cibo bolognese, so che la città è molto altro, venni 18enne a passare la notte davanti a s.petronio e al palazzetto dello sport nel mitico 1977 per le contestazioni a Zangheri, e poi molte altre toccate e fughe, spero questo mi possa far perdonare le domande a raffica che ti sto per porre... non avendo parenti o amici bolognesi, gravissima lacuna, lo so. Il 9 novembre passero' un paio di giorni a Bologna, devo fare bella figura con una persona... (trattasi di gita stranissima quasi romantica) e quindi:
mi serve sapere un paio di indirizzi tipo "da bertino" un posto che mi è piaciuto, ma non ne conosco molti, (il rosso,da Pietro, Anna maria), se sai un posto speciale di qualsiasi tipo, (ad esempio un giardino, una osteria, dove dormire o vedere cose "emotivamente fondamentali" anche se non famose) e libreria/e vecchie e polverose, sia semiantiquarie che di semplice usato. ne avevo vista una forse in via s.felice 10 anni fa, un locale con un tavolone in mezzo e libri alle pareti e su questo bancone alla completa rinfusa.
Vorrei portare questa persona a palazzo poggi a vedere le cere anatomiche e la specola astronomica (questo lo so fare) e poi all'archiginnasio per biblioteca e teatro anatomico (non lo so fare ma ho preso gli orari e se non ci sono cose strane da sapere mi arrangio), poi al mercatino del 2^ sabato del mese in piazza santo stefano, forse all'orto botanico. Spero di non averti fatto pentire di avermi scritto... mi rendo conto di averti chiesto davvero tutto, riduci pure le mie pretese, quando puoi attendo le dritte che vorrai darmi e la tua.. benedizione... di una cosa sono certa, Bologna rimane per me accoglientissima, anche se è facile attivare gli stupori quando si è di passaggio, flaneurs sfaccendati ...
Ti ringrazio,
Linda


Allora... leggo la tua mail e mi accorgo che ne sai un bel po' di Bologna, soprattutto in merito a quei luoghi a cui un bolognese non fa caso forse perchè semplicemente ce li ha attorno tutti i giorni e non sente l'esigenza di approfondirli o visitarli (capita sovente nella città in cui vivi).
Facciamo così, io ti indico un-del-tutto-arbitrario percorso a tappe (soprattutto culinarie) di cui mi prendo la responsabilità, e tu deciderai in merito a cosa dar rilevanza o dove fermarti.
Mi aiuterò anche con lo Spettro che spero, tramite gli interventi dei commentateurs, possa sopperire alle mie mancanze in ambito letterario.

Mettiamo che arrivi in treno. Dato che il 9 è un venerdì approfitta per fare un salto al mercatino della Montagnola (non la Piazzola ma la Montagnola che sa più di marché aux puces) appena usciti dalla stazione, all'inizio di via Indipendenza. Poi dirigiti verso il centro percorrendo le viuzze che passano sopra agli ormai sepolti canali su cui potrai affacciarti tramite il pertugio di via Piella.
A proposito di eventi, poco più su in via Goito, alla libreria Trame, venerdì c'è un'esposizione di acquarelli su Bologna, presente l'autrice. Ritornando su via Oberdan, di fronte a Piazza San Martino c'è il palazzo con il Cane Tago.
In prossimità del centro passa sotto la torre Prendiparte in via Sant'Alò (che peraltro è anche B&B) e, se aperta al pubblico, facci un giro, anzi un'inerpicata, dentro. Taglia poi per il ghetto ebraico  e sbuca sotto le due torri. Percorri a ritroso via Rizzoli e scarta a sinistra in via Pescherie. Intrufolati per le vie del mercato e fai visita alla Chiesa della Vita in via Clavature.
Ritorna sui tuoi passi, transita senza fermarti davanti ad un noto locale da aperitivo un po' fighetto e piuttosto fai una veloce pausa prendendo una cosa alla Mercanzia nell'omonima piazza. Oppure continua e raggiungi piazza Santo Stefano (sebbene non sia sicuro che il 10 ci sia il mercatino dell'antiquariato tale piazza vale sicuramente una visita). Lì puoi scegliere di voltare a sinistra per via Gerusalemme e sederti all'Infedele per un semplice bicchiere di vino oppure imboccare via della Santa tirando dritto e raggiungendo via Borgonuovo dove ti puoi fermare all'osteria delle Sette Chiese dove c'è la birra di castagne fatta sull'appennino e gli sfilacci di cavallo. Oppure scendi fino ad arrivare in Strada Maggiore e costeggiando il portico dei Servi (peccato che non è Natale)  puoi raggiungere via Broccaindosso con la sua omonima osteria. Se non ti senti da osteria, sempre nella stessa via trovi il ristorante più strutturato Scacco Matto ed il ristorante di pesce da Maro.
Purtroppo tale tragitto ti ha portato lontano dall'ultimo ristorante rimasto in centro a Bologna dove puoi mangiare ancora tradizionalmente e che giustamente citavi, ma nel caso sei sempre in tempo a prendere l'11 e a scendere in via Lame angolo Riva Reno.

Buon divertimento e ricordati che a Bologna... non si perde neanche un bambino!
postato da: Piluto alle ore 23:00 | Permalink | commenti (30)
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domenica, 04 novembre 2007


DA LA' NON CI SE NE VA

Ultmamente a Bologna (e anche su questo blog) la gente si lamenta di qualcuno/qualcosa e dà la colpa dei propri mali a Cofferati, ma chi scava più nel profondo sa che non è così.
Alla fine poi a sti lamentini gli va bene così e se li vedi oggi o li rivedi tra dieci anni saranno sempre lì, immutabili, immobili, con le stesse mogli/fidanzate del liceo e gli stessi amici del liceo, delle medie e delle elementari a dire le stesse cose, a divertirsi con le stesse cose, ad annoiarsi con le stesse cose.
Bolognesi culi pesi.
Bologna è la bambagina, il balocco di ovatta che li protegge dal mondo brutto e cattivo che cambia rapidamente.
Bologna, comoda Bologna, ma non per tutti e a volte capita che qualcuno faccia veramente fagotto e decida di andasene sul serio.
E' il caso di una nostra  lettrize che da anni rompeva i coglioni "Londra di qua, Londra di là, a ma quanto si guadagna a Londra, Ah quanto è fico Londra". "Ma vai a Londra allora!!!!!!!!!" gli avrà detto qualcuno e lei è stata di parola ed è andata a Londra.
Così si fa!
Brava!
Speriamo che non sia l'ennesimo tipico viaggio elastico bolognese, quelli che se ne vanno 3 mesi, un anno a vivere e a lavorare in un'altra città e poi tornano a Bologna e rompono i coglioni ancora più di prima.
In bocca al lupo lettrize, sappiamo che avevi più voglia di lavorare di noi e ti auguriamo di startene là più tempo possibile e di tornare qui solo per le vacanze.
Che tu sia da esempio per altri strazamaron bolognesi esterofili tutti chiacchiere, lamentini e patachini.
Grazie della letterina.

Chez ces gens-là, on s’en va pas, on s’en va pas.
Anche se le biografie ufficiali non lo dicono, è evidente che Jacques Brel parlasse di Bologna quando affermava che da là, non ci se ne va.
Da Bologna non si va via, o se si va via è con l’elastico: una lunga vacanza, il tour di tre mesi in Messico od in India a cercare sé stessi, ma poi si torna tra i portici-coscie di mamma Bologna.
Questo vale per i bolognesi nativi e per quelli d’adozione allo stesso modo. Lo dice pure Julie, la mia amica astrologa: Bologna è sotto il segno di Saturno - stabilità economica, stabilità morale, poche pugnette e poca fantasia. E, ah, da là, non ci se ne va.
Lasciare Bologna non è un’opzione. E poi, perché farlo in fondo? Non è forse la più bella città d’Italia? Non ha forse una vita notturna sfrenata? Un’economia trascinante? Case confortevoli a buon mercato?

Io credo che per quel che mi riguarda sia iniziato tutto in un momento preciso. Passi conoscere tutti, ma dico tutti gli uomini liberi ed interessanti nella mia fascia d’età, finendo pertanto ad avere rare cene galanti solo con colleghi la cui età si sarebbe prestata, pochi anni addietro, ad accusarmi di pedofilia; passi vivere in un ormai definitivo ruolo di zitella geek tra computer e gatti; passi essermi indebitata fino alla pensione per 38 mq semicentrali; passi avere una mamma tipica italiana, un ex sempre tra i piedi, clienti che chiamano a qualsiasi ora del giorno e della notte e conoscenti disillusi e scafati come pensionati nel proprio orticello, passi conoscere ogni singola osteria pub night o mescita – passi tutto, ma deve essere stato il giorno in cui un cliente locale importante mi ha fatto capire che si aspettava favori sessuali da me, affinché io gli dimostrassi la mia incondizionata gratitudine per essere un suo fornitore, che la molla è scattata. I clienti normali, di solito, si aspettano solo favori generici.
Quando è troppo è troppo, ve lo faccio vedere io che non è vero, che da qua, non ci se ne va.

Ovviamente la saturnina città ha fatto di tutto per trattenermi, non perché io le servissi particolarmente, ma perché fa così con tutti. E’ arrivata ad architettare uno sciopero dei controllori di volo proprio il giorno in cui sarei dovuta partire, ma tié, sono andata a Verona e sono partita da lì.
Mentre fumavo l’ultima sigaretta bolognese, davanti al pullman ormai con il motore acceso, calcolavo le mie probabilità di farcela, guardando San Luca nella nebbiolina del pomeriggio. Da qua, non ci se ne va, pensavo. Magari al pullman scoppierà un ruota al casello dell’Interporto.

Sono passate quasi due settimane. Vi scrivo dalla mia cameretta che dà sulla collina di Notting Hill. Qui ci sono molti cinni scurzoni ma nessun lavavetri, si parla di degrado solo per discutere se cancellare o no l’ultima opera abusiva di Banksy che comunque nelle gallerie vende alla grande; gli umarell ci sono ma sembrano totalmente disinteressati ai lavori stradali. Europei ed extraeuropei lavorano gomito a gomito negli stessi posti. Io ho un bel lavoro a Soho, ma quasi sono pentita di aver accettato la prima offerta quando le possibilità sono così tante. La vita qui ad occhio e croce sembra più facile che da noi. Che coraggio che hai, dicono i miei amici. Ma quando penso alla precarietà strisciante di molti di noi, alla miriade di consulenti che popolano il mercato del lavoro, ai mutui a tasso variabile, a Cofferati, agli infiniti, triti discorsi sul degrado ed alle nascenti tensioni sociali bolognesi, mi dico che forse avrei dimostrato più coraggio a restare.
E’ meglio, è peggio? Sono più felice? Sono la dimostrazione vivente che non è vero che da là, non ci se ne va? Non lo so. Vi saprò dire tra qualche mese se altro non ero che un classico caso di emigrazione con l’elastico. Non ho nessuna nostalgia di casa ma so di aver trasgredito una delle leggi della bolognesità. Da là, non ci se ne va – ma perché, poi?
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venerdì, 02 novembre 2007


CUORI DI NEBBIA

Non è che esiste solo il libro Umarells (Edizioni Pendragon), ci sono tanti altri libri intrisi di bolognesità e di bassa degni di minzione e l'ultimo di questi è Cuori di Nebbia di Licia Giaquinto.
Siccome in questo periodo di disintossicazione da internet serale ho iniziato a leggere di più, la mia scelta è caduta su libri discutibili e questo è l'unico proponibile nel contesto bolognesità buk.
Licia vive a Bologna, scrive libri da tanto tempo ed è appena uscito il suo ultimo capolavoro, una sorta di Spun River con storie di vivi e di morti che raccontano in prima persona come sono andate le cose quella notte nei campi gelati lungo la via Emilia. Vittime, assassini e testimoni forniscono la propria versione dei fatti e l'intima verità della propria modesta esistenza. Dall'intrecciarsi e confrontarsi delle diverse voci si delinea il quadro di una Padania Emilia Paranoica disperata, disillusa e senza più punti di riferimento, ma ancora capace di riconoscere se stessa. Quando tutti i fili della trama saranno tirati e si conosceranno le molteplici conclusioni, ci si accorgerà che la corsa verso l'autodistruzione e il consueto abbraccio fra zefram e thanatos sanno di pianura, di fiori, di pioppi, di nebbia, di gelo, ma anche di tortellini, crescentine, friggione e lambrusco.
La cosa che più mi ha colpito del libro la dedica: a mio marito che ha saputo intelligentemente sempre starmi alla larga.
Geniale.
Glaciale.
Groenlandia.
Poi partono a raffica storie di umarells e zdaure che rispondono ai nomi di Mirella, Natascia, Nicola, Filippo, Francesco, Patrizia, Mirco... pesissimo, roba da La Casa dalle Finestre che ridono per darvi un'idea.
Finestre a parte, con kiss me Licia c'è poco da ridere e molto da tremare.
Per i più coraggiosi che desiderano guardare dritto negli occhi l'autrice e scambiare due chiacchiere con lei, l'appuntamento è per martedì 6 novembre 2007 alle ore 18 da Fetrinelli sotto le due torri sorelle.
Brrrrr... fradd!!!!!!!!!
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giovedì, 01 novembre 2007


IL PONTE DEI MORTI

Primo novembre, per la gioia di Dragonbol i modesti di tutta la città ne approfitteranno per godersi il consumistico ponte dei morti, altri se la tireranno che vanno a lavorare.
Modestia bipartisan.
La Redasione dello spettro della bolognesità approfitterà di questa modesta pausa per festeggiare la morte del blogger Max Bartender ora passato a miglior vita come Max Bartrader e sporadico commentatore di Finanza Inutile del grande Maciste Parpadelli.
"Cosa ce ne facciamo di un redattore che non posta mai?" ci siamo chiesti.
"Nulla" ci sia risposti.
E come capita in queste occasioni, Max Bartender viene silurato dalla Redasione, complici le numerose mail di protesta giunte nei confronti del nostro glabro redattore razzista, destrorso bruno, fomentatore di zizzania a 360° e abile provocatore soprattutto quando si parla di argomenti qualigli zingari e i lavavetri.
Addio Max Bartender è stato bello, ci vediamo da mario prima o poi.
In totale controtendenza con il modestissimo pensiero bolognocentrico che vuole Bologna com'era 15 anni fa, noi guardiamo al futuro e vogliamo al più presto Bologna come sarà tra 15 anni, ma preferiamo guardare al futuro  senza di te.
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