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lunedì, 31 dicembre 2007

MODESTO APPELLO PER LE MASSE BOLOGNESI

Un discusso video per chiudere in bellezza l'anno appena trascorso, immagini forti in cui Maso sobilla i lettori dello spettro ad armarsi di una videocamera digitale e...
postato da: maso_ alle ore 00:01 | Permalink | commenti (16)
categoria:maso
sabato, 29 dicembre 2007
clicca per ingrandire

UMARELLS NIU LUK

In un anonimo giorno di fine dicembre, Il Resto del Carlino dedica un paginone al progetto UMARELLS NEW LOOK, a Maso e al grande Mauro "Squiz" Daviddi. Bravi!
postato da: maso_ alle ore 20:28 | Permalink | commenti
categoria:maso
venerdì, 21 dicembre 2007


AUGURI SPETTRALI
TUIT TUIT

Come sempre, arrivati a metà dicembre non ne possiamo più e aspettiamo che finisca tutto per ricominciare da capo, quindi bona lè, tagliamo la testa a zefram e ci si rivede il prossimo anno tipo il 7 gennaio o anche dopo (l'enterteinment per impiegati ha le sue modeste tempistiche e vanno rispettate).
La redasione ringrazia tutti i collaboratori ed i commentatori spettrali che hanno tenuto vivo il blog più visitato di Bologna e per il prossimo anno vi promettono succose novità, tipo due nuovi redattori misteriosi. Durante le feste modeste sarà attiva la SPETTRO TELEVISION che trasmetterà in evi rotescion 24 ore su 24 i video più belli del 2007, mentre per chi proprio non riesce a fare a meno della zente dello spettro,  rimarranno attivi i modesti servizi di TUITTER  della comiuniti spettrale:

http://twitter.com/danilomasotti
http://twitter.com/fedemello
http://twitter.com/Aeiouycs
http://twitter.com/zefram
http://twitter.com/MaxBartrader
http://twitter.com/Lasima
http://twitter.com/mfiorini
http://twitter.com/DaniLdC
http://twitter.com/eulaliadolfi
http://twitter.com/stefi_marabotto
http://twitter.com/cirenaicadoc
http://twitter.com/EmilianaWP
http://twitter.com/maurodaviddi
http://twitter.com/billo
http://twitter.com/saltuari
http://twitter.com/sca1
http://twitter.com/ostelinus
http://twitter.com/massitutor
http://twitter.com/calzaider
http://twitter.com/PinballWizard
http://twitter.com/keffi
http://twitter.com/stefanone
http://twitter.com/rossanaturale

Spero di non aver dimenticato nessuno.
Ancora modesti auguri e se per caso durante le Feste avete qualcosa che non va (ma anche qualcosa che va), non cercate ferruginose motivazioni chissà dove, ricordatevi che se sta andando così ve lo meritate tutto.
Ognuno trascorrerà le feste che si merita no?
Auguri!
postato da: maso_ alle ore 00:01 | Permalink | commenti (50)
categoria:maso
giovedì, 20 dicembre 2007


IN FILA PER VASCO ROSSI

Siccome ho pubblicato un libro per la Pendragon e siccome sono bolognese e l'educazione felsinea mi fa credere che grazie a questa mia modesta ipresa abbia diritto a non so quali bazze da prima fila, scrivo una meil ai vertici di Pendragon dove richiedo di entrare e fare una foto di mia figlia Sveva in braccio a Vasco (Si perchè ieri alla libreria Pendragon di Via Saffi c'era Vasco Rossi che firmava le copie del suo libro Vasco@Fototour.07).
Invio.
Dopo 20 minuti la risposta: No, non venire con Sveva, è troppo pericoloso...non sappiamo come sarà la
situazione..ci si aspetta un delirio. Fai un salto tu ma non so dirti a che ora , dopo le 17 comunque...
La imeil terroristica e la mia avversione per le pericolosissime masse acritiche dai corpi incontrollati cambia i miei programmi, ma almeno la modestissima collaboratrize spettrale Stefi è andata lì a vedere chi aveva la testa più grossa. Leggiamo cosa è successo.

Ieri sera stacco alle 16.45 e intappata come la Lella dei tempi migliori ma risoluta nel cuore mi fiondo in scuter verso via saffi, per vedere cosa succederà da Pendragon. Vado per la roc star di casa nostra, la roc star svezzata a tigelle e gnocco fritto, vado per vasco.
Vasco mi è sempre piaciuto, lo ascoltavo da cinna quando trasmetteva a punto radio, l’ho sempre seguito, l’ho sempre cantato.
Già all’altezza di porta San Felice, altrimenti rinominata Porta Carboni, butto l’occhio e vedo una miriade di lampeggianti blu.
Mi avvicino e due vigili mi fanno cenno di proseguire, parcheggio lo scuter a Borgo Panigale e completamente assiderata come Fantozzi quando ando’ a cortina con la signorina Silvani e Calboni tento di raggiungere la libreria.
Impossibile anche solo avvicinarsi alle colonne del portico sotto al quale hanno montato due casse che trasmettono in continuazione le canzoni di vasco. Tutti cantano a squarciagola, e fanno cori da stadio più o meno come ad un concerto.
Nel frattempo via Saffi s’intasa sempre di più perché chi passa in macchina immancabilmente rallenta incuriosito.
I vigili si sbracciano, urlano alla folla che aumenta a vista d’occhio: “”indietro passa l’autobus”
Mi guardo intorno, ci sono persone di tutte le età cerco di chiacchierare con qualcuno, uno mi dice: vengo da taranto, chiedo ad altri, stamattina alle sei eravamo qua (?). la folla aumenta la musica a buco, su stupendo non resisto canto anch’io (ecchecazzo) intanto si fanno le 17.20 vasco non è ancora arrivato mi dicono. Soccia che freddo un umarell in tenuta da umarell mi si avvicina e mi chiede: mo chi c’è? Ed io: come chi c’è, c’è vasco, e l’umarell; xa vut ca seva me!
Mi dirigo verso lo scuter, pensando che a casa mi tuffo nella vasca nuova.
Fanculo Vasco.

stefi
postato da: maso_ alle ore 13:47 | Permalink | commenti (12)
categoria:maso
mercoledì, 19 dicembre 2007


BOLOGNA DODICESIMA

Ogni anno il Sole 24 ore pubblica una modesta classifica dove, secondo parametri modesti tipo il barbechiù, il suv, la balotta, i negozi con le commesse gentili, il solarium, la palestra, l'amam, l'imam, i ristoranti buoni, gli extracomunitari integrati etc. etc. viene deciso quale è la città dove la qualità della vita è migliore.
Quest'anno il modestometro ha decretato Trento la città d'Italia migliore in cui vivere, Agrigento trionfa all'ultimo posto e Bologna scende dal quinto al dodicesimo posto.
Alcuni sempliciotti danno la colpa di questa debacle a Cofferati, altri al degrado, alla città meno sicura, alla scomparsa di Angelo Rizzi dalle vie del centro, ma secondo lo spettro questo crollo è stato moto influenzato dal discusso sondaggio pubblicato da Radio Città del Capo che domanda: perchè stare a Bologna? Ecco l'imbarazzante classifica dei motivi (alcuni ad alto contenuto spettrale) per cui rimanere qui:

1. L'offerta musicale
2. Gli amici
3. Il cinema in piazza
4. I bolognesi: sono simpatici e socievoli
5. Lavorare a RCDC
6. I portici
7. L'università
8. Il lavoro
9. Le tante possibilità per divertirsi
10. E' una città a misura a uomo
11. E' la mia città
12. Il cinema Lumière
13. Paolo Noto
14. Luciana la Papessa di Seconda Visione
15. La rotazione della domenica mattina di RCDC
16. La gelateria Stefino
17. Piazza Maggiore
18. Eliminare Francesco Conte
19. I dintorni e la provincia di Bologna
20. Si può vivere senza automobile
21. La Società Sportiva Sempre Avanti
22. La videoteca Balboni
23. La signora dei primi del Pratello
24. La drogheria della pioggia
25. Si può bere prima dei 21 anni
26. L'architettura della città
27. Lo stile di vita piccolo borghese
28. La Montagnola
29. La pigrizia
30. Non lo so neanche io!
31. Le casette degli gnomi
32. L'amore
33. L'opera al Teatro Comunale

E' evidente che ci meritiamo tutto... anche rimanere.
postato da: maso_ alle ore 00:01 | Permalink | commenti (53)
categoria:maso
martedì, 18 dicembre 2007
Dolly

BANCA O MATERASSO?
QUESTO E' IL PROBLEMA


Fruscio di pacchetti colorati, nastrini occhieggianti dai sacchetti, passi concitati e poco felici di andare e venire dai negozi, perché il parente di quartultimo grado si paleserà per la visita parenti in queste feste natalizie.
E mentre i bancomat strisciano veloci nelle macchinette dei negozi e le carte di credito danno improrogabilmente appuntamento a tutti per il 15 di Gennaio, pare che orde di delinquenti penetrino nei negozi e nei bancomat ad infilare microchip atti a clonare le tesserine magnetiche.
Perché dico questo? Facciamo un passo indietro, arrivando alla sera della festa della Diesel. Verso le sette di sera faccio il giro di alcuni bancomat nel tentativo di ricaricare il telefono ma nessuno di questi apparecchi vuol dar retta alla mia tesserina sbiadita. Un evolutissimo apparecchio tra questi mi dice che pochi spiccioli erano il mio credito residuo. Mi agito. Non posso aver dilapidato i miei poveri risparmi in scarpe, mi dico. Passo da un’amica e le chiedo se mai avessi potuto spendere tutti i miei soldi da Zara. Lei replica saggiamente “Ma tu non fai mai l’estratto conto?” ed io “No, mai. Ho paura, non si sa mai. Le banche mi spaventano più degli ospedali”. L’amica mi suggerisce, ovviamente, di verificare i miei movimenti. “Vedrai, non sarà successo nulla. Saranno i conti dell’Ikea, il trasloco, che ti avranno fatto raggiungere il tetto massimo”. L’ansia rimaneva e questo presagio di sventura non mi abbandonava. Vado alla famosa festa, alla faccia di Zefram, e mi rilasso sulle note di Boy George senza pensare oltre al mio conto corrente.
Il giorno dopo faccio il famoso estratto conto con il cuore in gola e vedo che ci sono i soldi che, più o meno, sapevo di avere e tiro un sospiro di sollievo, accertandomi che non avevo consumato la fascia magnetica del bancomat nei templi del low cost che assiduamente frequento.
La notte, tuttavia, sogno che qualcuno mi aveva fottuto tutti i miei soldi, che la banca mi chiama e mi dice che tutto è ormai perso per sempre. Madida di sudore mi sveglio, forte del fatto che fosse un sogno e che il mio estratto conto parlasse chiaro.
Attendo paziente il 1° Dicembre per tornare a strisciare con allegria la banda magnetica del mio bancomat, anche in previsione delle folli spese natalizie. Una settimana fa tiro fuori la mia moneta di scambio per una banalissima scorta di detersivi da Acqua e Sapone di Strada Maggiore e la cassiera esclama “TRANSAZIONE NEGATA” e io le sbatto in faccio un mio “Eccheppalle! Ma che giorno è oggi?” e lei mi dice che era l’11 Dicembre. Pago in contanti, con il quale raramente in giro perché abitualmente pago tutto con il bancomat ed esco riflettendo che forse il rettangolino era giunto al capolinea se già l’11 del mese si rifiutava di pagare. Tornata in ufficio, ricevo la telefonata della mia banca “Abbiamo bloccato il suo bancomat perché una tessera clonata è stata trovata addosso ad un cittadino rumeno, arrestato qualche giorno fa. Abbiamo riscontrato dei prelievi anomali. Venga giù che facciamo la denuncia. Non si preoccupi, nel giro di tre/quattro settimane riavrà tutti i soldi, glielo garantisco”.
Mi reco nella mia ridente cittadina sul Mare Adriatico e seduta su una seggiolina di un ufficietto della mia banca, vediamo che il cittadino rumeno ha fatto sette prelievi da 250 euro, la sera tardi o la mattina presto in quel di Sesto San Giovanni. E mentre vedo che la mia ultima spesa accertata è stata alla Pam di Via Marconi e che io di movimenti ne avevo fatto ben pochi, mi arrovello pensando a dove è avvenuta la clonazione del mio bancomat Dolly. Dove avrò inconsapevolmente regalato 1760 euro ad un cittadino rumeno? La banca mi ha prontamente dato una tessera di ultima generazione. Con il microchip è più sicuro, mi dicono. Ed io rispondo che mentre noi parliamo, qualcuno ha già trovato il modo di sabotare pure questo.
Stamattina ho poi saputo che il bancomat Dolly è stato clonato la mattina del 19 Novembre al bancomat della Banca di Roma di via Ugo Bassi anche se numerosi episodi si sono verificati con altre modalità a molte altre persone.
Comunque, per chi non lo sapesse, i soldi sottratti in questo modo, vengono restituiti dalla banca perché assicurata. Quale sia la soluzione, non so. Ritornare a pagare in contanti? Fare la carta prepagata? Togliere i soldi dalle banche e tornare al materasso?
postato da: aaeeiioouuyy alle ore 01:18 | Permalink | commenti (53)
categoria:aeiouy
lunedì, 17 dicembre 2007

Nella foto: la sala Zero100

MA CAFFY LO SA?
Decadenza dei costumi o lungimiranza educativa?

Noi nati negli anni Settanta ce li ricordiamo soprattutto nel video di Sex Over the Phone: il barbuto, il cowboy, l'indiano, l'idraulico, il poliziotto. Mitici, vero, i Village People... A quei tempi ero un ragazzo che giocava a ramino e fischiava alle donne, credulone e romantico, e ancora la cultura gay in Italia era qualcosa di poco chiaro. Insomma, nessuno sapeva cosa fosse il Rocky Horror Picture Show, Grillini aveva ancora i calzoni corti e al massimo a Bologna vedevi Jumpy Velena, che però era ancora saldamente etero.

Un salto di molti anni, e questa città, nel bene e nel male, diventa la capitale gay italiana. Noi diventiamo grandi e cominciamo a frequentare il Cassero, conosciamo qualche gay uomo e addirittura qualche lesbica. Poi al sabato pomeriggio andiamo al Living e balliamo scatenati la mitica YMCA, sempre dei Village People, insieme a sciampiste, fuorisede e meccanici dei motorini. Non siamo i migliori amici di Michel Martone ma ci divertiamo un tot.

Un altro salto di molti anni. Ormai il Living non esiste più, e abbiamo almeno un figlio da portare alle feste dei compagni di scuola la domenica pomeriggio. Alla sala Zero100 c'è la festa della dolcissima Arianna, così io e l'agente K portiamo Babu dai suoi amichetti. La sala Zero100 è gestita dall'AGIO, l'Associazione Giovani per l'Oratorio, vicina a Gazzaloca e alla Curia (come dice il nome stesso) e impegnata da anni nella gestione della Montagnola e di altre iniziative di animazione, educazione e formazione.

Avete già capito dove sto andando a parare: tra un Ciapa la galeina e una canzone dello Zecchino d'oro, i coraggiosi animatori dell'oratorio, in un gesto di ribellione contro l'omofobia della Curia bolognese (vi ricordate di mons. Vecchi e della sua giustificazione delle botte a un ragazzo omosessuale?), hanno fatto ballare i nostri bambini al ritmo della mitica YMCA dei Village People. Voglio dire a quei ragazzi: bravi, è con i piccoli di gesti radicali come questi che si cambia la coscienza della gente. E' con i gesti come questi che si fa la storia. A pensarci bene, tra i vari personaggi (il motociclista, il muratore, il poliziotto, l'indiano, il cowboy) mancava proprio il prete (battuta scontata, mi sa che stavolta la Mondadori non mi telefona).
postato da: PonyLuna alle ore 09:22 | Permalink | commenti (34)
categoria:pony luna
domenica, 16 dicembre 2007


UMARELLS ALLA RADIO E SU SECOND LIFE

Doppio appuntamento con Maso e i suoi Umarells.
Il primo è domenica 16 dicembre 2007 alle 21.30 presso la Biblioteca Archimedica (che si trova su Second Laif) dove verranno premiati i vincitori del concorso letterario LA SCOPERTA DEL METAVERSO e Maso ha fatto parte della giuria che ha decretato i vincitori.
Il secondo è lunedì 17 dicembre 2007 alle ore 10.30 su PUNTO RADIO, dove Maso sarà ospite di Bob Messini.
postato da: maso_ alle ore 00:01 | Permalink | commenti (1)
categoria:maso
sabato, 15 dicembre 2007


BUONI PROPONIMENTI BOLOGNESI PER IL 2008

Dai, ormai è finita anche quest'anno, un altro anno che passa e senza accorgercene (qui sullo spettro ce ne accorgiamo) siamo tutti sempre più umarells e zdaure.
Come ogni anno siamo tutti lì che facciamo i nostri buoni proponimenti per il 2008.
Proponimenti nuovi e soliti proponimenti.
Li facciamo?
Non li facciamo?
Visto che devo scrivere un pezzo sui buoni proponimenti, scrivete qui i vostri buoni proponimenti che poi assemblo tutto e facciamo il pezzaccio INTERVISTONA SPETTRALE (con tanto di nicneims) che uscirà su Bolognadavivere.
Mio proponimento per il 2008? Ci devo ancora pensare... poi ve lo scrivo.
Spettro rulz!
Intanto buon anno a tutti ;-)
postato da: maso_ alle ore 00:01 | Permalink | commenti (71)
categoria:maso
giovedì, 13 dicembre 2007


PORTA A PORTA

Nel corso dei secoli, a Bologna sono stati fatti due errori madornali:

errore 1
La copertura dei canali con dell'asfalto
errore 2
La distruzione delle mura che abbracciavano la città

2007, è arrivato il momento di rimediare.
Da un pò di tempo i cittadini più attenti avranno notato che le porte di Bologna sono state coperte da un telo in speciae materiale sintetico e dalla scritta Banca di Bologna.
Gli osservatori ancora più attenti avranno notato che sulle porte sono affisse foto di cantanti che dicono una modestata su Bologna, ad esempio a Porta San Donato c'è Andrea Mingardi che in totale controtendenza dice "Cum stet a Bulagna? Benessum".
Altre porte portano l'effige di Lucio Pialla, di Gianni Umarandi, i Palazzo, Luca Cartoni, Ballo il rasta bianco.... i rappresentanti di Bologna del secolo scorso, probabilmente di questo e, causa prodigi della medicina, allungamento della vita e conseguente accanimento terapeutico, anche del prossimo.
Grande assente Federico Poggipollini.
Il restauro avviato in contemporanea su tutte le Porte si concluderà a gennaio 2009 e riguarderà nove delle dieci Porte presenti sulla cinta dei viali di circonvallazione.
Si tratta di un restauro completo per Porta Maggiore, Porta San Stefano, Porta Castiglione, Porta San Felice, Porta Mascarella, Porta San Donato e Porta San Vitale, e di un restauro di tipo conservativo per Porta Lame e Porta Saragozza.
Figure dei cantanti a parte, una bella cosa visto che l'unica cosa che era stata realizzata prima dell'era del degrado fu murare alcune porte e/o mettergli dei cancelli insormontabili atti a proteggere l'erbaccia.
Non mancano le polemiche, ad esempio il modesto di turno sul Cassero di Porta Santo Stefano ha scritto I SOLDI DI BOLOGNA POTREBBERO ESSERE SPESI MEGLIO!
Può darsi, ma come?
Maledetta sterile lamentela bolognese!
postato da: maso_ alle ore 15:23 | Permalink | commenti (69)
categoria:maso
mercoledì, 12 dicembre 2007


BOLOGNA E' UN METROPOLI?
NO

Sullo spettro spesso ci divertiamo a parlare di Bologna utilizzando il nostro linguaggi intriso di modestia, mi aspettavo di più, sono bolognese e posso permettermi di dirlo, ci meritiamo tutto.
In questo modo ognuno di noi racconta la città e anche dalla più sterile lamentela o dal più umarellico catatrofismo, trapela amore con la A maiuscola in peltro.
Ma gli altri blog bolognesi come trattano gli stessi argomenti?
Non esiste una risposta, alcuni magari li trattano anche meglio, ma sono noiosissimi e continuano ad interrogarsi su questioni che per lo spettro sono trite e ritrite.
Invece che consolarsi con CI MERITIAMO TUTTO, gli altri preferiscono annoiare con discorsi belli tondi e ragionevoli, spesso senza dare la possibilità di commentare... alchè lo spettro si chiede: ma quale gusto c'è?
Allora copiamo e incolliamo un post non commentabile tratto da http://preprint01.blogspot.com e commentate voi.

Il gusto dell’azzardo, di una scommessa insieme politica e culturale: partiamo da qui, per riaprire un ragionamento su Bologna. Non siamo insensibili alla cronaca politica cittadina. Ci siamo battuti contro il “modello Cofferati”, lo abbiamo subito sulla nostra pelle. Non abbiamo accettato gli sgomberi e abbiamo denunciato la miseria delle retoriche della sicurezza e della legalità, schierandoci senza indugi a fianco di coloro che ne venivano colpiti. Continueremo a farlo. Ma vogliamo andare oltre. Per questo scommettiamo: scommettiamo sul fatto che quelle retoriche coprano il nulla, che chi le ha promosse sia destinato a esserne travolto, che Bologna viva una crisi a cui nessuna delle forze politiche cittadine pare in grado di offrire una soluzione.
È la crisi seguita al lento consumarsi di un progetto di città costruito nei lunghi decenni del dopoguerra all’insegna di uno specifico riformismo.
Il ’77 l’aveva annunciata, gli anni Ottanta e Novanta l’hanno portata a definitiva maturazione. Guazzaloca e Cofferati sono stati soltanto due volti di questa crisi, capaci certo di ammiccare a interessi di bottega diversamente qualificati ma non di proporre una diversa immagine di sistema urbano e metropolitano.
Nel vuoto di progetto hanno finito per riguadagnare spazi perfino le gerarchie cattoliche, promuovendo una restaurazione culturale che ha reso ancor più cupa e decadente l’atmosfera di crisi che la città sta vivendo.

Una diversa immagine di sistema urbano e metropolitano, abbiamo detto.
Da tempo insistiamo sul fatto che la metropoli è il terreno decisivo su cui si giocano i conflitti del presente, e nelle prossime settimane proporremo proprio a Bologna un appuntamento seminariale su questa ipotesi.
Ma che cosa è oggi la metropoli? È la forma specifica, per dirla in modo semplice, attraverso cui un territorio determinato si apre al mondo, sotto il profilo culturale non meno che economico. Ma al tempo stesso la metropoli è realtà e virtualità, attualità e potenza. Perché un territorio divenga metropoli, l’apertura al mondo deve vivere nella cooperazione sociale e negli immaginari, nei comportamenti, nei bisogni e nei desideri che lo investono.
Saperi e competenze sedimentati nel tempo, reti e risorse materiali e immateriali, una gigantesca accumulazione di capitale culturale e sociale oltre che economico rientrano tra gli elementi di virtualità senza cui non si può immaginare il divenire metropoli di un territorio. La produzione della forma metropoli – nonché dell’enorme valore aggiunto che sotto il profilo economico a essa si accompagna – è l’esito di una traduzione in progetto complessivo di questi elementi di virtualità. Conosciamo la realtà della metropoli contemporanea a livello planetario, pur nella straordinaria varietà di forme in cui si presenta: laddove è pienamente dispiegata, si definisce all’incrocio tra la miseria degli slum e lo scintillio dei centri direzionali in cui si annodano i fili del comando sull’economia mondiale.
E sappiamo bene quanta violenza è all’opera nei dispositivi di sfruttamento e dominio che innervano la specifica traduzione progettuale da cui scaturisce questa realtà metropolitana, al tempo stesso icona e decisivo momento di articolazione del capitale globale. Laddove la forma metropoli è data, in ogni caso, una realtà nuova della lotta di classe emerge, investendo potenzialmente ciascuno dei dispositivi di dominio e di sfruttamento che la attraversano e ponendo come compito fondamentale una diversa qualificazione politica – una diversa appropriazione – del terreno comune che la metropoli comunque rappresenta.

Non siamo né a New York né a Shanghai, ma vale la pena di domandarsi:
Bologna è una metropoli? Proviamo a rispondere in modo provocatorio: non lo è nella realtà, lo è in potenza. Gli elementi di virtualità di cui parlavamo sono dati nel territorio bolognese: il lavoro cognitivo in formazione e formato che ruota attorno all’università da una parte, il lavoro migrante che sostiene la produttività dell’industria e dei servizi dall’altra ne costituiscono eccellenti esemplificazioni. Sotto il profilo degli stili di vita, di una produzione artistica e culturale che attraversa anche gli spazi sociali autogestiti e i luoghi del “movimento”, Bologna è concretamente immaginata e vissuta come una metropoli. Considerati attraverso il prisma di questa immaginazione e di questa vita, risaltano ancora di più la miseria delle retoriche pubbliche e il vuoto di progetto delle istituzioni. Precarietà e controllo non sono certo prerogative di Bologna: ma qui sono rese ancora più insopportabili dalla sproporzione tra la ricchezza della città e il grigiore del quotidiano. Proviamo allora a giocare d’anticipo: proviamo ad assumere il divenire metropoli di Bologna come terreno di movimento. Esercitiamo, senza smarrire il filo delle lotte e dei conflitti che attraversano la città, una nuova forma di immaginazione urbanistica e cartografica.
Disegniamo, inventiamo la nostra città consapevoli del fatto che altri disegni, a noi ostili, sono in campo, ma cogliendo al tempo stesso l’occasione rappresentata dall’assenza di un’ipotesi forte capace di sintetizzarli in una figura unitaria. Non possiamo che partire da qualche analisi parziale dei terreni su cui la virtualità del divenire metropoli di Bologna si esprime. Ma non è che l’inizio: meglio ancora, è solo una proposta di metodo che speriamo sia raccolta e fatta propria da una pluralità di soggetti che condividono con noi non soltanto il rifiuto della miseria del presente ma anche il desiderio di appropriarsi del futuro.
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martedì, 11 dicembre 2007

QUO VADIS BABY?
IL TELEFILM

Non c'è mica solo l'ispettore Cogliandro che ci protegge, esiste anche Giorgia Cantini, discutibile investigatrice uscita dalla penna della bolognesissima Grazia Verasani, grande cultrice di nuar al ragù ed ex collaboratrice dei New Hyronja che insieme a Dario Parisini e Angelo Rizzi registrarono una versione apocalittica di un brano di Francesco Baccini dal titolo Margherita Baldacci [ Ascoltate.mp3 ]
Giorgia Cantini è interpretata da Angela Baraldi e ora la potete seguire anche su Tuitter: http://twitter.com/quovadisbaby.
Come faccio a sapere tutte queste cose? Mi ha scritto il collaboratore David.

Ciao Maso
Ciao Spettro
Anche se ora sto a Milano chissà com’è mi trovo sempre Bologna tra i piedi.
Ultimamente mi sto occupando del sito di Quo Vadis, Baby?, una serie prodotta da SKY Cinema e tratta del film di Salvatores e dal libro della Verasani.
La serie (sei puntate tutte autoconclusive) andranno in onda su SKY Cinema la prossima primavera. Intanto noi, sul blog della serie, raccontiamo la lavorazione con foto di scena, filmati e la presentazione dei protagonisti.

www.quovadisbaby.tv

Visto che la serie è stata girata a Bologna, trasuda bolognesità da tutti i frame.
Ho letto le sceneggiature e mi pare che stiano abbastanza lontano dai soliti luoghi comuni su Bologna (ah, gli studenti, ah la provincia sana contro la città cattiva, ah le osterie, e altre fregnacce simili).
In compenso sulle amenità bolognesi ci divertiremo noi sul sito.
Insomma, qui un po’ di foto della produzione: http://www.flickr.com/photos/quovadisbaby/collections/
Qui un po’ di video: http://www.quovadisbaby.tv/2007/12/03/backstage-dai-costumi-al-trucco/
Solo per dire che nel 2008 Bologna finisce pure sul satellite (pay for modestia?)
Saluti, David.
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lunedì, 10 dicembre 2007

UMARELLS NEW LOOK


Si avvicina Natale e come ogni anno dovrete andare in giro per la città a cercare qualcosa di modesto o di maestoso da regalare.
Come ogni anno si sentiranno i soliti modesti discorsi tipo "Odio il Natale", "Non vedo l'ora che finiscano le feste", "Odio i parenti", "Odio il cenone", "Voglio lavorare", "Per me Natale è un giorno come tutti gli altri", ma non ci interessano, anche  perchè sappiamo benissimo che ognuno trascorrerà il Natale che si merita.
Torniamo allo spinoso tema dei regali allora! Se proprio non sapete cosa regalare, andate in libreria e comprate una copia di UMARELLS di Danilo "Maso" Masotti (che è sempre un gran bel regalo), ma se proprio volete fare gli splendidi, ordinate dal sito della Pendragon una delle 100 copie uniche al mondo* di UMARELLS NEW LOOK con tanto di copertine dipinte a mano dall'artista & collaboratore spettrale Mauro "Squiz" Daviddi.
Costo del libro? Sempre 11 euro + 3 euro di spese di spedizione.
Maggiori info sul sito ufficiale: http://umarellsnewlook.uma

*Okkio ke le 100 copie sono solo ordinabili on lain!!!
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sabato, 08 dicembre 2007


NUOVO CENTRO COMMERCIALE A BOLOGNA

La città ne sentiva la mancanza, ma sulla Via Emilia nasce un nuovo centro commerciale, proprio lì dove tra qualche anno ci sarà la rotaia del Civis, proprio lì dove l'umarell Gaudì contemporaneo verrà investito nel più totale e modesto anonimato.
Diamo allora il benvenuto al Dima Shopping Center Emilia Levante, nuova cattedrale della modestia che grazie ad una mega insegna Brico strizza l'occhiolino agli umarells che si fanno abbindolare.
Le inaugurazioni dei centri commerciali sono una sorta di Prima della Scala della modestia ed il presenzialismo del modesto consapevole o inconsapevole che sia è d'uopo.
"Ma come sarà il nuovo centro commerciale?" ci si chiede.
"Come volete che sia? Come gli altri"
ci si risponde.
Ma il modesto bolognese ha bisogno di questi eventi ad alto impatto emotivo e fa la fila  per essere uno dei primi.
Orario di apertura previsto: 9 di mattina.
Dalle 8 in poi c'è già una fila notevole che nell'arco di un'ora diventerà enorme.
I più organizzati portano lo sgabello e guardano con impazienza l'orologio.
Nessun ritardo dell'apertura sarà tollerato, la precisione prima di tutto, se c'è scritto alle 9, alle 9 deve essere.
E arrivano le 9, la massa modesta penetra in questo luogo di plastica già familiare.
Ci meritiamo tutto.
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venerdì, 07 dicembre 2007


2007: LA MODESTIA CONTINUA
(modestia never dais)

Tra il 1991 e il 1996 gli anni teroricamente migliori della mia vita sono stati inquinati dalla modestia della Filippo Fochi Spa.
Capita.
Sono finito lì dentro per colpa di un fallimentare dialogo in palestra, degno sfogatoio di modestia contemporanea post seggiola.
"Da noi cercano" mi disse un modestonico.
Già quando uno dice da noi cercano, sinonimo di sottomissione e complicità con l'azienda c'è da tremare, ma ero zovane e inesperto, non conoscevo ancora bene la modestia.
Saliva.
Francobollo.
Mando curriculum per posta.
Nel 1991 avevo modesti contratti a tempo determinato di 3 mesi (assunto con regolare contratto, no co.co.co o co.co.pro), poi mi licenziavano, stavo a casa un mesetto e lo rinnovavano di nuovo.
Di sti tempi sarebbe una buona situazione, ma all'epoca essere messi così era da sfigati, ci voleva il contratto a tempo indeterminato o al limite un contratto di formazione lavoro proforma che proprio se non ammazzavi qualcuno in sala mensa, te lo rinnovavano di defolt.
Colloquio modesto con un ragioniere umarell con delle occhiaie da modesto eccesso di zelo che si sarebbero rivelate letali alcuni anni dopo sotto il segno dell'infarto, la malattia della modestia.
Colloquio penoso alle sette di sera.
Pessimi entrambi.
Più che altro, tristi.
Nessuno mi avrebbe mai assunto.
Mi assunse.
Il primo mese non capivo bene cosa c'era da fare, ma già dal secondo mese la padronanza del lavoro mi permise di capire meglio quello che c'era da fare: niente.
Si entrava alle 8.30 e si aspettavano le 17.30.
Così.
Putroppo non c'era internet e farsela passare era pesa.
Stavamo lì, al calduccio o al frescuccio alla faccia degli operai che si facevano (chissà se era vero) il culo nei cantieri in Iran, in Iraq, in Egitto, in Tailandia e in altre zone del mondo.
8 ore di vita quotidiane rubate così, una sorta di arresti domiciliari in un open speis  e il bello è che erano tutti felici di star lì pagati per non fare niente, a mangiare delle merendine, a bere del caffè e a parlare di niente in attesa del uichend, del ponte, delle vacanze... sempre con il timore che il responsabile non le firmasse.
La modestata namber uan era che tutti facevano quotidianamente gli straordinari e io che uscivo prima non ero visto di buon occhio e la sera, il modesto o la modesta di turno mi chiedeva "Fai mezza giornata?".
Ma tangentopoli era in agguato.
Modesti dirigenti copulavano con modeste impiegatucce che nel giro di poco tempo si trasformavano in modeste capufficio, modeste gerarchie si erigevano da un mese all'altro, il malcontento serpeggiava tra i nullafacenti in carriera, i capi giravano per i corridoi a controllare se lavoravamo e quando passava il capo tutti facevano finta di lavorare.
Ma un giorno, la luce: arriva la finanza in ufficio.
Il giorno dopo l'altra luce: Roberto Fochi, presidente della Filippo Fochi S.p.a, arrestato.
Scene di panico tra i modesti.
Ancora la finanza in ufficio e dentro ad un modesto polveroso archivio la mia responsable amministrativa cerca insieme a me documenti importanti all'interno di raccoglitori gialli e mi fa "Dai che facciamo uscire il dotore!!!"
Il dotore.
Con una t sola.
Poveretta.
Chissà che fine ha fatto.
Non ci pagano 3 mesi di stipendio, seguono modeste lotte sindacali pilotatissime, mi eleggono rappresentante sindacale e così riesco a stare il più possibile fuori dall'ufficio, vado spesso a mangiare con quelli della fiom, della uil, della cisl, ogni tanto si va a roma acon dei pulman a parlare dei mali del mondo operaio, incontriamo Prodi, Bersani, Berselli, un modesto si incatena davanti alla prefettura, un giorno saliamo sulla torre asinelli e caliamo uno striscione che alla città non gliene fregava niente che chiudeva la Fochi, arrivano le banche con la faccia buona ad elargire prestiti, andiamo al Costanzo Sciò in qualità di persone che stanno perdendo il lavoro e un bel giorno la società viene messa in amministrazione straordinaria.
Che fatica.
Piccolo sforzo, attendo la bella stagione, vado all'ufficio personale, chiedo di finire tutte le ferie e di essere messo in cassa integrazione per 3 anni.
Non volevano mettermi.
Poi li ho convinti.
Fine.
Ero giovane.
Che fatica!
Sembrano storie dell'altro giorno invece sono passati 10 anni.
Ieri sera, un essemesse di una cara amica vibra nelle mie tasche "Giovedì 20 dicembre stanno organizzando una rimpatriata del gruppo Fochi organizzata da DIRIGENTE in un ristorante a Casalecchio. Io ci vado!"
Rispondo che non ci sarò e il cellulare vibra di nuovo "Non avevo dubbi! Ma io sono curiosa di vedere come sono messi tutta una serie di sfigati. Adesso che non ci sono più rapporti di sudditanza posso anche mandarli a quel paese. Ad esempio, quel viscido di DIRIGENTE"
E' il caso di dirlo: che modestia!
Buona cena a tutti.

*Mentre vi scrivo questo discutibile post le Oficine Sabiem di Roberto Fochi stanno chiudendo i battenti e io devo ancora avere 3 stipendi dal 1995.
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giovedì, 06 dicembre 2007

Nella foto: il bellissimo Babu sta crescendo


UNA CITTA' "MODERNA"
La domanda è sempre: sono io, o la gente fa schifo?

Insomma, per farla breve la scena è questa: a casa della Sima (la mia ex-moglie) ci siamo io e l'agente K (la mia fidanzata) e una decina di genitori di compagni di scuola di Babu (mio figlio), ivi convenuti per fare le prove della recita di Natale – la quale, non si sa perché, la devono fare i genitori e non i bambini.

A un certo punto, uno dei genitori  si rivolge a me definendo la Sima "tua moglie". Gli faccio notare gentilmente che (a) io e la Sima non siamo più sposati da mo' e che (b) comunque sia, usare quell'espressione davanti alla fidanzata (che gli era stata presentata come tale giusto dieci minuti prima) non è molto gentile.

Invece di chiedere scusa, il genitore comincia a far polemica, dicendo che siamo solo separati e non (ancora) divorziati, e quindi siamo ancora marito e moglie. La situazione è davvero indelicata. Pochi secondi dopo un altro genitore, che aveva appena assistito alla scena, chiama di nuovo la Sima "tua moglie". Stavolta interviene lei e dice: "ex-moglie, siamo separati". Risatine del cazzo.

Io credo che una scena così si commenti da sola. Probabilmente avrei dovuto alzarmi e mettermi a urlare, ma ormai ho perso la speranza che la gente diventi attenta e sensibile alle esigenze altrui. O anche solo che diventi, come si diceva un tempo, "moderna". Chiusi nelle proprie certezze, i bolognesi, originali e acquisiti, se ne fregano delle vite degli altri, dei loro problemi e dei loro sforzi. E non conta neanche dirglielo.

Una bella bomba atomica, quella sì.
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mercoledì, 05 dicembre 2007
5minuti di celebrità
EVENTI SPETTRALI IN TIVU'


Giovedì 6 dicembre su Telecentro/Odeon alle 01e30 di mattina, orario da biasanot, l'iper-presenzialista Maso snocciolerà l'ennesimo gettone presenza alla trasmissione ITINERARI BOLOGNESI dove insieme (o subito dopo - non mi è ancora chiaro) ad Andrea Mingardi parlerà di umarell e crescentine.

Piluto invece, che ultimamente non ne può più di accendere la televisione e di trovarci Maso o Mello che parlano di umarell e di bamboccioni (Pony no invece perchè fa l'intellettuale e va solo in radio), soffre tantissimo di questa mancanza di popolarità.
Ecco però che il provvidenziale invito della procace ed abbronzatissima Elisa Stefanati, conduttrice del programma CAPITALI CORAGGIOSI in onda ogni giovedì su Telesanterno, concede a Piluto l'agognata possibilità di sfilarsi da questo culo di sacco e di risollevare il proprio ego.
Eccomi quindi nuovamente in televisione a parlare di internazionalizzazione. Un termine challenging (aggettivo prestatomi da Lapo) soprattutto per la mia esse bolognese, tanto più che mi sono incartato più volte nel pronunciarlo.
Guest star, il solito Corrado Guzzanti che fa la solita imitazione di un gestore del solito fondo che investe nelle solite aziende che vogliono aprirsi all'estero. Tra le risate registrate.
Ma per quali settori è più convieniente rivolgersi ai mercati esteri? E quali sono le aziende emiliano-romagnole che esportano di più?
Quali sono gli incentivi che possono spingere un'azienda bolognese a delocalizzare? E come possono, gli imprenditori emiliani, sconfiggere la tanto temuta concorrenza dei mercati asiatici?
Io che sono bolognese, e pure bancario, posso permettermi di rispondere.
Questo ed altro giovedì 6 dicembre alle 23 su Telesanterno ed in replica domenica 9 alle 21 su Telestense.

Quindi ricapitolando: Giovedì 6 dicembre Maso alle 01e30 su Telecentro e Piluto alle 23 in punto su Telesanterno.
Quale modo migliore di cominciare e finire una giornata, cari assuefatti da Spettro?

Stei stiund.
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martedì, 04 dicembre 2007


DIALOGO COL MIO AMICO TASSISTA

Quando voglio tastare il polso dello spettro della bolognesità, mi basta fare due chiacchiere con il mio amico taxista e tutto mi appare più chiaro.

Maso... come lo vedi Grillini sindaco di Bologna?
Male
Perchè?
Gli umarells non lo voterebbero
No dai,
Si, magari le zdaure si, ma gli umarells non ne vogliono mezza
Perchè?
Perchè credono che un sindaco come Grillini possa contribuire ad aumentare il degrado
Si, ma sai che figata Bologna col sindaco omosessuale
Si
Facciamo come quelli là in Francia, quelli di quel paese là
Quale?
Boh, quel paese là
Ah
E poi se il partito dice agli umarells di votare Grillini, loro lo votano
Non lo so, ci devo pensare
Oh, ti saluto che devo andare a lavorare
Ciao
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lunedì, 03 dicembre 2007

IL PROTOCOLLO SUL WELFARE VISTO DAI BAMBOCCIONI


Il mio libro sull'Italia di oggi vista dalla nuove generazioni, “L’Italia spiegata a mio nonno” è uscito da due mesi. Sono stati due mesi per me molti intensi e stravolgenti. Giri per l’Italia, ospitate, presentazioni, radio, giornali, chiacchiere, complimenti, qualche critica intelligente, qualche critica in malafede.
Sono stati due mesi strani e molto belli, comunque, anche se altrettanto faticosi, 
Sono stati sessanta giorni nei quali mi sono interrogato sul senso di quanto stavo facendo. Ha senso provare a dire cose più o meno politiche senza essere né voler essere un politico? Ha senso parlare di cose che si ritengono importanti convinti che, nella società dell’informazione, la divulgazione è almeno tanto importante quanto la ricerca?
Alla prova dei fatti, io da amante del POP in ogni sua forma, mi sono sempre risposto convintamente di Sì! Anche se poi ognuno può pensarla come vuole. Anche se qualche topo-di-biblioteca può benissimo continuare a pensare che solo nell’accademia si possano fare studi precisi e documentati (...sono quelli per cui le arti stan nei musei).
Mi sono risposto di sì, convinto che sia un servizio utile alla conoscenza, prendere questioni che riguardano la vita di tutti, ed analizzarle, sviscerarle, sezionarle, e poi un volta digerite, risputarle fuori in maniera comprensibile. Ed alla fine ho capito che proprio questo è il lavoro che a me piace fare. Un lavoro necessario, un lavoro che poi su Internet poi trova il suo senso e la sua utilità immediata.

Seguendo tutti questi ragionamenti, e avendo seguito i dibattiti di questi mesi sul cosiddetto “Protocollo del Welfare”, ho perciò deciso di scrivere un altro breve pamphlet che è possibile scaricare da oggi sul mio blog. S’intitola “Il protocollo del welfare visto dai bamboccioni (incazzati)” ed è un PDF di una ventina di pagine che si può scaricare gratuitamente qua. Certo, vista la realizzazione casalinga ci saranno ancora dei refusi che faranno andare su tutte le furie gli accademici, quelli seri. Il senso di queste pagine, però, nonostante i refusi, non potrà sfuggire a nessuno. Il senso di fondo è che in Italia ancora una volta le scelte pubbliche vanno contro le nuove generazioni. L'impostazione di queste pagine è la stessa del "L'Italia spiegata a mio nonno", forse solo un po' meno scoppiettanti visto il poco tempo a disposizione. Cmq, gente, se avete venti minuti da dedicare alla lettura, scaricate pure. E poi continuiamo a confrontarci qua sui blog. E fatemi ringraziare Maso che non fa mancare mai la sua disponibilità e la sua benevolenza.
Buona lettura, allora, e ci vediamo a Bar Maurizio.

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domenica, 02 dicembre 2007


MODESTIA ROSSA

Bologna la grassa.
Bologna la dotta.
Bologna la rossa.

Ora è tempo di Bologna la modesta (o forse lo è sempre stato, solo che non faceva rima) e colgo l'occasione per  pubblicare un post di "tenere modestie a confronto" del nuovo collaboratore spettrale zuccapelata

Lochescion: i gradini di piazza Nettuno a Bologna di fronte all’ingresso di Sala Borsa.
Un ragazzotto allampanato, dall’aria simpatica e con evidente accento un bel po’ fuori sede (siciliano, direi) tiene in braccio un fascio di giornali e avvicina chi sta entrando con un “Stella Rossa! giornale comunista… interessa?”. Nessuno lo fuma, tutti anzi lo scartano manco fosse un grosso senegalese che tenta di vendere fazzolettini, e si gettano, con l’aria più indaffarata possibile, dentro ai 42 gradi dell’atrio di Sala Borsa, monumento contemporaneo al “perché il pianeta si surriscalda? boh, davvero non lo capisco”.
A correggere appena un po’ al rialzo l’età media degli avventori (che a occhio deve stare sui venti/ventuno, ventotto al massimo se in quel momento lì passa un qualche assessore se non addirittura il papà di Edoardino che è lì lì per farne sessanta) arriva una simpatica vecchietta, un po’ curva ma per niente incerta sulle sue gambette. Anche a lei il fuorisede, che più che dalla Sicilia sembra arrivato or ora da San Pietroburgo, fa il solito “Stella Rossa! giornale comunista… interessa?”.
“Cus’el?”, chiede la ‘zdaura, che quindi fa subito capire che lei, invece, per fuori sede che sia al massimo viene da via dell’Inferno.
“Piazza Rossa, signora, giornale comunista. Interessa?”.
“Ma l’è gretis o al’s pega?”.
“Beh, una piccola offerta, quello che vuole lei”.
“Ma l’è un giurnel d’politica, d’un qualche partito?”.
“Beh, siamo legati a Rifondazione comunista, ma non siamo proprio un giornale del partito”.

A questo punto la ‘zdaura si gira, e senza dir né tanto né quanto si fionda come tutti gli altri dentro l’atrio. Passa un secondo, e si ributta fuori, al freddo e al gelo sotto l’alberone di Natale ancora disadorno che troneggia come ogni anno di fianco al Nettuno, mi guarda e fa: “Ma lé dentar l’è un cheld d’la madona!”. Poi, rivolto allo studente allampanato, switchiando verso un corretto italiano, con un solo, piccolo cedimento dialettale: “E comunque mio marito, lui sì che era comunista. Megga vueter!”.
postato da: maso_ alle ore 14:49 | Permalink | commenti (32)
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