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lunedì, 31 marzo 2008


MODESTI PROGETTI BOLOGNESI
PER IL FUTURO... BOLOGNA SOGNA

Sono in fila ad una baracchina, ma non di cocomeri.
Una scena modesta da primi soli e mal accompagnati, alle mie spalle altri due modesti coetanei bolognesi sognano paradisi futuribili anche per me.

- Come va?
- Bene e te?
- Anche io... e il lavoro?
- Bene e te?
- Anche io... il solito, ma va bene.
- Ma si, anche io. Lavori sempre lì?
- Si e tu?
- Anche io.
- Però adesso non so come va a finire...
- Perchè?
- Il padrone ha già una certa età e non so cosa vuole fare.
- Ma scusa, ma non c'è la figlia?
- Si ma non ne vuole un cazzo. Ha sposato un miliardario e non viene neanche più a lavorare.
- Ah... ma perchè non rilevi tu l'azienda?
- Ci avevo pensato, poi era una bazza perchè l'attività è avviata, ci sono i soliti clienti che ci conosciamo tutti e facciamo balotta. Poi, a a parte qualche giorno il lavoroè poleggiato e non ci si ammazza più di quel tanto. Lo avevo proposto pure a un mio collega di prendere noi delle quote e rilevare tutta la baracca, ma si è messo a ridere.
- Hahaha... Però peccato.
- Eh si, peccato. Magari un giorno. Oh, staremo a vedere.
- Si, si stiamo a vedere poi adesso ci sono le elezioni, dumaron, io non andrei nemmeno a votare...
- Sta buono va... nemmeno io, però come si fa a non andare a votare?
- E' vero, bisogna andare a votare.
- A me è arrivata anche una meil che mi diceva come fare per andare al seggio e poi non votare....
- Si, tutta una storia, è arrivata pure a me. Però che menata, alla fine andrò a votare.
- Anche io, ma lo faccio solo per mia moglie che così a lavorare la tengono.
- Si, infatti
- Buongiorno. Due gelati da 2 euro. Allora, me ne fa uno....
postato da: maso_ alle ore 13:00 | Permalink | commenti (21)
categoria:maso
sabato, 29 marzo 2008


MENEFREGHISMO CARTACEO BOLOGNESE


Ora legale, ora solare, avanzano gi orologi ed ormai è tempo di meritato cocomero.
Sabato pomeriggio in attesa di uscire a prendere un pò di sole lontano da compiuter e lavori deplorevoli, copio e incollo un modestissimo contributo del collaboratore Bufalo in versione darc (che è diverso da nuar).
Argomenti evergrin tornano ad apparire sullo spettro: l'autobus, i fri pres, il degrado cartaceo sull'autobus.
Bufalo, invece di laentarsi come è tipico del bolognese mediodotato,  propone 2 soluzioni.
Va bè, esco.

Una scena già vista decine di volte sull'autobus : un quotidiano cartaceo - di quelli gratuiti, distribuiti fuori dai bar, sotto le pensiline Atc o dai ragazzi agli incroci - sparpagliato sul corridoio (ed anche pericoloso per chi ha difficoltà di movimento).
Calpestato da tutti : alcuni lo fanno con noncuranza mentre altri rivolgono uno sguardo malinconico e passivo (quasi "impotente") a quei fogli sgualciti e ora sporchi che (forse) sono serviti ad informare il temporaneo proprietario e poi sono stati lasciati sbadatamente per terra, anzichè seguirlo nella giornata o finire repentinamente nella campana della raccolta della carta (che sarebbe il migliore luogo finale).
Io non capisco quest'ottica della "distanza" tra noi e quello che ci capita sotto gli occhi tutti i giorni : come se stessimo guardando un dvd da puri spettatori.
La soluzione al problema della partecipazione della meritevole stampa gratuita al cosiddetto "degrado urbano" può essere duplice :

1) "alla Kofferati", ovvero : l'oggetto passivo/attivo del degrado è il quotidiano gratuito ... allora si vieti la distribuzione di tutti i quotidiani gratuiti entro i confini bolognesi ! E guardate che se ne discusse seriamente sulle pagine del "carlone" nostro ...

2) mettendo da parte il nostro menefreghismo, almeno qualche volta al mese : qualche volta, ho raccolto gli "stracci" poco prima di scendere e li ho messi nel cestino dell'immondizia (sappiate che ce ne sono parecchi alle fermate degli autobus) : per questo notevole gesto atletico, v'assicuro che non mi si è slogata la spalla.

"Sergio Cofferati"
e "menefreghìsum", le due parole-chiave di questi tristi anni bolognesi ...

postato da: maso_ alle ore 14:22 | Permalink | commenti (55)
categoria:bufalo, maso
venerdì, 28 marzo 2008
Carmine BolognaBOLOGNA L'OSCURA

Oggi pomeriggio alle 18.30, alla Libreria Coop Minganti di Bologna, avrò il piacere di chiacchierare con Carmine Caputo del suo ultimo libro Bologna l’oscura, edito da Nonsoloparole Edizioni. I brani del libro saranno letti ad alta voce da Debora Pometti con l'accompagnamento musicale di Romano Romani.
Sì, è vero, è il solito markettone del Venerdì, in più presentato da me ma dopo il markettone al cocomeraro non penso che ci sia nulla da ridire su quella ad un giovane autore che neanche ha dovuto pagare per pubblicare i suoi libri.
Mi preme, tuttavia, segnalare questo libro sullo Spettro perché questi racconti sono intrisi di Bolognesità, di quel cibo di cui tutti noi volentieri ci pasciamo cinque giorni impiegatizi su sette che ne ha fatti il Signore.
Bologna l’oscura raccoglie cinque racconti di felsinea vita quotidiana, con una sfumatura a volte nuar, come piace spesso fare a chi scrive sotto le Due Torri. L’oscurità cui allude Carmine nei suoi racconti, tuttavia, non rimanda a sordide atmosfere da provincia protagonista di fatti di nera ma a tutto ciò che è nascosto agli occhi dei più. Questi racconti accendono i riflettori sulle esistenze anonime di personaggi ordinari, straordinari per un giorno a Bologna, che si muovono in una città sconosciuta all’occhio frettoloso della vita di tutti i giorni. Carmine insinua timidamente nelle sue pagine aneddoti storici ed artistici della città, proponendo dei minuscoli intervalli tra una vicenda e l’altra.
Leggendo questo libro ho notato un certo sguardo fuorisede (lo pagherà Carmine il biglietto dell’autobus?) alla Bologna raccontata. È la prospettiva di chi si è innamorato della città in cui ha scelto di vivere, che vede sopperire di fronte alla metastasi dei mali moderni: guide assassine di Suv nei centri storici, proliferare indiscriminato di centri commerciali, donne rompicoglioni, catapecchie d’oro per studenti e tutto ciò che gli spettrali lettori conoscono perfettamente.
Il libro costa 12 euro e vi puo’ accompagnare piacevolmente in un viaggio in treno di un paio d’ore.

E visto che sono in vena di markette, vi segnalo Consensuality Party, l’evento di stasera organizzato dalle ragazze del Sexyshock al Locomotiv, dalle 22.30 in poi.

postato da: aaeeiioouuyy alle ore 08:48 | Permalink | commenti (34)
categoria:aeiouy
giovedì, 27 marzo 2008

COCUMBRA GENERESCION

Un figlio d'arte, obnubliato da radiofonici discorsi belli tondi e ragionevoli, si sdraia su un prato coperto dal  segnale uai fai, accende il suo eee pc e mi scrive una mail intrisa di bolognesità spettrale 100% e di  buona volontà. Finalmente un vero giovane bolognese. Benvenuto.

Ciao Maso ti ho ascoltato l'altra mattina a Punto Radio da Bob e la trasmissione mi è molto piaciuta.
Mi chiamo Diego ho 22 anni ed essendo anke io un Bolognese Doc, e vivendo la citta da sempre, (penso di aver conosciuto non so quante migliaia di persone) in quanto ho la fortuna di di essere il figlio del titolare dell'Agnese delle cocomere e ormai conosco le abitudini bolognesi delle persone.
I bolognesi oramai sono in via di estinzione e bisognerebbe tutelarli.
Mi piacerebbe collaborare con voi gratuitamente sul vostro sito internet.
Vi lascio il nostro sito internet www.agnesedellecocomere.it dove ci sono foto e tanto altro, il nostro myspace  www.myspace.com/agnesedellecocomere dove all'interno troverai anke il mio personale.

postato da: maso_ alle ore 08:00 | Permalink | commenti (313)
categoria:maso
mercoledì, 26 marzo 2008

MODESTO REDUCISMO BOLOGNESE

Bologna, capitale mondiale della memoria statica.
Ognuno di noi è stato zovane e adesso che non lo è più si rifugia nel passato che gli accarezza il pelo e lo rassicura su futuro brutto e cattivo e lo protegge dal presente che non esiste.
Una volta questo atteggiamento lo avevano solo gli umarells, stavolta intendo nel senso dei vecchi, ma ora il nuovo trend è che passati i 30 anni (e forse pure prima) sei già un nostalgico di quando eri più zovane e sulla modestia del passato si scatenano gare altrettanto modeste.
E così si trascorrono le serate a ricordare, ricordare, ricordare... sempre le stesse cose.
C'è quello che è stato giovane negli anni settanta che dice che erano una figata, a lui si contrappone quello degli anni sessanta che dice che erano meglio gli anni sessanta, contraddetto però da quello che era giovane negli anni ottanta che secondo lui erano  migliori, ricordo che non trova affatto daccordo chi era zovane negli anni novanta.
Andando ancora indietro troveremo persone che diranno che quando loro erano zovani, anche se non c'era nulla, anche se si usciva dalla guerra o c'era la guerra si stava meglio quando si stava peggio.
Grazie a questo modesto schema di rimembar, ognuno si sente un reduce di qualcosa che è andato perduto, il che è tutto vero, ma è sempre la solita modesta storia: da sbarbi è tutto diverso.
Tutto lì.
Nel 2020 ci saranno reduci del mancato concerto dei Tokio Hotel di stasera al Palamalaguti e racconteranno questo episodio annoiando i zovani del 2020 (storie avvincenti tipo "Avevo già comprato i biglietti... poi però me li hanno rimborsati"), un pò come farei io se vi raccontassidi quando sono andato a Rimini per vedere i Gensaddicscion, ma il cantante Perri Farrell stava male e il concerto non c'è stato.
Capita, ma per fortuna che ADESSO c'è la rete e si possono trovare interessanti tracce bolognesi di reducismo, ognuno il suo, tipo Hiko Horror Party Groovers che mi scrive e mi videoracconta i suoi ricordi senza annoiarmi.
Yo.
Il reducismo avvelena anche te e spesso annoia chi non c'era, digli di smettere.
postato da: maso_ alle ore 09:44 | Permalink | commenti (46)
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sabato, 22 marzo 2008

TOKIO HOTEL A BOLOGNA

Il massimo di bolognesità roker da asporto "recente" sono stati i Luna Pop, poi il nulla.
Perchè da questa città che una volta era all'avanguardia non parte più niente di innovativo?
Forse perchè qui abbiamo poco da dire, ma siccome ho fiducia nel futuro mi aspetto tra una decina di anni un enorme fermento di pakibolognesi o di cinobolognesi faranno della musica che spacca il culo all'avanguardia e sarà conosciuta in tutto il mondo.
Sarà il rinascimento musicale bolognese.
Poichè ho anche sfiducia nel futuro, per contro, temo l'effetto revaivol (tra l'altro già in corso) con Noi reduci incartapecoriti dei bei tempi che furono che, a 50 e passa anni, ci ritroveremo su un palco per rivivere i fasti dei primi anni 90 quando eravamo tutti fighi e qualcuno di noi ha avuto pure un discreto successo ora avvolto nel cuki dei ricordi.
A questa fiera degli orrori (sindrome da Uilli Merda) vedrò di non esserci, come non sarò (stavolta purtroppo) al concerto dei Tokio Hotel che il 26 marzo 2008 si esibiranno a Bologna, anzi a Casalecchio di Reno.
Il copione è lo stesso: loro fighi sul palco e ragazzine urlanti sotto.
Inutile negare il successo dei Tokio Hotel, ma la figata è che sono giovanissimi.
Finalmente dei giovani.
Era ora.
Interroghiamoci su questo successo come farebbe Mello: perchè i giovani di Magdeburgo hanno opportunità internazionali che i giovani bolognesi non hanno?
La prima risposta che mi viene in mente è "Che cazzo ne so", la seconda invece è che molto probabilmente la noia di Magdeburgo è molto più sana della sterile noia obesa bolognese terronico nordestonico italiota.
Mi piace che gente nata tra l'87 e l'89 riempia i palchi del consumismo mondiale anche solo per un pò, mi piace che nuove leve teutoniche internazionali che di germanico hanno ben poco si godano il presente e un bel pò di futuro.
Mi dispiace che qui non accada, ma spero che sia solo un momento un pò così... passerà, trallallero trallallà.
postato da: maso_ alle ore 10:48 | Permalink | commenti (115)
categoria:maso
venerdì, 21 marzo 2008

MALEDETTA PRIMAVERA

Eccola qua, come tutti gli anni si presenta puntuale il 21 Marzo la Primavera bolognese, stagione assai pericolosa. Ho scoperto la Primavera da adolescente, quando le giornate si allungavano lentamente e il mare assisteva ai sospiri amorosi. In quel periodo ascoltavo le parole di un vostro concittadino che davano suoni e colori alla stagione, alla faccia di chi a Bologna lo snobbava ascoltando tipo, che ne so, i Ramones.
A causa di questo imprinting musicale, la mia Primavera era bolognese già in periodi non sospetti.
Poi sono approdata qui e la Primavera del 1996 ha segnato la mia rinascita, facendomi iniziare veramente la mia avventura bolognese. Mi aggiravo per la città e pensavo a Luca Carboni che da bambino voleva fare il benzinaio, con la fissa dei motorini truccati e le autoradio, e cercavo l’odore dei tigli.
Ed ecco i primi raggi di sole che si insinuano nelle vie strette del centro storico, rendendo ancora più vivido il colore caldo dei muri. A Bologna il sole è vissuto veramente come una divinità da adorare, mettendosi subito in maniche corte, appollaiandosi in qualche posto luminoso per goderne la luce. Il calore porta al risveglio dei sensi, insieme ai fiori rosa fiori di pesco che pochi di noi hanno il piacere di veder fiorire, e porta all’alleggerimento dell’abito e dell’habitus.
Ed insieme alla luce, eccola qua, la protagonista assoluta della Primavera bolognese: l’ormonella. Questo friccicorio, che si accompagna a tutti gli altri sintomi di stagione che possono essere riassunti in una manciata di parole, ovvero voglia-di-non-fare-un-cazzo-da-mane-a-sera, destabilizza i freddi animi reduci dall’inverno. È come se fossero arrivati in città Eros e Pollon che, come nella sigla, si mettono a tirare le frecce a caso con il loro archetto, facendo diventare gli occhi di tutti a cuoricino.
Così uomini e donne, vecchi e bambini, gente di destra e di sinistra, scapoli e ammogliati, si trovano a far fronte a questo flagello ormonale che porterebbe all’accoppiamento casuale teso all’appagamento, seppur limitato nel tempo, dei brividi e voglie e rumori nella pancia, caratteristici di stagione, un po’ come le fragole.
E anche se dentro di me, in realtà, canto Maledetta Primavera e non le liriche del cantautore felsineo, l’occasione mi è gradita per augurarvi, nell’ordine, buona giornata, buon primo giorno di Primavera, buon week end, buona Pasqua, buona Pasquetta e buon rientro in ufficio!

postato da: aaeeiioouuyy alle ore 09:44 | Permalink | commenti (63)
categoria:aeiouy
giovedì, 20 marzo 2008

BOLOGNA AL VOTO

Domenica 13 e lunedì 14 aprile anche a Bologna si vota.
Pare che da ste parti ci siano buone probablità che vinca il PD, ma sappiamo come sono ste previsioni, le persone non sono sincere ed è meglio non fidarsi.
Del resto, siamo bolognesi e possiamo permetterci di non fidarci, lo facciamo tutto l'anno.
E i lettori delo spettro come si comporteranno il 13 e il 14 aprile?
Poichè questo blog è frequentato da modesti elettori che in orario di lavoro commentano discutibili scritti, meglio pubblicare il post con qualche giorno di anticipo, così il dibattito cresce, il PIL si abbassa ulteriormente, gli indecisi si indecidono e accelleriamo lo scatafascio nazionale.
Che dire? Nulla, cliccate sul solito articolo del nostro/vostro amico apparso tempo fa sul quotidiano satirico di Bologna e rispondete quello che vi pare.
Bologna 13-14 aprile 2008. Voti a Bologna? Cosa voti?
Veltroni
Berlusconi
Casini
Sinistra arcobaleno
Destra nera
Altri modesti non contemplati tra i big
Scheda bianca
Annullo la Scheda
Non vado a votare
  
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mercoledì, 19 marzo 2008


RICETTE PASQUALI OPEN SURS

Si avvicina la Pasqua. E la migliore delle tradizioni cattoliche prevede, proprio nel giorno in cui nostrosignore ha dato la vita per noi, di ringraziarlo a base di pranzi luculliani di infinita durata, tra parenti, umarell e cinni scurzoni attorno ad un tavolo a mangiare leccornie come lo stinco d'aragosta, il tortellino in brodo col lambrusco, pesci triocchiuti di cui si racconteranno i bruciori di stomaco (e di portafogli) per tutto il resto dell'anno.
Che dire... Toccherà anche a me!
Infatti ho già preparato una valigia ben poco virtuale per tornare da mammà, donna nappulitana doc, che mi aspetta a braccia aperte (soprattutto perché avrò un bel pacco di tortellini fatti a mano da una rial zdaura al mio fianco).
Vivendo da solo, ho imparato anche a cucinare per garantirmi una sopravvivenza che non sia solo a base di pasta col tonno (e abbondante spremuta di limone) e bastoncini di pesce. E c'ho preso gusto. Non sono un gran cuoco, ma mi piace piastricciare coi fornelli, e col tempo ho affinato la mano per un paio di ricette che... vabbè... ma che ve lo dico a fare?
Passione, apprezzata tantissimo dalla mia ragazza (ma anche lei nn scherza) e ovviamente, ereditata da mammà, (che come è noto è la migliore cuoca del mondo), sempre curiosa di imparare nuove ricette, di sperimentare gusti nuovi. Ricordo i primi periodi che stavo qui le facevo delle vere e proprie lezioni sulla varietà di salumi che adocchiavo al supermercato (Ma dai? l'uovo sodo nel salame?) in cambio di ricette semplici e veloci per la sopravvivenza di cui sopra...
Infatti stavo pensando di regalarle un buon ricettario con le tipiche ricette bolognesi.
Solo che...
Solo che io dei ricettari non mi fido mica. Mi fido molto di più dell'esperienza delle lettrici dello Spettro... che scommetto che in cucina ne sanno una più del diavolo, iscritte come sono da anni nel club dell' A.A.P.E. (Abitudini Alimentari Pasquali Emiliane)
In particolare, mammà ed io vorremmo le ricette per dolci, perché ai tortellini in brodo e alle tagliatelle al ragù ci sappiamo arrivare da soli.
Ma mica senza nulla in cambio (ma per chi ci avete presi?) e per dimostrare la mitica disponibilità al dialogo e allo scambio piir-tu-piir delle conoscenze iniziamo noi, con ricetta tipica napoletana di un dolce. La pastiera, in versione open surs, che modestia a parte è il mio asso nella manica.

Va detto che Il uèb è pieno di ricette che rivendicano più o meno l'originalità e l'esclusiva di questo dolce, ma pochi ammetteranno, anche sotto tortura, che la ricetta originale, seguendo alla lettera le dosi descritte, è immangiabile: praticamente si ha la sensazione di mordere una mega zolletta di zucchero con un vago retrogusto di uova, ricotta e grano cotto.
Questa è la versione che mi ha dato mammà, che per vari motivi che ora non sto qui ad elencare, ha modificato la ricetta originale riducendo drasticamente alcuni ingredienti a favore di altri. Insomma, per farla breve, se qualcuno ha voglia di cimentarsi a fare una pastiera buona, che non sia troppo zuccherosa, ma gustosa queste sono le dosi che mammà consiglia.
Tra l'altro, in quasi tutti i centri commerciali qui in zona, ho visto in vendita dei kit per pastiera: il contenuto della scatola ha al suo interno un baratto di grano cotto, una confezione di canditi, una fiala di fiore d'arancio e dello zucchero a velo. Se non si ha particolarmente voglia di andare a cercare i singoli componenti, anche perché non sono proprio di facile reperibilità qui, ma si vuol prendere tutto insieme, direi che questa soluzione è ottima.
La preparazione della pastiera fondamentalmente consta di due fasi ben precise: la pasta frolla, e il ripieno.
La pasta frolla non richiede una preparazione diversa da quella solita, ma mamma consiglia queste dosi. E comunque va preparata il giorno prima di essere infornata (preferibilmente la sera) con:

  • 400 gr di farina di tipo 00;
  • 100 gr di zucchero;
  • 100 gr di margarina (più leggera del burro);
  • 3 uova intere;
  • la fiala di fiori d'arancio.

Impastare, come si impasta una normale pasta frolla, poi avvolgere il tutto in un panno umido e lasciar riposare in frigo la notte.
Il ripieno, invece, prevede dei passaggi ben precisi, che determinano il successo del prodotto finale:
Versare in una pentola capiente e alta:

  • il contenuto di 1 barattolo intero di grano cotto;
  • 300 ml di latte (mamma usa quello parzialmente scremato, ma se volete va bene pure l'intero);
  • 1 cucchiaio da cucina di burro.

Mettere la pentola su fuoco lento e amalgamare il tutto girando lentamente con un mestolo di legno e portare fino all'ebollizione. Appena raggiunta l'ebollizione, spegnere il fuoco e continuare a girare fin quando il tutto non sembra abbastanza cremoso. Lasciar riposare il tutto, e nel frattempo si versa in un contenitore:

  • 500 gr di ricotta fresca (mamma consiglia di prendere quella che costa di più);
  • 400 gr di zucchero;
  • 3 uova intere + 3 tuorli;
  • frullare il tutto e successivamente aggiungere:
  • 1 bustina di vaniglia;
  • 1 fiala di fiori d'arancio
  • i canditi.

Mischiare ancora, aggiungendo il grano precedentemente preparato che ne frattempo si dovrebbe essere raffreddato.
Imburrare delle teglie d'alluminio con della margarina e spolverare con della farina. Quindi stendervi la pasta frolla, versarvi dentro il ripieno e decorare a piacimento.
Mammà consiglia, altresì, di usare delle teglie di alluminio alte e spesse per una migliore cottura e presentazione.
Inserire le teglie (questa ricetta è per due pastiere) in forno, non preriscaldato, a 180° e lasciar cuocere per un ora abbondante. E quando raggiunge un buon livello di doratura tirare fuori e aggiungere, a scelta, lo zucchero a velo.
In teoria, la ricetta originale prevede che la pastiera riposi per circa 3 giorni in un posto asciutto, coperta da un panno, infatti si comincia a preparare il venerdì santo per poi mangiarla la domenica di pasqua. Ma io, oltre i tre minuti di riposo, non ho mai saputo resistere.
Consiglio spassionato: la mattina per colazione, una fetta di pastiera e un bicchiere di latte freddo... una bontà difficilmente uguagliabile.

Buona Pasqua, per chi ci crede. E buona pastiera. Anche da mammà.

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martedì, 18 marzo 2008


LA CITTA' DALLE FINESTRE CHE VOMITANO

Pupi Avati.
Ma che cazzo di nome è Pupi?
No, ma è un soprannome, in realtà si chiama Giuseppe e ha girato un casino di film intrisi di bolognesità e di umarellismo emiliano allo stato puro.
Visto che l'ultima moda bolognese (sia indigeni che fuorisede) è parlare male della città nascondendosi dietro la modesta frase "Bologna non è più la Bologna di una volta", ecco che arriva la voce del celebre regista che minaccia la popolazione di non girare il prossmo film a Bologna, ma a Marlene Cuneo dove pare che il tempo si sia fermato e dove c'è un bar che gli ricorda la sua gioventù.
Chi se ne frega, che se ne vada a Cuneo diranno i lettori di questo blog, bona lè con tutti sti film girati sempre da queste parti!
Purtroppo pare che sta butaddd di Cuneo sia solo una modesta provocazione per parlare di degrado della città e dei soliti discorsi che qua ci siamo addirittura stancati di fare, ma come ben sapete, la lamentela tira di più di un carro di buoi e allora ascoltiamo Uma Avati con il solito sermone.

Lochescion: Piazza Aldrovandi, Via San Vitale.
Le uniche facce che incontravo dopo una certa ora erano punkabbestia, emarginati, gente che rimetteva, orinava, bivaccava davanti a portoni ridotti a tazebao di scritte e insulti. La sensazione che ho potuto condividere anche con i vigili urbani che ci scortavano, era quella di una città abbandonata a se stessa che fa paura a chi non appartiene a quel mondo.

Io sono nato in via San Vitale 51 e se oggi qualcuno mi offrisse in regalo un appartamento lì, io non l’accetterei. Ritengo impossibile vivere in un contesto come quello che ho visto recentemente. La mia Bologna è stata irrimediabilmente sfregiata.

Bologna è diventata una sorta di carta moschicida dove resta attaccato tutto il cosiddetto mondo alternativo, giovani che però non sono nostri figli o nostri nipoti. Sono ragazzi che forse sono usciti di casa dando a intendere ai genitori che venivano a studiare qua ma che in realtà hanno scelto un percorso molto meno corretto, coperti dalla fama di Bologna città senza problemi, accogliente, tollerante. Roma che è Roma, per esempio, non è così, non dà l’impressione di essere una zona franca. Se si fossero fatte manifestazioni, referendum o altro forse la percezione all’esterno non sarebbe stata quella di una città senza più dignità e quindi facilmente colonizzabile.

Parlando del Piemonte, visto che si è posta la concorrenza Bologna-Cuneo, i vari gradi amministrativi di quella regione hanno investito fior di quattrini nella locale film commission col risultato che vi si girano non meno di 20-30 produzioni l’anno. Qui lo stesso organismo, nonostante la buona volontà dei componenti, deve giostrarsi con risorse risibili, perché esiste un’atavica diffidenza dei bolognesi verso il cinema, percepito come un’impresa che non garantisce utili. Quando invece tutti sanno che è l’esatto contrario.

Purtroppo ho la sensazione che anche qui l’ideologia prevalga quando invece è ormai risaputo che ha fatto il suo tempo. Spero che il primo cittadino recuperi consenso e s’imponga. La mia troupe che era stata preparata dai miei discorsi, quando è arrivata è rimasta turbata e perplessa. Credo sia un’impressione comune per chi viene da fuori e ha in testa una certa immagine della nostra città.

E sullo sfondo, il Guazza raccoglie firme al ragù e si ricandida sindaco.
E' il nuovo che avanza.
Si costruisce il cambiamento.
Probabilmente ci meritiamo tutto.
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lunedì, 17 marzo 2008

LO SPETTRO DELLA VISIBILITA'


Non sappiamo per quale motivo e nemmeno per quale merito, ma da alcuni gioni io e mello siamo finiti nella prima pagina di IUTIUB e tante persone ci hanno visto e come spesso accade sul ueb hanno lasciato i loro commenti:

Sono strategie commerciali e non criteri di scelta, questo libro lo compreranno tutti anche se fa cacare solo perchè è cosi spudoratamente pubblicizzato qui, su youtube bisognerebbe pubblicizzare chi non ha i soldi per farle le cose, non chi le ha già fatte

Secondo me maso una bella bomba dovresti mettertela in culo..che coglione.bologna e' stupenda

O visto fino a due minuti e mezzo e ho cotato 3 errori di grammatica. spero tu sia solo un po' dislessico e scriva meglio di come parli. In bocca al lupo per il libro btw

Sarà il figlio di fred mello, tu levati le converse frocio, manco vedo il video, che palle, i primi 4 minuti sono un intro di niente.

[ continua]

Questo ed altro qui e qui.
Ah, in prima pagina c'è pure Angela Baraldi (anche lei si becca il suo avere) con il test saltuari 2.0.
Scappo, vado a Napoli che ho una punta.
Buon uichend e grazie a tutti.
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sabato, 15 marzo 2008
UNO SCOIATTOLO IN CITTA'

Forse sono ripetitivo. Ve l'ho mai detto che sono residente a San Lazzaro di Savena ?
Ok ok... l'ho già detto.
Ma serviva solo per introdurre l'argomento.
Circa un anno fa, di domenica mattina mi affaccio sul micro balconcino di casa per gustare la mia abbondante colazione a base di latte crudo e abbondante caffè.
Per la precisione, in caso ci fossero stolcher in sala, il balconcino in questione si affaccia qua. Giusto per semplificare le cose in caso vi chiedesse dove fare gli appostamenti.
Insomma, me ne stavo lì in piedi a bere il bichiere di latte e caffè che, come dal nulla, mi si paventa davati agli occhi uno scoiattolo girovagante tra i rami degli alberi, in cerca forse di nulla forse chissà.
Incredulo e stupito, chiamo la mia ragazza perché assistesse anche lei alla scena per capire se stavo sognando oppure ero desto, ed entrambi siamo rimasti fissi a guardare questa piccola creatura affascinantissima sballonzolarci davanti agli occhi tra un ramo e l'altro.
Lo scoiattolo è rimasto lì a fare il suo spettacolino per circa 5 minuti, poi è sparito nel nulla. Lo stesso nulla, da cui sospetto sia venuto.
Avessi visto un UFO non me ne sarebbe fregato nulla, ma l'aver visto uno scoiattolo vero da così vicino senza necessariamente una Licia Colò o un Mario Tozzi di mezzo mi ha lasciato veramente stupito. Non era certo la prima volta che ne vedevo uno, ma a così "bassa quota" no.
Il giorno stesso, siamo andati alla Coop a comprare delle noci e delle nocciole da lasciare sul muretto del balconcino nella vana convinzione che Herbert (abbiamo deciso che lo scoiattolo si chiama così), sentendone l'odore venisse a prenderle. Inutile dire che le noci sono rimaste lì invariate di numero per giorni interi... anche perché i rami degli alberi non ci arrivano sul balconcino... ma la furbizia si sa... non è per noi.
Poi per un periodo lunghissimo, Herbert non si è fatto più vedere. Fino a quando, una mattina di novembre ero a casa e ricevo una telefonata per un colloquio di lavoro, e mentre ero impegnato a interloquire in terza persona con il mio interlocutore... tadan... ecco che ti riappare Herbert sui rami. Sempre la solita storia, come la prima volta: passeggiatina sui rami, coda lunga e rossa in bella mostra, orecchiette pelose, occhietti neri come il caffè, balzetti veloci tra un ramo e l'altro e... zac... di nuovo via.
Il colloquio andò talmente male che alla fine mi presero a lavorare.

Adesso, tutte le mattine, quando faccio colazione mi affaccio sempre sul balconcino e alzo lo sguardo verso le alte vette degli alberi, nella speranza di avvistare Herbert, ma oltre a Margot la Gazza Ladra, Vinicio il Corvo, Piran il piccione, qualche cane forzaitaliota, non si avvista nulla.

La mia ragazza - beati gli statali - tre pomeriggi a settimana esce alle 14:00 dall'ufficio e si può permettere il lusso anche di continuare a studiare e a preparare esami universitari, come succede in questo periodo, e sono già diverse e diverse volte che mi chiama in orario d'ufficio per raccontarmi di aver visto Herbert diverse e diverse volte. Una volta mentre si azzuffava con Margot, una volta che piroettava in alto alto sugli alberi per poi scendere giù in picchiata, e una volta, lei dice, sia lei che Herbert sono rimasti a studiarsi a vicenda per una quindicina di minuti: lei tranquillamente affacciata sul balconcino e lo scoiattolo da un ramo distante un paio di metri.
E ogni volta che mi chiama per raccontarmelo, rosico come uno scoiattolo!

Comunque è bellissimo sapere che nonostante tutto quello che si sente dire sull'inquinamento che invade la città, e nonostante si sia in città, ci sono ancora degli scoiattoli sugli alberi... quanti non so, ma se qualche volta venite a casa da me per un bicchiere di latte e caffè e siete fortunati, magari uno ve lo faccio vedere.
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venerdì, 14 marzo 2008


BIOCESTA MODESTA

Stanchi di andare alla Coop e di sputtanarvi metà dello stipendio in frutta e verdura?
Stanchi di fare file iniseme ad umarells e zdaure?
No?
Allora non leggete questo post che unisce modestia, tecnologia e tradizione.
Ci sono sti qua di sto sito che hanno avuto un'idea semplice e geniale.
Vi abbonate e ogni settimana (o una settimana si e una no) vi arriva una cassetta con frutta di stagione proveniente da Borgo Tossignano comodamente a casa vostra senza alzare il culo come vi piace tanto.

Potete scegliere tra 4 diversi tipi di cassette:
- con sola frutta biologica
- con sola verdura biologica
- mista di frutta e verdura biologica
- cassetta d`ufficio

Ecco i prezzi:
cassetta normale: per un piccolo nucleo familiare con un peso indicativo di ca. 5-8 kg, che ha un costo tutto compreso di 20,00 €
cassetta grande: per famiglie più numerose e con più appetito e con un peso indicativo di ca. 8-12 kg, per un costo tutto compreso di € 30,00;
Poi ci sono anche le cassette d'ufficio che ve le fate portare in ufficio mentre leggete lo spettro:
cassetta d`ufficio piccola 28 €
cassetta d`ufficio grande 38 €
Esiste anche la sportina per i Singols, ma il servizio qui a Bologna non funziona, quindi se volete la sportina singol fate fagotto e migrate.
Come vi sembra una buona idea?

Sappiate che questo servizio è esclusivo per poche regioni del Nord Italia, quindi siamo dei privilegiati e possiamo sperimentarlo.
A Bologna passano il mercoledì, il giovedì e il venerdì a seconda delle zone.
Fate vobis.
Io ve l'ho detto.
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giovedì, 13 marzo 2008


O SCURZONE NAMMURATO

Lasciare i cinni soli davanti al compiuter non fa bene, ma chi se ne frega... gli adulti devono andare a lavorare, che per molti significa navigare, ciattare e scrivere commenti sui blog,
Poi c'è sta storia delle identità nascoste, uno si cela dietro a un nicneim, scrive cazzate e se vuole fa danni.
In America come al solito sono più avanti di noi e i danni sono più grandi di quelli che capitano dalle nostre parti.
Tempo fa, in uno dei soliti luoghi dell'America tipo il Massaciussets e l'Oaio che nonostante la nostra cultura a 360° non sappiamo manco noi dove caxxo siano, una sbarba di tredici anni, sola a casa (perchè anche là ci sono i genitori che vanno a lavorare), e si innamora di un cinno, ma si innamora senza manco vederlo.
Lui le promette, mari, monti e appennini toscoemiliani, lei si innamora sempre di più, poi un giorno lui tronca.
"Non ti voglio più vedere", frase assurda, vsto che non si erano mai visti
Epure i due si volevano incontrare, guardare nelle palle degli occhi, toccarsi.
Gheim over.
Disperazione da tredicenne che culmina con il suicidio di lei che, non accettando questo si impicca.
I genitori, tornano dal lavoro e trovano la ragazza che non voleva più stare sulla sedia di lillà, rariariara.
E iniziano a indagare.
Start, Programmi, Autluk Express e la verità.
I poliziotti merigani che stanno pure indagando sul compiuter di Filippo Stasi vanno alla caccia del ragazzino stracciaqori e lo trovano.
Sorpresa sorpresa.
Non era un ragazzino, ma una specie di Federico Moccia merigano  che si era divertito a fare lo sbarbo.
Sdegno.
Caso archiviato.
Una cinna morta, Fredrik Moch con un cadavere sulla coscienza.
E Bologna non è da meno, ma per fortuna qui c'è la modestia che ci salva e i danni sono meno gravi.
Lui, cinno scurzone di Loiano davanti a un compiuter con un krafen in mano.
Lei, tale Veronica di Napoli.
Genitori: a lavorare o a farsi i cazzi loro.
Ciat, ciat, ciat.
Ci vediamo? Non ci vediamo? Ci accoppiamo (nel senso di accopparsi)?
E lo scurzone prende il treno.
E i genitri si preoccupano.
E i genitori chiamano la trasmissione Chi l'ha Visto?
E nessuno lo ha visto.
Causa ritardo dei treni, lui arriva in ritardo all'appuntamento.
"Tanto siamo a Napoli" pensa.
Niente.
Veronica non si presenta e lo scurzone, con mille euro in tasca fregati dal registratore di cassa del ristorante (o trattoria) del papi, viene beccato da i poliziotti che lo riconoscono perchè ha un krafen in mano.
Interrogatorio.
Risposte modeste.
Brozzato.
Fine della storia.
Lieto fine, siamo a Bologna.
In questo mmomento lo scurzone è di nuovo a casa sua col krafen in mano che ciatta e sta organizzando un appuntamento con una sbarba carinissima della Nuova Zelanda.
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mercoledì, 12 marzo 2008

 

 Nella foto: un accigliato PonyLuna nella sala studio di Sala Borsa

UN'OASI DI SILENZIO(???)

 Sono problemi da ricchi, lo so, ma per noi pendolari 3 giorni alla settimana si pone un gigantesco problema: dove lavoro gli altri due giorni? Mi spiego: vado a Padova 3 giorni, e lì ho un ufficio e tutto il resto, ma a Bologna? Che faccio, sto a casa? Ma a casa mi distraggo un casino, e poi sono tagliato fuori, non posso vedere nessuno per pranzo, etc etc. Quindi...

Quindi ho cominciato a cercare un posto che faccia un po' da ufficio per questi due giorni bolognesi. Dopo qualche girovagare ho trovato un posto ottimo: la sala studio della Sala Borsa, la cosiddetta "Collamarini". C'è l'Iperbole wireless, quindi posso controllare la mail di tanto in tanto. Ci sono i libri a portata di mano. E' in pieno centro, quindi posso fare una pausa pranzo e incontrare qualche amico. E' un posto bello e accettabilmente silenzioso, quindi si riesce a studiare e a lavorare bene. Un posto galattico.

Inoltre, ha i suoi aspetti interessanti. Alle 10 (già, la Sala Borsa apre alle 10, e bisogna essere lì a quell'ora se no si rischia di non trovare posto) si forma una fila di anziani e umarells che fanno a noci per entrare per primi e accaparrarsi i quotidiani all'emeroteca. Dentro, poi, ci sono almeno due personagge ottime. La prima è una specie di Barbie con due tette enormi e gambe lunghissime, praticamente sempre nuda, che sta in biblioteca quasi tutto il giorno a leggere libri. La seconda è una tipa vestita da uomo, completa di trench, che dopo aver occupato un posto di solito cammina su e giù per la sala studio con un'aria da tenente Colombo. Su e giù, su e giù. Vagamente inquietante, ma ho pensato che forse entrambe sono scrittrici famosissime col blocco dello scrittore e stanno cercando di farsi venire un'idea geniale per finire il loro terzo o quarto romanzo. Chissà chi sono, in realtà.

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martedì, 11 marzo 2008


LA NOSTRA POVERA BOLOGNA IGNORANTE

Non si fa altro che sentir parlare di questa nostra città come dotta e grassa, come sinonimi di saggezza e ricchezza, aggettivi che da secoli vanno a braccetto, magari sotto i tanti km di portici per un aperitivo, dopo essere stati ad una presentazione di un libro, o ad un concerto del CMAM. Saggezza che spesso vien dai fuorisede; Ricchezza che spesso proviene da portafogli con accenti diversi da quello emiliano.
Un binomio che, pare, i cittadini non tollerano più. Tante volte abbiamo sentito dire: Basta con questi fuori sede, Basta con questa università che accoglie tutti, punkabbestia e non. Bisogna fare qualcosa. E infatti pare che qualcosa sia stato fatto.

Per decenni, la nostra università ha accolto studenti provenienti da altre regioni... prevalentemente Calabria, Puglia, Abruzzo e Veneto, con percentuali di affluenza sempre costanti o addirittura in aumento, ma una recente statistica pare contraddire tale tendenza. Gran parte degli studenti universitari, “costretti” ad andare a studiare fuori, non sceglie più Bologna come meta preferita per la propria formazione. E perché? E come mai? E che è successo?
Colpa del carovita? Colpa di nuovi Atenei Universitari di rinomato prestigio cresciuti come funghi nelle suddette regioni? Colpa del fantomatico sedentarismo che colpisce tutti i ggiovani? Colpa del degrado di cui ultimamente si sente tanto parlare? Colpa degli affitti alti che questi figli di papà non sono più disposti ad accettare (e soprattutto i loro papà)? Colpa della scarsa qualità dell'attività culturale sul territorio? Colpa dei locali troppo cari e poco invitanti per uno studente? Colpa di Cofferati?

Quindi se è vero quel che appare evidente, dobbiamo fare qualcosa. Chi useremo come capro espiatorio per le nostre rabbie represse? A chi faremo le multe sui nostri autobus? Chi incolperemo quando ci ruberanno la bicicletta? A chi affitteremo i nostri appartamenti fatiscenti del centro in nero a prezzi ingiustificatissimi? Come giustificheremo il prezzo alto dei mutui e degli affitti? Come giustificheremo il nostro odio verso il prossimo?
Di sicuro non ai bolognesi stessi. Dobbiamo trovare qualcuno a cui dare la colpa.
È nostro dovere, da modesti/onesti cittadini, fare qualcosa.
Mandiamo tutti un appello alla futura classe dirigente: Venite a studiare a Bologna, non lasciateci soli! Abbiamo bisogno di voi altrimenti... oppure saremo costretti ad ammettere che è anche colpa nostra se questa città sta diventando sempre più povera ed ignorante... uhm... no. Meglio dare la colpa a qualcun altro. Alla fine Bologna troverà sempre un modo per non fare autocritica e sbolognare la colpa a qualcun altro.

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lunedì, 10 marzo 2008

A CASA DAI FONTANELLI

Bologna come Springfied, lo diciamo sempre.
Veltroni in visita a Bologna-Springfield.
Ispirato dal cartone animato i Simpson, nella puntata dove Mongomeriberns si candida alle elezioni e per far vedere che è vicino al popolo, l'emergente Veltroni  va a mangiare a casa da una famiglia local scelta non si sa come tra un campione di modesti.
Giornate fatte di giri a guardare chi ha la testa più grossa nei luoghi di lavoro e taffiate a scrocco... è la campagna elettorale che meritiamo e legittimiamo con il nostro voto.
Il Tur della modestia bolognese impone la visita qui:

Ducati (quelli delle motociclette)
Inceneritore di Via del Frullo
Ima di Ozzano (località osannata dallo Spettro)

La Bologna che produce è questa, ma a noi non ce ne importa nulla di questo giro inutile, a noi interessa la taffiata a casa dalla famiglia Fontanelli.
Ma chi sono?
Che bazze hanno i Fontanelli per avere Veltroni a casa loro?
E' poi una bazza avere Veltroni a pranzo?
Mi sono documentato e ho scoperto qualcosa in più di questo modesto nucleo famigliare, so che lui si chiama Guglielmo e fa l'agricoltore, sua moglie invece fa l'operaia non so dove e hanno tre figli.
Una vera famiglia bolognese, sono loro che rappresentano la bolognesità e a loro va il nostro applauso.
Menù della giornata: lasagne, tortellini in brodo, filetto ai funghi e budino.
A tavola è di scena la modestia, Veltroni mentre si spazza la bocca col tovagliolo gli dice che sono "una bella famiglia italiana" e con la bocca piena di budino dice "Bisogna far ripartire i consumi interni e mettere
le mani presto a salari,stipendi e pensioni minime".
I Fontanelli applaudono e sono contenti.
Beati loro.
Interessante sta storia di Veltroni che ogni giorno va a mangiare a scrocco dai modesti d'Italia.
Interessante il messaggio contraddittorio e comunicativamente sbagliato: "Mi abbasso a mangiare insieme a voi.... passami un altro pò di tortellini và".
Ma se è vero che bisogna far ripartire i consumi interni, non sarebbe meglio che Veltroni pagasse di tasca sua  un pranzo a sta gente, invece che andare a taffiare a casa loro?
Come vi sembra una buona idea?
Ci meritiamo tutto ;-)
 
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venerdì, 07 marzo 2008


8 MARZO BOLOGNESE

Domani è l'8 marzo, festa della donna bolognese e non.
Poichè questo blog è frequentato da uomini e donne che in orario di lavoro commentano discutibili scritti, meglio scrivere il post dell'8 marzo il 7 marzo, così il dibattito cresce e il PIL si abbassa ulteriormente.
Che dire? Nulla, cliccate su questo bellissimo articolo (sembra scritto apposta per rincuorare la Raffa e il suo fidanzato) apparso tempo fa sul quotidiano satirico di Bologna e iniziate i festeggiamenti.
Auguri a tutte le donne bolognesi e non.
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giovedì, 06 marzo 2008


LE FOTO DI VAN BASTEN
(E DI DANIELE)

Ho conosciuto Van Basten ad una fotocopiatrice di un modesto e polveroso ufficio di Via San Felice.
Quando vedi una persona alta 2 metri che fa delle fotocopie c'è qualcosa che non va, capisci subito che sta soffrendo, ma ancor di più capisci che non ci sta a dire niente in quel contesto.
Se sei alto due metri, la natura vuole che tu faccia altro ed è assurdo che tu svolga mansioni impiegatizie dietro ad una scrivania, è una violenza inaccettabile!
Mi avvicinai e cominciammo a parlare di musica, poi arrivò il  modesto di turno indaffarato che ci disse "Siamo mica al bar qui", allora istigati dal suo consiglio siamo andati alla macchinetta del caffè e da quel giorno abbiamo iniziato a frequentarci.
Le fotocopie possono sempre attendere.
Scoprii che era un chitarrista elettrico eclettico e successivamente entrò nelle file dei New Hyronja 2.0, insieme abbiamo registrato cidi, condiviso palchi, vacanze, uichend, partite di calcio, ubriacature, moment, cassa integrazione, mobilità, disoccupazioni, dormite nei cessi aziendali in orario d'ufficio (in quei tempi non esisteva ancora questo blog e internet negli uffici), pab, ristoranti, lavori presso discutibili pizzerie da asporto e lavoretti di grafica dozzinale per clienti dozzinali, ma la cosa che Van Basten sa fare meglio sono le foto, infatti adesso di professione fa il fotografo e venerdì 7 marzo 2008 a partire dalle 19.00 presenta in pompa magna alcuni suoi scatti inediti (aperitivo + chiacchiere nella più modesta tradizione bolognese).
RUMORE DI FONDO è il titolo della mostra fotografica organizzata da Piccolo Formato fituring Van Basten, poi adesso che leggo, ci sono pure le foto di un altro, ma non mi interessano perchè qui parlo solo di chi conosco... spetta un attimo , ma si chiama Daniele.
Ah, ma ho capito chi è... 
Dimenticavo, Van Basten è un soprannome, lui si chiama Stefano Rambaldi.

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mercoledì, 05 marzo 2008


QUANDO C'ERA LEROY A BOLOGNA

Una sera del 2000, io e il mio amico fuorisede Cacioppo andiamo ad abbeverarci al pab irlandese di Via Zamboni.
C'è caos nell'aria.
A un certo punto, sul palco dove si esibiva una bend di fuorisede diversamente talentuosi arriva un diversamente bianco e comincia a ballare.
Applausi.
Seguono spaccate massacratesticoli impressionanti.
Applausi.
Poi si impossessa del microfono e con voce cavernosa canta "Feim..ai uonna liv forever...".
Giovanni mi dice: "Ma lo sai chi è quello? E' Leroy di Saranno Famosi. Voci di corridoio dicono che sia a Bologna perchè lo devono operare agli occhi e lui, alla sera fugge dall'ospedale perchè si rompe i maroni..."
Sembrava di essere all'interno di una puntata di Simpson, la puntata dove arriva Liroi.
Bologna come Springfield, sempre.
Impressionato pubblico pseudo psost sul prequel dello Spettro: VIRGOLONE NIUS.
Nel giro di pochi giorni mi arrivano testimonianze di avvistamenti del ballerino.

Ho avvistato l'animale in via indipendenza sabato sera con una ingruppata di amici "euforici" che cantavano "kent teik mai ais of ov iu" a squarciagola. tristissimo. (Daniele Monzali)


Anche noi (io e mia sorella) abbiamo visto Leroy, in via Galliera mercoledi' sera. Aveva i capelli cotonati, il resto era tutto uguale.  Faceva le foto con alcune fens superagitate. Siamo state contente di incontrare il mito. (Daniela e Olivia)

Anch'io ho visto Leroy a Bologna sabato sera 18 novembre in un'osteria di Via del Pratello (Fantoni) e ho mangiato nel tavolo di fronte al suo. Quando sono entrata l'ho visto e l'ho fissato a lungo (mi domandavo è lui o non è lui, o meglio non potevo credere reale che il protagonista del mio serial preferito fosse proprio nella mia città) e lui mi ha detto "CIAO!"; allora io gli dico "ma allora sei proprio tu!". Poi gli ho chiesto degli altri protagonisti e mi sono fatta fare un mega autografo. Vi ho scritto solo ora perchè ero talmente emozionata che ci ho messo un mese per riperndermi!
(Emanuela)

[seguono modesti avvistamenti e battibecchi]

Poi è morto, diversamente vecchio e la sua immagine del telefilm lo renderà immortale.
E' la bazza del morire da giovani.
Per quanto mi riguarda, di lui resterà l'immagine della sua spakkata impressionante con rumore di testicoli crepati sul parkè del pab irlandese.
Ma perchè Leroy era proprio approdato a Bologna?
Ce lo prova a spegare nel suo blog il regista bolognese Walter Ciusa con un bellissimo post dal titolo  VIVERE E MORIRE A BOLOGNA: "Bologna è più buona, molto più buona di altre città del mondo, anzi buonissima. E ha poi un amore incondizionato per tutto ciò che è americano, amore che si è consolidato dall' avvento dello yuppiesmo negli anni 80. Bologna li accoglie, li protegge, li vizia e non se ne libererà mai. Non può e non vuole farlo, Bologna è uno spazio senza tempo, un luogo che ha nei suoi Mingardi, Guccini-lo trovate ancora all'Osteria da Vito- Morandi, Dalla, i propri paladini e se qualcuno se ne fosse dimenticato, la città glielo ricorda con gli immensi cartelloni pubblicitari all'ingresso delle antiche porte. A Bologna Enrico Brizzi sarà sempre il giovane autore di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo"e proprio nel 2004 ha festeggiato i 10 anni dall'uscita del libro. Mingardi è ancora un giovane presentatore, giovanissimo per la Festa dell'Unità, Morandi è un ragazzino, Dalla un bebè. Questo è il destino che abbiamo scelto, e questa è l' occasione che è stata data ad Abel, Leroy e Vito Equatore."
Sarà vero?
Ciao Liroi, ora che a Bologna non ci sei più, in compenso c'è Liroi Merlin.
Ci meritiamo tutto.
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martedì, 04 marzo 2008


IL CARNEVALE DELLA CIRENAICA

Domenica ci stavo per andare, poi mi ha mandato un essemmesse il prof. Ponyluna e sono andato fino alla Funivia, mentre invece potevo andare al Carnevale della Cirenaica a piedi.
Pensa te che non ci sono mai stato.
Va bè, sarà per il prossimo anno, tanto Bologna è ciclica e si fanno sempre le stesse cose... per fortuna che c'è andata la ns. collaboratrize danildc.

Il Carnevale in Cirenaica è uno degli eventi più trash dell’universo, un crocevia di modestia, un crogiuolo di casi umani ed è per questo che, da diciannove anni, volente o nolente, con il sole e con il gelo, con il vento e con ventisette gradi come ieri, non me lo perdo mai.
Nelle ultime settimane, ogni volta che andavo a trovare i miei genitori, vedevo lo striscione occhieggiare, vedevo altri piccoli manifesti spuntare, percepivo il fermento tipico dei giorni antecedenti la festa: il ripulire, lo sfregare di buona lena, con olio di gomito e senza sosta tipico degli umarells.
Senza contare l’immancabile volantinaggio che, oggi come ieri e sempre come sempre, recita così: per il xx° anno consecutivo domenica xx/xx/xx si terrà il Carnevale della Cirenaica, organizzato dall'Associazione Cirenaica con il patrocinio del quartiere San Vitale. A partire dalle ore 9am per tutta la giornata fino al tardo pomeriggio, il territorio della Cirenaica e Piazza Mickiewicz saranno teatro di varie iniziative: mercatini, balli, giochi per bimbi e... naturalmente la sfilata di carri allegorici! Alla fine verranno premiate le 3 maschere più originali. In caso di maltempo la manifestazione si terrà il xx/xx/xx (penso si tratti ancora di un ciclostile di antica memoria, ma rappresenta una delle certezze della mia vita).
Senza contare che, dal suo avamposto londinese, il mio amico Leo reclamava novità in merito, via sms – perché quando nasci in Cirenaica, resti della Cirenaica, anche a millemila kilometri di distanza.
Insomma, anche quest’anno ci sono riusciti e mi hanno coinvolto.
Ricordo, nel lontano 1989, l’esordio della manifestazione. Nel microcosmo perfettamente rodato e sempre identico della Cirenaica nessuno si aspettava, dopo anni di calendari sempre uguali, di settimane scandite dal cambio delle bancarelle al mercatino e dalle stagioni di apertura e chiusura del gelataio Manlio, un avvenimento di cotanta portata e invece, un bel giorno, comparve il succitato striscione, fresco di stampa, acclamante al 1° Carnevale in Cirenaica, posizionato nel cuore del rione, esattamente fra il negozio dei fratelli Tonelli e le cabine del telefono, ove un tempo si trovava il barbiere e ora troneggia Edicolandia. Ricordo soprattutto le teste all’insù della popolazione, espressioni tra l’incuriosito e il diffidente, a dirsi oibén, un Carnevale in Quaresima?
Ebbene sì, una delle principali peculiarità del Carnevale in Cirenaica è lo svolgersi dopo la puzza, con almeno due settimane di ritardo rispetto agli altri festeggiamenti. Perché? Per una questione di car(r)o prezzi è il sospetto di sempre, anche se in realtà non si è mai saputo in via ufficiale. Altre caratteristiche imprescindibili: la presenza del trenino sul quale, come molti, anche la sottoscritta ha appoggiato il regale derrière per parecchi anni; lo stand delle crescentine e patatine, che comincia ad essere installato dal giorno prima e che conferisce quell’aura di “sabato del villaggio”, di fremente aspettativa, che tanto piace a grandi e piccini. Non dimentichiamo, oltre alla sfilata dei carri allegorici con lancio di coriandoli, caramelle, ameni gadget e palloni tipo SuperTele, con annessa lotta di genitori sgomitanti, bambini urlanti e liti al limite del paradosso perché il cagnino di peluche l’ho toccato per primo io, la Premiazione delle “Tre Maschere Più Originali” (alla quale anch’io, dodicenne, partecipai - vi dispenso dal contributo fotografico) che, dopo anni di piccoli dalmata o piccoli orsetti addormentati in braccio ai genitori, ha cominciato a mettere sul podio mini-tartarughe Ninja, seguite da mini-Pokémon, fino ai mini-Gormiti e mini-Winx odierni (alla faccia dell’originalità) e come dimenticare i quantitativi imbarazzanti di schiuma con cui amano dimostrarsi amicizia e rispetto reciproco gli adolescenti, che vien da chiedersi perché nell’89 rischiai di farmi picchiare da un tizio a cui avevo tirato una manciata di coriandoli, mentre ieri ho visto dei quarantenni rincorrersi con la bomboletta? Segno che i tempi cambiano?
Insomma, ognuno faccia seguire i propri ricordi a questo mio elenco in rigoroso ordine sparso, che son sicura ne avrete altrettanti (qualcuno sa che fine ha fatto il personaggio che girava con il “biciculo”, per caso?).
Per la cronaca, quest’anno al nostro attivo abbiamo: due palloni, un numero imprecisato di caramelle, un tappetino da mouse della Coop con minaccia di integrarlo con un braccialetto e una biro che ho educatamente declinato, un palloncino contenente polvere pirica che lo fa gonfiare quando lo agiti, coriandoli anche nelle scarpe e un pandoro che avanzava a mia madre, rifilatomi prima di andare a casa.
Mio nipote era contentissimo.

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sabato, 01 marzo 2008


RAFFAELLA CERCA LAVORO A BOLOGNA

Visto che lo spettro della bolognesità è letto principalmente da impiegati/e che presidiano una scrivania e in attesa di timbrare l'uscita scrivono i loro commenti su questo blog, spesso scriviamo post sull'argomento lavoro che purtroppo ci coinvolge tutti.
Da qui nasce la definizione di enterteinment per impiegati finalizzato all'inevitabile abbassamento del PIL, la cui causa principale è da attribuire ai datori di lavoro che nel 2008 costringono ancora molte persone a simulare di lavorare in queste condizioni per 8 e più ore al giorno quando ne basterebbero 3 o 4.
Comunque la vita costa e bisogna lavorare.
Il problema principale di gran parte delle famiglie bolognesi è che per campare ci vogliono due stipendi, poi se ci sono di mezzo dei figli, sarebbe meglio che lavorassero anche loro, ma purtroppo non è possibile.
Soprattutto se non sanno camminare.
Da quando è nata mia figlia, pure io mi trovo costretto a lavorare di più, il che significa guadagnare di più, però che fatica!!!
Però mica son tutti fortunati come me che se lavorano di più, poi guadagnano di più.
Pensate a quelli che hanno uno stipendio fisso che anche se lavorano di più, lo stipendio è sempre lo stesso ma il prezzo dellla benzina aumenta, il prezzo del pane si impenna, i prezzi dei barbechiù sono alle stelle, le rate del mutuo crescono soprattutto e non ci si può più permettere di mangiare lo stinco di aragosta tutti i uichend come si faceva una volta.
Sono problemi seri.
Pensate ad esempio al primo cittadino Cofferati e al suo modesto reddito da lavoratore dipendente, mettetevi nei suoi panni con la compagna a carico Raffaella a Genova, il piccolo Edoardo di tre mesi e mezzo con il papà lontano e il pannolino pieno di pipì.
Come si fa a tirare avanti in situaizoni limite del genere?
"Sono padre prima che Sindaco" ha detto l'altro giorno e posso capire  benissimo le sue preoccupazioni da pendolare del uichend.
I tempi sono cambiati, una volta uno avrebbe detto "Sta bene lui" e invece, non è mica più così.
Adesso per tirare avanti, pagare il mutuo, il pane, lo stinco d'aragosta, l'acqua la luce e il gas anche questa coppia si è resa conto che uno stipendio non basta più e allora Raffaella dovrà trovarsi al più presto un lavoro che altrimenti non si arriva a fine mese.
Da quando c'è l'euro i prezzi sono raddoppiati, ma un euro non è mica mille lire, un euro sono quasi duemila lire e ci sono state enormi speculazioni.
Se una volta uno stinco di aragosta costava 25.000 lire adesso costa 25-27 euro che non sono mica la stessa cosa.
Fa un pò pena sentire il sindaco della nostra città dire in tivu «Non c'è molta scelta: o Raffaella viene qui e trova lavoro o sono io ad andare a Genova».
Sono storie toccanti.
Popoplo dello spettro, mettetevi una mano sul qore con la q e aiutimao questa giovane coppia.
Se conoscete qualcuno che possa dare una mano a Raffaella e trovarle un lavoro, non esitate a scrivere alla Redasione o segnalatecelo nei commenti.
Magari, a breve potremo avere pure lei tra le assidue frequentatrici del blog.
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