
RICETTE PASQUALI OPEN SURS
Si avvicina la Pasqua. E la migliore delle tradizioni cattoliche prevede, proprio nel giorno in cui nostrosignore ha dato la vita per noi, di ringraziarlo a base di pranzi luculliani di infinita durata, tra parenti, umarell e cinni scurzoni attorno ad un tavolo a mangiare leccornie come lo stinco d'aragosta, il tortellino in brodo col lambrusco, pesci triocchiuti di cui si racconteranno i bruciori di stomaco (e di portafogli) per tutto il resto dell'anno.
Che dire... Toccherà anche a me!
Infatti ho già preparato una valigia ben poco virtuale per tornare da mammà, donna nappulitana doc, che mi aspetta a braccia aperte (soprattutto perché avrò un bel pacco di tortellini fatti a mano da una rial zdaura al mio fianco).
Vivendo da solo, ho imparato anche a cucinare per garantirmi una sopravvivenza che non sia solo a base di pasta col tonno (e abbondante spremuta di limone) e bastoncini di pesce. E c'ho preso gusto. Non sono un gran cuoco, ma mi piace piastricciare coi fornelli, e col tempo ho affinato la mano per un paio di ricette che... vabbè... ma che ve lo dico a fare?
Passione, apprezzata tantissimo dalla mia ragazza (ma anche lei nn scherza) e ovviamente, ereditata da mammà, (che come è noto è la migliore cuoca del mondo), sempre curiosa di imparare nuove ricette, di sperimentare gusti nuovi. Ricordo i primi periodi che stavo qui le facevo delle vere e proprie lezioni sulla varietà di salumi che adocchiavo al supermercato (Ma dai? l'uovo sodo nel salame?) in cambio di ricette semplici e veloci per la sopravvivenza di cui sopra...
Infatti stavo pensando di regalarle un buon ricettario con le tipiche ricette bolognesi.
Solo che...
Solo che io dei ricettari non mi fido mica. Mi fido molto di più dell'esperienza delle lettrici dello Spettro... che scommetto che in cucina ne sanno una più del diavolo, iscritte come sono da anni nel club dell' A.A.P.E. (Abitudini Alimentari Pasquali Emiliane)
In particolare, mammà ed io vorremmo le ricette per dolci, perché ai tortellini in brodo e alle tagliatelle al ragù ci sappiamo arrivare da soli.
Ma mica senza nulla in cambio (ma per chi ci avete presi?) e per dimostrare la mitica disponibilità al dialogo e allo scambio piir-tu-piir delle conoscenze iniziamo noi, con ricetta tipica napoletana di un dolce. La pastiera, in versione open surs, che modestia a parte è il mio asso nella manica.
Va detto che Il uèb è pieno di ricette che rivendicano più o meno l'originalità e l'esclusiva di questo dolce, ma pochi ammetteranno, anche sotto tortura, che la ricetta originale, seguendo alla lettera le dosi descritte, è immangiabile: praticamente si ha la sensazione di mordere una mega zolletta di zucchero con un vago retrogusto di uova, ricotta e grano cotto.
Questa è la versione che mi ha dato mammà, che per vari motivi che ora non sto qui ad elencare, ha modificato la ricetta originale riducendo drasticamente alcuni ingredienti a favore di altri. Insomma, per farla breve, se qualcuno ha voglia di cimentarsi a fare una pastiera buona, che non sia troppo zuccherosa, ma gustosa queste sono le dosi che mammà consiglia.
Tra l'altro, in quasi tutti i centri commerciali qui in zona, ho visto in vendita dei kit per pastiera: il contenuto della scatola ha al suo interno un baratto di grano cotto, una confezione di canditi, una fiala di fiore d'arancio e dello zucchero a velo. Se non si ha particolarmente voglia di andare a cercare i singoli componenti, anche perché non sono proprio di facile reperibilità qui, ma si vuol prendere tutto insieme, direi che questa soluzione è ottima.
La preparazione della pastiera fondamentalmente consta di due fasi ben precise: la pasta frolla, e il ripieno.
La pasta frolla non richiede una preparazione diversa da quella solita, ma mamma consiglia queste dosi. E comunque va preparata il giorno prima di essere infornata (preferibilmente la sera) con:
- 400 gr di farina di tipo 00;
- 100 gr di margarina (più leggera del burro);
- la fiala di fiori d'arancio.
Impastare, come si impasta una normale pasta frolla, poi avvolgere il tutto in un panno umido e lasciar riposare in frigo la notte.
Il ripieno, invece, prevede dei passaggi ben precisi, che determinano il successo del prodotto finale:
Versare in una pentola capiente e alta:
- il contenuto di 1 barattolo intero di grano cotto;
- 300 ml di latte (mamma usa quello parzialmente scremato, ma se volete va bene pure l'intero);
- 1 cucchiaio da cucina di burro.
Mettere la pentola su fuoco lento e amalgamare il tutto girando lentamente con un mestolo di legno e portare fino all'ebollizione. Appena raggiunta l'ebollizione, spegnere il fuoco e continuare a girare fin quando il tutto non sembra abbastanza cremoso. Lasciar riposare il tutto, e nel frattempo si versa in un contenitore:
- 500 gr di ricotta fresca (mamma consiglia di prendere quella che costa di più);
- 3 uova intere + 3 tuorli;
- frullare il tutto e successivamente aggiungere:
- 1 fiala di fiori d'arancio
Mischiare ancora, aggiungendo il grano precedentemente preparato che ne frattempo si dovrebbe essere raffreddato.
Imburrare delle teglie d'alluminio con della margarina e spolverare con della farina. Quindi stendervi la pasta frolla, versarvi dentro il ripieno e decorare a piacimento.
Mammà consiglia, altresì, di usare delle teglie di alluminio alte e spesse per una migliore cottura e presentazione.
Inserire le teglie (questa ricetta è per due pastiere) in forno, non preriscaldato, a 180° e lasciar cuocere per un ora abbondante. E quando raggiunge un buon livello di doratura tirare fuori e aggiungere, a scelta, lo zucchero a velo.
In teoria, la ricetta originale prevede che la pastiera riposi per circa 3 giorni in un posto asciutto, coperta da un panno, infatti si comincia a preparare il venerdì santo per poi mangiarla la domenica di pasqua. Ma io, oltre i tre minuti di riposo, non ho mai saputo resistere.
Consiglio spassionato: la mattina per colazione, una fetta di pastiera e un bicchiere di latte freddo... una bontà difficilmente uguagliabile.
Buona Pasqua, per chi ci crede. E buona pastiera. Anche da mammà.