
SNAP BOLOGNA
Il professor Ponyluna è tornato e ci scrive un gran pezzo, leggetelo:
Un sorriso contro la crisi…
bàin mo dabòn?
Forse il momento non era proprio quello giusto, forse invece è proprio il momento giusto, ma di sicuro lanciare una pubblicazione preziosa come SNAP Bologna con la crisi incipiente è stata una genialata.
Cos'è SNAP Bologna? Non sono sicuro che venga distribuito in tutti i quartieri, ma qui a Saragozza, il micromondo cantato da Brizzi nella sua Vita quotidiana a Bologna, SNAP si trova alla gelateria Islanda, una gelateria buonissima che sta appena dentro porta.
Si tratta di un giornale mensile gratuito in cui compaiono foto di persone che si divertono: cocktail party, inaugurazioni, vernissage, compleanni, feste, disco, aperitivi, addirittura matrimoni.
Tutto qui, con frasette redazionali terrificanti che non vi sto a ripetere ma che potete andarvi a vedere da soli a questo SITO (http://www.snapbologna.com).
Ma la cosa geniale è la formula: sei TU a chiamare SNAP. Telefoni e dici: domani faccio una inaugurazione, mi venite a fotografare? Pronti, dice il proprietario, che è anche direttore e fotografo. Arriva, fa le foto e poi le pubblica il mese dopo.
Tutti felici, tutte cartole, tutti sorridenti.
Le bambine hanno nomi come Allegra, Delfina e Azzurra, mentre i "grandi" (si fa poi per dire) sono quasi sempre identificati da soprannomi: Ciccio, Matte, il Bimbo, Lele, Flames, il Faraone, il Gineprone, Mycol, Marchino, Cirro, Zizzi, il Grande Bavarese Godereccio e così via (cito dall'edizione attualmente in distribuzione).
Ogni tanto qualche famoso (Berselli, Cash…). La cosa più bella di SNAP è che mescola eventi mondani con anziani Zanarells a seratone maraglissime di giovanotti bistrati.
Siamo tutti uguali, ci dice SNAP, e siamo tutti felici.
Bello SNAP, bella Bologna.
Probabilmente Brizzi (e
Maso, e Io, e tutti) abbiamo scazzato tutto.
Altro che
umarells, altro che
Vasco, altro che
Spettro.
È
SNAP Bologna la nuova frontiera, sorridenti felici che non fanno un cazzo, e non hanno niente da dirci.
Ci illudiamo, ma siamo così anche noi.