Lo sapevate che il primo
Festival di Sanremo l’hanno vinto due
bolognesi, e sempre nel 1951 un terzo
bolognese è arrivato sul podio come autore, musicista e paroliere della canzone terza classificata? È di Bologna, anzi di Sant’Agata Bolognese la
Nilla Pizzi, nata Adionilla Negrini: è di Bologna ma vive a Milano Gian Carlo Testoni, nipote di Alfredo Testoni, il commediografo cui sono dedicati una strada del centro storico, il teatro alla
Bolognina e una scuola media (oggi Testoni-Fioravanti). Testoni scrive versi di canzoni a tempo perso, con la precisione di un’enigmista, in realtà fa il critico musicale ‘serio’ e la sua passione è il jazz, ma dopo il successo di Grazie dei fiori diverrà uno dei più costanti parolieri leggeri dell’Italia degli anni cinquanta. Il terzo personaggio della galleria è Walter Colì, uno dei primi a scrivere sia musica che versi delle canzoni.
Nel 1951 è tra i premiati con Serenata a nessuno, ma la sua canzone più nota è L’ombra, del 1955, un vero e proprio blues (il primo, nella storia del Festival) dal sapore Chandleriano, dedicato alla pensosa solitudine di una passeggiatrice.
«Faccio tutto in casa, come le tagliatelle» dice di sé, rimarcando la sua bolognesità. L’altro
bolognese che vince è
Giorgio Consolini, primo premio nel 1954 con Tutte le mamme e vittoria nel concorso Liberi autori nel 1957 (una specie di nuove proposte, ma per autori, non per cantanti) con Ondamarina, insieme a Claudio Villa. Negli anni Sessanta i
bolognesi contano meno: quando debutta al Festival vive a
Bologna Milva, ma è di Goro, e va a vivere subito a Torino con il marito. La Zanicchi e la Berti son reggiane, la Caselli di Modena, Eugenia Foligatti, seconda nel ’63, è di Massa Lombarda, ma a
Bologna niente.
Ci sono
Gianni Morandi da Monghidoro, che al Festival ci arriverà solo nel 1972 quando sono finiti i primissimi canditi, e il
Lucio Dalla che a Sanremo va come
outsider nel 1966 e nel 1967. Ci va anche nel 1971 e nel 1972, con una canzone che si chiama
Piazza Grande, che in realtà è a Modena e da allora a chi non è capitato di incontrare uno che si è perduto e ti chiede dov’è Piazza Grande e tu dici
«A Modena». C’è un tal
Mario Guarnera dal quartiere
San Donato che debutta a Settevoci (l’X Factor del 1966/67) con il nome di Papete, ma deve lasciare il nome d’arte perché la Vanoni non ne vuole sapere di essere abbinata a un cantante «dal nome così stupido». Nel 1978 una delle cinque giurie è a Bologna allo Sporting Club. Per riportare la statuina a Bologna bisogna aspettare Gianni Morandi, Dodi Battaglia dei Pooh e Silvia Mezzanotte dei Matia Bazar, che vince nel 2002. Lei in realtà è cresciuta a Vignola, ma adesso abita a Bologna e saranno due anni che le hanno rubato le gomme alla Barca.
Non le sapevate eh tutte queste cose?
Neppure io, no va bè, la storia delle gomme di
Silvia Mezzanotte la sapevo... comunque ste storie fantastiche di
bolognesità mix Festival di Sanremo che ormai è alle
doors me le ha dette un grande uomo che vive e alleva vegetali qui a Bologna,
Eddy Anselmi che in sti giorni pubblicizza il suo
Almanacco illustrato della canzone italiana.
Se non lo conoscete potete diventare suoi amici su
feisbuk, ma se non ne volete mezza di
feisbuk, allora leggete qui cosa fa e che cosa sta proponendo al popolo proprio in questi giorni.
Ecco quello che mi scrive di suo pugno.
Ahi!
Bella
Eddy.
Poi ci sono io, che sulla via di Sanremo resto folgorato nel marzo ’77. Già, io nel marzo 1977 avevo poco più di 7 anni, facevo la II elementare e sabato 5 marzo, una settimana prima della chiusura di Radio Alice, mi imbatto per caso nel Festival di Sanremo, una delle prime volte che mi facevano stare alzato di sera. Formula semplice, la prima volta a colori, e per un colpo di fortuna, ci si era rotto il Tv in bianco e nero proprio pochi mesi prima, alla vigilia della cerimonia inaugurali delle Olimpiadi di Montreal. Avevamo una Tv a colori, senza telecomando (per dire, quella dei nonni che la presero nell’estate 1978 ce l’aveva) e per la prima volta anche Sanremo era a colori. Io rimasi folgorato. La formula era facile: dodici canzoni in un tabellone a eliminazione diretta. Quarti, semifinali e finalissima a tre. Divertentissimo. Da allora, non mi sono più perso un Festival, sempre alla ricerca dell’adrenalina del momento dell’annuncio dei risultati. La settimana dopo, quella dei fatti del ’77, in copertina su TV Sorrisi e Canzoni c’è Mino Reitano che si sposa e all’interno ci sono i risultati di Sanremo.
Poi, sarà stato il 1990, comincio anche a guardare ai vecchi Festival, che raccontano anni e stagioni precedenti a quelle che ho vissuto direttamente, scoprendo che sul passato ti raccontano molto di più le canzoncine passate di moda che non i grandi classici. Mi accorgo che Pupo e Drupi raccontano molto più gli anni settanta di quanto facciano De Gregori e Guccini. Un giorno d’estate del 1995 mi trovo una sera, a casa mia, con pochi amici e un giradischi. A me mi aveva smollato la morosa, e si faceva vedere al Free-gò con un altro zuvnòt, al mio amico Massimilano pure. Cominciamo a fare commenti sulle fanciulle di ieri e di oggi facendo sentire i dischi: dalla scusa dei blue jeans che fanno male per poi finire sempre a far l’amore di Pupo a Non ho l’età della Cinquetti, ma anche Gianfrano Manfredi, Ricky Gianco, la Piccola Orchestra Avion Travel e Julio Iglesias. Dopo un’oretta uno dei presenti, Fabrizio Valentino che adesso ha il negozio di Fabrica in Strada Maggiore, ci dice: «ma queste cose, invece di dirle a noi, perché non venite a dirle a Radio Città 103?». Detto fatto. Al Bano e Romina a Radio Città 103 era senza dubbio una scelta coraggiosa, ma il direttore Alfredo Pasquali ci disse di sì, e nel 1995 nacque Fuori Target, rotocalco di musica leggera e di costume, che nel 2001 venne trasmesso a reti unificate insieme a Radio Fujiko, la prima trasmissione in comune di due emittenti che ora si sono fuse.
Nello stesso 1995 veniva fuori Internet, e noi Bolognesi grazie a Stefano Bonaga e a Iperbole ce ne accorgemmo quel poco prima degli altri. Non è che fondai Google, ma imparai a ciappinare, e se da un lato mi trovavo un lavoro vero e finivo di studiare, dall’altro, nel 1998 mi inventai
Festivaldisanremo.com - Il sito indipendente sul Festivaldisanremo. Da lì, ogni anno, ho seguito il Festival attraverso il sito. E come me, i miei colleghi della Panini.
Nel 2005 l’idea era di cambiare lavoro. Nel corso di un viaggio in treno buttai lì l’idea dell’
Almanacco illustrato della canzone italiana a un amico e collega della divisione Publishing. Ho detto la sparo grossa, e a lui è piaciuta. Poi è piaciuta anche ai capi, e la cosa è diventata vera.
A me, di questi tempi, mi trovate probabilmente all’
Osteria del Sole o all’
Alto Tasso. Quando conosco qualcuno di nuovo io tenderei a essere abbastanza riservato, poi salta fuori qualcuno che mi chiede «
chi è arrivato ottavo al Festival nel 1984» e io dico
«Drupi, con Regalami un Sorriso» ed è vero, e allora mi chiedono se sono autistico. No, sono tassonomico, rispondo io. È che le informazioni di Sanremo non si cancellano dall’Hard Disk. Fosse stata così la procedura civile sarei diventato un principe del foro. Invece mi è toccato fare l’almanacco del
Festival di Sanremo perchè mi ricordo cosa cantava Bertin Osborne nel 1983.