Ore16:00: Museo Archeologico, sotto il Pavaglione. La Sima, nostro Cicerone, attende per condurci alla scoperta dei Carracci. Grazie alla mia discutibile faccia tosta, mi faccio prestare da una sconosciuta la tessera Feltrinelli per entrare con tariffa ridotta.
Sono gli ultimi giorni e la sala è gremita, sento un custode mormorare spazientito che in totale ci sono stati 77000 visitatori. Ha la faccia annoiata e solo solo le quattro, arrivare a sera è lunga.
Le visite guidate si comportano come i bulli a scuola, si piazzano davanti ai quadri armati di cuffiette e ci tagliano fuori. Decidiamo di andare contro corrente e visitare la mostra al contrario.
Davanti a ogni quadro la Sima è un fiume in piena. Una specie di Vittorio Sgarbi in gonnella ma senza toccate di ciuffo e senza mandare a fanculo nessuno.
La sua versatilità è geniale: spiega ai grandi i segreti della pittura di Annibale, poi passa ai più piccoli (io e Babu) e tiene sveglia la nostra attenzione con giochi e domande: Quanti colori ci sono nel quadro? Li vedete gli angiolini, quanti ne contate? Come sono i macellai nel dipinto, ricchi o poveri?
Approfittando della distrazione della sua mamma, Babu tira una manata su una tela: il sudore provocato dal calore dei vicini si gela sulla schiena di tutti noi.
Attimi di panico - Babu toglie la pargoletta mano e non ci sono danni apparenti. E' giunto il momento di passare nella sala successiva senza dare troppo nell'occhio....
Il Carracci bolognese è diverso dal Carracci romano, come pure il Carracci che lavora per la Chiesa è diverso dal Carracci che lavora per committenti privati.
Proseguiamo la nostra visita al contrario e a mano a mano che ci avviciniamo alle origini, la nostra guida ci fa notare che la creatività aumenta. Il Carracci è stato un innovatore che non ha avuto il coraggio di osare, di andare oltre.
In certi ritratti ha il tocco degli impressionisti francesi, ma il giovane innovatore lascia a poco a poco spazio alla modestia della maturità, evidentemente perchè una volta le pensioni non esistevano e lui non possedeva il coraggio di Caravaggio, il pittore maledetto. Ma come diceva il Manzoni di don Abbondio: "il coraggio uno non se lo può dare"










