
La pizzetta da Ivan era da poco che era entrata nella mia vita. Per alcuni motivi era un posto che non frequentavo. Quel posto anni e anni fa entrai con il mio Big che doveva mangiarsi una cosa prima di andare al cinema, svogliatamente, per dormire al Tiffany per tutto il film. Che lui fosse con me o con Beppe Maniglia o con Carla Bruni era assolutamente uguale.
Per i miei amici invece la pizzetta dal barese era un’abitudine. Un pezzettone di pizza che ti riempiva la pancia fino alla colazione del giorno dopo con pochi spiccioli. Ed ecco che mi ritrovo a rientrare in questa pizzeria in serate erranti di via del Pratello, cercando di superare i traumi del passato. Io però facevo una certa resistenza al barese perché quella puzza tremenda, peggio di quella del fritto, andava a danneggiare la condizione dei miei tanto adorati capelli. Quando però sapevo che i miei capelli erano in fase di cedimento strutturale, entravo da Ivan e mi piegavo ad un pezzo di pizza unta che lui cospargeva del mio nemico Numero 1: l’origano. L’origano sta a me come la cryptonite sta Superman. Quel maledetto sapore mi fa smaronare anche nella serata più in cui son più carica. Ma tant’è. Tutti vanno da Ivan il Barese, andiamo pure da Ivan il Barese. Poi a forza di pezzettini di pizza mi affeziono anch’io al posto, soprattutto quando mi accorgo che lui aveva avvolto un frigo dismesso con quella famosa pagina del Carlino sulla Frangetta bolognese, in cui, per la prima volta, venne citata la mia creatura. Mi affezionai anche all’accento barese marcatissimo di Ivan, che ti guardava da dietro il bancone con sguardo da Garrone, come se fosse in una trincea di farina.
Poi una sera, in procinto di partire per una festa, un amico affamato chiede a Mello di portargli un panzerotto. Ne chiesi anch’io uno. Addentai il panzerotto e fu subito amore. Quel panzerottone pieno di mozzarella era buonissimo ma soprattutto non conteneva la mia personale cryptonite.
Questa ghiottoneria, che costava solo 2 euro, mi pacificò per sempre con Ivan il Barese e, come neo-abitante del Pratello, spesso mi accadeva di prenderne uno tornando a casa. Lo spesso, purtroppo, si tradusse in soli tre panzerotti perché pare che il Barese, che da tanto tempo aveva messo in vendita l’attività, abbia venduto all’ennesimo kebabbaro.
Ma io mi domando, senza intavolare discussioni sugli stranieri, sull’integrazione etc etc, ma quanti cazzo di kebab si mangiano ogni giorno a Bologna ?









