LA DURA VITA DEGLI ALTERNATIVI
NELLA BOLOGNA NEL 2008
(Bologna non è più la Bologna di una volta)
Una volta c'era l'Isola nel Kantiere, la Fabbrika, il Livello quando era di un certo livello, pLuther Blisset, Pea Brain, quella cagata della Pantera, quella modestata del 36, poi c'erano dei portavoce (tipo il grande Emidio Clementi ma anche Aldo Vignocchi) che davano voce e spessore a questi movimenti tellurici.
Poi, il nulla, l'arrivo dello spriz nichilista, il pankabbestia punkomat, le lauree inutili a portata di tutti adattissime a svolgere lavori ancora più inutili (quando si trovano).
Non è nostalgia, no, non lo vuole essere, è che era un altro mondo nè meglio nè peggio, però mi vien da dire che c'era un pò più di impegno che, per quello che possa servire l'impegno, c'era.
Era innegabile.
Adesso che siamo nel 2008 ci dobbiamo accontentare di uno con la chitarra che suona nudo su un cassonetto di via del Pratello o di una tipa nuda che balla al ritmo forsennato di ollellè ollallà facela vedè faccela toccà.
Questo è quello che passa il convento.
Questo è quello che passa il monastero.
Questo è il modesto parere di un quarantenne bolognese che inutilmente si impegna a tenere su questo blog letto da gente che lavora tutto il giorno con il compiuter.
Ma questo è il mio solito parere di picconatore della modestia che della polemica del Pratello e di Cofferati gliene frega men che meno, però credo sia giusto copiare incollare quello che invece ha scritto la paionaria amica Aeiouy.
Du campan is bettr zen uan.
Nella città in cui vivo non si capisce più nulla. Si parla di degrado sempre e comunque. Sei degrado se si parla in più di due persone per strada, se non hai un suv, se ti bevi una birretta con gli amici e se indossi i vestiti della piazzola.
Bologna è diventata la città più borghese e conformista del mondo, ripiegata in sè stessa, attenta al proprio orticello, al proprio benessere e alla propria proprietà immobiliare e sta perdendo di vista il senso della collettività, della cooperazione e della mpartecipazione, parole oramai vuote con cui i cittadini della ex Dotta troppo a lungo si sono riempiti la bocca.
Il bolognese medio che mediamente affitta un tugurio senza caldaia messa a norma o senza basilari condizioni strutturali o igienico-sanitarie non fa altro che lamentarsi di tutto ciò che è percepito come diverso, non omologato, non immediatamente percepibile come bolognese doc, tendenzialmente snob, poco incline alla socializzazione e con una spocchia che è raro trovare altrove. Questi mediamente bolognesi, generalmente nanche ti chiedono scusa se, per esempio, ti urtano, non rispettano le file, non salutano neanche ammazzati e sono infinatemente arroganti. Come l'altra sera che, mentre ero al telefono sulle strisce pedonali tra via San Vitale e via Petroni una Porsches in retromarcia mi stava investendo per parcheggiare dove non avrebbe dovuto. Per questi qua incravattati e impellicciati magari io sono degrado se bevo un bicchiere di birra e mi godo un bel concerto jazz mentre loro parcheggiano le loro fuoriserie. Per me sono solo dei gran pezzi di merda.
Cofferati un pregio solo ha avuto: farmi diventare una rivoluzionaria, ribelle, insofferente al sistema. Io lo odio.
E mentre lui festeggia il compleanno dell'adortao figlioletto in quel di Genova, qua a Bologna accadono cose incredibili, che stanno mettendo tutti contro tutti, specie ora che si comincia a respirare aria di campagna elettorale.
La mia posizione è certa.
Io sto con chi è contro Cofferati ed è disposto anche a mettersi a nudo per questo.









