
IL CREMONESE NON GIOCANTE
Gaetano fin da bambino impara cosa significa non essere amati, infatti, all'ombra del Torrazzo, è lui il cinno scurzone che tutti lasciano in disparte; se si decide di giocare a calcio lui, bene che gli vada, porta il pallone e rimane tutto il tempo a guardare la partita dalla panchina.
Purtroppo crescendo le cose non migliorano, tutti capiscono che la captatio benevolentiae non è nelle sue corde e per trarlo d'impaccio lo paracadutano in una città sicura della Rossemilia dove si spera possa fare pochi danni; appena arrivato vuole far capire a tutti che l'aria è cambiata - spalleggiato dal motto "Da Bologna (io) a Bologna (noi)" decide di vestire i panni del difensore dei deboli contro i poteri forti della città: i lavavetri pachistani......
L'elettorato di questa fantomatica città di umarells è in tripudio, il popolo degli orti non riesce a capacitarsi di tale manna piovuta dall'oltrepo lombardo ma lui vuole strafare: nessuno deve fare casino dopo le nove di sera perchè la gente va a letto presto che il giorno dopo deve andare a lavorare.
Ti piace la trasgressione e ti vorresti fare una piccantissima pizza d'asporto alle nove e mezza?
Non puoi, non è legale - sei un teppista!
Come in tutte le favole entra in gioco il malvagio, in questo caso sotto le spoglie di un crudele ministro, tanto tirchio che anni prima quando ordinava le pizze non lasciava mai la mancia (chiedete lumi a Maso).
Dopo aver litigato tutto il giorno per non lasciare nemmeno a quei cattivoni dei taxisti la mancia, realizza che la crescita del P.i.l passa anche attraverso la liberalizzazione dei commerci notturni e quindi decide che: "I fornai potranno vendere pane e pizza anche durante la notte e i clienti potranno consumare direttamente nel loro negozio, cose ora non permesse".
Nessuno vide più Tano, ma si vocifera che nelle notti di luna piena si senta ancora una voce che grida:
Piove farina (della pizza), governo ladro!









