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lunedì, 17 marzo 2008

LO SPETTRO DELLA VISIBILITA'


Non sappiamo per quale motivo e nemmeno per quale merito, ma da alcuni gioni io e mello siamo finiti nella prima pagina di IUTIUB e tante persone ci hanno visto e come spesso accade sul ueb hanno lasciato i loro commenti:

Sono strategie commerciali e non criteri di scelta, questo libro lo compreranno tutti anche se fa cacare solo perchè è cosi spudoratamente pubblicizzato qui, su youtube bisognerebbe pubblicizzare chi non ha i soldi per farle le cose, non chi le ha già fatte

Secondo me maso una bella bomba dovresti mettertela in culo..che coglione.bologna e' stupenda

O visto fino a due minuti e mezzo e ho cotato 3 errori di grammatica. spero tu sia solo un po' dislessico e scriva meglio di come parli. In bocca al lupo per il libro btw

Sarà il figlio di fred mello, tu levati le converse frocio, manco vedo il video, che palle, i primi 4 minuti sono un intro di niente.

[ continua]

Questo ed altro qui e qui.
Ah, in prima pagina c'è pure Angela Baraldi (anche lei si becca il suo avere) con il test saltuari 2.0.
Scappo, vado a Napoli che ho una punta.
Buon uichend e grazie a tutti.
postato da: maso_ alle ore 08:00 | Permalink | commenti (54)
categoria:maso, mello
mercoledì, 06 febbraio 2008


CARO PADRONE (PUNKABBESTIA) TI SCRIVO

Caro padrone,
capirai che non è facile per me scrivere queste righe. Vorrei solo guardarti coi miei occhi grandi, piegare leggermente il capo e latrare un semplice “Bau Bau Arf Arf”, molto più eloquente di tante parole. Ma questa volta non posso, questa volta mi tocca prendere carta e penna per dirti tutte ciò non ho mai avuto il coraggio di dire, mi tocca spiegarti quella che, per il bene di tutti, è la mia decisione definitiva.

Voglio cominciare, padrone caro, con una confessione: io odio il mio nome. Ricordo che quando mi prendesti con te, eri indeciso sul nome da darmi. Keta, Scrocco, Spada, Botta, Coma, Ero, Rutto Sarcoma, Spacco, Rusco, Trauma, Birra: questi i nomi che ti ispiravano di più. A me, invece, padrone caro, sarebbe piaciuto un nome normale, magari un bel “Argo”, dal suono mitologico; o un bel “Pallina”, tanto colorato e giocherellone. Alla fine invece scegliesti di fare una specie di tributo alla colletta, nostro unico mezzo di sostentamento, e così io diventai per tutti “Colla”, un nome che ho sempre vissuto come una tara, un marchio, il segno evidente di un destino già scritto al quale non ci saremmo mai ribellati.

La nostra è stata una vita in simbiosi, nella quale non era contemplata la possibilità di rimanere soli. Abbiamo diviso tutto, il giaciglio sul quale dormire, i divani da scroccare in giro, i furgoni vecchi e puzzolenti nei quali abbiamo attraversato mezza Europa e  perfino, in qualche maniera, le fidanzate. Non so se ci hai mai pensato, padrone, ma quando tu rompevi con qualche tipa, anche a me toccava salutare la sua fedele compagna. Siamo andati avanti così, vivendo alla giornata, per un bel po’, anche se mentre mesi e anni e stagioni passavano, mi accorgevo che la tua molestia, e la tua rabbia, diventavano col tempo anche la mia molestia, la mia rabbia. Ho cominciato così ad inalberarmi sempre più spesso, ad abbaiare a destra e a manca, ha digrignare i denti con un espressione cattiva. Ero d'altronde tuo compagno e difensore contro tutto e contro tutti, e il mio compito era quello di difendere l’angolo di strada che era diventata la nostra casa così come fanno i miei colleghi che da dietro a cancelli blindati ringhiano ad ogni passante.

Probabilmente, se fosse stato per noi, finché le forze non ci avrebbero abbandonato, avremmo sempre trovato un modo per cavarcela. Ora, però, sembra che non sia più possibile continuare come sempre. Dicono che siamo un pericolo per le persone e per gli altri animali, dicono che qualcuno di noi ha aggredito persino una piccola talpa indifesa (se devo dirti la mia io avrei piuttosto sbranato quello se ne andava a passeggio per Bologna con una talpa al guinzaglio). Se la prendono soprattutto con voi. Dicono che nessun cane è violento, dicono che siete voi padroni ad aizzarci contro le persone, ad usarci come arma bianca a scopo di estorsione (“dammi un euro o ti faccio sbranare la talpa”). Dicono che, nella migliore delle ipotesi, ci usate per impietosire e per chiedere l’elemosina, come se la pietà fosse un sentimento di cui vergognarsi, alla stregua di una colpa, o di un reato. Dicono che ci lasceranno vivere insieme solo se voi frequenterete degli appositi corsi che vi conferiranno uno speciale “patentino”, un patentino per “padroni punkabbestia legalmente riconosciuti”.

Io non so se avresti bisogno di un patentino o di un corso, caro padrone, forse sì, forse avresti bisogno di un corso per imparare a vivere come vuoi senza buttare la tua vita nel cesso. Ma non esistono questi corsi, nessuno può rilasciare questo patentini. E poi in realtà, padrone caro, la questione non si pone perché tu, un corso, un qualsiasi corso, come un qualsiasi impegno, un qualsiasi obbligo, non sei più in grado di rispettarlo: non lo fai da troppo tempo, ed ormai è troppo tardi per tornare indietro.

Ci divideranno allora. Ma non voglio essere fonte di ulteriori problemi per te né voglio prestarmi, davvero, ad essere l’ennesimo capro espiatorio di questa città che ha sempre bisogno di qualche emergenza per tirare avanti. Quindi, caro padrone, visto che un punkabbestia senza cane, fino a prova contraria, non è un punkabbestia, ho capito che la cosa migliore per tutti è che io tolga il disturbo. Ho deciso infatti: prendo il cappello e faccia il fagotto. Quando leggerai questa mia, sarò probabilmente già lontano, in qualche nuovo giaciglio spero non più in città, ma in campagna, accucciato tra la nebbia della Bassa, verso Ferrara. Tu però non preoccuparti per me, sai bene che riuscirò a cavarmela. Cerca piuttosto, padrone caro, di non dimenticarmi. E cerca, nonostante tutto, di starmi bene.
Con amore fedele.
Colla.
(questo mello articolo è stato pubblicato IERI su "Il Domani" di Bologna)
postato da: mello alle ore 10:04 | Permalink | commenti (57)
categoria:mello
mercoledì, 16 gennaio 2008



FFF: UN PO' DI FUTURO E BRUCE STERLING A BOLOGNA
(con le dritte di seconda visione)


Prendete un po' di romanzi usciti negli ultimi mesi/anni in Italia. Prendete un po' di film italiani che hanno sbancato il botteghino. Ora fate un esercizio, togliete da quei film, i cellulari, l'euro e qualche sporadica connessione ad Internet. Cosa ci trovereste secondo voi? Ve lo dico io: delle storie, dei racconti, delle narrazioni dell'Italia che sembrano in valore assoluto, che sembrano senza tempo: potevano essere ambientate nel 2007, così come nel 1995 o addirittura nel 1970, e nulla sarebbe cambiato (penso, tanto per dire, anche al Premio Strega "Come Dio Comanda" di Ammanniti).
Si fa oggi, in Italia, una fatica pazzesca a parlare del futuro, e quando se ne parla la tendenza che va per la maggiore è quella di pensare al futuro come se fosse un pietrificato presente posticipato di qualche decina di anni. A me, miei cari, ve lo dico, questa cosa mi fa piuttosto schifo, e mi sembra un abitudine tanto comoda quanto pericolosa.
Ciò detto, fa su di me l'effetto di un balsamo, di un cordiale, di un bicchiere di acqua e zucchero dopo uno svenimento, questo festival che si organizza a Bologna ormai da 10 anni - e guarda caso sono dieci anni che sono bolognese - il Future Film Festival.  Che a Bologna, infatti, tutto sembra sempre uguale, con gli umarells, e i dehors, e rita, e sirio, e zefram, e le coop, e "Altro? Altro", e il tiro, e le crescenti, e le feste dell'Unità dell'Unità democratica, e il carnevale dei bambini, e il sindaco che si commuove con Papaveri e Papere. Che a Bologna, allora, per qualche giorno sbarchi in centro la migliore produzione del cinema di animazione - nonchè un manipolo di visionari e futurologi - mi sembra un'ottima cosa.

Il Future Film Festival, però, bisogna dirlo, è una manifestazione molteplice e sfaccettata, con tante proiezioni, incontri, eventi, aperitivi, accrediti. Ebbene, per sbrogliare questa matassa e permettere anche ai lettori spettrali di godere appieno di questa boccata di futuro nell'asfissiata Bologna, cerchiamo qua di darvi qualche dritta anche grazie alla collaborazione del network spettrale.
Allora, prima di tutti vi diciamo che farsi accrediti giornalisti e simili è ormai impossibile. Le richieste per  gli accrediti si chiudevano il 31 dicembre.
Per le visioni e le proiezioni, invece, potete andare dalle 9:00 alle 19:00 al FFF Village (che è a Palazzo Re Enzo) e scegliere le seguenti opzioni:

Future Film Card: 5 spettacoli per tutto il festival (25 euro)
Biglietto Giornaliero: 4 spettacoli in un giorno (15 euro)
Biglietto Singolo: uno spettacolo (7 euro)
Biglietto Singolo Ridotto Studenti (5 euro)
Biglietto Bazza: comprate Repubblica - o la rubate al bar -  prendete l'apposito modulo andate all'apposita libreria Trame e lo cambiate con l'apposito biglietto original (1 euro).

Ma non finisce qua. Perchè voi dite: sì ma cosa c'è da vedere? Allora noi che sappiamo uno può vivere benissimo anche senza essere un esperto di cinema di animazione, non ci limitiamo a segnalarvi il programma ma abbiamo addirittura chiesto agli amici blogger e conduttori radiofonici di Seconda Visione, di consigliarci la cinquina di titoli imperdibili del Festival. E questa combriccola di menti assolutamente DAMSIANE, dopo aver passato notti insonni, alla fine ci segnala che:

Nella cinquina metterei:
-Assolutamente "Animal Farm" (1954) di Halas & Batchelor, primo lungometraggio d'animazione inglese e reale capolavoro di questa coppia di misconosciuti (da noi) registi. Occasione imperdibile per poterlo vedere su grande schermo
- Il documentario sulla Pixar "The Pixar Story" di Leslie Iwerks si prospetta come una cosa bella e interessante, e il correlato evento della proiezione del corto "Pixar your friend the rat" con protagonista Ratatouille
- "TekkonKinkreet" di Michael Arias, anteprima italiana
- "Nocturna"
- "Byousoku 5 Centimeters"
e, personalmente parlando, credo molto in "Le Tueur de Montmartre", non fosse altro che per il titolo.
Beh, te ne ho detti 6, poi vedi tu!
Tommaso (a nome, ovviamente, del collettivo)

Ma non finisce qui...

Nel FFF non ci sono solo proiezioni, ma anche numerosi eventi che si profilano interessanti. Personalmente non mancherei per nulla al mondo il dibattito di Sabato Ore 17 Sala del Quadrante, che vedrà sbarcare a Bologna un visionario dal calibro di Bruce Sterling (nella foto), madrigno del Cyberpunk, mente abituata a ragionare sulla lunga gittata, nonché blogger, tecnologo e futurologo insigne.

Infine, giusto per non farci mancare niente, segnalo che tipo verso le 19:00, dopo una proiezioni di corti, stasera mercoledì a Palazzo Re Enzo ci sarà un aperitivo Dj-Set che io (nonostante il ciocco che ieri ho fatto in motorino con un umarells original e che mi causa una camminata claudicante in stile dottor House)  presenzierò di certo insieme ad una nutrita schiera di border line, diversamente frigide, blogger, redattori dello spettro, finti artisti, improbabili registi, professionisti in incognito, scrittori depressi, e chiunque altro di voi lo voglia (ci vediamo là insomma).
postato da: mello alle ore 13:08 | Permalink | commenti (34)
categoria:mello
lunedì, 03 dicembre 2007

IL PROTOCOLLO SUL WELFARE VISTO DAI BAMBOCCIONI


Il mio libro sull'Italia di oggi vista dalla nuove generazioni, “L’Italia spiegata a mio nonno” è uscito da due mesi. Sono stati due mesi per me molti intensi e stravolgenti. Giri per l’Italia, ospitate, presentazioni, radio, giornali, chiacchiere, complimenti, qualche critica intelligente, qualche critica in malafede.
Sono stati due mesi strani e molto belli, comunque, anche se altrettanto faticosi, 
Sono stati sessanta giorni nei quali mi sono interrogato sul senso di quanto stavo facendo. Ha senso provare a dire cose più o meno politiche senza essere né voler essere un politico? Ha senso parlare di cose che si ritengono importanti convinti che, nella società dell’informazione, la divulgazione è almeno tanto importante quanto la ricerca?
Alla prova dei fatti, io da amante del POP in ogni sua forma, mi sono sempre risposto convintamente di Sì! Anche se poi ognuno può pensarla come vuole. Anche se qualche topo-di-biblioteca può benissimo continuare a pensare che solo nell’accademia si possano fare studi precisi e documentati (...sono quelli per cui le arti stan nei musei).
Mi sono risposto di sì, convinto che sia un servizio utile alla conoscenza, prendere questioni che riguardano la vita di tutti, ed analizzarle, sviscerarle, sezionarle, e poi un volta digerite, risputarle fuori in maniera comprensibile. Ed alla fine ho capito che proprio questo è il lavoro che a me piace fare. Un lavoro necessario, un lavoro che poi su Internet poi trova il suo senso e la sua utilità immediata.

Seguendo tutti questi ragionamenti, e avendo seguito i dibattiti di questi mesi sul cosiddetto “Protocollo del Welfare”, ho perciò deciso di scrivere un altro breve pamphlet che è possibile scaricare da oggi sul mio blog. S’intitola “Il protocollo del welfare visto dai bamboccioni (incazzati)” ed è un PDF di una ventina di pagine che si può scaricare gratuitamente qua. Certo, vista la realizzazione casalinga ci saranno ancora dei refusi che faranno andare su tutte le furie gli accademici, quelli seri. Il senso di queste pagine, però, nonostante i refusi, non potrà sfuggire a nessuno. Il senso di fondo è che in Italia ancora una volta le scelte pubbliche vanno contro le nuove generazioni. L'impostazione di queste pagine è la stessa del "L'Italia spiegata a mio nonno", forse solo un po' meno scoppiettanti visto il poco tempo a disposizione. Cmq, gente, se avete venti minuti da dedicare alla lettura, scaricate pure. E poi continuiamo a confrontarci qua sui blog. E fatemi ringraziare Maso che non fa mancare mai la sua disponibilità e la sua benevolenza.
Buona lettura, allora, e ci vediamo a Bar Maurizio.

postato da: mello alle ore 20:01 | Permalink | commenti (47)
categoria:mello
sabato, 20 ottobre 2007


BLOG: NON CI AVRETE MAI (COME VOLETE VOI)

Un blog.

Come lo spettro, come il Generazioneblog, come quello di Aeiouy, come quello di Ponyluna, come quello di Zefram, , come Umarells, come quello del famigerato Beppe grillo, come quello di Lino Banfi.

Cos’è un blog?
Un blog è un sito, un sito web. È un sito web con alcune caratteristiche peculiari. Ovvero una colonna di articoli disposti a scalare in base alla data di pubblicazione. Un link unico (permalink) per ognuno di questi articoli. Una lista di link ad altri blog (blogroll). La possibilità di commentare i singoli articoli.
Questo è un blog. Uno “formato editoriale online” che poi ognuno riempie con ciò che vuole.

Perché i blog sono una novità?
Da quando esiste un’opinione pubblica, questa si è sempre creata le sue “pubbliche opinioni” in base alle informazioni a disposizione. Nella storia tali informazioni sono state  sempre state scarse, sia per il controllo esercitato dal potere (ancora molto forte in numerosi paese non democratici), sia per i costi che comporta distribuire informazioni su larga scala (stampare e distribuire giornali, creare una radio, fare una TV). Con l’avvento della rete e dei blog, è invece accaduto che le barriere di accesso alla pubblicazione di contenuti è crollato: per aprire un blog (che potenzialmente ha la stessa visibilità di qualsiasi altro sito) non si spende di fatto nulla, e pochissimo costa acquisire la conoscenza necessaria alla gestione di un blog.

Cosa cambia tra un blog e una testata giornalistica?
Un blog produce informazioni. Sia personali, che pubbliche, che d’inchiesta, che d’approfondimento. Il “blogger” però non propone i suoi contenuti come soggetto professionista e professionali dell’informazione. Un blogger, proprio scegliendo di aprire un blog e non una testata giornalistica, si propone invece come produttore “amatoriale” di contenuti – per questo motivo molti giornalisti aprono un blog e non un proprio giornale. Pur essendo un prodotto amatoriale, però, un blog può guadagnarsi sul campo una tale reputazione, da diventare fonte autorevole d’informazione.

Cosa c’entra in tutto ciò un signore coi capelli bianchi che si chiama Ricardo Franco Levi?
Tale signore, nato in Uruguay e braccio sinistro di nonno Romano Prodi, ha ora proposto una legge che equipara un blog ad un altro qualsiasi prodotto editoriale. Ciò comporta delle spese piuttosto ingenti, e l’obbligo di dotarsi di un giornalista professionista che faccia da direttore responsabile del blog.

Quelli che hanno varato la legge, conoscono Internet e i blog?

No, per niente. Quando Romano Prodi si candidò aprì un blog che chiuse dopo due giorni. Massimo D’Alema si è sempre vantato di non saper accendere un computer (vergogna!). Il ministro Fiorori che nel 2007 vuole rivoluzionare la scuola italiana, si è recentemente definito un “Internet Giurassico”. Francesco Rutelli ha dilapidato una fortuna (di soldi pubblici) cercando di aprire un portale che ora chiuderà perchè nessuno lo guarda.

I blog danno fastidio ai politici?
Certamente. La circolazione d’informazioni in rete fa sì che i cittadini siano informati in maniera indipendente sull’operato dei politici. I nostri politici restii ad ogni trasparenza, hanno paura della rete in quanto non la conoscono e non la possono controllare. I soggetti che più popolano la rete sono cittadini spesso giovani e quindi in Italia non risultano detentori di diritti in quanto tutte le rappresentanze  organizzate (sindacati, confidustria, partiti politici) difendono esclusivamente gli interessi delle loro lobby di riferimento.

Cosa succederebbe se passasse la proposta di Legge “Levi”?
Niente più spettro, niente più entartainment per impiegati, niente più i consigli per lo shopping di Zefram, niente più informazioni indipendenti, niente blog, niente commenti, niente Troller, niente feedreader, niente link, niente “io quoto”, niente va a cagare. In compenso, secola seculorum avremmo i bei fondi di Eugenio Scalfari a difesa di Romano Prodi la domenica, quelli della Rossanda sul Manifesto (pietà!), le puntante di Vespa con plastici in studio, avremmo ogni singola informazione sullo stato intestinale del pontefice.

Ma tu che faresti se passasse la legge “Levi”?

Se passasse questa legge medioevale io andrei a decathlon, mi comprerei una canadese, mi trasferirei in piazza colonna sotto palazzo chigi e lì rimarrei fino a quando non decida di raggiungermi il mio amico blogger Maso con sua figlia neonata Sveva, e poi la redazione del blog collettivo “Lo Spettro della bolognesità”, poi quelli che commentano sui nostri blog, e poi tutti coloro che vogliono fare qualcosa per questo paese dove la gerontocrazia imperante, la gerontocrazia impreparata, supponente, ignorante, lobbistica, piccola e gretta che ha già compromesso i nostri anni a venire, non capisca che è del tutto inadeguata a governare un paese civile nel terzo millennio; finchè tale gerontocrazia non capisca che la loro patetica nostalgia per il piccolo mondo antico ormai lontano, nulla vale in confronto al nostro sacrosanto diritto al futuro.
postato da: mello alle ore 13:10 | Permalink | commenti (66)
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domenica, 09 settembre 2007



IDEE SPARSE DA UN POMERIGGIO AL V-DAY


Le file per firmare sono lunghissime. Il banchetto vicino all’ingresso dell’Ebo (le ex gocce), traballa  soffocato da cittadini armati di matita e documento d’identità. Dal banchetto stesso, in tre direzioni si snodano dei serpentoni umani composti da individui civili e pazienti. Forse qualcuno avrà fatto il furbo anche qua saltando la fila, ma anche se fosse così, nessuno se n’è accorto.

Tu sei al Vday, un po’ stranito, un po’ partecipe, un po’ dubbioso. Alla fine anche un po’ contento. Ti aspettavi la gogna pubblica, i cappi esposti penzolanti, le liste di prescrizione per politici condannati e i relativi VAFFANCULO urlati dalla folla col sangue agli occhi. Non c’è niente di tutto ciò. C’è invece una massa di gente che non hai mai visto. Nella tua vita sei stato alle manifes