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mercoledì, 12 marzo 2008

 

 Nella foto: un accigliato PonyLuna nella sala studio di Sala Borsa

UN'OASI DI SILENZIO(???)

 Sono problemi da ricchi, lo so, ma per noi pendolari 3 giorni alla settimana si pone un gigantesco problema: dove lavoro gli altri due giorni? Mi spiego: vado a Padova 3 giorni, e lì ho un ufficio e tutto il resto, ma a Bologna? Che faccio, sto a casa? Ma a casa mi distraggo un casino, e poi sono tagliato fuori, non posso vedere nessuno per pranzo, etc etc. Quindi...

Quindi ho cominciato a cercare un posto che faccia un po' da ufficio per questi due giorni bolognesi. Dopo qualche girovagare ho trovato un posto ottimo: la sala studio della Sala Borsa, la cosiddetta "Collamarini". C'è l'Iperbole wireless, quindi posso controllare la mail di tanto in tanto. Ci sono i libri a portata di mano. E' in pieno centro, quindi posso fare una pausa pranzo e incontrare qualche amico. E' un posto bello e accettabilmente silenzioso, quindi si riesce a studiare e a lavorare bene. Un posto galattico.

Inoltre, ha i suoi aspetti interessanti. Alle 10 (già, la Sala Borsa apre alle 10, e bisogna essere lì a quell'ora se no si rischia di non trovare posto) si forma una fila di anziani e umarells che fanno a noci per entrare per primi e accaparrarsi i quotidiani all'emeroteca. Dentro, poi, ci sono almeno due personagge ottime. La prima è una specie di Barbie con due tette enormi e gambe lunghissime, praticamente sempre nuda, che sta in biblioteca quasi tutto il giorno a leggere libri. La seconda è una tipa vestita da uomo, completa di trench, che dopo aver occupato un posto di solito cammina su e giù per la sala studio con un'aria da tenente Colombo. Su e giù, su e giù. Vagamente inquietante, ma ho pensato che forse entrambe sono scrittrici famosissime col blocco dello scrittore e stanno cercando di farsi venire un'idea geniale per finire il loro terzo o quarto romanzo. Chissà chi sono, in realtà.

postato da: PonyLuna alle ore 11:21 | Permalink | commenti (32)
categoria:pony luna
lunedì, 21 gennaio 2008

Nella foto: Babu in una sua riuscita imitazione gormitica

IL MUSICAL ALL’ITALIANA
Un pomeriggio coi gormiti


Qualche giorno fa, un articolo terrificante diceva che in Italia è crollato il consumo di spaghetti perché i bambini faticano a fare i rotolini, e quindi i genitori succubi comprano solo maccheroni e gramigna. Fa impressione, e vi assicuro che quando sei genitore ti chiedi continuamente se stai facendo bene, se non stai concedendo troppo, se stai facendo di tuo figlio un viziato o uno sfigato. Il mio motto pedagogico – “meglio tossico che salame” – è comunque di difficile applicazione e/o previsione.

Insomma, tutto questo per dire che io i 55 euro per andare allo spettacolo dei gormiti al Paladozza li ho spesi. Due anni fa io e Babu eravamo stati a Disneyland Paris e ci eravamo goduti, tra le altre cose, un emozionante spettacolo di acrobati che, con la scusa di mettere in scena la storia di Tarzan, facevano cose straordinarie con i loro corpi, su è giù per corde, liane, tappeti elastici e tutto il resto. Insomma, dei veri professionisti, uno spettacolo meraviglioso, da leccarsi i baffi.

È quello che dicevo a chi mi criticava per i soldi spesi per o spettacolo dei gormiti: vedrete, con la scusa dei gormiti ci saranno acrobati straordinari e lo spettacolo sarà bellissimo. Beh, mi sbagliavo, e di grosso. Scenografie fiappe, storia inesistente, acrobati praticamente fermi, canzoncine da 5+, costumi da recita parrocchiale. L’unico momento davvero emozionante, su quasi due ore di spettacolo, è stata la battaglia finale, con salti e acrobazie degne di nota – il che dimostra anche che i ragazzi che lavorano nello spettacolo dei gormiti sarebbero forse in grado di offrire qualcosa di più.

Ma non c’è niente da fare, lo spettacolo era frutto della solita improvvisazione/faciloneria/pressappochismo all’italiana, la stessa ragione per cui un musical nel teatro più off di Londra è centomila volte meglio di uno spettacolo pompatissimo al Duse o all’Arena del Sole. Perché? Perché? Vuoi che non ci siano ballerini, acrobati, scenografi, costumisti, sceneggiatori, cantanti, musicisti bravi in Italia?

Va detto che a Babu (e alle centinaia di bambini presenti) lo spettacolo è piaciuto un casino. Questo, un po’, mi risolleva.
postato da: PonyLuna alle ore 14:32 | Permalink | commenti (42)
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venerdì, 04 gennaio 2008

Nella foto: come lo ricordiamo


I VOLTAGABBANA
Una storia di ordinario piddì

Oltre a due nuovi redattori e a un sacco di regali meravigliosi (vedi i tre post precedenti), le feste ci hanno portato due interviste niente male a due mostri sacri della musica italiana, pardon, bolognese, due di quelli che con i loro faccioni decorano, temporaneamente, le porte zodiacali ed esoteriche della nostra città.

Ha cominciato Lucio Dalla, che dal Carlino del 27 dicembre ci ha comunicato: (1) di non essere mai stato comunista, (2) che negli anni Settanta andava a suonare alle feste dell’Unità solo perché lo pagavano, (3) che si sente molto vicino all’Opus Dei e che (4) Disperato Erotic Stomp era una presa in giro della gente di sinistra (non so se avete presente una puttana). Ho letto questa intervista tre o quattro volte, non credevo davvero ai miei occhi. Lucio Dalla e l’Opus Dei. Da bambino adoravo Lucio Dalla, ed è stato un colpo terrificante.

Per fortuna ieri abbiamo potuto leggere parti dell’intervista che Francesco Guccini ha rilasciato a Charta Minuta, la rivista della fondazione di Gianfranco Fini. Cosa ha detto il maestrone di via Paolo Fabbri? Sapevamo già che il suo eskimo era innocente, dettato solo dalla povertà, però ci sembrava di ricordare che avesse in tasca l’Unità e che nelle osterie si parlasse di Marx e Schopenauer. Tutto sbagliato, tutto da rifare. Guccini dice di non aver mai letto Marx né altra letteratura politica, e che politicamente ha sempre sostenuto un ideale libertario che va al di là degli schieramenti di destra e sinistra.

I casi sono tre.
(1) Lucio e Francesco hanno mangiato e bevuto troppo durante le feste, sragionano e qualche astuto giornalista della destra si è buttato sullo scoop;
(2) Lucio e Francesco si stanno riposizionando, avendo visto che anche a Bologna il Partito Democratico è più a destra di Guazzaloca, e si preparano al circuito delle feste democratiche della prossima estate con una loro personalissima “Bolognina”;
(3) Lucio e Francesco ci hanno sempre preso per il culo.

Non so che ne pensate. Io ormai non penso più nulla e, visto che non c’è due senza tre, sto aspettando una intervista di Andrea Mingardi in cui si dice fedele di Padre Pio e vicino a posizioni nazional-popolari, il coming out scoutistico di Luca Carboni e la richiesta di revisione della 194 da parte degli Stadio. Ci diranno che abbiamo capito male le parole di "Allo Stadio"  – Dove si va, a far l’amore dove si va? Con un sorriso hai detto al cinema no, al mare è meglio di no, allo stadio però c’è un concerto rock! Allora andiamo là, nel buio ci sdraiamo più in là… –, che era un inno alla castità.

Mi permetto solo di ricordare ai lor signori il verso, ahimé dimenticato, di un altro grande cantautore: Gli impresari di partito mi hanno fatto un altro invito, hanno detto che finisce male se non vado pure io al raduno generale della grande festa nazionale. Mi hanno detto che non posso rifiutarmi proprio adesso, che anche a loro devo il mio successo. Gratitudine. Roba così.
postato da: PonyLuna alle ore 09:16 | Permalink | commenti (175)
categoria:pony luna
lunedì, 17 dicembre 2007

Nella foto: la sala Zero100

MA CAFFY LO SA?
Decadenza dei costumi o lungimiranza educativa?

Noi nati negli anni Settanta ce li ricordiamo soprattutto nel video di Sex Over the Phone: il barbuto, il cowboy, l'indiano, l'idraulico, il poliziotto. Mitici, vero, i Village People... A quei tempi ero un ragazzo che giocava a ramino e fischiava alle donne, credulone e romantico, e ancora la cultura gay in Italia era qualcosa di poco chiaro. Insomma, nessuno sapeva cosa fosse il Rocky Horror Picture Show, Grillini aveva ancora i calzoni corti e al massimo a Bologna vedevi Jumpy Velena, che però era ancora saldamente etero.

Un salto di molti anni, e questa città, nel bene e nel male, diventa la capitale gay italiana. Noi diventiamo grandi e cominciamo a frequentare il Cassero, conosciamo qualche gay uomo e addirittura qualche lesbica. Poi al sabato pomeriggio andiamo al Living e balliamo scatenati la mitica YMCA, sempre dei Village People, insieme a sciampiste, fuorisede e meccanici dei motorini. Non siamo i migliori amici di Michel Martone ma ci divertiamo un tot.

Un altro salto di molti anni. Ormai il Living non esiste più, e abbiamo almeno un figlio da portare alle feste dei compagni di scuola la domenica pomeriggio. Alla sala Zero100 c'è la festa della dolcissima Arianna, così io e l'agente K portiamo Babu dai suoi amichetti. La sala Zero100 è gestita dall'AGIO, l'Associazione Giovani per l'Oratorio, vicina a Gazzaloca e alla Curia (come dice il nome stesso) e impegnata da anni nella gestione della Montagnola e di altre iniziative di animazione, educazione e formazione.

Avete già capito dove sto andando a parare: tra un Ciapa la galeina e una canzone dello Zecchino d'oro, i coraggiosi animatori dell'oratorio, in un gesto di ribellione contro l'omofobia della Curia bolognese (vi ricordate di mons. Vecchi e della sua giustificazione delle botte a un ragazzo omosessuale?), hanno fatto ballare i nostri bambini al ritmo della mitica YMCA dei Village People. Voglio dire a quei ragazzi: bravi, è con i piccoli di gesti radicali come questi che si cambia la coscienza della gente. E' con i gesti come questi che si fa la storia. A pensarci bene, tra i vari personaggi (il motociclista, il muratore, il poliziotto, l'indiano, il cowboy) mancava proprio il prete (battuta scontata, mi sa che stavolta la Mondadori non mi telefona).
postato da: PonyLuna alle ore 09:22 | Permalink | commenti (34)
categoria:pony luna
giovedì, 06 dicembre 2007

Nella foto: il bellissimo Babu sta crescendo


UNA CITTA' "MODERNA"
La domanda è sempre: sono io, o la gente fa schifo?

Insomma, per farla breve la scena è questa: a casa della Sima (la mia ex-moglie) ci siamo io e l'agente K (la mia fidanzata) e una decina di genitori di compagni di scuola di Babu (mio figlio), ivi convenuti per fare le prove della recita di Natale – la quale, non si sa perché, la devono fare i genitori e non i bambini.

A un certo punto, uno dei genitori  si rivolge a me definendo la Sima "tua moglie". Gli faccio notare gentilmente che (a) io e la Sima non siamo più sposati da mo' e che (b) comunque sia, usare quell'espressione davanti alla fidanzata (che gli era stata presentata come tale giusto dieci minuti prima) non è molto gentile.

Invece di chiedere scusa, il genitore comincia a far polemica, dicendo che siamo solo separati e non (ancora) divorziati, e quindi siamo ancora marito e moglie. La situazione è davvero indelicata. Pochi secondi dopo un altro genitore, che aveva appena assistito alla scena, chiama di nuovo la Sima "tua moglie". Stavolta interviene lei e dice: "ex-moglie, siamo separati". Risatine del cazzo.

Io credo che una scena così si commenti da sola. Probabilmente avrei dovuto alzarmi e mettermi a urlare, ma ormai ho perso la speranza che la gente diventi attenta e sensibile alle esigenze altrui. O anche solo che diventi, come si diceva un tempo, "moderna". Chiusi nelle proprie certezze, i bolognesi, originali e acquisiti, se ne fregano delle vite degli altri, dei loro problemi e dei loro sforzi. E non conta neanche dirglielo.

Una bella bomba atomica, quella sì.
postato da: PonyLuna alle ore 15:21 | Permalink | commenti (87)
categoria:pony luna
lunedì, 19 novembre 2007

Nella foto: domenica mattina, PL e Maso parlano di invidia in chat


TRAGICHE SCOPERTE
Ovvero: l'uomo è un essere orrendo, anche a Bologna


Una normale giornata di lavoro. Sveglia alle 7 meno dieci, bacio all’agente K e (se c’è) a Babu, motorino fino alla stazione, treno fino a Padova, mezz’ora di attesa, due ore di lezione, a piedi fino in ufficio, pomeriggio tra ricevimenti e colleghi spaccamaroni, a piedi fino in stazione, treno fino a Bologna, motorino fino a casa, bacio all’agente K e (se c’è) a Babu, prepariamo la cena, mangiamo, laviamo i denti, a letto (se c’è) Babu.

Ecco. A questo punto mi stravacco sul divano.

Accendo la TV. Ilaria D’Amico discute di pensioni e welfare. Tra un Bonanni e un giornalista, chi mi spunta? Federico Mello. Ma vé, dico, c’è Mello in TV. Qualche sera dopo, stravacco sul divano. Accendo la TV. All’Infedele Gad Lerner parla di giovani e fa una domanda a Federico Mello. Ma vé, dico, anche oggi Mello in TV. L’agente K mi guarda sorniona: “Che c’è tesoro, non sei contento che il tuo amico Mello sia sempre in TV?”.

“Ah certo, sono contento. Comunque, con la Mondadori dietro ci sarà qualcuno che gli organizza tutti questi appuntamenti promozionali… L’altro giorno era addirittura in Radio a discutere con Enrico Letta e Roberto Maroni. Che poi a me Letta non è mai piaciuto”. L’agente K: “Ma non è che sei un po’… invidioso?”.

La domanda – e la possibile risposta – mi piomba addosso come un SUV lasciato cadere da una gru. Ma come? Come posso essere invidioso di Mello? È stato bravo, no? Ha azzeccato il libro, no? Ha avuto anche un po’ di culo, ma è stato bravo a sfruttarlo e poi, a chi non fa piacere un po’ di culo nella vita? Ma poi, quanto avrà venduto? Starà diventando ricco? Ben per lui, no? I libri che scrivo io tanto non li legge nessuno, e poi non avrei mai voglia di scrivere un libro come L’Italia spiegata a mio nonno. Sono un accademico serio io, non scrivo saggi rap. Mica per dire che sia brutto, eh. Ma io sono più del tipo topo-da-biblioteca, scrivo cose molto precise e documentate. No, no, non per dire che L’Italia spiegata a mio nonno non sia documentato, anzi. Però, insomma, dai lo sai anche tu, un lavoro accademico ha altri criteri. Sì, sì lo so che anch’io faccio attività più leggere. Ma che c’entra. No, no, Mello è stato bravo. Oddio, certo che è un bel salto da Maurizio in via Guerrazzi a Gad Lerner, ma insomma… Pecato un po’ per quell’accento terrone, ma mi immagino che per il personaggio sia anche adeguato, no? Un veneto faceva meno impressione. Secondo te è dimagrito? No perché mi sembra che lo abbiano fatto dimagrire… sai la Mondadori è potentissima… che poi è di Berlusconi, la Mondadori. No, no, non sono invidioso. Solo che faccio un altro lavoro, dai, tutto qui. Dai, andiamo a letto, non guardarmi così.

Sveglia alle 7 meno dieci, bacio all’agente K e (se c’è) a Babu, motorino fino alla stazione, treno fino a Padova, mezz’ora di attesa, due ore di lezione, a piedi fino in ufficio, pomeriggio tra ricevimenti e colleghi spaccamaroni, a piedi fino in stazione, treno fino a Bologna, motorino fino a casa, bacio all’agente K e (se c’è) a Babu, prepariamo la cena, mangiamo, laviamo i denti, a letto (se c’è) Babu. Mi stravacco sul divano e accendo la TV. Per essere sicuro al 100% metto su MTV. Stasera c’è un programma che si chiama I wanna be made.

postato da: PonyLuna alle ore 09:28 | Permalink | commenti (59)
categoria:pony luna
mercoledì, 03 ottobre 2007
sanpeNella foto: la statua di san Petronio in clima festaiuolo


IL PONTE DEL SANTO PATRONO
Genitori di tutto il mondo, unitevi!


Come tutti gli anni, domani è il 4 ottobre, san Francesco. A Bologna, chissà perché, è san Petronio. Dopo gli eccessi degli anni di Guazzaloca, con statue in mezzo alla strada e feste faraoniche, siamo tornati alla normalità della festa del santo patrono, qualche fuoco d’artificio in piazza, qualche prete in giro, il CSI che fa la festa dello sport e basta.

Molti modesti sono felici perché il 4 ottobre non si va a lavorare, e quest’anno è anche giovedì, e i padroni più generosi hanno addirittura concesso il ponte. Come diceva il grande umorista Umberto Domina, il primo comandamento degli italiani è "Ricordati di pontificare le feste", quindi saranno tutti molto contenti e appagati. Ovviamente il Comune di Bologna è un padrone generoso, e anche le scuole faranno il ponte. Insomma, i bambini staranno a casa non solo giovedì ma anche venerdì.

Babu ha ormai cinque anni e mezzo e va alla scuola materna pubblica, quindi starà a casa anche lui. Io mi chiedo sinceramente se chi fa i calendari scolastici si ricorda, almeno vagamente, che i genitori lavorano. Io, per esempio, lavoro a Padova, dove san Petronio non sanno neanche chi è. La Sima, che è la mamma di Babu, ha una società sua, quindi ogni giorno di lavoro perso è fatturato che cala. E allora? Dove lo metto Babu? Dove lo smollo tutto giovedì e tutto venerdì? Lascialo ai nonni mi direte. Soluzione semplice e indolore, all'italiana, anche se chiedi oggi, chiedi domani, un po' (un po' molto, vi assicuro) ti scoccia pure appoggiarti sempre ai nonni.

Ma comunque: e chi i nonni non ce li ha? Come affronta un ponte ai primi di ottobre chi non ha una moglie o un marito casalingo, chi non ha qualche nonno disponibile, chi non può pagare una babysitter per dieci ore al giorno per due giorni? Questi genitori sfortunati ma del tutto normali devono prendersi un giorno di ferie, se lavorano a Bologna, due se lavorano non a Padova ma anche solo a Casalecchio, a san Lazzaro o a Castenaso. Se sono lavoratori autonomi devono chiudere il negozio o la ditta, oppure tenersi il cinn